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Croci, ex voto e preghiere: la “Fashion Devotion” è il trend del momento. Ecco perché la Gen Z e la moda puntano tutto sulla religione
Fashion Devotion è stata una famosa sfilata di Dolce& Gabbana del 2018: croci, ex voto, corone dei santi, puttini alati, pianete sacerdotali. Ma la Devotion era dedicata a una divinità pagana, la Moda. Adesso è il contrario: una corrente di misticismo attraversa le passerelle e lo star system, non in maniera trasgressiva/ironica/dissacrante come in Jean Paul Gaultier, in Alexander McQueen nel ’96, Versace nel ‘97 o Lacroix nel 2009. L’input stavolta arriva da una popstar, e non si tratta di marketing, ma di una serissima dichiarazione di spiritualità. Rosalìa (nome completo Rosalía Vila Tobella) artista catalana da 23 milioni di follower su Instagram, dopo aver giocato con gli ammiccamenti sexy, ha spiazzato il mainstream musicale con l’album “Lux”, dove appare vestita da suora, come in preghiera, e canta “Butterò via le mie Jimmy Choo!” (ma non lo farà davvero, pensiamo). È in buona compagnia. L’ex scavezzacollo Justin Bieber, su Instagram, parla regolarmente di Gesù ai suoi 180 milioni di seguaci. Taylor Swift fa continuo riferimento alla giustizia divina. La sua fede e la sua azione sono “inseparabili”, al punto che le hanno dedicato apposite celebrazioni pop in una chiesa tedesca. Annalisa nella raccolta “Ma io sono fuoco” cita direttamente Gesù (per il perdono), Maria, Adamo ed Eva. Ma Rosalìa fa di più. Dice: “La spiritualità, per me, è sempre stata presente. Il mio legame con Dio è sempre stato lì. Sono un canale per raccontare storie, e l’ispirazione viene dalle sante di tutto il mondo”. In “Mio Cristo piange diamanti” parla di Santa Chiara. «Focu ‘ranni» invece, è nata dalle letture su Rosalia, la “santuzza” di Palermo. Avrebbe dovuto sposarsi, ma decise di dedicarsi a Dio. Le manca Sant’Agata, patrona di Catania, appena celebrata con una sfilata e la mostra “Agata 900 /Il viaggio”: cento abiti couture realizzati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti. La vincitrice, Samira Paglini, ha creato l’incredibile “Adduma” (in siciliano “Accendi”): sull’ampia, scenografica gonna a balze sono stati applicati 5413 fiammiferi appena bruciati, “due mesi di lavoro”, racconta, “e su ogni capocchia ho infilato una perlina rossa, la scintilla della fede, il martirio, il fuoco”. Laura Calì (seconda), con “Il miracolo di Agata”, e Antonella Testaì, terza con “Ignis Martyrii” sdoganano l’iconografia pop (i santini, i busti carichi di gioielli “per grazia ricevuta”, le reliquie, i lumini) ne fanno pezzi unici e testimonianze di una religiosità tutt’altro che superficiale. Quella di Agata, che è già una delle più importanti celebrazioni religiose al mondo (la terza dopo la Settimana Santa di Siviglia e il Corpus Domini di Cusco) promette di influenzare da oggi in poi anche la moda. Conferma Aurora Solarino, invidiata modella per Dolce& Gabbana: ”Sono devota anch’io, e penso che questa santa siciliana abbia una straordinaria carica simbolica”. ‹ › 1 / 6 UNNAMED (5) ‹ › 2 / 6 UNNAMED (8) ‹ › 3 / 6 UNNAMED (7) ‹ › 4 / 6 UNNAMED (6) ‹ › 5 / 6 UNNAMED (9) ‹ › 6 / 6 MOSTRA A CATANIA ABITO ADDUMA DI SAMIRA PAGLINI Commenta Diego Dalla Palma, leggendario make-up artist chiamato a votare gli abiti nella giuria: “Penso che in tempi incerti come i nostri, il bisogno di spiritualità, e la dichiarazione di questo bisogno passi anche dalla moda”. Ne sa qualcosa Antonio Scognamiglio che ha vestito Madonna, Beyoncé e Nicole Kidman. Guarda caso, ha presentato qualche giorno fa a Milano la collezione “The Resurrection“, Haute Couture P-E 2026, un omaggio alla fede, oltre che alla bellezza. In uno dei preziosi abiti emerge l’immagine di un Cristo argentato, in un altro il crocifisso è una delicata applicazione in pizzo. Una couture spirituale: “Con le mie mani e con la mia arte esprimo il senso religioso. Ho tradotto la mia fede in alta moda”. E, scendendo molto più giù, verso lo street style, sorprende che una delle t-shirt più vendute sia quella con la mano che stringe un rosario. Lina Scalisi, storica, autrice del saggio “Il controllo del sacro” ammette che anche nella religiosità, nei suoi simboli e nelle sue manifestazioni c’è gerarchia, potere, politica ma, alla fine, qualcosa sfugge sempre al controllo. In Spagna si è già aperto il dibattito sul ritorno dei giovani al cattolicesimo. Al Festival di San Sebastian ha avuto grande successo il film “Los domingos”: una giovane basca, per diventare monaca, deve vincere le resistenze della sua famiglia. A Catania, il boutique hotel Habitat, accanto all’ingresso, ha una porta murata con un buco rotondo fatto apposta per spiare. Una scritta invita: “Non guardate qui”. Naturalmente guardiamo e, sorpresa, appare la frase “Guardati dentro”. Proprio quello che, forse, sta facendo la nuova fashion devotion. L'articolo Croci, ex voto e preghiere: la “Fashion Devotion” è il trend del momento. Ecco perché la Gen Z e la moda puntano tutto sulla religione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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San Valentino uomo, come vestirsi per farla innamorare (davvero)? 11 look copiati dalle star per andare a colpo sicuro
Chissà perché quando si parla di San Valentino si parla soprattutto di “lei”. Lingerie sexy, labbra a prova di baci con i Lip Patch Pixi, il make-up di Sephora “per farlo cadere ai tuoi piedi”, pennarelli a doppia punta per uno sguardo più dolce, mascara cinescope per sbattere le ciglia. Ombretto liquido long lasting di Astra make-up per avere 12 ore di palpebre vellutata E il look? E “le 10 cose da indossare per sedurre un uomo?” Migliaia di pagine, consigli, dritte. Insomma, un gran da fare. E lui? Avrà pure dei dubbi davanti allo specchio. Si chiederà: come mi vesto per farla innamorare? Per dirle chi sono? Diamogli una mano, con un occhio alle star. ARDITO Se c’è qualcuno che continua a oltrepassare i confini dello stile, è Timothée Chalamet. Con Marty Supreme, film vincitore ai Golden Globe, candidato a tutto, e lui all’Oscar, capace di una scelta cromatica memorabile, l’arancione fluo, Non che vada bene per tutti, ma anche in total black con le camicie ricamate e la giacca gialla suggerisce coraggio. A patto di avere il fisico, ovvio. La fashionista lo adorerà. ROMANTICO Chi meglio di Jonathan Baley, icona sexy 2025, star di “Bridgerton”? Diventato popolare con il ruolo di Lord Anthony, ama gli abiti formali, i dettagli e gli accessori alla moda. Impeccabile, mai un capello fuor posto, niente spigoli. Quando porta quei piumini caldi e avvolgenti (se ne sono visti una quantità anche over, da Dsquared 2) pensate a come può essere divertente far atterrare sul morbido una ragazza. Uno che si veste come lui è da sposare. SPORTIVO Non bisogna inventarsi chissà che cosa. Harry Styles è cool anche quando porta un semplice trench, jeans e mocassini. Il suo stile funziona perché è comodo e autentico, mai forzato. Magari con qualche elemento glam come una sacca al posto dello zaino, o una maxi sciarpa. Imitatelo. Trovate tutto quello che serve nell’ultima sfilata maschile di Giorgio Armani (senza Giorgio). GLOBETROTTER Un gilet ricamato hippie chic degno di Jimi Hendrix, con interno in felpa e colletto in montone; una giacca-camicia jacquard realizzata con il cotone matelassé delle coperte invernali del nord dell’India. Camicie ricamate oversize ecrù e nero, geniali jeans al rovescio, rifiniti con splendidi motivi floreali, Antik Batik crea il guardaroba del globetrotter. Il suo look dice: vuoi partire con me? Figuriamoci se lei dice di no. POST MODERNO, CON IRONIA Stampe scheletro, fiori tie-dye, e upcycling di lusso (per lei zerbini come mini abiti e i paralumi- gonne): la collezione New Age di Lessico Familiare presentata durante la Fashion Week maschile non è solo postmoderna, è post atomica: abiti in ovatta, silhouette cocoon, sottovesti preziose, capispalla logori, fiocchetti leziosi e animali talismano. Come non amare l’uomo che si presenta con una borsa-pelouche gialla a forma di gallina? ‹ › 1 / 2 DSC00197 ‹ › 2 / 2 DSC00346 CLASSICO, A MODO SUO Ispirazione: Jacob Elordi, attore cult, contesissimo. Protagonista del nuovo “Cime Tempestose” (al cinema dal 12 febbraio). Completi perfettamente tagliati, essenziali e mai banali, un’eleganza retrò rilassata e sicura di sé. Avete presente il completo bianco di Bottega Veneta visto alla première di Frankenstein a Città del Messico? La giacca monopetto sottolineava la silhouette affilata oggi tanto di moda (passerella di Prada-Raf Simmons). Vestito così fa colpo di sicuro. IRRIVERENTE Gli uomini in smoking, si sa, sono bellissimi. Ma in assenza di un’occasione formale, beh, Jeremy Allen White, protagonista dell’esilarante e premiata serie “The Bear”, al cinema con “Springsteen Liberami dal nulla” sa come riscrivere il tuxedo in chiave sexy. Lo destruttura togliendo il blazer, lo rende meno rigido aprendo la camicia sulla canotta. Il look, firmato Louis Vuitton, dimostra che lo smoking può essere irriverente restando elegante. E chi lo indossa è decisamente fidanzabile. MR. CROCODILE Ebbene sì, c’è ancora l’uomo-uomo. Warped, brand che ha debuttato a Milano nell’ultima Fashion Week maschile, crede nel maschio forte, senza fronzoli come nel film “Mr. Crocodile Dundee” (ma rivisto e corretto), uno che caccia coccodrilli nell’outback e se la cava magnificamente anche nella giungla metropolitana. Giacche, pantaloni, camicie e t-shirt confortevoli, tessuti scuba elasticizzati e lana bi-stretch, denim in con effetto 3D e, dettaglio non trascurabile, lacci in pelle di canguro, cinque volte più resistenti, dicono tutto. Se dovessimo azzardare un’icona potrebbe essere Callum Turner, in odore di James Bond. ‹ › 1 / 2 WARPED FW 26-27. STILE CROCODILE DUNDEE ‹ › 2 / 2 WARPED FW 26-27 THE DUKE WILLIAMS INDECISO Il gentiluomo un po’ dandy con la giacca nera matelassé abbinata a pantaloni da pigiama e pantofole è uno dei tipi maschili usciti in passerella da Dolce& Gabbana. Ha una sua nonchalance. È tenero e divertente. Affidabile? Non è detto. Ma il look lo spiega perfettamente. DECISIONISTA Senza incertezze. La Napoleon jacket, celebre giacca con gli alamari e i ricami in corda, vista nella collezione Winter 2026 di Dior Homme (la nuova versione di Jonathan Anderson ha il retro a palloncino) è già una dichiarazione d’intenti. Ma il bello è che, nel nostro presente fluido, questa bella giacca potrà rubargliela lei. A patto che ci sia una storia. MISTERIOSO Come cantava Battiato, gli occhiali regalano “più carisma e sintomatico mistero” perciò sono una questione a parte. Partiamo da quelli iVisionTech di Macron (il titolo è stato sospeso in borsa per eccesso di rialzo) ormai cult. In questo caso il dettaglio fa il look. Poi ci sono quelli nuovissimi di Bugatti, che evocano l’eleganza di un artigianato quasi vintage. Mentre Sestini presenta Garba, collezione eyewear ispirata a una tipica parola toscana. Indica un’eleganza naturale, un modo misurato di stare al mondo, una sicurezza silenziosa (e garba anche a noi). Il messaggio è chiaro, e una volta mandato, gli occhiali bisogna toglierseli. Se va tutto bene, anche il resto… L'articolo San Valentino uomo, come vestirsi per farla innamorare (davvero)? 11 look copiati dalle star per andare a colpo sicuro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sono scioccata dal fatto che le persone continuino a sostenere questa azienda. È imbarazzante””: Bella Hadid contro Dolce e Gabbana per la sfilata non inclusiva
“Sono scioccata dal fatto che le persone continuino a sostenere questa azienda. È imbarazzante“. Il commento di Bella Hadid, comparso sotto un video diventato virale su Instagram, ha riacceso il dibattito attorno alla sfilata Dolce&Gabbana Uomo Autunno-Inverno 2026/27, presentata a Milano sabato 17 gennaio. Nel mirino delle critiche è finita infatti la passerella composta da modelli tutti bianchi, caucasici, bellissimi neanche fossero stati creati dall’intelligenza artificiale, elemento che – in un progetto che pretende di parlare di “individualità” – diventa un limite visibile, non un dettaglio. A innescare la polemica è stato il post dell’influencer Elias Medini (@ly.as), osservatore attento del fashion system e noto per i suoi watch party online durante le sfilate. Nel video, Medini concentra l’attenzione su un dettaglio preciso: il casting, appunto. “50 sfumature di bianco“, scrive pubblicando le immagini dello show e sottolineando l’assenza di modelli asiatici, neri o arabi. Non solo. A tutto questo si aggiunge poi il contrasto tra ciò che si è visto e ciò che la sfilata dichiarava di voler raccontare. La collezione porta infatti il titolo The Portrait of Man e viene presentata come un lavoro sugli “archetipi maschili lontani da qualsiasi stereotipo”. Peccato che l’impianto sia esattamente l’opposto: tutte le figure messa in passerella (lo sportivo, l’uomo di casa in pigiama, il dandy da smoking, ecc.) funzionano come stereotipo per definizione, perché procedono per etichette immediate. Ogni uscita, insomma, finisce per essere la rappresentazione didascalica e cristallizzata dello stereotipo stesso, nonostante gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana avessero parlato di un omaggio “all’identità singolare di ogni uomo”, quindi di una celebrazione dell’individualità. Da qui le polemiche social a cui si è accodata anche la top model Bella Hadid: “Sono scioccata dal fatto che le persone continuino a sostenere questa azienda. È imbarazzante”. Il riferimento inevitabile, per molti osservatori, è il 2018, quando Dolce&Gabbana fu travolta dalle accuse di razzismo in Cina per una campagna giudicata offensiva e stereotipata. La vicenda portò alla cancellazione della sfilata di Shanghai e a un boicottaggio su larga scala, segnando uno dei momenti più delicati nella storia recente della maison. > View this post on Instagram > > > > > A post shared by Lyas (@ly.as) L'articolo “Sono scioccata dal fatto che le persone continuino a sostenere questa azienda. È imbarazzante””: Bella Hadid contro Dolce e Gabbana per la sfilata non inclusiva proviene da Il Fatto Quotidiano.
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