E’ il terzo suicidio in carcere in meno di un mese. G.M., 74 anni, ergastolano
nella casa circondariale “Due Palazzi” (Padova) si è tolto la vita mercoledì
mattina all’alba. Quel giorno era previsto il suo trasferimento in un’altra
prigione, con altri compagni, dopo decenni nella stessa cella, per decisione del
Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). A denunciare il caso sono
i volontari che lavorano nel carcere. Accusano il governo di aver accentrato a
Roma le decisioni sulle attività ricreative per i detenuti, ponendo “ostacoli”.
Non solo: lunedì hanno saputo del trasferimento improvviso, 48 ore dopo, di 22
detenuti storici del Due Palazzi. Tra loro c’era G.M. Per lo spostamento dei
reclusi, i volontari avevano scritto al governo chiedendo un incontro, e
programmato un sit-in di protesta proprio Mercoledì.
In tanti, di fronte alla morte di G., hanno pianto. La tragica notizia ha
colpito anche l’associazione Antigone che si trova costretta a registrare
un’altra esistenza terminata in cella: il 6 gennaio scorso a farla finita è
stato un 52enne a Cremona, venerdì 16 un 24enne a Santa Maria Capua Vetere.
Ornella Favero, direttrice dello storico giornale “Ristretti Orizzonti” redatto
dai detenuti, al Tgr ha detto: “Togliere la speranza alle persone significa
incitarle al suicidio”. Anche Anna Maria Alborghetti della Camera Penale di
Padova ha sottolineato che “c’è un principio che vieta la regressione
trattamentale”. Giovanni Vona del Sappe (Sindacato autonomo di polizia
penitenziaria) ha parlato di “conseguenze serie per il metodo di lavoro”. A
parlare con ilfattoquotidiano.it di quanto è avvenuto al “Due Palazzi” è
Rossella Favero, del coordinamento delle associazioni attive all’interno
dell’istituto di via Due Palazzi. Per tutti coloro che sono impegnati in carcere
a Padova questo lutto è un allarme e l’iniziativa messa in atto dal Dap un modo
per interrompere il lavoro in atto da anni con gli ergastolani.
Voi volontari avete parato di un suicidio annunciato: perché?
Questo Governo ha messo in atto una serie di nuove restrizioni per i circuiti di
Alta Sicurezza che hanno messo degli ostacoli alle sperimentazioni in essere a
Padova e non solo. Con la circolare del 21 ottobre scorso del Dipartimento
dell’amministrazione penitenziaria ogni iniziativa culturale, educativa o
ricreativa deve essere autorizzata direttamente dal Dap di Roma. In questo
contesto che già aveva penalizzato i detenuti di quel reparto, lunedì scorso
abbiamo avuto notizia, grazie alla direzione del carcere, che ventidue persone
di lunghissimo corso sarebbero state improvvisamente trasferite in altre case di
reclusione del Nord Italia. Senza interpellarci, senza coinvolgere chi da anni
lavora con loro attraverso laboratori artigianali, teatrali, artistici, hanno
deciso che dovevano andarsene. Il coordinamento del carcere “Due Palazzi” che
unisce le cooperative e le associazioni che da decenni sono attive nella casa di
reclusione ha scritto immediatamente al capo del Dap e al capo segreteria del
ministro della Giustizia Carlo Nordio per denunciare questo trasferimento
chiedendo un incontro ma nessuno si è fatto vivo. Tra quei detenuti, questa
persona di 74 anni che ha trascorso 38 anni a Padova non ce l’ha fatta a
sopportare questa ennesima condanna.
Com’è riuscito G.M. a suicidarsi?
Da quel che sappiamo l’hanno trovato morto all’alba nella sua cella (singola
ndr). Martedì l’ho salutato. Era annichilito, straziato dall’annuncio del
trasferimento. In Alta Sicurezza a Padova ci sono ergastolani che hanno più o
meno una settantina di anni. Con loro abbiamo costruito rapporti di conoscenza
cresciuti nei decenni e umanamente ricchi. Interrompere la loro vita al “Due
Palazzi” è stata una violazione del divieto di regressione trattamentale. Ognuno
di loro si è sentito come un pacco postale. G. non aveva mai fatto un giorno di
permesso, era riservato, frequentava un laboratorio di artigianato e aveva
ricostruito la sua esistenza a Padova. Ricominciare tutto a quell’età in un
altro carcere non è facile.
Non solo Padova è coinvolta in questo processo in atto da parte del Governo.
Sì, in tutt’Italia c’è questo atteggiamento ma sono convinta che ci sia la
volontà di colpire Padova per quello che rappresenta. Da noi ci sono persone
detenute in Alta Sicurezza alle dipendenze della casa di reclusione grazie a un
progetto finanziato da Cassa Ammende, i laboratori di pittura e di scrittura,
permessi premio collegati ad attività rieducative, il noto giornale “Ristretti
Orizzonti”. Da otto anni abbiamo un coordinamento che raggruppa Ristretti
Orizzonti, Granello di Senape, l’Organizzazione volontari carcerari, le
cooperative “Giotto”, “AltraCittà”, “WorkCrossing”, TeatroCarcere e altri
soggetti. Abbiamo instaurato un’ottima collaborazione con i sindacati della
polizia penitenziaria, con l’area trattamentale, la direzione. Oggi il “modello
Padova” è sotto attacco.
Un attacco che arriva da Roma?
Sì, la direzione del carcere, gli agenti e tutto lo staff non c’entrano nulla.
La decisione del trasferimento è stata presa dal Dap. E’ una scelta cinica della
politica.
Ma in passato era accaduto qualcosa di simile?
Ho lavorato venticinque anni al “Due Palazzi”: questo è il momento peggiore. Ci
sono stati problemi anche negli anni addietro ma ora c’è solo una visione
punitiva che non tiene per nulla conto dell’articolo 27 della Costituzione.
Ora cosa chiedete al Dap?
Purtroppo, nonostante il suicidio, l’operazione prevista è proseguita: la
maggior parte di loro sono stati trasferito in tutta fretta alle prime luci
dell’alba mercoledì. Chiediamo rispetto per il nostro lavoro e per le persone
che vivono lì.
Nei giorni scorsi “Ristretti Orizzonti” aveva segnalato il problema del
sovraffollamento: il numero di persone detenute nella sola ala di custodia
cautelare ha raggiunto i 269 detenuti, ben al di sopra della capacità
regolamentare di 188. Un numero “mai raggiunto prima”.
Lì siamo al collasso. Le persone vengono messe persino nelle sale dedicate alla
socialità perché non ci sono più celle. Gli agenti sono sotto organico. Per
fortuna abbiamo una situazione migliore per quanto riguarda l’area
trattamentale. Non possiamo andare avanti così”.
L'articolo Padova, detenuto suicida il giorno del trasferimento. Volontari:
“Denunciato lo spostamento al governo, nessuna risposta” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Padova
Avevano fatto discutere diversi dettagli riguardo la sua morte, ma gli
investigatori non avevano mai avuto dubbi: era un suicidio. Ora l’autopsia sul
corpo di Annabella Martinelli eseguita dai medici dell’Istituto di medicina
legale di Padova hanno confermato l’ipotesi, chiudendo così un caso ancora
discusso. La scelta della giovane è stata quindi personale e la sua morte non ha
visto un coinvolgimento di terzi.
I dubbi erano legati alle due pizze e due bibite acquistate dalla giovane la
sera della scomparsa, il 6 gennaio. Verosimilmente il suicidio è avvenuto nella
notte tra il 6 e il 7 gennaio, nei boschi di Teolo sui Colli Euganei. Vicino la
bici che la giovane aveva usato per arrivarci, pedalando da Padova per 20 km.
L’ampio impiego dei soccorsi e il ritrovamento invece compiuto da un residente
avevano aumentato i dubbi, così come il cerotto ritrovato sulla sua bocca. Che,
quindi, la studentessa di giurisprudenza si sarebbe messa volontariamente forse
a simboleggiare il silenzio. Il corpo fu ritrovato il 15 gennaio in una zona
impervia dei monti. La ragazza da tempo soffriva di malesseri psichici. La
famiglia della ragazza attende ora il nullaosta della magistratura per fissare
la data dei funerali.
Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno,
ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto
attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine,
angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare
anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus
Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
L'articolo Caso Annabella Martinelli, l’autopsia conferma il suicidio della
22enne proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Al momento non ci sono elementi per ipotizzare responsabilità nei confronti di
terze persone” ha dichiarato Angelantonio Racanelli, il procuratore capo di
Padova. Ma la morte di Annabella Martinelli, studentessa 22enne ritrovata
impiccata nei boschi di Teolo qualche giorno fa, continua a far discutere.
Soprattutto per diversi dettagli che secondo gli inquirenti, però, non sarebbero
collegati alla morte della giovane.
L’ipotesi di suicidio è di gran lunga la più accreditata, tanto che sembrerebbe
essere l’unica presa seriamente in considerazione nelle indagini. A conferma del
gesto volontario, ci sarebbero i bigliettini scoperti nel suo zaino in cui
Annabella preannunciava il gesto e il “testamento” – uno scritto di diverse
pagine – che la ragazza ha lasciato in camera. O avrebbe, visto che è stato
ritrovato giorni dopo la scomparsa, dai genitori. Papà e mamma hanno lasciato
ieri un fiore nel luogo in cui è stata rinvenuta la vittima, nel comune di Teolo
che ora ha proclamato lutto cittadino. Luogo e dinamica sono al centro – anche
questi – di speculazione.
La giovane è stata ritrovata con un nastro a sigillo delle sue labbra, un grosso
cerotto tenuto da una garza. Si pensa a un gesto volontario, forse un gesto
simbolico a voler rappresentare il “silenzio” a cui il male che stava vivendo
l’aveva e l’avrebbe definitivamente costretta. Ma la singolarità del gesto non
frena di sicuro le supposizioni. E poi c’è la questione delle ricerche, durate
giorni e condotte scientificamente con oltre 50 volontari. A trovare la ragazza,
però, una residente mentre portava a spasso il cane. Proprio vicino al luogo in
cui Annabella aveva lasciato la sua bici. C’è da dire che la zona in cui è stato
ritrovato il cadavere è una zona impervia e non di frequente passaggio. Le
ricerche dei soccorritori si erano concentrate sulla parte più alta dei Colli
Euganei come Monte Madonna, Passo delle Fiorine e Monte Grande.
Sospetti anche sui due cartoni della pizza che la studentessa aveva con lei
quando fu avvistata in bici una ventina di giorni fa, ritrovati vicino al suo
corpo. E dal profilo Threads della giovane emerge un nuovo elemento. L’ultimo
post di Annabella, del 10 ottobre del 2025, sembra confermare il complesso
periodo attraversato mentalmente della giovane. Recita infatti: “Questa non è la
pace che conoscevo”.
La pubblicazione si è riempita, nei giorni scorsi, di numerosi commenti: tra i
diversi messaggi di cordoglio, spicca un utente che pubblica gli screenshot di
una presunta conversazione passata tenuta da Annabella e un uomo. Nel botta e
risposta lei dice: “Se diventi il mio stalker ti individuo subito” e anche “se
crepo o mi succede qualcosa ora sappiamo di chi è la colpa, di un uomo che non
sa accettare il rifiuto”. I messaggi risalgono all’8 ottobre 2025, e il profilo
a cui si fa riferimento non esiste più, probabilmente cancellato. Una
conversazione che comunque – anche considerando la mancanza di contesto e
l’inconsistenza – non basta di certo a fornire una prova. Secondo gli
inquirenti, infatti, non c’è alcun collegamento con la morte di Annabella.
Intanto, è stata fissata per martedì 20 gennaio all’istituto di medicina legale
di Padova l’autopsia sul corpo della giovane. L’esame è stato deciso per
escludere con certezza cause esterne dal gesto volontario. Dopo di ciò, il corpo
della ragazza sarà riconsegnato alla famiglia e sarà tenuto il funerale, non
ancora organizzato.
L'articolo Il cerotto sulla bocca, il post sui social e il doppio cartone della
pizza. Cosa non torna sulla morte di Annabella Martinelli proviene da Il Fatto
Quotidiano.
È stata trovata impiccata Annabella Martinelli, la 22enne di Padova che era
scomparsa dal 6 gennaio scorso. Il ritrovamento – apprende l’Ansa – è avvenuto
in una zona dei Colli Euganei a poca distanza da dove era stata recuperata la
sua biciletta. Sul posto si sta recando il Procuratore di Padova.
Articolo in aggiornamento
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ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto
attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine,
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anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus
Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
L'articolo Annabella Martinelli, ritrovata morta la ragazza scomparsa a Padova
da 9 giorni proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stata ripresa per tre volte dalle telecamere di videosorveglianza tra le 22.18
e le 23.06 del 6 gennaio. Poi è scomparsa nel nulla. Ecco le ultime tre immagini
che riprendono Annabella Martinelli, la ragazza sparita da Padova otto giorni
fa. È stata immortalata dalle telecamere di tre diversi luoghi del Padovano nel
giro di 48 minuti: alle 22.18 dal distributore di Selvazzano Dentro, alle 22.54
davanti al Municipio di Teolo e alle 23.06 dall’impianto di Villa di Teolo.
COME ERA VESTITA ANNABELLA MARTINELLI
Nelle immagini la si vede in sella alla sua bicicletta viola, poi ritrovata
chiusa con il lucchetto poco distante dal suo ultimo passaggio, e con uno
zainetto rosso sulle spalle. La ragazza indossa un paio di jeans e una giacca
nera col cappuccio. Sul portapacchi della bici ci sono i due cartoni delle pizze
prese d’asporto intorno alle 22: i cartoni sono stati ritrovati a non molta
distanza dalla bicicletta.
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LE ULTIME FOTO DI ANNABELLA MARTINELLI
La studentessa nell'ultimo frame conosciuto: sono le 23.06 ed è a Villa Teolo
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LE ULTIME FOTO DI ANNABELLA MARTINELLI
La studentessa ripresa vicino al municipio di Teolo alle 22.54
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LE ULTIME FOTO DI ANNABELLA MARTINELLI
La ragazza vicino al distributore di Selvazzano Dentro alle 22.18
LE ULTIME IMMAGINI DIFFUSE DALLA PROCURA
La diffusione delle immagini è stata autorizzata dalla Procura di Padova, che ha
aperto un fascicolo per sequestro di persona contro ignoti, nella speranza che
qualcuno possa fornire informazioni e dettagli utili a rintracciare la giovane,
studentessa di giurisprudenza a Bologna. Intanto proseguono, almeno per altre 48
ore e cioè fino al tardo pomeriggio di venerdì, le ricerche nella zona del Parco
Regionale dei Colli Euganei battendo ogni area.
L'articolo Annabella Martinelli, le ultime foto della ragazza scomparsa da
Padova proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si indaga per sequestro di persona nell’inchiesta sulla scomparsa di Annabella
Martinelli, la studentessa di giurisprudenza a Bologna, di cui non si hanno più
notizie dalla serata del 7 gennaio. La 22enne, residente a Teolo, è stata vista
per l’ultima volta, poco dopo le 22, mentre pedalava zona degli ospedali di
Padova fino ai Colli Euganei. Poi di lei più alcuna traccia.
APERTA UN’INCHIESTA PER SEQUESTRO DI PERSONA
Ora la procura euganea ha deciso – come riportano Il Gazzettino e i quotidiani
del gruppo Nem – di dare forma all’inchiesta ipotizzando il sequestro, a carico
di ignoti, così da consentire ai carabinieri di poter avviare tutti gli
accertamenti utili per tentare di ricostruire la sparizione della giovane,
svolgendo accertamenti oltre che sui tabulati telefonici anche su chi ha operato
per chiudere la pagina Facebook di Martinelli.
LE RICERCHE DI ANNABELLA NEL PARCO REGIONALE
Intanto proseguono, almeno per altre 48 ore e cioè fino al tardo pomeriggio di
venerdì, le ricerche nella zona del Parco Regionale dei Colli Euganei battendo
ogni area, soprattutto dove la ragazza è stata vista l’ultima volta e dove è
stata trovata, chiusa con un lucchetto, la bicicletta usata per uscire di casa.
Continuano anche i riscontri sulle telecamere di sorveglianza all’ora e nella
zona dove la studentessa ha lasciato la bicicletta.
DUE PIZZE E DUE BEVANDE: DOVE INCONTRARE QUALCUNO?
Le telecamere avrebbero ripreso la 22enne mentre, da sola, pedalava zona degli
ospedali di Padova fino ai Colli Euganei, un percorso di circa 20 chilometri
durante il quale avrebbe avrebbe acquistato due pizze per asporto – i cui
cartoni sono stati ritrovati vuoti a poca distanza dalla bici – in un locale di
Selvazzano e due bevande in un altro bar. Doveva incontrare qualcuno? Di certo,
erano di poco passate le 22. Da quel momento il telefonino è muto: ha agganciato
la cella telefonica di Teolo, che copre un’area di 20 chilometri, senza tuttavia
avere alcuna attività in uscita.
SALITA SU UN’AUTO O UNA MOTO: L’IPOTESI
La mossa della pubblico ministero Martina Varagnolo mira quindi a scandagliare –
ed eventualmente poter agire con perquisizioni e sequestri – la presenza di
terze persone, eventualmente coinvolte, nel luogo dal quale Martinelli è
scomparsa. L’ipotesi è quella che sia arrivata da sola sul luogo dove è stata
ritrovata la bici, ma per incontrare qualcuno che l’abbia poi fatta salire su
un’automobile o una moto.
L'articolo Annabella Martinelli scomparsa: aperta inchiesta per sequestro di
persona, accertamenti su cellulare e profili social proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Si era registrato mentre abusava di alcuni bambini, anche di 5 anni, a cui
faceva da babysitter. Sono le scioccanti immagini ritrovate nei due computer e
nei due cellulari di un ventisettenne di Padova. Insieme a queste, centinaia di
video e foto scaricate da internet, forse nei mesi scorsi. L’uomo, 27 anni, è
stato arrestato. Il giovane lavorava come babysitter occasionale, attività che
promuoveva attraverso annunci pubblicati su internet e sui giornali locali.
L’arresto è scattato al termine di una perquisizione domiciliare disposta dalla
Procura di Venezia, che aveva incaricato la squadra Mobile di Padova di
intervenire nell’ambito di un’indagine avviata per una presunta violenza
sessuale ai danni di un minore. Durante il controllo, gli agenti hanno
sequestrato due telefoni cellulari e due computer, sui quali le prime analisi
hanno subito rivelato un’enorme quantità di materiale osceno.
Sui dispositivi del 27enne erano archiviati migliaia di file tra foto e video a
contenuto pedopornografico. Una parte sarebbe stata scaricata dalla rete nei
mesi recenti, ma diverse centinaia di immagini e filmati sono risultati
autoprodotti, realizzati con gli stessi dispositivi sequestrati. In molti di
questi contenuti comparirebbe lo stesso indagato mentre compie atti sessuali
espliciti con bambini in tenerissima età.
Il materiale rinvenuto non risalirebbe soltanto ai giorni immediatamente
precedenti la perquisizione, ma coprirebbe un arco temporale molto più ampio.
Gli investigatori ritengono che la produzione e la raccolta dei contenuti
possano risalire almeno al 2019, periodo in cui il 27enne avrebbe iniziato a
svolgere l’attività di babysitter.
Il giovane si trova ora recluso in carcere, in attesa dell’udienza di convalida
dell’arresto e della decisione del giudice sull’eventuale applicazione di una
misura cautelare. Le indagini della polizia di Stato proseguiranno nelle
prossime settimane con l’analisi approfondita dei dispositivi informatici
sequestrati e con il delicato lavoro di identificazione delle numerose piccole
vittime, per accertare eventuali ulteriori responsabilità e ricostruire l’intera
rete di contatti dell’indagato.
L'articolo Babysitter arrestato per pedofilia, nel suo pc centinaia video di
abusi sui bimbi anche di 5 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non ci sono novità per quanto riguarda le ricerche di Annabella Martinelli,
studentessa ventiduenne scomparsa dal 6 gennaio. L’ultima sua traccia risale
alla serata di mercoledì 7, filmata in bicicletta dalle videocamere di
sorveglianza di Teolo (Padova), suo paese di residenza. Oggi le ricerche sono
proseguite nella zona del Parco Regionale dei Colli Euganei. Setacciate strade e
sentieri del Passo delle Fiorine, Villa di Teolo e Monte Altore.
Le ricerche riprenderanno mercoledì e continueranno almeno fino al tardo
pomeriggio di venerdì. A condurle sono i volontari della Protezione Civile, dai
Vigili del Fuoco e dai Carabinieri sotto il coordinamento della Prefettura di
Padova. Con loro anche membri del Soccorso Alpino.
A disposizione del personale impiegato, inoltre, l’elicottero del reparto volo
di Venezia, gli esperti in topografia applicata al soccorso e il nucleo
cinofili. Nel mirino delle esplorazioni soprattutto la zona di Teolo dove la
ragazza è stata vista l’ultima volta e dove è stata ritrovata la sua bicicletta,
chiusa con un lucchetto. Il cellulare della giovane è spento dal momento della
scomparsa del sei gennaio. Accanto alla sua bici sono stati ritrovati due
cartoni delle pizze, acquistate dalla giovane – come confermato da un’esercente
della zona di Monte della Madonna – verso le 22 della sera dell’Epifania, giorno
della scomparsa. La ragazza si sarebbe presentata da sola in pizzeria, ma il suo
acquisto lascia presupporre la presenza di almeno un’altra persona.
Il sindaco di Teolo, Valentino Turetta, è intervenuto su Rai 1 nel programma
Storie Italiane dicendo di non avere notizie certe oltre al passaggio della
ragazza e il ritrovamento della sua bici. Ha aggiunto, però, quanto segue: “Mi è
stato spiegato che il segnale del telefono può avere un raggio di azione anche
di 20 chilometri, quindi dire che se il telefono prende qui è perché sono a
Teolo, non è giusto”.
Annabella Martinelli è descritta come una ragazza alta, magra e atletica. I suoi
capelli sono biondi, con punte fucsia. Studia giurisprudenza a Bologna e non si
esclude possa essersi recata proprio nel capoluogo felsineo sfruttando il
passaggio di un conoscente. Al momento sono aperte tutte le ipotesi, e non si
esclude un allontanamento volontario.
L'articolo Due cartoni della pizza, la bicicletta chiusa con il lucchetto, il
telefono muto: cosa sappiamo sulla scomparsa di Annabella Martinelli proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Si è allontanata da casa in bici e di lei dopo 5 giorni non si è più saputo
nulla. Forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile e soccorso alpino
sono impegnati nella ricerca di Annabella Martinelli, 22 anni, studentessa di
Giurisprudenza iscritta all’Università di Bologna, scomparsa a Padova – la sua
città – il giorno dell’Epifania. Le ultime cellule telefoniche agganciate dal
suo cellulare, che non è più raggiungibile dal 7 gennaio, hanno permesso di
localizzarla nella zona di Teolo, nell’area dei Colli Euganei, e per questo le
ricerche si concentrano in quella zona: i soccorritori si stanno muovendo tra
Monte Grande, Monte della Madonna e Rocca Pendice. La bicicletta – come
confermato dal sindaco di Teolo Valentino Turetta sui propri social – è stata
ritrovata proprio nella zona di Teolo. Era una bici viola, abbandonata per
strada, subito riconosciuta dai suoi genitori.
Tra gli elementi investigativi – secondo quanto riporta il Corriere della Sera –
è emerso un altro riscontro: una videocamera di sorveglianza ha ripreso la
ragazza il 7 gennaio, il giorno dopo la sua scomparsa, mentre pedalava sulla
bici viola in una strada del paesino. Sequenza che conferma che – almeno fino a
24 ore dopo il suo allontanamento – la ragazza non si era allontanata troppo da
casa.
Familiari e amici, che nelle scorse ore hanno diramato un appello sui social,
non escludono che possa essersi spostata a Bologna o in zone vicine al capoluogo
emiliano e invitano chiunque abbia sue notizie a contattare i carabinieri. Al
momento restano aperte tutte le ipotesi: non si esclude un iniziale
allontanamento volontario. Annabella Martinelli viene descritta come una ragazza
alta, magra e atletica, con capelli a caschetto biondi e punte fucsia. Non è
però escluso che possa avere ritoccato la sua pettinatura in questi giorni.
L'articolo Annabella Martinelli scomparsa da 5 giorni a Padova: ritrovata la
bicicletta. Le ultime immagini della videosorveglianza proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Il più bel regalo di Natale? Mangiare la pizza!”. A Padova, il desiderio
natalizio di Alex (nome di fantasia) è stato esaudito. Il bambino di 9 anni è
sopravvissuto a una malformazione congenita delle vie biliari grazie alla mamma,
che gli ha donato una porzione del fegato. L’equipe di Chirurgia epatobiliare
del Centro Trapianti di fegato di Padova ha compiuto il miracolo. Lo riporta Il
Corriere della Sera Padova.
Il professor Umberto Cillo, direttore del reparto, ha raccontato la storia
clinica di Alex: “Il piccolo era già stato operato per cercare di contrastare
l’esito della malattia, ma non aveva funzionato”. Come dichiarato dal medico,
l’unica soluzione era il trapianto: “lo abbiamo messo in lista, ma i tempi
d’attesa non erano compatibili con il quadro clinico e allora abbiamo
prospettato alla famiglia la donazione da vivente”. Poi la sorpresa: “Si è
offerta subito la mamma, nonostante abbia altri quattro figli piccoli si è resa
disponibile a donare il lobo sinistro del fegato”.
L’operazione è durata nove ore. La donna, 40enne russa, ha un gruppo sanguigno
compatibile con quello del figlio. Il doppio intervento mamma-bambino è stato
organizzato in tempi rapidi, in due sale operatorie parallele. In una sala il
robot chirurgico ha prelevato il pezzo di fegato alla madre, che è stato portato
subito al figlio per essere impiantato. “Il trapianto da vivente garantisce
migliori condizioni” ha svelato il dottor Cillo, che ha aggiunto: “L’intervento
è andato molto bene. Il recupero del bambino è stato breve, così come quello
della mamma”.
IL RITORNO ALLA NORMALITÀ
Dopo l’operazione Alex è rimasto in terapia intensiva come da prassi e, insieme
alla mamma, è stato poi trasferito in Pediatria. “La famiglia ci ha messo un po’
a realizzare che il piccolo sarebbe potuto tornare a una vita normale”, ha
rivelato il primario. Alex potrà andare a scuola, frequentare gli altri bambini
e mangiare, finalmente, ciò che vuole. Il bambino assumerà farmaci
immunosoppressori a vita, per evitare il rigetto del fegato nuovo. Alex aveva
espresso un desiderio per Natale: mangiare una pizza. Grazie al dono della mamma
e al lavoro dell’equipe medica il bimbo potrà gustarsi la pizza insieme alla sua
famiglia.
UN ALTRO MIRACOLO A PADOVA
Il Centro Trapianti di Padova si conferma tra i migliori d’Italia. A fine
novembre, un uomo di 33 anni si è recato in ospedale dopo aver improvvisamente
vomitato sangue. Il ragazzo è stato trasportato d’urgenza in un ospedale di
provincia e stabilizzato con una trasfusione. Successivamente è arrivato in
emergenza a Padova, perché giudicato inoperabile. Lì il miracolo.
Il professor Cillo ha dichiarato: “All’inizio concordavamo con il primo
responso. Aveva un tumore di 10 centimetri tra fegato e pancreas”. Il dottore ha
proseguito raccontando il lunghissimo intervento: “Abbiamo tentato con i
radiologi di fermare il sanguinamento, invano. E allora siamo entrati in sala
operatoria, per un intervento disperato durato dodici ore“. A sorpresa, il
tumore del ragazzo non era maligno e il protagonista della vicenda è guarito
prima di Natale. “Mai arrendersi” ha ricordato il primario.
L'articolo Una madre salva il figlio donandogli un pezzo di fegato. I medici:
“Un gesto speciale, ora il bambino può vivere una vita normale” proviene da Il
Fatto Quotidiano.