Uno scontro tra un aereo di linea e un veicolo di servizio dei vigili del fuoco
ha provocato il blocco delle operazioni all’aeroporto LaGuardia di New York
nella notte tra domenica e lunedì, causando ritardi e cancellazioni a catena.
Secondo le prime ricostruzioni, l’incidente ha coinvolto un velivolo della Air
Canada Express e un mezzo dell’autorità portuale in servizio sulla pista. Anche
la piattaforma di monitoraggio FlightRadar24 ha confermato la dinamica, parlando
di una collisione. Due morti, il pilota e il copilota, dell’aereo e due feriti.
La Federal Aviation Administration, che ha avviato un’indagine sull’accaduto, ha
dichiarato che l’aereo era un bimotore Bombardier CRJ-900 proveniente da
Montreal. L’incidente è avvenuto sulla pista 4 dell’aeroporto LaGuardia intorno
alle 23.45. L’aereo stava percorrendo la pista dopo l’atterraggio quando avrebbe
colpito il mezzo che stava attraversando la sua traiettoria. Sui social media
sono circolate immagini che mostrano il velivolo con la parte anteriore e la
cabina di pilotaggio gravemente danneggiate, fermo sulla pista in notturna,
circondato da mezzi di emergenza.
La compagnia Jazz Aviation, che opera con il nome di Air Canada Express, ha
dichiarato che a bordo dell’aereo si trovavano 72 passeggeri e quattro membri
dell’equipaggio, ma ha precisato che si tratta di cifre preliminari tratte dalla
lista dei passeggeri e “soggette a verifica”. Secondo le fonti citate da Nbc
News, un sergente e un agente del Dipartimento di polizia dell’Autorità Portuale
hanno riportato fratture agli arti e sono stati ricoverati in ospedale in
condizioni stabili
Le conseguenze sull’operatività dello scalo sono state immediate: dalle prime
ore di lunedì tutti i voli in partenza risultavano in ritardo o cancellati, come
indicato sul sito ufficiale dell’aeroporto. La situazione si inserisce in un
contesto già complicato: nelle ore precedenti, lo scalo aveva subito disagi a
causa del maltempo. Non solo. Nei giorni scorsi erano stati segnalati anche
rallentamenti ai controlli di sicurezza per problemi di personale, legati –
secondo quanto riferito – a carenze di finanziamenti federali. Una serie di
criticità che, sommate all’incidente della notte, hanno contribuito a mandare in
tilt uno degli aeroporti più trafficati degli Stati Uniti.
L'articolo Collisione in pista all’aeroporto LaGuardia di New York. Aereo contro
un mezzo di servizio: due morti e due feriti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - New York
Un’indagine per terrorismo ispirato all’Isis è stata aperta a New York dopo il
ritrovamento di diversi ordigni vicino alla casa del sindaco Zohran Mamdani. Le
autorità statunitensi hanno incriminato due giovani sospettati di aver
pianificato un attentato durante una manifestazione anti-musulmani che si è
svolta vicino a Gracie Mansion, la residenza ufficiale del primo cittadino. A
confermare la natura dell’inchiesta è stata la responsabile della polizia di New
York, Jessica Tisch, spiegando che in totale sono stati rinvenuti tre
dispositivi esplosivi. Due sono stati individuati sabato durante la protesta,
mentre un terzo è stato scoperto il giorno successivo all’interno di un’auto
parcheggiata nelle vicinanze dell’abitazione del sindaco.
I due sospettati, Emir Balat, 18 anni, e Ibrahim Kayumi, 19, sono stati
arrestati poco dopo essere arrivati a New York dalla Pennsylvania. Secondo
quanto riferito dallo stesso Mamdani, sarebbero giunti in città con l’intenzione
di compiere “un atto di terrorismo”. Le accuse sono pesanti: i due sono stati
incriminati anche per l’uso di un’arma di distruzione di massa. Le autorità
hanno spiegato che l’ordigno artigianale lanciato nei pressi della casa del
sindaco era simile a quello utilizzato nell’attentato alla maratona di Boston
del 2013, in cui morirono tre persone e oltre 260 rimasero ferite.
Secondo gli investigatori, i due giovani avrebbero esplicitamente fatto
riferimento a quell’attacco. Balat avrebbe dichiarato di conoscerne i dettagli e
di voler realizzare un’azione ancora più devastante. Durante le indagini,
inoltre, Kayumi avrebbe ammesso di aver guardato video di propaganda dell’Isis e
di esserne stato “in parte ispirato”. Elementi che rafforzano la pista
jihadista. Poco dopo essere arrivato al distretto di polizia, Balat avrebbe
scritto su un foglio un messaggio di fedeltà allo Stato Islamico: “Tutte le lodi
ad Allah, signore di tutti i mondi. Giuro fedeltà allo Stato Islamico. Morite
nella vostra rabbia, yu kuffar”, usando il termine arabo per indicare gli
“infedeli”.
I due sono comparsi davanti al giudice per la prima udienza indossando tute di
plastica bianche, con le manette e le caviglie legate da una catena intorno alla
vita, una procedura utilizzata nei casi di massima sicurezza. La procuratrice
generale degli Stati Uniti Pam Bondi ha confermato le incriminazioni
sottolineando che Washington non tollererà minacce terroristiche sul territorio
nazionale. “Non permetteremo che l’ideologia velenosa e antiamericana dell’Isis
minacci questa nazione. Le nostre forze dell’ordine rimarranno vigili”, ha
scritto sui social.
L'articolo Ordigni vicino casa del sindaco di New York, arrestati due giovani:
“Ispirati dall’Isis”. Volevano una strage più grande di Boston proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Organizzare una festa di compleanno per bambini al ristorante può sembrare, per
molti genitori, l’anticamera di un disastro logistico. Eppure, una coppia di New
York ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella, affidandosi a un esperimento
che sta facendo molto discutere. Per festeggiare il compleanno del figlio, i due
hanno deciso di accontentarlo e portare i suoi quattro migliori amici nel suo
ristorante giapponese preferito. La vera novità? I piccoli invitati, tutti di
età compresa tra i 5 e i 9 anni, sono stati fatti accomodare e cenare da soli a
un tavolo indipendente, mentre gli adulti supervisionavano la situazione da un
tavolo vicino.
LA SCOMMESSA (VINTA) CONTRO I TIMORI DEI GENITORI
Come sottolinea Conz Preti, giornalista esperta di tematiche genitoriali per
Business Insider e autrice di questa insolita “trovata”, chiunque abbia figli sa
bene che sulla carta una serata del genere avrebbe potuto rivelarsi molto
difficile. Le insidie erano dietro l’angolo: dalla scelta di un menu che potesse
piacere a tutti, fino alla complessa gestione dell’eventuale accompagnamento in
bagno dei bimbi. Invece, contro ogni pronostico, l’esperimento si è rivelato un
successo totale. A salvare la situazione è intervenuta la legge dei grandi
numeri, secondo cui i bambini tendono a comportarsi meglio quando si trovano con
adulti che non sono i propri genitori. La tavolata è stata del tutto autonoma e
i piccoli non hanno causato alcun problema, tanto che persino il fratellino
minore del festeggiato ha preso spunto dal fratello maggiore, evitando di
interpellare mamma e papà.
UN VENERDÌ SERA LIBERO PER TUTTI
L’iniziativa non ha fatto felici solo i bambini. Incaricandosi di tutta
l’organizzazione della cena, la coppia newyorkese ha di fatto regalato il
venerdì sera libero agli altri genitori. Le coppie hanno potuto godersi una
serata per conto proprio — andando a cena, al cinema o semplicemente
rilassandosi — senza doversi preoccupare di badare ai propri figli. L’entusiasmo
è stato tale che gli adulti hanno persino parlato della possibilità di
istituzionalizzare la pratica, organizzando la stessa cosa ogni venerdì sera, a
rotazione. E i diretti interessati? L’approvazione è stata unanime: non appena
gli amici sono stati riaccompagnati a casa, i figli della giornalista hanno
subito iniziato a parlare di replicare la stessa identica esperienza l’anno
prossimo.
L'articolo Bambini a cena da soli al ristorante per festeggiare il compleanno:
l’esperimento (riuscito) di due genitori a New York proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Non ha il biglietto né il passaporto ma riesce comunque a imbarcarsi sul volo
Newmark-Milano. È quanto accaduto all’aeroporto del New Jersey, negli Usa, dove
Svetlana Dali, una donna di nazionalità russa, ha superato i controlli di
sicurezza e si è imbarcata sull’aereo diretto in Italia. Secondo quanto riporta
Il Corriere della Sera, è la seconda volta che la signora compie un gesto simile
dopo quello del 2024, quando salì su un aereo decollato dall’aeroporto “JFK” di
New York e diretto a Parigi. Lo scorso mercoledì 25 febbraio, Dali è salita a
bordo del volo United Airlines 19 e si è nascosta in bagno. Secondo una prima
ricostruzione, sarebbe riuscita a superare i controlli di sicurezza e gli
addetti al gate seguendo furtivamente un passeggero durante l’imbarco. Quando
l’equipaggio si è accorto della donna, il Boeing 777-200 stava già sorvolando
l’Oceano Atlantico. Un membro dello staff ha notato l’intrusa in bagno che,
smascherata, ha fornito una falsa identità dicendo di chiamarsi Amy Hudson. I
piloti hanno segnalato la vicenda a terra e dagli Stati Uniti è stata allertata
la polizia di frontiera italiana. Alcuni passeggeri hanno dichiarato che la
donna fingeva di non sentire le domande dell’equipaggio. La signora è stata
fermata a Malpensa.
IL PRECEDENTE
Scene simili si erano verificate a novembre 2024, quando la donna aveva eluso i
controlli e l’imbarco ed era salita sul volo Delta Air Lines da New York a
Parigi. Dopo quell’episodio, a Dali fu imposto l’obbligo del braccialetto
elettronico. Dopo la condanna, la donna ha provato più volte a rimuovere il
bracciale e ha tentato la fuga dagli Usa salendo a bordo di un autobus diretto
in Canada. Tuttavia, le autorità l’hanno intercettata a Buffalo. Svetlana Dali
non si è arresa e ha provato a fuggire via aereo. Prima è riuscita a superare i
controlli del “Bradley International Airport” (in Connecticut) ma è stata
fermata all’imbarco, poi si è nascosta in un bagno in un’area riservata
dell’aeroporto di Miami. Entrambe le volte la signora non era riuscita a fuggire
dagli Stati Uniti. Dali ci ha riprovato imbarcandosi sul volo diretto a Milano.
Il soggiorno italiano non è durato a lungo, dato che la donna è già tornata
negli Usa. Intanto, la compagnia United Airlines ha pubblicato un comunicato
dichiarando: “La sicurezza e la protezione sono le nostre massime priorità.
Stiamo indagando su questo incidente e collaborando con le autorità competenti”.
Sulla vicenda è stata aperta un’indagine.
> @abc7nyDali, who previously was convicted in Brooklyn federal court of being a
> stowaway on a Delta Air Lines flight out of New York’s JFK Airport to Paris,
> allegedly snuck onto a United flight at New Jersey’s Newark airport on
> Wednesday night, law enforcement sources told ABC News.♬ original sound –
> ABC7NY
L'articolo “Ha superato i controlli senza passaporto né biglietto e si è
imbarcata sull’aereo nascondendosi in bagno”: fermata a Malpensa proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Seicentomila persone senza elettricità, strade bloccate, migliaia e migliaia di
voli cancellati. La nuova bufera di neve che sta investendo il Nord-Est degli
Stati Uniti non dà tregua e sta provocando notevoli disagi alla popolazione con
una sorta di “lockdown” in alcuni territori. Già dalla mattinata di lunedì, il
freddo era tornato ad abbattersi sulla zona nord orientale degli Usa, ma,
all’indomani dell’inizio della tempesta, la reale situazione in cui versano gli
Stati vittime della perturbazione appare più chiara.
Sono senza elettricità 600mila persone, mentre oltre 40 milioni di cittadini
sono ancora sottoposte ad allerta invernale e gli avvisi di bufera di neve si
estendono per oltre 960 chilometri lungo la costa orientale. A Islip, nello
Stato di New York, sono caduti più di 74 centimetri di neve, stabilendo il
record per la più forte tempesta di neve dal 1963. Il record precedente risaliva
al 9 e 10 febbraio 2013.
Da domenica scorsa a oggi sono oltre 10mila i voli cancellati in tutto il Paese,
ma i disagi maggiori sono stati negli aeroporti dell’area di New York. Solo
nella giornata di oggi, i voli cancellati sono stati oltre 2mila, con la maggior
parte concentrati all’aeroporto internazionale Logan di Boston, nel
Massachusetts, come riporta la Cnn.
Persistono i gravi problemi elettrici negli Stati interessati dal maltempo:
nella mattina di lunedì erano state 400mila le persone tagliate fuori dalle rete
elettrica a causa, soprattutto, delle forti raffiche di vento. Solo cinque ore
dopo il numero di persone senza accesso all’elettricità era salito a 650mila.
Numerosi interventi erano stati previsti, ma i ritardi, dovuti agli stessi
problemi metereologici che avevano causato i danni, hanno rallentato i lavori di
ripristino. Le autorità hanno rinnovato l’invito a restare a casa. Numerose le
scuole ancora chiuse, dopo gli annunci di ieri. Si prevede un lieve
miglioramento meteo già a partire dalla notte tra oggi e domani.
L'articolo Tempesta di neve nel nordest degli Stati Uniti: oltre 600mila persone
senza elettricità proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo l’illusione di un weekend quasi primaverile, arrivato dopo mesi di
temperature ben più rigide della media, il nordest degli Stati Uniti è stato
travolto da una nuova e devastante bufera di neve. La seconda in un mese, dopo
quella che a metà gennaio ha paralizzato metà del Paese, ma la prima con questa
potenza in nove anni. I newyorchesi più anziani sostengono di non ricordarsi una
tempesta del genere dagli anni 60. Il neosindaco Zhoran Mamdani è stato
costretto a drastiche misure: scuole e uffici chiusi, ponti e strade vietati al
traffico non essenziale, appello ai residenti a restare chiusi in casa:
“Chiediamo ai newyorkesi di evitare tutti gli spostamenti non essenziali. Per
favore, per la vostra sicurezza, restate a casa e non mettetevi in strada”, ha
detto il primo cittadino. Anche il dipartimento dei Trasporti dello Stato di New
York ha chiesto di lavorare da casa: “Se oggi potete lavorare da remoto,
fatelo”. Perfino DoorDash, il servizio di delivery di cibo più usato negli Stati
Uniti, ha sospeso per tutta la notte il servizio.
Anche le autorità di altri Stati colpiti dalla tempesta hanno consigliato di
evitare spostamenti non essenziali. “Restate a casa e non mettetevi in strada.
Se dovete uscire, rallentate, state attenti”, ha avvertito su X il dipartimento
dei Trasporti del Connecticut. Per il servizio meteorologico nazionale le
condizioni di viaggio sono “quasi impossibili”. Oltre 5.000 i voli cancellati,
chiuse molte autostrade.
Centinaia di migliaia di persone sono senza elettricità in quasi tutti gli Stati
dell’est a causa della neve che ha abbattuto i pali della luce: 122.000 in New
Jersey, 99.000 in Massachusetts e 71.000 in Delaware. La Atlantic City Electric,
in New Jersey, ha assicurato di essere “pronta a rispondere a qualsiasi
problema”, mentre la Delaware Electric Coop ha affermato che la situazione “è un
disastro assoluto” con “innumerevoli alberi, linee elettriche e pali della luce”
abbattuti dalla neve. “Chiameremo le compagnie di Stati vicini per aiutarci a
ripristinare l’illuminazione, un processo che riteniamo richiederà giorni”, ha
detto.
Scuole chiuse a New York, in Massachusetts, Rhode Island, Pennsylvania,
Delaware, Connecticut e New Jersey. A Washington la sindaca Muriel Bowser ha
ritardato di due ore l’inizio delle lezione ma le scuole sono rimaste aperte. Le
autorità scolastiche di New York hanno annunciato che 13 edifici saranno aperti
e utilizzati come “centri di accoglienza”. In alcune zone potrebbero cadere
circa 60 cm di neve prima che la tempesta si allontani. Le foto di luoghi
iconici come Central Park e l’Empire State Building tutti imbiancati sono
diventate virali sul web, così come quelle dei newyorchesi che si spostano per
le strade della metropoli con gli sci ai piedi.
A peggiorare la situazione le temperature rigide e le raffiche di vento che
raggiungeranno i 110 chilometri orari, abbastanza forti da abbattere alberi e
linee elettriche. Un’altra ondata di neve si sposterà sul nord-est degli Stati
Uniti mercoledì, quando si svilupperà una zona di bassa pressione, la cosiddetta
‘Alberta clipper’.
L'articolo New York sotto una bufera di neve. Scuole e uffici chiusi, appello di
Mamdani ai residenti: “Restate a casa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gli agenti della polizia di New York hanno salvato un’aquila calva dalle acque
gelide del fiume Hudson. Come si vede dalle immagini registrate dalle bodycam
degli stessi agenti e pubblicate sul profilo X del distretto di polizia
newyorkese, il rapace è stato recuperato tramite un collare. L’aquila si trovava
su una lastra di ghiaccio che galleggiava sul fiume. L’animale era ferito a
un’ala e, per questo motivo, non riusciva a spiccare il volo né ha opposto
resistenza quando è stata recuperata dalla polizia. Gli agenti hanno poi avvolto
l’aquila in una coperta termica e, successivamente, l’hanno messa al sicuro in
un trasportino per animali. Il rapace è stato curato e sta bene. Il video è
stato ripreso dall’emittente televisiva Abc7.
Secondo l’Us Fish and Wildlife Service, nel 1940 la specie era minacciata di
estinzione a causa del degrado degli habitat, della caccia illegale e della
contaminazione delle fonti alimentari con i pesticidi. Il Congresso statunitense
approvò così il Bald Eagle Protection Act, ossia la legge federale che proibisce
la cattura, il possesso, la vendita, il trasporto, l’importazione e
l’esportazione e l’uccisione delle aquile reali e delle aquile calve.
Quest’ultima è considerata il simbolo nazionale degli Stati Uniti d’America dal
1782.
IL GELO E GLI ANIMALI: I CASI DI LAMANTINI, CIGNI E IGUANE
Nelle scorse settimane ha fatto il giro dei social l’incredibile fenomeno dei
lamantini a “Three Sisters Springs”, in Florida. Nello stato meridionale degli
Usa, centinaia di esemplari si sono radunati davanti alla nota spiaggia dove la
temperatura media del mare è di 23 gradi Celsius. Sempre in Florida ha fatto
discutere il caso delle iguane che “piovevano” dagli alberi. L’effetto del gelo
che ha investito il Sud degli Usa è stato devastante per questi rettili. Le
iguane sono andate in ibernazione e i loro muscoli si sono irrigiditi. Le
persone hanno immortalato sui social la pioggia di questi animali, stesi a terra
e privi di sensi. Le autorità hanno chiesto ai cittadini di raccoglierli e
portarli in strutture apposite. La razza che ha invaso la Florida non è
autoctona e, dunque, è pericolosa per le specie locali. Infine si segnala il
caso dei cigni bloccati davanti nel fiume Dnepr, a Kiev. Gli uccelli, a causa
del gelo e della gentilezza delle persone che danno loro del cibo, hanno deciso
di rimanere nelle acque gelide del fiume che bagna la capitale ucraina. Un caso
particolare dato che, d’inverno, migrano altrove per le temperature rigide.
> Eagle-eyed cops to the rescue.
>
> While patrolling the Hudson River earlier this morning, our Harbor Unit
> officers spotted an injured bald eagle floating on the ice and calling out for
> help.
>
> They acted quickly and brought the bird to safety. pic.twitter.com/AlrdebYFuo
>
> — NYPD NEWS (@NYPDnews) February 17, 2026
L'articolo L’aquila calva ferita rimane intrappolata nel fiume: le immagini del
salvataggio da parte della polizia sono virali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sulla casa di Giorgio Armani a New York è stato affisso il cartello “Vendesi”.
L’attico 6B da 186 metri quadri situato su Madison Avenue, la cosiddetta via del
lusso nell’Upper East Side di Manhattan, è in vendita presso Douglas Elliman a
circa 10 milioni di dollari (8.5 milioni di euro) . Lo sfarzoso appartamento è
solo una delle 10 residenze appartenute al designer. Secondo quanto riferito dai
media statunitensi, l’attico è situato al sesto piano ed è composto da due
stanze da letto e due bagni privati (rivestiti in marmo Azul Macaubas), più uno
di servizio. L’appartamento è stato impreziosito con pavimenti in marmo Bianco
Namibia, un lavabo in Velvet Onyx e applique personalizzate Armani/Casa. A tutto
ciò si aggiungono pareti in vetro laminato e rete metallica che permettono di
godersi a tutto tondo lo skyline della Grande Mela. Non è da meno la cucina
abitabile, con piani di lavoro in pietra levigata e gli elettrodomestici di
lusso. E per chiudere in bellezza la presentazione dell’attico, vanno segnalati
l’ascensore privato e un soggiorno da oltre 46 metri quadri.
Le spese di mantenimento sono direttamente proporzionate allo sfarzo della casa.
Armani pagava 6.695 dollari al mese per coprire anche i costi della palestra, di
una spa e di una lounge con terrazza, tutte all’interno dell’edificio dove lo
stilista e imprenditore aveva fatto costruire la boutique del brand Giorgio
Armani, con ben otto vetrine sulla strada. Ai servizi si aggiungono anche una
sala da tè Zen con il catering rigorosamente di proprietà dell’imprenditore. È
bene sottolineare che la leggenda della moda non ha mai vissuto all’interno
dell’attico. Il designer, infatti, pernottava nella sfarzosa casa solo durante i
periodi in cui era impegnato a New York.
L'articolo L’attico di Giorgio Armani a New York è in vendita: l’appartamento di
186 metri quadrati è stato valutato 10 milioni di dollari proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Penny è la regina del Westminster Kennel Club Dog Show 2026. Il Dobermann
Pinscher ha vinto il titolo “Best in Show” nella 150esima edizione della
competizione che consacra l’animale come cane più bello del mondo. La vittoria
di Penny alla manifestazione di New York segna il quinto successo per la razza
Dobermann.
A guidare la vincitrice c’era Andy Linton, veterano delle esposizioni canine.
Con il successo del 2026, l’uomo è tornato a vincere dopo 36 anni. L’ultimo
trofeo alzato, infatti, risaliva al 1989. Ai giornalisti lì presenti Linton ha
dichiarato: “Penny è uno dei migliori esemplari che abbia mai visto”. L’uomo ha
accompagnato il cane nonostante alcuni problemi di salute. Al secondoo posto si
è classificata Cota, un Chesapeake Bay retriever. Il proprietario di Penny ha
raccontato ai media presenti alla competizione che la cagnolina è un esemplare
“intelligente, esigente e desiderosa di compiacere”.
Ma che cos’è il Westminster Kennel Club Dog Show? Si tratta del più antico e
prestigioso concorso cinofilo del mondo. La kermesse, a cui partecipano
esclusivamente cani di razza già campioni, va in scena ogni anno al Madison
Squadre Garden di New York.
La prima edizione risale al 1877, quando un gruppo di appassionati fondò il Club
per promuovere l’allevamento selettivo. Negli anni, la manifestazione è
diventata un’istituzione cinofila. Nella competizione non viene giudicato
l’addestramento ma la perfezione estetica del cane.
L'articolo Il Dobermann Pinscher Penny trionfa al Westminster Kennel Club Dog
Show 2026: le immagini della premiazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Niente paura: è tutto stramaledettamente in linea con le leggi sulla donazione
degli organi e sui codici etici. Ma ciononostante fa arricciare la pelle. Nel
cuore di Manhattan si sta superando infatti l’ennesima frontiera della medicicna
estetica: l’uso del grasso corporeo da donatore cadavere. Il grasso come un
qualsiasi altro tessuto o organo,viene infatti donato da pdonatori deceduti per
rinforzare liposuzioni andate a male o fianchi e curve non pù prominenti. Ma
attenzione, il grasso in questione deve essere sterilizzato, privato del DNA,
certificato come “eticamente sourced”. E sempre più richiesto. A New York il
prodotto più noto si chiama AlloClae, ed è diventato un oggetto di culto tra
donne magre, ex pazienti di Ozempic e celebrity minori in cerca di volumi
“naturali”. Naturali nel risultato, non certo nell’origine.Quelli del New York
Post hanno raccolto la storia di Stacey, 34 anni, professionista della finanza,
che racconta di aver speso quasi 45 mila dollari per ridisegnare fianchi e
glutei con grasso proveniente da un corpo donato alla scienza. “All’inizio
sembra inquietante”, ammette, “ma questo tipo di tessuto viene usato in medicina
da decenni. È regolamentato. È come riciclare”.
Il linguaggio è quello dell’economia circolare applicata al corpo umano. Il
grasso diventa una risorsa, un materiale biologico “off the shelf”, pronto
all’uso per chi non ne produce abbastanza o non vuole subire nuove liposuzioni.
Secondo i chirurghi che lo utilizzano, AlloClae funziona come un innesto
strutturale: non solo riempie, ma sostiene. È diverso dal grasso autologo,
spiegano, perché conserva una sorta di “impalcatura” tridimensionale che
garantisce forma e stabilità.
Il boom del grasso da donatore non è casuale. Arriva dopo l’esplosione dei
farmaci dimagranti, che hanno svuotato corpi e conti correnti. Dimagrire
velocemente significa spesso perdere volume dove non si vorrebbe: seno, glutei,
viso. E non tutte hanno abbastanza tessuto da “riciclare” da sole. “È una
soluzione per corpi impoveriti”, spiegano i medici. Anche per correggere vecchi
interventi estetici falliti, lasciando meno cicatrici e tempi di recupero quasi
nulli. Il prezzo, però, resta elitario: tra i 30 e i 50 mila dollari. Un lusso
biologico che alcune pazienti paragonano a una borsa Hermès: non necessario, ma
altamente simbolico.
Il punto più controverso resta l’origine del materiale. Non basta essere
donatori di organi: il grasso proviene da donazioni complete del corpo, con
criteri stringenti. Niente autopsie, niente patologie trasmissibili, consenso
esplicito. Le aziende parlano poco dei dettagli. I chirurghi rassicurano. Le
pazienti preferiscono non pensarci troppo. Dopo anni di filler sintetici,
siliconi e lifting estremi, la chirurgia estetica sembra ossessionata dall’idea
di naturalezza. Ma è una naturalezza costruita, filtrata, selezionata. Persino
“presa in prestito”. Il grasso dei morti, trasformato in promessa di autostima,
è il simbolo perfetto di questa fase: sostenibile a parole, costosa nei fatti,
rassicurante nel marketing, inquietante se ci si ferma a riflettere.
L'articolo “All’inizio sembra inquietante, ma è come riciclare”: prendere il
grasso corporeo dai cadaveri per rifarsi i glutei e le curve, l’ultima follia
della medicina estetica post Ozempic proviene da Il Fatto Quotidiano.