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“È la prima volta che troviamo sostanze come la cocaina in questi animali”: squali “dopati” alle Bahamas, l’incredibile scoperta dell’Università del Paranà
Chi l’avrebbe detto: tra spiagge da sogno e acque cristalline, gli squali delle Bahamas sembrano aver fatto incetta di farmaci e stimolanti umani. Un recente studio dell’Università federale del Paraná, pubblicato su Environmental Pollution, ha scoperto tracce di caffeina, antidolorifici e addirittura cocaina nel sangue di alcune decine di squali al largo dell’isola di Eleuthera, a circa 80 km da Nassau. Natascha Wosnick, biologa marina responsabile della ricerca, spiega che quasi un terzo dei 85 squali analizzati presentava residui di farmaci di origine umana, tra cui paracetamolo e diclofenac. “È la prima volta che troviamo sostanze come la cocaina in questi animali”, sottolinea Wosnick. Gli effetti sugli squali, aggiunge, sono ancora sconosciuti, ma i campioni indicano cambiamenti metabolici come livelli alterati di trigliceridi, urea e lattato, segni di stress fisiologico. QUANDO IL MARE DIVENTA UN COCKTAIL CHIMICO La scoperta lancia un campanello d’allarme sull’inquinamento marino: farmaci, stimolanti e sostanze di consumo umano finiscono inevitabilmente nelle acque, alterando i ritmi biologici di specie che vivono completamente immerse nell’ambiente creato dall’uomo. Anche se al momento non ci sono evidenze di modifiche comportamentali negli squali, studi precedenti su altre specie ittiche suggeriscono che stimolanti come caffeina e cocaina possano incidere su energia e reazioni. Il fenomeno, seppur sorprendente, conferma quanto l’attività umana stia modellando in modi imprevedibili la vita marina. E se pensavate che gli squali fossero immuni alle follie del mondo terrestre, lo studio dimostra il contrario: le nostre abitudini, dai farmaci ai caffè consumati in spiaggia, arrivano fino a loro e lasciano un’impronta chimica invisibile ma evidente. In sintesi, le Bahamas restano un paradiso per i turisti, ma per gli squali il mare sta diventando un “cocktail” decisamente pericoloso. L'articolo “È la prima volta che troviamo sostanze come la cocaina in questi animali”: squali “dopati” alle Bahamas, l’incredibile scoperta dell’Università del Paranà proviene da Il Fatto Quotidiano.
Droga
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Farmaci
Gatto salvato dopo aver ingerito 26 elastici per capelli: la storia incredibile di Midnite diventa virale
C’è chi dice che i gatti siano curiosi e chi invece sa che possono avere gusti… Decisamente strani. È il caso di Midnite, un gatto di sei anni della Florida che ha rischiato la vita per colpa di una passione insolita: inghiottire elastici per capelli. La notizia, riportata da 1440 Daily, ha fatto il giro del web per l’assurdità della situazione e il lieto fine che l’ha seguita. Midnite era stato ceduto per l’eutanasia prima di essere accolto dall’HALO No-Kill Rescue Shelter (un rifugio privato della Florida, attivo dal 2006, che salva animali abbandonati o maltrattati e che non pratica l’eutanasia per spazio, età o condizioni di salute, offrendo invece cure veterinarie e una vera seconda possibilità agli animali ospitati), che ha deciso di tentare un intervento chirurgico salvavita. Durante l’operazione, i veterinari si sono trovati davanti a una sorpresa davvero… Intrecciata: 26 elastici per capelli incastrati nello stomaco del gatto, che avevano provocato un pericoloso blocco intestinale. Il personale del rifugio ha raccontato di come Midnite, inizialmente considerato “destinato al peggio”, abbia mostrato grande forza e resilienza. L’operazione è riuscita e ora il gatto si sta riprendendo rapidamente, con l’appetito che è tornato e i giochi quotidiani che lo tengono occupato. I volontari, dopo l’episodio, hanno sottolineato l’importanza di monitorare i gatti che tendono a ingerire oggetti non commestibili, perché anche un piccolo gesto può trasformarsi in un’emergenza seria. Il gatto, ora al sicuro e coccolato dai volontari, è la prova vivente che a volte una seconda possibilità può cambiare tutto. E se avete gatti in casa, magari è il momento di controllare che i vostri fili ed elastici per capelli siano fuori dalla loro portata… non si sa mai quando il piccolo felino di casa potrebbe diventare un collezionista di accessori “pericolosi”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da 1440 (@1440daily) L'articolo Gatto salvato dopo aver ingerito 26 elastici per capelli: la storia incredibile di Midnite diventa virale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gatti
“È un cane speciale”: chi è Briciola, la mascotte del Quirinale che mette in riga i cavalli tra pettorine tricolore, cerimonie solenni e le sue giornate raccontate su Instagram
Potrebbe sembrare una scena da film d’animazione: una cagnolina minuscola che trotterella con sicurezza accanto a cavalli imponenti, tra squilli di tromba, uniformi impeccabili e il rigore delle cerimonie ufficiali. Ma non è fantasia. Lei esiste davvero e si chiama Briciola, la mascotte della Fanfara del IV Reggimento dei carabinieri a cavallo. Anche oggi, 18 marzo, ha fatto la sua comparsa al Quirinale, con una pettorina tricolore per l’occasione, durante il cambio della guardia solenne davanti al Reggimento Corazzieri per il 165esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Non ha la notorietà internazionale di Larry, il gatto che vive a Downing Street, né quella di Bo, il cane della famiglia Obama alla Casa Bianca. Eppure, nelle cerimonie istituzionali italiane, Briciola è ormai una presenza riconoscibile. Meticcia di piccola taglia, oggi dodicenne, è entrata a far parte dell’Arma nel 2014, quando aveva poco più di un anno. Da allora vive nella caserma di Tor di Quinto, a Roma, sede dei carabinieri a cavallo, e accompagna spesso i militari nelle manifestazioni ufficiali. Il suo debutto più importante risale al 2015, durante l’insediamento al Quirinale del presidente Sergio Mattarella. Da allora è comparsa in diverse occasioni pubbliche: dalla parata del 2 giugno lungo i Fori Imperiali agli eventi dell’Arma a Villa Borghese. Nel 2022, durante l’avvio del secondo mandato del capo dello Stato, una sua capriola improvvisata nel cortile d’onore riuscì persino a strappare un sorriso al presidente. A guidarla c’è il maresciallo Fabio Tassinari, che la descrive come “un cane straordinario”: non si lascia intimidire né dalla presenza dei cavalli né dal suono della fanfara. Qualità non scontate per una cagnolina di piccola taglia. E, raccontano i militari con un sorriso, capita spesso che sia proprio lei a imporsi sugli animali più grandi: basta un abbaio e i cavalli sembrano mettersi sull’attenti. DAL SALUTO ALLA BANDIERA ALLE PARATE DEL QUIRINALE: LA STORIA DI BRICIOLA Come da tradizione iniziata negli anni Settanta, anche Briciola è stata donata all’Arma come mascotte e portafortuna, seguendo le orme di altre cagnoline che l’hanno preceduta, come Lady, Birba e Trombetta. Con una differenza, però: lei è anche una mascotte al passo coi tempi. Briciola ha infatti una pagina Instagram ufficiale, dove vengono raccontati i momenti della sua giornata tra addestramenti, cerimonie e vita in caserma. La sua routine, d’altronde, è quasi militare: sveglia presto e alzabandiera alle 7.30, poi esercitazioni con i carabinieri a cavallo. E quando arriva il momento delle grandi occasioni, indossa le pettorine cerimoniali, le cosiddette gualdrappe, e torna a sfilare accanto ai cavalli. Piccola di statura, ma ormai parte integrante della scena istituzionale. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da @fanfara4rgtacavallo L'articolo “È un cane speciale”: chi è Briciola, la mascotte del Quirinale che mette in riga i cavalli tra pettorine tricolore, cerimonie solenni e le sue giornate raccontate su Instagram proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Turista entra nel recinto dello zoo per fotografare l’ippopotamo pigmeo più famoso del mondo: cosa è successo al piccolo Moo Deng
C’è chi per un selfie farebbe di tutto. Anche infilarsi nel recinto di un ippopotamo, per quanto piccolo e irresistibile. È successo in Thailandia e la protagonista involontaria della vicenda è Moo Deng, l’ippopotamo pigmeo diventato celebre online grazie a uno sbadiglio che ha fatto il giro del mondo. Milioni di like, migliaia di condivisioni e un esercito di fan. Ma la fama, si sa, ha anche i suoi lati più “inquietanti”. Secondo quanto riportato da Associated Press, martedì sera un uomo è stato arrestato dopo essere entrato nel recinto dell’animale allo zoo all’aperto di Khao Kheow, una struttura molto popolare nel Paese asiatico. Secondo quanto riferito dal direttore dello zoo, Narongwit Chodchoy, l’intruso, un cittadino thailandese, sarebbe riuscito ad accedere all’area mentre un guardiano non era presente e nei dintorni non c’erano visitatori. Le immagini delle telecamere di sicurezza, poi circolate sui social, mostrano l’uomo mentre si avvicina agli animali con un tablet in mano, probabilmente per scattare foto o registrare video. È rimasto nel recinto solo per uno o due minuti prima che il personale dello zoo si accorgesse della situazione e avvisasse la polizia, che in seguito lo ha accusato di violazione domestica. Non avrebbe tentato la fuga. Dopo l’episodio, la direzione ha rassicurato sullo stato di salute degli animali: Moo Deng e la mamma Jona non sono state toccate, anche se sarebbero apparse un po’ spaventate e resteranno sotto osservazione veterinaria. MOO DENG: LO SBADIGLIO VIRALE CHE HA CONQUISTATO IL MONDO La popolarità di Moo Deng è esplosa nel 2024 grazie ai contenuti pubblicati online da un guardiano dello zoo. Oltre allo sbadiglio virale, un altro video molto condiviso mostrava il piccolo ippopotamo “indovinare” il risultato delle elezioni americane, indicando la vittoria di Donald Trump. Da allora lo zoo è diventato meta di visitatori arrivati anche dall’estero. L'articolo Turista entra nel recinto dello zoo per fotografare l’ippopotamo pigmeo più famoso del mondo: cosa è successo al piccolo Moo Deng proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Selfie
“Piuttosto che accoppiarsi e subire stupri di gruppo, si lanciano dalla scogliera”: l’incredibile storia delle tartarughe femmine dell’Isola di Golem Grad
Perché le tartarughe femmine tentano il suicidio, gettandosi dalle scogliere? Sull’Isola macedone di Golem Grad, i maschi superano di 19 a 1 le femmine, come riporta lo studio pubblicato il 26 gennaio sulla rivista Ecology Letters, e queste ultime stanno adottando misure drastiche per sfuggire al “corteggiamento incessante”. Secondo il nuovo rapporto, come riportato dal New York Times, le tartarughe femmine cono costantemente vittime di aggressioni sessuali da parte dei maschi, si gettano dalle scogliere per sfuggire a questi ultimi. Gli scienziati prevedono che, se il trend non cambierà, l’ultima tartaruga femmina sull’isola morirà nel 2083. Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato i loro risultati nello studio “Sex Ratio Bias Triggers Demographic Suicide in a Dense Tortoise Population“, apparso il 26 gennaio sulla rivista Ecology Letters, il numero di femmine di tartaruga di Hermann continua a diminuire, in parte a causa dell’aggressività sessuale dei maschi circostanti. Lo studio ha rilevato che alcune tartarughe femmine si gettano dalle scogliere, a volte morendo sul colpo, per evitare i partner aggressivi. La ricerca ha anche rivelato che le femmine “molestate” si riproducono meno e hanno tassi di sopravvivenza annuali inferiori rispetto alle femmine di una popolazione continentale vicina. Dopo aver analizzato 16 anni di dati, raccolti in parte dall’autore principale dello studio, il dottor Dragan Arsovski, ecologo della Società Ecologica Macedone, i ricercatori prevedono che l’ultima femmina sull’isola morirà nel 2083. Dopo aver constatato che la popolazione di tartarughe, apparentemente prospera, presentava in realtà un’alta percentuale di femmine che morivano prematuramente, il dottor Arsovski ha studiato il comportamento riproduttivo dei rettili e ha scoperto che più maschi inseguivano una singola femmina. “La tartaruga femmina viene letteralmente sepolta dai maschi”, ha affermato il dottor Arsovski, secondo quanto riportato dal New York Times. Il dottor Arsovski e i suoi colleghi hanno scritto che le tartarughe di sesso maschile “urtano, mordono (a volte fino a provocare sanguinamento), montano e infine colpiscono vigorosamente le femmine in fuga” con la punta affilata della coda. La maggior parte delle femmine sull’isola presentava, inoltre lesioni, ai genitali. Sebbene anche i maschi si gettino dalle scogliere, ha affermato la dottoressa Arsovski, “c’è una percentuale significativamente più alta di femmine che muoiono in questo modo“. L’aggressività sessuale dei maschi “sembra effettivamente causare un vortice di estinzione”, ha dichiarato al New York Times Jeanine Refsnider, ecologa evoluzionista dell’Università di Toledo. La dottoressa Refsnider ha aggiunto di “non aver mai sentito parlare di niente di simile” in un ambiente naturale non influenzato dall’intervento umano. “È davvero insolito e inquietante, ma anche molto affascinante”. L'articolo “Piuttosto che accoppiarsi e subire stupri di gruppo, si lanciano dalla scogliera”: l’incredibile storia delle tartarughe femmine dell’Isola di Golem Grad proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Stupro di Gruppo
“God Save the… Corgi”: il cane simbolo della monarchia britannica rischia di diventare una razza proibita
Pochi cani nel mondo evocano immagini di regge, corone e cerimonie reali come i Welsh Corgi. Con le loro piccole zampe e il caratteristico portamento elegante, hanno accompagnato la Regina Elisabetta II d’Inghilterra tra i corridoi di Buckingham Palace, nei prati di Balmoral e persino al funerale della sovrana, diventando simboli viventi della monarchia britannica. Ma quello che fino a pochi anni fa sembrava un legame incrollabile tra la Corona e la sua razza preferita, oggi potrebbe affrontare una svolta inaspettata. Secondo alcune stime riportate dal The Times, i Welsh Corgi sono tra le 67 razze che rischiano di essere escluse dalla riproduzione nel Regno Unito. A sollevare la questione è l’Innate Health Assessment, un nuovo sistema elaborato dall’All-Party Parliamentary Group for Animal Welfare (Apgaw), pensato per valutare il benessere dei cani attraverso dieci criteri specifici. L’obiettivo dichiarato del gruppo parlamentare è chiaro: ridurre la diffusione di caratteristiche fisiche che possono compromettere la salute degli animali, prevenendo deformazioni, malattie congenite e dolori cronici. Tra i parametri più problematici ci sono muso schiacciato, occhi sporgenti, pieghe cutanee, palpebre cadenti e zampe troppo corte. Proprio quest’ultimo punto riguarda da vicino i Corgi. La loro conformazione, costituita da torace basso e zampe corte, li rende particolarmente predisposti a problemi alla colonna vertebrale, artrite e anomalie agli arti. Un rischio che ha spinto gli esperti a includerli nella lista delle razze “a monitorare” secondo il protocollo dell’Apgaw. CORGI E LE ALTRE RAZZE A RISCHIO La questione è destinata a far discutere: i criteri finora volontari potrebbero presto diventare obbligatori, e imporre nuove regole per la riproduzione dei cani. Solo gli esemplari che soddisfano la maggior parte dei requisiti potrebbero continuare a riprodursi, con un impatto significativo sul panorama cinofilo britannico. Accanto ai Corgi, anche Bulldog, Carlini, Shih Tzu, Boxer, Cavalier King Charles Spaniel e altre razze molto amate rischierebbero di essere esclusi dagli allevamenti. Eppure, la passione per questi piccoli protagonisti della storia reale non sembra scemare. All’ultima edizione del Crufts 2026 a Birmingham, la più grande esposizione dedicata ai cani di razza, Hazel, un Welsh Corgi, ha conquistato il secondo posto tra i finalisti. L'articolo “God Save the… Corgi”: il cane simbolo della monarchia britannica rischia di diventare una razza proibita proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Inghilterra
Nascondeva oltre oltre 2000 formiche “regine” in valigia: l’incredibile scoperta ai controlli in aeroporto. La polizia: “C’è una rete di trafficanti di questi insetti usati come animali domestici”
Se avete visto il programma televisivo Airport Security, saprete che negli aeroporti possono capitare ritrovamenti incredibili, dalla droga agli oggetti più assurdi. Ma Zhang Kequn, cittadino cinese, ha portato il concetto di insolito a un livello tutto suo: all’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi, è stato arrestato dopo essere stato fermato con oltre 2000 formiche “regine” nel bagaglio, destinate alla Cina. Un traffico tanto insolito quanto illegale. L’uomo non ha ancora fornito spiegazioni ufficiali, ma gli investigatori ritengono che possa essere collegato a una rete di traffico di formiche smantellata lo scorso anno in Kenya. Le formiche, protette dai trattati internazionali sulla biodiversità, rientrano in una categoria di specie il cui commercio è severamente regolamentato, proprio per prevenire danni agli ecosistemi locali. Negli ultimi anni, il Kenya Wildlife Service ha segnalato una crescente richiesta di formiche da giardino, scientificamente note come Messor cephalotes, soprattutto in Europa e Asia. Qui i collezionisti le allevano come animali domestici, e fanno di un insetto minuscolo in un bene ambito e redditizio. Questo boom ha alimentato un mercato nero pericoloso, spesso nascosto in valigie o spedizioni internazionali. PRECEDENTI GIUDIZIARI Non è il primo caso del genere nel Paese. Lo scorso maggio, un tribunale keniano ha condannato quattro uomini, due belgi, un vietnamita e un cittadino locale, a un anno di carcere per aver tentato di esportare migliaia di formiche regine. Un caso senza precedenti, che aveva già messo in luce quanto il contrabbando di insetti protetti possa assumere contorni paradossali ma gravi sul piano legale e ambientale. L'articolo Nascondeva oltre oltre 2000 formiche “regine” in valigia: l’incredibile scoperta ai controlli in aeroporto. La polizia: “C’è una rete di trafficanti di questi insetti usati come animali domestici” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Aeroporti
Labbra gonfiate con filler, naso ritoccato e gobba accentuata con silicone: i cammelli “rifatti” ai concorsi di bellezza, è scandalo in Oman
Iniezioni di acido ialuronico per rendere le labbra più voluminose e carnose, filler per ridefinire e scolpire la forma del naso, botox per distendere le linee del muso e, come se non bastasse, persino impianti di silicone per accentuare e sollevare la gobba. Se state pensando all’ultimo capriccio di qualche vip in cerca di eterna giovinezza o all’elenco dei trattamenti più richiesti nello studio di un rinomato medico estetico, siete decisamente fuori strada. A subire questi veri e propri interventi di chirurgia plastica non è stata una star di Hollywood, bensì degli ignari e incolpevoli cammelli. La mania del “ritocchino” ha ormai superato ogni limite di ragionevolezza, finendo per coinvolgere pericolosamente, e loro malgrado, anche gli animali. I concorsi di bellezza, infatti, non riguardano più solo le persone: in alcune parti del mondo, mandrie e greggi finiscono sotto i riflettori di competizioni in cui l’aspetto estetico diventa l’unico, spietato criterio di giudizio. Ma quando la ricerca della perfezione a tutti i costi calpesta il buon senso, il confine tra la gara tradizionale e l’abuso rischia di diventare sottilissimo. LO SCANDALO IN OMAN: SQUALIFICATI 20 ANIMALI È esattamente quello che è accaduto al Camel Beauty Show Festival 2026, l’atteso evento tenutosi ad Al Musanaa, in Oman. Qui, gli ispettori incaricati di garantire il rispetto delle rigide regole della competizione hanno individuato e smascherato diversi casi di manipolazione estetica e frode. Alcuni proprietari, disposti a tutto pur di migliorare l’aspetto dei propri animali e aumentare così le possibilità di vittoria (e di accaparrarsi i ricchissimi premi in palio), hanno trasformato i loro esemplari in veri e propri “pazienti” da clinica estetica. Le rigorose verifiche veterinarie hanno portato alla luce pratiche sorprendenti e scorrette: non solo labbra gonfiate ad arte, nasi rimodellati e gobbe al silicone, ma in alcuni casi è stato rilevato persino l’utilizzo illecito di ormoni per aumentare artificialmente la massa muscolare degli animali. Il risultato di questa frode a colpi di siringhe? Venti cammelli sono stati immediatamente squalificati dalla competizione, innescando l’apertura di nuove, accese polemiche sulla deriva etica che sta travolgendo questi storici festival. CAMMELLI DAL CHIRURGO ESTETICO: IL BUSINESS MILIONARIO Dietro queste competizioni si muove un mercato enorme, capace di muovere premi da decine di milioni di dollari. Come riportato da Forbes, infatti, i montepremi di questo evento possono raggiungere anche i 66 milioni di dollari. Oltre al denaro, i vincitori ottengono prestigio, diritti di riproduzione e spesso ricompense aggiuntive come automobili o bonus economici. Per gli allevatori, conquistare il titolo significa aumentare il valore dell’animale e rafforzare la propria reputazione nel settore. Proprio l’importanza economica di queste competizioni spinge alcuni partecipanti a cercare scorciatoie per emergere: gli standard richiesti, dalla lucentezza del mantello alla forma della testa fino alla lunghezza del collo, sono sempre più elevati e non tutti sono disposti a rispettare le regole. Le manipolazioni estetiche, tuttavia, non rappresentano solo una violazione del regolamento, ma anche un serio rischio per la salute degli animali: iniezioni e interventi possono provocare dolore, infezioni, lividi o ascessi, soprattutto se effettuati senza adeguate condizioni di sicurezza o supervisione veterinaria. Non è la prima volta che emergono casi simili: nel 2021 oltre 40 cammelli sono stati squalificati dopo controlli con raggi X, ultrasuoni e test genetici che hanno rivelato l’uso di botox, filler o ormoni. Un fenomeno che racconta una corsa al prestigio e al profitto in cui, troppo spesso, il benessere degli animali finisce in secondo piano. L'articolo Labbra gonfiate con filler, naso ritoccato e gobba accentuata con silicone: i cammelli “rifatti” ai concorsi di bellezza, è scandalo in Oman proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Maltrattamento Animali
Netanyahu definisce l’attacco all’Iran ‘il ruggito del leone’: una lettura sulla defaunazione
Il criminale Benjamin Netanyahu ha definito l’ennesimo atto di prepotenza in spregio del diritto internazionale (l’attacco all’Iran) “il ruggito del leone”. Questa definizione si presta ad una lettura sulla defaunazione, ma anche sul declino culturale e fisico della nostra specie. Sicuramente il predetto criminale non sa, quando pronuncia quella locuzione, che sta usando un riferimento ad una specie animale che in Africa si è ridotta del 90% in cento anni e che, confinata com’è in riserve “naturali”, con l’assenza di corridoi ecologici, la pressione del turismo e l’aumento della popolazione, è oggi considerata una specie vulnerabile. In pratica, il criminale – citando un verso della Bibbia “Il leone ruggisce, chi non tremerà? Il Signore Dio ha parlato, chi può non profetizzare?”, scritta ai tempi in cui il leone occupava tutta l’Africa – ha implicitamente messo il dito nella piaga: quell’uomo figlio di Dio ha recentemente sterminato uno dei maggiori mammiferi al mondo e non è detto neppure che riesca a salvare gli esemplari che rimangono. Dicevo “implicitamente” perché di sicuro Netanyahu non saprà nulla della defaunazione, e probabilmente nulla gli importa che si estinguano i leoni africani visto che è capace di causare con totale cinismo il genocidio di un’intera popolazione umana. E la scomparsa dell’ennesimo grande mammifero non potrà non avere conseguenze sull’uomo, perché tutto è connesso in questo mondo. Perché parlo di leoni “africani”? Perché esiste anche il leone asiatico, e anzi esso campeggiava nella bandiera persiana, prima della rivoluzione khomeinista, ma fu sterminato dagli stessi persiani e gli individui residui sopravvivono solo più in India, nel Gir Forest Wildlife Sanctuary. Forse consci di averne come popolo causato l’estinzione, gli ayatollah hanno fatto togliere il leone dalla loro bandiera. Negli Stati Uniti i leoni non c’erano, c’erano altri grandi mammiferi, i bisonti, e gli antenati del “rosso” furono capaci di ridurre il loro numero a 300 alla fine del 1800, quando all’inizio dello stesso secolo se ne contavano 50-60 milioni. Esemplare la fotografia che ritrae una montagna di teschi di bisonte destinati a fertilizzare i campi. Credo che anche al rosso non fregherebbe più che tanto che si estinguessero (per fortuna non sono oggi in pericolo), visto che i presidenti che lo hanno preceduto hanno causato la morte di oltre due milioni di Homo sapiens, di cui decine di migliaia di bimbi, in Iraq e Afghanistan, e lui è sulla buona strada nell’esportazione della democrazia, come dimostrato dal supporto a Israele a Gaza, dal blitz in Venezuela e oggi dall’assalto all’Iran. E tutto soprattutto per avere il controllo dell’estrazione del petrolio (come sottolinea in questi giorni Alessandro Di Battista), quel petrolio la cui fuoriuscita causa il riscaldamento globale, che a sua volta causa l’estinzione di molte specie animali e vegetali. Tutto torna. Defaunazione, perdita di specie, cambiamento climatico, ma, ripeto, cosa volete che gliene importi a questi poveretti, signori della guerra ma ignoranti della Terra? E, del resto, la ipotetica salvezza del genere umano non potrebbe che ottenersi con il transito a una visione olistica; ma è possibile questa, in un mondo in cui non si ha rispetto neppure per i nostri simili? L'articolo Netanyahu definisce l’attacco all’Iran ‘il ruggito del leone’: una lettura sulla defaunazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“No, non sono fatti dall’AI: è l’effetto causato da una grave malattia”: la verità dei medici sugli occhioni “di cristallo” della gatta Dorito e la sua storia commovente
La foto di una gattina di appena 5 mesi ha fatto il giro del web. Si chiama Dorito e ha gli occhi azzurri e magnetici simili a due biglie di vetro. Come riporta La Stampa, il micio è sopravvissuto alla Fip, una peritonite infettiva felina che si sarebbe potuta rivelare fatale. La vita di Dorito non è iniziata in maniera semplice. Lei e sua sorella Cheeto sono state abbandonate dopo pochi giorni di vita dietro a un cassonetto in Minnesota. Entrambi i gattini erano feriti, infreddoliti e malati. I mici sono stati portati alla Bitty Kitty Brigade di Little Canada, uno dei principali rifugi del Minnesota. Quando Dorito è arrivata al gattile non aveva ancora gli occhi così grandi e splendenti. Col passare del tempo, la peritonite infettiva felina ha iniziato a fare danni e gli occhi del micio si sono gonfiati. La Fip è una malattia molto grave, causata da una mutazione del coronavirus felino. Solitamente, il virus provoca nei gatti sintomi leggeri, al pari di un raffreddore. In alcuni casi, però, il coronavirus muta nell’organismo e innesca una reazione infiammatoria incontrollata che colpisce addome, organi interni e, talvolta, gli occhi. I medici hanno diagnosticato a Dorito un aumento della pressione oculare. Grazie a un trattamento tempestivo, l’equipe veterinaria è riuscita a domare il glaucoma e a guarire le ulcere corneali. Dorito ha bisogno di cure quotidiane, fatte di colliri. Gli occhi meravigliosi (e malati) potrebbero ridursi con il tempo. Lo staff del Bitty Kitty Brigade di Little Canada ha definito il gattino “amante delle coccole e dolce come un bambino”. > A kitten named Dorito has gone viral for her unique-looking giant eyes > pic.twitter.com/4vINxx7xg2 > > — Dexerto (@Dexerto) February 12, 2026 L'articolo “No, non sono fatti dall’AI: è l’effetto causato da una grave malattia”: la verità dei medici sugli occhioni “di cristallo” della gatta Dorito e la sua storia commovente proviene da Il Fatto Quotidiano.
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