Arrestato a Caltanisetta un 41enne pakistano su cui pendeva un mandato
internazionale da parte dell’Ufficio Interpol di Islamabad. L’accusa nei suoi
confronti sarebbe di traffico di esseri umani. L’arresto è finalizzato
all’estradizione. L’organizzazione di cui fa parte sarebbe collegata a un
naufragio di un’imbarcazione al largo di Zawiya, in Libia. Sulla barca
viaggiavano 73 passeggeri, di cui 63 cittadini pakistani: nel naufragio i
sopravvissuti sarebbero stati solo 33.
I carabinieri di Caltanissetta, in raccordo con il Servizio per la cooperazione
internazionale di polizia, hanno dato esecuzione ad un arresto provvisorio
finalizzato all’estradizione di un cittadino pakistano, indagato dall’Autorità
giudiziaria pakistana per traffico di esseri umani. Sull’uomo pendeva un
provvedimento di custodia cautelare emesso nel dicembre 2025 dal Giudice
speciale dell’immigrazione di Peshawar (Pakistan). L’arresto è stato convalidato
dalla Corte d’appello di Caltanissetta, su richiesta della locale Procura
generale.
L’Interpol, a seguito dell’estensione delle ricerche in ambio internazionale,
aveva inserito una red notice a suo carico, già nel gennaio scorso. I
carabinieri della compagnia di Caltanissetta e del Ros hanno localizzato il
ricercato in un’abitazione del centro storico della città siciliana, dove è
stato individuato. Le successive indagini e l’analisi del provvedimento
cautelare hanno portato alla luce un traffico di migranti che, partiti dal
Pakistan, venivano condotti in Libia per poi permettergli attraverso la rotta
del Mediterraneo centrale di entrare illegalmente in Europa, previo pagamento di
somme di denaro, tra gli 11.000 e i 12.000 euro a persona, da destinare
all’organizzazione criminale, di cui il 41enne ricercato faceva parte.
L'articolo Trafficante di esseri umani arrestato a Caltanisetta: la sua
organizzazione responsabile di 63 morti in mare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Caltanissetta
Anche il Muos rischia di crollare. A Niscemi, nei giorni in cui si organizza la
manifestazione per dire no alla guerra, ribellandosi a uno strumento bellico
come il sistema di antenne di matrice americano presente sul già fragile
territorio, il comitato No Muos denuncia il pericolo causato da uno smottamento
che mette in ansia i cittadini.
Governato direttamente dalla Us Navy di base a Sigonella, il Muos è l’ennesima
beffa per la già fragile città di Niscemi: creato, nonostante polemiche e
proteste, nei pressi di un Sic (sito di interesse comunitario) e della più
grande sughereta della Sicilia, i cittadini hanno sempre lamentato un sospetto
alto numero di tumori, secondo loro causato delle radiazioni che le tre grandi
parabole e le altre 40 antenne portano sui cittadini.
“Da più di un decennio ci opponiamo dicendo anche che veniva installato su un
territorio fragile ma nessuno ci ha ascoltato – denuncia Pino Marcello del
comitato No Muos – oggi il territorio frana e un abbassamento dell’inclinazione
potrebbe comportare un abbassamento del raggio delle antenne con conseguenze
molto gravi per la popolazione”. In questo momento il Mobile User Objective
System è attivo, come sempre in un momento di guerra, e per garantire la sua
sicurezza è stato anche fornito di uno scudo antimissili, ma la sua precarietà
mette in ansia i cittadini, da anni contrari all’installazione, per gli effetti
che potrebbe avere un guasto su ambiente e cittadini.
Di questo sistema, ce ne sono quattro in tutto il mondo, ma gli altri si trovano
in zone desertiche e permettono all’esercito militare americano di controllare
le comunicazioni militari, traiettorie di aerei, droni e altro ancora. In Europa
questo sistema si trova invece a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi,
in provincia di Caltanissetta, in un territorio noto per la sua fragilità e a
rischio sismico, oltre che idrogeologico. Tanto si conosce il pericolo di un
cedimento che già erano pronti a partire i lavori per mettere in sicurezza il
costone: mentre i fondi per l’altro versante, quello della frana, non sono mai
stati utilizzati, infatti, la Regione è stata celere a dare l’ok per il progetto
per raccogliere le acque piovane e consolidare il costone. Tutto questo qualche
mese prima che le forti piogge e la conseguente frana dividessero la città in
due.
“I nodi vengono al pettine ma nessuno ci ha ascoltato – continua Marcello – e
tutto avviene senza che nessuno possa sapere nulla”. Come se non bastasse, oggi
il Muos è un obiettivo sensibile perché a marchio americano e cruciale nella
guerra in corso: così, oltre alla paura della frana, i cittadini di Niscemi
devono fare i conti anche con la paura di un possibile attacco anti-americano.
Per questo motivo è stata organizzata una manifestazione prevista per l’ultima
settimana di marzo: dire no al Muos è infatti un modo per ripudiare la guerra e
un modo per ribellarsi all’imposizione di un sistema di antenne che ha portato
solo distruzione sul territorio. “Per installare questo sistema di antenne hanno
disboscato un bosco – racconta Marcello, veterano delle proteste – cambiato
l’orografia e l’idrografia del terreno, riempito buche con terra sovrapposta e
spianato colline: quello che accade oggi è la naturale conseguenza delle scelte
che sono state fatte e noi ne subiamo i danni”.
L'articolo A Niscemi la frana “minaccia” il Muos, l’allarme per il rischio
dell’inclinazione delle antenne e le radiazioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giorgia Meloni è tornata a Niscemi per un nuovo sopralluogo nella zona colpita
poche settimane fa dalla frana. Accompagnata dal capo del dipartimento della
Protezione civile, Fabio Ciciliano, la presidente del Consiglio – dopo la prima
visita dello scorso 28 gennaio – ha anche incontro un gruppo di sfollati al
Municipio: “Sono tornata oggi a Niscemi per dare risposte concrete alla comunità
duramente colpita da questa emergenza. Lo Stato c’è”, ha scritto sui social la
premier.
L’ANNUNCIO DEI 150 MILIONI
Meloni ha annunciato a Niscemi l’arrivo di fondi per 150 milioni per il comune
sconvolto dalla frana. “Niscemi è il comune più monitorato d’Europa. Stiamo
prevedendo fondi tra ordinari e immediati su tre direttrici: la demolizione
degli edifici, la messa in sicurezza e l’acquisto di nuovi immobili“, ha detto.
La premier ha annunciato anche la nomina per Niscemi di un commissario
straordinario, il capo della Protezione civile Ciciliano, parlando del decreto
legge in arrivo “mercoledì”: “Il decreto prevede anche ammortizzatori sociali,
per gli agricoltori che non riescono a raggiungere le loro proprietà e per i
dipendenti che in questo periodo hanno difficoltà a svolgere la loro attività”,
ha aggiunto.
IL DECRETO
Meloni ha spiegato che “il decreto si occupa in generale della questione
dell’alluvione che ha colpito Sardegna, Calabria e Sicilia e di Niscemi.
Distinguendo le due questioni. Per Niscemi c’è lo stanziamento specifico di 150
milioni di euro. Il resto del decreto vale per tutte e tre le regioni coinvolte
dal problema alluvionale. Sul resto del decreto prevediamo diverse centinaia di
milioni di euro per il ripristino della rete infrastrutturale e dei servizi,
indennizzi e sostegni per le attività economiche coinvolte particolarmente per
quanto riguarda l’agricoltura”. “C’è la sospensione dei tributi – ha continuato
– col pagamento rimandato a ottobre. Ci sono ammortizzatori sociali sui quali
sta lavorando il ministero del Lavoro sia per i lavoratori dipendenti che
autonomi. Ci sono i ministeri che hanno messo 170 milioni di euro per i vari
settori. Tutto in raccordo coi presidenti delle tre Regioni. Abbiamo parlato col
sindaco e coi vari comitati dei cittadini di Niscemi per cercare di avere da
loro elementi. Vorremmo che fosse partecipato il confronto che poi porterà alle
ordinanze”, ha sottolineato.
“FORZARE SULLA FASCIA DI RISPETTO SAREBBE ERRORE”
Dal punto di vista tecnico la presidente del Consiglio chiede “di non forzare
sulla definizione della fascia di rispetto sul fronte di frana” perché, dice,
“sarebbe un errore“. “Non sono decisioni che si possono prendere sul piano
politico, ma sono decisioni che si possono prendere sui dati tecnici“, ha
spiegato. “Se io forzassi delle decisioni, magari perché voglio dare più
velocemente delle risposte certe ai cittadini e mettessi la loro sicurezza a
repentaglio sarei una pazza. Quindi – ha aggiunto – questo non lo voglio fare. E
penso che non si debba forzare, per la salute, per la sicurezza, e per essere
certi che quando diamo risposte sono certe. Quindi su questo io non posso e non
voglio dare oggi una tempistica della quale non sono certa”, ha concluso.
L'articolo Meloni torna a Niscemi e annuncia un decreto per mercoledì: “In
arrivo per il Comune 150 milioni per la frana” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È venuto giù un intero costone della montagna e il suo veicolo è entrato a far
parte dell’immaginario collettivo poiché in bella mostra (si fa per dire)
nell’immagine simbolo della sciagura, quella che campeggia ovunque. Tutti
conoscono quella utilitaria grigia, ma evidentemente non l’agenzia assicurativa
dove è stata stipulata la polizza auto del veicolo. Quella raccontata da
Marcello Di Martino è una storia paradossale. Ottant’anni, geometra in pensione,
per anni ha lavorato al Comune di Niscemi, dove il ciclone Harry ha provocato il
cedimento di una parte del costone su cui si erige il paese; Di Martino è il
proprietario della Ford Fiesta che si vede nelle foto e nei video condivisi dai
media per raccontare il crollo della cittadina in provincia di Caltanissetta.
Nelle immagini, la vecchia auto è sospesa in bilico sullo strapiombo.
Intervistato dal Corriere della Sera, l’anziano ha raccontato: “L’avevo
parcheggiata nel mio garage, dove si entra dalla strada panoramica, via Angelo
d’Arrigo, che è venuta giù con mezzo garage”. Fortunatamente, non è il primo
veicolo della famiglia: “È una 1.400 diesel, la usavo solo per andare fuori
città, anno 2002, 97 mila chilometri. In città uso la Seicento” ha raccontato Di
Martino, che poi ha spiegato di aver utilizzato l’altro mezzo di famiglia per
mettere al sicuro sua moglie, impossibilitata a muoversi.
Dopo aver abbandonato la propria abitazione e aver perso tutto a causa del
disastro, l’uomo si era rivolto all’assicurazione per sospendere la polizza
della Fiesta. Oltre al danno ecco la beffa: “Mi hanno detto che hanno bisogno
dei documenti. ‘Ma come faccio a recuperarli?’ ho detto”. Allora il figlio ha
avuto l’idea di presentare una foto panoramica del precipizio in cui si vede la
targa della vettura. “Queste sono piccole cose, qui la tragedia è enorme”.
L'articolo Frana di Niscemi, il paradosso: vuole sospendere la polizza,
l’assicurazione chiede i documenti, ma la sua auto è in bilico sullo strapiombo
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Cinquecentoventi bambini e ragazzi sono rimasti senza le loro aule. Le due
frane, del 16 e 25 gennaio, hanno reso impraticabili tre scuole. Stiamo facendo
il possibile per far ripartire le lezioni già lunedì”. L’ingegnere Salvatore
Stamilla, capo ripartizione e progettazione del Comune di Niscemi, da giorni non
conosce sosta. Con il sindaco, Massimiliano Conti è tra le quattro persone che
fanno parte del Centro operativo comunale che si sta occupando del disastro
avvenuto nella cittadina nissena. Quando ilfattoquotidiano.it lo contatta,
mentre risponde alle domande, cerca di dare ascolto anche a qualcuno che si
precipita in ufficio. Non c’è tregua. Nella piccola cittadina nell’entroterra
siciliano anche tanti minori sono stati sfollati tra le 1.500 persone che hanno
perso un tetto. “Gli istituti interessati – spiega Stamilla – fanno parte della
zona rossa dove il terreno ha ceduto portando con sé case e auto. I tre edifici
scolastici (“Belvedere”, “Don Bosco” e “San Giuseppe” facenti tutti parte
dell’istituto comprensivo “Salerno”) non sono crollati. A causa degli allacci al
metano interrotti e non solo abbiamo comunque chiuso tutte le scuole del paese”.
Sono giorni di paura e incertezza tra evacuazioni, case a rischio crollo e
campanelle delle lezioni che non suonano più. A toccare con mano la disperazione
ma anche l’urgenza di ridare un senso alla vita è la preside Licia Concetta
Salerno che dirige tutte e tre le sedi. Lo scorso 16 gennaio, quando la prima
frana lungo la provinciale dieci ha scosso il paese all’alba, la protezione
civile ha sbarrato i cancelli del “Don Bosco”. La preside ha allestito classi in
altri edifici in quartieri più sicuri ma poi il 25 pomeriggio la seconda faglia
ha messo in ginocchio anche i plessi “Belvedere” e “San Giuseppe”. Salerno –
contattata al telefono da ilfattoquotidiano.it tra un collegio docenti e un
consiglio d’istituto – si sta facendo in quattro in queste ore: “Molti maestri e
professori così alunni hanno perso la casa. Altri sperano di rientrare al più
presto. Hanno perso tutto. È un momento triste anche per la scuola. Ho
incontrato alcune mamme per dar loro coraggio e stiamo raccogliendo materiale
didattico per chi non l’ha più”. Fortunatamente, i personal computer e altre
attrezzature dei tre plessi in zona rossa sono stati salvati in tempo. “Stiamo
ricevendo molta solidarietà da tutt’Italia. Lunedì, grazie all’istituto ‘Verga’
che ci ospiterà ripartiremo cercando di dare un po’ di normalità ai ragazzi”,
sottolinea la preside. Per i primi giorni forse saranno necessari i doppi turni
ma non la didattica a distanza.
Save the Children sta monitorando costantemente l’evolversi degli eventi e si è
recata nell’area con un proprio team per valutare un possibile intervento
mirato. Sul posto a coordinare i dirigenti scolastici c’è la numero uno
dell’ufficio scolastico territoriale Viviana Assenza ma a Palermo la cabina di
regia è nelle mani del direttore dell’Usr di via Fattori, Filippo Serra: “Quando
ho saputo della notizia ero in viaggio tra Roma e Palermo all’alba e
immediatamente ci siamo preoccupati degli studenti ma anche dei docenti che sono
rimasti senza casa. È una situazione drammatica che stiamo cercando, tuttavia,
di gestire nel migliore dei modi tant’è che lunedì – se gli enti locali e la
Protezione civile lo consentiranno – riapriremo”.
La terra continua a franare e di ora in ora tutto cambia: “Siamo pronti per ogni
evenienza. Se necessario, avremo la possibilità di ospitare gli alunni che non
rientrano nelle loro aule in altre scuole dove abbiamo fatto tutto il possibile
con l’amministrazione per garantire il riscaldamento”, spiega Serra. Non solo.
Il direttore di via Fattori pensa anche agli sfollati: “Per alcuni casi delle
superiori è stata attivata la didattica a distanza in queste ore ma si sta
pensando ad allestire anche degli spazi studio per chi non ha più i propri”. A
garantire la ripartenza lunedì è Stamilla: “Gli insegnanti hanno recuperato il
materiale didattico e tutto ciò che era possibile prelevare. Abbiamo degli spazi
negli istituti che si trovano in quartieri sicuri rinunciando a qualche
laboratorio ma ce la faremo”.
Anche la premier Giorgia Meloni, che mercoledì era a Niscemi, ha detto: “Ci sono
tre scuole nella zona rossa, tra elementari e asilo, vorremmo tentare anche qui
di dare risposte immediate per cercare il prima possibile di restituire alla
cittadinanza una normalità, e anche la possibilità dei bambini di andare a
scuola”.
L'articolo I 530 bambini senza scuola a Niscemi, si lavora per riprendere le
lezioni: “Tanti di loro sono sfollati, hanno perso tutto” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Sono ingenti i danni registrati lungo la Strada provinciale 10 in seguito alla
frana che ha colpito il comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Il
movimento franoso ha, infatti, interessato un lungo tratto stradale che collega
il centro abitato alla città di Gela. Il manto stradale ha subito numerosi
cedimenti e fratture in più punti, rendendo di fatto inagibile la strada. Le
immagini dal drone girate nella mattinata di giovedì 29 gennaio.
L'articolo Frana a Niscemi, spaccata in più punti la strada che porta a Gela: il
video dal drone proviene da Il Fatto Quotidiano.
La presidente del consiglio Giorgia Meloni, prima di partecipare alla riunione
operativa al Comune di Niscemi, ha eseguito un sorvolo in elicottero, un
sopralluogo nelle zone colpite dalla frana. La premier è arrivata in aereo a
Catania per poi salire su un elicottero accompagnata dal capo dipartimento della
Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano.
L'articolo Niscemi, Meloni sorvola in elicottero le zone colpite dalla frana: il
video proviene da Il Fatto Quotidiano.
La frana a Niscemi continua a preoccupare: “È dinamica, va monitorata perché è
attiva“, sottolinea il governatore siciliano Renato Schifani. E mentre nella
cittadina in provincia di Caltanissetta arriva la presidente del Consiglio, la
Procura di Gela rende noto di avere aperto un procedimento penale per disastro
colposo e danneggiamento seguito da frana. Dopo il sopralluogo di martedì nella
zona rossa di Niscemi del procuratore Salvatore Vella, oggi è stato aperto un
fascicolo a carico di ignoti.
Giorgia Meloni è arrivata in Municipio poco prima delle 11 partecipando a una
riunione operativa durata circa un’ora per fare il punto della situazione
assieme al capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano, al sindaco Massimiliano
Conti, al prefetto di Caltanissetta Licia Donatella Messina e al presidente
dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno. La premier è arrivata a
Niscemi dopo aver sorvolato in elicottero sia la costa di Catania flagellata dal
ciclone che la zona colpita dalla frana.
“Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il governo agirà in
maniera celere” è la rassicurazione fatta dalla premier durante la riunione. Ai
tecnici Meloni ha fatto domande specifiche e non appena il governo riceverà la
fotografia completa di danni e conseguenze della frana, che ha provocato lo
sgombero di oltre 1.500 persone dalle loro case con un fronte di oltre 4 km,
saranno assunti dei provvedimenti. “Abbiamo fatto il punto della situazione dopo
la frana di domenica, abbiamo parlato di coloro che hanno perso purtroppo la
casa e della viabilità alle scuole. Il premier vuole un crono programma, un
timing preciso di questi interventi”, ha detto il sindaco Massimiliano Conti
incontrando i giornalisti dopo la visita di Meloni. “Ci potrebbe essere ipotesi
del piano casa – ha aggiunto il primo cittadino – Meloni ha voluto sapere il
punto della situazione, la descrizione puntuale dell’evento e la necessità di
lavorare ad una risposta concreta per questa nostra comunità”. Niente commenti
con la stampa, invece, da parte della premier. Alle decine di cronisti che hanno
tentato di strapparle una dichiarazione Meloni ha replicato dicendo: “Non
facciamo piazzate, siamo qui per lavorare”.
Alla riunione in municipio ha preso parte anche il deputato di Avs, Angelo
Bonelli. “Quello che ho detto alla premier, e quello che le dirò in Parlamento,
è che bisogna dare immediatamente una risposta a chi ha perso la casa”, ha
dichiarato Bonelli: “L’Italia è il Paese più a rischio frane in tutta Europa:
sono 636mila. Ci sono 1.200.000 persone che vivono in aree ad altissimo rischio
di frana. Bene, noi non vogliamo che ci siano altre Niscemi in Italia. E quindi
– ha concluso il deputato di Avs – da questo punto di vista responsabilità vuole
che un governo abbia cura del territorio e cominci a pensare che la vera
priorità oggi per la Sicilia e per la Calabria e per tante zone del Paese, non
sono i 14 miliardi di euro del Ponte sullo Stretto“.
Intanto, oltre agli sgomberi, sono tanti i problemi che i cittadini di Niscemi
si ritrovano ad affrontare. Centinaia di bambini, ade esempio, sono costretti a
stare a casa perché le scuole elementari che frequentano sono state chiuse per
la frana. Sono cinque gli istituti che sono stati chiusi perché si trovano nelle
zone rosse: Belvedere, Don Bosco, San Giuseppe, Collodi e Pirandello.
L'articolo Frana a Niscemi, la Procura indaga per disastro colposo. Meloni al
vertice in Comune: “Agiremo in modo celere” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“L’intera collina sta crollando verso la piana di Gela”. È l’allarme lanciato
dal capo del dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano da
Niscemi dove si è recato per un sopralluogo e per fare il punto sulla situazione
del comune in provincia di Caltanissetta. “La frana è pienamente attiva e la
situazione è critica”, ha sottolineato spiegando che “ci sono abitazioni che non
potranno essere più recuperate e bisognerà definire un piano per la
delocalizzazione definitiva di chi ci viveva”. A causa della frana sono già
oltre 1.500 gli sfollati, ma per molti di loro il rientro a casa sarà
impossibile. “Le case prospicienti sul coronamento della frana non potranno più
essere abitate”, ha ribadito Ciciliano: “Ci deve essere una fascia di sicurezza.
Qualsiasi altra considerazione è prematura. Va comunicato a tutti che le case
che sono sul ciglio e che sembrano integre non potranno essere raggiunte neanche
dai vigili del fuoco per togliere i beni di queste abitazioni. Questo dev’essere
chiaro”, ha sottolineato il capo del dipartimento della Protezione civile.
A Niscemi è arrivata anche la segretaria del Pd Elly Schlein che ha incontrato
anche il sindaco Massimiliano Conti: “Abbiamo già chiesto di destinare un
miliardo di euro che non verrà usato per infrastrutture inutili come il ponte
sullo Stretto per dare sostegno alle aree colpite dal maltempo”, ha detto la
leader dem sottolineando che “servono interventi rapidi”: “La vicenda di Niscemi
va affrontata nella sua specificità perchè è una situazione delicata, la frana è
attiva”, ha aggiunto. “Abbiamo chiesto di bloccare i tributi. Siamo vicini alla
popolazione e pronti da subito a dare il nostro contributo”, ha concluso
Schlein.
Per gli sfollati, secondo quanto si apprende, sono in arrivo i contributi del
fondo Cas dello Stato: 400 euro a famiglia più 100 euro per ogni componente fino
a un massimo di 900 euro al mese a nucleo per un anno. La procedura sarebbe già
stata attivata in presenza dell’ordinanza di sgombero e dovrebbe essere
completata nel giro di qualche giorno. Il contributo è destinato a chi ha dovuto
lasciare la propria abitazione. Il presidente dell’Assemblea regionale
siciliana, Gaetano Galvagno, ne ha dato comunicazione ai capigruppo. “Ci faremo
carico di un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati
coloro che non potranno più rientrare nelle loro abitazioni”, ha detto il
presidente della Regione Renato Schifani concludendo l’incontro tecnico in
municipio mentre fuori si è radunato radunato un gruppo di cittadini per
protestare: “Basta passerelle. Ho perso tutto”, ha urlato uno degli sfollati.
“Perché non è stato fatto niente dal 1997?”, hanno detto altri fuori dal
municipio.
Il riferimento è al 12 ottobre 1997, quando – poco prima delle 14 – a Niscemi
una frana ha interessato gli stessi luoghi: i quartieri Sante Croci, Pirillo,
Canalicchio. Ventinove anni fa l’allora sottosegretario alla Protezione civile,
il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di
completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico”. La procura di
Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono
offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l’affitto. Nel
2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le
ruspe s’avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per
impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, infine la chiesa fu
abbattuta. Lo stato d’emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal
Consiglio dei ministri, almeno fino al 2007. Anche nel ’97, come nei giorni
scorsi, la frana fu preceduta da maltempo e pioggia. E probabilmente le
condizioni meteorologiche non saranno state diverse nel 1790, quando nei
quartieri Sante Croci e Canalicchio, sempre gli stessi, la terra di aprì e nei
bevai l’acqua smise di scorrere, come riportano le cronache del tempo ad opera
di una comunità di frati. “La frana di Niscemi è nota dal 1997 e avanzerà. Il
fronte non è mai stato interessato da interventi di messa in sicurezza”,
dichiarano oggi gli scienziati della Società italiana di geologia ambientale che
ricordano come sull’argomento “esistono scritti risalenti addirittura al 1790”.
L'articolo Niscemi, l’allarme della Protezione civile: “L’intera collina sta
crollando”. Schlein: “Usare il miliardo stanziato per il Ponte” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Materiali metallici ferrosi e non ferrosi ma batterie esauste. Erano i rifiuti
pericolosi accumulati in un’area del comune di Niscemi. Lo stoccaggio avveniva
in modo grossolano e privo di misure di sicurezza. Per questo a Caltanissetta
sono state eseguite diverse venti ordinanze cautelari nell’ambito di una
indagine per traffico e smaltimento dei rifiuti. I finanzieri del comando
provinciale, con il reparto operativo Aeronavale di Palermo hanno inoltre
eseguito il sequestro di un’azienda del settore su ordine del gip. A seguito
dell’operazione e dopo gli interrogatori di rito, sono finiti sotto custodia due
uomini: in carcere un imprenditore di Niscemi, a cui sono stati sequestrati
preventivamente mezzi e complessi aziendali per 2 milioni di euro, e ai
domiciliari uno di Gela.
Obbligo o divieto di dimora invece per altri 12 indagati e obbligo di
presentazione alla polizia giudiziaria per altri tre, accusati di far parte di
un’associazione a delinquere. Quest’ultima avrebbe agito abusivamente
nell’ambito del traffico e della gestione dei rifiuti speciali. Sono state
eseguite inoltre tre misure interdittive del divieto di esercitare attività
imprenditoriale per altrettanti titolari di ditte e alcuni rappresentanti di
società del settore.
Lo stoccaggio dei rifiuti, secondo la procura, avveniva in modo grossolano e
privo di misure di sicurezza, con una suddivisione approssimativa di rifiuto. In
particolare, dopo la pesatura, i rifiuti ferrosi – tra cui prodotti in ferro,
fusti, elettrodomestici, e veicoli – che rappresentavano la componente più
voluminosa, venivano scaricati dai mezzi dei conferitori, quasi sempre
autocarri, anche con l’ausilio di una gru, e accumulati direttamente sulla terra
battuta del piazzale dell’azienda niscemese
I rifiuti speciali venivano poggiati direttamente a terra ed erano privi di
qualsiasi protezione o impermeabilizzazione. Metodo che avrebbe reso alto il
rischio ambientale, con il pericolo di contaminazione per i terreni e le falde
acquifere.
Sequestrati nell’ambito dell’operazione circa 5.000 chilogrammi di rifiuti
speciali destinati a un deposito catanese. Tra questi: motori termici non
bonificati e filtri pieni d’olio. Nelle intercettazioni, sono state riscontrate
anche delle condotte intimidatorie da parte di un’imprenditore indagato. L’uomo
– in una conversazione telefonica – si riferiva a un cliente palermitano
intimandogli di restituire dei crediti pregressi tramite dei pagamenti da
duemila euro mensili e minacciava, nel caso di mancata riscossione, gravissime
conseguenze.
FOTO DI ARCHIVIO
L'articolo Fusti, elettrodomestici e prodotti in ferro. I rifiuti pericolosi
accumulati in un sito di Niscemi: 20 misure a Caltanissetta proviene da Il Fatto
Quotidiano.