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Il freddo di Kiev colpisce anche i cigni: restano intrappolati nelle gelide acque del fiume Dnepr – IL VIDEO
A Kiev, le temperature sono crollate a 20 gradi Celsius sotto lo zero. Il gelo ucraino ha avuto un impatto significativo anche sui cigni. Come si vede in alcuni video pubblicati da Reuters, centinaia di volatili sono rimasti intrappolati nelle acque ghiacciate del fiume Dnepr. Le correnti deboli non aiutano gli uccelli, che negli ultimi anni si sono rifugiati nella zona in cui gli abitanti portano il cibo. Come raccontato dai cittadini alla testata giornalistica, i cigni, nonostante la guerra, continuano ad aumentare e non si sono mai visti così tanti esemplari durante l’inverno. Non essendo abituati a volare per lunghe distanze, i cigni hanno optato per una soluzione “comoda”, ossia restare nelle acque del fiume Dnepr davanti alla città di Kiev e attendere che le persone gettino loro del cibo. Come si vede dalle immagini, i cigni lottano per la sopravvivenza con le papere, abituate a vivere nel fiume. Il gelo ha cambiato così la fauna locale, con una quantità di cigni mai vista finora. > Temperatures plunging as low as minus 4 degrees Fahrenheit (minus 20 degrees > Celsius) have left dozens of swans gathered in a shrinking patch of open water > on the Dnieper River in Kyiv, Ukraine, drawing concerned residents to the > frozen shoreline with food. pic.twitter.com/Z0xHtNlgNT > > — NTD News (@NTDNews) February 3, 2026 L'articolo Il freddo di Kiev colpisce anche i cigni: restano intrappolati nelle gelide acque del fiume Dnepr – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La strana “pioggia” di iguana in Florida: per il freddo perdono il controllo del loro corpo e cadono dagli alberi. Le autorità: “Non muoiono, sono ibernate”
Un’ondata di freddo sta mettendo a dura prova la sopravvivenza delle iguana della Florida, negli Stati Uniti. Come riportato dai media locali, gli animali sono storditi dalle temperature gelide degli ultimi giorni, in uno degli Stati più caldi degli Usa. A causa del freddo, i rettili perdono il controllo del proprio corpo, precipitando dalle piante. In alcuni casi, l’impatto col suolo si è rivelato fatale. La popolazione ha lanciato diversi allarmi alle autorità competenti. Le persone hanno raccontato di aver trovato in giardino le iguana prive di sensi. Le associazioni hanno specificato che, nella maggior parte dei casi, i rettili non muoiono ma si ibernano a causa del gelo. Le segnalazioni delle persone stanno aiutando i responsabili della fauna selvatica della Florida a catturare le iguana. I rettili soffrono il gelo perché non sono autoctoni. Gli enti che si occupano della salvaguardia degli animali hanno dichiarato che la presenza delle iguana è dovuta al gesto di alcune persone che, dopo averli acquistati, gettano gli animali per strada. Il freddo e la conseguente immobilità può aiutare le autorità a raccoglie e trasportare le iguana nelle apposite strutture della Florida Fish & Wildlife Conservation Commission, dove i rettili saranno poi smistati in ambienti a loro idonei. Le iguana rappresentano un pericolo anche per la fauna locale e per la popolazione. Sono tendenzialmente vegetariane ma, quando si sentono in pericolo, possono aggredire il predatore con i denti affilati. Le iguana non sono gli unici animali che tendono a fuggire dal freddo. Come vi abbiamo raccontato, nelle scorse settimane centinaia di lamantini si sono radunati nell’area di Three Sisters Springs, una zona della Florida ricca di sorgenti naturali che mantengono la temperatura dell’acqua attorno ai 23 gradi Celsius. L'articolo La strana “pioggia” di iguana in Florida: per il freddo perdono il controllo del loro corpo e cadono dagli alberi. Le autorità: “Non muoiono, sono ibernate” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Usa
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Florida
Uno sciame di api aggredisce il cane in giardino: una donna si lancia in mezzo agli insetti per salvare la sua cucciola. Il video è virale
In Brasile una donna si è lanciata in mezzo a uno sciame di api per salvare la sua cagnolina. La signora, Juliana Litran, ha sentito Maria, il suo cucciolo, abbaiare e piangere in giardino. L’animale era ricoperto di api africanizzate che lo stavano pungendo. Gli insetti si sono accaniti contro il cane che ha urtato un alveare non lontano da casa. La signora ha assistito alla scena e, avvolta in una coperta, si è lanciata contro le api per mettere in salvo la cagnolina. Lo sciame si è immediatamente accanito su Juliana, che è riuscita a telefonare al marito Salomao che in quel momento si trovava al lavoro. Una volta rincasato, l’uomo ha provato a scacciare le api che stavano pungendo il cane e la coniuge, subendo le punture degli insetti. Le due persone e l’animale sono stati trasportati d’urgenza in ospedale e in una clinica veterinaria. Il quadro clinico è apparso subito complicatissimo. I tre sono sopravvissuti, ma non senza conseguenze. La cagnolina Maria ha un passato difficile. Juliana e Salomao hanno adottato la cucciola dopo che quest’ultima era stata abbandonata per strada. I coniugi hanno portato a casa l’animale e si sono occupati di cure veterinarie, sterilizzazione e microchip. Juliana ha pubblicato su Tiktok il video dell’aggressione delle api. La donna ha voluto lanciare un messaggio: non ignorate la presenza di alveari vicino alle abitazioni, specie in questo periodo in cui la specie africanizzata sta aggredendo la popolazione in diverse aree del Brasile. > @julianalitran Sofremos um ataque de abelhas, aqui é somente uma parte do > vídeo. Fica um alerta, se tem enxame em casa, procure alguém para remover > #viral #abelha #abelhaafricana #ataquedeabelhas ♬ som original – julianalitran L'articolo Uno sciame di api aggredisce il cane in giardino: una donna si lancia in mezzo agli insetti per salvare la sua cucciola. Il video è virale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un cane randagio fa visita ogni giorno ad una tomba: ma è un mistero perché il defunto non era il suo padrone
Un cane randagio è stato avvistato in un cimitero del nord del Kentucky, negli Usa, mentre vagava tra le tombe. L’animale ha attirato l’attenzione dello staff dato che, ogni giorno, si sedeva accanto alla stessa lapide, quella di Kenneth G. Bramel. Inizialmente, le persone hanno ipotizzato che il cane si sedesse proprio accanto a quella tomba perché il defunto era il suo proprietario. Di fronte all’insolita situazione, qualcuno ha deciso di contattare Rick Buttery, direttore del rifugio e agente di controllo del Mason County Animal Shelter. L’ente ha scritto su Facebook: “L’animale si reca alla stessa tomba ogni giorno, vorremmo sapere se qualcuno lo conosce”. Il rifugio ha aggiunto che l’agente Buttery ha tentato di avvicinarsi all’animale che, però, ha ringhiato e abbaiato. L’uomo ha riferito ai media locali che il cagnolino non aveva alcuna medaglietta al collo. Nelle settimane successive lo staff del rifugio si è recato al cimitero per riempire la ciotola del cane con cibo e acqua. Col passare del tempo gli addetti hanno ottenuto la fiducia del cucciolo, che si è avvicinato a loro. La domanda rimaneva la stessa: il cane apparteneva al signor Bramel? A risolvere il mistero ci ha pensato la nipote del defunto, Carrie Silvey Watson. La donna ha commentato il post scrivendo che lo zio non aveva mai avuto un cane. Dato che nessuna persona si è fatta avanti per reclamare l’animale, il canile ha reso Peanut – questo il nome datogli dallo staff del rifugio – disponibile per l’adozione. L'articolo Un cane randagio fa visita ogni giorno ad una tomba: ma è un mistero perché il defunto non era il suo padrone proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’incredibile fenomeno di “Three Sisters Springs”: centinaia di lamantini si ammassano lungo la costa della spiaggia. Ecco perché è successo
Nell’area di Three Sisters Springs, in Florida, come ogni anno centinaia di lamantini di sono radunati per trascorrere l’inverno nelle acque termali della zona. Le televisioni statunitensi hanno dedicato servizi a questo fenomeno che si ripete durante ogni stagione fredda e che richiama milioni di appassionati. Nell’area in cui si radunano i lamantini è vietato l’attracco delle imbarcazioni. Inoltre, le autorità hanno creato un percorso specifico per i turisti fatto di passerelle e recinzioni. Per assistere più da vicino all’incredibile fenomeno si può fare snorkeling e nuotare in mezzo agli animali. Ma perché i lamantini si radunano ogni anno in questa zona della Florida? La risposta sta nella natura delle tre varianti del lamantino. Esiste la specie caraibica, che popola i Caraibi, quella amazzonica, sviluppatasi nei grandi fiumi dell’entroterra brasiliano, e infine quella senegalese, che popola la costa centro-occidentale dell’Africa. La prima delle tre varianti tende a fuggire dalle correnti fredde. Three Sisters Springs è particolarmente confortevole per i lamantini perché sorge sull’estuario del fiume Crystal, che permette alle acque della zona di raggiungere la temperatura media di 23 gradi celsius. Il lamantino è stato inserito nella lista rossa delle specie in pericolo di estinzione redatta dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn). L’animale è stato catalogato come “vulnerabile”, il primo dei gradi di attenzione che segnalano il rischio d’estinzione della specie. A minacciare la sopravvivenza dei lamantini sono le attività umane negli habitat naturali come la deforestazione, l’inquinamento dell’acqua e l’overturism. L'articolo L’incredibile fenomeno di “Three Sisters Springs”: centinaia di lamantini si ammassano lungo la costa della spiaggia. Ecco perché è successo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Chiude gli animali domestici nel bagno di casa sua: la polizia denuncia l’uomo e salva i cuccioli dal degrado
A Trieste un uomo è stato denunciato dalla polizia per aver chiuso due cani e un gatto all’interno del bagno del suo appartamento per due settimane. Secondo quanto riportato da Trieste News, l’episodio si è verificato lo scorso 14 gennaio. A lanciare l’allarme sono stati i vicini di casa del giovane proprietario, che hanno avvisato la polizia dopo aver udito per giorni i lamenti degli animali domestici. Gli agenti hanno segnalato di aver trovato all’interno dell’appartamento, situato in viale Campi Elisi, una situazione di degrado e di scarse condizioni igienico sanitarie. La polizia ha aperto la porta del bagno e ha liberato i cuccioli, apparsi denutriti e disidratati. L’inquilino è stato identificato dagli agenti. L’uomo ha dichiarato alla polizia di aver ricevuto gli animali da una coppia di amici e di aver chiuso i due cani e il gatto nel bagno a causa di un impegno fuori città. I cuccioli sono stati trasferiti al canile sanitario del Comune di Trieste, dove hanno ricevuto cure. L'articolo Chiude gli animali domestici nel bagno di casa sua: la polizia denuncia l’uomo e salva i cuccioli dal degrado proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Trascina il cane per il collare tanto da in condizioni gravissime: “L’animale era ridotto così male che abbiamo pensato all’eutanasia”
A Okmulgee, in Oklahoma, un uomo è stato arrestato per avere quasi ucciso un cane. La terribile storia è accaduta durante il periodo delle festività natalizie. Una donna ha visto l’uomo che trascinava lungo un marciapiede il cagnolino, afferrandolo dal collare. L’animale faticava a respirare e la signora ha deciso di chiamare subito il 911. Dopo una serie di telefonate, la polizia si è recata sul posto. L’uomo è stato arrestato e incriminato per maltrattamento aggravato di animali, un reato penale. Per il cucciolo, invece, è iniziata la corsa disperata verso la clinica veterinaria più vicina. Le sue condizioni sono apparse gravissime, tanto da spingere i medici a valutare l’eutanasia. La Oklahoma Pet Collective Society, un’organizzazione no-profit, ha deciso di prendere in custodia il cane dandogli anche un nome: Noah. Il cucciolo è stato sottoposto a una radiografia, che ha evidenziato la frattura di entrambe le zampe posteriori. Inoltre, attorno alle ossa comparivano delle aree sfumate, sintomo di un’infezione ossea. I veterinari hanno dovuto sedare l’animale e aspirargli il liquido dalle ginocchia. Dopo le cure Noah è stato adottato da un’abitante di Okmulgee, Tania Crawford. Il percorso di riabilitazione è ancora lungo e incerto, viste le gravissime lesioni e le conseguenti infezioni. Pet Collective Society ha deciso di pubblicare le immagini del cane per sensibilizzare sul maltrattamento degli animali, un reato punito dal codice penale. L'articolo Trascina il cane per il collare tanto da in condizioni gravissime: “L’animale era ridotto così male che abbiamo pensato all’eutanasia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ritrovato vivo Boro, il cane smarrito dopo l’incidente ferroviario in Spagna: questa storia apre uno spazio di senso
Boro è stato ritrovato. E per una volta la parola ritrovato non riguarda soltanto un corpo, ma un legame. La vicenda di Boro era diventata un simbolo di speranza dopo il terribile incidente ferroviario avvenuto il 18 gennaio ad Adamuz, nella provincia di Córdoba, in Andalusia, dove due treni ad alta velocità sono deragliati e si sono scontrati, causando decine di morti e numerosi feriti. In mezzo a una tragedia collettiva fatta di numeri, comunicati ufficiali e dolore diffuso, una storia apparentemente “minore” ha iniziato a farsi strada. Non per distrarre, ma per interrogare. Subito dopo l’impatto, nel caos dei soccorsi, Boro era scappato spaventato. La sua caregiver, Ana García, era rimasta ferita; la sorella versava in condizioni più gravi. Eppure Ana, da subito, ha detto una cosa semplice e radicale: gli animali sono famiglia. Non come slogan, non come rivendicazione ideologica, ma come constatazione esistenziale. Boro non era un cane disperso: era qualcuno da ritrovare. La death education parte spesso da qui, dal momento in cui una tragedia fa saltare le convenzioni. Quando la morte irrompe, ciò che crolla per primo non è il dolore, ma l’ordine con cui siamo abituati a classificarlo. Chi conta, chi viene prima, quali legami meritano spazio, parole, ricerca. In quei momenti emergono verità che normalmente preferiamo tenere ai margini. Per Ana, l’urgenza non era stabilire una gerarchia del lutto. Era restare fedele a un legame. E questo ci mette in difficoltà, perché la nostra cultura continua a distinguere tra lutti legittimi e lutti tollerati, tra perdite “serie” e altre considerate accessorie. Il dolore per un animale viene spesso accettato solo se discreto, breve, composto. Come se l’amore, per essere riconosciuto, dovesse assumere una forma prestabilita. E invece Boro, ritrovato vivo tra i resti del treno e della paura, ci costringe a guardare in faccia una verità scomoda: gli animali non sono “come” famiglia. Sono famiglia. Condividono le nostre case, i nostri silenzi, le nostre abitudini più intime. Sono presenza, continuità, quotidianità. Quando muoiono — o quando rischiamo di perderli — non perdiamo un affetto secondario, ma una parte concreta del nostro mondo. Un legame non ha bisogno di essere umano per essere reale: ha bisogno di essere vissuto. Boro è stato cercato perché era amato. È stato ritrovato perché qualcuno non ha accettato l’idea che fosse “secondario”. Questa storia non alleggerisce il peso della tragedia, né la compensa. Apre però uno spazio di senso. Perché educarci alla morte significa anche educarci a riconoscere chi, per noi, conta davvero. Anche quando il mondo ci direbbe di lasciar perdere. Oggi Boro torna a casa. E con lui, per un attimo, torna l’idea che l’amore non si classifica. L'articolo Ritrovato vivo Boro, il cane smarrito dopo l’incidente ferroviario in Spagna: questa storia apre uno spazio di senso proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ritrovato vivo Boro, il cane fuggito dopo il disastro ferroviario di Adamuz. La padrona commossa: “Ora torniamo a casa”
In Spagna, la storia del cane Boro si è conclusa con un lieto fine. Come riporta La Stampa, lo scorso 20 gennaio, il cucciolo viaggiava insieme alla sua famiglia su uno dei treni coinvolti nel disastro ferroviario di Adamuz, nella provincia di Cordoba. A seguito del rumore delle lamiere piegate e delle urla delle persone, Boro è fuggito dal treno, scappando nelle campagne circostanti. Ana Garcia, la proprietaria, dal letto d’ospedale ha lanciato un appello: aiutatemi a trovare il mio cane. Molte persone si sono mobilitate per cercare Boro. Volontari, associazioni animaliste, esponenti del Partito Animalista spagnolo e semplici cittadini hanno iniziato a perlustrare la zona in cerca delle sue tracce. Ana, nonostante le difficoltà fisiche, si è aggiunta alla spedizione. Con una gamba ingessata, la ragazza si è recata nei vari negozi di Adamuz e delle cittadine circostanti chiedendo alle persone se avessero visto il suo cane. Sul cartello affisso in giro per le città c’era scritto: “Cerchiamo Boro, perso nell’incidente di Adamuz. Qualsiasi informazione è utile”. Come riportato dai media locali, nel pomeriggio di mercoledì 21 gennaio una pattuglia del Servizio di Protezione della Natura della Guardia Civil ha individuato l’animale all’interno di una fattoria. Come dichiarato dalle autorità, alla vista degli agenti Boro è scappato. Nella giornata di ieri, 22 gennaio, la Guardia Civil è riuscita a recuperare il cane e restituirlo alla sua proprietaria. Secondo quanto riportato dal Partito Animalista, l’animale è stato individuato nei pressi dell’area in cui è avvenuto l’incidente ferroviario. Le immagini del ricongiungimento tra Ana Garcia e il suo Boro sono commoventi. La ragazza, con le lacrime agli occhi e un grande sorriso in volto, ha accarezzato il suo cucciolo dicendogli “ora torniamo a casa”. > ???? Boro, el perro desaparecido tras el accidente de tren de Adamuz > (Córdoba), se reúne finalmente con su dueña > > ▪️El animal había permanecido desaparecido varios días hasta ser avistado en > varias ocasiones por vecinos y agentes > > ???? Nicolás Rivas ( @RTVEAndalucia ) pic.twitter.com/XHkLLktK1v > > — Radio 5 (@radio5_rne) January 22, 2026 L'articolo Ritrovato vivo Boro, il cane fuggito dopo il disastro ferroviario di Adamuz. La padrona commossa: “Ora torniamo a casa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Spagna
Incidente Ferroviario
È morta Gina, la gatta mascotte del Vittoriale degli italiani. Il ricordo della Fondazione su Instagram: “Rimarrai per sempre nel nostro cuore”
Il Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera, in provincia di Brescia, ha perso una delle sue frequentatrici più assidue: la gatta Gina. Il micio, diventato mascotte della dimora eretta da Gabriele D’Annunzio e l’architetto Gian Carlo Maroni, è morta lo scorso 19 gennaio. L’animale era comparso per la prima volta tra i giardini del palazzo nel 2010. La notizia della sua scomparsa è stata annunciata sul profilo Instagram della Fondazione del Vittoriale. L’associazione ha scritto: “Ciao Gina, rimarrai per sempre nel nostro cuore e in quello di tutti i visitatori che ti hanno conosciuta al Vittoriale”. Gina era arrivata al palazzo 16 anni fa, quando aveva 6-7 mesi. La Fondazione ha raccontato la sua storia: “Si era arrampicata sulla Nave Puglia, poi era scesa piano piano verso il bookshop. Qui l’hanno accolta, coccolata, sfamata e lei non se n’è più andata. Era sempre la prima a presentarsi quando al Vittoriale veniva organizzato un buffet per qualche evento”. Lo staff del Vittoriale si era preso cura del micio, sfamandola e contattando un veterinario che la visitava periodicamente. Alcuni utenti di Instagram hanno commentato il video postato in memoria di Gina. Una persona ha scritto: “L’ho conosciuta la scorsa estate e mi ha fatto una tenerezza infinita. Se ne stava all’ingresso a riposare e il personale del Vittoriale ci ha raccontato la sua storia”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Il Vittoriale degli Italiani (@fondazione_vittoriale) L'articolo È morta Gina, la gatta mascotte del Vittoriale degli italiani. Il ricordo della Fondazione su Instagram: “Rimarrai per sempre nel nostro cuore” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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