Anche il Muos rischia di crollare. A Niscemi, nei giorni in cui si organizza la
manifestazione per dire no alla guerra, ribellandosi a uno strumento bellico
come il sistema di antenne di matrice americano presente sul già fragile
territorio, il comitato No Muos denuncia il pericolo causato da uno smottamento
che mette in ansia i cittadini.
Governato direttamente dalla Us Navy di base a Sigonella, il Muos è l’ennesima
beffa per la già fragile città di Niscemi: creato, nonostante polemiche e
proteste, nei pressi di un Sic (sito di interesse comunitario) e della più
grande sughereta della Sicilia, i cittadini hanno sempre lamentato un sospetto
alto numero di tumori, secondo loro causato delle radiazioni che le tre grandi
parabole e le altre 40 antenne portano sui cittadini.
“Da più di un decennio ci opponiamo dicendo anche che veniva installato su un
territorio fragile ma nessuno ci ha ascoltato – denuncia Pino Marcello del
comitato No Muos – oggi il territorio frana e un abbassamento dell’inclinazione
potrebbe comportare un abbassamento del raggio delle antenne con conseguenze
molto gravi per la popolazione”. In questo momento il Mobile User Objective
System è attivo, come sempre in un momento di guerra, e per garantire la sua
sicurezza è stato anche fornito di uno scudo antimissili, ma la sua precarietà
mette in ansia i cittadini, da anni contrari all’installazione, per gli effetti
che potrebbe avere un guasto su ambiente e cittadini.
Di questo sistema, ce ne sono quattro in tutto il mondo, ma gli altri si trovano
in zone desertiche e permettono all’esercito militare americano di controllare
le comunicazioni militari, traiettorie di aerei, droni e altro ancora. In Europa
questo sistema si trova invece a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi,
in provincia di Caltanissetta, in un territorio noto per la sua fragilità e a
rischio sismico, oltre che idrogeologico. Tanto si conosce il pericolo di un
cedimento che già erano pronti a partire i lavori per mettere in sicurezza il
costone: mentre i fondi per l’altro versante, quello della frana, non sono mai
stati utilizzati, infatti, la Regione è stata celere a dare l’ok per il progetto
per raccogliere le acque piovane e consolidare il costone. Tutto questo qualche
mese prima che le forti piogge e la conseguente frana dividessero la città in
due.
“I nodi vengono al pettine ma nessuno ci ha ascoltato – continua Marcello – e
tutto avviene senza che nessuno possa sapere nulla”. Come se non bastasse, oggi
il Muos è un obiettivo sensibile perché a marchio americano e cruciale nella
guerra in corso: così, oltre alla paura della frana, i cittadini di Niscemi
devono fare i conti anche con la paura di un possibile attacco anti-americano.
Per questo motivo è stata organizzata una manifestazione prevista per l’ultima
settimana di marzo: dire no al Muos è infatti un modo per ripudiare la guerra e
un modo per ribellarsi all’imposizione di un sistema di antenne che ha portato
solo distruzione sul territorio. “Per installare questo sistema di antenne hanno
disboscato un bosco – racconta Marcello, veterano delle proteste – cambiato
l’orografia e l’idrografia del terreno, riempito buche con terra sovrapposta e
spianato colline: quello che accade oggi è la naturale conseguenza delle scelte
che sono state fatte e noi ne subiamo i danni”.
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dell’inclinazione delle antenne e le radiazioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Noi dormiamo con l’ansia, che da un momento all’altro non siamo più vivi. E
questo perché nessuno ci tutela. Dov’è lo Stato? Si è accertato quando ha
inviato i miliardi da Roma che venissero utilizzati per il territorio?”. Giusy
Lupo è una cittadina di Niscemi che nella mattinata ha protestato contro il
governatore Renato Schifani e l’assessora alla Salute Daniela Faraoni al termine
del tavolo operativo con la protezione civile in municipio.
I niscemesi contestano l’indifferenza della regione, consapevole già dal 1997
della situazione morfologica su cui poggiano moltissime abitazioni, e per il
mancato utilizzo dei fondi stanziati per la messa in sicurezza del torrente
Benefizio, in cui confluiscono anche le acque nere. “I soldi sono arrivati, in
trent’anni quante cose si potevano fare per aiutare la popolazione. Anche
piantare un albero l’anno. Questa è una comunità già disagiata, di 25mila
abitanti, senza lavoro e senza niente. Hanno realizzato qui la base americana
Muos, se non moriamo per le radiazioni, moriamo per la frana”.
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sono stati utilizzati per il territorio?” proviene da Il Fatto Quotidiano.