Nina Palmieri (all’anagrafe Giovanna Palmieri) è uno dei volti storici de “Le
Iene”, giornalista, autrice televisiva e conduttrice si occupa spesso di
inchieste legate a temi sociali e diritti civili. Ieri, 21 marzo, Palmieri si è
raccontata nel salotto di “Verissimo” soprattutto per attraversare tutte le
tappe che hanno portato alla nascita della figlia Amanda, nel 2017.
“Amanda è veramente la mia ricchezza, la mia luce”, afferma l’inviata che
ricorda di essere diventata mamma a 41 anni, un caso.
“Prima di avere Amanda, avevo scelto di congelare gli ovuli. – ha spiegato a
Silvia Toffanin – Avevo un compagno, che non è il papà di Amanda, ma non sentivo
il famoso orologio biologico. Ho pensato però che, se mi fosse venuto il
desiderio di diventare mamma e non ci sarei riuscita in futuro, l’avrei vissuto
con tristezza e ansia”.
Poi la grande sorpresa con il test di gravidanza positivo: “Amanda non è stata
una scelta. Io che avevo scelto di programmare, congelando gli ovuli, alla fine
sono stata sorpresa. Amanda è arrivata naturalmente, in modo inaspettato e
folle. Conoscevo il papà di Amanda da pochissimo tempo, quando ho scoperto di
essere incinta. Ho dovuto riorganizzare una vita complessa, ma ho imparato a
essere la sua mamma e lo sto imparando ancora ogni giorno”.
L'articolo “Avevo scelto di congelare gli ovuli perché non sentivo il famoso
orologio biologico. Poi a sorpresa è arrivata Amanda”: il racconto della Iena
Nina Palmieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Manuela Arcuri ha scelto Le Iene per parlare di un tradimento difficile da
digerire, quello di un’amica fidata che, secondo l’attrice, ha provato a
“rubarle” il marito. Durante il monologo andato in onda nella puntata di ieri
sera, mercoledì 18 marzo, si è rivolta direttamente alla persona che l’ha
delusa: “Nella vita di ognuno di noi arriva un momento in cui capisci che da
solo non ce la farai. Un momento in cui senti il bisogno di chiedere aiuto, di
avere un’amica che ti consigli e che ti sostenga quando senti che ti tremano le
gambe. Ecco, ora immaginate che quell’amica vi tradisca. A me è successo”.
L’attrice ha raccontato di aver confidato i suoi segreti e le sue paure legate
alla crisi con il marito Giovanni Di Gianfrancesco proprio a chi poi l’ha
ferita: “Proprio la persona a cui avevo svelato ogni mio segreto, tutte le mie
ansie, tutte le mie paure. E proprio lei ha deciso di farmi del male. Ho vissuto
quel tradimento come una perdita, un lutto, un delirio in cui continuavo a
chiedermi: perché, ma perché? Non ho mai trovato una risposta o un senso. Tante
volte ho sognato di restituire tutto il dolore che avevo provato. Poi però mi
sono guardata allo specchio e mi sono ricordata di essere migliore di lei. E che
quel tradimento era servito per farmi capire chi fosse veramente lei”.
Il monologo si è concluso con un messaggio chiaro e diretto alla sua ormai ex
amica: “Mia cara amica, forse non ci crederai, ma io oggi mi sento più forte di
prima. E sono di nuovo pronta a fidarmi, a credere ancora e a ricominciare.
Perdonare? Forse. Forse un amore si può perdonare, ma un’amica mai. Soprattutto
se cerca di rubarti il marito”.
MANUELA ARCURI RACCONTA LA FINE DEL MATRIMONIO DOPO 13 ANNI
Nel frattempo, Manuela Arcuri sembra aver chiuso definitivamente il capitolo
della separazione da Giovanni Di Gianfrancesco , dopo 13 anni insieme. Alla
trasmissione Verissimo ha spiegato che la complicità di coppia si era lentamente
dissolta, “senza neanche accorgersene”: “È un piatto caldo che inizi a mangiare,
e lo trovi freddo”. Nonostante tutto, i rapporti restano sereni: “Ci vogliamo un
gran bene, cerchiamo di rimanere uniti per amore di Mattia”, il loro figlio.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, all’attrice spetteranno 6000 euro al
mese e la possibilità di vivere con Mattia nella villa di famiglia a Roma Sud.
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L'articolo “Forse un amore si perdona, un’amica mai. Soprattutto se cerca di
rubarti il marito”: lo sfogo di Manuela Arcuri a Le Iene proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tony Effe si racconta a Nicolò De Divitiis durante lo speciale che il programma
“Le Iene” ha realizzato in occasione del Festival di Sanremo. Il rapper affronta
diverse questioni private, a partire dal rapporto con la figlia Priscilla e la
relazione con Giulia De Lellis.
IL RAPPORTO CON LA FIGLIA PRISCILLA
“State con i vostri bambini, soprattutto quando sono piccoli perché lo saranno
una sola volta nella vita. Se ti perdi quel momento è finita”, dice Tony Effe
alle telecamere di Italia 1. “Io sto tutti i giorni con mia figlia, tutti. In
questo momento sono molto concentrato sulla famiglia” fa sapere. Merito anche
della compagna, l’influencer Giulia De Lellis, che Tony descrive con queste
parole: “Lei è una ragazza con la testa sulle spalle: è super brava e mi ha
migliorato tanto su tutto, soprattutto sul rapportarsi con la gente e come
gestire i sentimenti e le emozioni”.
TONY EFFE E GIULIA DE LELLIS, MATRIMONIO IN VISTA?
A De Devitiis che gli chiede se il matrimonio sia nei loro progetti, l’artista
ammette: “Lei vorrebbe tanto sposarsi, io non vorrei perché non mi piace stare
al centro dell’attenzione, non mi piace fare le feste, mi mette l’ansia”. Il
capitolo però non è chiuso, stando a quanto affermato in conclusione da Tony
Effe: “È un dibattito che andrà avanti per molto tempo”. Chi tra i due cederà?
L'articolo “Giulia De Lellis vorrebbe sposarsi, io no, ecco perché”: così Tony
Effe sul matrimonio con l’influencer proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dalla fede che per lui “da zero a diciannove anni la fede per me è stata il
centro di tutto” (“ora mi trovo in un “trentennio di sospensione, verso aprile
2031 riprenderò in mano l’argomento. Nel frattempo la religione mi è
indifferente”), a quella clip su Facebook del 2019 che lo ha reso noto. Uno dei
riferimenti della comicità di oggi, Eleazaro Rossi, si è raccontato in una
ricchissima intervista a Fanpage.
Quello fu talento o un colpo di fortuna? “Colpo di culo. Tutto è un colpo di
culo. Nessuno merita davvero qualcosa. Tutto quello che ottieni lo ottieni per
puro caso, devi ringraziare il cielo e sperare che duri più a lungo possibile.
Colpo di scena: non dura quasi mai. Sono convinto che opporre il concetto di
merito, di fatica, di impegno a quello di fortuna abbia una funzione sociale,
che sia necessario per tenere su la baracca, credo che sia una strategia
opportuna per far girare la ruota dentata. Non esiste il libero arbitrio e non
esiste il merito, esistono solo degli stimoli chimici che ci governano nella
speranza di traghettare più materiale genetico possibile più avanti nel tempo
possibile. Siamo solo dei corrieri. Comunque quella clip fece quattro milioni di
visualizzazioni, non uno, certo che sono diventato un punto di riferimento, ci
mancherebbe pure, me lo meritavo“.
Insomma, da questa risposta si capisce quanto densa sia l’intervista. “Stand Up
Comedy” su Comedy Central lo ha lasciato perché “non è che non piace a me, non
piace a nessuno. Anno dopo anno è sempre un po’ peggio nonostante ci investano
fior di quattrini e i comici facciano a spintoni per andarci quasi gratis. La
logica con cui vengono selezionati i partecipanti è: dobbiamo prenderne uno per
ogni categoria umana esistente. Parola d’ordine: coprire le nicchie. Il dialogo
tra autori è questo: ‘Ci manca un comico zoppo con due caz*i0, ‘ne ho trovato
uno in un penitenziario di Ulan Bator’, ‘fa ridere?’, ‘ma chissene frega se fa
ridere, coglione!'”. Gli piace invece “Street Credibility” perché i comici “sono
stati scelti perché facevano ridere, non per le loro storie struggenti o le
abitudini private o la categoria a cui appartengono”.
E restando in tema di programmi tv, la sua esperienza a Le Iene la descrive
così: “Ho appena smesso. Gli impegni a teatro e quelli in televisione non
potevano più sovrapporsi, non aveva più un senso economico e soprattutto di
economia del tempo. In ogni caso non facevo lo stand-up comedian a Le Iene,
facevo letteralmente il pagliaccio. Cosa, devo dire, anche divertente. C’è stato
un tentativo di fare monologhi nelle prime due stagioni ma è fallito, i limiti
sono totali e non è né colpa del programma, in cui in realtà mi sono trovato
molto bene, né colpa mia. Ripetiamolo tutti insieme: la televisione serve a
vendere gli spazi pubblicitari. Le Iene mi hanno dato uno stipendio in un
periodo della mia carriera in cui mi faceva comodo avere un paracadute e per
questo gli sarò sempre grato, essere pagati per divertirsi coi propri amici è
una bella fortuna”.
Si parla di comicità italiana e di satira, ma che del tempo che passa: “Piango
in continuazione. Per i film, per la musica, per i pensieri che ho. Più
invecchio e più piango. Paul D. Genovese dice che è perché mi sta calando il
testosterone, ma lui ha un testicolo solo quindi è praticamente una donna. Non
lo so, sono una persona malinconica ma credo che ci sia una punta di felicità
nella malinconia, se hai messo un po’ di soldi da parte. Se non hai messo un po’
di soldi da parte, nessuna punta di felicità”.
L'articolo “Tutto è un colpo di culo. Nessuno merita davvero qualcosa. Devi
sperare che duri il più a lungo possibile. Colpo di scena: non dura quasi mai…”:
l’ironia di Eleazaro Rossi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Vincenzo Schettini, reduce dalla partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo
2026, ancora nell’occhio del ciclone. Il docente pugliese, youtuber e
divulgatore scientifico, diventato famoso per il suo progetto di lezioni online
“La Fisica che ci piace”, respinge al mittente l’accusa di pretendere dagli
studenti visualizzazioni, in cambio di voti più alti. Su di lui, del resto,
nessuna segnalazione risulta arrivata al momento all’ufficio scolastico
regionale.
“Sono stato frainteso, credo che siano stati travisati un termine e il tono,
quando ho detto che ‘costringevò i miei studenti a seguire le mie live: non ho
mai costretto nessuno, il tono era ironico, suppongo che probabilmente quello
sia stato frainteso” dice Schettini, che collega gli attacchi social, arrivati
da anonimi ex studenti, alle dichiarazioni rilasciate qualche settimana fa al
podcast BSMT di Gianluca Gazzoli.
“Se io avessi veramente costretto i miei studenti, – dice – specialmente con
l’attenzione che i genitori hanno nei confronti della scuola, sarebbe arrivata
una lamentela, una segnalazione. A scuola in questi anni non è arrivato su di me
mai niente, se non lodi e, anche in questi giorni, ho ricevuto solo attestazioni
di solidarietà, manifestazioni di affetto bellissime. Quando sono uscito ieri da
scuola, i ragazzi erano tutti lì ad applaudirmi”.
Schettini ha rilasciato un’intervista a Le Iene dopo l’ondata di polemiche che
lo ha visto protagonista. “Erano dei compiti a casa, che loro dovevano fare,
però non c’era nessuna forma di costrizione – ha affermato – Cioè, era un modo
per dire ‘fate i compiti’. Come far lavorare il ragazzo? Esiste la libertà di
insegnamento. Un video, per andare virale, ha bisogno di decine, centinaia di
migliaia di interazioni. Ma questo io lo so oggi. In quel momento era uno
sperimentare“.
Schettini ha poi spiegato che l’idea di creare un canale YouTube è nata seguendo
le lezioni di un’insegnante americana: “Io ho fondato il canale YouTube nel
2015. Ma questa cosa viene fuori da quello che io ho osservato in rete: una
teacher americana, il canale si chiama Speak english with Vanessa, che faceva
queste lezioni, faceva le live. Mi sono innamorato di questo modo di fare. E nel
frattempo a scuola mi ero accorto che i ragazzi erano in rete. Io sono entrato
là e ho portato le lezioni di fisica. L’incentivo, il premio, era voluto
affinché loro studiassero. Era fare un dopo scuola ai miei ragazzi senza
chiedere una lira di dopo scuola. Ma che c’è di sbagliato in questo?”.
E ancora: “Io ero e sono orgoglioso, entusiasta di aver dato il là a un nuovo
modo di raccontare la lezione, anche attraverso la classe. Un docente a scuola
non è un docente di materia, è un prof che ti deve anche far venire il desiderio
di dire: e se io un domani dovessi diventare un content creator di contenuti di
cultura e non di fesserie? In quegli anni io o non monetizzavo o monetizzavo una
cifra ridicola“.
Il giornalista de Le Iene Daniele Bonistalli ha analizzato i dati del canale
YouTube: “Nel 2016, quasi 4mila visualizzazioni, zero euro; nel 2017, con 30mila
visualizzazioni, 8,41 euro; nel 2018, con 181mila visualizzazioni, 174,81 euro”.
Ma 104 video sono scomparsi dal canale YouTube: “Mi sono fatto prendere dal
panico . Hai presente quando c’è il vigile che alza la paletta e tu, anche se
hai tutto apposto, ti prende un colpo? Mi è successo quello. Ho pensato che ci
potesse essere modo per spegnere una parte della polemica. E sono proprio stato
ingenuo, perché dovevo capirlo che un’ora dopo qualcuno se ne sarebbe accorto.
Che sofferenza è stata togliere quei video, perché sono i video più belli della
mia didattica, del mio metodo, per far capire a chi guardava quei video che la
scuola è bella. Fortunatamente li ho tutti salvati e li ripubblicherò. Invito a
giudicarmi dopo averli visti. Guardateli, guastatevi queste lezioni. E mettete
like”.
L'articolo “Voti in cambio di like e visualizzazioni? Era un modo per dire ‘fate
i compiti’. Esiste la libertà di insegnamento”: il professor Schettini rimbalza
le accuse proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il filo che collega il clan Contini al mondo delle truffe assicurative passava
per lo studio dell’avvocato Salvatore D’Antonio. Penalista, nonché
professionista che “si è adoperato per assicurare al clan Contini il
raggiungimento dei propri obiettivi strategici e il rafforzamento della propria
presenza sul territorio, nella piena consapevolezza di operare per il sodalizio
e di fornire un contributo in tal senso rilevante”, scrive il Gip di Napoli
nella parte di motivazione dell’arresto per concorso esterno in associazione
camorristica nell’ambito dell’indagine che ha portato a quattro arresti per
infiltrazioni nell’ospedale San Giovanni Bosco.
Nel provvedimento si fa riferimento a un’intercettazione in cui D’Antonio
ammette che il bar dell’ospedale era un’appendice della cosca. Risale al gennaio
2019. “Diciamo che loro pure furono arrestati sequestro delle società li ho
difesi io, pure sono stati assolti, perché loro ritenevano che all’interno
praticamente della come si chiama di questo bar e cose venisse gestito dalla
camorra del Clan Contini , è vero, così è, cioè io prima del sequestro già
conoscevo la avvenivano proprio i ……. poi parlano di altri assistiti di
D’Antonio”.
C’è ne è un’altra in cui D’Antonio preannuncia una denuncia alle Iene. Gli
inviati del programma di Italia 1 stanno ficcando il naso nella gestione del bar
all’ospedale San Giovanni Bosco. Erano andati lì per fare domande al gestore,
Salvatore De Rosa, per chiedergli se aveva appartenenze con la camorra. È il
30.11.2018 e l’avvocato ne parla con N. B., perito assicurativo al centro di
numerose frodi assicurative riportate nell’ordinanza. Il Gip ne ha respinto la
richiesta di arresto per concorso esterno, ritenendo il suo contributo agli
interessi della cosca datato, e limitato nel tempo.
Avvocato D’Antonio: Che è successo? ( con tono allarmato)
N. B.: Fai finta che non sai niente, stammi a sentire, “le Iene”,mi senti?
Avvocato D’Antonio: eh
N. B.: eh, sono andate nel San Giovanni Bosco (ospedale ndr) hanno acchiappato a
Salvatore De Rosa, gli hanno detto: “è vero che lei ha appartenenze con la
camorra?” “io sono di passaggio qua!”(risposta di De Rosa al giornalista ndr),
“ma come siete di passaggio, siete il proprietario del bar perché dite che siete
di passaggio?”(giornalista ndr)
Avvocato D’Antonio: veramente?
N. B: eh fai finta che non sai niente, perché quello ti chiama sicuramente, a me
me l’hanno detto mi hanno chiamato quella ragazza,no?mi ha chiamato e mi ha
detto “nunzio è successo un bordello hanno detto vicino a Salvatore , gli hanno
detto così,hai capito, questo è uno smacco malamente, sto fatto,eh perché tu hai
fatto riaprire il bar che quelli hanno detto che era una cosa con i Contini
Avvocato D’Antonio: Vabbè facciamo una denuncia alle “Iene”
N.B.: eh si deve fare la denuncia immediatamente.
N. B. è accusato pure di essere capo e promotore di un’associazione a delinquere
dedita alle truffe assicurative insieme a Salvatore De Rosa, l’uomo del bar
dell’ospedale. Nelle circa 2000 pagine dell’inchiesta – frutto nel nucleo
investigativo dei carabinieri e del nucleo Pef della Finanza di Napoli – viene
ricostruito un modus operandi collaudato e stratificato. Un lavoro fatto di
falsi testimoni e di accordi con liquidatori coi quali stabilire patti
“commerciali” (incassavano il 10% dell’importo dietro la certezza della chiusura
positiva della pratica).
N. B. e l’avvocato D’Antonio erano in contatto per lucrare su pratiche
assicurative del “fondo vittime per la strada e non solo”. L’ordinanza è piena
di intercettazioni dalle quali traspare “uno stabile rapporto di affari (…) già
da solo singolare visto che quest’ultimo si occupa esclusivamente, almeno in
apparenza, di diritto penale”. Una di queste conversazioni farebbe emergere la
“spregiudicatezza” di D’Antonio che, a proposito di un altro avvocato, dice: “io
non l’ho fatto picchiare da Michele Contini… (suo amico e parente del boss
Edoardo Contini, ndr)… non l’ho fatto picchiare dai camorristi e gli ho fatto
gestire le pratiche a lui che ha litigato con tutti…”.
L'articolo “Consapevole di lavorare per il clan”, in carcere l’avvocato dei
Contini e delle truffe alle assicurazioni. Voleva denunciare le Iene proviene da
Il Fatto Quotidiano.
“Mi hanno visto morire e poi mi hanno visto rinascere”. Blind si confessa nel
monologo a “Le iene“. Il finalista di “X Factor 2020” racconta il periodo
difficile vissuto dopo il talent di Sky, quando la strada per lui sembrava
spianata verso il successo. Invece, nel giro di pochi mesi, i riflettori su di
lui si sono spenti. “Pensavo di essere arrivato, scrivevo, ora sono qua in alto,
ma erano solo cazzate” racconta. “Da zero a 100 è incredibile, pazzesco, una
droga, ma da 100 a 0 ti fai male, molto male: successo, amicizie sbagliate,
manager sbagliati che mi hanno mangiato soldi energia e fiducia. Resti solo”.
DAL MATRIMONIO FALLITO ALLA RINASCITA, FINO A SANREMO
A quel punto il rapper si è rifugiato in un amore che è sfociato nel matrimonio,
ma anche quello è naufragato: “Ho puntato tutto su un matrimonio che mi ha
allontanato dalla mia famiglia, da mia madre che non ho visto per 4 anni. Poi il
matrimonio finisce, ti senti vuoto, non credi più nelle persone e nell’amore”.
Proprio nel momento peggiore, però, sulla strada di Blind si è palesata la
possibilità di ricominciare. “Un giorno seduto in un bar quando non ti aspetti
più niente un cagnolino mi viene incontro, dietro di lui c’era un uomo, il mio
nuovo manager, da lì tutta la mia vita è cambiata, la persona giusta“.
L’artista, che sarà tra le Nuove Proposte di Sanremo 2026 come membro di un
inedito terzetto formato da lui, El Ma e Soniko, conclude così il proprio
intervento: “Ho capito una cosa: ci si può perdere ma si può sempre tornare.
Essere in difficoltà non vuol dire aver fallito ma averci provato. Cadere,
rialzarsi e rinascere”.
L'articolo “Quando è finito il matrimonio mi sono sentito vuoto, non credevo più
in niente. Un giorno un cagnolino mi è venuto incontro, dietro di lui c’era un
uomo e la mia vita è cambiata”: così Blind proviene da Il Fatto Quotidiano.
Alice De André e il peso di un cognome che può essere ingombrante. Ne parla la
diretta interessata in un monologo a “Le Iene”, nella puntata in onda domenica
15 febbraio su Italia 1. La nipote di Faber racconta le difficoltà e i
preconcetti vissuti mentre dava forma al proprio percorso, distante da quello
del nonno e del padre.
“Mi chiamo Alice e nella vita faccio l’attrice, la conduttrice e la comica,
spesso in modo involontario. E sono De André. Quando dici De André in Italia non
stai solo dicendo un cognome, stai accendendo un cero votivo” dice guardando
fissa in camera. “Nipote di Fabrizio, figlia di Cristiano, per molti l’ennesimo
prodotto della linea De André & co. Solo che non canto. ‘Ma come? Non canti?’
No, non è una tradizione di famiglia, non siamo un salumificio“. E prosegue:
“Dire che sei una De André e non canti è inconcepibile, è come scoprire che il
figlio del fornaio è celiaco. Quando hai un cognome sacro la gente ti guarda
come se fossi un trailer. ‘Si ok tutto bello ma quando arriva suo nonno?'”.
La 26enne spiega che i familiari le avevano suggerito di usare uno pseudonimo.
Opzione che la diretta interessata ha scartato dopo averla vagliata: “Perché
rinunciare a una cosa così bella? Per paura? Sono De André ma prima di tutto
sono Alice e Alice può essere tante cose, ma per impararlo sono dovuta uscire da
quella scatola in cui mi hanno voluta mettere, con dentro mandolini, sigarette e
vicoli di Genova“. E chiosa: “Adesso posso dire: ‘Sono Alice, piacere, e non
canto De André'”.
L'articolo “Mi chiamo Alice De André ma non canto. Non è una tradizione di
famiglia, non siamo un salumificio. I miei volevano usassi uno pseudonimo”: il
monologo a “Le Iene” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giulia Stabile, ballerina, vincitrice di “Amici 20” e conduttrice di “Tu si que
vales” si è raccontata a Londra, dove attualmente vive, per 48 ore a “Le Iene“.
Dal successo alle offese sui social: attacchi al fisico e al talento. “Qui (a
Londra, ndr) c’è un’altra mentalità. – ha affermato Stabile – Nell’ultimo
periodo in Italia, per esempio, sono stata giudicata tanto esteticamente, sul
mio corpo… Non riuscivo più a capire se non mi piacevo io perché non mi piacevo
io o perché non piacevo agli altri”.
Il ricordo poi va alla vittoria ad Amici: “Mi davano dell’oca per la mia risata.
Dicevano che non me la meritavo, che avrebbe dovuto vincere Sangiovanni. Nei
momenti di buio faccio fatica a vedere ciò che c’è di buono in me e intorno a
me. Non riuscivo più a capire se non mi piacevo io o se ero io a non piacere
agli altri. La terapia? Mi ha permesso di guardarmi con occhi diversi”.
E ancora: “Non mi piaccio sempre allo specchio. Le labbra non sono in
proporzione con i miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho questi denti
molto particolari. Cambierei un po’ tutto, ma allo stesso tempo non vorrei mai
cambiare. Anche se tutti mi dicessero che sono bella, purtroppo ascolterei
sempre quella che mi dice che non lo sono. Ho una mente un po’ autodistruttiva”.
Il percorso non è stato facile per la ballerina e conduttrice: “Una ragazza ha
imitato la mia risata e mi ha detto: ‘Prima di ridere sistemati i denti’. Da
quel momento ho smesso di aprire la bocca, anche per parlare. Ho detto ai miei
genitori che volevo mettere l’apparecchio. Mi hanno fatto credere di non andare
bene, di avere qualche chilo di troppo per fare la ballerina. Sono in salute e
mi alleno ogni giorno, anche senza la tartaruga. Se dieci persone mi dicono che
sono bella e una che non lo sono, io ascolterò sempre quella”.
E poi l’incontro con Maria De Filippi: “Mi chiedono spesso come sarebbe stata la
mia vita senza Maria e mi dicono: ‘Ringraziala, raccomandata’. In realtà non
l’ho mai fatto per vergogna: ‘grazie perché hai visto qualcosa in me che anche
io dovevo vedere. Mi hai ricordato che sono brava’”. Interpellata al telefono la
conduttrice di “Amici” ha detto: “Giulia è proprio buona, a volte anche un po’
‘tonta’ da quanto è buona. E poi soffre sempre per amore”.
L'articolo “Non mi piaccio sempre. Le labbra non sono in proporzione coi miei
denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho una mente un po’ autodistruttiva”:
così Giulia Stabile proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stata una diffamazione aggravata l’aver insinuato, nel corso di uno speciale
televisivo de Le Iene, un possibile coinvolgimento di Stefania Cappa
nell’omicidio della cugina Chiara Poggi. Lo scrive nero su bianco la giudice
della III sezione penale di Milano, Sara Faldini, nelle motivazioni della
sentenza con cui, a fine aprile 2025, ha condannato l’autore del servizio
Riccardo Festinese e il conduttore Alessandro De Giuseppe. La notizia del
verdetto emerge solo oggi dopo che il programma di Italia è ritornato con
insistenza sul caso e riproponendo quella che è stata sempre solo una boutade
giornalistica, priva di qualsiasi appiglio in qualsiasi delle inchieste aperte
sul delitto di Garlasco.
Il servizio incriminato, andato in onda nel maggio 2022 con il titolo “Speciale
Le Iene, delitto di Garlasco, la verità di Alberto Stasi”, secondo la giudice ha
“evidentemente” portato lo spettatore a ritenere che Stefania Cappa potesse
avere avuto un ruolo nell’omicidio della studentessa, avvenuto il 13 agosto
2007. Un’insinuazione realizzata, in particolare, attraverso il richiamo alle
dichiarazioni dell’operaio Marco Muschitta, già ritenute “assolutamente
inattendibili” dal giudice per l’udienza preliminare di Vigevano nella prima
sentenza del 2009 che aveva assolto Alberto Stasi.
Per questi fatti, i due imputati sono stati condannati a una multa di 500 euro
ciascuno e al risarcimento della parte civile, Stefania Cappa, assistita dagli
avvocati Gabriele Casartelli e Matteo Bandello, con una provvisionale di 10mila
euro. Le motivazioni della sentenza, depositate a fine ottobre, sono state rese
note solo ora. Secondo la giudice, il programma ha fornito una “rappresentazione
parziale” dei fatti, omettendo di chiarire che le dichiarazioni di Muschitta
erano state giudicate inutilizzabili e prive di rilevanza probatoria. Le
sentenze, sia di assoluzione sia di condanna nei confronti di Stasi, “nemmeno
analizzano” quelle dichiarazioni, proprio a dimostrazione della loro
irrilevanza. Stefania Cappa, viene ribadito, “non è mai stata indagata” per
l’omicidio.
Il procedimento per diffamazione, chiarisce il provvedimento, è del tutto
distinto dalla complessità della vicenda giudiziaria del caso Garlasco: restano
fuori dal processo le presunte criticità del procedimento a carico di Stasi,
condannato in via definitiva, così come la recente riapertura delle indagini che
vede Andrea Sempio nuovamente indagato dalla Procura di Pavia. La giudice ha
inoltre sottolineato come il servizio fosse costruito in modo tale da provocare
una reazione emotiva nella donna, pur riconoscendo che Stefania Cappa mantenne
un atteggiamento “deciso ma pacato”.
Nonostante la condanna, Le Iene sono tornate a occuparsi del caso Garlasco
nell’ultima puntata, presentando due presunte testimonianze inedite su presenze
nei pressi della villetta dei Poggi la mattina del delitto. Due testimonianze
che – se veritiere e confermate secondo il programma – potrebbero dare sostanza
alla testimonianza dell’operaio Marco Muschitta, che aveva detto di aver visto
uscire, quella mattina, da via Pascoli, dove si trova la casa dei Poggi, una
ragazza bionda in bici. Deposizione che, appunto, è stata dichiarata
inattendibile dagli inquirenti e dai giudici. In apertura di trasmissione, gli
autori hanno precisato di essere stati condannati in primo grado per
diffamazione nei confronti della famiglia Cappa e di aver presentato ricorso in
appello, ribadendo la volontà di proseguire l’inchiesta giornalistica.
L'articolo Delitto di Garlasco, “Le Iene” condannate per diffamazione aggravata:
“Insinuato il coinvolgimento di Stefania Cappa” proviene da Il Fatto Quotidiano.