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L’Afghanistan accusa il Pakistan:” 400 morti in un raid su un ospedale a Kabul”. Islamabad nega
Il governo dell’Afghanistan ha accusato il Pakistan di un raid aereo contro un ospedale di riabilitazione per tossicodipendenti a Kabul. Il governo, riferisce Reuters, ha dichiarato: “Almeno 400 persone sono state uccise e 250 ferite in un raid aereo pakistano su un ospedale per la riabilitazione da droghe a Kabul”. Islamabad respinge le accuse, spiegando di aver attaccato esclusivamente forze militari talebane e siti militari. Il ministro dell’Informazione del Pakistan, Attaullah Tarar, aveva dichiarato che nella notte le forze armate pakistane avevano condotto “raid aerei di precisione” contro siti e strutture utilizzati da gruppi militanti afghani nelle aree di Kabul e Nangarhar. In un post, pubblicato su X, Tarar aveva dichiarato di aver colpito e distrutto “infrastrutture di supporto tecnico e depositi di munizioni“. Aveva poi aggiunto che nei raid erano stati colpiti due siti a Kabul, quattro nella provincia di Nangarhar e che gli obiettivi distrutti erano centri logistici, depositi di munizioni e infrastrutture tecniche presumibilmente utilizzate da gruppi militanti, come il gruppo Tehrik-e-Taliban Pakistan e i separatisti di etnia Baloch. Il ministro aveva poi confermato di aver ucciso 684 talebani afghani, feriti più di 900, distrutto 252 postazioni militari e catturato e demolito altre 44 strutture militari. Negli attacchi, sempre in base alle informazioni rilasciate da Tarar, erano stati distrutti 229 carri armati, veicoli blindati e sistemi di artiglieria. Nelle operazioni, però, è stato colpito anche l’ospedale Omid, specializzato nella riabilitazione da droghe, nella capitale afghana. Il vice portavoce del governo afghano, Hamdullah Fitrat ha dichiarato che il raid è avvenuto circa alle 21 di ieri sera. L’attacco, secondo Fitrat, ha causato la morte, finora accertata, di 400 persone, il ferimento di altre 250 e la distruzione di ampie sezioni dell’ospedale, adibito a ospitare fino a 2000 posti letto. Il Pakistan ha rispedito le accuse al mittente, definendo l’affermazione “falsa e fuorviante”, rivendicando di aver “colpito con precisione installazioni militari e infrastrutture di supporto al terrorismo”. L'articolo L’Afghanistan accusa il Pakistan:” 400 morti in un raid su un ospedale a Kabul”. Islamabad nega proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“I mariti possono picchiare le mogli, basta che non rompano le ossa o lascino ferite aperte”: la nuova legge dei talebani
“Se un marito picchia la moglie così violentemente da procurarle una frattura ossea, una ferita aperta o una ferita nera e bluastra sul corpo, e la moglie si rivolge a un giudice, allora il marito sarà considerato un trasgressore. Un giudice dovrebbe condannarlo a 15 giorni di reclusione”. È questo, secondo la traduzione dell’Afghan Analysts Network citata da Cnn, il testo del decreto emanato dai Talebani, l’ennesimo sfregio ai diritti umani e in particolare a quelli delle donne. Una legge che colpisce per la sua brutalità: per confronto, la pena per il maltrattamento degli animali è più severa visto che “chiunque costringe animali come cani o galli a combattere dovrebbe essere condannato a cinque mesi di carcere”. Una pena dieci volte superiore a quella prevista per chi rompe un osso alla propria consorte. Così la violenza sulle donne è diventata ufficialmente legge dello Stato, uscendo dall’ambito della prassi brutale o dell’eredità tribale. Il documento, approvato il mese scorso e trapelato grazie all’organizzazione per i diritti umani Rawadari, codifica per la prima volta in modo sistematico punizioni e certificano la demolizione dei diritti delle donne, progressivamente degenerata dal ritiro delle truppe Usa nell’agosto 2021. “Gli uomini hanno il diritto di governare completamente le donne”, ha spiegato l’attivista Mahbouba Seraj ai microfoni della CNN. “La parola dell’uomo è legge. Prima c’era almeno il timore dei tribunali; ora quel timore è svanito”. Il decreto, poi, non si limita alla brutale violenza contro le donne. Estende il potere punitivo del patriarcato ai figli (punibili dal padre se non pregano) e reprime brutalmente ogni forma di diversità o dissenso. La sodomia e l’omosessualità sono punite con la pena di morte, così come l’eresia, la stregoneria o la diffusione di dottrine considerate contrarie all’Islam. La libertà di espressione viene definitivamente sepolta: insultare il leader supremo Hibatullah Akhundzada comporta 39 frustate e un anno di carcere, mentre “umiliare” i funzionari governativi costa sei mesi di cella. In un sistema dove la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, e dove alle donne è vietato uscire di casa senza un tutore maschio (mahram), la possibilità di denunciare abusi diventa un’utopia burocratica. Le reazioni internazionali sono di sgomento. Volker Türk, Alto Commissario ONU per i diritti umani, ha usato parole durissime durante il Consiglio a Ginevra, definendo l’Afghanistan “un cimitero per i diritti umani”. Türk ha sottolineato come questo sistema di segregazione sistematica equivalga a una vera e propria persecuzione di genere. Mentre l’UNICEF stima che oltre due milioni di ragazze siano già state escluse dall’istruzione superiore, questo nuovo codice chiude l’ultimo spiraglio di speranza. Non si tratta solo di una violazione dei trattati internazionali, ma di una riscrittura della fede religiosa utilizzata come arma di controllo sociale. Per le donne afghane, la casa diventa così, per decreto, una potenziale cella dove la legge garantisce l’impunità al carceriere. L'articolo “I mariti possono picchiare le mogli, basta che non rompano le ossa o lascino ferite aperte”: la nuova legge dei talebani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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