Il matrimonio di Conor McGregor e Dee Devlin è frutto della volontà di Dio. Ne è
certo il lottatore di Mma, che sul suo profilo Instagram ha pubblicato un post
scrivendo scrivendo delle sue nozze e di un piano divino: “Ho sposato l’amore
della mia vita, Dee, il 12 del 12, esattamente alle 12:12. Ci siamo sposati
nella Cappella di Santo Stefano degli Abissini, la chiesa più antica del
Vaticano” ha dichiarato il 47enne. L’irlandese ha detto “sì” alla sua dolce metà
151 giorni dopo il suo compleanno, il numero che in gematria (ossia l’antico
sistema numerologico ebraico che assegna valori numerici alle lettere
dell’alfabeto) si riferisce al nome di Gesù Cristo. Come riportato dal
lottatore, il matrimonio è stato celebrato in anticipo rispetto ai programmi su
richiesta dello Stato Vaticano: “Le 12:12 precise non rientravano affatto nei
miei piani. Una lettera dal Vaticano è arrivata solo una settimana prima,
chiedendo di anticipare la cerimonia”.
McGregor non crede alle coincidenze, ma alla volontà di Dio: “È chiaro che non
si è trattato di una coincidenza. La mano di Dio ha guidato ogni dettaglio,
confermando la Sua benedizione sulla nostra unione e la Sua presenza nella mia
vita”. Il campione di Mma ha sottolineato l’importanza della religione nella sua
vita. Per il 47enne “servire Dio è la priorità numero uno”. Nella scala
gerarchica ci sono, in ordine, la moglie Dee, i quattro figli Conor Jr, Croia,
Rian e Mack e, infine, i genitori. “Ti amo, Dio”, McGregor ha concluso così il
suo messaggio su Instagram.
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matrimonio: non è una coincidenza, la mano di Dio ha guidato ogni dettaglio”: le
parole di Conor McGregor proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Religione
Il fidanzato la tradisce quattro mesi prima del matrimonio ma lei lo sposa
comunque. La protagonista della storia si chiama Gabrielle, una ragazza
statunitense che sul suo profilo Tiktok pubblica spesso video inerenti alla
religione cristiana. La 27enne ha deciso di sfruttare il suo account da oltre 18
mila followers per liberarsi da un peso: la vergogna del tradimento da parte del
suo attuale marito, Austin. I due si sono sposati a settembre 2021 dopo circa un
anno e mezzo di relazione. Quattro mesi prima del “sì”, Gabrielle ha scoperto
che il fidanzato la tradiva. Dopo alcuni atteggiamenti sospetti del ragazzo, la
27enne gli ha inviato un messaggio (i due portavano avanti una relazione a
distanza da 9 mesi) chiedendo se ci fossero problemi. Lui, con una telefonata,
le ha rivelato di averla tradita con una collega. Austin ha dichiarato che
l’amicizia sul posto di lavoro “era involontariamente progredita in
qualcos’altro”.
Dopo la conversazione con il fidanzato, Gabrielle ha trovato il profilo Facebook
della ragazza con cui lui la tradiva e l’ha contattata per chiarire la
situazione. La collega ha rivelato tutti i dettagli, spiegando che non c’erano
stati rapporti sessuali, ma baci e alcune cene insieme. “È stato davvero molto
doloroso e traumatizzante scoprire questa cosa tre mesi prima del matrimonio. E
ho dovuto prendere una decisione”, ha dichiarato Gabrielle nel video postato su
Tiktok.
“HO CONSIDERATO L’IDEA DI ANNULLARE IL MATRIMONIO, DIO MI HA AIUTATA”
Gabrielle ha raccontato a People gli sviluppi della relazione con Austin e il
motivo per il quale ha deciso di convolare comunque a nozze con lui. La ragazza
ha spiegato di aver avuto il cuore spezzato dopo la scoperta del tradimento.
“Qualche giorno dopo, ho parlato con il mio fidanzato di persona per due ore di
tutto ciò che era successo”, ha detto la protagonista della storia. “Quella
settimana ho pregato e ho seriamente considerato l’idea di annullare il
matrimonio“. La giovane ha proseguito dicendo che il fidanzato era pentito del
suo gesto e che lei credeva che Dio potesse aiutare la coppia a guarire e ad
andare avanti. I due si sono sposati il 4 settembre 2021 nel North Carolina.
Gabrielle ha dichiarato a People che la terapia individuale è stato il segreto
che l’ha aiutata a portare avanti la relazione: “Durante questo periodo, la
terapeuta mi ha insegnato cose fondamentali su come guarire dal trauma e andare
avanti con il mio partner”. E ancora: “Ha anche coinvolto Austin in alcune
sedute, durante le quali lui ha potuto comprendere meglio i diversi livelli di
dolore e come questi debbano essere elaborati nel tempo”.
Ad aiutare la coppia sono state anche la comunicazione costante e la trasparenza
al telefono. Inoltre, i due hanno iniziato ad approfondire il rapporto con Dio
dal 2023. “Abbiamo iniziato a frequentare regolarmente studi biblici, la chiesa,
a leggere la Bibbia con costanza” ha raccontato Gabrielle a People. “Mio marito
ha impostato delle protezioni sul suo telefono, ha iniziato a condurre uno
studio biblico e a frequentare un gruppo di responsabilità maschile”. La ragazza
ha concluso dicendo che ciò che l’ha aiutata a superare il dolore del tradimento
è stato “vedere ogni giorno come mio marito si sforza di crescere e di
allontanarsi così tanto dalla persona che era allora“.
> @gabriellew13 If you have also been through this, I am sorry ❤️???? you
> didn’t ask for this to happen. Some people who cheat change. Some people
> don’t. Our story is that by Gods grace and transforming power, my husband is
> NOT the same person who cheated on me almost 5 years ago. I have carried shame
> around this for too long holding onto this secret because I know people judge,
> gossip, don’t understand etc. but I’m done with that. If this story of Gods
> restoration in our relationship can help even one person that is enough for
> me. I know hearing other women’s stories over the last five years helped me so
> much to know I wasn’t alone. God loves you and he CAN restore your
> relationship. #christianmarriage #restoration #cheating #testimony #redemption
> ♬ original sound – Gabrielle ????????????️????
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decide di sposarlo comunque: “Così ho superato il dolore e abbiamo approfondito
il rapporto con Dio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Coerente con la mia ricerca spirituale tra Oriente e Occidente, e con i consigli
di lettura precedenti, vi parlo di due donne straordinarie, due poetesse
mistiche tardomedievali: Ildegarda di Bingen (1098-1179) e Lalla (1350
circa-1400 circa).
Da anni si assiste a una renaissance di studi su Ildegarda, figura
extra-ordinaria nella storia della spiritualità: mistica, teologa, poetessa,
carismatica monaca benedettina, studiosa di erboristeria e gemmologia, pioniera
degli studi di linguistica, naturalista, influente consigliera politica, prima
compositrice attestata della storia di Occidente. Venerata come santa
ufficialmente dal 2012, da ben prima riconosciuta da ricercatori e iniziati di
tutto il mondo come fonte di ispirazione, Ildegarda fu considerata voce
autorevole dai potenti suoi contemporanei (da Federico Barbarossa a San Bernardo
di Chiaravalle, da papa Eugenio III a Filippo d’Alsazia). Eppure, nella umile
saggezza delle grandi anime, si definiva “una piuma abbandonata al vento della
fiducia di Dio”.
Negli ultimi decenni, Ildegarda è divenuta icona universale della mistica,
poiché le sue visioni (anche iconograficamente stupefacenti) sembrano confermare
le intuizioni junghiane sull’Inconscio Collettivo: appare evidente come siano
molto simili alla rappresentazioni del Divino di diverse tradizioni, dall’Adam
Qadmon cabalistico al dio indù Krishna.
Castelvecchi le dedica un volume imponente e bellissimo, Visioni, a cura di Anna
Maria Sciacca, imperdibile per tutti gli studiosi della mistica (intesa anche in
generale, non solo riferito all’autrice), che raccoglie le sue tre opere
principali in latino: Scivias o Tre libri di visioni, Libro dei meriti della
vita, Libro delle opere divine. Pregevole il contributo di Anna Maria Sciacca;
come scrive nella prefazione Enrico dal Covolo: “il pregio maggiore di questo
libro consiste nella presentazione attenta, dettagliata, puntale, appropriata
del linguaggio simbolico attraverso il quale Ildegarda ha trasmesso le visioni
mistiche che sono all’origine delle sue opere”.
Segnalo, poco precedente a questa edizione, una gemma musicale: Vox
Aeternitatis, una nuova, splendida versione delle composizioni di Ildegarda
proposte dalla Schola Romana Ensemble, trio composto dal soprano Matelda Viola,
Lorenzo Sabene al liuto medievale, Stefano Sabene alla traversa medievale e alle
percussioni; disco dedicato alla memoria di Luigi Polsini, stimato
contrabbassista, specialista dello studio filologico della musica medievale. Ho
avuto il privilegio di assistere alla presentazione di quest’opera alla
Fondazione S. Francesca Romana, uno stupendo omaggio a Ildegarda, arricchito da
un intervento di Sara Salvadori, tra le massime esperte mondiali del tema, in
cui le parti registrate nel disco da Polsini partecipavano, in un ricordo
commosso, all’esecuzione dal vivo. Tornerò a parlarne, perché merita molta
attenzione.
Ora, invece, ringrazio Ilaria Giovinazzo, poetessa e studiosa di religioni, che
ha curato una raccolta eccezionale: Pura luce. Canti mistici del tantrismo
kashmiro (Jouvence), cento vakhya (“detti”), ovvero versetti, di Lal Ded detta
Lalla, una delle rare figure venerate trasversalmente da indù e mussulmani,
vertice sincretico della convergenza di differenti percorsi spirituali verso
l’unità dell’esperienza del Divino. Urge chiarire che il termine “tantrico”,
degradato dalla distorta commercializzazione occidentale a sinonimo di “sesso
libero”, indichi etimologicamente qualsiasi metodo per espandere la coscienza
verso la liberazione spirituale, tramite esperienza diretta.
Preziosa e appassionata a riguardo la lunga introduzione di Giovinazzo (che a La
Religione della Bellezza dedicò una silloge), in cui contestualizza storicamente
la figura di Lalla, tra il sorgere dello Shivaismo kashmiro e l’incontro con la
mistica sufi, sulla base delle precedenti tradizioni buddhiste. Della vita di
Lal Ded abbiamo ben poche fonti, sfumate tra leggenda e agiografia, ma ci
rimangono i suoi versi, accecanti testimonianze di un contatto reale con il
Divino, affilate lame di luce poetica, sintesi prossima alla perfezione della
verità spirituale universale, ovvero la liberazione come conoscenza diretta
della Non Dualità: “Quando con la pratica l’Universo si riassorbe/ quando
l’universo si fonde con l’Etere;/ quando il Vuoto si dissolve, non resta che il
Bene”. Una voce poetica cristallina, sorella maggiore di tutti i ricercatori
della verità.
L'articolo Lalla e Ildegarda di Bingen: due poetesse mistiche, due donne
straordinarie proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Gesù ha vissuto tre anni e mezzo in Egitto. Ma non era illegale“. Parola, anzi
Verbo, di Paula White, consigliera spirituale di Donald Trump. Così si concilia
il Vangelo col pugno duro del presidente contro gli immigrati. E così Dio va (o
torna) al potere. Vince le elezioni, “benedice” guerre, terrorismo, regimi
autoritari. MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, nel numero in vendita
da venerdì 12 dicembre offre inchieste, interviste, approfondimenti sulla
religione che, negli ultimi anni, è tornata prepotentemente in politica, e
proprio in un’era che consideriamo materialista e tecnologica (qui potete
trovare la libreria o l’edicola più comoda per voi; Millennium è in vendita
anche sugli store online Amazon, Ibs, Feltrinelli, Mondadori, Liberia
Universitaria, Hoepli).
Non c’è solo l’integralismo islamico di Hamas e dintorni. Come scrive Fabrizio
d’Esposito, “Dio è con noi” è un motto che si cuce addosso agli Stati Uniti di
Trump, alla Russia di Putin, a Israele di Netanyahu, ma anche all’India di Modi
e persino, per certi versi, in Cina, dove il Partito comunista recupera pezzi di
buddismo, confucianesimo, taoismo. Mentre in Europa e in Italia l’area
sovranista si ammanta di un cattolicesimo ultraconservatore e anti-bergogliano.
Roberto Festa ci porta negli Stati Uniti, raccontando il patto fra Trump e le
potenti Chiese evangeliche, gra sedicenti “apostoli”, megachurch milionarie,
crociate anti-gender e sostanziosi finanziamenti a spese dei contribuenti.
Mentre Nancy Porsia si è immersa fra i neomessianici del Beth Israel Worship
Center, in New Jersey, per raccontarci la strana alleanza fra cristianesimo ed
ebraismo, sempre in chiave ultraortodossa.
Del resto in Israele il Peres Centre for Peace and Innovation non esita a
paragonare Hamas e le componenti più radicali del governo Netanyahu, opposti
estremismi accomunati dal claim “morte agli infedeli”, scrive Roberto Casalini.
E l’integralismo islamico? Passano le sigle del terrore, come al-Qaeda e Isis,
ma l’idea resta: la nuova frontiera è l’Africa – basta guardare al Sudan – ma i
soldi, le moschee e le scuole coraniche estremiste prosperano grazie a fondi
copiosi che arrivano da Paesi “amici” dell’Occidente, come Arabia Saudita ed
Emirati Arabi, si legge nell’inchiesta di Laura Silvia Battaglia.
Dio non è morto, come qualcuno credeva. È tornato, anzi risorto, nella sua
versione più bellicosa, totalitaria, ma anche pop. “Ehi raga, fate un applauso a
Dio”, si sente dire al Ministero Sabaoth fondato a Milano dalla pastora
brasiliana Rosalen Boerner Faccio, racconta Federica Tourn in un viaggio
stupefacente nelle chiese evangeliche italiane, illustrato dal fotografo
Federico Tisa. In Italia gli evangelici sono circa mezzo milione, e non sono
solo immigrati. L’apostolo (anche qui) Lirio Porrello da Palermo conta diecimila
fedeli in una settantina di chiese.
Intanto qui da noi è possibile convertirsi all’Islam via Whatsapp, e chattare
per districarsi nel labirinto di precetti che toccano ogni aspetto della vita
quotidiana: Antonio Armano l’ha provato per voi.
“Usare il nome di Dio per giustificare il sangue versato è la bestemmia più
grande“, si indigna don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che in una lunga
intervista a Ettore Boffano riflette sull’uso (e abuso) politico della religione
e sulla Chiesa del dopo Bergoglio. A scanso di equivoci, l’ottantenne don Ciotti
c ricorda che Dio è sempre “dalla parte delle vittime”.
Fuori dall’impegnativo tema di copertina, il premio Nobel per l’Economia Daron
Acemoglu, intervistato da Chiara Brusini, ci mette in guardia dal “patto fra
élite e le big tech dell’Intelligenza artificiale“, che “corrode la democrazia“.
Sta accadendo negli Stati Uniti, ma lo scenario peggiore è quello della Russia,
dove “non sono gli oligarchi a comandare Putin, è Putin che controlla gli
oligarchi”.
Il fotogiornalista Gabriele Rossi, invece, ha passato qualche settimana con i
giovanissimi membri della gang “Barrio18” a San Pedro Sula, la città più
violenta del violentissimo Honduras, raccogliendo le loro storie, fra omicidi,
torture, spaccio e disastro sociale.
Come sempre, spazio alle immagini d’autore, con un portfolio dedicato a un
grande della fotografia italiana, Ferdinando Scianna, intervistato da Gabriele
Miccichè.
Infine, fra le rubriche, Valentina Petrini torna a parlare di “tossicità
finanziaria“, il rischio povertà per chi scopre di avere un tumore ma si scontra
con le liste d’attesa della sanità italiana, trovandosi costretto a pagare per
non morire. Valentina Petrini vuole continuare a raccogliere storie: potete
raccontarle la vostra scrivendo a millennium@ilfattoquotidiano.it.
Per abbonarvi a Millennium e leggere gli articoli sul sito, cliccate qui.
Tra le firme e gli intervistati di questo numero:
Daron Acemoglu, Laura Silvia Battaglia, don Luigi Ciotti, Fabrizio d’Esposito,
Roberto Festa, Peter Gomez, Antonio Padellaro, Nancy Porsia, Carlo Petrini,
Valentina Petrini, Claudia Rossi, Federica Tourn, Marco Travaglio, Alberto
Vannucci, Horacio Verbitsky
L'articolo “Dio è con noi”: così Trump, Putin e Netanyahu arruolano la religione
per guerre e potere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cittadini di San Salvario, quartiere multietnico al centro di Torino,
rappresentanti religiosi e civici, nessuna bandiera, neanche quelle palestinesi.
Con un presidio alla moschea di via Saluzzo, giovedì sera, una parte della
società civile di Torino ha manifestato solidarietà a Mohamed Shahin, imam su
cui pende un provvedimento di espulsione per le frasi pronunciate nel corso di
una manifestazione per Gaza il 9 novembre. In questi giorni, cattolici e valdesi
impegnati nel dialogo interreligioso, la sezione dell’Anpi del quartiere, la
Cgil e altri ancora hanno chiesto la revoca del decreto firmato dal ministro
dell’Interno Matteo Piantedosi in persona dopo l’interrogazione della deputata
torinese di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli. Shahin è al momento nel Centro
di permanenza per il rimpatrio (Cpr) a Caltanissetta, lontano da famiglia e
avvocati.
Una serie di personalità legate alla rete torinese del dialogo
cristiano-islamico, tra cui il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (presidente
della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo), rappresentanti della
Chiesa valdese (con il pastore valdese Francesco Sciotto) e il coordinamento dei
centri islamici, ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio
Mattarella. Hanno ricordato sì che, nel corso della manifestazione, l’imam ha
affermato di ritenere gli attacchi di Hamas “non una violenza, ma una reazione
ad anni di oppressione”, ma anche che “l’imam aveva già rettificato e cui aveva
fatto seguito un comunicato congiunto” dei rappresentanti delle diverse comunità
religiose cittadine (cattolici, valdesi, ebrei e musulmani) contro
l’intolleranza e per la pace.
La rete del dialogo interreligioso e anche l’Anpi sottolineano come l’eventuale
espulsione di Shahin metta a rischio anni di dialogo e progettualità a cui
l’imam partecipa in prima persona: “La moschea di via Saluzzo è sempre stata
aperta e collaborativa – si legge nella nota del circolo Anpi del quartiere –.
Ha ospitato iniziative che hanno coinvolto tutte le comunità religiose e
laiche”. “Come la maggior parte dei centri culturali islamici della Città di
Torino, la moschea di via Saluzzo è sempre stata aperta e collaborativa,
ospitando iniziative che hanno coinvolto tutte le comunità, laiche e religiose,
testimoniando concretamente e giorno dopo giorno l’impegno sincero della sua
direzione, dell’imam e di tutti i fedeli nel senso del rispetto delle leggi,
della pace e della cooperazione civile e interculturale”, si legge nella lettera
della rete del dialogo. Conferma Sergio Velluto, presidente del concistoro della
chiesa valdese (il consiglio dei fedeli) e componente del comitato interfedi
della città: “La cosa stupisce perché era molto conosciuto. Pochi mesi fa c’è la
giornata delle moschee aperte, dove siamo stati accolti dall’imam Shahin. Da
anni gestisce una delle moschee più integrate e attive nel dialogo
interreligioso. Proprio la sua moschea aveva chiesto di diffondere la
Costituzione italiana scritta in arabo ai suoi fedeli. Lui ha espresso opinioni
sue, ma arrivare a deportare una persona come lui per delle opinioni è
preoccupante”.
L’imam italiano Gabriel Iungo (in passato finito nell’occhio del ciclone per
aver rilanciato una vignetta sulle stragi del 7 ottobre), in un lungo post di
Facebook ha denunciato un paradosso: “‘Per ragioni di sicurezza’ legate a
dichiarazioni problematiche – pure rettificate – andrebbe a discapito proprio di
quella sicurezza che si vorrebbe tutelare, in un quartiere ed in periferie dove
figure come la sua operano da anni, in stretta collaborazione con istituzioni e
forze dell’ordine, come riferimenti educativi essenziali anche per arginare
criminalità e disagio giovanile”. Ha ricordato inoltre come, nel corso di tante
manifestazioni a sostegno della causa palestinese, la sinagoga di Torino non sia
mai stata “oggetto di aggressioni o episodi antisemiti” anche per il “fatto di
avere come ‘vicini di casa’ comunità islamiche responsabili, moderate e
moderatrici”, prive di “predicatori d’odio, facinorosi o estremisti violenti”.
“Al di là di eventuali violazioni, che spetta all’autorità giudiziaria
verificare – premette la Cgil in un comunicato –, chiediamo il rientro immediato
a Torino di Shahin e l’immediata revoca del provvedimento di espulsione.
Stigmatizziamo l’uso di strumenti amministrativi finalizzati alla gestione
dell’immigrazione che troppo spesso sono utilizzati come strumenti di
razzializzazione del dissenso, effetti del clima che il decreto sicurezza ha
generato nel nostro paese”.
Le autorità di polizia ritengono Shahin “una minaccia concreta, attuale e grave
per la sicurezza dello Stato”, è scritto nel decreto firmato da Piantedosi.
Secondo quanto riportato, Shahin è un esponente della Fratellanza musulmana in
Italia e questo lo metterebbe a rischio nell’Egitto guidato dal generale
Al-Sisi, che ha preso il potere con un golpe un anno dopo l’elezione, nel 2012,
di Mohammed Morsi, leader dell’organizzazione. Sempre secondo quanto riportato
dal provvedimento, Shahin avrebbe “intrapreso un percorso di radicalizzazione
religiosa connotata da una spiccata ideologia antisemita” e risulta “in contatto
con soggetti noti per la visione violenta dell’Islam”: i suoi comportamenti
sarebbero quindi una “minaccia sufficientemente grave per la sicurezza dello
Stato” e si teme che “agevoli in vario modo organizzazioni o attività
terroristiche”. Un punto di vista diverso rispetto a quello delle persone
impegnate nel dialogo tra fedi. Già due anni fa, l’8 novembre 2023, le autorità
negarono a Shahin la cittadinanza italiana per “ragioni di sicurezza dello
Stato”. Di fronte a questo quadro, però, agli avvocati dell’imam risulta
soltanto un procedimento pendente per un blocco stradale.
L'articolo Vescovo, pastore valdese, Anpi, Cgil, cittadini in piazza: Torino si
mobilita contro l’espulsione dell’imam decisa da Piantedosi. Lettera inviata a
Mattarella proviene da Il Fatto Quotidiano.