È stato trovato senza vita il corpo di Luciano Capasso, il 25enne di Qualiano
(Napoli) che era disperso da cinque giorni sulle montagne svizzere nei pressi di
Saint Moritz, dove lavorava. Il giovane era uscito per un’escursione a quota
2700 metri quando, secondo quanto appreso dalle forze di polizia svizzere, è
stato sorpreso da una bufera di neve. Da quel momento si erano perse le sue
tracce.
A darne notizia sono stati la madre, Raffaella Grande e il suo legale,
l’avvocato Sergio Pisani. Capasso lavorava come autista in un hotel della
località svizzera. Il corpo è stato ritrovato domenica 22 febbraio dalle squadre
di soccorso svizzere. “Luciano non era uno sprovveduto – fa sapere l’avvocato
Pisani – anzi era un ex militare, addestrato proprio per sopravvivere in
situazioni estreme. Avevamo una geolocalizzazione precisa, ma il mal tempo non
ha consentito un recupero che stamattina con il sole è stato velocissimo”.
Il legale ha poi aggiunto: “Mi chiedo se potevano essere utilizzati mezzi quali
droni o altro per trovarlo anche nei giorni precedenti nonostante il maltempo e
vanno verificate anche altre circostanze, ma ora è il momento del dolore”. La
famiglia ha espresso la volontà di procedere con la massima urgenza al rimpatrio
della salma. Il consolato italiano a Zurigo fa sapere che sta fornendo ogni
possibile assistenza per accelerare le pratiche burocratiche e consentire il
rientro del corpo il prima possibile. Anche la Farnesina è in contatto con i
familiari.
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giorni. Il legale: “Ex militare, non uno sprovveduto” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Il tribunale di Inssbruck ha condannato per omicidio colposo aggravato da grave
negligenza l’uomo che aveva abbandonato la propria compagna poco prima di
raggiungere la vetta del Grossglockner. La donna era poi morta assiderata. Il
37enne imputato è stato condannato a cinque mesi di reclusione con sospensione
della pena e a una multa di 9.600 euro.
La coppia, nel gennaio 2025, aveva intrapreso l’ascesa alla vetta più alta del
Paese: il Grossglockner, nell’Austria occidentale. Il compagno, secondo
l’accusa, aveva lasciato indietro la donna 33enne per proseguire da solo. Lei è
poi morta a circa 50 metri sotto la vetta, a 3.798 metri di altitudine. L’uomo
si era fin da subito dichiarato non colpevole. Il giudice, Norbert Hofer,
specializzato in incidenti di montagna, commentando i duri commenti social
indirizzati all’uomo ha dichiarato: “Non la vedo come un assassino, non la vedo
come un uomo dal cuore freddo. La vedo come colui che alla fine ha cercato di
chiedere aiuto e di restare accanto alla sua compagna”.
Ma ha anche sottolineato che l’imputato ha tradito la sua “responsabilità di
guida“, aggiungendo che la donna sarebbe quasi certamente sopravvissuta “se
fossero state adottate le misure appropriate” come tornare indietro o anticipare
la chiamata ai soccorsi. Per il magistrato l’uomo ha valutato in maniera errata
la situazione, visto che l’esperienza alpinistica della donna era, a suo dire,
distante “galassie” da quella dell’imputato.
La pena inflitta all’uomo è ben al di sotto al massimo previsto di tre anni di
carcere. L’imputato ha dichiarato: “Sono infinitamente dispiaciuto“. E ha
aggiunto che le decisioni venivano prese congiuntamente, inclusa la scelta di
intraprendere la fatale scalata. Ha sostenuto che le competenze della sua
compagna non erano molto inferiori alle sue e che la donna era in buone
condizioni quando un elicottero della polizia ha sorvolato la coppia durante
l’ascesa: non è riuscito quindi a spiegarsi il rapido peggioramento della sua
compagna. Ha aggiunto di essere sceso a valle per cercare aiuto solo dopo
essersi consultato con lei.
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