Tag - Caltanissetta

Trafficante di esseri umani arrestato a Caltanisetta: la sua organizzazione responsabile di 63 morti in mare
Arrestato a Caltanisetta un 41enne pakistano su cui pendeva un mandato internazionale da parte dell’Ufficio Interpol di Islamabad. L’accusa nei suoi confronti sarebbe di traffico di esseri umani. L’arresto è finalizzato all’estradizione. L’organizzazione di cui fa parte sarebbe collegata a un naufragio di un’imbarcazione al largo di Zawiya, in Libia. Sulla barca viaggiavano 73 passeggeri, di cui 63 cittadini pakistani: nel naufragio i sopravvissuti sarebbero stati solo 33. I carabinieri di Caltanissetta, in raccordo con il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, hanno dato esecuzione ad un arresto provvisorio finalizzato all’estradizione di un cittadino pakistano, indagato dall’Autorità giudiziaria pakistana per traffico di esseri umani. Sull’uomo pendeva un provvedimento di custodia cautelare emesso nel dicembre 2025 dal Giudice speciale dell’immigrazione di Peshawar (Pakistan). L’arresto è stato convalidato dalla Corte d’appello di Caltanissetta, su richiesta della locale Procura generale. L’Interpol, a seguito dell’estensione delle ricerche in ambio internazionale, aveva inserito una red notice a suo carico, già nel gennaio scorso. I carabinieri della compagnia di Caltanissetta e del Ros hanno localizzato il ricercato in un’abitazione del centro storico della città siciliana, dove è stato individuato. Le successive indagini e l’analisi del provvedimento cautelare hanno portato alla luce un traffico di migranti che, partiti dal Pakistan, venivano condotti in Libia per poi permettergli attraverso la rotta del Mediterraneo centrale di entrare illegalmente in Europa, previo pagamento di somme di denaro, tra gli 11.000 e i 12.000 euro a persona, da destinare all’organizzazione criminale, di cui il 41enne ricercato faceva parte. L'articolo Trafficante di esseri umani arrestato a Caltanisetta: la sua organizzazione responsabile di 63 morti in mare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Caltanissetta
Immigrazione
Traffico Esseri Umani
A Niscemi la frana “minaccia” il Muos, l’allarme per il rischio dell’inclinazione delle antenne e le radiazioni
Anche il Muos rischia di crollare. A Niscemi, nei giorni in cui si organizza la manifestazione per dire no alla guerra, ribellandosi a uno strumento bellico come il sistema di antenne di matrice americano presente sul già fragile territorio, il comitato No Muos denuncia il pericolo causato da uno smottamento che mette in ansia i cittadini. Governato direttamente dalla Us Navy di base a Sigonella, il Muos è l’ennesima beffa per la già fragile città di Niscemi: creato, nonostante polemiche e proteste, nei pressi di un Sic (sito di interesse comunitario) e della più grande sughereta della Sicilia, i cittadini hanno sempre lamentato un sospetto alto numero di tumori, secondo loro causato delle radiazioni che le tre grandi parabole e le altre 40 antenne portano sui cittadini. “Da più di un decennio ci opponiamo dicendo anche che veniva installato su un territorio fragile ma nessuno ci ha ascoltato – denuncia Pino Marcello del comitato No Muos – oggi il territorio frana e un abbassamento dell’inclinazione potrebbe comportare un abbassamento del raggio delle antenne con conseguenze molto gravi per la popolazione”. In questo momento il Mobile User Objective System è attivo, come sempre in un momento di guerra, e per garantire la sua sicurezza è stato anche fornito di uno scudo antimissili, ma la sua precarietà mette in ansia i cittadini, da anni contrari all’installazione, per gli effetti che potrebbe avere un guasto su ambiente e cittadini. Di questo sistema, ce ne sono quattro in tutto il mondo, ma gli altri si trovano in zone desertiche e permettono all’esercito militare americano di controllare le comunicazioni militari, traiettorie di aerei, droni e altro ancora. In Europa questo sistema si trova invece a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, in un territorio noto per la sua fragilità e a rischio sismico, oltre che idrogeologico. Tanto si conosce il pericolo di un cedimento che già erano pronti a partire i lavori per mettere in sicurezza il costone: mentre i fondi per l’altro versante, quello della frana, non sono mai stati utilizzati, infatti, la Regione è stata celere a dare l’ok per il progetto per raccogliere le acque piovane e consolidare il costone. Tutto questo qualche mese prima che le forti piogge e la conseguente frana dividessero la città in due. “I nodi vengono al pettine ma nessuno ci ha ascoltato – continua Marcello – e tutto avviene senza che nessuno possa sapere nulla”. Come se non bastasse, oggi il Muos è un obiettivo sensibile perché a marchio americano e cruciale nella guerra in corso: così, oltre alla paura della frana, i cittadini di Niscemi devono fare i conti anche con la paura di un possibile attacco anti-americano. Per questo motivo è stata organizzata una manifestazione prevista per l’ultima settimana di marzo: dire no al Muos è infatti un modo per ripudiare la guerra e un modo per ribellarsi all’imposizione di un sistema di antenne che ha portato solo distruzione sul territorio. “Per installare questo sistema di antenne hanno disboscato un bosco – racconta Marcello, veterano delle proteste – cambiato l’orografia e l’idrografia del terreno, riempito buche con terra sovrapposta e spianato colline: quello che accade oggi è la naturale conseguenza delle scelte che sono state fatte e noi ne subiamo i danni”. L'articolo A Niscemi la frana “minaccia” il Muos, l’allarme per il rischio dell’inclinazione delle antenne e le radiazioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ambiente
Caltanissetta
Guerra
Muos Niscemi
Meloni torna a Niscemi e annuncia un decreto per mercoledì: “In arrivo per il Comune 150 milioni per la frana”
Giorgia Meloni è tornata a Niscemi per un nuovo sopralluogo nella zona colpita poche settimane fa dalla frana. Accompagnata dal capo del dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, la presidente del Consiglio – dopo la prima visita dello scorso 28 gennaio – ha anche incontro un gruppo di sfollati al Municipio: “Sono tornata oggi a Niscemi per dare risposte concrete alla comunità duramente colpita da questa emergenza. Lo Stato c’è”, ha scritto sui social la premier. L’ANNUNCIO DEI 150 MILIONI Meloni ha annunciato a Niscemi l’arrivo di fondi per 150 milioni per il comune sconvolto dalla frana. “Niscemi è il comune più monitorato d’Europa. Stiamo prevedendo fondi tra ordinari e immediati su tre direttrici: la demolizione degli edifici, la messa in sicurezza e l’acquisto di nuovi immobili“, ha detto. La premier ha annunciato anche la nomina per Niscemi di un commissario straordinario, il capo della Protezione civile Ciciliano, parlando del decreto legge in arrivo “mercoledì”: “Il decreto prevede anche ammortizzatori sociali, per gli agricoltori che non riescono a raggiungere le loro proprietà e per i dipendenti che in questo periodo hanno difficoltà a svolgere la loro attività”, ha aggiunto. IL DECRETO Meloni ha spiegato che “il decreto si occupa in generale della questione dell’alluvione che ha colpito Sardegna, Calabria e Sicilia e di Niscemi. Distinguendo le due questioni. Per Niscemi c’è lo stanziamento specifico di 150 milioni di euro. Il resto del decreto vale per tutte e tre le regioni coinvolte dal problema alluvionale. Sul resto del decreto prevediamo diverse centinaia di milioni di euro per il ripristino della rete infrastrutturale e dei servizi, indennizzi e sostegni per le attività economiche coinvolte particolarmente per quanto riguarda l’agricoltura”. “C’è la sospensione dei tributi – ha continuato – col pagamento rimandato a ottobre. Ci sono ammortizzatori sociali sui quali sta lavorando il ministero del Lavoro sia per i lavoratori dipendenti che autonomi. Ci sono i ministeri che hanno messo 170 milioni di euro per i vari settori. Tutto in raccordo coi presidenti delle tre Regioni. Abbiamo parlato col sindaco e coi vari comitati dei cittadini di Niscemi per cercare di avere da loro elementi. Vorremmo che fosse partecipato il confronto che poi porterà alle ordinanze”, ha sottolineato. “FORZARE SULLA FASCIA DI RISPETTO SAREBBE ERRORE” Dal punto di vista tecnico la presidente del Consiglio chiede “di non forzare sulla definizione della fascia di rispetto sul fronte di frana” perché, dice, “sarebbe un errore“. “Non sono decisioni che si possono prendere sul piano politico, ma sono decisioni che si possono prendere sui dati tecnici“, ha spiegato. “Se io forzassi delle decisioni, magari perché voglio dare più velocemente delle risposte certe ai cittadini e mettessi la loro sicurezza a repentaglio sarei una pazza. Quindi – ha aggiunto – questo non lo voglio fare. E penso che non si debba forzare, per la salute, per la sicurezza, e per essere certi che quando diamo risposte sono certe. Quindi su questo io non posso e non voglio dare oggi una tempistica della quale non sono certa”, ha concluso. L'articolo Meloni torna a Niscemi e annuncia un decreto per mercoledì: “In arrivo per il Comune 150 milioni per la frana” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Giorgia Meloni
Caltanissetta
Frana di Niscemi, il paradosso: vuole sospendere la polizza, l’assicurazione chiede i documenti, ma la sua auto è in bilico sullo strapiombo
È venuto giù un intero costone della montagna e il suo veicolo è entrato a far parte dell’immaginario collettivo poiché in bella mostra (si fa per dire) nell’immagine simbolo della sciagura, quella che campeggia ovunque. Tutti conoscono quella utilitaria grigia, ma evidentemente non l’agenzia assicurativa dove è stata stipulata la polizza auto del veicolo. Quella raccontata da Marcello Di Martino è una storia paradossale. Ottant’anni, geometra in pensione, per anni ha lavorato al Comune di Niscemi, dove il ciclone Harry ha provocato il cedimento di una parte del costone su cui si erige il paese; Di Martino è il proprietario della Ford Fiesta che si vede nelle foto e nei video condivisi dai media per raccontare il crollo della cittadina in provincia di Caltanissetta. Nelle immagini, la vecchia auto è sospesa in bilico sullo strapiombo. Intervistato dal Corriere della Sera, l’anziano ha raccontato: “L’avevo parcheggiata nel mio garage, dove si entra dalla strada panoramica, via Angelo d’Arrigo, che è venuta giù con mezzo garage”. Fortunatamente, non è il primo veicolo della famiglia: “È una 1.400 diesel, la usavo solo per andare fuori città, anno 2002, 97 mila chilometri. In città uso la Seicento” ha raccontato Di Martino, che poi ha spiegato di aver utilizzato l’altro mezzo di famiglia per mettere al sicuro sua moglie, impossibilitata a muoversi. Dopo aver abbandonato la propria abitazione e aver perso tutto a causa del disastro, l’uomo si era rivolto all’assicurazione per sospendere la polizza della Fiesta. Oltre al danno ecco la beffa: “Mi hanno detto che hanno bisogno dei documenti. ‘Ma come faccio a recuperarli?’ ho detto”. Allora il figlio ha avuto l’idea di presentare una foto panoramica del precipizio in cui si vede la targa della vettura. “Queste sono piccole cose, qui la tragedia è enorme”. L'articolo Frana di Niscemi, il paradosso: vuole sospendere la polizza, l’assicurazione chiede i documenti, ma la sua auto è in bilico sullo strapiombo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Maltempo
Sicilia
Caltanissetta
I 530 bambini senza scuola a Niscemi, si lavora per riprendere le lezioni: “Tanti di loro sono sfollati, hanno perso tutto”
“Cinquecentoventi bambini e ragazzi sono rimasti senza le loro aule. Le due frane, del 16 e 25 gennaio, hanno reso impraticabili tre scuole. Stiamo facendo il possibile per far ripartire le lezioni già lunedì”. L’ingegnere Salvatore Stamilla, capo ripartizione e progettazione del Comune di Niscemi, da giorni non conosce sosta. Con il sindaco, Massimiliano Conti è tra le quattro persone che fanno parte del Centro operativo comunale che si sta occupando del disastro avvenuto nella cittadina nissena. Quando ilfattoquotidiano.it lo contatta, mentre risponde alle domande, cerca di dare ascolto anche a qualcuno che si precipita in ufficio. Non c’è tregua. Nella piccola cittadina nell’entroterra siciliano anche tanti minori sono stati sfollati tra le 1.500 persone che hanno perso un tetto. “Gli istituti interessati – spiega Stamilla – fanno parte della zona rossa dove il terreno ha ceduto portando con sé case e auto. I tre edifici scolastici (“Belvedere”, “Don Bosco” e “San Giuseppe” facenti tutti parte dell’istituto comprensivo “Salerno”) non sono crollati. A causa degli allacci al metano interrotti e non solo abbiamo comunque chiuso tutte le scuole del paese”. Sono giorni di paura e incertezza tra evacuazioni, case a rischio crollo e campanelle delle lezioni che non suonano più. A toccare con mano la disperazione ma anche l’urgenza di ridare un senso alla vita è la preside Licia Concetta Salerno che dirige tutte e tre le sedi. Lo scorso 16 gennaio, quando la prima frana lungo la provinciale dieci ha scosso il paese all’alba, la protezione civile ha sbarrato i cancelli del “Don Bosco”. La preside ha allestito classi in altri edifici in quartieri più sicuri ma poi il 25 pomeriggio la seconda faglia ha messo in ginocchio anche i plessi “Belvedere” e “San Giuseppe”. Salerno – contattata al telefono da ilfattoquotidiano.it tra un collegio docenti e un consiglio d’istituto – si sta facendo in quattro in queste ore: “Molti maestri e professori così alunni hanno perso la casa. Altri sperano di rientrare al più presto. Hanno perso tutto. È un momento triste anche per la scuola. Ho incontrato alcune mamme per dar loro coraggio e stiamo raccogliendo materiale didattico per chi non l’ha più”. Fortunatamente, i personal computer e altre attrezzature dei tre plessi in zona rossa sono stati salvati in tempo. “Stiamo ricevendo molta solidarietà da tutt’Italia. Lunedì, grazie all’istituto ‘Verga’ che ci ospiterà ripartiremo cercando di dare un po’ di normalità ai ragazzi”, sottolinea la preside. Per i primi giorni forse saranno necessari i doppi turni ma non la didattica a distanza. Save the Children sta monitorando costantemente l’evolversi degli eventi e si è recata nell’area con un proprio team per valutare un possibile intervento mirato. Sul posto a coordinare i dirigenti scolastici c’è la numero uno dell’ufficio scolastico territoriale Viviana Assenza ma a Palermo la cabina di regia è nelle mani del direttore dell’Usr di via Fattori, Filippo Serra: “Quando ho saputo della notizia ero in viaggio tra Roma e Palermo all’alba e immediatamente ci siamo preoccupati degli studenti ma anche dei docenti che sono rimasti senza casa. È una situazione drammatica che stiamo cercando, tuttavia, di gestire nel migliore dei modi tant’è che lunedì – se gli enti locali e la Protezione civile lo consentiranno – riapriremo”. La terra continua a franare e di ora in ora tutto cambia: “Siamo pronti per ogni evenienza. Se necessario, avremo la possibilità di ospitare gli alunni che non rientrano nelle loro aule in altre scuole dove abbiamo fatto tutto il possibile con l’amministrazione per garantire il riscaldamento”, spiega Serra. Non solo. Il direttore di via Fattori pensa anche agli sfollati: “Per alcuni casi delle superiori è stata attivata la didattica a distanza in queste ore ma si sta pensando ad allestire anche degli spazi studio per chi non ha più i propri”. A garantire la ripartenza lunedì è Stamilla: “Gli insegnanti hanno recuperato il materiale didattico e tutto ciò che era possibile prelevare. Abbiamo degli spazi negli istituti che si trovano in quartieri sicuri rinunciando a qualche laboratorio ma ce la faremo”. Anche la premier Giorgia Meloni, che mercoledì era a Niscemi, ha detto: “Ci sono tre scuole nella zona rossa, tra elementari e asilo, vorremmo tentare anche qui di dare risposte immediate per cercare il prima possibile di restituire alla cittadinanza una normalità, e anche la possibilità dei bambini di andare a scuola”. L'articolo I 530 bambini senza scuola a Niscemi, si lavora per riprendere le lezioni: “Tanti di loro sono sfollati, hanno perso tutto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
Sicilia
Caltanissetta
Frana a Niscemi, spaccata in più punti la strada che porta a Gela: il video dal drone
Sono ingenti i danni registrati lungo la Strada provinciale 10 in seguito alla frana che ha colpito il comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il movimento franoso ha, infatti, interessato un lungo tratto stradale che collega il centro abitato alla città di Gela. Il manto stradale ha subito numerosi cedimenti e fratture in più punti, rendendo di fatto inagibile la strada. Le immagini dal drone girate nella mattinata di giovedì 29 gennaio. L'articolo Frana a Niscemi, spaccata in più punti la strada che porta a Gela: il video dal drone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Caltanissetta
Niscemi, Meloni sorvola in elicottero le zone colpite dalla frana: il video
La presidente del consiglio Giorgia Meloni, prima di partecipare alla riunione operativa al Comune di Niscemi, ha eseguito un sorvolo in elicottero, un sopralluogo nelle zone colpite dalla frana. La premier è arrivata in aereo a Catania per poi salire su un elicottero accompagnata dal capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano. L'articolo Niscemi, Meloni sorvola in elicottero le zone colpite dalla frana: il video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Giorgia Meloni
Sicilia
Caltanissetta
Frana a Niscemi, la Procura indaga per disastro colposo. Meloni al vertice in Comune: “Agiremo in modo celere”
La frana a Niscemi continua a preoccupare: “È dinamica, va monitorata perché è attiva“, sottolinea il governatore siciliano Renato Schifani. E mentre nella cittadina in provincia di Caltanissetta arriva la presidente del Consiglio, la Procura di Gela rende noto di avere aperto un procedimento penale per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Dopo il sopralluogo di martedì nella zona rossa di Niscemi del procuratore Salvatore Vella, oggi è stato aperto un fascicolo a carico di ignoti. Giorgia Meloni è arrivata in Municipio poco prima delle 11 partecipando a una riunione operativa durata circa un’ora per fare il punto della situazione assieme al capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano, al sindaco Massimiliano Conti, al prefetto di Caltanissetta Licia Donatella Messina e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno. La premier è arrivata a Niscemi dopo aver sorvolato in elicottero sia la costa di Catania flagellata dal ciclone che la zona colpita dalla frana. “Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il governo agirà in maniera celere” è la rassicurazione fatta dalla premier durante la riunione. Ai tecnici Meloni ha fatto domande specifiche e non appena il governo riceverà la fotografia completa di danni e conseguenze della frana, che ha provocato lo sgombero di oltre 1.500 persone dalle loro case con un fronte di oltre 4 km, saranno assunti dei provvedimenti. “Abbiamo fatto il punto della situazione dopo la frana di domenica, abbiamo parlato di coloro che hanno perso purtroppo la casa e della viabilità alle scuole. Il premier vuole un crono programma, un timing preciso di questi interventi”, ha detto il sindaco Massimiliano Conti incontrando i giornalisti dopo la visita di Meloni. “Ci potrebbe essere ipotesi del piano casa – ha aggiunto il primo cittadino – Meloni ha voluto sapere il punto della situazione, la descrizione puntuale dell’evento e la necessità di lavorare ad una risposta concreta per questa nostra comunità”. Niente commenti con la stampa, invece, da parte della premier. Alle decine di cronisti che hanno tentato di strapparle una dichiarazione Meloni ha replicato dicendo: “Non facciamo piazzate, siamo qui per lavorare”. Alla riunione in municipio ha preso parte anche il deputato di Avs, Angelo Bonelli. “Quello che ho detto alla premier, e quello che le dirò in Parlamento, è che bisogna dare immediatamente una risposta a chi ha perso la casa”, ha dichiarato Bonelli: “L’Italia è il Paese più a rischio frane in tutta Europa: sono 636mila. Ci sono 1.200.000 persone che vivono in aree ad altissimo rischio di frana. Bene, noi non vogliamo che ci siano altre Niscemi in Italia. E quindi – ha concluso il deputato di Avs – da questo punto di vista responsabilità vuole che un governo abbia cura del territorio e cominci a pensare che la vera priorità oggi per la Sicilia e per la Calabria e per tante zone del Paese, non sono i 14 miliardi di euro del Ponte sullo Stretto“. Intanto, oltre agli sgomberi, sono tanti i problemi che i cittadini di Niscemi si ritrovano ad affrontare. Centinaia di bambini, ade esempio, sono costretti a stare a casa perché le scuole elementari che frequentano sono state chiuse per la frana. Sono cinque gli istituti che sono stati chiusi perché si trovano nelle zone rosse: Belvedere, Don Bosco, San Giuseppe, Collodi e Pirandello. L'articolo Frana a Niscemi, la Procura indaga per disastro colposo. Meloni al vertice in Comune: “Agiremo in modo celere” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Giorgia Meloni
Caltanissetta
Disastro Colposo
Niscemi, l’allarme della Protezione civile: “L’intera collina sta crollando”. Schlein: “Usare il miliardo stanziato per il Ponte”
“L’intera collina sta crollando verso la piana di Gela”. È l’allarme lanciato dal capo del dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano da Niscemi dove si è recato per un sopralluogo e per fare il punto sulla situazione del comune in provincia di Caltanissetta. “La frana è pienamente attiva e la situazione è critica”, ha sottolineato spiegando che “ci sono abitazioni che non potranno essere più recuperate e bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva”. A causa della frana sono già oltre 1.500 gli sfollati, ma per molti di loro il rientro a casa sarà impossibile. “Le case prospicienti sul coronamento della frana non potranno più essere abitate”, ha ribadito Ciciliano: “Ci deve essere una fascia di sicurezza. Qualsiasi altra considerazione è prematura. Va comunicato a tutti che le case che sono sul ciglio e che sembrano integre non potranno essere raggiunte neanche dai vigili del fuoco per togliere i beni di queste abitazioni. Questo dev’essere chiaro”, ha sottolineato il capo del dipartimento della Protezione civile. A Niscemi è arrivata anche la segretaria del Pd Elly Schlein che ha incontrato anche il sindaco Massimiliano Conti: “Abbiamo già chiesto di destinare un miliardo di euro che non verrà usato per infrastrutture inutili come il ponte sullo Stretto per dare sostegno alle aree colpite dal maltempo”, ha detto la leader dem sottolineando che “servono interventi rapidi”: “La vicenda di Niscemi va affrontata nella sua specificità perchè è una situazione delicata, la frana è attiva”, ha aggiunto. “Abbiamo chiesto di bloccare i tributi. Siamo vicini alla popolazione e pronti da subito a dare il nostro contributo”, ha concluso Schlein. Per gli sfollati, secondo quanto si apprende, sono in arrivo i contributi del fondo Cas dello Stato: 400 euro a famiglia più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese a nucleo per un anno. La procedura sarebbe già stata attivata in presenza dell’ordinanza di sgombero e dovrebbe essere completata nel giro di qualche giorno. Il contributo è destinato a chi ha dovuto lasciare la propria abitazione. Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, ne ha dato comunicazione ai capigruppo. “Ci faremo carico di un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati coloro che non potranno più rientrare nelle loro abitazioni”, ha detto il presidente della Regione Renato Schifani concludendo l’incontro tecnico in municipio mentre fuori si è radunato radunato un gruppo di cittadini per protestare: “Basta passerelle. Ho perso tutto”, ha urlato uno degli sfollati. “Perché non è stato fatto niente dal 1997?”, hanno detto altri fuori dal municipio. Il riferimento è al 12 ottobre 1997, quando – poco prima delle 14 – a Niscemi una frana ha interessato gli stessi luoghi: i quartieri Sante Croci, Pirillo, Canalicchio. Ventinove anni fa l’allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico”. La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l’affitto. Nel 2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le ruspe s’avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, infine la chiesa fu abbattuta. Lo stato d’emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal Consiglio dei ministri, almeno fino al 2007. Anche nel ’97, come nei giorni scorsi, la frana fu preceduta da maltempo e pioggia. E probabilmente le condizioni meteorologiche non saranno state diverse nel 1790, quando nei quartieri Sante Croci e Canalicchio, sempre gli stessi, la terra di aprì e nei bevai l’acqua smise di scorrere, come riportano le cronache del tempo ad opera di una comunità di frati. “La frana di Niscemi è nota dal 1997 e avanzerà. Il fronte non è mai stato interessato da interventi di messa in sicurezza”, dichiarano oggi gli scienziati della Società italiana di geologia ambientale che ricordano come sull’argomento “esistono scritti risalenti addirittura al 1790”. L'articolo Niscemi, l’allarme della Protezione civile: “L’intera collina sta crollando”. Schlein: “Usare il miliardo stanziato per il Ponte” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Sicilia
Caltanissetta
Protezione Civile
Fusti, elettrodomestici e prodotti in ferro. I rifiuti pericolosi accumulati in un sito di Niscemi: 20 misure a Caltanissetta
Materiali metallici ferrosi e non ferrosi ma batterie esauste. Erano i rifiuti pericolosi accumulati in un’area del comune di Niscemi. Lo stoccaggio avveniva in modo grossolano e privo di misure di sicurezza. Per questo a Caltanissetta sono state eseguite diverse venti ordinanze cautelari nell’ambito di una indagine per traffico e smaltimento dei rifiuti. I finanzieri del comando provinciale, con il reparto operativo Aeronavale di Palermo hanno inoltre eseguito il sequestro di un’azienda del settore su ordine del gip. A seguito dell’operazione e dopo gli interrogatori di rito, sono finiti sotto custodia due uomini: in carcere un imprenditore di Niscemi, a cui sono stati sequestrati preventivamente mezzi e complessi aziendali per 2 milioni di euro, e ai domiciliari uno di Gela. Obbligo o divieto di dimora invece per altri 12 indagati e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri tre, accusati di far parte di un’associazione a delinquere. Quest’ultima avrebbe agito abusivamente nell’ambito del traffico e della gestione dei rifiuti speciali. Sono state eseguite inoltre tre misure interdittive del divieto di esercitare attività imprenditoriale per altrettanti titolari di ditte e alcuni rappresentanti di società del settore. Lo stoccaggio dei rifiuti, secondo la procura, avveniva in modo grossolano e privo di misure di sicurezza, con una suddivisione approssimativa di rifiuto. In particolare, dopo la pesatura, i rifiuti ferrosi – tra cui prodotti in ferro, fusti, elettrodomestici, e veicoli – che rappresentavano la componente più voluminosa, venivano scaricati dai mezzi dei conferitori, quasi sempre autocarri, anche con l’ausilio di una gru, e accumulati direttamente sulla terra battuta del piazzale dell’azienda niscemese I rifiuti speciali venivano poggiati direttamente a terra ed erano privi di qualsiasi protezione o impermeabilizzazione. Metodo che avrebbe reso alto il rischio ambientale, con il pericolo di contaminazione per i terreni e le falde acquifere. Sequestrati nell’ambito dell’operazione circa 5.000 chilogrammi di rifiuti speciali destinati a un deposito catanese. Tra questi: motori termici non bonificati e filtri pieni d’olio. Nelle intercettazioni, sono state riscontrate anche delle condotte intimidatorie da parte di un’imprenditore indagato. L’uomo – in una conversazione telefonica – si riferiva a un cliente palermitano intimandogli di restituire dei crediti pregressi tramite dei pagamenti da duemila euro mensili e minacciava, nel caso di mancata riscossione, gravissime conseguenze. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Fusti, elettrodomestici e prodotti in ferro. I rifiuti pericolosi accumulati in un sito di Niscemi: 20 misure a Caltanissetta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ambiente
Sicilia
Caltanissetta
Rifiuti Tossici