“Molte delle persone che prima donavano ora non riescono più a farlo”. È questa
una delle tre motivazioni principali del dimezzamento delle donazioni alla
Caritas di Torino. E ora anche chi prima aiutava inizia ad avere bisogno. A
dirlo è Pierluigi Dovis, direttore dell’ente, in un’intervista al Corriere. Le
donazioni “sono la metà rispetto al pre-Covid, quando raccoglievamo anche
600mila euro. Oggi ci fermiamo a 300mila“. E nonostante il Natale, la situazione
non migliora. Durante le feste aumentano solo i volontari, non gli introiti.
“Tutto ciò è bellissimo – dice Dovis – ma non basta”. Caritas a Torino ha dovuto
tagliare sulle mense, e ora consegna solo cibo nelle parrocchie. E ha dovuto
dire addio anche ad alcune funzioni come l’ufficio stampa.
A precipitare sono soprattutto le piccole donazioni, tipologia che va da pochi
euro a 500 e che 35 anni fa erano “circa l’85%” degli introiti, che erano il
doppio degli attuali. Le motivazioni per il direttore dell’ente sono
sostanzialmente tre: aumento delle realtà che raccolgono fondi, diffidenza verso
le raccolte e aumento della povertà. In più anni fa le persone da aiutare erano
circa 400, “oggi sono 15mila“. Caritas Torino ha avviato l’utilizzo di altri
strumenti come il sostegno psicologico e le donazioni di vestiti o piccoli
arredamenti, ma “le esigenze maggiori riguardano il mantenimento della casa,
dall’affitto alle utenze. Poi ci sono i bisogni alimentari, soprattutto dove c’è
la necessità di cibo speciale” puntualizza Dovis. I cibi particolari sono
soprattutto il latte per i bambini e i gli alimenti speciali degli anziani. Che
necessitano – ma non solo loro – di medicine e visite mediche.
Davis dice che “oltre il 30% di chi si rivolge ai nostri centri di ascolto è
composto da persone che non avevamo mai incontrato prima. Metà sono italiani,
metà stranieri”. A colpire è il fatto che queste persone spesso non si trovino
in difficoltà estrema, o in povertà assoluta, ma che stiano pian piano
scivolando “da una condizione di normalità a una di difficoltà economica“. Ci
sono i cosiddetti working poor, i lavoratori poveri. “Circa il 30% di chi si
rivolge a noi lavora”, ha detto il direttore dell’ente al Corriere. Nel rapporto
Caritas nazionale per il 2024 era il 23,5% degli assistiti ad avere un lavoro
che non costituiva un fattore protettivo rispetto all’indigenza. E ci sono anche
donatori che son diventati destinatari. “Qualcuno lo abbiamo intercettato”,
conclude Dovis: “Ma si palesano poco per un senso di vergogna. Si tratta
perlopiù di persone anziane”.
L'articolo Caritas Torino, l’allarme per il crollo delle donazioni: “Chi aiutava
non riesce più a farlo. Il 30% di chi si rivolge a noi lavora” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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Non è questione da libri di storia: il baratto è in perfetta salute e vale
centinaia di milioni di euro l’anno. È quanto si può leggere in XMUTARE, la
prima opera sistematica sul bartering pubblicitario, scritta da Mario Piarulli
(CEO di MBS Media Communication) e che sarà presentata il 24 Novembre
all’università Iulm. A supporto del libro, anche il documentario-film omonimo,
per un percorso informativo dedicato alla figura professionale del barter,
l’esperto nella gestione di scambi merce pubblicitari.
Il saggio (il titolo intero è XMUTARE – The Barter. Storia, evoluzione e
tecniche di scambio merce pubblicitario ed edito da Anima Edizioni), parla del
ruolo di leva strategica che questo comparto ha assunto anche per la capacità di
sostenere le aziende in crisi di liquidità e spesso di eccedenze produttive. Il
settore, in fortissima crescita, nel 2o24 ha prodotto un volume d’affari da 400
milioni di euro. La pratica, che consiste nello scambio di spazi mediatici per
beni e servizi, genera secondo dati MBS un effetto moltiplicativo sull’economia
nazionale di 9 euro in più sul PIL per ogni euro investito.
Piarulli ha ricostruito l’evoluzione storica del baratto dalle sue origini alle
applicazioni moderne e ne ha illustrato l’impatto economico, le leggi che lo
regolano e la rilevanza che ha assunto nel mercato italiano ed europeo. Ha anche
sottolineato il ruolo pionieristico che l’Italia ha avuto, e la sua affermazione
come miglior modello internazionale grazie anche alle esperienze di Publitalia
’80 di Mediaset, Rai, Sky e Cairo Editori. Oltre a questo, è da evidenziare la
mano che il settore riesce a dare a questioni cruciali del nostro tempo. Il
bartering, oltre ad aiutare la sostenibilità ambientale evitando gli sprechi,
agisce come strumento di contrasto alle crisi sistemiche consentendo alle
imprese di proseguire la propria attività anche con basse disponibilità
finanziarie in un settore come quello pubblicitario che coinvolge quasi 6
milioni di posti di lavoro.
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all’università Iulm la presentazione del libro XMutare di Mario Piarulli
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ci è crollato il mondo addosso, non eravamo in crisi, ma siamo stati licenziati
a causa dei dazi di Trump”. Adriano e Giuseppe sono due dei 42 lavoratori della
Freudenberg di Rho, multinazionale specializzata nella produzione e vendita di
filtri industriali, che rischiano di essere licenziati. Dopo l’annuncio degli
scorsi giorni, l’azienda ha confermato la volontà di chiusura del sito
produttivo di Rho nel corso di un incontro odierno in Assolombarda. “E stata una
doccia fredda” racconta al Fatto.it Giuseppe che lavora da 16 anni. Anzi, quasi
sedici anni, perché sarà lasciato a casa un mese prima dell’anniversario. Il
motivo? “L’azienda ha avviato questa procedura giustificando che devono
aumentare i profitti per sfuggire ai dazi di Trump” spiega Giuseppe. Per il
segretario della Fillea Cgil di Milano Riccardo Piacentini “si tratta della
prima azienda che decide di chiudere e spostare la sede all’estero motivandola
con l’introduzione dei dazi e la riduzione dei margini di profitto Il governo ci
aveva spiegato che i dazi non avrebbero avuto conseguenze sull’economia
italiana, ma qualcosa non ha funzionato perché siamo di fronte al primo
licenziamento collettivo in questo senso”.
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della Freudenberg di Rho proviene da Il Fatto Quotidiano.