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Milano Fashion Week 2026: tutte le tendenze dalle passerelle donna, dal total black allo sciura-core
Alla Milano Fashion Week donna FW 26/27 le passerelle hanno restituito l’immagine di un inverno costruito attorno a scelte nette e consapevoli: il ritorno del total black come dichiarazione di pragmatismo, i volumi che proteggono e strutturano la silhouette, ma senza nascondere il corpo, la centralità della materia, tra pelle fluida e pellicce tattili, come risposta a un bisogno sempre più evidente di fisicità e presenza. Ma soprattutto si lavora su capi portabili, fatti per la quotidianità. Perché forse questa è l’unica direzione possibile per una moda che – chi più, chi meno – deve tornare a vendere, a consolidare desiderio e a sollevare i fatturati. Si va alla radice: dei codici dei brand, come hanno fatto Dolce&Gabbana e Fendi, riscoprendo un Dna riconoscibile; dei tessuti, come nel lavoro materico di Ferrari; delle silhouette, ripulite e ridefinite da Jil Sander e Gucci; dei corpi, rimessi al centro da N°21; della quotidianità, cifra stilistica di Tod’s; e persino di una certa milanesità borghese riletta da Bottega Veneta. È un ritorno all’essenza che non sa di nostalgia, ma di necessità strategica. Non è un caso che le collezioni autunno-inverno siano state un pullulare dell’abito più abito che c’è, del vestito nella sua forma più archetipica: il tailleur, il completo giacca-pantalone raccontato nella sua sartorialità più pura. Una celebrazione del costruito, della linea netta, della proporzione calibrata, anche quando la struttura viene alleggerita o decostruita, come si è visto da Ferragamo. Milano, questa stagione, sembra aver fatto una scelta chiara: meno travestimenti, più abiti. Meno dichiarazioni effimere, più guardaroba. “Meno io, più noi” – per prendere in prestito una citazione utilizzata da Maria Grazia Chiuri per il suo debutto da Fendi – una dichiarazione che, in un certo qual modo, sottintende anche la messa in discussione del ruolo dei direttori creativi e del loro estro artistico a favore della volontà di una clientela che oggi vuole capi che valga davvero la pena acquistare, per prezzo, utilizzo, qualità e indossabilità. BACK TO BLACK Il nero è ovunque e il prossimo inverno sarà un back to black tanto rigoroso quanto audace. Un grande classico che questa volta si impone come colore “statement” che di volta in volta viene usato con accezione ora drammatica, ora come potenza, ora come eleganza, ma quasi mai come simbolo di austerità. Il nero, già a partire da questo inverno, è ovunque. Da Milano a Sanremo è un totale back to black al punto che è stato il colore dominante sia sul palco del Festival che sulle passerelle dei brand, senza esclusione di colpi. Il nero oggi non è lutto, non è minimalismo anni ’90, non è neppure rigore borghese. È sottrazione strategica, come ha voluto dimostrare Maria Grazia Chiuri nella sua sfilata di debutto per Fendi o come ha voluto raccontare Alessandro Dell’Acqua con N°21 che ha scelto il nero nella sua collezione come elemento di “reset” sul quale scrivere il futuro e costruire un guardaroba per una “femminilità possibile” e quotidiana. In altre parole, il nero non è altro che il desiderio di un ritorno alla pragmaticità – come d’altronde ha anche raccontato Demna per la sua prima sfilata con Gucci. D’altronde il total black azzera il rischio d’errore praticamente in ogni contesto ed è sicurezza assoluta, a prova anche di chi deve ancora capire come abbinare correttamente i colori per creare outfit cool. Institution by Galib Gassanoff ha presentato una collezione quasi interamente nera. ALL EYES ON THE NECK Se c’è un punto preciso su cui la kermesse milanese ha deciso di concentrare l’attenzione, è il collo. Non un dettaglio, ma un baricentro. Per la prossima stagione lo sguardo si sposta verso l’alto e costruisce la silhouette otticamente allungata. Il collo diventa un elemento architettonico nei look con pellicce che incorniciano il viso, sciarpe over che si arrotolano, foulard stretch e camicie e capispalla con colletti che strizzano l’occhio alle gorgiere. Il trend dei maxi colli ha conquistato tutte le passerelle, da New York a Londra e Milano ottenendo la consacrazione a Milano. Ma se sulle passerelle anglosassoni si è visto un ritorno di altezze quasi elisabettiane, imponenti e regali, nella versione milanese il collo alto diventa più urban e soft, più concreto. Come visto da Bottega Veneta e Blumarine e MM6 Maison Margiela, i colli sono soprattutto morbidi, in maglia e in pelliccia, ma non mancano interpretazioni più nette, quasi a collare. Non mancano poi dolcevita in maglia – sottile o intrecciata – come visto da Anteprima, Peserico e Fabiana Filippi. SCIURA-CORE Il prossimo inverno è ancora pellicce. Vere, eco, riciclate, alla Milano Fashion Week FW 26/27 tornano a imporsi come il capospalla identitario della stagione, l’unico capo davvero over in un panorama di cappotti che, dopo anni di volumi cocoon e proporzioni esasperate, si assottigliano e tornano ad accompagnare la figura. In questo ritorno alla linea slim, la pelliccia è l’eccezione che si fa regola: opulenta, esagerata, oversize. L’ispirazione è la signora milanese: borghese, impeccabile, ostentata. La pelliccia diventa una questione identitaria e non si trova più solo come capospalla ma sui colli dei cappotti, sui rivestimenti delle borse, su cappelli, scarpe e come cintura. E quando Louise Trotter per Bottega Veneta propone “pellicce” in seta lavorata, quasi a mimare il pelo senza esserlo, l’imposizione della pelliccia tra i trend del prossimo inverno diventa chiara: non importa se sia vera o no, importa l’idea di volume, di tattilità, di presenza che dà. Non è un caso che questa insistenza sulla morbidezza emerga ora. In un momento di incertezza, il desiderio di protezione e affermazione, nella moda si traduce in pellicce. Esistere significa occupare uno spazio. In questo contesto, le versioni classiche e monocolore sopravvivono, ma l’inverno 2026/2027 strizza l’occhio all’eccesso proponendo anche pellicce colorate, stampate, degradé, animalier, con riflessi cangianti. PELLE CONTRO PELLE La pelle sarà IL tessuto del prossimo inverno. Non è una novità assoluta tra le più recenti tendenze viste alle sfilate internazionali — già da qualche stagione si intravedeva questo ritorno — ma alla Milano Fashion Week autunno-inverno 2026/2027 la pelle non è più simbolo immediato di ribellione o citazione rock, non più scorciatoia estetica per evocare grinta, ma evolve da corazza a seconda pelle, da materiale strutturante a superficie fluida, quasi liquida. Qui le lavorazioni della pelle creano sul corpo quasi un effetto panneggio bagnato. La pelle viene lavorata per fare un finish lucido, sensuale ed è costruita in modo che segua il corpo invece di irrigidirlo. La pelle non si oppone alla forma, la asseconda. Non si vedono più solo giacche in pelle statement sopra look minimal, ma total look in pelle che costruiscono una silhouette coerente, avvolgente, senza essere aggressiva. In una stagione che alterna protezione ed esposizione, la pelle riesce a fare entrambe le cose: contiene e rivela. In merito, emblematico il lavoro di Ferrari, dove la pelle diventa “second skin”, declinata in tonalità nude (beige e marrone) che, richiamando le diverse sfumature dell’incarnato, sembrano raccogliere l’eredità di Kim Kardashian e del suo underwear. ANCIENT REGIME 2.0 Un altro trend del prossimo autunno-inverno è quello che si potrebbe definire “Ancient Régime 2.0”, ovvero cosa indosserebbe una donna dell’ottocento ai tempi di TikTok. La risposta sarebbero mini dress con corpetti, abiti con trasparenze e pizzi vedo-non-vedo, scarpe stringate e stampe floreali all-over. Per restare in atmosfera sanremese: se nella canzone italiana la rima “fiore amore” è la più abusata e banale, nella moda il fiore rischia spesso lo stesso destino. Ma alla FW 26/27 accade l’opposto. I fiori smettono di essere decorazione e diventano dichiarazione. Niente micro stampe romantiche o accenti bon ton, perché in passerella sbocciano rose rosse, ramage opulenti, motivi che richiamano un Romanticismo teatrale e intenso. Da Antonio Marras a Blumarine il fiore più classico, la rosa, viene portato all’estremo, ripetuto, ingigantito, ricamato. Accanto ai fiori, il pizzo che lavora per sottrazione e rivelazione grazie a trasparenze e cut-out che trasformano collant, body, abiti lingerie e gonne midi in strumenti di seduzione consapevole. Non un dettaglio rétro, ma un elemento centrale del guardaroba da sera del prossimo inverno. Tra questi elementi incredibilmente femminili, sulla scia di questo rinnovato Ancient Regime, si fa spazio anche una nuova reinterpretazione della redingote: giacche e cappotti a doppia abbottonatura, per lui e per lei, con bottoni gioiello che definiscono il doppio petto. Una forma rigorosa, quasi militare, che diventa il punto d’incontro tra passato e presente. MILANO SAVE THE KING A Milano, il prossimo autunno-inverno 2026/2027 guarda alla campagna inglese. Si riapre l’armadio della tradizione britannica con look in micro pied de-poule, Principe di Galles, tessuti check: completi sartoriali impeccabili, cappotti costruiti con disciplina, blazer che parlano il linguaggio del tailoring puro. Il riferimento è il guardaroba di Edward VIII, Duca di Windsor e l’immaginario estetico creato dalla stessa defunta Regina Elisabetta II. Ma questa tendenza non è un gioco in costume. Nessuna rievocazione aristocratica, nessuna caricatura da club esclusivo. Piuttosto lo stile britannico contribuisce a dare un tocco di carattere ai look, elegante e non troppo gridato. È un codice trasversale. Lo adottano le maison più legate alla sartorialità pura, come Kiton e Brioni, che lo declinano nei loro suit più classici e impeccabili. Ma lo ritroviamo anche in versioni più rilassate, quasi casualwear, come nelle proposte di Blazé Milano, dove i tessuti inglesi si alleggeriscono e si adattano a una quotidianità più disinvolta. Milano riattualizza i codici britannici, li prende in prestito, li ripulisce e li rende più urban e, ancora una volta, adatti alla quotidianità cittadina. LET IT SHINE Se la stagione lavora per la maggior parte di sottrazione nelle forme, sulle superfici accade l’opposto: si lavora per aggiunta. Su velluti, sete e pelli si stagliano effetti lucidi, cangianti, oleografici, talvolta persino specchiati che spiccano in una palette invernale in cui dominano, neri profondi, marroni e blu notturni. Per la stagione fredda il bling bling non è urlato, quasi mai è affidato al bagliore di strass e cristalli, più spesso è affidato ad un gioco di luci e riflessi che enfatizzano i movimenti del corpo. In collezioni dove la palette resta spesso neutra e rigorosa, è proprio il contrasto tra opaco e lucido a creare ritmo visivo. I velluti hanno nuovi riflessi vibranti, le sete e altri tessuti naturali vengono lavorati per creare un effetto brillante che cattura la luce, le pelli sono trattate fino a ottenere un effetto laminato, vinilico. Tra tutti, Gucci spinge sul pedale dell’intensità visiva con sete ultra shine, pelle lucidissima e abiti punteggiati di strass e paillettes. UN TOCCO DI ROSSO Il rosso è il vero fil rouge tra le tendenze individuate alla Milano Fashion Week. Compare anche in versione monocromatica — cappotti scarlatti, abiti cremisi, completi vermiglio — ma la sua forza si esprime soprattutto per contrasto. È lì che diventa rilevante: acceso contro il nero, vibrante sul grigio antracite, improvviso su marroni profondi. Un capo o un accessorio rosso interrompono look monocromatici, creano un punto luce e una tensione visiva. Basta un accessorio, una gonna, un top a contrasto, una borsa, un guanto o una scarpa a cambiare l’equilibrio dell’insieme. Più di tutti, questa tendenza è stata interpretata da Prada, da Vivetta, da MM6 Maison Margiela ma anche da Marco Rambaldi e da Giorgio Armani, ciascuno con la propria cifra stilistica. L'articolo Milano Fashion Week 2026: tutte le tendenze dalle passerelle donna, dal total black allo sciura-core proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milano Fashion Week 2026, Madonna e Anna Wintour in prima fila da Dolce & Gabbana. Dalla “vera pelle” di Ferrari alla principessa contemporanea di Ermanno Scervino, il meglio delle passerelle
Scatta il weekend per la Milano Fashion Week donna 2026: ironico dirlo, ma in pole position c’è Ferrari come prima sfilata del giorno, mentre l’orario di pranzo lo conquista lo show di Dolce & Gabbana da cui è arrivata persino Madonna, vista chiacchierare allegramente in front row assieme ad Anna Wintour, entrambe con vistosi occhiali da sole che nascondevano le loro espressioni al di fuori di sorrisi e risate. Nel pomeriggio la favola di Laura Biagiotti, mentre concluderà la serata tra gli altri Bottega Veneta. Ecco il racconto delle sfilate e presentazioni migliori del sabato. FERRARI Rocco Iannone e Ferrari sono giunti alla decima collezione del brand, un traguardo dedicato alla pelle: non quella dell’abbigliamento – non solo perlomeno – ma a quella umana, nostro strumento di contatto con l’esterno e ultimo strato di ciò che invece abbiamo dentro, tra pensieri ed emozioni. La collezione Ferrari per l’autunno-inverno 26/27 parla proprio dunque di empatia e connessione, espressa attraverso abiti che siano come una seconda pelle. Ecco tessuti leggeri ed avvolgenti dall’aspetto confortevole per abiti lunghi ma anche per i capispalla, tra cappotti e piumini imbottiti. assieme a tailoring morbido nelle forme ma mai invadente dello spazio, e infine la pelle vera e propria con tutta la sua resistenza, lasciata liscia o soggetta di una lavorazione simil squame. La palette parte dal neutro color carne fino ai verdi dal look quasi ossidato dei completi e giacche blazer con pelliccia, color cioccolato e rosso scuro. ERMANNO SCERVINO L’autunno-inverno di Ermanno Scervino si sviluppa interamente sulla dicotomia tra forme e tessuti solidi dell’abbigliamento da campo accostati alla grazia dei tessuti leggeri, che raggiungono il proprio apice nella sottoveste. Le due non sono né vittimi né carnefici l’una dell’altra ma condividono lo spazio e si uniscono nella collezione. Sotto le note di “Sacmudì Sacmudà” di Mina che si collega al movimento imprevedibile delle gonne durante il ballo, la collezione prende forma in capispalla solidi, dall’aspetto pesante, da cui compaiono al di sotto sottovesti e mini dress leggeri e femminili. Il concetto si estremizza poi con lunghi giacconi in tessuto tecnico da montagna che proteggono micro dress in pizzo trasparente. La maglieria assume dimensioni notevoli in maxi cardigan o mantelle, mentre viene manipolata in body e shorts. L’unione pesante/leggero ricopre poi lo stesso spazio in gonne e top in velluto lavorato e stivali di pelle – anche pitonata – decorati con pizzi tono su tono. Non mancano le pellicce – che diventano più “aeree” in un capospalla in simil piume – e nemmeno il motivo check, protagonista di tailleur dal sapore più tradizionale. La palette si costituisce principalmente di neutri: bianco avorio, nero, beige e azzurro, con accenti dati dall’oro, rosa e rosso. LAURA BIAGIOTTI Laura Biagiotti con la sua nuova collezione ci racconta una favola, fatta di luoghi e tempi passati ma vissuti con amore tra Delia, l’originale fondatrice del marchio, la figlia Laura da cui la maison prende il nome e infine Lavinia, l’attuale direttrice creativa. In un set che riproduce il Castello Marco Simone, ecco una collezione che porta in vita i colori dell’autunno, tra i beige più tenui alle tinte più potenti come il color castagna, il ruggine, le terre bruciate e i rossi-aranciati dei tramonti, per arrivare poi ai bianchi dell’inverno e ai gialli e fiori – delle stampe – della primavera. Protagonista indiscusso dei tessuti e materiali utilizzati è il cachemire, che prende vita nella maglieria più tradizionale ma anche in total look con gonne, trench, abiti interi e perfino mantelle fiabesche. Le linee invadono lo spazio, e quando rimangono vicine al corpo ma non costringono le forme, anzi: il cachemire appena citato, assieme a tessuti metallizzati e accenni di trasparenza, contribuiscono a far sembrare il corpo ancora più in movimento di quanto non sia. Il movimento, e la “magia delle fiabe”, culminano poi in look con mantelle ampie che si aprono al camminare delle modelle, dal tessuto lucido color rame. FERRAGAMO La parola d’ordine per Ferragamo e la sua nuova collezione è “decostruzione”: le abbottonature dei capispalla – tra i focus stagionali – sono prima lasciate aperte “distrattamente”, per poi comparire a profusione su completi, tailleur e perfino gonne; da look incompiuti si capisce dunque che in realtà si tratta di manipolazione dei criteri fondamentali per riconoscere dei capi, teoria rafforzata anche dal colletto delle camicie, attaccato al resto dell’indumento solo per metà. Il capospalla poi si allarga per quelli femminili e si allunga per quelli maschili, ritornando poi alla giacca aviatore con il collo in pelliccia. I look femminili si spostano poi sulla sera ispirandosi agli anni Venti: gli abiti plissettati sono per metà trasparenti e per metà in tessuto che sembra metallo liquido, fino alla caviglia ma ristretti attorno a metà polpaccio che altera la silhouette classica. La palette invece, dopo una fase di bianco, nero, navy e qualche tocco di viola, si sviluppa su marroni e verdi e infine si accende con la preziosità dell’oro. COLANGELO La nuova collezione di Colangelo si concentra sull’essenzialità dell’eleganza raffinata assieme alla qualità della realizzazione dei capi. Ne nasce una collezione prevalentemente oversize, morbida e comoda sia per i capispalla che per la maglieria, incentrata sulla lana con i suoi filati affini e la seta, senza dimenticare la pelle resa però morbida e dall’aspetto liscio. In collezione presenti anche elementi come frange in pelle messe a mo’ di strascico negli abiti o giacche in piume, le stesse piume che si fanno più grandi e si appoggiano attorno al collo di abiti morbidi e capispalla solidi. La palette è austera, bianco, nero e grigio che si scalda fino al beige. PIERRE LOUIS – MASCIA Pierre-Louis Mascia presenta la sua nuova collezione autunno inverno in uno spazio domestico massimalista, ricoperto in ogni angolo da fiori, tende, cuscini, divani e tappeti dalle infinite stampe e colori. I look quasi si confondono con il loro ambiente, ma diventa chiaro da subito quale sia il focus della collezione: ispirata a figure antiche fautrici di presagi, diciotto stampe dialogano tra di loro assieme alle forme e costruzioni, assemblati in look ognuno dedicato a un segno zodiacale. Ecco quindi che camicie, completi – realizzati con il tessuto delle cravatte – mantelle di lana, gonne e giacche più sportive vengono invasi da stampe di ogni genere, da quelle floreali al trompe-l’oeil del denim. Il tessuto che fa da padrone alla collezione è senza dubbio la seta, ci si avvicina però una lana molto sottile e morbida quasi da sembrarne la sorella; la novità in fatto di tessuto viene invece dal velluto a coste e non. La palette, mischiata nelle stampe, si somma in tonalità calde come il verde, bordeaux e marrone. L'articolo Milano Fashion Week 2026, Madonna e Anna Wintour in prima fila da Dolce & Gabbana. Dalla “vera pelle” di Ferrari alla principessa contemporanea di Ermanno Scervino, il meglio delle passerelle proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Da Mark Zuckerberg da Prada a Monica Bellucci e Madonna: tutti i vip alla Milano Fashion Week 2026
Via alla Milano Fashion Week 2026 dedicata alle collezioni donna autunno-inverno 26/27: nonostante l’attenzione “divisa” tra la moda a Milano e la musica a Sanremo, il capoluogo meneghino brulica di persone, tra appassionati, addetti ai lavori e celebrities o influencers invitate ad assistere in prima fila alle novità dei brand. Attori, musicisti e artisti sia italiani che internazionali condividono i posti più privilegiati assieme a tanti sportivi, rimasti in città dopo le Olimpiadi appena concluse. Vediamo i volti più noti apparsi nella prima giornata di questa settimana della moda. Ad inaugurare le sfilate fisiche della Milano Fashion Week 2026 ci ha pensato Diesel, con un parterre ricco di nomi italiani: per il mondo della musica erano presenti due artisti amati dalla generazione Z, Anna Pepe e Pyrex, ex membro della Dark Polo Gang. A fare da “ponte” tra musica e televisione invece Rudy Zerbi, passando poi alla showgirl Melissa Satta. Dal mondo del calcio era presente invece Rafael Leao, attaccante portoghese del Milan, mentre prosegue le sue apparizioni sulle passerelle Sven, il temuto buttafuori del Berghain, discoteca berlinese famosa per il suo accesso limitato proprio da quest’ultimo. Nella mattinata di mercoledì 25 ha sfilato invece Jil Sander, con numerose creazioni presenti anche sul palco dell’Ariston nella serata di apertura del Festival di Sanremo per la sera prima. Ad assistere dal vivo per rimanere in tema musica presente la cantante italiana Joan Thiele, assieme a volti noti della televisione italiana come Michelle Hunziker – dopo la figlia vista il giorno prima da Diesel – ed Elisabetta Canalis. Nel pomeriggio, lo show protagonista è stato senza dubbio quello di Fendi, per la prima volta alle redini di Maria Grazia Chiuri. Tra i vip che non volevano dunque perdersi il debutto, hanno partecipato rappresentando il nostro paese Chiara Ferragni, Matilda De Angelis e la diva del cinema Monica Bellucci. Grande e piccolo schermo rappresentato anche dalla protagonista di Kill Bill Uma Thurman, Sarah Jessica Parker e Jessica Alba assieme alla figlia Honor Warren. Sempre forte anche la presenza dei nuovi idoli del Kpop; avvistato da Fendi infatti Bang Chan degli Stray Kids. In rappresentanza “indiretta” anche la musica britannica, con i figli di Liam Gallagher degli Oasis Lennon e Gene. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Dazed (@dazed) La mattinata di giovedì 26 ha visto tra i brand protagonisti Boss, che ha portato in passerella non solo i nuovi look, ma anche numerose celebrità. Tra oramai gli habitué agli show del marchio l’ex calciatore David Beckham accompagnato dalla famiglia, mentre per l’Italia in rappresentanza erano presenti lo chef Carlo Cracco e Chiara Ferragni. Giusto il tempo della pausa pranzo e si passa a Prada, show a cui non sono mancate le partecipazioni. Ritroviamo Chiara Ferragni con la “collega” influecer Charli D’Amelio, oltre all’attrice italiana Benedetta Porcaroli e ad Elodie. Rimane probabilmente in Italia in occasione della Fashion Week la sciatrice freestyle statunitense-cinese Eileen Gu – vista anche il mercoledì alla presentazione di Cucinelli – , reduce dai giochi Olimpici Invernali appena conclusi con ben sei medaglie di cui tre ori. Visita inaspettata per il CEO di meta Mark Zuckerberg, in prima fila per motivi di business più che di glamour. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da nssmagazine (@nssmagazine) La sfilata di Prada è stata subito seguita da Emporio Armani sotto la guida di Silvana Armani e Leo Dell’Orco, nipote e compagno di Re Giorgio. Elodie si ripresenta da Armani proprio subito dopo Prada, questa volta accompagnata dai colleghi musicisti Blanco e Tananai. Riflettori puntati invece su Kendall Jenner, modella, it-girl e ambasciatrice internazionale delle fragranze di Emporio Armani. Seguendo il legame stretto tra il marchio italiano e il mondo dello sport, erano invitati tra gli ospiti tanti sportivi italiani presenti alle Olimpiadi Invernali: abbiamo riconosciuto infatti i soldi di Arianna Fontana, pattinatrice con un palmares di ben quattordici medaglie olimpiche – atleta italiana più medagliata della storia dei giochi olimpici invernali – di cui un oro e due argenti ottenuti proprio a Milano-Cortina. Assieme alla Fontana erano da Armani Amos Mosaner e Stefania Constantini per il curling vincitori della medaglia di bronzo e Flora Tabanelli, anche per lei bronzo nello sci acrobatico. Oggi l’attesa è tutta per Madonna, che è arrivata a Milano nei giorni scorsi: sarà da Dolce & Gabbana, di cui è testimonial del nuovo profumo. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Vogue Italia (@vogueitalia) Per il pomeriggio di venerdì l’attenzione è stata tutta su Gucci e il primo show di Demna per il brand. Un’occasione imperdibile dunque, che neanche le celebrities si sono volute far scappare. Supporto proveniente anche dalla moda italiana stessa, con ospiti alla sfilata Donatella Versace e Alessandro Michele, l’attuale direttore creativo di Valentino. Affezionato del brand e oramai presenza fissa anche Ghali, mentre dalla musica internazionale è arrivato Shawn Mendes. Star system rappresentato infine da Paris Hilton e Demi Moore. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da nssmagazine (@nssmagazine) L'articolo Da Mark Zuckerberg da Prada a Monica Bellucci e Madonna: tutti i vip alla Milano Fashion Week 2026 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Matilde Lucidi, la figlia di Bianca Balti conquista la Milano Fashion Week mentre la mamma è all’Ariston
Mentre milioni di italiani si commuovevano di fronte al ritorno luminoso e denso di significato di Bianca Balti sul palco dell’Ariston, a poco più di duecento chilometri di distanza lo stesso DNA stava conquistando un altro palcoscenico, meno nazionalpopolare ma altrettanto spietato. Alla Milano Fashion Week Autunno/Inverno 2026-2027, Matilde Lucidi ha definitivamente dimostrato di non essere più soltanto “la figlia di”. OLTRE IL COGNOME: LA CONSACRAZIONE MILANESE Diciott’anni, portamento altero e una presenza scenica che fonde la freschezza della Gen Z con il rigore formale richiesto dai grandi marchi. In questi giorni frenetici, Matilde si è presa la scena sfilando per pesi massimi del calendario meneghino come Max Mara, Boss e Roberto Cavalli. Non si tratta di un battesimo del fuoco improvvisato: il vero debutto nell’Olimpo della moda era già avvenuto lo scorso ottobre, quando la giovane era stata arruolata per le passerelle parigine di Dior e Miu Miu. Tuttavia, è a Milano che Matilde ha saputo imprimere al suo cammino una maturità nuova. Se fino a qualche tempo fa attirava l’attenzione degli addetti ai lavori accompagnando la madre agli eventi internazionali o posando in campagne condivise, oggi la narrazione è cambiata. UNA NUOVA GENERAZIONE IN PASSERELLA La figlia di Bianca Balti incarna perfettamente la nuova generazione di modelle che, pur partendo da un’eredità genetica e mediatica innegabilmente ingombrante, lavora con dedizione per affrancarsene. Tra il rigore sartoriale di Max Mara e l’estetica graffiante di Cavalli, Matilde ha saputo adattare la propria immagine con grande versatilità, costruendo passo dopo passo una propria identità definita e indipendente nel competitivo circuito internazionale. L'articolo Matilde Lucidi, la figlia di Bianca Balti conquista la Milano Fashion Week mentre la mamma è all’Ariston proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milano Fashion Week 2026, la “notte” di Gucci e la quotidianità di Tod’s: le sfilate più importanti della quarta giornata
La Milano Fashion Week 2026 ha fatto il giro di boa, ma oggi è stato il giorno del debutto in passerella di Demna Gvasalia con Gucci, dopo l’assaggio del suo stile per la maison italiana a settembre 2025. Lo seguono nel pomeriggio Moschino e Gcds, mentre il posto per la prima sfilata della giornata è stato occupato da Tod’s. TOD’S Tod’s e la autunno-inverno 26/27 ci proiettano in un set quasi domestico, dove le modelle entrano in azione scendendo le scale e si fanno ammirare entrando e uscendo da “stanze”. La collezione si basa su capisaldi ben chiari, riconoscibili per tutto lo show: tanta importanza data ai capispalla, in particolar modo cappe, trench e cappotti – stretti in vita con cinture sottili – si fanno protagonisti dei look rendendoli adatti alla vita quotidiana e agli aspetti funzionali dell’abbigliamento, con una silhouette affilata e controllata anche nelle forme più ampie. Al di sotto, i pantaloni si spostano da tagli sartoriali fluidi o leggings slim, mentre per le calzature nessun tacco poco pratico, al massimo tacchi kitten, ma soprattutto stivali e scarpe flat. La palette, essenziale e calma nei toni più freddi e caldi del marrone, grigio mélange, nero, bianco e azzurro, tinge la collezione intera compresa la maglieria, morbida e dalle spalle importanti o trasformata in abiti alla caviglia. Tanto valore assunto dalla pelle, dalla texture morbida e liscia, che compone non solo i capispalla e i pantaloni ma addirittura vestiti interi. GUCCI Tra i momenti più attesi di tutta la Fashion Week, c’è stato sicuramente il primo show in passerella di Demna per Gucci. La collezione è stata preceduta da una lettera/dichiarazione d’amore per il brand da parte dello stilista, che recitava l’intenzione di innalzare il nome Gucci a emozione, talmente in alto da farlo diventare “aggettivo”, tanto quanto – citando proprio la lettera – Gucci sia: dramma, passione, eccesso, contraddizione, amore e odio, trionfo e collasso, orgoglio e vulnerabilità, perseveranza, caos, genio. In un lungo corridoio museale illuminato solo nel punto di passaggio di modelli e modelle e nelle statue greco-romane alle spalle degli spettatori, Demna mette in scena quello che sembra essere un concentrato di moda e sensualità: tra il set bianco-nero-asettico, il primo look ci da subito le delle vibe alla “Basic Istinct” con un tubino corto bianco a collo alto. Da questo momento in poi le modelle – tra cui Alex Consani e Emily Ratajkowski – camminano in modo ammaliante su tacchi vertiginosi e con la borsetta nell’incavo del gomito in modo molto femminile, indossando tailleur giacca-gonna aderenti in tessuti semilucidi o leggings fusi con il pantalone. Rincarano la dose i modelli in look rivelatori dei loro fisici scolpiti e la camminata da “macho” o quelli più esili, entrambi però con giacche biker in pelle accorciate all’ombelico o magliette attillate. Nella collezione il mood è notturno ma non propriamente oscuro: il nero la fa da padrone con interventi di bianco, grigio e blu notte, mentre gli unici altri colori vengono dalle naturali nuance marroni delle pellicce e dalle stampe floreali di abiti fluttuanti. Le pelli, i brillanti e i tessuti lucidi si avvicinano al corpo dei modelli in silhouette asciutte, eccezion fatta per look con completi oversize con camicia tono su tono. Le costruzioni dei capi incarnano proprio il vento di novità di cui Demna si fa portavoce, le silhouette lasciano il corpo libero e consapevole di sè stesso, liberandolo addirittura dall’impedimento delle cuciture realizzando capi “seamless”. Con gli accessori Demna reinterpreta la classica Gucci Bamboo 1947 sostituendo il legno con segmenti di pelle assemblata, facendo spazio apposito a smartphone e altri “essentials”, mentre per le calzature presenta la sua prima sneaker Manhattan fondendo il basket con la praticità delle scarpe slip-on. Sembra che Demna ci voglia far vedere in sequenza i look-stereotipo – concetto che aveva già proposto con la presentazione di settembre 2025 – che puoi trovare in una notte urbana: dai “pigiami” t-shirt e pantaloni – che i modelli portano senza scarpe proprio come prima della buonanotte – ai look da “discoteca”, fino ai preziosi vestiti lunghi in paillette per le cene importanti o gli eventi di gala. La quintessenza del vestito serale viene indossato come uscita finale dalla leggendaria Kate Moss, tempestato di brillanti e schiena scopertissima da cui esce l’ormai iconico “g-string” con logo Gucci proposto per la prima volta per la maison da Tom Ford, ma questa volta in oro bianco e diamanti. MOSCHINO Adrian Appiolaza con Moschino dichiara amore all’Argentina, la sua terra natale, unendo ricordi d’infanzia con l’affetto e il divertimento del brand. Una collezione ricca di riferimenti pop iconici dell’Argentina ma dallo spirito nobile dato dalla nostalgia, nell’ironia tipica di Moschino. Ecco quindi maglieria morbida – che appare anche “squarciata” con la di sotto motivi a quadri, come a dire ecco che cos’era prima dell’usura – e tailoring invece strutturato. I capi si muovono tra le varie declinazioni di un look vintage, dall’abbigliamento pensato per la montagna che sia tecnico o solo spessa lana, fino ai completi da cui escono riccioli di volant realizzati in lattice. La palette rimane per lo più neutra o docile, con il nero a un estremo che attraverso marrone, bordeaux e beige arriva fino al bianco, al rosa e all’azzurro. Tanto spazio invece alle stampe e applicazioni, da cui inizia a emergere il carattere ironico e divertente del brand: cavalli e fiori stampati si trasformano poi in ricami di tulle o grosse paillette-mosaico che riproducono la fotografia dell’obelisco di Buenos Aires. Le scarpe si rifanno a un altro grande classico della cultura argentina, il tango, lasciando scoperte le dita in un “peep-toe” casual, a volte con frange e drappi di tessuto a muoversi coi passi. I giocattoli di Moschino si sublimano con una maxi-maglia stampata con Mafalda, la protagonista dei fumetti, mentre le borse prendono le sembianze di sacchetti di churros, cactus, o i vecchi telefoni a cornetta della nonna. SA SU PHI L’autunno-inverno di Sa Su Phi parla della donna e dell’architettura della sua femminilità e del rapporto di quest’ultima con la città di Milano: un modo di vivere vero attraverso le sue strade, dove la città da le lettere e la femminilità compone le parole. Il fulcro tessutale di tutta la collezione si divide tra la maglieria e la seta; la prima diventa mantelle, gonne, cappelli e completi destrutturati in tessuti tradizionali check e spigati, mentre la seconda accompagna ammorbidendo le silhouette diventando anche lucida a mo’ di metallo liquidoAnche la palette riprende il rigore e lo spirito urbano di Milano: bianco e nero come confine riempito da neutri come blu navy, bordeaux e verde oliva, ma anche da accenti pastello più vivaci. Noi ve lo diciamo: tenete d’occhio questo brand perchè è tra i look sfoggiati da Miranda Priestly nel sequel de Il diavolo veste Prada che uscirà al cinema il prossimo maggio e, ci scommettiamo, poi avrà un super boom. GCDS Giuliano Calza ci trasporta in un centro commerciale popolato da oggetti ingigantiti – o siamo noi ad essere diventati piccini?. “What’s in my bag” è la collezione che festeggia i dieci anni di attività del brand e si pone come continuità dei suoi stessi codici: le modelle escono da una gigante borsa shopper indossando look che sembrano appartenere a sensuali bambole dei primi anni Duemila: micro dress trasparenti si movimentano grazie ai volant e a stampe prima animalier e poi pois nei toni del rosa e del giallo, abbracciando prima grosse borse a forma di gatto, dopo modelli piccoli a forma di bauletto cubico. Anche i corsetti si fanno vestito stringendo la vita e allargando i fianchi, mostrando la struttura sottostante grazie al tessuto trasparente. Non mancano i denim visti anche in versione shorts e la pelle, in stampa animalier che va dai pantaloni alle giacche ma anche di ispirazione biker. A proposito di moto, lanciata con questa collezione la collaborazione con Valentino Rossi – seduto con la moglie in prima fila – , di cui si riconosce il numero di gara e il font classico riprodotto in brillanti su magliette, cappelli e felpe. La palette è varia con focus sui colori pastello, ma non manca il nero soprattutto su total look e vestiti trasparenti o di pizzo. Per il footwear non possono mancare di certo le scarpe “morso” tipiche del brand, assieme a tacchi pump e stivali con plateau trasparente, oltre a sneakers-stivali in pelle metallizzata. ELEVENTLY La collezione donna autunno-inverno 26/27 di Eleventy, prendendo ispirazione da un’ideale donna viaggiatrice, costruisce un armadio che mette al centro del suo senso la qualità delle materie e la purezza delle linee. Dall’outerwear fatto di cappotti, piumini e giacche in tweed, passando per i capi più comodi come felpe e giacche destrutturate e arrivando fino a pantaloni e gonne, tutto si compone di lana, cachemire, mohair, flanella e seta, accesi qua e la da accenti di paillettes e fili di lurex. Spazio riservato anche al camoscio per pantaloni e giacche biker o sfrangiate. Il footwear riflette la totalità dell’armadio con sneakers, mocassini e sandali gioiello. Protagonisti della palette cromatica invece colori come il verde giada e il viola, assieme ai più neutri beige, marrone, nero e bianco. L'articolo Milano Fashion Week 2026, la “notte” di Gucci e la quotidianità di Tod’s: le sfilate più importanti della quarta giornata proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milano Fashion Week 2026: il debutto di Maria Grazia Chiuri da Fendi, la “festa” di Diesel e il giardino incantato di Marras. Ecco le sfilate più importanti delle prime giornate
Scatta dai blocchi di partenza la Milano Fashion Week dedicata alle collezioni donna per la autunno-inverno 2026/27, in programma dal 24 febbraio al 2 marzo: nonostante la moda debba convivere in questa occasione con il Festival di Sanremo l’attenzione per la fashion week non è di certo penalizzata, con il capoluogo meneghino reduce dai giochi olimpici invernali appena conclusi. A dimostrarlo sono le stime del Centro Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, che parlano di un aumento del 17,4% in termini di visitatori rispetto all’anno precedente, accompagnato da una crescita del 17,7% della spesa turistica. La media di quest’ultima sarà infatti di 1644 euro a persona per un totale complessivo di 100 milioni solamente per lo shopping, con la restante parte divisa tra ristorazione e trasporti. Opportunità economiche per la città nella sua interezza dunque, che “conferma la grande capacità attrattiva internazionale di Milano”, secondo le parole del segretario generale di Confcommercio Marco Barbieri. Scendiamo in campo dunque: un totale di quasi 190 appuntamenti tra cui 54 sfilate e 89 presentazioni costellano la città di Milano. Riflettori puntati sui grandi debutti per questa stagione, da Maria Grazia Chiuri e il suo battesimo alla guida di Fendi passando per Meryll Rogge da Marni, fino a Demna da Gucci per la prima volta nel backstage di una sfilata del marchio italiano. Attenzione anche ai “classici” del calendario come Prada, Ferragamo, Max Mara e Armani. Vediamo le sfilate e presentazioni più degne di nota di questi primi giorni di Milano Fashion Week. FENDI Era senza dubbio il debutto più atteso di questa Milano Fashion Week, e le altissime aspettative non sono state affatto deluse. Quello di Maria Grazia Chiuri da Fendi si candida di diritto a essere uno dei subentri più riusciti, fluidi e coerenti della storia recente della moda. Il segreto di questo successo risiede nella lucida consapevolezza di chi quella maison la conosce intimamente: la stilista non si limita a studiare l’archivio o a rispettare la storia viscerale delle cinque sorelle Fendi, ma ne ha fatto orgogliosamente parte, tornando oggi da direttrice creativa nel luogo esatto in cui mosse i primi passi nel 1989. Non stupisce, quindi, che invece di azzerare il passato per imporre il proprio ego, abbia deciso di tappezzare il pavimento della passerella con un manifesto inequivocabile: «Meno io, più noi / Less I, more us». Negli spazi dell’ex complesso industriale Riva Calzoni, illuminati da centinaia di lampadine nude, il contrasto è servito: fuori dai cancelli riecheggiano le inevitabili proteste degli animalisti, dentro va in scena un magistrale (e furbo) esercizio di riscrittura genetica. Svestiti i panni della star designer, Chiuri si fa filologa e riparte letteralmente dall’ABC: riapre il leggendario “Libro giallo” di Carla Fendi e affida a Leonardo Sonnoli il restyling del logo, recuperando i severi caratteri originari del 1925 ispirati alla Colonna Traiana. Sulle note di Divinize di Rosalía, e sotto gli occhi di un front row stellare (da Monica Bellucci e Uma Thurman a Jessica Alba), sfila una collezione che Chiuri rifiuta di incasellare nel termine “co-ed”, preferendo il concetto di “shared”. È un guardaroba condiviso, dove lui e lei si scambiano cappotti in cashmere destrutturati e riproporzionati, pensati per non costringere mai il corpo. Il nero domina la palette, declinato su slip dress in seta, gonne al polpaccio e intarsi in pizzo indossati a pelle, in un gioco di seduzione che si completa con calze-gambaletto e décolleté con cinturino. I colletti delle camicie si staccano e diventano audaci choker in pelle per lei, mentre l’uomo alterna completi morbidi a maglie d’ispirazione calcistica, fino a incursioni nel mondo militare con bermuda e tute da aviatore color verde oliva e camouflage. Ma è sul nodo cruciale della pellicceria che Chiuri compie il suo scarto laterale più intelligente. Rispondendo indirettamente alle proteste esterne, la stilista trasforma l’heritage della maison in un manifesto di pragmatismo: in passerella sfilano esclusivamente pellicce d’archivio recuperate. Fendi lancia così il servizio di “rimessa a modello” nel suo atelier romano, invitando i clienti a trasformare i vecchi capi in fodere per trench, gilet leggerissimi, coperte o borse, azzerando gli sprechi proprio come facevano storicamente le sorelle fondatrici. Un approccio colto che pervade anche gli accessori, dalle borse Baguette riportate alla loro essenza (tra denim e specchietti colorati) alle collaborazioni trasversali con il mondo dell’arte. Sulle T-shirt e sulle sciarpe d’ispirazione sportswear compaiono i claim graffianti di Sagg Napoli (incluso un perentorio “NO”), mentre a impreziosire i look spunta la riedizione a tiratura limitata dei gioielli scultura di Mirella Bentivoglio. Un ritorno alle origini che guarda al futuro, celebrando la forza del collettivo sopra le vanità del singolo. ANTONIO MARRAS Antonio Marras per la sua nuova collezione co-ed ci porta a “casa sua” e, probabilmente, nel suo giardino fatato: nel contesto di nonostantemarras a Milano, negozio-spazio domestico ed esempio di tutta la sua creatività, lo stilista sardo ricostruisce un passaggio naturale e romantico ma allo stesso tempo ricco e decadente. Rami arricchiti da tante decorazioni floreali alla “Alice nel paese delle meraviglie” ospitano delle fate che ricamano fiori luccicanti. Ecco che i look e il make up sono invasi dalle stesse decorazioni, prima in contrasto di colori e poi abbinate al tessuto su cui sono applicate; i tailleur con gonna lunghezza polpaccio in carta da zucchero e nuance azzurre affini sono arricchiti da rose rosse, mentre cappotti e completi bordeaux sono accentuati da colli e polsi in pelliccia leopardata. Il tema del romanticismo prosegue non solo con i look e la musica, ma anche attraverso l’incedere di alcune modelle, tra visi giovani e altri più vissuti, che lasciano cadere “distrattamente” oggetti e fiori a terra, pronti ad essere raccolti dagli uomini alle loro spalle con fare innamorato. Dagli azzurri dei primi look si passa a colori più naturali come beige, tortora e cioccolato, sempre tempestati da decorazioni naturali e floreali ricamate in cristalli che riflettono la luce. Cappe, gonne e abiti trasparenti per la donna si muovono morbidamente, così come i completi gessati morbidi con inserti tartan per l’uomo accompagnate da lunghe sciarpe. Le applicazioni preziose si fanno poi sempre più nere e i tessuti più chiari fino all’avorio di maxi e slip dress in seta, terminando poi in un vestito da sera nero con maniche a sbuffo e schiena scoperta. Atmosfera fiabesca e romantica sono ciò che si nota principalmente nella nuova collezione di Marras, assieme a soluzioni pratiche ripetute nel corso dei look come gonne midi, più strette o più larghe, e i ricami naturali. ETRO Marco De Vincenzo presenta con Etro la collezione Loop Forward; incentrata sul principio di eclettismo che caratterizza il brand e sul rimescolamento costante e perpetuo di elementi provenienti da mondi lontani che si accostano tra di loro senza sosta. Le cose e le esperienze di Etro sono collezionate e relazionate in un continuum sfumato, dove gli elementi si trasformano. A rafforzare la “ripetizione” la musica di Bluem – dal vivo -, artista sarda che evoca costantemente il folklore della sua terra e che, per Etro, parla proprio di tempo e di quanto ne sia passato. Anche il set-opera-installazione “Now more than ever” del collettivo artistico Numero Cromatico, composto da sette portali attraversati dalle modelle, costituisce una serie ripetitiva di campi. I look partono da composizioni più stratificate e “lifestyle”, cappotti da marinaio ben strutturati su camicie a righe e jeans slavati e dritti, oppure look in pelle con bermuda e giacche borchiate sopra a corsetti “pirateschi”. Il tailoring asciutto lascia spazio a maxi gonne con spacco o a sirena ed abiti leggeri e fluttuanti in stampe paisley dal blu al marrone che evocano mood esotici, mentre la maglieria che si fa spessa con le decorazioni a trecce ci si poggia sopra morbidamente. La collezione, tra rossi, gialli e blu, è anche un trionfo di paillettes e piume, spesso accostate; abiti corti e lunghi trasformano luccichio e movimento nei passi in modo continuo e armonioso, con le paillettes che brillano su ricami di animali disegnati in stile medievale. BRUNELLO CUCINELLI Anche Brunello Cucinelli opta per “giocare in casa”: la nuova collezione autunno-inverno 26/27 “County Couture” è stata presentata negli uffici e show-room della maison di Viale Montello. Ispirata ai look maschili per la campagna inglese, la collezione integra pezzi e design di ricerca con il savoir-faire di chi per costruire i capi ci impiega più di trenta ore: “tu hai l’idea ma poi sono le magliaie che ti dicono se si può fare e magari ti offrono lo spunto per creare qualcosa di diverso”, spiega Cucinelli, dando riconoscenza al lavoro manuale. I capi della collezione si fanno leggeri mantenendo qualità e consistenza: nascono così una “finta” pelliccia che in realtà è un lungo cardigan in mohair, mentre la tuta in cachemire è in tessuto traforato, leggerezza sostenuta dalla ricerca e dalla preziosità. Ritorna in collezione anche lo spezzato per un’eleganza più fresca, la gonna lunghezza polpaccio in tessuto plissettato e anche un rimando agli anni Sessanta con i bermuda. Il brand tiene saldi a sé dunque ciò che l’hanno reso un esempio del Made in Italy, la creatività ma soprattutto chi effettivamente “fa”. DIESEL Glenn Martens e Diesel inaugurano le sfilate fisiche della settimana con la nuova collezione co-ed autunno-inverno 26/27, riprendendo la modalità della sfilata dopo l’esperimento della caccia al tesoro durante la Milano Fashion Week di settembre 2025. Al centro della grande sala interamente bianca dello Superstudio di Via Moncucco sorge un’installazione composta da oltre cinquantamila pezzi di oggettistica e memorabilia dell’archivio del brand, una sorta di “mercatino delle pulci” che va dalle carte da gioco fino a una Fiat 500 d’epoca passando per i maxi gonfiabili utilizzati per la collezione autunno-inverno 2022. Il disordine che rimane dopo una festa, volto a testimoniare l’impegno del brand verso la sostenibilità e il riciclo. È proprio attraverso questo paesaggio che si muovono modelli e i quasi settanta look della collezione: il primo a fare quasi da base per ciò che verrà dopo, un semplice top bianco e un paio di jeans scuri completati con quella che sarà una costante per tutta la sfilata, ossia la borsa a mano di medie dimensioni, aumentata di grandezza rispetto alla mini bag in trend del marchio. Protagonista fin da subito anche il denim lavorato, parte del DNA di Diesel, che questa volta si fa rigido e stropicciato su pantaloni e cappotti. La stessa sorte tocca anche a maglioni e cappotti, lavorati in modo da sembrare arricciati e rigidi. Dei primi look si notano shorts sgambati e calze/leggings colorate, e dalle nuance più tenui come grigio, blu e marrone, si passa ad un color block vivace tra verde, giallo, rosa e azzurro diffuso su pantaloni e montoni – anche destrutturati – sia in pelle che denim resi “metallizzati” trattamenti, stesso effetto dato anche a maglie e abiti trasparenti. Protagonisti dei look anche le pellicce ma soprattutto i tessuti floreali dall’effetto “riassemblato” in linea con la dichiarazione d’intenti del set, che tra pieghe, cuciture, drappi e layering generano movimento all’incedere delle modelle. La sfilata si chiude proprio con un look composto da gonna e piumino “vittima” di questa costruzione, in antitesi con l’essenzialità di quello d’apertura. N.21 Se c’è un modo per sovvertire le regole della Fashion Week, Alessandro Dell’Acqua lo ha trovato invertendo l’ordine dei fattori. Negli spazi industriali e grezzi del brand, avvolti da una colonna sonora epica e cupa in stile Batman, la sfilata autunno-inverno 26/27 di N21 non finisce con la tradizionale parata delle modelle: inizia così. Un esercito femminile avanza in blocco, accompagnato da una voce fuori campo che scandisce: «L’amore è un campo di battaglia». Un colpo di teatro che cita apertamente il genio di Federico Fellini e il finale di 8 ½ («E così finisce il film? No, comincia così»). Ma a guidare la mano del direttore creativo c’è anche un’indagine sottile e voyeuristica ispirata all’artista Sophie Calle, che nel 1981 si finse cameriera in un hotel di Venezia per fotografare la “verità semplice” degli oggetti lasciati incustoditi dagli ospiti. Il risultato in passerella è un guardaroba dall’estetica anni Quaranta che esplora una femminilità quotidiana e priva di sovrastrutture. Il nero domina assoluto come “spazio neutro” da cui far partire tutto: abiti a sacco dal rigore severo con colletti bianchi si scontrano con maliziosi bustier dal doppio reggiseno a contrasto (nero su rosa), mentre il daywear fatto di bermuda al ginocchio, giacconi in pelle oversize e micro-camicie croppate si alterna a drammatici long dress in paillettes e chiffon. Dopo le digressioni nel grigio mélange, la collezione si accende improvvisamente con tessuti metallizzati: oro, argento e rosso rivestono gonne in carta laminata dalla consistenza materica, mentre il romanticismo delle stampe floreali viene intelligentemente sdrammatizzato da anorak sportivi in raso e faille dalle geometrie coloratissime. A chiudere il cerchio, accessori che giocano sui contrasti: scarpe glitterate nere o argento con punte in raso bianco o rosa, fusciacche bicolori in duchesse, guanti in maglia e la borsa Cabiria in taglia media. Una parata di vanità umane, disordinata e bellissima. MISSONI Missoni decide di mostrare la nuova collezione autunno-inverno 26/27 in uno dei luoghi più iconici di Milano, Palazzo Mezzanotte nel cuore di Piazza Affari. In un set reso caldo e confortevole dal colore aranciato della passerella, i look di Missoni non sono da meno: capispalla come maxi cappotti con revere allargatissimi, montoni con pelliccia, bomber oversize e giacche squadrate simili al peacoat maschile sono il focus della collezione, ingranditi nelle dimensioni e resi morbidi dalle texture dei materiali utilizzati. La silhouette si gonfia attorno alle braccia ma soprattutto sulle spalle e collo, complici le spalline imbottite, colletti rialzati delle giacche o massicce sciarpe o colli in maglia. Quest’ultima parecchio presente anche sul resto dei look: dai maglioni – gonfi di tessuto anche questi – alle gonne alla caviglia, che al passo deciso delle modelle rimbalzano dando l’idea di calore e comfort. Dal basso, stivali e décolleté a punta come footwear, mentre per i pantaloni – oltre alle gonne in maglia – le linee più viste si dividono tra morbidi pantaloni sartoriali gessati dal taglio maschile o bermuda in pelle. Meno visibile del solito la trama multicolor a “zig zag” tipica di Missoni; viene reinterpretata infatti in una spina di pesce più nascosta. Assieme a quest’ultima, i pattern più visti sono spesse righe verticali o motivi tartan, ma rimangono un minimo comune denominatore delle varie trame la presenza di un filato effetto “lurex” che riempie i look di riflessi luminosi. I colori rafforzano il calore, dalle terre più aranciate passando per gli ori e i beige, il colore più visto in passerella è il grigio – specialmente sui pantaloni – , in tonalità che vanno dal chiaro ai grigi grafite più intensi. KITON Niente passerella, come di consueto Kiton ha presentato la sua nuova collezione donna Autunno-Inverno nel cuore del brand, negli spazi del suo quartier generale in via Broletto a Milano. La visione per le nuove proposte si concentra sull’azione quotidiana come definizione della propria identità, il nobile gesto del “fare” per portare all’”essere”. La collezione esalta il DNA sartoriale di Kiton: riflettori puntati sul tailleur, dalle linee squadrate e affilate – sia a doppio che mono petto – rimangono morbidi nonostante la struttura definita, così come i capispalla, tra cappotti lunghi e giacche corte. Centrale anche il ruolo della maglieria, nel suo “habitat naturale” sui pullover in cachemire o come nei colli dei cappotti. I tessuti tradizionali strizzano l’occhio all’eleganza inglese sia nelle trame che nei colori; beige e grigi tortora sono accentuati dal bordeaux in trame a spina di pesce, gessati e principe di Galles di varie dimensioni riportati anche sulle cravatte, mentre nuance più vistose sono portate invece dai blu tendenti al petrolio. Non manca neppure il nero, accompagnato dal color ruggine per abiti e completi di seta stampati, mentre è reso protagonista negli abiti lunghi decorati da pietre e in una rivisitazione del tuxedo, con un cappotto lungo con rever a lancia e papillon slacciato a mo’ di accessorio. Proprio questi ultimi rimangono essenziali: guanti in pelle chiara, cinture e borse a mano, clutch o a spalla sono tutto ciò di cui c’è bisogno così come le scarpe, con pezzi più da giorno come i mocassini color tabacco e stivali alti o décolleté in nero. FEDERICA BONIFACI Anche Federica Bonifaci decide di mostrare le sue nuove creazioni al di fuori della passerella, opta invece per gli spazi eleganti dello show-room nel cuore di Brera di Vitale Barberis Canonico, secolare lanificio biellese con cui la Bonifaci collabora per questa autunno-inverno: al centro della collezione la cappa, “gesto architettonico ma anche emotivo”, spiega la stilista: la cappa infatti unisce una struttura scultorea ad una funzione avvolgente e protettiva, riparo dal mondo esterno in tutte le sue forme. A completare i look in modo coerente poi ci pensano camicie con fiocco, gilet e pantaloni lunghi a palazzo o shorts. Tanta attenzione riservata ai tessuti utilizzati: dalle lane più materiche e calde del tessuto Overcoat ai filati più compatti del Mouliné Winter Covert per una maggiore idea di solidità e protezione, seguendo una palette calda e naturale composta da beige bordeaux unito al bianco e nero per uno spirito più contemporaneo. Il reame del tessuto è proprio l’habitat naturale per sviluppare la capsule collection assieme a Vitale Barberis Canonico: la cappa-abito protagonista della collezione è modulabile, adatta a diversi utilizzi, styling e fisicità. Per i materiali il Denim Stories richiama il denim mantenendo l’eleganza e la morbidezza, mentre il Gabardine Revenge si adatta a strutture più rigide grazie alla sua resistenza e feeling compatto. L'articolo Milano Fashion Week 2026: il debutto di Maria Grazia Chiuri da Fendi, la “festa” di Diesel e il giardino incantato di Marras. Ecco le sfilate più importanti delle prime giornate proviene da Il Fatto Quotidiano.
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