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Frana di Niscemi, il paradosso: vuole sospendere la polizza, l’assicurazione chiede i documenti, ma la sua auto è in bilico sullo strapiombo
È venuto giù un intero costone della montagna e il suo veicolo è entrato a far parte dell’immaginario collettivo poiché in bella mostra (si fa per dire) nell’immagine simbolo della sciagura, quella che campeggia ovunque. Tutti conoscono quella utilitaria grigia, ma evidentemente non l’agenzia assicurativa dove è stata stipulata la polizza auto del veicolo. Quella raccontata da Marcello Di Martino è una storia paradossale. Ottant’anni, geometra in pensione, per anni ha lavorato al Comune di Niscemi, dove il ciclone Harry ha provocato il cedimento di una parte del costone su cui si erige il paese; Di Martino è il proprietario della Ford Fiesta che si vede nelle foto e nei video condivisi dai media per raccontare il crollo della cittadina in provincia di Caltanissetta. Nelle immagini, la vecchia auto è sospesa in bilico sullo strapiombo. Intervistato dal Corriere della Sera, l’anziano ha raccontato: “L’avevo parcheggiata nel mio garage, dove si entra dalla strada panoramica, via Angelo d’Arrigo, che è venuta giù con mezzo garage”. Fortunatamente, non è il primo veicolo della famiglia: “È una 1.400 diesel, la usavo solo per andare fuori città, anno 2002, 97 mila chilometri. In città uso la Seicento” ha raccontato Di Martino, che poi ha spiegato di aver utilizzato l’altro mezzo di famiglia per mettere al sicuro sua moglie, impossibilitata a muoversi. Dopo aver abbandonato la propria abitazione e aver perso tutto a causa del disastro, l’uomo si era rivolto all’assicurazione per sospendere la polizza della Fiesta. Oltre al danno ecco la beffa: “Mi hanno detto che hanno bisogno dei documenti. ‘Ma come faccio a recuperarli?’ ho detto”. Allora il figlio ha avuto l’idea di presentare una foto panoramica del precipizio in cui si vede la targa della vettura. “Queste sono piccole cose, qui la tragedia è enorme”. L'articolo Frana di Niscemi, il paradosso: vuole sospendere la polizza, l’assicurazione chiede i documenti, ma la sua auto è in bilico sullo strapiombo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Maltempo
Sicilia
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I 530 bambini senza scuola a Niscemi, si lavora per riprendere le lezioni: “Tanti di loro sono sfollati, hanno perso tutto”
“Cinquecentoventi bambini e ragazzi sono rimasti senza le loro aule. Le due frane, del 16 e 25 gennaio, hanno reso impraticabili tre scuole. Stiamo facendo il possibile per far ripartire le lezioni già lunedì”. L’ingegnere Salvatore Stamilla, capo ripartizione e progettazione del Comune di Niscemi, da giorni non conosce sosta. Con il sindaco, Massimiliano Conti è tra le quattro persone che fanno parte del Centro operativo comunale che si sta occupando del disastro avvenuto nella cittadina nissena. Quando ilfattoquotidiano.it lo contatta, mentre risponde alle domande, cerca di dare ascolto anche a qualcuno che si precipita in ufficio. Non c’è tregua. Nella piccola cittadina nell’entroterra siciliano anche tanti minori sono stati sfollati tra le 1.500 persone che hanno perso un tetto. “Gli istituti interessati – spiega Stamilla – fanno parte della zona rossa dove il terreno ha ceduto portando con sé case e auto. I tre edifici scolastici (“Belvedere”, “Don Bosco” e “San Giuseppe” facenti tutti parte dell’istituto comprensivo “Salerno”) non sono crollati. A causa degli allacci al metano interrotti e non solo abbiamo comunque chiuso tutte le scuole del paese”. Sono giorni di paura e incertezza tra evacuazioni, case a rischio crollo e campanelle delle lezioni che non suonano più. A toccare con mano la disperazione ma anche l’urgenza di ridare un senso alla vita è la preside Licia Concetta Salerno che dirige tutte e tre le sedi. Lo scorso 16 gennaio, quando la prima frana lungo la provinciale dieci ha scosso il paese all’alba, la protezione civile ha sbarrato i cancelli del “Don Bosco”. La preside ha allestito classi in altri edifici in quartieri più sicuri ma poi il 25 pomeriggio la seconda faglia ha messo in ginocchio anche i plessi “Belvedere” e “San Giuseppe”. Salerno – contattata al telefono da ilfattoquotidiano.it tra un collegio docenti e un consiglio d’istituto – si sta facendo in quattro in queste ore: “Molti maestri e professori così alunni hanno perso la casa. Altri sperano di rientrare al più presto. Hanno perso tutto. È un momento triste anche per la scuola. Ho incontrato alcune mamme per dar loro coraggio e stiamo raccogliendo materiale didattico per chi non l’ha più”. Fortunatamente, i personal computer e altre attrezzature dei tre plessi in zona rossa sono stati salvati in tempo. “Stiamo ricevendo molta solidarietà da tutt’Italia. Lunedì, grazie all’istituto ‘Verga’ che ci ospiterà ripartiremo cercando di dare un po’ di normalità ai ragazzi”, sottolinea la preside. Per i primi giorni forse saranno necessari i doppi turni ma non la didattica a distanza. Save the Children sta monitorando costantemente l’evolversi degli eventi e si è recata nell’area con un proprio team per valutare un possibile intervento mirato. Sul posto a coordinare i dirigenti scolastici c’è la numero uno dell’ufficio scolastico territoriale Viviana Assenza ma a Palermo la cabina di regia è nelle mani del direttore dell’Usr di via Fattori, Filippo Serra: “Quando ho saputo della notizia ero in viaggio tra Roma e Palermo all’alba e immediatamente ci siamo preoccupati degli studenti ma anche dei docenti che sono rimasti senza casa. È una situazione drammatica che stiamo cercando, tuttavia, di gestire nel migliore dei modi tant’è che lunedì – se gli enti locali e la Protezione civile lo consentiranno – riapriremo”. La terra continua a franare e di ora in ora tutto cambia: “Siamo pronti per ogni evenienza. Se necessario, avremo la possibilità di ospitare gli alunni che non rientrano nelle loro aule in altre scuole dove abbiamo fatto tutto il possibile con l’amministrazione per garantire il riscaldamento”, spiega Serra. Non solo. Il direttore di via Fattori pensa anche agli sfollati: “Per alcuni casi delle superiori è stata attivata la didattica a distanza in queste ore ma si sta pensando ad allestire anche degli spazi studio per chi non ha più i propri”. A garantire la ripartenza lunedì è Stamilla: “Gli insegnanti hanno recuperato il materiale didattico e tutto ciò che era possibile prelevare. Abbiamo degli spazi negli istituti che si trovano in quartieri sicuri rinunciando a qualche laboratorio ma ce la faremo”. Anche la premier Giorgia Meloni, che mercoledì era a Niscemi, ha detto: “Ci sono tre scuole nella zona rossa, tra elementari e asilo, vorremmo tentare anche qui di dare risposte immediate per cercare il prima possibile di restituire alla cittadinanza una normalità, e anche la possibilità dei bambini di andare a scuola”. L'articolo I 530 bambini senza scuola a Niscemi, si lavora per riprendere le lezioni: “Tanti di loro sono sfollati, hanno perso tutto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
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Frana a Niscemi, spaccata in più punti la strada che porta a Gela: il video dal drone
Sono ingenti i danni registrati lungo la Strada provinciale 10 in seguito alla frana che ha colpito il comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il movimento franoso ha, infatti, interessato un lungo tratto stradale che collega il centro abitato alla città di Gela. Il manto stradale ha subito numerosi cedimenti e fratture in più punti, rendendo di fatto inagibile la strada. Le immagini dal drone girate nella mattinata di giovedì 29 gennaio. L'articolo Frana a Niscemi, spaccata in più punti la strada che porta a Gela: il video dal drone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Caltanissetta
Niscemi, Meloni sorvola in elicottero le zone colpite dalla frana: il video
La presidente del consiglio Giorgia Meloni, prima di partecipare alla riunione operativa al Comune di Niscemi, ha eseguito un sorvolo in elicottero, un sopralluogo nelle zone colpite dalla frana. La premier è arrivata in aereo a Catania per poi salire su un elicottero accompagnata dal capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano. L'articolo Niscemi, Meloni sorvola in elicottero le zone colpite dalla frana: il video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sicilia
Caltanissetta
Frana a Niscemi, la Procura indaga per disastro colposo. Meloni al vertice in Comune: “Agiremo in modo celere”
La frana a Niscemi continua a preoccupare: “È dinamica, va monitorata perché è attiva“, sottolinea il governatore siciliano Renato Schifani. E mentre nella cittadina in provincia di Caltanissetta arriva la presidente del Consiglio, la Procura di Gela rende noto di avere aperto un procedimento penale per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Dopo il sopralluogo di martedì nella zona rossa di Niscemi del procuratore Salvatore Vella, oggi è stato aperto un fascicolo a carico di ignoti. Giorgia Meloni è arrivata in Municipio poco prima delle 11 partecipando a una riunione operativa durata circa un’ora per fare il punto della situazione assieme al capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano, al sindaco Massimiliano Conti, al prefetto di Caltanissetta Licia Donatella Messina e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno. La premier è arrivata a Niscemi dopo aver sorvolato in elicottero sia la costa di Catania flagellata dal ciclone che la zona colpita dalla frana. “Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il governo agirà in maniera celere” è la rassicurazione fatta dalla premier durante la riunione. Ai tecnici Meloni ha fatto domande specifiche e non appena il governo riceverà la fotografia completa di danni e conseguenze della frana, che ha provocato lo sgombero di oltre 1.500 persone dalle loro case con un fronte di oltre 4 km, saranno assunti dei provvedimenti. “Abbiamo fatto il punto della situazione dopo la frana di domenica, abbiamo parlato di coloro che hanno perso purtroppo la casa e della viabilità alle scuole. Il premier vuole un crono programma, un timing preciso di questi interventi”, ha detto il sindaco Massimiliano Conti incontrando i giornalisti dopo la visita di Meloni. “Ci potrebbe essere ipotesi del piano casa – ha aggiunto il primo cittadino – Meloni ha voluto sapere il punto della situazione, la descrizione puntuale dell’evento e la necessità di lavorare ad una risposta concreta per questa nostra comunità”. Niente commenti con la stampa, invece, da parte della premier. Alle decine di cronisti che hanno tentato di strapparle una dichiarazione Meloni ha replicato dicendo: “Non facciamo piazzate, siamo qui per lavorare”. Alla riunione in municipio ha preso parte anche il deputato di Avs, Angelo Bonelli. “Quello che ho detto alla premier, e quello che le dirò in Parlamento, è che bisogna dare immediatamente una risposta a chi ha perso la casa”, ha dichiarato Bonelli: “L’Italia è il Paese più a rischio frane in tutta Europa: sono 636mila. Ci sono 1.200.000 persone che vivono in aree ad altissimo rischio di frana. Bene, noi non vogliamo che ci siano altre Niscemi in Italia. E quindi – ha concluso il deputato di Avs – da questo punto di vista responsabilità vuole che un governo abbia cura del territorio e cominci a pensare che la vera priorità oggi per la Sicilia e per la Calabria e per tante zone del Paese, non sono i 14 miliardi di euro del Ponte sullo Stretto“. Intanto, oltre agli sgomberi, sono tanti i problemi che i cittadini di Niscemi si ritrovano ad affrontare. Centinaia di bambini, ade esempio, sono costretti a stare a casa perché le scuole elementari che frequentano sono state chiuse per la frana. Sono cinque gli istituti che sono stati chiusi perché si trovano nelle zone rosse: Belvedere, Don Bosco, San Giuseppe, Collodi e Pirandello. L'articolo Frana a Niscemi, la Procura indaga per disastro colposo. Meloni al vertice in Comune: “Agiremo in modo celere” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Giorgia Meloni
Caltanissetta
Disastro Colposo
Niscemi, l’allarme della Protezione civile: “L’intera collina sta crollando”. Schlein: “Usare il miliardo stanziato per il Ponte”
“L’intera collina sta crollando verso la piana di Gela”. È l’allarme lanciato dal capo del dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano da Niscemi dove si è recato per un sopralluogo e per fare il punto sulla situazione del comune in provincia di Caltanissetta. “La frana è pienamente attiva e la situazione è critica”, ha sottolineato spiegando che “ci sono abitazioni che non potranno essere più recuperate e bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva”. A causa della frana sono già oltre 1.500 gli sfollati, ma per molti di loro il rientro a casa sarà impossibile. “Le case prospicienti sul coronamento della frana non potranno più essere abitate”, ha ribadito Ciciliano: “Ci deve essere una fascia di sicurezza. Qualsiasi altra considerazione è prematura. Va comunicato a tutti che le case che sono sul ciglio e che sembrano integre non potranno essere raggiunte neanche dai vigili del fuoco per togliere i beni di queste abitazioni. Questo dev’essere chiaro”, ha sottolineato il capo del dipartimento della Protezione civile. A Niscemi è arrivata anche la segretaria del Pd Elly Schlein che ha incontrato anche il sindaco Massimiliano Conti: “Abbiamo già chiesto di destinare un miliardo di euro che non verrà usato per infrastrutture inutili come il ponte sullo Stretto per dare sostegno alle aree colpite dal maltempo”, ha detto la leader dem sottolineando che “servono interventi rapidi”: “La vicenda di Niscemi va affrontata nella sua specificità perchè è una situazione delicata, la frana è attiva”, ha aggiunto. “Abbiamo chiesto di bloccare i tributi. Siamo vicini alla popolazione e pronti da subito a dare il nostro contributo”, ha concluso Schlein. Per gli sfollati, secondo quanto si apprende, sono in arrivo i contributi del fondo Cas dello Stato: 400 euro a famiglia più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese a nucleo per un anno. La procedura sarebbe già stata attivata in presenza dell’ordinanza di sgombero e dovrebbe essere completata nel giro di qualche giorno. Il contributo è destinato a chi ha dovuto lasciare la propria abitazione. Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, ne ha dato comunicazione ai capigruppo. “Ci faremo carico di un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati coloro che non potranno più rientrare nelle loro abitazioni”, ha detto il presidente della Regione Renato Schifani concludendo l’incontro tecnico in municipio mentre fuori si è radunato radunato un gruppo di cittadini per protestare: “Basta passerelle. Ho perso tutto”, ha urlato uno degli sfollati. “Perché non è stato fatto niente dal 1997?”, hanno detto altri fuori dal municipio. Il riferimento è al 12 ottobre 1997, quando – poco prima delle 14 – a Niscemi una frana ha interessato gli stessi luoghi: i quartieri Sante Croci, Pirillo, Canalicchio. Ventinove anni fa l’allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico”. La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l’affitto. Nel 2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le ruspe s’avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, infine la chiesa fu abbattuta. Lo stato d’emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal Consiglio dei ministri, almeno fino al 2007. Anche nel ’97, come nei giorni scorsi, la frana fu preceduta da maltempo e pioggia. E probabilmente le condizioni meteorologiche non saranno state diverse nel 1790, quando nei quartieri Sante Croci e Canalicchio, sempre gli stessi, la terra di aprì e nei bevai l’acqua smise di scorrere, come riportano le cronache del tempo ad opera di una comunità di frati. “La frana di Niscemi è nota dal 1997 e avanzerà. Il fronte non è mai stato interessato da interventi di messa in sicurezza”, dichiarano oggi gli scienziati della Società italiana di geologia ambientale che ricordano come sull’argomento “esistono scritti risalenti addirittura al 1790”. L'articolo Niscemi, l’allarme della Protezione civile: “L’intera collina sta crollando”. Schlein: “Usare il miliardo stanziato per il Ponte” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Sicilia
Caltanissetta
Protezione Civile
Fusti, elettrodomestici e prodotti in ferro. I rifiuti pericolosi accumulati in un sito di Niscemi: 20 misure a Caltanissetta
Materiali metallici ferrosi e non ferrosi ma batterie esauste. Erano i rifiuti pericolosi accumulati in un’area del comune di Niscemi. Lo stoccaggio avveniva in modo grossolano e privo di misure di sicurezza. Per questo a Caltanissetta sono state eseguite diverse venti ordinanze cautelari nell’ambito di una indagine per traffico e smaltimento dei rifiuti. I finanzieri del comando provinciale, con il reparto operativo Aeronavale di Palermo hanno inoltre eseguito il sequestro di un’azienda del settore su ordine del gip. A seguito dell’operazione e dopo gli interrogatori di rito, sono finiti sotto custodia due uomini: in carcere un imprenditore di Niscemi, a cui sono stati sequestrati preventivamente mezzi e complessi aziendali per 2 milioni di euro, e ai domiciliari uno di Gela. Obbligo o divieto di dimora invece per altri 12 indagati e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri tre, accusati di far parte di un’associazione a delinquere. Quest’ultima avrebbe agito abusivamente nell’ambito del traffico e della gestione dei rifiuti speciali. Sono state eseguite inoltre tre misure interdittive del divieto di esercitare attività imprenditoriale per altrettanti titolari di ditte e alcuni rappresentanti di società del settore. Lo stoccaggio dei rifiuti, secondo la procura, avveniva in modo grossolano e privo di misure di sicurezza, con una suddivisione approssimativa di rifiuto. In particolare, dopo la pesatura, i rifiuti ferrosi – tra cui prodotti in ferro, fusti, elettrodomestici, e veicoli – che rappresentavano la componente più voluminosa, venivano scaricati dai mezzi dei conferitori, quasi sempre autocarri, anche con l’ausilio di una gru, e accumulati direttamente sulla terra battuta del piazzale dell’azienda niscemese I rifiuti speciali venivano poggiati direttamente a terra ed erano privi di qualsiasi protezione o impermeabilizzazione. Metodo che avrebbe reso alto il rischio ambientale, con il pericolo di contaminazione per i terreni e le falde acquifere. Sequestrati nell’ambito dell’operazione circa 5.000 chilogrammi di rifiuti speciali destinati a un deposito catanese. Tra questi: motori termici non bonificati e filtri pieni d’olio. Nelle intercettazioni, sono state riscontrate anche delle condotte intimidatorie da parte di un’imprenditore indagato. L’uomo – in una conversazione telefonica – si riferiva a un cliente palermitano intimandogli di restituire dei crediti pregressi tramite dei pagamenti da duemila euro mensili e minacciava, nel caso di mancata riscossione, gravissime conseguenze. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Fusti, elettrodomestici e prodotti in ferro. I rifiuti pericolosi accumulati in un sito di Niscemi: 20 misure a Caltanissetta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ambiente
Sicilia
Caltanissetta
Rifiuti Tossici
Il procuratore De Luca fa esultare Colosimo: ora può andare ad Atreju libera dalla ‘pista nera’
Da oggi abbiamo un nuovo “giallo” da risolvere: c’è stata un’accelerazione della audizione in Commissione parlamentare Antimafia del Procuratore Salvatore De Luca, sentito ieri per tre ore sulla strage di Via D’Amelio? Gli investigatori invero non brancolano nel buio, esiste un indizio ed è rosso fuoco: il cappotto di Arianna Meloni, grande sacerdotessa del festival Atreju in scena a Roma da qualche giorno. Ma abbiate pazienza: poteva mai salire su quel palco l’on. Chiara Colosimo, presidente della Commissione Antimafia, meloniana di ferro, titolare di uno dei fronti più caldi della grande offensiva nera contro la Costituzione repubblicana (ovvero la definitiva rimozione dalla scena dei crimini stragisti di neo-fascisti, piduisti, politici-transitati nella seconda repubblica, apparati e finanzieri), circondata dall’eco delle parole di Gian Carlo Caselli che il 18 novembre aveva completato (finalmente!) la sua relazione cominciata il 31 luglio, smontando puntualmente il presunto movente “mafia/appalti” per la strage del 19 Luglio 1992? L’approdo della presidenta sul palco della grande parata è atteso infatti per venerdì 12 dicembre alle ore 15:30, un giorno per altro già complicato dallo sciopero generale proclamato dalla CGIL e sostenuto da centinaia di organizzazioni che compongono La via maestra, per denunciare l’assenza totale di politiche sociali nella Legge di Bilancio che però non manca di strizzare l’occhio agli evasori fiscali con l’atteso innalzamento del tetto al contante (a proposito di politiche “anti mafia”). Un approdo che sarebbe apparso mesto e scivoloso se la presidenta vi fosse arrivata per l’appunto con la eco delle parole di Gian Carlo Caselli, che in maniera puntigliosamente argomentata aveva invitato a non confondere un contesto sicuramente complicato ed ostile (il “nido di vipere”) con la spiegazione della accelerazione drastica sulla strage di via D’Amelio, che invece molto più coerentemente andrebbe cercata nelle indagini che Borsellino stava svolgendo sulla strage di Capaci, nei movimenti che l’avevano preceduta e seguita (tra cui: le visite di De Donno a casa Ciancimino), nelle confidenze terribili che stava raccogliendo (tra cui: Lo Cicero e Mutolo), tutti elementi che il magistrato andava collezionando nella sua agenda rossa, in attesa di essere convocato come testimone dalla Procura di Caltanissetta, che però non lo chiamerà mai. In verità Colosimo aveva provato ad arginare Gian Carlo Caselli domandandogli al 90esimo minuto come potesse continuare ad argomentare in quella direzione nonostante le sentenze del Borsellino ter, quater e quinquies contemplino proprio “mafia/appalti” come causale della strage. Tiro “parato” da Caselli. All’indomani dell’audizione allora era stato l’avv. Trizzino in persona a stigmatizzare l’accaduto con un piccato post su FB: “Costui (Caselli!) per sminuire il valore delle sentenze Borsellino ter, quater, quinquies che hanno avvalorato la pista mafia/appalti come possibile movente della accelerazione della strage di Via D’Amelio ha così commentato ‘Tot capita tot sententiae’, come a dire ogni testa è tribunale nel detto popolare” (etc). E così che Colosimo deve aver pensato di correre ai ripari, convocando il Procuratore De Luca, che non aveva mancato in passato di dimostrare l’alto senso di leale collaborazione istituzionale dal quale è animato nei confronti della presidente dell’Antimafia (inviando a Palazzo San Macuto le trascrizioni delle conversazioni intercettate tra Natoli e Scarpinato). Ed il Procuratore di Caltanissetta, città competente per le indagini sulle stragi di Capaci e di via d’Amelio, non ha mancato l’appuntamento col destino rassegnando alla Commissione due contributi precisi: liquidare la pista nera, “zero spaccato”, almeno quella che fa riferimento a Lo Cicero, e confermare la centralità di “mafia/appalti” come movente della strage, proprio in riferimento alle sentenze del Borsellino ter, quater, quinquies, centralità resa tanto più chiara dalla maliziosa sovraesposizione alla quale Borsellino era stato condannato dai suoi stessi colleghi-vipere; silurare proprio il documento fondamentale portato da Caselli per dimostrare come l’intera ricostruzione della vicenda “mafia/appalti” fosse viziata da falsità e strumentalizzazioni e cioè la relazione consegnata sul punto alla Commissione parlamentare anti mafia nel febbraio del 1999, sottoscritta da tutto l’ufficio di procura e dal Procuratore stesso (Caselli) e mai contestata. Secondo De Luca quella relazione sarebbe lacunosa e fuorviante, insomma: Caselli l’avrebbe usata per coprire responsabilità non sue, ma di alcuni suoi colleghi che arrivavano dalla famigerata gestione Giammanco. Il Procuratore De Luca non ha spiegato di più, ma è probabile che si riservi di farlo nella già annunciata prosecuzione dell’audizione. Comunque ce n’è quanto basta per la presidenta Colosimo: assicurati scroscianti applausi al festival di Atreju. The show must go on! L'articolo Il procuratore De Luca fa esultare Colosimo: ora può andare ad Atreju libera dalla ‘pista nera’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Il carabiniere Giustini non ha mai indagato sul ruolo di Delle Chiaie e le stragi”
“Il carabiniere Walter Giustini non ha fatto indagini su Stefano Delle Chiaie, ma si è limitato a riferire le dichiarazioni di Maria Romeo”. A sostenerlo è Sonia Battagliese, avvocato del militare, attualmente sotto processo a Caltanissetta con l’accusa di aver depistato le indagini sulle stragi di Capaci e via d’Amelio. La legale ha contattato Il Fatto dopo aver appreso delle dichiarazioni di Salvatore De Luca, procuratore capo della città nissena, in commissione Antimafia. A proposito dell’indagine sul ruolo dell’eversione di destra nelle stragi, il magistrato ha detto di considerare “singolare che si insista su un certo filone legato alla pista nera. Mi riferisco alla pista di Stefano Delle Chiaie a seguito delle dichiarazioni rese da Maria Romeo e anche dal luogotenente Walter Giustini“. E ancora ha ribadito: “Dalle dichiarazioni di Romeo e Giustini e dalle presunte dichiarazioni del collaboratore Alberto Lo Cicero, che non ci sono mai state, viene fuori una pista che giudiziariamente vale zero tagliato. Ripeto: zero tagliato“. Parole che hanno provocato la reazione della legale del carabinieri. “Prendo atto di quanto dichiarato dal procuratore De Luca in commissione Antimafia, ma preciso che il mio cliente, il luogotenente Walter Giustini, non ha mai condotto alcuna indagine su Stefano Delle Chiaie“, dice l’avvocato Battagliese. “Il 9 maggio del 2022 – prosegue – si è limitato a riferire all’autorità giudiziaria, cioè allo stesso dottor De Luca, quanto appreso su Delle Chiaie dalla signora Maria Romeo“. La questione è complessa e gira attorno al collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero, autista di Mariano Tullio Troia, boss di Cosa Nostra e simpatizzante dell’estrema destra noto come ‘u Mussolini. Oggi deceduto, Lo Cicero era sentimentalmente legato a Maria Romeo, sorella di Domenico, autista di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale. A gestire Lo Cicero quando era ancora solo un confidente fu proprio Giustini. Interrogato a Caltanissetta il 9 maggio del 2022, il carabiniere raccontò di aver saputo da Lo Cicero in una fase “antecedente alla strage di Capaci” che Salvatore Biondino era l’autista del capo dei capi, Totò Riina. Informazioni che Giustini avrebbe poi riportato ai suoi superiori, cioè i capitani Marco Minicucci e Giovanni Arcangioli, ma anche al sostituto procuratore Vittorio Teresi. I racconti di Lo Cicero, ha sostenuto il carabiniere, avrebbero anticipato di mesi i racconti di Baldassare Di Maggio e avrebbero potuto portare all’arresto di Riina prima delle stragi. Fu sempre Lo Cicero a parlare di Delle Chiaie? “Non lui, ma la Romeo ci ha citato i rapporti tra Delle Chiaie e il fratello. Però in maniera estemporanea. Ci portò delle foto del fratello e Delle Chiaie mi sembra fosse però un convegno”, ha dichiarato il carabiniere, intervistato da Marco Lillo sul Fatto Quotidiano nel maggio del 2022. La procura di Caltanissetta, però, non ha creduto né a Giustini e neanche a Maria Romeo, chiedendo e ottenendo di processare entrambi per false informazioni ai pm. Il gip Santi Bologna parla di “reiterate condotte depistanti mediante dichiarazioni false o calunniose” per “creare una vera e propria cortina fumogena volta a spostare l’interesse degli inquirenti dall’originario focus investigativo”. L’avvocato Battagliese, però, puntualizza: “Vedremo come si concluderà il processo, però devo puntualizzare che il mio assistito non ha mai compiuto indagini dirette o rilasciato dichiarazioni relative a un ruolo di Delle Chiaie nelle stragi. Tra l’altro è una pista che non ha mai acceso l’interesse degli inquirenti né all’epoca dei fatti e neanche oggi”. L'articolo “Il carabiniere Giustini non ha mai indagato sul ruolo di Delle Chiaie e le stragi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Violenza sessuale su minore, l’ex assessore siciliano alla Famiglia Paolo Colianni condannato in Appello a 8 anni e 8 mesi
È stata confermata dalla Corte d’Appello di Caltanissetta la condanna per violenza sessuale su minore nei confronti di Paolo Colianni, medico e psicoterapeuta nonché ex assessore alla Famiglia della Regione siciliana nella seconda giunta di Totò Cuffaro. Rispetto alla sentenza di primo grado, la pena inflitta è aumentata da cinque anni e quattro mesi a otto anni e otto mesi di carcere. Colianni – finito in custodia cautelare agli arresti domiciliari e tornato in libertà lo scorso giugno – è accusato da una giovanissima paziente di avere abusato di lei durante le sedute di psicoterapia: l’indagine era partita dopo la segnalazione della scuola frequentata dalla minore, dove una docente aveva notato il malessere della vittima. Durante il processo di primo grado, l’imputato aveva reso dichiarazioni spontanee ammettendo i fatti: la sua difesa aveva chiesto la derubricazione del reato in “atti sessuali con minore”, fattispecie meno grave che presuppone il consenso della vittima. Come pene accessorie, il Tribunale di Enna aveva disposto l’interdizione dai pubblici uffici e dalle professioni che coinvolgono minori e il divieto di frequentare luoghi frequentati da minori. Colianni aveva versato un risarcimento provvisorio di cinquantamila euro a ciascuna delle parti civile costituite, i genitori e il nonno della ragazzina, rappresentati dall’avvocato Fabio Repici del foro di Messina. L'articolo Violenza sessuale su minore, l’ex assessore siciliano alla Famiglia Paolo Colianni condannato in Appello a 8 anni e 8 mesi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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