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Sperimentazione sui beagle, in Italia il Tar sospende i test alla Aptuit e nel Wisconsin gli attivisti liberano 23 cani
Il Tar del Lazio ha sospeso le sperimentazioni sui beagle presenti nei laboratori Aptuit di Verona. Sugli oltre mille cani rinchiusi da anni nella struttura alle porte della città scaligera la multinazionale farmaceutica non potrà effettuare ulteriori esperimenti farmacologici e tossicologici fino al 26 settembre 2026. “Rilevato che nel bilanciamento degli interessi, il dolore, la sofferenza, il distress e più in generale i danni alla salute degli animali impiegati nella sperimentazione, in quanto ontologicamente irreparabili, risultano prevalere sulla continuità di un’attività di ricerca che si protrae da anni”, recita la sentenza del giudice del Tar del Lazio. L’ordinanza sospende il provvedimento di rinnovo dell’autorizzazione del marzo 2025 avente oggetto l’ “uso della telemetria nel cane beagle per la valutazione cardiovascolare della sicurezza farmacologica”. Esultano quindi tutte le associazioni animaliste che dal 2021 fronteggiano con manifestazioni, sit-in e lunghe vertenze legali, la multinazionale statunitense. In particolare LAV (Lega AntiVivisezione) da tempo contesta gli esperimenti all’interno degli stabulari della tortura veronesi, che prevedono “procedure altamente invasive che si aggiungono alle asettiche e artificiali gabbie in cui i cani sono costretti a vivere”. Si parla di “sonde con elettrodi e cateteri che vengono impiantate nei corpi dei beagle per monitorare parametri fisiologici come attività cardiaca e pressione sanguigna durante la somministrazione di sostanze”. Da LAV spiegano ancora che numerosi cani sottoposti a sperimentazioni analoghe “sono stati maltrattati e uccisi senza alcuna reale necessità, come documentato da indagini e procedimenti giudiziari che hanno coinvolto proprio i laboratori Aptuit portando al sequestro e liberazione, grazie a LAV, di oltre 50 animali (nel 2022 ndr)”. Nel novembre 2025, secondo un altro filone d’indagine, l’amministratore delegato dell’azienda aveva patteggiato sei mesi di reclusione per maltrattamento e uccisione non necessaria, mentre la veterinaria del benessere animale aziendale aveva chiesto la “messa alla prova”. Rispetto all’ultima sentenza del Tar, Aptuit ha spiegato come la sospensiva “rischia di compromettere i progetti di ricerca in atto per trovare nuove cure per migliaia di persone affette da gravi patologie, tra cui malattie neurodegenerative, oncologiche e diverse malattie note”. È dal 2013 che in Italia per legge non si possono allevare cani, gatti e primati per la sperimentazione (Aptuit importa beagle dalla Francia ndr). Mentre LAV, Oipa e Animalisti Italiani spiegano da tempo che è giunto il momento di utilizzare sistemi di metodi alternativi che non prevedano la sofferenza animale. Nelle stesse ore in cui il Tar del Lazio sospendeva l’attività della Aptuit, a Blue Mounds nel Wisconsin, un centinaio di attivisti ha fatto irruzione nell’azienda Ridglan Farms liberando 23 beagle utilizzati per testare nuovi farmaci, dispositivi medici e sostanze chimiche. Anche a Ridglan Farms è in corso da anni una battaglia legale tra associazioni animaliste e azienda. A gennaio scorso un giudice della contea di Dane aveva ascoltato le testimonianze di ex dipendenti della struttura, ritenendole attendibili, in cui si raccontava come ai cani detenuti all’interno “venivano asportate le ghiandole oculari e le corde vocali senza anestesia, che venivano tenuti in piccole gabbie di filo metallico senza accesso all’esterno e che sviluppavano piaghe e vesciche sulle zampe”. Dopo che le indagini di un procuratore speciale avevano accertato torture aberranti come gli “interventi chirurgici agli occhi sui cani compiuto da personale non veterinario”, il Consiglio veterinario statale aveva decretato che Ridglam Farms non rispetta gli standard di cura veterinaria del Wisconsin. Nell’autunno 2025 l’azienda aveva accettato di rinunciare alla propria licenza di allevamento statale entro luglio 2026, ponendo fine alla pratica di vendere beagle a ricercatori esterni; anche se la struttura rimarrà aperta e potrà continuare ad allevare cani per le proprie ricerche interne. A seguito di questa mezza sconfitta, gli attivisti capitanati Wayne Hsiung, hanno organizzato un blitz dove si sono intrufolati nello stabilimento e utilizzando piedi di porco hanno aperto porte e sfondato finestre per poi liberare dalle gabbie i beagle. Le immagini dei cagnolini impauriti tenuti in braccio dagli attivisti americani, immagini simili a quelle viste nel 2011 a Green Hill in provincia di Brescia, hanno fatto il giro del mondo, commuovendo milioni di persone. Una trentina di attivisti, compreso, lo stesso Hsiung sono stati arrestati, mentre molti sceriffi della contea (proprio come accadde a Montichiari nel 2011 con l’arrivo della polizia municipale) sono intervenuti agguantando diversi cani liberati che poi sono stati riportati nella struttura della morte. Tra gli arrestati a Ridgland Farms c’è l’attrice di Baywatch, la 62enne Alexandra Paul. L'articolo Sperimentazione sui beagle, in Italia il Tar sospende i test alla Aptuit e nel Wisconsin gli attivisti liberano 23 cani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Laura Marzaroli e l’appello dell’Enpa Milano per nuovi volontari: “Aiutare gli animali produce una gioia immensa”
“Era il 2010, ci fu uno sversamento di petrolio nel Lambro. Ricordo che corremmo a recuperare i cormorani con i retini, le gambe immerse nel petrolio, per portarli in clinica e pulirli con la farina per evitare il soffocamento.”. Laura Marzaroli, 47 anni, tre figli di 15, 9 e 5 anni e 4 gatti, di mestiere fa la cuoca e si alza alle quattro di mattina. Racconta quella giornata memorabile ridendo, “pensi che mi dovevo sposare a brevissimo e mentre raccoglievo i cormorani mi chiamava quello del negozio del vestito per fare la prova”. Di tempo libero, decisamente, non ne ha molto, eppure ogni sabato sera, dalle 19 a mezzanotte, si “trasforma” in una volontaria nella sede Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) di Milano. È un impegno che porta avanti dal lontano 2008 e che ha continuato persino durante il Covid, quando i volontari si contavano sulle dita di una mano. “Amo gli animali da sempre, ero la bambina che infilava la mano nel cancello per accarezzare il cane. La scintilla è scattata però vedendo un canale televisivo locale dove Enpa mostrava gli animali che potevano andare in adozione. È stata una specie di illuminazione, ho subito chiamato. C’è stato un colloquio conoscitivo, poi sono partita”. Nella sede di Enpa ci sono due ambienti. Quello ospedaliero vero e proprio, la clinica dove si accolgono le persone che portano i propri animali per le cure, a prezzi calmierati. E poi c’è quello dove si trovano – e vengono curati – gli animali recuperati, abbandonati e feriti, cani, gatti, conigli, piccioni. “Gli animali selvatici che passano da noi vengono stabilizzati e poi trasferiti nei centri di recupero di fauna selvatica sul territorio”, spiega Laura. “Altri si fermano di più da noi e poi sono rimessi sul territorio. I cani vengono trasferiti al canile sanitario. Per i gatti abbandonati o che non riescono più a vivere sul territorio cerchiamo di trovare un’adozione. Da Enpa sono arrivati, tra l’altro, tutti i gatti della mia famiglia, quelli ‘rotti’ come li chiamano i miei figli, perché hanno qualche difettuccio (un paio sono ciechi, privi di bulbi, un altro che non vede bene a un occhio, e uno piccolissimo abbandonato che abbiamo allattato noi). E pensare che mio marito è allergico!”. Prima di iniziare, i volontari ricevono una formazione di due o tre mesi sulla gestione degli animali, l’alimentazione, la pulizia. Poi c’è chi sceglie di occuparsi degli animali in sede, ad esempio affiancando i veterinari anche nelle cure e nella somministrazione delle terapie (“Diamo antibiotici, facciamo l’aerosol”), e chi, come Laura oggi, si dedica ai recuperi sul territorio di animali in difficoltà, attraverso mezzi di soccorso. “Abbiamo un centralino, ci chiamano quando c’è la necessità di un intervento ci muoviamo. Può essere per il gatto investito, un grande classico, o per i merli e le cornacchie in mezzo alla strada, o per i germani che fanno il nido in mezzo alle aiuole, cosicché i piccoli devono attraversare la statale e noi dobbiamo corrergli dietro”. Quanta motivazione serve per passare tutti i sabati sera in strada a recuperare animali feriti? “È faticoso, certo”, continua Laura, “ma nel momento in cui vedi che l’animale colpito o leso che hai portato in clinica – molti arrivano ‘conciati’ malissimo – comincia ad autoalimentarsi e può essere liberato la gioia è incredibile. Può essere anche un piccione attaccato da una cornacchia, l’effetto è identico. Saper di aver fatto la differenza, anche solo applicando una pomata antibiotica, è tantissimo”. Il gruppo di volontari è molto eterogeneo: “Si va dai ragazzi di vent’anni fino alle signore in pensione, ognuno contribuisce con il tempo e le forze che ha, le cose da fare sono tante, c’è chi solleva animali e chi risponde al centralino, chi si occupa delle adozioni. Io sono lì da tanti anni e ho visto persone andare e venire, è bello che arrivino anche volontari nuovi perché ognuno porta stimoli nuovi. Al momento siamo anche in cerca di nuove forze, molti laureati hanno iniziato a lavorare, altre volontarie hanno avuto figli e il tempo è ridotto. Con la primavera poi il lavoro aumenterà. Chi voglia dare una mano è benvenuto”. Cos’è cambiato in questi anni nel rapporto tra le persone e gli animali? “Ho visto aumentare la consapevolezza e la sensibilità verso gli animali. Un tempo era già tanto se i cittadini chiamavano per segnalare un animale, ora collaborano attivamente, chiedono se possono dare una mano, a volte, se possono, li portano. Sembra poco”, conclude Laura, “ma è tantissimo”. L'articolo Laura Marzaroli e l’appello dell’Enpa Milano per nuovi volontari: “Aiutare gli animali produce una gioia immensa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Portare un uccello vivo è stupido, lento, inutile e crudele”: la rabbia degli animalisti contro Sabrina Carpenter per lo show ai Grammy Awards. Anche Lady Gaga nel mirino
“Portare un uccello vivo sul palco dei Grammy è stupido, lento, inutile e crudele”. È con queste parole che PETA ha attaccato Sabrina Carpenter dopo la sua esibizione di apertura ai Grammy Awards 2026, andati in scena domenica sera alla Crypto.com Arena di Los Angeles. La presa di posizione dell’organizzazione animalista ha immediatamente spostato l’attenzione dalla musica a un tema etico: l’uso di animali vivi e di materiali di origine animale negli spettacoli di grande esposizione mediatica. La performance di Sabrina Carpenter, 26 anni, si è svolta all’inizio della cerimonia ed era costruita su una scenografia ispirata al mondo degli aeroporti. Durante l’esecuzione del brano “Manchild”, la cantante si è seduta su una piattaforma collocata all’interno di un aereo argentato. Nel finale, mentre la struttura si sollevava in aria, l’artista ha estratto una colomba bianca, tenendola tra le mani davanti al pubblico e alle telecamere. Pochi minuti dopo, PETA ha diffuso un comunicato e una serie di messaggi sui social. In uno dei post più duri, l’organizzazione ha scritto: “Did Sabrina Carpenter really just bring a bird on stage in 2026?! Leave animals out of the #GRAMMYs”. In un secondo intervento, ancora più esplicito, ha aggiunto: “Hey Sabrina. Bringing a live bird onto the Grammys stage is stupid, slow, useless, and cruel”, ovvero: “Portare un uccello vivo sul palco dei Grammy è stupido, lento, inutile e crudele”. Secondo PETA, l’ambiente di uno show televisivo rappresenta una fonte di forte stress per un animale: nel comunicato si sottolinea che “bright lights, loud noise and handling cause fear and distress for a bird who belongs flying free in the open sky”, ribadendo che luci intense, rumore e manipolazione non sono compatibili con il benessere di un uccello. Dopo l’esplosione della polemica, Entertainment Weekly ha contattato i rappresentanti di Sabrina Carpenter per chiedere un commento ufficiale. Al momento, però, né l’artista né il suo entourage hanno rilasciato dichiarazioni in risposta alle accuse dell’organizzazione animalista. Nel mirino di PETA, durante la stessa edizione dei Grammy Awards, è finita anche Lady Gaga. L’organizzazione ha criticato la cantante per la scelta di indossare un abito piumato, inserendola tra gli esempi di un utilizzo ritenuto inappropriato di elementi riconducibili agli animali. Pur senza entrare nel dettaglio della creazione o dei materiali, la posizione di PETA si colloca nello stesso filone di denuncia: escludere animali vivi e materiali di origine animale dagli eventi di grande visibilità. L'articolo “Portare un uccello vivo è stupido, lento, inutile e crudele”: la rabbia degli animalisti contro Sabrina Carpenter per lo show ai Grammy Awards. Anche Lady Gaga nel mirino proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Botti di Capodanno, un cane morto a Firenze: ha ceduto il cuore. Rischi per gli animali: i consigli dei veterinari
Un cane è morto per i botti di Capodanno a Firenze: il suo cuore ha ceduto per lo spavento. Era un ospite de ‘Il Parco degli Animali’, canile rifugio del Comune di Firenze e sede dell’Ufficio per i Diritti degli Animali. Il post su Facebook che ha comunicato la notizie ha subito ricevuto centinaia di commenti di dispiacere e di critica a chi fa esplodere petardi e botti. Un tema che torna ciclicamente ogni Capodanno. Il Wff ha lanciato un appello per fermare i botti e sostituirli con opzioni a basso rumore o giochi di luci: un gesto a tutela delle persone fragili, degli animali e anche dell’ambiente. Mentre i veterinari diffondono consigli su come tutelare gli animali domestici. LE LINEE GUIDA PER GLI ANIMALI Il Dipartimento Veterinario di Ats Brianza ha varato delle linee guida per ridurre stress e pericolo per gli animali domestici durante lo scoppio dei botti nelle festività. A parlare sono Antonella Fiore e Virna Cavalli, due dirigenti del Dipartimento veterinario che spiegano come “la regola principale è evitare, per quanto possibile, l’esposizione di cani e gatti ai luoghi in cui vengono esplosi i petardi, privilegiando ambienti tranquilli e poco rumorosi”. Durante questi eventi è pericolosissimo tenere i cani legati alla catena, questo “può esporli a gravi rischi” e il consiglio è di “verificare con attenzione la sicurezza delle recinzioni“. La soluzione migliore secondo gli esperti sarebbe “quella di predisporre un riparo sicuro al chiuso, come una cantina o un garage“. Evitare dunque di lasciarli all’aperto. Per i cani che vivono in casa e soffrono di fobie, disturbi o crisi epilettiche è consigliabile fissare una visita o, nel caso si fosse impossibilitati, concordare con un medico un trattamento di nutraceutici con inizio almeno una settimana prima dell’evento e non oltre le 48 ore precedenti. Possono essere utili diffusori di feromoni e si consiglia di allestire un ambiente sicuro per l’animale. Alcune idee sono: musica e tv accese, luci soffuse, finestre chiuse e cuccia o cuscino abituali. Consigli che diventano categorici nel caso l’animale si trovasse da solo in casa. Stesso discorso per i gatti, esclusi quelli selvatici. Per le uscite, invece, si consiglia nei giorni interessati dai botti l’utilizzo della pettorina antifuga. Importante è, inoltre, assecondare l’animale nel caso mostrasse disagio e volesse tornare a casa e non rimproverarlo o forzarlo se dimostrasse paura. L’APPELLO DEL WWF Il Wwf Italia chiede di fermare la tradizione degli spettacoli pirotecnici. L’appello è rivolto specialmente ai comuni, affinché vietino con un’apposita ordinanza i botti di Capodanno nel loro territorio, come già successo ad esempio a Roma e non solo. Anche se secondo il Wwf “purtroppo con un livello di rispetto delle regole ancora troppo basso da parte dei cittadini”. Secondo l’associazione ambientalista i botti “provocano traumi, disorientamento, fughe caotiche e shock immediati negli animali selvatici, con conseguenze spesso mortali, ma anche effetti a lungo termine, come alterazioni comportamentali e danni al sistema riproduttivo”. Inoltre causerebbero “panico, ansia e stress negli animali domestici e in città possono danneggiare anche la vegetazione”. Questo perché le temperature elevate e le scintille potrebbero bruciare chiome e tronchi di alberi provocando incendi. Inoltre, per il Wwf non è trascurabile l’impatto ambientale degli spettacoli “per la presenza di metalli pesanti, particolato e perclorati”. Secondo i dati ogni anno in Italia migliaia di animali muoiono a causa dei botti di fine anno. L’80% delle vittime sono selvatiche – uccelli, soprattutto rapaci che perdono l’orientamento sono la maggioranza – e molti abbandonano i loro rifugi vagando a vuoto. In questo modo muoiono per il freddo e per l’alto dispendio energetico improvviso in una stagione già caratterizzata dalla scarsità di cibo. L'articolo Botti di Capodanno, un cane morto a Firenze: ha ceduto il cuore. Rischi per gli animali: i consigli dei veterinari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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