Al via oggi 19 gennaio a Londra il processo che vede il principe Harry contro
l’editore del Daily Mail. Presso l’aula 76 dell’Alta Corte, il secondogenito di
re Carlo, che è tornato a “casa”, affronta la causa da lui stesso intentata
assieme a molti altri personaggi noti. In prima fila anche Elton John e suo
marito David Furnish, Liz Hurley e Sadie Frost, Doreen Lawrence, la baronessa
laburista il cui figlio Stephen è stato assassinato in un attacco razzista e
l’ex politico Simon Hughes, un tempo candidato alla guida dei Liberal
Democratici.
Il loro avversario è l’Associated Newspapers, l’editore del quotidiano più
venduto della Gran Bretagna, il cui ex direttore, Paul Dacre, dovrebbe
testimoniare. Le accuse contro il Daily Mail e il suo compagno di scuderia, il
Mail on Sunday, sono gravi. Harry e gli altri ricorrenti sostengono che, oltre
ad aver intercettato messaggi vocali, il Daily Mail e il Mail on Sunday hanno
anche intercettato linee telefoniche fisse, hanno corrotto agenti di polizia,
rubato cartelle cliniche e persino installato microspie nelle case delle
celebrità.
L’Associated Newspapers ha descritto le affermazioni dei ricorrenti come
“assurde” e un “affronto ai giornalisti che lavorano sodo, la cui reputazione e
integrità vengono ingiustamente calunniate”. La rabbia di Harry nei confronti
della stampa è radicata – ricorda il Guardian – Sua madre, Diana, principessa
del Galles, morì in un incidente stradale nel 1997 mentre era inseguita dai
paparazzi a Parigi. Più di recente, ha criticato il trattamento riservato alla
moglie, Meghan, duchessa del Sussex. Nel 2021, un giudice ha stabilito che il
Mail on Sunday aveva violato la privacy della duchessa pubblicando un estratto
di una lettera che aveva scritto al padre separato, Thomas Markle.
Si prevede che lo scontro tra il principe e il Daily Mail, che dovrebbe costare
38 milioni di sterline (quasi 44 milioni di euro) se si considerano le spese
legali di entrambe le parti, sarà duramente contestato in tribunale. Il caso,
che sarà discusso in tribunale nelle prossime nove settimane, probabilmente
metterà sotto i riflettori un cast di personaggi con un passato complicato.
Nessun appuntamento previsto né incontro di Harry col padre Re Carlo.
La decisione del principe di affrontare i tabloid non è stata priva di costi
personali e finanziari. Per lui si tratta di una questione di principio, che
potrebbe aver contribuito alla rottura del suo rapporto con la famiglia reale.
Nella sua biografia “Spare”, Harry ha ricordato che il suo rapporto con il
padre, re Carlo, e il fratello, il principe William, era diventato teso a causa
di quella che lui considerava la loro incapacità di denunciare presunti illeciti
da parte dei giornalisti. Nel 2019, dopo una conversazione con l’avvocato David
Sherborne durante una vacanza nella villa di Elton John in Francia, il principe
si convinse che i giornali avrebbero dovuto rispondere in tribunale del
trattamento riservatogli in passato.
Nel 2023, Harry è diventato il primo membro della famiglia reale a testimoniare
in tribunale in oltre 130 anni, in una causa per violazione della privacy
intentata da lui e altri contro l’editore del Mirror. Il giudice ha stabilito
che il giornale aveva hackerato il suo telefono “in misura modesta”, dalla fine
del 2003 al 2009, e gli ha riconosciuto un risarcimento di 140.600 sterline
(circa 162.000 euro). L’anno scorso, la sua richiesta di risarcimento danni per
violazione della privacy contro l’editore del Sun e dell’ormai defunto News of
the World è stata risolta in tribunale per una somma non rivelata, a quanto pare
pari a circa 10 milioni di sterline (11.500.000 euro).
L’editore si è scusato con Harry per l’intercettazione telefonica del News of
the World e per la grave intrusione nella sua vita privata da parte del Sun,
compresi “incidenti di attività illegali commessi da investigatori privati che
lavorano per il Sun”.
L'articolo Il Principe Harry torna “a casa” per la causa contro il Daily Mail:
“Hanno avuto informazioni sulla mia vita privata con metodi illegali”. Nessun
appuntamento con Re Carlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Daily Mail
Una donna ha vinto una causa dopo che il marito ha involontariamente sparato al
cane. Come riporta il Daily Mail, il cagnolino della coppia è stato aggredito da
tre tassi sotto una capanna in giardino. L’uomo ha così sparato un colpo d’arma
da fuoco contro gli animali per spaventarli. Il proiettile ha centrato la zampa
del cagnolino, la cui salute era tutelata da una polizza contro gli infortuni.
Dopo aver curato l’animale, la donna ha chiesto il rimborso delle spese mediche
alla compagnia assicurativa Wakam. Quest’ultima, però, ha respinto la richiesta
della signora.
Wakam, infatti, ha sostenuto che la coppia avesse messo a repentaglio la vita
del cane e che il proiettile sparato dal marito non fosse una soluzione “né
proporzionata, né sicura” per l’animale. La compagnia ha inoltre sottolineato
come nel Regno Unito sia illegale sparare contro i tassi. La signora si è
rivolta al difensore civico finanziario Lindsey Woloski, che ha ordinato alla
compagnia assicurativa di rimborsare la coppia con 150 sterline.
LA LEGGE E LA RISPOSTA
Il difensore civico ha dato ragione alla donna. Secondo Woloski, infatti,
l’azione del proprietario del cane era “razionale e proporzionata” nel tentativo
di salvare il cucciolo e che, dunque, non c’era stata alcuna violazione della
polizza della compagnia. “Ritengo che, anziché mettere in pericolo il cane,
l’uso della pistola abbia effettivamente spaventato i tassi” ha aggiunto la
rappresentante legale.
“Capisco che i tassi stavano proteggendo una tana e che il timore era che
avrebbero sbranato il piccolo cane”, ha scritto la signora Woloski. E infine:
“Penso che la paura fosse razionale e che l’azione intrapresa fosse
proporzionata. È davvero un peccato che la zampa del cane sia rimasta
intrappolata”.
La signora Woloski ha aggiunto che l’uomo stava cercando di spaventare gli
animali e che pensava che il colpo di fucile potesse essere una soluzione
efficacie per spaventare i tassi “feroci e arrabbiati”. Il difensore civico ha
concluso sottolineando che il proprietario dell’animale non stava violando la
legge ai sensi del Protection of Badgers Act 1992 (ossia la legge sulla
protezione dei tassi), poiché stava solo cercando di spaventare i tassi
piuttosto che ucciderli. La rappresentante della coppia ha ordinato alla
compagnia assicurativa Wakam di risarcire la coppia con 150 sterline per “aver
causato ulteriore stress e disagio rifiutando, ingiustamente, il risarcimento”.
L'articolo Il marito spara involontariamente al cane per difenderlo dai tassi:
la moglie ottiene dall’assicurazione dell’animale domestico un risarcimento di
150 sterline proviene da Il Fatto Quotidiano.