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“Jovanotti? Lui e mia figlia Valeria Marini erano piccoli, facevano i camerieri d’estate, un flirt di gioventù. Non mi piace come cantante”: lo rivela Gianna Orrù
Gianna Orrù è stata ospite di Monica Setta a “Storie al bivio” in onda sabato 24 gennaio su Rai 2. La mamma di Valeria Marini ha raccontato un aneddoto difficile da dimenticare che riguarda proprio la figlia: “Era stata picchiata da un violento ed era incinta”. E ancora: “Non aveva nemmeno 18 anni Valeria quando una sera torna a casa con un labbro spaccato e un occhio pesto. Compresi subito che dovevo metterla su un aereo e mandarla via dalla Sardegna. Facemmo i bagagli e corremmo in aeroporto, due ore d’attesa a Cagliari e poi a Roma. Per anni non siamo più tornate in Sardegna”. La diretta interessata ha confermato: “Mia madre mi ha salvata. Ero entrata in un buco nero, ero vittima di un amore tossico e se mia madre non mi avesse portato via dalla Sardegna forse non sarei nemmeno qui a raccontarlo”. La Orrù poi ha commentato gli ex amori della figlia: “Non ho mai amato gli uomini di Valeria. L’unico con cui mi scrivo ancora messaggi è Patrick Baldassarri. Jovanotti? Erano piccoli, facevano i camerieri d’estate, un flirt di gioventù. Ma lui non mi piace come cantante. Vittorio Cecchi Gori? Era pieno di problemi e litigavano spesso”. “Mi ricordo che un giorno Valeria mi chiama in lacrime dicendomi di correre a casa loro ha concluso la Orrù – Io ero a Sacrofano, presi il fuori strada e corsi a Roma nel palazzo dove lei abitava con Vittorio. Ma lui, sapendo che stavo arrivando ed ero arrabbiata, si chiuse la porta alle spalle e fuggi via con il cane. Mi temeva. Sapeva che non gli perdonavo nulla. Mia figlia viene prima di tutto”. L'articolo “Jovanotti? Lui e mia figlia Valeria Marini erano piccoli, facevano i camerieri d’estate, un flirt di gioventù. Non mi piace come cantante”: lo rivela Gianna Orrù proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Otto ore di fila per sentire in cuffia un pezzo, non avrei mai pensato di farmele”: Jovanotti e la figlia Teresa in coda a Parigi per Harry Styles
“Otto ore di fila per sentire in cuffia, forse, un pezzo che esce dopodomani non avrei pensato di farmele”. Jovanotti si è trasformato in reporter per documentare una insolita coda: quella dei fan e delle fan di Harry Styles che hanno affollato un negozio di vinili dove era possibile ascoltare in anteprima la nuova canzone del cantante, prima dell’uscita ufficiale. Jovanotti si trovava in Francia con la figlia Teresa, fan dell’artista britannico, e così padre e figlia hanno deciso di affrontare l’impresa insieme. Tra lo stupito e il divertito, Jovanotti in un reel pubblicato su Instagram racconta l’esperienza, in particolare la lunga coda attorno al palazzo. Nel video il cantautore italiano incrocia anche diversi italiani che propongono a Teresa di “unirsi a noi”, così da avanzare nella fila. Un invito che però Jovanotti rifiuta: “Ma no ragazze, questo sarebbe un gesto proprio all’italiana”. L'articolo “Otto ore di fila per sentire in cuffia un pezzo, non avrei mai pensato di farmele”: Jovanotti e la figlia Teresa in coda a Parigi per Harry Styles proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Siamo ripiombati nella guerra, è tutto in crisi. Sopraffatto dalle notizie, ero intossicato. Così ho deciso di far musica a New York”: parla Jovanotti in “JovaYork”
“Ora è tutto in crisi. Siamo ripiombati nella guerra che è la cosa più anacronistica tra quelle che ci sono. Non mi rimane che fare musica e sono venuto a New York proprio per quello perché ero sopraffatto dalle notizie e questa cosa mi stava intossicando, non potevo fare nulla”. È un Lorenzo Jovanotti sincero al 100% quello che traspare dal documentario “JovaYork – la musica dell’anima”, in prima visione su Sky Uno e Sky Documentaries il 12 gennaio alle 21.15, su Sky Arte il 14 gennaio alle 20.15, in streaming solo su Now e disponibile On Demand. Abbiamo visto il documentario “JovaYork – la musica dell’anima” (scritto da Lorenzo Cherubini con Federico Taddia e diretto da Fabrizio Conte. La produzione esecutiva è di Borotalco tv) che svela non solo il “making of” del suo ultimo album “Niuiorcherubini”, nato in sei giorni. Un’ora di racconti, spensieratezza e il cantautore credibilissimo come guida per la città. “NON VOGLIO GENTE CHE MI DIA DELLE RISPOSTE PERCHÉ NON CI SONO” “Avevo la timeline inarrestabile di tragedie e sentivo di non poter avere nessun potere di intervento. Allora mi sono reso conto che l’unica cosa che posso fare è la musica, dove riesco a mettere le emozioni e non essere ideologico, dove posso descrivere solamente emozioni. Non voglio gente che mi dia delle risposte perché non ci sono. Mi sono concentrato sulla capacità di essere emotivi, amare, di sperare e progettare il futuro e credere che le situazioni che ci attraversano poi finiscono, come le malattie. E proprio come quando ci ritroviamo immersi nelle malattie l’atteggiamento più costruttivo è quello di attraversarla per poi uscirne. La vita stessa è un attraversamento continuo. Dove si va dopo? Non lo so (ride, ndr)”. “QUANDO QUALCOSA MI CHIAMA E VIBRA MI CI BUTTO A CAPOFITTO” “Volevo realizzare un album in sei giorni nella New York scintillante, promettente, pericolosa, promettente. L’unica città di mare che non guarda l’orizzonte perché è essa stessa l’orizzonte. Ho chiamato Federico Nardelli (Produttore discografico e compositore italiano, ndr) e gli ho proposto di prendere uno studio per farci venire delle idee e suonare. Così abbiamo chiamato qualche musicista di Brooklyn e New York, perché per me rimane la città più musicale di sempre. Sono in una fase della mia vita in cui mi piace non avere un progetto o un obbiettivo in testa, ma di avere qualcosa tra le mani… Quando qualcosa mi chiama e vibra mi ci butto a capofitto”. “SONO FINITO IN CLASSIFICA BILLBOARD COME GINO LATINO” “Nel 1988-89 feci un pezzo intitolato ‘Welcome’ con uno pseudonimo Gino Latino ed è balzato al numero 1 nella classifica dance Billboard, vendemmo tantissimo, centinaia di migliaia di dischi. Ho provato ad avere uno spazio live in America e sono riuscito. Non ho mai pensato che una mia canzone potesse conquistare questo mercato, sono felice di essere anti-eroe di un mondo, del mio mondo “. “LA LIBERTÀ È UN DISPOSITIVO DEGLI ESSERI UMANI” “Ellis Island con la Statua della Libertà è un posto che assolutamente merita una visita. È uno dei posti più toccanti della città. Senti la carica di storia, di energia, di sogno, di sofferenza, di utopia, di libertà. È stata la prima cosa che vedevano quando gli immigrati arrivavano in America. Parliamo di persone dall’est Europa o dalla Calabria, dalla Sicilia, o da paesi poveri, che venendo qui si sentivano pervasi da una grande forza di libertà, la più grande forza che ispira gli esseri umani… La libertà è la libertà dalla fame, la libertà dal bisogno, la libertà delle sopraffazioni, la libertà è il valore laico più sacro che c’è. Comune a tutti, a chi crede, a chi non crede, cioè la libertà è proprio un dispositivo degli esseri umani”. L'articolo “Siamo ripiombati nella guerra, è tutto in crisi. Sopraffatto dalle notizie, ero intossicato. Così ho deciso di far musica a New York”: parla Jovanotti in “JovaYork” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Jovanotti ci ricasca, questa volta i suoi concerti “disturbano i cavalli”: dopo spiagge e montagne, arrivano le critiche per gli ippodromi
Non bastavano i concerti tanto criticati sulle Dolomiti, né quelli lungo le spiagge italiane o ai Laghi di Fusine, tra le montagne tarvisiane. Già, perché dove Jovanotti decide di suonare, ecco che salta fuori un problema. Questa volta succede per la scelta di organizzare i concerti, nel 2026, all’Ippodromo La Favorita di Palermo e all’Ippodromo di Agnano, a Napoli. La ragione? Nell’area ci sono i cavalli – chi lo avrebbe mai detto? – che nella migliore delle ipotesi possono subire lo stress per via della musica ad alto volume e della gran quantità di persone e che, nella peggiore delle ipotesi, si possono ferire. A sollevare il caso, con un lungo post su Facebook, è stata la Italia Horse Protection, associazione che si occupa di tutelare il benessere degli equidi nel nostro Paese. “Gli ippodromi non sono spazi neutri: sono luoghi dove vivono cavalli che non possono allontanarsi e che subiscono inevitabilmente rumore, vibrazioni, luci, affollamento. Animali estremamente sensibili, che rischiano panico e ferite – scrive il presidente Sonny Richichi – immaginare migliaia di persone in concerto a pochi metri dai box è assurdo: i cavalli hanno un udito finissimo e, chiusi in uno spazio ristretto, possono vivere un vero e proprio trauma”. Secondo la posizione dell’associazione, l’intrattenimento non può prevalere sul benessere di esseri viventi già vulnerabili. Per questo si chiede a Jovanotti e al suo staff di scegliere un posto alternativo, “dove la festa non comporti sofferenza a nessun animale”. Il caso più controverso che ha riguardato il cantautore di stanza a Cortona era legato al Jova Beach Party. Nel 2019 Jovanotti scelse di fare il tour lungo diverse spiagge italiane ed esperti e ambientalisti (tra cui Mario Tozzi) sottolinearono come mettesse a rischio gli habitat costieri e le specie animali autoctone. Il caso più famoso fu quello relativo al fratino, che nidifica sulle coste dell’Adriatico e del medio Tirreno. Vennero avviate anche raccolte firme per fermare i mega-eventi sulla riva del mare. L’accusa, in sintesi: “Le spiagge non sono discoteche”. Ma Jovanotti tornò sulle spiagge dopo qualche anno (a Lignano Sabbiadoro, per esempio, o a Lido di Fermo). A Marina di Ravenna venne accusato del “taglio 65 metri di tamerici”. Negli anni successivi, poi, fu la volta del concerto a Plan de Corones, a oltre 2.200 metri di quota. È vero, un’area già fortemente antropizzata ma che forse – a maggior ragione – andrebbe salvaguardata. Oltre alle associazioni, ci si mise anche Reinhold Messner: “Il concerto va vietato”. La ragione, condivisa dagli ecologisti? “Abbiamo ricevuto in dono le montagne e dobbiamo imparare a rispettarle per ciò che rappresentano: una riserva d’acqua e di quiete, un luogo libero dove dedicare tempo alla cura dello spirito”. E ultimo, in ordine di tempo: il concerto della scorsa estate “per ciclisti” ai Laghi di Fusine, in Friuli-Venezia Giulia. Mountain Wilderness: “Dare una connotazione green a queste manifestazioni ci appare come una mistificazione, esistono strutture in aree urbane che meglio si prestano ad ospitare eventi di questo genere”. Ora gli ippodromi. Quale sarà la prossima puntata? Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it Instagram L'articolo Jovanotti ci ricasca, questa volta i suoi concerti “disturbano i cavalli”: dopo spiagge e montagne, arrivano le critiche per gli ippodromi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Archiviato il Beach Party (e le polemiche), combatto la catastrofe con la mia Arca di Lorè giro il mondo, poi eventi al Sud in spazi inediti. Io direttore artistico di Sanremo? Solo con Fiorello”: così Jovanotti
Un mappamondo e un palco. E poi mille idee vulcaniche con il comune denominatore che è la musica. Lorenzo Jovanotti, in gran forma, ha presentato a Roma diversi suoi progetti per festeggiare al meglio il prossimo anno i suoi primi 60 anni. In programma un nuovo disco, di 13 pezzi, suonato in presa diretta a New York, “Niuiorcherubini”, in uscita il 20 novembre. L’album è “nato in soli sei giorni di jam session a New York, nell’ottobre 2025, registrato in presa diretta su nastro analogico, senza sovraincisioni e senza correzioni”. E poi nel 2026 un doppio progetto live “L’Arca di Lorè” che lo porterà in giro per il mondo “in posti in cui non ho mai suonato” (fra le prime tappe Brisbane, Adelaide, Kinshasa, Pula, Monaco) e poi lo sbarco nel Sud d’Italia con “L’Arca di Lorè – Jova Summer Party “ per poi approdare al Circo Massimo il 12 settembre 2026 per il gran finale. Gli spostamenti tra una tappa e l’altra del Sud per Lorenzo e per chi si unirà a lui (le sorprese non mancheranno) saranno in bici. È il “Jovagiro” la versione contemporanea e sostenibile del Cantagiro degli Anni 60, “che mi ha sempre affascinato, allora il mezzo supercool era la decappottabile, oggi è la bicicletta”. Il calendario del tour italiano prevede tappe a Olbia (7 agosto – Arena sound Park), Montesilvano (12 agosto – Music Arena), Barletta (17 agosto – Music Arena), Catanzaro (22 agosto – Calabria Music Arena), Palermo (29 agosto – Ippodromo La Favorita) e Napoli (5 settembre – Ippodromo di Agnano). LA SPERANZA SI COLTIVA CON LA MUSICA “Viviamo in un periodo di catastrofe incombente – ha esordito Jovanotti -, abbiamo la sensazione che crollano le cose che credevamo di conoscere. C’è un tangibile e tacito sconforto, oltre che paura, dentro la nuvola del marketing della depressione. La mia generazione è cresciuta con l’idea del progresso fatta di miglioramenti. Pensavamo che avremmo avuto più democrazie, più salute, le frontiere aperte, più curiosità e aperture mentali, più allegria, scambio di idee e opinioni, più qualità della vita e più benessere. Molte di queste cose sono avvenute insieme però alla sensazione di ansia e paura generale per le incomprensioni, gli estremismi, la santa inquisizione dei social network… Ho deciso di reagire, secondo il mio carattere e modo di vedere le cose. Quando parlo di speranza e gioia non vuol dire negare l’evidenza del tragico attraversare dei tempi e la crisi, ma vuol dire mettere in campo l’energia. Il compito degli artisti per coltivare la speranza è fare musica”. NELL’ARCA DECIDEREMO COSA PORTARE NEL FUTURO “Ho deciso di intraprendere un viaggio fino a settembre del prossimo anno quando compirò 60 anni e tutto quello che accadrà, accadrà sull’Arca di Lorè un viaggio che è anche un gioco. Avevo bisogno di questa idea dell’Arca per decidere cosa portare di me e di quelli che saliranno sopra, nel futuro e cosa salvare. La prima cosa che voglio salvare, è evidente, è la musica, il ritmo. Mi piace portare tutto questo dappertutto e voglio portarlo, dove non è mai arrivato, dove non mi conoscono. Da febbraio/marzo fino a luglio andremo a suonare la mia musica ovunque con la mia band, che sarà ancora più ricca coi fiati, percussioni, musicisti fantastici. Alla fine del tour in genere non ne posso più, ma stavolta avevo voglia di sentirli e chiamarli. Poi il ritorno in Italia nel Sud dell’Italia”. NON VOLEVO RIPETERE BEACH PARTY, MA UNA FESTA SUI PRATI “Perché non il Beach Party? Alla fine del tour ci siamo riuniti per capire se volevamo rifarlo. Sentivo che sarebbe stata una ripetizione del format e a me non piace ripetere i format, mi piace andare a cercare altro. E poi sarebbe stata una terza volta. Il Jova Beach ha favorito l’abbattimento delle emissioni, la bonifica delle spiagge, c’è stata una cura reale. Poi ci sono state le notizie false sull’inquinamento e che mi hanno ferito perché non c’era alcun motivo né fondamento, tanto che su 16 cause che abbiamo avuto nessuno ha passato l’esame giudiziario. Abbiamo abbandonate le spiagge perché andremo in luoghi periferici, sempre dimenticati dai circuiti musicali e spero che diventeranno spazi per la musica. Il Sud è bellissimo l’Italia delle vacanze è una risorsa fondamentale. Faremo una festa sui prati apriremo le porte nel primo pomeriggio. Io sarò sempre il direttore del circo, farò Jovanotti perché sono Jovanotti (ride, ndr) avremo tanti artisti internazionali e musicisti. Avremo delle line up eccezionali e ma ci saranno anche tanti divertimenti dentro il villaggio, cibo locale e tanto altro. Sarà un bel viaggio. TORNARE A SANREMO? SOLO CON FIORELLO “Ogni volta che vado a Sanremo me la godo ma quest’anno non ci sarò. Non è tra i miei obiettivi e non so se alla mia portata. Io direttore artistico? Se un giorno Fiorello torna a Sanremo e mi vuole, io ci vado. Ma lo dico solo perché lui ha già detto che non tornerà. Ma mai dire mai. Intanto Sanremo lo guarderò come tutti gli anni. Faccio un grande in bocca al lupo a Carlo Conti e a tutti gli artisti che parteciperanno”. L'articolo “Archiviato il Beach Party (e le polemiche), combatto la catastrofe con la mia Arca di Lorè giro il mondo, poi eventi al Sud in spazi inediti. Io direttore artistico di Sanremo? Solo con Fiorello”: così Jovanotti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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