Una fabbrica di armi israeliana è stata data alle fiamme in Repubblica Ceca.
L’impianto colpito dall’incendio è legato al colosso israeliano Elbit Systems,
fornitore specializzato nella produzione e distribuzione di armi terrestri e
aeree. Il gruppo The Earthquake Faction ha poi rivendicato l’attacco: “Faremo
tutto il necessario per stroncare i loro mezzi di uccisione”.
L’attacco all’azienda legata alla Elbit Systems è avvenuto durante le prime ore
della mattina di venerdì 20 marzo. Le autorità ceche hanno avviato un’indagine,
mentre la polizia ha dichiarato di star verificando “un possibile collegamento
con il terrorismo“. L’azienda israeliana è tra i massimi fornitori di armamenti,
utilizzati dall’esercito israeliano nelle sue guerre a Gaza e in Iran.
L’attacco è stato appunto rivendicato su Telegram dal gruppo The Earthquake
Faction: “Il sito è fondamentale per la produzione di armi in Europa della più
grande azienda israeliana del settore. Ora è in fiamme. Non c’è tempo per
implorare i governi internazionali complici”. Del gruppo si sa poco, si
autodefinisce “una rete clandestina internazionalista che prende di mira siti
chiave, fondamentali per l’entità sionista”. Sul loro sito è scritto
esplicitamente: “Il nostro obiettivo è distruggere dall’interno ogni ramo
dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace”.
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rivendica l’attacco: “Faremo tutto il necessario” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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“Prima di tutto non sono un cervello, e poi non sono fuggito”. Roberto
Baccarini, per prima cosa, prende le distanze da qualsiasi definizione. Eppure
la sua storia – pensionato italiano, ex ingegnere meccanico, da quasi otto anni
residente a Praga con la moglie – si inserisce perfettamente nel racconto di
un’Italia che, anche nella terza età, fatica a trattenere i propri cittadini.
Non per disperazione, ma per confronto. Per una vita ha lavorato in ambito
tecnico e commerciale, prima in multinazionali, poi come imprenditore in proprio
per oltre quindici anni. Quando è arrivata la pensione, non c’era nessun
progetto di emigrazione. La svolta è stata familiare.
“Quando nostra figlia si è trasferita a Praga abbiamo iniziato con anni di
avanti e indietro. Una settimana qui, poi di nuovo in Italia. A un certo punto,
nel 2018, ci siamo detti che eravamo stufi di vivere con le valigie sempre in
mano”. La decisione di fermarsi nasce per prova. Prima una casa piccolissima,
poi un po’ più grande, infine la stabilità. “La casa bella che ci eravamo
costruiti in tanti anni in Italia è rimasta lì. Qui viviamo con mobili più
semplici, una casa meno prestigiosa. Ma ci stiamo benissimo”. A fare la
differenza sono i nipoti: “Sono un’attrazione fenomenale. Vederli crescere
ripaga tutto”.
È da qui che il racconto diventa politico, anche senza volerlo. Perché vivere a
Praga, da anziani, significa confrontarsi con un modello di Stato molto diverso
da quello italiano. “La differenza principale è la semplicità. In Italia tutto è
più complesso, soprattutto dal punto di vista fiscale e sanitario”. Roberto
parla per esperienza diretta. “Qui abbiamo un medico di famiglia che segue me e
mia moglie. Parliamo in inglese, ma il rapporto è personale. È sempre informato
su tutto, anche quando andiamo da uno specialista: sono loro a interloquire tra
medici, a guidare il nostro percorso di cura”. Il risultato è un sistema che
solleva il cittadino dall’ansia organizzativa. “Noi anziani siamo un po’ ansiosi
per definizione. In Italia anche solo una visita o una ricetta diventano una
fonte di preoccupazione. Qui no. È lo Stato che si prende carico di tutto. Ed è
gratuito, comprese la maggior parte delle medicine”. Lo stesso vale per il
fisco. “Non ha inciso sulla decisione di trasferirci, ma è stata una
gradevolissima sorpresa”. In Italia, racconta, la tassazione complessiva sulla
pensione superava il 30%. “Qui non arriviamo al 10%. È una bella differenza”. Un
vantaggio in parte compensato dai costi legati alla casa rimasta in Italia, ora
seconda abitazione, ma che non cambia il quadro generale.
Praga, nel frattempo, è cambiata. “C’è stata una forte inflazione dopo il Covid.
I salari sono cresciuti molto, anche per lavori che non richiedono qualifiche
particolari”. Le multinazionali arrivano, attirate da una burocrazia semplice e
da una pubblica amministrazione che Roberto definisce corretta: “Non solo
funziona, ma lo fa con un senso di equità e trasparenza di fondo che in Italia
spesso manca”. I trasporti sono un altro esempio concreto. “Dai 65 anni in su
sono gratuiti per tutti, cittadini di qualsiasi Paese. Basta mostrare un
documento”. Puntuali, frequenti, efficienti. “All’inizio era piacevolmente
insolito per noi, poi è diventata normalità”. Anche l’auto non è un problema:
“Paghiamo 15 euro l’anno per parcheggiare la nostra auto tranquillamente in
strada, sotto casa. Non temiamo nulla, Praga è una delle città più sicure
d’Europa”. Sul piano umano, l’impatto è stato più graduale. “I cechi sono molto
riservati, più dei liguri o dei napoletani come mia moglie”, dice sorridendo.
“Ma quando entri in confidenza scopri una grande sincerità”.
Da ingegnere, Roberto è affascinato dalla storia industriale del Paese e dalla
sua capacità di ricostruirsi: “I cechi hanno avuto modo di sviluppare una
cultura industriale abbastanza unica in Europa. Di questo c’è testimonianza in
un magnifico museo della tecnologia a due passi da casa mia, che fa vedere
quello di cui erano capaci prima che il tutto fosse asservito a una
programmazione non di casa loro, dopo il 1948, quando i russi vennero qui a
dettare il loro volere. Questo mi ha dato modo di conoscere e di apprezzare i
cechi, che sono tutt’altro che ottusi, malgrado certi pregiudizi che ci possono
essere in campo europeo”. La multiculturalità, in famiglia, è un valore
praticato. Figli e nipoti vivono tra Svizzera, Canada, Irlanda e Repubblica Ceca
stessa. “Cerco di insegnare loro che la diversità è parte dell’evoluzione.
L’inglese qui lo imparano dall’asilo. È un vantaggio enorme”. Anche le
istituzioni italiane all’estero aiutano. “Il Consolato funziona benissimo,
l’Istituto di Cultura è attivo, aperto, presente. Quando ho proposto una
conferenza su protesi biomeccaniche mi hanno sostenuto senza chiedere nulla in
cambio”. Dell’Italia gli manca il mare, ammette. “Quel tipo di bellezza
spettacolare qui non c’è, ma Praga è una città magnifica. E poi l’Italia me la
sono goduta per tanti anni”. Tornare? “Non lo escludo in assoluto, ma più
andiamo avanti, più abbiamo bisogno di un supporto per la vecchiaia. E qui poi
abbiamo nostra figlia. Ma nella vita mai direi mai”.
Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o
per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a
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L'articolo “Siamo a Praga perché vogliamo vedere crescere i nostri nipoti. Qui è
tutto più semplice rispetto all’Italia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“In trentatré anni di lavoro non mi era mai capitata una cosa del genere, ho
ordinato al nostro autista di non mettersi al volante“. Vito Battistuzzi,
titolare della ditta Autoservizi Battistuzzi snc, ha commentato così la vicenda
che ha coinvolto l’autista di uno dei pullman appartenenti all’azienda e una
scolaresca di un istituto superiore padovano. Secondo quanto riportato da
Battistuzzi a Il Gazzettino, i ragazzi hanno fatto baldoria tutta la notte
nell’hotel in cui alloggiavano in occasione della gita a Praga.
Nella stessa struttura era ospite anche l’autista che, a causa dell’eccessivo
chiasso, ha trascorso la notte insonne. Il mattino successivo l’uomo si è
rifiutato di guidare e la scolaresca ha girato la capitale della Repubblica Ceca
a piedi. Battistuzzi ha dichiarato: “In trentatré anni di lavoro non mi era mai
capitata una cosa del genere. Tant’è che, vista la gravità della cosa, ho
ordinato al nostro autista di non mettersi al volante per non porre a rischio
l’incolumità dei 74 passeggeri”.
E ancora: “La scolaresca, che mi risulta essere una classe di un istituto
superiore del padovano ieri è andata in giro a piedi per Praga”. Il proprietario
dell’azienda ha preteso dagli insegnanti la garanzia che i ragazzi si sarebbero
comportati in modo adeguato nella notte tra mercoledì 11 e giovedì 12 febbraio,
così da permettere al guidatore di riposare e di riportare il gruppo sano e
salvo a Padova. In caso contrario, Battistuzzi ha dichiarato che avrebbe fatto
rientrare il pullman vuoto da Praga.
L’imprenditore ha ricostruito i fatti: “Fatico a capacitarmi di quanto è
accaduto. A chiamarmi alle 8.30 è stato uno degli insegnanti. Dicendomi che il
nostro autista non era in grado di condurre il mezzo e dunque di portare la
scolaresca in giro per la città, secondo quanto era stato prefissato, perché
stanchissimo non avendo chiuso occhio tutta la notte. Alla mia domanda di cosa
fosse accaduto, il docente mi ha risposto che i ragazzi si erano divertiti,
avevano fatto baraonda, con chiasso e disastri vari, non vi dico le condizioni
in cui hanno ridotto il pullman. Erano tutti nello stesso albergo e nessuno era
riuscito a dormire. A quel punto ho chiamato il nostro autista che mi ha
confermato tutta la vicenda. Ho così contattato l’agenzia che aveva
commissionato il viaggio, pretendendo la conferma che la notte seguente
sarebbero stati tranquilli. In caso contrario avrei fatto rientrare il nostro
pullman vuoto e che provvedessero pure in altro modo. Intanto hanno dovuto
visitare Praga a piedi. Il commento del docente è stato: ma sono ragazzi, si
devono sfogare. No signori, non ci siamo, a partire dal pullman ridotto ad un
immondezzaio“. Battistuzzi ha concluso dicendo che la sua compagnia non si
occupa da diverso tempo di gite scolastiche: “Ormai non le facciamo più perchè
non vogliamo perdere i nostri autisti. In questo caso di Praga abbiamo dato
supporto a un’altra azienda di trasporto, il loro autista si era ammalato, così
abbiamo mandato uno dei nostri”.
L'articolo “Ho ordinato all’autista di non guidare, non ha riposato per il
chiasso notturno degli alunni. Non mi è mai capitata una cosa del genere”: gita
movimentata a Praga proviene da Il Fatto Quotidiano.