Un operaio di 22 anni è morto in un incidente sul lavoro avvenuto dentro un
capannone a Selvazzano Dentro (Padova). Sul posto sono intervenuti i sanitari
del Suem 118 assieme ai Carabinieri.
La vittima, cittadino senegalese e residente a Padova, secondo una prima
ricostruzione dei fatti, nel tentativo di effettuare il rabbocco del fluido di
un macchinario, è rimasta incastrata all’interno di un cilindro, morendo
all’istante a causa delle lesioni riportate.
Nell’incidente un collega di lavoro è rimasto ferito alla mano destra, nel
disperato tentativo di prestare soccorso e liberarlo. Sul posto, oltre all’Arma
per i rilievi di legge, è intervenuto il personale dello Spisal per accertare
l’esatta dinamica dell’incidente e verificare il rispetto delle norme sulla
sicurezza nei luoghi di lavoro. Due giorni fa un operaio di 30 anni era morto a
Modugno (Bari).
L'articolo Operaio 22enne muore incastrato in un macchinario, ferito il collega
che ha tentato di salvarlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Avvocati contro magistrati. Gli avvocati sono tutti per il Sì, i magistrati per
il No. Fanno di tutto per presentarla così, muro contro muro, anche tra noi
colleghi. Ma non è vero e si rischia di deteriorare i rapporti tra le due
categorie. La realtà è che ci sono tanti avvocati per il No e che questa non è
una battaglia di avvocati contro magistrati”, raccontano i firmatari. Insieme
con altri colleghi degli ‘Avvocati per il NO’ sono state raccolte firme
nell’ambiente forense della città veneta, nota per la sua prestigiosa università
di diritto. E in breve già si sono contate duecento adesioni. Scrivono: “Siamo
un gruppo di avvocati civilisti, amministrativisti, penalisti, esperti e
impegnati professionalmente in vari ambiti; tutti accomunati dalla forte
preoccupazione che la riforma costituzionale della magistratura possa indebolire
il potere giudiziario, alterando gli equilibri costituzionali, a detrimento
della tutela dei diritti fondamentali delle persone”, è il testo dell’appello.
E ancora: “I quotidiani attacchi ai magistrati che assumono decisioni sgradite
alla maggioranza politica, specie sulle questioni più delicate relative alla
libertà personale, alla libertà di manifestare, ai diritti dei minorenni e delle
persone straniere, ai temi della tutela dell’ambiente e del lavoro, si pongono
in antitesi con il principio dell’indipendenza del potere giudiziario, sulla
scia di una tendenza globale ad accentrare i poteri nelle mani di esecutivi
forti”. Gli ‘Avvocati per il NO’ concludono: “La riforma costituzionale
proposta, se approvata, apre pericolosamente la strada a questa prospettiva. Per
queste ragioni ci esprimiamo con convinzione per il NO al referendum”.
C’è un confronto molto serrato nel mondo dell’avvocatura padovana. E non solo.
Il fronte si mostra molto più frammentato di come lo si voglia descrivere.
Racconta un noto penalista della città: “Mi sono dimesso dalla Camera Penale
perché sono contro la Riforma Nordio”. Qualcuno sosteneva che fosse stato
espulso: “No, mi sono dimesso, visto che ho manifestato anche pubblicamente idee
diverse da quelle di chi guida la Camera. Se fossi restato, sarebbe stata una
ragione di disagio per me e l’associazione”. Non è il primo caso di dimissioni
dalla Camera Penale padovana da parte di avvocati contrari alla riforma. Un mese
fa proprio Il Fatto Quotidiano aveva raccontato un altro episodio. Protagonista
una nota avvocata membro del comitato di gestione della Scuola della Camera
Penale; si era dimessa dopo aver aderito al Comitato per il No. In tanti hanno
sostenuto che le dimissioni fossero state sollecitate dalla Camera Penale, che
si fosse addirittura ventilata l’ipotesi di sanzioni disciplinari.
“Non c’è stato nessun procedimento disciplinare. Ho avuto io un colloquio con la
collega e abbiamo esaminato insieme il conflitto che si era determinato rispetto
allo statuto delle Camere penali”, spiega Paola Rubini, presidente della Camera
di Padova, nonché ex collega di studio di Niccolò Ghedini e Piero Longo, già
avvocati di Silvio Berlusconi e parlamentari del centrodestra. Aggiunge: “Siamo
stati i primi sostenitori della separazione delle carriere tra giudici e pm,
nonché del doppio Csm e dell’Alta corte. La collega ha dato le dimissioni
volontariamente, ma potrà rivedere la sua decisione dopo il referendum”.
Insomma, per schierarsi contro la Riforma Nordio bisogna dimettersi.
Insomma, gli avvocati per il NO ci sono. E non sono così pochi come qualcuno
vorrebbe far credere. Altre dimissioni si sono registrate a Trapani, anche se la
Camera Penale assicura in totale libertà. A Genova, in occasione
dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, la presidente della Camera genovese,
Fabiana Cilio, aveva riservato una critica non esattamente pacata ai sostenitori
del NO: “Uno spettacolo di attori, cantanti, sindacalisti e professori di
qualunque materia pronti a intonare la litania della svolta autoritaria”, aveva
detto Cilio lasciando di stucco i magistrati presenti, ma anche tanti avvocati
colpevoli di non pensarla come lei. Un intervento concluso con un attacco
all’Anm: “È desolante che ad avvelenare i pozzi siano proprio quelli cui ogni
giorno affidiamo il nostro destino”. Nei giorni successivi erano giunte le
dimissioni dalla Camera di Stefano Bigliazzi, noto avvocato genovese e
sostenitore del No: “Pensavo di poter restare e dissentire in un organismo di
cui ho fatto parte per trent’anni. Prendo atto di non poterlo fare”. Non un caso
isolato: a Genova gli avvocati sostenitori del No sono centinaia e hanno
organizzato eventi con i magistrati. “Alimentare la contrapposizione tra
magistrati e avvocati è un errore – racconta un noto avvocato genovese – Primo
perché non corrisponde alla realtà, secondo perché altera la dialettica
processuale, a danno dei nostri assistiti che noi dobbiamo tutelare”.
L'articolo Padova, raccolte di firme degli “Avvocati per il No”. E fioccano
dimissioni dalle Camere Penali favorevoli alla riforma Nordio proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Dal 9 al 13 marzo Padova ospita la quarta edizione di Cambio Gioco, la settimana
dedicata alla prevenzione delle dipendenze comportamentali e del gioco d’azzardo
patologico. Tra gli appuntamenti più attesi della settimana c’è quello di
martedì 10 marzo alle 20.30, intitolato “Dietro il Jackpot”. Sul palco saliranno
lo scrittore Umberto Folena e il giornalista Peter Gomez, per un confronto su
legalità e criminalità. L’incontro, così come gli altri in scaletta, si svolgerà
nella Sala della Carità al civico 61 di Via S. Francesco e sarà fruibile sia in
presenza sia in diretta streaming sui canali social del festival. L’ingresso è
libero, con prenotazione consigliata.
Il tema scelto per questa edizione è “Giocare d’anticipo: innovazione e
ricerca”, un approccio per intervenire sull’individuo prima che scatti la
ludopatia. “La prevenzione è una risorsa preziosa: anticipare i comportamenti a
rischio consente un intervento efficace e incisivo” ha affermato Paolo Fortuna,
direttore generale dell’Ulss 6 Euganea. “Il tema di quest’anno – aggiunge
Fortuna – riflette esattamente questa filosofia, invitandoci a promuovere la
conoscenza e lo sviluppo di strategie nuove e mirate per tutelare la salute di
tutta la popolazione come bene comune”.
La responsabile scientifica del progetto Arianna Camporese ha sottolineato come
la sfida odierna sia investire su tempo e conoscenza: “In questa edizione
cercheremo di integrare il pensiero di altre discipline per migliorare i nostri
processi decisionali”, evidenziando come “solo agendo per tempo possiamo
favorire le competenze utili a gestire emozioni e fragilità, aiutando in
particolare le giovani generazioni a scegliere percorsi di salute”.
La seconda giornata affronta i temi cruciali della psicologia e del profondo
impatto sociale e criminale dell’azzardo. Nel panel serale il direttore de
ilfattoquotidiano.it discuterà con il coautore dell’inchiesta “Perché il gioco
d’azzardo rovina l’Italia” (scritto con Daniela Capitanucci Edizioni Terra
Santa, 2020) di come il gioco sia una via d’accesso per l’economia criminale,
analizzando le falle legislative che permettono a mafie e organizzazioni
criminali di usare il settore per l’usura e il riciclaggio di denaro. Giocare
d’anticipo, infatti, significa anche interrogare le responsabilità normative e
il ruolo dell’informazione nel raccontare ciò che si nasconde “dietro il
jackpot”.
Oltre agli incontri, nelle giornate del 10, 12 e 13 marzo, i cittadini potranno
partecipare all’Esperienza di rilassamento in 3D, un laboratorio digitale (LAB
ON LIFE) che utilizza visori di realtà virtuale immersiva per promuovere il
benessere e la gestione dello stress, guidato dagli operatori del Dipartimento
Dipendenze. Il festival, finanziato con fondi del Ministero della Salute, è
promosso e organizzato dall’Azienda unità locale socio-sanitaria della provincia
padovana in collaborazione con Alterevo Società Benefit e I AM. Le iscrizioni e
il programma completo sono disponibili sul sito ufficiale
www.cambiogiocoulss6.it
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CAMBIO GIOCO 2026_00 IMMAGINE GENERICA
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CAMBIO GIOCO 2026_EVENTO 01 ROSSI
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CAMBIO GIOCO 2026_EVENTO 02 ROSSI E SAUDINO
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CAMBIO GIOCO 2026_EVENTO 05 FOLENA GOMEZ
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CAMBIO GIOCO 2026_EVENTO 08 MIGNECO E SCIARRONE
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CAMBIO GIOCO 2026_EVENTO 10 GANCITANO
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CAMBIO GIOCO 2026_EVENTO 12 POZZA
L'articolo Peter Gomez a Padova per parlare di economia criminale e gioco
d’azzardo nella quarta edizione del Festival Cambio Gioco proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Una persona è morta e un’altra è rimasta intossicata nella serata di ieri, a
causa delle esalazioni di monossido di carbonio in un appartamento a
Vigodarzere, provincia di Padova. Dopo aver fatto irruzione nell’abitazione, la
squadra ha rilevato la presenza del gas e soccorso subito i due uomini. Per uno
di loro non c’è stato nulla da fare: il medico del 118 ne ha constatato il
decesso. Il secondo uomo, rimasto intossicato, è stato affidato alle cure del
personale sanitario e trasferito in ospedale.
I Vigili del fuoco di Padova sono intervenuti ieri sera intorno alle 20, in
supporto al personale sanitario del 118, che aveva ricevuto una segnalazione di
possibile presenza del gas nello stabile. Sono in corso gli accertamenti da
parte dei Vigili per determinare l’origine dell’esalazione. Sul posto presenti
anche i Carabinieri.
L'articolo Padova, un morto e un intossicato per una fuga di gas in
appartamento: verifiche in corso sulle cause dell’esalazione proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Dietro agli assaggi sfuggenti non c’era un topo ma un uomo di circa 70 anni, che
è stato sorpreso a mangiare di nascosto le punte dei formaggi esposti sul
bancone di un supermercato della zona Palestro di Padova. Da mesi il pensionato
aveva preso l’abitudine di prendere spicchi di Parmigiano, Grana Padano e altri
formaggi a pasta dura, mordicchiandone la punta e poi riponendo il pezzo
“rosicchiato” nei banchi frigo come se nulla fosse.
I dipendenti del negozio, insospettiti dalle continue perdite stimate tra i
dieci e i quindici euro per ogni pezzo rovinato dai morsi in bella vista, hanno
fatto fare degli approfondimenti con appostamenti e l’intervento di personale in
borghese. E così un pomeriggio l’uomo è stato colto in flagrante davanti al
banco dei latticini mentre stava mordicchiando un altro pezzo di formaggio.
Secondo la descrizione diffusa ha i capelli bianchi e portava occhiali scuri e
cappellino. Una volta colto sul fatto avrebbe reagito estraendo il portafoglio e
pagando per la prima volta il formaggio consumato direttamente sul posto.
Secondo la ricostruzione del quotidiano locale Il Mattino, in alcuni casi
l’assaggiatore seriale sarebbe riuscito a consumare oltre tre etti di formaggio
a colpo. Nonostante la scoperta, non è stato possibile quantificare con
precisione l’ammontare complessivo dei danni subiti dal supermercato nei mesi
precedenti, ma con l’identità del responsabile ormai nota, il personale spera di
non dover più fronteggiare “scorpacciate” del genere.
L'articolo Assaggia di nascosto le punte dei formaggi al supermercato:
pensionato colto in flagrante a Padova proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mentre da giorni si festeggiano le medaglie italiane nelle discipline dello sci
a Milano-Cortina, arriva una buona notizia per una giovane promessa. Per la
prima volta in Italia è stata rilasciata l’idoneità allo sci alpino agonistico a
un atleta portatore di defibrillatore. La certificazione è stato adottata a
Padova e riguarda una promessa dello sci nazionale affetta da Sindrome di
Brugada, una patologia cardiaca rara e potenzialmente letale. A seguire il caso
è stata l’équipe dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, coordinata dal
professor Domenico Corrado, direttore della UOC Cardiologia 1, insieme al
professor Federico Migliore (UOS Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione) e
alla professoressa Cristina Basso, direttrice della UOC Patologia
Cardiovascolare.
LA PATOLOGIA E I RISCHI
“La Sindrome di Brugada è una malattia elettrica delle cellule cardiache che
predispone ad arresto cardiaco – spiega Corrado – L’attività sportiva era
controindicata sia per lo stimolo alla progressione della patologia miocardica a
causa dello stress meccanico e per il sovraccarico emodinamico, sia perché
fattore scatenante di aritmie ventricolari maligne, sia per il potenziale danno
del dispositivo da traumatismo”. Una condizione che, tradizionalmente, porta a
escludere l’attività agonistica per il rischio legato allo sforzo fisico e alla
possibilità di aritmie pericolose. Tuttavia, come precisa lo stesso Corrado,
“Questa sindrome provoca di solito aritmie non durante lo sport, ma di notte e a
riposo”.
IL MONITORAGGIO SULLA NEVE
La decisione di concedere l’idoneità è arrivata dopo un approfondito percorso
clinico e un monitoraggio diretto dell’attività cardiaca dell’atleta, anche
durante l’attività sportiva. “Abbiamo usato la telemetria per monitorare
l’attività cardiaca sia durante il riposo che durante la discesa su neve ed
abbiamo deciso che l’atleta, previo utilizzo di un corpetto che difende il
defibrillatore da eventuali urti, può gareggiare. E sta anche vincendo numerose
gare”. Un passaggio cruciale è stato l’impianto di un defibrillatore
sottocutaneo di ultima generazione, dispositivo capace di rilevare e
interrompere aritmie ventricolari potenzialmente letali attraverso l’erogazione
di uno shock elettrico, senza l’impiego di elettrocateteri inseriti all’interno
del cuore o dei vasi sanguigni. La protezione del dispositivo durante le discese
è garantita da un apposito corpetto antiurto, studiato per ridurre il rischio di
traumi in caso di caduta.
L'articolo Prima idoneità agonistica allo sci per atleta con defibrillatore:
“Gareggia e ha vinto anche molte gare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“In trentatré anni di lavoro non mi era mai capitata una cosa del genere, ho
ordinato al nostro autista di non mettersi al volante“. Vito Battistuzzi,
titolare della ditta Autoservizi Battistuzzi snc, ha commentato così la vicenda
che ha coinvolto l’autista di uno dei pullman appartenenti all’azienda e una
scolaresca di un istituto superiore padovano. Secondo quanto riportato da
Battistuzzi a Il Gazzettino, i ragazzi hanno fatto baldoria tutta la notte
nell’hotel in cui alloggiavano in occasione della gita a Praga.
Nella stessa struttura era ospite anche l’autista che, a causa dell’eccessivo
chiasso, ha trascorso la notte insonne. Il mattino successivo l’uomo si è
rifiutato di guidare e la scolaresca ha girato la capitale della Repubblica Ceca
a piedi. Battistuzzi ha dichiarato: “In trentatré anni di lavoro non mi era mai
capitata una cosa del genere. Tant’è che, vista la gravità della cosa, ho
ordinato al nostro autista di non mettersi al volante per non porre a rischio
l’incolumità dei 74 passeggeri”.
E ancora: “La scolaresca, che mi risulta essere una classe di un istituto
superiore del padovano ieri è andata in giro a piedi per Praga”. Il proprietario
dell’azienda ha preteso dagli insegnanti la garanzia che i ragazzi si sarebbero
comportati in modo adeguato nella notte tra mercoledì 11 e giovedì 12 febbraio,
così da permettere al guidatore di riposare e di riportare il gruppo sano e
salvo a Padova. In caso contrario, Battistuzzi ha dichiarato che avrebbe fatto
rientrare il pullman vuoto da Praga.
L’imprenditore ha ricostruito i fatti: “Fatico a capacitarmi di quanto è
accaduto. A chiamarmi alle 8.30 è stato uno degli insegnanti. Dicendomi che il
nostro autista non era in grado di condurre il mezzo e dunque di portare la
scolaresca in giro per la città, secondo quanto era stato prefissato, perché
stanchissimo non avendo chiuso occhio tutta la notte. Alla mia domanda di cosa
fosse accaduto, il docente mi ha risposto che i ragazzi si erano divertiti,
avevano fatto baraonda, con chiasso e disastri vari, non vi dico le condizioni
in cui hanno ridotto il pullman. Erano tutti nello stesso albergo e nessuno era
riuscito a dormire. A quel punto ho chiamato il nostro autista che mi ha
confermato tutta la vicenda. Ho così contattato l’agenzia che aveva
commissionato il viaggio, pretendendo la conferma che la notte seguente
sarebbero stati tranquilli. In caso contrario avrei fatto rientrare il nostro
pullman vuoto e che provvedessero pure in altro modo. Intanto hanno dovuto
visitare Praga a piedi. Il commento del docente è stato: ma sono ragazzi, si
devono sfogare. No signori, non ci siamo, a partire dal pullman ridotto ad un
immondezzaio“. Battistuzzi ha concluso dicendo che la sua compagnia non si
occupa da diverso tempo di gite scolastiche: “Ormai non le facciamo più perchè
non vogliamo perdere i nostri autisti. In questo caso di Praga abbiamo dato
supporto a un’altra azienda di trasporto, il loro autista si era ammalato, così
abbiamo mandato uno dei nostri”.
L'articolo “Ho ordinato all’autista di non guidare, non ha riposato per il
chiasso notturno degli alunni. Non mi è mai capitata una cosa del genere”: gita
movimentata a Praga proviene da Il Fatto Quotidiano.
E’ il terzo suicidio in carcere in meno di un mese. G.M., 74 anni, ergastolano
nella casa circondariale “Due Palazzi” (Padova) si è tolto la vita mercoledì
mattina all’alba. Quel giorno era previsto il suo trasferimento in un’altra
prigione, con altri compagni, dopo decenni nella stessa cella, per decisione del
Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). A denunciare il caso sono
i volontari che lavorano nel carcere. Accusano il governo di aver accentrato a
Roma le decisioni sulle attività ricreative per i detenuti, ponendo “ostacoli”.
Non solo: lunedì hanno saputo del trasferimento improvviso, 48 ore dopo, di 22
detenuti storici del Due Palazzi. Tra loro c’era G.M. Per lo spostamento dei
reclusi, i volontari avevano scritto al governo chiedendo un incontro, e
programmato un sit-in di protesta proprio Mercoledì.
In tanti, di fronte alla morte di G., hanno pianto. La tragica notizia ha
colpito anche l’associazione Antigone che si trova costretta a registrare
un’altra esistenza terminata in cella: il 6 gennaio scorso a farla finita è
stato un 52enne a Cremona, venerdì 16 un 24enne a Santa Maria Capua Vetere.
Ornella Favero, direttrice dello storico giornale “Ristretti Orizzonti” redatto
dai detenuti, al Tgr ha detto: “Togliere la speranza alle persone significa
incitarle al suicidio”. Anche Anna Maria Alborghetti della Camera Penale di
Padova ha sottolineato che “c’è un principio che vieta la regressione
trattamentale”. Giovanni Vona del Sappe (Sindacato autonomo di polizia
penitenziaria) ha parlato di “conseguenze serie per il metodo di lavoro”. A
parlare con ilfattoquotidiano.it di quanto è avvenuto al “Due Palazzi” è
Rossella Favero, del coordinamento delle associazioni attive all’interno
dell’istituto di via Due Palazzi. Per tutti coloro che sono impegnati in carcere
a Padova questo lutto è un allarme e l’iniziativa messa in atto dal Dap un modo
per interrompere il lavoro in atto da anni con gli ergastolani.
Voi volontari avete parato di un suicidio annunciato: perché?
Questo Governo ha messo in atto una serie di nuove restrizioni per i circuiti di
Alta Sicurezza che hanno messo degli ostacoli alle sperimentazioni in essere a
Padova e non solo. Con la circolare del 21 ottobre scorso del Dipartimento
dell’amministrazione penitenziaria ogni iniziativa culturale, educativa o
ricreativa deve essere autorizzata direttamente dal Dap di Roma. In questo
contesto che già aveva penalizzato i detenuti di quel reparto, lunedì scorso
abbiamo avuto notizia, grazie alla direzione del carcere, che ventidue persone
di lunghissimo corso sarebbero state improvvisamente trasferite in altre case di
reclusione del Nord Italia. Senza interpellarci, senza coinvolgere chi da anni
lavora con loro attraverso laboratori artigianali, teatrali, artistici, hanno
deciso che dovevano andarsene. Il coordinamento del carcere “Due Palazzi” che
unisce le cooperative e le associazioni che da decenni sono attive nella casa di
reclusione ha scritto immediatamente al capo del Dap e al capo segreteria del
ministro della Giustizia Carlo Nordio per denunciare questo trasferimento
chiedendo un incontro ma nessuno si è fatto vivo. Tra quei detenuti, questa
persona di 74 anni che ha trascorso 38 anni a Padova non ce l’ha fatta a
sopportare questa ennesima condanna.
Com’è riuscito G.M. a suicidarsi?
Da quel che sappiamo l’hanno trovato morto all’alba nella sua cella (singola
ndr). Martedì l’ho salutato. Era annichilito, straziato dall’annuncio del
trasferimento. In Alta Sicurezza a Padova ci sono ergastolani che hanno più o
meno una settantina di anni. Con loro abbiamo costruito rapporti di conoscenza
cresciuti nei decenni e umanamente ricchi. Interrompere la loro vita al “Due
Palazzi” è stata una violazione del divieto di regressione trattamentale. Ognuno
di loro si è sentito come un pacco postale. G. non aveva mai fatto un giorno di
permesso, era riservato, frequentava un laboratorio di artigianato e aveva
ricostruito la sua esistenza a Padova. Ricominciare tutto a quell’età in un
altro carcere non è facile.
Non solo Padova è coinvolta in questo processo in atto da parte del Governo.
Sì, in tutt’Italia c’è questo atteggiamento ma sono convinta che ci sia la
volontà di colpire Padova per quello che rappresenta. Da noi ci sono persone
detenute in Alta Sicurezza alle dipendenze della casa di reclusione grazie a un
progetto finanziato da Cassa Ammende, i laboratori di pittura e di scrittura,
permessi premio collegati ad attività rieducative, il noto giornale “Ristretti
Orizzonti”. Da otto anni abbiamo un coordinamento che raggruppa Ristretti
Orizzonti, Granello di Senape, l’Organizzazione volontari carcerari, le
cooperative “Giotto”, “AltraCittà”, “WorkCrossing”, TeatroCarcere e altri
soggetti. Abbiamo instaurato un’ottima collaborazione con i sindacati della
polizia penitenziaria, con l’area trattamentale, la direzione. Oggi il “modello
Padova” è sotto attacco.
Un attacco che arriva da Roma?
Sì, la direzione del carcere, gli agenti e tutto lo staff non c’entrano nulla.
La decisione del trasferimento è stata presa dal Dap. E’ una scelta cinica della
politica.
Ma in passato era accaduto qualcosa di simile?
Ho lavorato venticinque anni al “Due Palazzi”: questo è il momento peggiore. Ci
sono stati problemi anche negli anni addietro ma ora c’è solo una visione
punitiva che non tiene per nulla conto dell’articolo 27 della Costituzione.
Ora cosa chiedete al Dap?
Purtroppo, nonostante il suicidio, l’operazione prevista è proseguita: la
maggior parte di loro sono stati trasferito in tutta fretta alle prime luci
dell’alba mercoledì. Chiediamo rispetto per il nostro lavoro e per le persone
che vivono lì.
Nei giorni scorsi “Ristretti Orizzonti” aveva segnalato il problema del
sovraffollamento: il numero di persone detenute nella sola ala di custodia
cautelare ha raggiunto i 269 detenuti, ben al di sopra della capacità
regolamentare di 188. Un numero “mai raggiunto prima”.
Lì siamo al collasso. Le persone vengono messe persino nelle sale dedicate alla
socialità perché non ci sono più celle. Gli agenti sono sotto organico. Per
fortuna abbiamo una situazione migliore per quanto riguarda l’area
trattamentale. Non possiamo andare avanti così”.
L'articolo Padova, detenuto suicida il giorno del trasferimento. Volontari:
“Denunciato lo spostamento al governo, nessuna risposta” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Avevano fatto discutere diversi dettagli riguardo la sua morte, ma gli
investigatori non avevano mai avuto dubbi: era un suicidio. Ora l’autopsia sul
corpo di Annabella Martinelli eseguita dai medici dell’Istituto di medicina
legale di Padova hanno confermato l’ipotesi, chiudendo così un caso ancora
discusso. La scelta della giovane è stata quindi personale e la sua morte non ha
visto un coinvolgimento di terzi.
I dubbi erano legati alle due pizze e due bibite acquistate dalla giovane la
sera della scomparsa, il 6 gennaio. Verosimilmente il suicidio è avvenuto nella
notte tra il 6 e il 7 gennaio, nei boschi di Teolo sui Colli Euganei. Vicino la
bici che la giovane aveva usato per arrivarci, pedalando da Padova per 20 km.
L’ampio impiego dei soccorsi e il ritrovamento invece compiuto da un residente
avevano aumentato i dubbi, così come il cerotto ritrovato sulla sua bocca. Che,
quindi, la studentessa di giurisprudenza si sarebbe messa volontariamente forse
a simboleggiare il silenzio. Il corpo fu ritrovato il 15 gennaio in una zona
impervia dei monti. La ragazza da tempo soffriva di malesseri psichici. La
famiglia della ragazza attende ora il nullaosta della magistratura per fissare
la data dei funerali.
Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno,
ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto
attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine,
angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare
anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus
Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
L'articolo Caso Annabella Martinelli, l’autopsia conferma il suicidio della
22enne proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Al momento non ci sono elementi per ipotizzare responsabilità nei confronti di
terze persone” ha dichiarato Angelantonio Racanelli, il procuratore capo di
Padova. Ma la morte di Annabella Martinelli, studentessa 22enne ritrovata
impiccata nei boschi di Teolo qualche giorno fa, continua a far discutere.
Soprattutto per diversi dettagli che secondo gli inquirenti, però, non sarebbero
collegati alla morte della giovane.
L’ipotesi di suicidio è di gran lunga la più accreditata, tanto che sembrerebbe
essere l’unica presa seriamente in considerazione nelle indagini. A conferma del
gesto volontario, ci sarebbero i bigliettini scoperti nel suo zaino in cui
Annabella preannunciava il gesto e il “testamento” – uno scritto di diverse
pagine – che la ragazza ha lasciato in camera. O avrebbe, visto che è stato
ritrovato giorni dopo la scomparsa, dai genitori. Papà e mamma hanno lasciato
ieri un fiore nel luogo in cui è stata rinvenuta la vittima, nel comune di Teolo
che ora ha proclamato lutto cittadino. Luogo e dinamica sono al centro – anche
questi – di speculazione.
La giovane è stata ritrovata con un nastro a sigillo delle sue labbra, un grosso
cerotto tenuto da una garza. Si pensa a un gesto volontario, forse un gesto
simbolico a voler rappresentare il “silenzio” a cui il male che stava vivendo
l’aveva e l’avrebbe definitivamente costretta. Ma la singolarità del gesto non
frena di sicuro le supposizioni. E poi c’è la questione delle ricerche, durate
giorni e condotte scientificamente con oltre 50 volontari. A trovare la ragazza,
però, una residente mentre portava a spasso il cane. Proprio vicino al luogo in
cui Annabella aveva lasciato la sua bici. C’è da dire che la zona in cui è stato
ritrovato il cadavere è una zona impervia e non di frequente passaggio. Le
ricerche dei soccorritori si erano concentrate sulla parte più alta dei Colli
Euganei come Monte Madonna, Passo delle Fiorine e Monte Grande.
Sospetti anche sui due cartoni della pizza che la studentessa aveva con lei
quando fu avvistata in bici una ventina di giorni fa, ritrovati vicino al suo
corpo. E dal profilo Threads della giovane emerge un nuovo elemento. L’ultimo
post di Annabella, del 10 ottobre del 2025, sembra confermare il complesso
periodo attraversato mentalmente della giovane. Recita infatti: “Questa non è la
pace che conoscevo”.
La pubblicazione si è riempita, nei giorni scorsi, di numerosi commenti: tra i
diversi messaggi di cordoglio, spicca un utente che pubblica gli screenshot di
una presunta conversazione passata tenuta da Annabella e un uomo. Nel botta e
risposta lei dice: “Se diventi il mio stalker ti individuo subito” e anche “se
crepo o mi succede qualcosa ora sappiamo di chi è la colpa, di un uomo che non
sa accettare il rifiuto”. I messaggi risalgono all’8 ottobre 2025, e il profilo
a cui si fa riferimento non esiste più, probabilmente cancellato. Una
conversazione che comunque – anche considerando la mancanza di contesto e
l’inconsistenza – non basta di certo a fornire una prova. Secondo gli
inquirenti, infatti, non c’è alcun collegamento con la morte di Annabella.
Intanto, è stata fissata per martedì 20 gennaio all’istituto di medicina legale
di Padova l’autopsia sul corpo della giovane. L’esame è stato deciso per
escludere con certezza cause esterne dal gesto volontario. Dopo di ciò, il corpo
della ragazza sarà riconsegnato alla famiglia e sarà tenuto il funerale, non
ancora organizzato.
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pizza. Cosa non torna sulla morte di Annabella Martinelli proviene da Il Fatto
Quotidiano.