Tag - Religione

‘Il regno perduto degli dei’ nel Medioevo è ancora tra di noi
Le divinità del mondo antico, una volta bandite dall’Olimpo, furono confinate negli incubi degli uomini. Così scriveva Heinrich Heine. Quando l’impero romano, sposò la religione cristiana dell’Unica Divinità non tutti si convertirono subito. Alcuni, soprattutto nelle campagne, rimasero per un lungo tempo adoratori delle antiche divinità, o, come si prese a dire in quel periodo “pagani”, ovvero “campagnoli”, per sottolineare come fossero persone arretrate. “Pagani” fu un modo per costringere in unico termine un vastissimo repertorio di culti e tradizioni dall’Irlanda al Baltico, che nel giro pochi secoli furono quasi del tutto cancellati. Inizialmente tollerate, si decise a un certo punto che queste sacche di paganesimo andassero debellate. “Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno considerati stolti eretici. Costoro saranno condannati anzitutto dal castigo divino, poi dalla nostra autorità che ci viene dal Giudice Celeste” fece scrivere l’imperatore Teodosio nell’Editto di Tessalonica (380 d.C.). I pagani e gli eretici iniziarono ad essere perseguitati con molta più determinazione di quanto i cristiani fossero mai stati perseguitati quando la loro religione era minoritaria. I templi furono convertiti a chiese o dati alle fiamme. Le statue greche e romane degli dei furono distrutte o sfregiate. Asportando il naso, un orecchio o un dito si toglieva il potere alla statua, per questo oggi molti dei reperti che troviamo nei musei sono monchi. Deliberatamente sfigurati. Eppure quegli antichi rituali non scomparvero, ma impararono ad essere segreti. Ne Il regno perduto degli dei (Carocci editore), Francesco Borri, docente di storia medievale all’Università Ca Foscari di Venezia racconta il paganesimo nell’Europa medioevale. I caratteri più evidenti erano nel culto della natura e degli animali. Così la propaganda cattolica dava a queste credenze toni foschi e demoniaci. C’era l’uccello notturno dal lungo becco che beveva sangue umano, chiamato strix, da cui viene il termine strega attribuito alle donne che potevano trasformarsi in questo malefico essere grazie a pozioni e magie. E il ficti lupi, uomini che si trasformavano in animali, in particolare lupi, tradizione da cui deriverà poi l’idea del lupo mannaro. Tra i più terribili pagani c’erano ovviamente i barbari: “I Sassoni sono selvaggi, i Franchi sleali, gli Unni debosciati, i Gepidi inumani”. Scriveva Salviano da Marsiglia nel V secolo. “Schiavi di culti superstiziosi credevano che i loro dei fossero lusingati con la strage di esseri umani e dallo spargimento di sangue di loro consanguinei”. Aggiungeva Magno Felice Ennodio, parlando di sacrifici umani che questi popoli avrebbero compiuto uccidendo propri figli all’altare degli dei, con l’intento di ingraziarseli in battaglia. Sosteneva anche che chi non avesse pregato sotto la statua dei loro idoli veniva arso vivo. Queste, come avrete intuito, sono tutte fonti cristiane in cui si parla “del nemico” utilizzando quelle che oggi chiameremmo fake news. La verità è che cristiani e pagani convivevano in molte città senza grandi problemi, finché qualcuno decise politicamente che per combattere contro i barbari fosse utile creare una narrazione del nemico. La religione venne di fatto usata come arma culturale per creare un avverso contro cui combattere. Vi ricorda qualcosa? L’opera compiuta dai cristiani fu quella di portare al proprio interno i culti duri a morire, trasformando ad esempio le magie in miracoli, e divinità politeiste in santi. Mentre riti più cruenti come i sacrifici di animali o la venerazione degli idola, che non potevano essere conciliati con il dio unico cristiano, furono spazzati via. Anche con l’uso della forza. La scomparsa del paganesimo però c’è stata solo in apparenza, molti riti sono rimasti nascosti dalle pieghe del tempo e sono sopravvissuti fino a oggi, e oggi, in un occidente più laico sono tornati allo scoperto. Parlo di riti che vanno dall’Halloween celtico, per esorcizzare le divinità della morte, ai Lòm a Mêrz romagnoli, grandi fuochi per ingraziarsi le divinità a dare un buon raccolto. Gli antichi dèi sono ancora tra noi. L'articolo ‘Il regno perduto degli dei’ nel Medioevo è ancora tra di noi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Libri e Arte
Religione
Croci, ex voto e preghiere: la “Fashion Devotion” è il trend del momento. Ecco perché la Gen Z e la moda puntano tutto sulla religione
Fashion Devotion è stata una famosa sfilata di Dolce& Gabbana del 2018: croci, ex voto, corone dei santi, puttini alati, pianete sacerdotali. Ma la Devotion era dedicata a una divinità pagana, la Moda. Adesso è il contrario: una corrente di misticismo attraversa le passerelle e lo star system, non in maniera trasgressiva/ironica/dissacrante come in Jean Paul Gaultier, in Alexander McQueen nel ’96, Versace nel ‘97 o Lacroix nel 2009. L’input stavolta arriva da una popstar, e non si tratta di marketing, ma di una serissima dichiarazione di spiritualità. Rosalìa (nome completo Rosalía Vila Tobella) artista catalana da 23 milioni di follower su Instagram, dopo aver giocato con gli ammiccamenti sexy, ha spiazzato il mainstream musicale con l’album “Lux”, dove appare vestita da suora, come in preghiera, e canta “Butterò via le mie Jimmy Choo!” (ma non lo farà davvero, pensiamo). È in buona compagnia. L’ex scavezzacollo Justin Bieber, su Instagram, parla regolarmente di Gesù ai suoi 180 milioni di seguaci. Taylor Swift fa continuo riferimento alla giustizia divina. La sua fede e la sua azione sono “inseparabili”, al punto che le hanno dedicato apposite celebrazioni pop in una chiesa tedesca. Annalisa nella raccolta “Ma io sono fuoco” cita direttamente Gesù (per il perdono), Maria, Adamo ed Eva. Ma Rosalìa fa di più. Dice: “La spiritualità, per me, è sempre stata presente. Il mio legame con Dio è sempre stato lì. Sono un canale per raccontare storie, e l’ispirazione viene dalle sante di tutto il mondo”. In “Mio Cristo piange diamanti” parla di Santa Chiara. «Focu ‘ranni» invece, è nata dalle letture su Rosalia, la “santuzza” di Palermo. Avrebbe dovuto sposarsi, ma decise di dedicarsi a Dio. Le manca Sant’Agata, patrona di Catania, appena celebrata con una sfilata e la mostra “Agata 900 /Il viaggio”: cento abiti couture realizzati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti. La vincitrice, Samira Paglini, ha creato l’incredibile “Adduma” (in siciliano “Accendi”): sull’ampia, scenografica gonna a balze sono stati applicati 5413 fiammiferi appena bruciati, “due mesi di lavoro”, racconta, “e su ogni capocchia ho infilato una perlina rossa, la scintilla della fede, il martirio, il fuoco”. Laura Calì (seconda), con “Il miracolo di Agata”, e Antonella Testaì, terza con “Ignis Martyrii” sdoganano l’iconografia pop (i santini, i busti carichi di gioielli “per grazia ricevuta”, le reliquie, i lumini) ne fanno pezzi unici e testimonianze di una religiosità tutt’altro che superficiale. Quella di Agata, che è già una delle più importanti celebrazioni religiose al mondo (la terza dopo la Settimana Santa di Siviglia e il Corpus Domini di Cusco) promette di influenzare da oggi in poi anche la moda. Conferma Aurora Solarino, invidiata modella per Dolce& Gabbana: ”Sono devota anch’io, e penso che questa santa siciliana abbia una straordinaria carica simbolica”. ‹ › 1 / 6 UNNAMED (5) ‹ › 2 / 6 UNNAMED (8) ‹ › 3 / 6 UNNAMED (7) ‹ › 4 / 6 UNNAMED (6) ‹ › 5 / 6 UNNAMED (9) ‹ › 6 / 6 MOSTRA A CATANIA ABITO ADDUMA DI SAMIRA PAGLINI Commenta Diego Dalla Palma, leggendario make-up artist chiamato a votare gli abiti nella giuria: “Penso che in tempi incerti come i nostri, il bisogno di spiritualità, e la dichiarazione di questo bisogno passi anche dalla moda”. Ne sa qualcosa Antonio Scognamiglio che ha vestito Madonna, Beyoncé e Nicole Kidman. Guarda caso, ha presentato qualche giorno fa a Milano la collezione “The Resurrection“, Haute Couture P-E 2026, un omaggio alla fede, oltre che alla bellezza. In uno dei preziosi abiti emerge l’immagine di un Cristo argentato, in un altro il crocifisso è una delicata applicazione in pizzo. Una couture spirituale: “Con le mie mani e con la mia arte esprimo il senso religioso. Ho tradotto la mia fede in alta moda”. E, scendendo molto più giù, verso lo street style, sorprende che una delle t-shirt più vendute sia quella con la mano che stringe un rosario. Lina Scalisi, storica, autrice del saggio “Il controllo del sacro” ammette che anche nella religiosità, nei suoi simboli e nelle sue manifestazioni c’è gerarchia, potere, politica ma, alla fine, qualcosa sfugge sempre al controllo. In Spagna si è già aperto il dibattito sul ritorno dei giovani al cattolicesimo. Al Festival di San Sebastian ha avuto grande successo il film “Los domingos”: una giovane basca, per diventare monaca, deve vincere le resistenze della sua famiglia. A Catania, il boutique hotel Habitat, accanto all’ingresso, ha una porta murata con un buco rotondo fatto apposta per spiare. Una scritta invita: “Non guardate qui”. Naturalmente guardiamo e, sorpresa, appare la frase “Guardati dentro”. Proprio quello che, forse, sta facendo la nuova fashion devotion. L'articolo Croci, ex voto e preghiere: la “Fashion Devotion” è il trend del momento. Ecco perché la Gen Z e la moda puntano tutto sulla religione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Moda e Stile
Moda
Religione
Taylor Swift
Dolce & Gabbana
“Una lettera dal Vaticano mi ha chiesto di anticipare il mio matrimonio: non è una coincidenza, la mano di Dio ha guidato ogni dettaglio”: le parole di Conor McGregor
Il matrimonio di Conor McGregor e Dee Devlin è frutto della volontà di Dio. Ne è certo il lottatore di Mma, che sul suo profilo Instagram ha pubblicato un post scrivendo scrivendo delle sue nozze e di un piano divino: “Ho sposato l’amore della mia vita, Dee, il 12 del 12, esattamente alle 12:12. Ci siamo sposati nella Cappella di Santo Stefano degli Abissini, la chiesa più antica del Vaticano” ha dichiarato il 47enne. L’irlandese ha detto “sì” alla sua dolce metà 151 giorni dopo il suo compleanno, il numero che in gematria (ossia l’antico sistema numerologico ebraico che assegna valori numerici alle lettere dell’alfabeto) si riferisce al nome di Gesù Cristo. Come riportato dal lottatore, il matrimonio è stato celebrato in anticipo rispetto ai programmi su richiesta dello Stato Vaticano: “Le 12:12 precise non rientravano affatto nei miei piani. Una lettera dal Vaticano è arrivata solo una settimana prima, chiedendo di anticipare la cerimonia”. McGregor non crede alle coincidenze, ma alla volontà di Dio: “È chiaro che non si è trattato di una coincidenza. La mano di Dio ha guidato ogni dettaglio, confermando la Sua benedizione sulla nostra unione e la Sua presenza nella mia vita”. Il campione di Mma ha sottolineato l’importanza della religione nella sua vita. Per il 47enne “servire Dio è la priorità numero uno”. Nella scala gerarchica ci sono, in ordine, la moglie Dee, i quattro figli Conor Jr, Croia, Rian e Mack e, infine, i genitori. “Ti amo, Dio”, McGregor ha concluso così il suo messaggio su Instagram. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Conor McGregor Official (@thenotoriousmma) L'articolo “Una lettera dal Vaticano mi ha chiesto di anticipare il mio matrimonio: non è una coincidenza, la mano di Dio ha guidato ogni dettaglio”: le parole di Conor McGregor proviene da Il Fatto Quotidiano.
Trending News
Instagram
Religione
Social Network
Il fidanzato la tradisce quattro mesi prima del matrimonio, lei decide di sposarlo comunque: “Così ho superato il dolore e abbiamo approfondito il rapporto con Dio”
Il fidanzato la tradisce quattro mesi prima del matrimonio ma lei lo sposa comunque. La protagonista della storia si chiama Gabrielle, una ragazza statunitense che sul suo profilo Tiktok pubblica spesso video inerenti alla religione cristiana. La 27enne ha deciso di sfruttare il suo account da oltre 18 mila followers per liberarsi da un peso: la vergogna del tradimento da parte del suo attuale marito, Austin. I due si sono sposati a settembre 2021 dopo circa un anno e mezzo di relazione. Quattro mesi prima del “sì”, Gabrielle ha scoperto che il fidanzato la tradiva. Dopo alcuni atteggiamenti sospetti del ragazzo, la 27enne gli ha inviato un messaggio (i due portavano avanti una relazione a distanza da 9 mesi) chiedendo se ci fossero problemi. Lui, con una telefonata, le ha rivelato di averla tradita con una collega. Austin ha dichiarato che l’amicizia sul posto di lavoro “era involontariamente progredita in qualcos’altro”. Dopo la conversazione con il fidanzato, Gabrielle ha trovato il profilo Facebook della ragazza con cui lui la tradiva e l’ha contattata per chiarire la situazione. La collega ha rivelato tutti i dettagli, spiegando che non c’erano stati rapporti sessuali, ma baci e alcune cene insieme. “È stato davvero molto doloroso e traumatizzante scoprire questa cosa tre mesi prima del matrimonio. E ho dovuto prendere una decisione”, ha dichiarato Gabrielle nel video postato su Tiktok. “HO CONSIDERATO L’IDEA DI ANNULLARE IL MATRIMONIO, DIO MI HA AIUTATA” Gabrielle ha raccontato a People gli sviluppi della relazione con Austin e il motivo per il quale ha deciso di convolare comunque a nozze con lui. La ragazza ha spiegato di aver avuto il cuore spezzato dopo la scoperta del tradimento. “Qualche giorno dopo, ho parlato con il mio fidanzato di persona per due ore di tutto ciò che era successo”, ha detto la protagonista della storia. “Quella settimana ho pregato e ho seriamente considerato l’idea di annullare il matrimonio“. La giovane ha proseguito dicendo che il fidanzato era pentito del suo gesto e che lei credeva che Dio potesse aiutare la coppia a guarire e ad andare avanti. I due si sono sposati il 4 settembre 2021 nel North Carolina. Gabrielle ha dichiarato a People che la terapia individuale è stato il segreto che l’ha aiutata a portare avanti la relazione: “Durante questo periodo, la terapeuta mi ha insegnato cose fondamentali su come guarire dal trauma e andare avanti con il mio partner”. E ancora: “Ha anche coinvolto Austin in alcune sedute, durante le quali lui ha potuto comprendere meglio i diversi livelli di dolore e come questi debbano essere elaborati nel tempo”. Ad aiutare la coppia sono state anche la comunicazione costante e la trasparenza al telefono. Inoltre, i due hanno iniziato ad approfondire il rapporto con Dio dal 2023. “Abbiamo iniziato a frequentare regolarmente studi biblici, la chiesa, a leggere la Bibbia con costanza” ha raccontato Gabrielle a People. “Mio marito ha impostato delle protezioni sul suo telefono, ha iniziato a condurre uno studio biblico e a frequentare un gruppo di responsabilità maschile”. La ragazza ha concluso dicendo che ciò che l’ha aiutata a superare il dolore del tradimento è stato “vedere ogni giorno come mio marito si sforza di crescere e di allontanarsi così tanto dalla persona che era allora“. > @gabriellew13 If you have also been through this, I am sorry ❤️‍???? you > didn’t ask for this to happen. Some people who cheat change. Some people > don’t. Our story is that by Gods grace and transforming power, my husband is > NOT the same person who cheated on me almost 5 years ago. I have carried shame > around this for too long holding onto this secret because I know people judge, > gossip, don’t understand etc. but I’m done with that. If this story of Gods > restoration in our relationship can help even one person that is enough for > me. I know hearing other women’s stories over the last five years helped me so > much to know I wasn’t alone. God loves you and he CAN restore your > relationship. #christianmarriage #restoration #cheating #testimony #redemption > ♬ original sound – Gabrielle ????????????️???? L'articolo Il fidanzato la tradisce quattro mesi prima del matrimonio, lei decide di sposarlo comunque: “Così ho superato il dolore e abbiamo approfondito il rapporto con Dio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Storie dal Mondo
Usa
Religione
Lalla e Ildegarda di Bingen: due poetesse mistiche, due donne straordinarie
Coerente con la mia ricerca spirituale tra Oriente e Occidente, e con i consigli di lettura precedenti, vi parlo di due donne straordinarie, due poetesse mistiche tardomedievali: Ildegarda di Bingen (1098-1179) e Lalla (1350 circa-1400 circa). Da anni si assiste a una renaissance di studi su Ildegarda, figura extra-ordinaria nella storia della spiritualità: mistica, teologa, poetessa, carismatica monaca benedettina, studiosa di erboristeria e gemmologia, pioniera degli studi di linguistica, naturalista, influente consigliera politica, prima compositrice attestata della storia di Occidente. Venerata come santa ufficialmente dal 2012, da ben prima riconosciuta da ricercatori e iniziati di tutto il mondo come fonte di ispirazione, Ildegarda fu considerata voce autorevole dai potenti suoi contemporanei (da Federico Barbarossa a San Bernardo di Chiaravalle, da papa Eugenio III a Filippo d’Alsazia). Eppure, nella umile saggezza delle grandi anime, si definiva “una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio”. Negli ultimi decenni, Ildegarda è divenuta icona universale della mistica, poiché le sue visioni (anche iconograficamente stupefacenti) sembrano confermare le intuizioni junghiane sull’Inconscio Collettivo: appare evidente come siano molto simili alla rappresentazioni del Divino di diverse tradizioni, dall’Adam Qadmon cabalistico al dio indù Krishna. Castelvecchi le dedica un volume imponente e bellissimo, Visioni, a cura di Anna Maria Sciacca, imperdibile per tutti gli studiosi della mistica (intesa anche in generale, non solo riferito all’autrice), che raccoglie le sue tre opere principali in latino: Scivias o Tre libri di visioni, Libro dei meriti della vita, Libro delle opere divine. Pregevole il contributo di Anna Maria Sciacca; come scrive nella prefazione Enrico dal Covolo: “il pregio maggiore di questo libro consiste nella presentazione attenta, dettagliata, puntale, appropriata del linguaggio simbolico attraverso il quale Ildegarda ha trasmesso le visioni mistiche che sono all’origine delle sue opere”. Segnalo, poco precedente a questa edizione, una gemma musicale: Vox Aeternitatis, una nuova, splendida versione delle composizioni di Ildegarda proposte dalla Schola Romana Ensemble, trio composto dal soprano Matelda Viola, Lorenzo Sabene al liuto medievale, Stefano Sabene alla traversa medievale e alle percussioni; disco dedicato alla memoria di Luigi Polsini, stimato contrabbassista, specialista dello studio filologico della musica medievale. Ho avuto il privilegio di assistere alla presentazione di quest’opera alla Fondazione S. Francesca Romana, uno stupendo omaggio a Ildegarda, arricchito da un intervento di Sara Salvadori, tra le massime esperte mondiali del tema, in cui le parti registrate nel disco da Polsini partecipavano, in un ricordo commosso, all’esecuzione dal vivo. Tornerò a parlarne, perché merita molta attenzione. Ora, invece, ringrazio Ilaria Giovinazzo, poetessa e studiosa di religioni, che ha curato una raccolta eccezionale: Pura luce. Canti mistici del tantrismo kashmiro (Jouvence), cento vakhya (“detti”), ovvero versetti, di Lal Ded detta Lalla, una delle rare figure venerate trasversalmente da indù e mussulmani, vertice sincretico della convergenza di differenti percorsi spirituali verso l’unità dell’esperienza del Divino. Urge chiarire che il termine “tantrico”, degradato dalla distorta commercializzazione occidentale a sinonimo di “sesso libero”, indichi etimologicamente qualsiasi metodo per espandere la coscienza verso la liberazione spirituale, tramite esperienza diretta. Preziosa e appassionata a riguardo la lunga introduzione di Giovinazzo (che a La Religione della Bellezza dedicò una silloge), in cui contestualizza storicamente la figura di Lalla, tra il sorgere dello Shivaismo kashmiro e l’incontro con la mistica sufi, sulla base delle precedenti tradizioni buddhiste. Della vita di Lal Ded abbiamo ben poche fonti, sfumate tra leggenda e agiografia, ma ci rimangono i suoi versi, accecanti testimonianze di un contatto reale con il Divino, affilate lame di luce poetica, sintesi prossima alla perfezione della verità spirituale universale, ovvero la liberazione come conoscenza diretta della Non Dualità: “Quando con la pratica l’Universo si riassorbe/ quando l’universo si fonde con l’Etere;/ quando il Vuoto si dissolve, non resta che il Bene”. Una voce poetica cristallina, sorella maggiore di tutti i ricercatori della verità. L'articolo Lalla e Ildegarda di Bingen: due poetesse mistiche, due donne straordinarie proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Cultura
Religione
“Dio è con noi”: così Trump, Putin e Netanyahu arruolano la religione per guerre e potere
“Gesù ha vissuto tre anni e mezzo in Egitto. Ma non era illegale“. Parola, anzi Verbo, di Paula White, consigliera spirituale di Donald Trump. Così si concilia il Vangelo col pugno duro del presidente contro gli immigrati. E così Dio va (o torna) al potere. Vince le elezioni, “benedice” guerre, terrorismo, regimi autoritari. MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, nel numero in vendita da venerdì 12 dicembre offre inchieste, interviste, approfondimenti sulla religione che, negli ultimi anni, è tornata prepotentemente in politica, e proprio in un’era che consideriamo materialista e tecnologica (qui potete trovare la libreria o l’edicola più comoda per voi; Millennium è in vendita anche sugli store online Amazon, Ibs, Feltrinelli, Mondadori, Liberia Universitaria, Hoepli). Non c’è solo l’integralismo islamico di Hamas e dintorni. Come scrive Fabrizio d’Esposito, “Dio è con noi” è un motto che si cuce addosso agli Stati Uniti di Trump, alla Russia di Putin, a Israele di Netanyahu, ma anche all’India di Modi e persino, per certi versi, in Cina, dove il Partito comunista recupera pezzi di buddismo, confucianesimo, taoismo. Mentre in Europa e in Italia l’area sovranista si ammanta di un cattolicesimo ultraconservatore e anti-bergogliano. Roberto Festa ci porta negli Stati Uniti, raccontando il patto fra Trump e le potenti Chiese evangeliche, gra sedicenti “apostoli”, megachurch milionarie, crociate anti-gender e sostanziosi finanziamenti a spese dei contribuenti. Mentre Nancy Porsia si è immersa fra i neomessianici del Beth Israel Worship Center, in New Jersey, per raccontarci la strana alleanza fra cristianesimo ed ebraismo, sempre in chiave ultraortodossa. Del resto in Israele il Peres Centre for Peace and Innovation non esita a paragonare Hamas e le componenti più radicali del governo Netanyahu, opposti estremismi accomunati dal claim “morte agli infedeli”, scrive Roberto Casalini. E l’integralismo islamico? Passano le sigle del terrore, come al-Qaeda e Isis, ma l’idea resta: la nuova frontiera è l’Africa – basta guardare al Sudan – ma i soldi, le moschee e le scuole coraniche estremiste prosperano grazie a fondi copiosi che arrivano da Paesi “amici” dell’Occidente, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi, si legge nell’inchiesta di Laura Silvia Battaglia. Dio non è morto, come qualcuno credeva. È tornato, anzi risorto, nella sua versione più bellicosa, totalitaria, ma anche pop. “Ehi raga, fate un applauso a Dio”, si sente dire al Ministero Sabaoth fondato a Milano dalla pastora brasiliana Rosalen Boerner Faccio, racconta Federica Tourn in un viaggio stupefacente nelle chiese evangeliche italiane, illustrato dal fotografo Federico Tisa. In Italia gli evangelici sono circa mezzo milione, e non sono solo immigrati. L’apostolo (anche qui) Lirio Porrello da Palermo conta diecimila fedeli in una settantina di chiese. Intanto qui da noi è possibile convertirsi all’Islam via Whatsapp, e chattare per districarsi nel labirinto di precetti che toccano ogni aspetto della vita quotidiana: Antonio Armano l’ha provato per voi. “Usare il nome di Dio per giustificare il sangue versato è la bestemmia più grande“, si indigna don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che in una lunga intervista a Ettore Boffano riflette sull’uso (e abuso) politico della religione e sulla Chiesa del dopo Bergoglio. A scanso di equivoci, l’ottantenne don Ciotti c ricorda che Dio è sempre “dalla parte delle vittime”. Fuori dall’impegnativo tema di copertina, il premio Nobel per l’Economia Daron Acemoglu, intervistato da Chiara Brusini, ci mette in guardia dal “patto fra élite e le big tech dell’Intelligenza artificiale“, che “corrode la democrazia“. Sta accadendo negli Stati Uniti, ma lo scenario peggiore è quello della Russia, dove “non sono gli oligarchi a comandare Putin, è Putin che controlla gli oligarchi”. Il fotogiornalista Gabriele Rossi, invece, ha passato qualche settimana con i giovanissimi membri della gang “Barrio18” a San Pedro Sula, la città più violenta del violentissimo Honduras, raccogliendo le loro storie, fra omicidi, torture, spaccio e disastro sociale. Come sempre, spazio alle immagini d’autore, con un portfolio dedicato a un grande della fotografia italiana, Ferdinando Scianna, intervistato da Gabriele Miccichè. Infine, fra le rubriche, Valentina Petrini torna a parlare di “tossicità finanziaria“, il rischio povertà per chi scopre di avere un tumore ma si scontra con le liste d’attesa della sanità italiana, trovandosi costretto a pagare per non morire. Valentina Petrini vuole continuare a raccogliere storie: potete raccontarle la vostra scrivendo a millennium@ilfattoquotidiano.it. Per abbonarvi a Millennium e leggere gli articoli sul sito, cliccate qui. Tra le firme e gli intervistati di questo numero: Daron Acemoglu, Laura Silvia Battaglia, don Luigi Ciotti, Fabrizio d’Esposito, Roberto Festa, Peter Gomez, Antonio Padellaro, Nancy Porsia, Carlo Petrini, Valentina Petrini, Claudia Rossi, Federica Tourn, Marco Travaglio, Alberto Vannucci, Horacio Verbitsky L'articolo “Dio è con noi”: così Trump, Putin e Netanyahu arruolano la religione per guerre e potere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump
Mondo
Benjamin Netanyahu
Millennium
Peter Gomez
Vescovo, pastore valdese, Anpi, Cgil, cittadini in piazza: Torino si mobilita contro l’espulsione dell’imam decisa da Piantedosi. Lettera inviata a Mattarella
Cittadini di San Salvario, quartiere multietnico al centro di Torino, rappresentanti religiosi e civici, nessuna bandiera, neanche quelle palestinesi. Con un presidio alla moschea di via Saluzzo, giovedì sera, una parte della società civile di Torino ha manifestato solidarietà a Mohamed Shahin, imam su cui pende un provvedimento di espulsione per le frasi pronunciate nel corso di una manifestazione per Gaza il 9 novembre. In questi giorni, cattolici e valdesi impegnati nel dialogo interreligioso, la sezione dell’Anpi del quartiere, la Cgil e altri ancora hanno chiesto la revoca del decreto firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in persona dopo l’interrogazione della deputata torinese di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli. Shahin è al momento nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) a Caltanissetta, lontano da famiglia e avvocati. Una serie di personalità legate alla rete torinese del dialogo cristiano-islamico, tra cui il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo), rappresentanti della Chiesa valdese (con il pastore valdese Francesco Sciotto) e il coordinamento dei centri islamici, ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Hanno ricordato sì che, nel corso della manifestazione, l’imam ha affermato di ritenere gli attacchi di Hamas “non una violenza, ma una reazione ad anni di oppressione”, ma anche che “l’imam aveva già rettificato e cui aveva fatto seguito un comunicato congiunto” dei rappresentanti delle diverse comunità religiose cittadine (cattolici, valdesi, ebrei e musulmani) contro l’intolleranza e per la pace. La rete del dialogo interreligioso e anche l’Anpi sottolineano come l’eventuale espulsione di Shahin metta a rischio anni di dialogo e progettualità a cui l’imam partecipa in prima persona: “La moschea di via Saluzzo è sempre stata aperta e collaborativa – si legge nella nota del circolo Anpi del quartiere –. Ha ospitato iniziative che hanno coinvolto tutte le comunità religiose e laiche”. “Come la maggior parte dei centri culturali islamici della Città di Torino, la moschea di via Saluzzo è sempre stata aperta e collaborativa, ospitando iniziative che hanno coinvolto tutte le comunità, laiche e religiose, testimoniando concretamente e giorno dopo giorno l’impegno sincero della sua direzione, dell’imam e di tutti i fedeli nel senso del rispetto delle leggi, della pace e della cooperazione civile e interculturale”, si legge nella lettera della rete del dialogo. Conferma Sergio Velluto, presidente del concistoro della chiesa valdese (il consiglio dei fedeli) e componente del comitato interfedi della città: “La cosa stupisce perché era molto conosciuto. Pochi mesi fa c’è la giornata delle moschee aperte, dove siamo stati accolti dall’imam Shahin. Da anni gestisce una delle moschee più integrate e attive nel dialogo interreligioso. Proprio la sua moschea aveva chiesto di diffondere la Costituzione italiana scritta in arabo ai suoi fedeli. Lui ha espresso opinioni sue, ma arrivare a deportare una persona come lui per delle opinioni è preoccupante”. L’imam italiano Gabriel Iungo (in passato finito nell’occhio del ciclone per aver rilanciato una vignetta sulle stragi del 7 ottobre), in un lungo post di Facebook ha denunciato un paradosso: “‘Per ragioni di sicurezza’ legate a dichiarazioni problematiche – pure rettificate – andrebbe a discapito proprio di quella sicurezza che si vorrebbe tutelare, in un quartiere ed in periferie dove figure come la sua operano da anni, in stretta collaborazione con istituzioni e forze dell’ordine, come riferimenti educativi essenziali anche per arginare criminalità e disagio giovanile”. Ha ricordato inoltre come, nel corso di tante manifestazioni a sostegno della causa palestinese, la sinagoga di Torino non sia mai stata “oggetto di aggressioni o episodi antisemiti” anche per il “fatto di avere come ‘vicini di casa’ comunità islamiche responsabili, moderate e moderatrici”, prive di “predicatori d’odio, facinorosi o estremisti violenti”. “Al di là di eventuali violazioni, che spetta all’autorità giudiziaria verificare – premette la Cgil in un comunicato –, chiediamo il rientro immediato a Torino di Shahin e l’immediata revoca del provvedimento di espulsione. Stigmatizziamo l’uso di strumenti amministrativi finalizzati alla gestione dell’immigrazione che troppo spesso sono utilizzati come strumenti di razzializzazione del dissenso, effetti del clima che il decreto sicurezza ha generato nel nostro paese”. Le autorità di polizia ritengono Shahin “una minaccia concreta, attuale e grave per la sicurezza dello Stato”, è scritto nel decreto firmato da Piantedosi. Secondo quanto riportato, Shahin è un esponente della Fratellanza musulmana in Italia e questo lo metterebbe a rischio nell’Egitto guidato dal generale Al-Sisi, che ha preso il potere con un golpe un anno dopo l’elezione, nel 2012, di Mohammed Morsi, leader dell’organizzazione. Sempre secondo quanto riportato dal provvedimento, Shahin avrebbe “intrapreso un percorso di radicalizzazione religiosa connotata da una spiccata ideologia antisemita” e risulta “in contatto con soggetti noti per la visione violenta dell’Islam”: i suoi comportamenti sarebbero quindi una “minaccia sufficientemente grave per la sicurezza dello Stato” e si teme che “agevoli in vario modo organizzazioni o attività terroristiche”. Un punto di vista diverso rispetto a quello delle persone impegnate nel dialogo tra fedi. Già due anni fa, l’8 novembre 2023, le autorità negarono a Shahin la cittadinanza italiana per “ragioni di sicurezza dello Stato”. Di fronte a questo quadro, però, agli avvocati dell’imam risulta soltanto un procedimento pendente per un blocco stradale. L'articolo Vescovo, pastore valdese, Anpi, Cgil, cittadini in piazza: Torino si mobilita contro l’espulsione dell’imam decisa da Piantedosi. Lettera inviata a Mattarella proviene da Il Fatto Quotidiano.
Islam
Politica
Torino
Religione