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Ross Wild condannato per stupro: l’ex cantante degli Spandau Ballet aveva negato tutte le accuse
Mondo della musica sotto choc. Ross Davidson, noto come il nome d’arte Ross Wild ed ex cantante degli Spandau Ballet, è stato riconosciuto colpevole di stupro e tentato stupro. Davidson, 37 anni, è stato giudicato colpevole da una giuria della Wood Green Crown Court dopo oltre 11 ore di camera di consiglio. Lo riporta la BBC. I fatti contestati riguardano lo stupro di una donna avvenuto a Londra nel 2015 e il tentato stupro e un’aggressione sessuale ai danni di un’altra donna in Thailandia nel 2019. Ross Davidson aveva negato tutte le accuse. Secondo quanto emerso in aula, come riporta la BBC, Davidson aveva conosciuto entrambe le vittime tramite l’app di incontri Tinder. Durante il processo ha sostenuto che tutti i rapporti sessuali fossero consensuali, una versione respinta dalla giuria. Una delle vittime ha raccontato di essersi svegliata mentre l’imputato la stava aggredendo nel suo appartamento di Londra. La donna ha dichiarato di essersi sentita “inerme” e “troppo spaventata per reagire”, riferendo inoltre che Davidson le aveva confidato un interesse per rapporti sessuali con persone “inermi o immobili”. Nel procedimento è emerso anche che Davidson aveva già ammesso una precedente accusa di voyeurismo relativa al dicembre 2019, quando aveva filmato di nascosto la seconda donna mentre dormiva in una stanza d’albergo in Thailandia. Il video, rinvenuto sul telefono dell’imputato, mostrava la donna “addormentata, immobile e non reattiva”, parzialmente nuda, mentre veniva toccata. La vittima ha dichiarato di non essere mai stata a conoscenza dell’esistenza del filmato. Ross Davidso era noto al pubblico per aver collaborato con gli Spandau Ballet nel 2018, per aver recitato nel musical del West End “We Will Rock You”, ispirato alle canzoni dei Queen, e nel film “Bruno & Earlene Go to Vegas” (2013). L'articolo Ross Wild condannato per stupro: l’ex cantante degli Spandau Ballet aveva negato tutte le accuse proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Siamo abbastanza vecchi per non farci entusiasmare troppo dalla meraviglia o farci abbattere dalla miseria”: dopo 25 anni i C.S.I. tornano insieme
Dopo 25 anni i C.S.I. – Consorzio Suonatori Indipendenti – tornano insieme. “In Viaggio”, titolo di uno dei brani più famosi della band, è il percorso live che riporta sul palco una delle esperienze artistiche più radicali e influenti della musica italiana. Un ritorno che riunisce Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli e Giorgio Canali. Il tour partirà simbolicamente proprio da Marzabotto (luogo fondativo del loro immaginario), per poi attraversare l’Italia tra agosto e settembre, in 6 date. Per Giovanni Lindo Ferretti, l’idea che i C.S.I. fossero definitivamente conclusi era più che radicata: “Essenziali sono le cose che accadono” dice. L’esperienza recente sul palco con i CCCP, si è trasformata in domanda e poi in desiderio. “Immaginare un ritorno dei C.S.I era un abominio. Dopo il concerto dei CCCP a Taormina ho pensato che fosse finita – spiega Ferretti -. Finita molto bene, certo, ma poi mi sono detto: adesso posso pormi il problema C.S.I. Sono tornato a casa e ho scritto ai miei compari: lasciatemi stare ad agosto ma da settembre se siete interessati anche solo per vederci, io ci sono”. Tra loro, ammette, “c’è affetto ma siamo molto indipendenti gli uni dagli altri e avevamo qualche remora”. Poi si sono incontrati a pranzo “ed è stato molto piacevole, ci legava un profondo senso di riconoscenza e abbiamo pensato di poter rimanere vivi e salire sul palco perché c’è un pubblico che aspetta di rivedere i C.S.I. Ne abbiamo parlato e ci è sembrata una opzione ragionevole”. Il primo ostacolo è stata la scaletta. Poi le cose hanno cominciato ad accadere, una dopo l’altra. “Per me bisognava iniziare con ‘A tratti’. Lo dico ai miei compagni. Passano pochi giorni e arriva Maroccolo. Dice che Valerio Mastranderea ha una casa di produzione indipendente (Damocle, fondata assieme a Francesco Tatò, ndr) e bisogna che realizziamo un film di questa storia. Perché no? Dobbiamo fare sul palco quello che i fan vorrebbero sentire da noi”. Poco dopo arriva la telefonata di Zamboni: “C’è una richiesta per un concerto a Ulan Bator”. La Mongolia non è un nome a caso ma il luogo da cui nacque il loro terzo album in studio, ‘Tabula Rasa Elettrificata’, punto di fuga di un’intera traiettoria artistica, che ora è il loro traguardo. C.S.I. punto di riferimento esistenziale oltre che musicale è Ferretti non lo nega: ”È un dato di fatto. Ci ritroveremo e ci guarderemo. Sono passati trent’anni. Siamo cresciuti e invecchiati. ‘In viaggio’ è questa cosa qua: sai quando parti ma non hai idea di quello che incontrerai lungo la strada. Siamo abbastanza vecchi per non farci entusiasmare troppo dalla meraviglia o farci abbattere dalla miseria”. Ginevra Di Marco parla di uno spazio che si crea ogni volta che i C.S.I. suonano: “Un universo bellissimo” e sottolinea la scelta di biglietti a prezzi accessibili, mai oltre i 48 euro. “Un segno di vicinanza al nostro pubblico”. E se Massimo Zamboni scherza definendo il ritorno sul palco “un incubo”, Giorgio Canali, che per anni ha cercato di prendere le distanze, chiude il cerchio a modo suo: dopo polemiche e strumentalizzazioni la sua risposta è stata una: “E allora vaffanculo: C.S.I.”. Il tour 2026, così come il film, si chiamerà ‘In viaggio’: “E sarà anche la prima canzone che ascolterete in scaletta, se non cambiamo idea. I C.S.I. ci sono, se non muoiono loro o il mondo, alla fine dell’estate faranno sei concerti”. L'articolo “Siamo abbastanza vecchi per non farci entusiasmare troppo dalla meraviglia o farci abbattere dalla miseria”: dopo 25 anni i C.S.I. tornano insieme proviene da Il Fatto Quotidiano.
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È morto Francis Buchholz, bassista della band hard rock degli Scorpions. La famiglia “Si è spento circondato dall’amore. Durante il cancro gli siamo stati accanto”
Il mondo della musica è in lutto. Francis Buchholz, bassista tedesco della band hard rock degli Scorpions, è morto per un tumore all’età di 71 anni. La notizia è stata confermata dal management del gruppo, dopo che la famiglia aveva annunciato la scomparsa su Facebook. Buchholz ha fatto parte degli Scorpions dal 1973 al 1992. “Si è spento serenamente, circondato dall’amore – ha scritto la famiglia nel messaggio pubblicato sui social -. Durante la sua battaglia contro il cancro gli siamo stati accanto, affrontando ogni sfida come una famiglia, proprio come ci ha insegnato lui”. Un pensiero è stato rivolto anche ai fan: “Vogliamo ringraziarvi per la vostra incrollabile fedeltà, per l’amore e la fiducia che gli avete dimostrato nel corso del suo straordinario viaggio. Gli avete donato il mondo, e lui vi ha restituito la sua musica”. E ancora: “Anche se le corde ora tacciono, la sua anima continuerà a vivere in ogni nota che ha suonato e in ogni vita che ha toccato”. Nato ad Hannover il 19 febbraio 1954, Buchholz aveva iniziato a suonare già in giovane età in diverse formazioni. Nel 1972 il suo gruppo, i Dawn Road, si unì agli Scorpions. Con la band partecipò alla realizzazione di alcuni dei brani più celebri, tra cui Rock You Like a Hurricane, Still Loving You e Wind of Change. Nel 1992 gli Scorpions raggiunsero il successo planetario con l’album Crazy World. Nello stesso anno Buchholz lasciò il gruppo per dedicarsi alla vita familiare. In seguito, secondo quanto riportato dalla rivista “Rolling Stone”, lavorò come consulente nell’industria musicale. Scrisse il libro “Bass Magic” e nel 2005 tornò ad esibirsi in live unendosi al tour del chitarrista Uli Jon Roth, ex Dawn Road e Scorpions. L'articolo È morto Francis Buchholz, bassista della band hard rock degli Scorpions. La famiglia “Si è spento circondato dall’amore. Durante il cancro gli siamo stati accanto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La reunion dei C.S.I. pesa più di tante altre. Con loro torna un’idea
È ufficiale: i C.S.I. tornano insieme. E la cosa interessante non è nemmeno la reunion in sé, né il solito carico di polemiche preventive che l’accompagna. Quelle arrivano sempre puntuali: nostalgia, soldi, incoerenze politiche, passato che non passa. Tutto già sentito. Tutto prevedibile. E in fondo anche irrilevante. Perché il ritorno dei C.S.I. non riguarda il passato da rimettere in scena, ma il tempo che siamo diventati. Riguarda una generazione che oggi si ritrova adulta, spesso stanca, con addosso il proprio carico di disillusione, e che all’improvviso viene rimandata a un momento in cui la musica non era solo intrattenimento, ma un linguaggio condiviso. Un’idea. Qualcosa che includeva prese di posizione nette. Vallo a spiegare oggi cosa sono stati i C.S.I. Se incappi nella loro musica, scoprirai quanto certi testi, certe svisate, restino tragicamente attuali: “Ci fotte la guerra che armi non ha Ci fotte la pace che ammazza qua e là Ci fottono i preti, i pope, i mullah L’ONU, la NATO, la civiltà” (daCupe vampe). Testi che chiedono attenzione, per potersi rivelare. I C.S.I. non tornano per spiegarci nulla. Tornano, punto. E questo basta a rimettere al centro del discorso alcune questioni inspiegabilmente diluite nel tempo di questo presente. Non domande ma riflessioni, su cosa significhi appartenere a qualcosa. Su quanto costi, nel tempo, tenere la barra dritta quando l’entusiasmo giovanile lascia il posto alla consapevolezza. Nove frasi semplici, stanno lì come chiodi piantati nel muro: 1. Siamo stati più radicali di quanto ricordiamo. 2. Abbiamo confuso il compromesso con la maturità. 3. La musica è diventata sottofondo, non più scontro. 4. La nostalgia non è sempre una fuga. 5. Il disagio non è un difetto da correggere. 6. Le contraddizioni sono necessarie. 7. Il tempo non aggiusta tutto. 8. Alcune ferite non si rimarginano. 9. Chi è stato è stato e chi è stato non è. Nove, per restare fedeli alle consuetudini che regolano questo blog. Ripartire da qui aiuta a capire perché questa reunion pesa più di tante altre. Perché non si limita a riattivare un repertorio, ma riattiva uno sguardo, per quanto scomodo e anche divisivo. Non importa quante saranno le date, né se questo ritorno durerà una stagione o qualcosa di più. Non importa nemmeno se qualcuno parlerà di operazione nostalgia. La nostalgia, quando è onesta, non è un rifugio: è un confronto. Serve a misurare la distanza tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che accettiamo di diventare. Al solito, chiudo con una connessione musicale: una playlist dedicata, disponibile gratuitamente sul mio canale Spotify (link qui sotto). Se vuoi dire la tua, fallo nei commenti — o, meglio ancora, sulla mia pagina Facebook pubblica, dove questo blog vive davvero. È lì che il dibattito continua, si contorce e a volte … deraglia. E sì: se ne leggono di tutti i colori. Ti aspetto. 9 Canzoni 9 … dei C.S.I L'articolo La reunion dei C.S.I. pesa più di tante altre. Con loro torna un’idea proviene da Il Fatto Quotidiano.
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