“Rai Uno, ore 20.40 del 24 febbraio. Carrellata sulla platea Ariston, prima
serata del Festival di Sanremo. Il primo volto noto inquadrato potrebbe essere
quello di Giorgia Meloni, con la figlia Ginevra accanto”: è cominciato così, con
una indiscrezione su La Stampa, il tam tam mediatico su una presunta
partecipazione della premier a Sanremo. Poi è arrivata la smentita da fonti di
governo: “La premier Giorgia Meloni non sarà a Sanremo 2026 per assistere al
Festival”. E poche ora fa, Carlo Conti è tornato sulla questione rispondendo a
una domanda durante la prima conferenza stampa di Sanremo 2026: “Meloni
all’Ariston? Era fantascienza, se compra il biglietto è libera di venire”.
“IL FANTASANREMO È UN GIOCO DIVERTENTE PER GLI APPASSIONATI DEL FESTIVAL. LE
NOTIZIE, INVECE…”
Le parole del conduttore e direttore artistico hanno anticipato quelle della
stessa premier su X. Una smentita che, a questo punto, diventa doppia: “Leggo da
giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo. Una
notizia totalmente inventata, smentita immediatamente da Palazzo Chigi e
successivamente dallo stesso Carlo Conti. Eppure la storia continua: dopo la
smentita, oggi il conduttore è stato nuovamente incalzato in conferenza stampa
su questa mia fantomatica presenza. A questo punto forse conviene ricordare a
chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo è un gioco divertente per
gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo
reale. Nel frattempo io continuo a fare il mio lavoro. E sono sicura che Sanremo
saprà brillare senza ospiti immaginari. Perché è la più grande festa della
musica italiana, e non serve infilarci a forza la polemica politica”.
L'articolo Giorgia Meloni smentisce la sua presenza all’Ariston: “Il
FantaSanremo è un gioco per gli appassionati del Festival. Le notizie dovrebbero
restare nel mondo reale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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I due non si sono mai amati e ogni occasione è buona per rinnovare l’attrito.
L’ultimo motivo di scontro tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron lo ha fornito
il caso dell’uccisione dell’attivista francese di estrema destra Quentin
Deranque. “Sono sempre sorpreso dall’osservare che le persone nazionaliste, che
non vogliono essere disturbate in casa loro, siano sempre le prime a commentare
cosa succede in casa altrui”, sono le parole con cui il capo dell’Eliseo ha
chiesto alla premier italiana di non “commentare” gli affari francesi dopo le
osservazioni fatte sull’attivista ucciso. “Che ognuno resti a casa sua e le
pecore saranno ben custodite”, ha ironizzato Macron da New Delhi, a margine del
summit sull’Intelligenza artificiale in India.
Cosa aveva detto Meloni? “L’uccisione del giovane Quentin Deranque in Francia è
un fatto che sconvolge e addolora profondamente – aveva scritto la premier sui
social il 18 febbraio – . La morte di un ragazzo poco più che ventenne,
aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un
clima di odio ideologico che attraversa diverse Nazioni, è una ferita per
l’intera Europa. Nessuna idea politica, nessuna contrapposizione ideologica può
giustificare la violenza o trasformare il confronto in aggressione fisica.
Quando l’odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la
democrazia”.
A Palazzo Chigi le parole di Macron sono state accolte “con stupore”. Lo
riferiscono fonti della Presidenza del Consiglio sottolineando che Meloni “ha
espresso il suo profondo cordoglio e la sua costernazione per la drammatica
uccisione del giovane Quentin Deranque e ha condannato il clima di odio
ideologico che sta attraversando diverse nazioni europee”. “Dichiarazioni che –
aggiungono le stesse fonti – rappresentano un segno di vicinanza al popolo
francese colpito da questa terribile vicenda e che non entrano in alcun modo
negli affari interni della Francia”.
A rincarare la dose ci pensa Antonio Tajani: “L’uccisione di un giovane
attivista francese, per lo più in un contesto universitario, è un fatto grave
che riguarda tutti, un episodio che va condannato senza esitazioni – ha scritto
il ministro degli Esteri su X -. Un omicidio che non ha confini, un monito a chi
usa odio e violenza, a chi insulta e professa un linguaggio offensivo. Ci sono
stati tanti Quentin in Italia. Alcuni nei periodi più bui della Repubblica.
Ecco, condannare episodi come quello di Lione serve anche a questo, a far sì che
non si ritorni ad un brutto passato anche in Italia. Perché la politica è
soprattutto dialogo e confronto, anche con chi non la pensa come noi”.
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francesi”. Chigi: “Stupore” proviene da Il Fatto Quotidiano.