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“Avevo scelto di congelare gli ovuli perché non sentivo il famoso orologio biologico. Poi a sorpresa è arrivata Amanda”: il racconto della Iena Nina Palmieri
Nina Palmieri (all’anagrafe Giovanna Palmieri) è uno dei volti storici de “Le Iene”, giornalista, autrice televisiva e conduttrice si occupa spesso di inchieste legate a temi sociali e diritti civili. Ieri, 21 marzo, Palmieri si è raccontata nel salotto di “Verissimo” soprattutto per attraversare tutte le tappe che hanno portato alla nascita della figlia Amanda, nel 2017. “Amanda è veramente la mia ricchezza, la mia luce”, afferma l’inviata che ricorda di essere diventata mamma a 41 anni, un caso. “Prima di avere Amanda, avevo scelto di congelare gli ovuli. – ha spiegato a Silvia Toffanin – Avevo un compagno, che non è il papà di Amanda, ma non sentivo il famoso orologio biologico. Ho pensato però che, se mi fosse venuto il desiderio di diventare mamma e non ci sarei riuscita in futuro, l’avrei vissuto con tristezza e ansia”. Poi la grande sorpresa con il test di gravidanza positivo: “Amanda non è stata una scelta. Io che avevo scelto di programmare, congelando gli ovuli, alla fine sono stata sorpresa. Amanda è arrivata naturalmente, in modo inaspettato e folle. Conoscevo il papà di Amanda da pochissimo tempo, quando ho scoperto di essere incinta. Ho dovuto riorganizzare una vita complessa, ma ho imparato a essere la sua mamma e lo sto imparando ancora ogni giorno”. L'articolo “Avevo scelto di congelare gli ovuli perché non sentivo il famoso orologio biologico. Poi a sorpresa è arrivata Amanda”: il racconto della Iena Nina Palmieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Maternità
Le Iene
“Forse un amore si perdona, un’amica mai. Soprattutto se cerca di rubarti il marito”: lo sfogo di Manuela Arcuri a Le Iene
Manuela Arcuri ha scelto Le Iene per parlare di un tradimento difficile da digerire, quello di un’amica fidata che, secondo l’attrice, ha provato a “rubarle” il marito. Durante il monologo andato in onda nella puntata di ieri sera, mercoledì 18 marzo, si è rivolta direttamente alla persona che l’ha delusa: “Nella vita di ognuno di noi arriva un momento in cui capisci che da solo non ce la farai. Un momento in cui senti il bisogno di chiedere aiuto, di avere un’amica che ti consigli e che ti sostenga quando senti che ti tremano le gambe. Ecco, ora immaginate che quell’amica vi tradisca. A me è successo”. L’attrice ha raccontato di aver confidato i suoi segreti e le sue paure legate alla crisi con il marito Giovanni Di Gianfrancesco proprio a chi poi l’ha ferita: “Proprio la persona a cui avevo svelato ogni mio segreto, tutte le mie ansie, tutte le mie paure. E proprio lei ha deciso di farmi del male. Ho vissuto quel tradimento come una perdita, un lutto, un delirio in cui continuavo a chiedermi: perché, ma perché? Non ho mai trovato una risposta o un senso. Tante volte ho sognato di restituire tutto il dolore che avevo provato. Poi però mi sono guardata allo specchio e mi sono ricordata di essere migliore di lei. E che quel tradimento era servito per farmi capire chi fosse veramente lei”. Il monologo si è concluso con un messaggio chiaro e diretto alla sua ormai ex amica: “Mia cara amica, forse non ci crederai, ma io oggi mi sento più forte di prima. E sono di nuovo pronta a fidarmi, a credere ancora e a ricominciare. Perdonare? Forse. Forse un amore si può perdonare, ma un’amica mai. Soprattutto se cerca di rubarti il marito”. MANUELA ARCURI RACCONTA LA FINE DEL MATRIMONIO DOPO 13 ANNI Nel frattempo, Manuela Arcuri sembra aver chiuso definitivamente il capitolo della separazione da Giovanni Di Gianfrancesco , dopo 13 anni insieme. Alla trasmissione Verissimo ha spiegato che la complicità di coppia si era lentamente dissolta, “senza neanche accorgersene”: “È un piatto caldo che inizi a mangiare, e lo trovi freddo”. Nonostante tutto, i rapporti restano sereni: “Ci vogliamo un gran bene, cerchiamo di rimanere uniti per amore di Mattia”, il loro figlio. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, all’attrice spetteranno 6000 euro al mese e la possibilità di vivere con Mattia nella villa di famiglia a Roma Sud. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Le Iene (@redazioneiene) L'articolo “Forse un amore si perdona, un’amica mai. Soprattutto se cerca di rubarti il marito”: lo sfogo di Manuela Arcuri a Le Iene proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Giulia De Lellis vorrebbe sposarsi, io no, ecco perché”: così Tony Effe sul matrimonio con l’influencer
Tony Effe si racconta a Nicolò De Divitiis durante lo speciale che il programma “Le Iene” ha realizzato in occasione del Festival di Sanremo. Il rapper affronta diverse questioni private, a partire dal rapporto con la figlia Priscilla e la relazione con Giulia De Lellis. IL RAPPORTO CON LA FIGLIA PRISCILLA “State con i vostri bambini, soprattutto quando sono piccoli perché lo saranno una sola volta nella vita. Se ti perdi quel momento è finita”, dice Tony Effe alle telecamere di Italia 1. “Io sto tutti i giorni con mia figlia, tutti. In questo momento sono molto concentrato sulla famiglia” fa sapere. Merito anche della compagna, l’influencer Giulia De Lellis, che Tony descrive con queste parole: “Lei è una ragazza con la testa sulle spalle: è super brava e mi ha migliorato tanto su tutto, soprattutto sul rapportarsi con la gente e come gestire i sentimenti e le emozioni”. TONY EFFE E GIULIA DE LELLIS, MATRIMONIO IN VISTA? A De Devitiis che gli chiede se il matrimonio sia nei loro progetti, l’artista ammette: “Lei vorrebbe tanto sposarsi, io non vorrei perché non mi piace stare al centro dell’attenzione, non mi piace fare le feste, mi mette l’ansia”. Il capitolo però non è chiuso, stando a quanto affermato in conclusione da Tony Effe: “È un dibattito che andrà avanti per molto tempo”. Chi tra i due cederà? L'articolo “Giulia De Lellis vorrebbe sposarsi, io no, ecco perché”: così Tony Effe sul matrimonio con l’influencer proviene da Il Fatto Quotidiano.
Matrimonio
Pettegolino
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“Tutto è un colpo di culo. Nessuno merita davvero qualcosa. Devi sperare che duri il più a lungo possibile. Colpo di scena: non dura quasi mai…”: l’ironia di Eleazaro Rossi
Dalla fede che per lui “da zero a diciannove anni la fede per me è stata il centro di tutto” (“ora mi trovo in un “trentennio di sospensione, verso aprile 2031 riprenderò in mano l’argomento. Nel frattempo la religione mi è indifferente”), a quella clip su Facebook del 2019 che lo ha reso noto. Uno dei riferimenti della comicità di oggi, Eleazaro Rossi, si è raccontato in una ricchissima intervista a Fanpage. Quello fu talento o un colpo di fortuna? “Colpo di culo. Tutto è un colpo di culo. Nessuno merita davvero qualcosa. Tutto quello che ottieni lo ottieni per puro caso, devi ringraziare il cielo e sperare che duri più a lungo possibile. Colpo di scena: non dura quasi mai. Sono convinto che opporre il concetto di merito, di fatica, di impegno a quello di fortuna abbia una funzione sociale, che sia necessario per tenere su la baracca, credo che sia una strategia opportuna per far girare la ruota dentata. Non esiste il libero arbitrio e non esiste il merito, esistono solo degli stimoli chimici che ci governano nella speranza di traghettare più materiale genetico possibile più avanti nel tempo possibile. Siamo solo dei corrieri. Comunque quella clip fece quattro milioni di visualizzazioni, non uno, certo che sono diventato un punto di riferimento, ci mancherebbe pure, me lo meritavo“. Insomma, da questa risposta si capisce quanto densa sia l’intervista. “Stand Up Comedy” su Comedy Central lo ha lasciato perché “non è che non piace a me, non piace a nessuno. Anno dopo anno è sempre un po’ peggio nonostante ci investano fior di quattrini e i comici facciano a spintoni per andarci quasi gratis. La logica con cui vengono selezionati i partecipanti è: dobbiamo prenderne uno per ogni categoria umana esistente. Parola d’ordine: coprire le nicchie. Il dialogo tra autori è questo: ‘Ci manca un comico zoppo con due caz*i0, ‘ne ho trovato uno in un penitenziario di Ulan Bator’, ‘fa ridere?’, ‘ma chissene frega se fa ridere, coglione!'”. Gli piace invece “Street Credibility” perché i comici “sono stati scelti perché facevano ridere, non per le loro storie struggenti o le abitudini private o la categoria a cui appartengono”. E restando in tema di programmi tv, la sua esperienza a Le Iene la descrive così: “Ho appena smesso. Gli impegni a teatro e quelli in televisione non potevano più sovrapporsi, non aveva più un senso economico e soprattutto di economia del tempo. In ogni caso non facevo lo stand-up comedian a Le Iene, facevo letteralmente il pagliaccio. Cosa, devo dire, anche divertente. C’è stato un tentativo di fare monologhi nelle prime due stagioni ma è fallito, i limiti sono totali e non è né colpa del programma, in cui in realtà mi sono trovato molto bene, né colpa mia. Ripetiamolo tutti insieme: la televisione serve a vendere gli spazi pubblicitari. Le Iene mi hanno dato uno stipendio in un periodo della mia carriera in cui mi faceva comodo avere un paracadute e per questo gli sarò sempre grato, essere pagati per divertirsi coi propri amici è una bella fortuna”. Si parla di comicità italiana e di satira, ma che del tempo che passa: “Piango in continuazione. Per i film, per la musica, per i pensieri che ho. Più invecchio e più piango. Paul D. Genovese dice che è perché mi sta calando il testosterone, ma lui ha un testicolo solo quindi è praticamente una donna. Non lo so, sono una persona malinconica ma credo che ci sia una punta di felicità nella malinconia, se hai messo un po’ di soldi da parte. Se non hai messo un po’ di soldi da parte, nessuna punta di felicità”. L'articolo “Tutto è un colpo di culo. Nessuno merita davvero qualcosa. Devi sperare che duri il più a lungo possibile. Colpo di scena: non dura quasi mai…”: l’ironia di Eleazaro Rossi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Le Iene
“Voti in cambio di like e visualizzazioni? Era un modo per dire ‘fate i compiti’. Esiste la libertà di insegnamento”: il professor Schettini rimbalza le accuse
Vincenzo Schettini, reduce dalla partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo 2026, ancora nell’occhio del ciclone. Il docente pugliese, youtuber e divulgatore scientifico, diventato famoso per il suo progetto di lezioni online “La Fisica che ci piace”, respinge al mittente l’accusa di pretendere dagli studenti visualizzazioni, in cambio di voti più alti. Su di lui, del resto, nessuna segnalazione risulta arrivata al momento all’ufficio scolastico regionale. “Sono stato frainteso, credo che siano stati travisati un termine e il tono, quando ho detto che ‘costringevò i miei studenti a seguire le mie live: non ho mai costretto nessuno, il tono era ironico, suppongo che probabilmente quello sia stato frainteso” dice Schettini, che collega gli attacchi social, arrivati da anonimi ex studenti, alle dichiarazioni rilasciate qualche settimana fa al podcast BSMT di Gianluca Gazzoli. “Se io avessi veramente costretto i miei studenti, – dice – specialmente con l’attenzione che i genitori hanno nei confronti della scuola, sarebbe arrivata una lamentela, una segnalazione. A scuola in questi anni non è arrivato su di me mai niente, se non lodi e, anche in questi giorni, ho ricevuto solo attestazioni di solidarietà, manifestazioni di affetto bellissime. Quando sono uscito ieri da scuola, i ragazzi erano tutti lì ad applaudirmi”. Schettini ha rilasciato un’intervista a Le Iene dopo l’ondata di polemiche che lo ha visto protagonista. “Erano dei compiti a casa, che loro dovevano fare, però non c’era nessuna forma di costrizione – ha affermato – Cioè, era un modo per dire ‘fate i compiti’. Come far lavorare il ragazzo? Esiste la libertà di insegnamento. Un video, per andare virale, ha bisogno di decine, centinaia di migliaia di interazioni. Ma questo io lo so oggi. In quel momento era uno sperimentare“. Schettini ha poi spiegato che l’idea di creare un canale YouTube è nata seguendo le lezioni di un’insegnante americana: “Io ho fondato il canale YouTube nel 2015. Ma questa cosa viene fuori da quello che io ho osservato in rete: una teacher americana, il canale si chiama Speak english with Vanessa, che faceva queste lezioni, faceva le live. Mi sono innamorato di questo modo di fare. E nel frattempo a scuola mi ero accorto che i ragazzi erano in rete. Io sono entrato là e ho portato le lezioni di fisica. L’incentivo, il premio, era voluto affinché loro studiassero. Era fare un dopo scuola ai miei ragazzi senza chiedere una lira di dopo scuola. Ma che c’è di sbagliato in questo?”. E ancora: “Io ero e sono orgoglioso, entusiasta di aver dato il là a un nuovo modo di raccontare la lezione, anche attraverso la classe. Un docente a scuola non è un docente di materia, è un prof che ti deve anche far venire il desiderio di dire: e se io un domani dovessi diventare un content creator di contenuti di cultura e non di fesserie? In quegli anni io o non monetizzavo o monetizzavo una cifra ridicola“. Il giornalista de Le Iene Daniele Bonistalli ha analizzato i dati del canale YouTube: “Nel 2016, quasi 4mila visualizzazioni, zero euro; nel 2017, con 30mila visualizzazioni, 8,41 euro; nel 2018, con 181mila visualizzazioni, 174,81 euro”. Ma 104 video sono scomparsi dal canale YouTube: “Mi sono fatto prendere dal panico . Hai presente quando c’è il vigile che alza la paletta e tu, anche se hai tutto apposto, ti prende un colpo? Mi è successo quello. Ho pensato che ci potesse essere modo per spegnere una parte della polemica. E sono proprio stato ingenuo, perché dovevo capirlo che un’ora dopo qualcuno se ne sarebbe accorto. Che sofferenza è stata togliere quei video, perché sono i video più belli della mia didattica, del mio metodo, per far capire a chi guardava quei video che la scuola è bella. Fortunatamente li ho tutti salvati e li ripubblicherò. Invito a giudicarmi dopo averli visti. Guardateli, guastatevi queste lezioni. E mettete like”. L'articolo “Voti in cambio di like e visualizzazioni? Era un modo per dire ‘fate i compiti’. Esiste la libertà di insegnamento”: il professor Schettini rimbalza le accuse proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
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Le Iene
“Consapevole di lavorare per il clan”, in carcere l’avvocato dei Contini e delle truffe alle assicurazioni. Voleva denunciare le Iene
Il filo che collega il clan Contini al mondo delle truffe assicurative passava per lo studio dell’avvocato Salvatore D’Antonio. Penalista, nonché professionista che “si è adoperato per assicurare al clan Contini il raggiungimento dei propri obiettivi strategici e il rafforzamento della propria presenza sul territorio, nella piena consapevolezza di operare per il sodalizio e di fornire un contributo in tal senso rilevante”, scrive il Gip di Napoli nella parte di motivazione dell’arresto per concorso esterno in associazione camorristica nell’ambito dell’indagine che ha portato a quattro arresti per infiltrazioni nell’ospedale San Giovanni Bosco. Nel provvedimento si fa riferimento a un’intercettazione in cui D’Antonio ammette che il bar dell’ospedale era un’appendice della cosca. Risale al gennaio 2019. “Diciamo che loro pure furono arrestati sequestro delle società li ho difesi io, pure sono stati assolti, perché loro ritenevano che all’interno praticamente della come si chiama di questo bar e cose venisse gestito dalla camorra del Clan Contini , è vero, così è, cioè io prima del sequestro già conoscevo la avvenivano proprio i ……. poi parlano di altri assistiti di D’Antonio”. C’è ne è un’altra in cui D’Antonio preannuncia una denuncia alle Iene. Gli inviati del programma di Italia 1 stanno ficcando il naso nella gestione del bar all’ospedale San Giovanni Bosco. Erano andati lì per fare domande al gestore, Salvatore De Rosa, per chiedergli se aveva appartenenze con la camorra. È il 30.11.2018 e l’avvocato ne parla con N. B., perito assicurativo al centro di numerose frodi assicurative riportate nell’ordinanza. Il Gip ne ha respinto la richiesta di arresto per concorso esterno, ritenendo il suo contributo agli interessi della cosca datato, e limitato nel tempo. Avvocato D’Antonio: Che è successo? ( con tono allarmato) N. B.: Fai finta che non sai niente, stammi a sentire, “le Iene”,mi senti? Avvocato D’Antonio: eh N. B.: eh, sono andate nel San Giovanni Bosco (ospedale ndr) hanno acchiappato a Salvatore De Rosa, gli hanno detto: “è vero che lei ha appartenenze con la camorra?” “io sono di passaggio qua!”(risposta di De Rosa al giornalista ndr), “ma come siete di passaggio, siete il proprietario del bar perché dite che siete di passaggio?”(giornalista ndr) Avvocato D’Antonio: veramente? N. B: eh fai finta che non sai niente, perché quello ti chiama sicuramente, a me me l’hanno detto mi hanno chiamato quella ragazza,no?mi ha chiamato e mi ha detto “nunzio è successo un bordello hanno detto vicino a Salvatore , gli hanno detto così,hai capito, questo è uno smacco malamente, sto fatto,eh perché tu hai fatto riaprire il bar che quelli hanno detto che era una cosa con i Contini Avvocato D’Antonio: Vabbè facciamo una denuncia alle “Iene” N.B.: eh si deve fare la denuncia immediatamente. N. B. è accusato pure di essere capo e promotore di un’associazione a delinquere dedita alle truffe assicurative insieme a Salvatore De Rosa, l’uomo del bar dell’ospedale. Nelle circa 2000 pagine dell’inchiesta – frutto nel nucleo investigativo dei carabinieri e del nucleo Pef della Finanza di Napoli – viene ricostruito un modus operandi collaudato e stratificato. Un lavoro fatto di falsi testimoni e di accordi con liquidatori coi quali stabilire patti “commerciali” (incassavano il 10% dell’importo dietro la certezza della chiusura positiva della pratica). N. B. e l’avvocato D’Antonio erano in contatto per lucrare su pratiche assicurative del “fondo vittime per la strada e non solo”. L’ordinanza è piena di intercettazioni dalle quali traspare “uno stabile rapporto di affari (…) già da solo singolare visto che quest’ultimo si occupa esclusivamente, almeno in apparenza, di diritto penale”. Una di queste conversazioni farebbe emergere la “spregiudicatezza” di D’Antonio che, a proposito di un altro avvocato, dice: “io non l’ho fatto picchiare da Michele Contini… (suo amico e parente del boss Edoardo Contini, ndr)… non l’ho fatto picchiare dai camorristi e gli ho fatto gestire le pratiche a lui che ha litigato con tutti…”. L'articolo “Consapevole di lavorare per il clan”, in carcere l’avvocato dei Contini e delle truffe alle assicurazioni. Voleva denunciare le Iene proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Quando è finito il matrimonio mi sono sentito vuoto, non credevo più in niente. Un giorno un cagnolino mi è venuto incontro, dietro di lui c’era un uomo e la mia vita è cambiata”: così Blind
“Mi hanno visto morire e poi mi hanno visto rinascere”. Blind si confessa nel monologo a “Le iene“. Il finalista di “X Factor 2020” racconta il periodo difficile vissuto dopo il talent di Sky, quando la strada per lui sembrava spianata verso il successo. Invece, nel giro di pochi mesi, i riflettori su di lui si sono spenti. “Pensavo di essere arrivato, scrivevo, ora sono qua in alto, ma erano solo cazzate” racconta. “Da zero a 100 è incredibile, pazzesco, una droga, ma da 100 a 0 ti fai male, molto male: successo, amicizie sbagliate, manager sbagliati che mi hanno mangiato soldi energia e fiducia. Resti solo”. DAL MATRIMONIO FALLITO ALLA RINASCITA, FINO A SANREMO A quel punto il rapper si è rifugiato in un amore che è sfociato nel matrimonio, ma anche quello è naufragato: “Ho puntato tutto su un matrimonio che mi ha allontanato dalla mia famiglia, da mia madre che non ho visto per 4 anni. Poi il matrimonio finisce, ti senti vuoto, non credi più nelle persone e nell’amore”. Proprio nel momento peggiore, però, sulla strada di Blind si è palesata la possibilità di ricominciare. “Un giorno seduto in un bar quando non ti aspetti più niente un cagnolino mi viene incontro, dietro di lui c’era un uomo, il mio nuovo manager, da lì tutta la mia vita è cambiata, la persona giusta“. L’artista, che sarà tra le Nuove Proposte di Sanremo 2026 come membro di un inedito terzetto formato da lui, El Ma e Soniko, conclude così il proprio intervento: “Ho capito una cosa: ci si può perdere ma si può sempre tornare. Essere in difficoltà non vuol dire aver fallito ma averci provato. Cadere, rialzarsi e rinascere”. L'articolo “Quando è finito il matrimonio mi sono sentito vuoto, non credevo più in niente. Un giorno un cagnolino mi è venuto incontro, dietro di lui c’era un uomo e la mia vita è cambiata”: così Blind proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi chiamo Alice De André ma non canto. Non è una tradizione di famiglia, non siamo un salumificio. I miei volevano usassi uno pseudonimo”: il monologo a “Le Iene”
Alice De André e il peso di un cognome che può essere ingombrante. Ne parla la diretta interessata in un monologo a “Le Iene”, nella puntata in onda domenica 15 febbraio su Italia 1. La nipote di Faber racconta le difficoltà e i preconcetti vissuti mentre dava forma al proprio percorso, distante da quello del nonno e del padre. “Mi chiamo Alice e nella vita faccio l’attrice, la conduttrice e la comica, spesso in modo involontario. E sono De André. Quando dici De André in Italia non stai solo dicendo un cognome, stai accendendo un cero votivo” dice guardando fissa in camera. “Nipote di Fabrizio, figlia di Cristiano, per molti l’ennesimo prodotto della linea De André & co. Solo che non canto. ‘Ma come? Non canti?’ No, non è una tradizione di famiglia, non siamo un salumificio“. E prosegue: “Dire che sei una De André e non canti è inconcepibile, è come scoprire che il figlio del fornaio è celiaco. Quando hai un cognome sacro la gente ti guarda come se fossi un trailer. ‘Si ok tutto bello ma quando arriva suo nonno?'”. La 26enne spiega che i familiari le avevano suggerito di usare uno pseudonimo. Opzione che la diretta interessata ha scartato dopo averla vagliata: “Perché rinunciare a una cosa così bella? Per paura? Sono De André ma prima di tutto sono Alice e Alice può essere tante cose, ma per impararlo sono dovuta uscire da quella scatola in cui mi hanno voluta mettere, con dentro mandolini, sigarette e vicoli di Genova“. E chiosa: “Adesso posso dire: ‘Sono Alice, piacere, e non canto De André'”. L'articolo “Mi chiamo Alice De André ma non canto. Non è una tradizione di famiglia, non siamo un salumificio. I miei volevano usassi uno pseudonimo”: il monologo a “Le Iene” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non mi piaccio sempre. Le labbra non sono in proporzione coi miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho una mente un po’ autodistruttiva”: così Giulia Stabile
Giulia Stabile, ballerina, vincitrice di “Amici 20” e conduttrice di “Tu si que vales” si è raccontata a Londra, dove attualmente vive, per 48 ore a “Le Iene“. Dal successo alle offese sui social: attacchi al fisico e al talento. “Qui (a Londra, ndr) c’è un’altra mentalità. – ha affermato Stabile – Nell’ultimo periodo in Italia, per esempio, sono stata giudicata tanto esteticamente, sul mio corpo… Non riuscivo più a capire se non mi piacevo io perché non mi piacevo io o perché non piacevo agli altri”. Il ricordo poi va alla vittoria ad Amici: “Mi davano dell’oca per la mia risata. Dicevano che non me la meritavo, che avrebbe dovuto vincere Sangiovanni. Nei momenti di buio faccio fatica a vedere ciò che c’è di buono in me e intorno a me. Non riuscivo più a capire se non mi piacevo io o se ero io a non piacere agli altri. La terapia? Mi ha permesso di guardarmi con occhi diversi”. E ancora: “Non mi piaccio sempre allo specchio. Le labbra non sono in proporzione con i miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho questi denti molto particolari. Cambierei un po’ tutto, ma allo stesso tempo non vorrei mai cambiare. Anche se tutti mi dicessero che sono bella, purtroppo ascolterei sempre quella che mi dice che non lo sono. Ho una mente un po’ autodistruttiva”. Il percorso non è stato facile per la ballerina e conduttrice: “Una ragazza ha imitato la mia risata e mi ha detto: ‘Prima di ridere sistemati i denti’. Da quel momento ho smesso di aprire la bocca, anche per parlare. Ho detto ai miei genitori che volevo mettere l’apparecchio. Mi hanno fatto credere di non andare bene, di avere qualche chilo di troppo per fare la ballerina. Sono in salute e mi alleno ogni giorno, anche senza la tartaruga. Se dieci persone mi dicono che sono bella e una che non lo sono, io ascolterò sempre quella”. E poi l’incontro con Maria De Filippi: “Mi chiedono spesso come sarebbe stata la mia vita senza Maria e mi dicono: ‘Ringraziala, raccomandata’. In realtà non l’ho mai fatto per vergogna: ‘grazie perché hai visto qualcosa in me che anche io dovevo vedere. Mi hai ricordato che sono brava’”. Interpellata al telefono la conduttrice di “Amici” ha detto: “Giulia è proprio buona, a volte anche un po’ ‘tonta’ da quanto è buona. E poi soffre sempre per amore”. L'articolo “Non mi piaccio sempre. Le labbra non sono in proporzione coi miei denti, il mio naso lo vedo molto grosso. Ho una mente un po’ autodistruttiva”: così Giulia Stabile proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Delitto di Garlasco, “Le Iene” condannate per diffamazione aggravata: “Insinuato il coinvolgimento di Stefania Cappa”
È stata una diffamazione aggravata l’aver insinuato, nel corso di uno speciale televisivo de Le Iene, un possibile coinvolgimento di Stefania Cappa nell’omicidio della cugina Chiara Poggi. Lo scrive nero su bianco la giudice della III sezione penale di Milano, Sara Faldini, nelle motivazioni della sentenza con cui, a fine aprile 2025, ha condannato l’autore del servizio Riccardo Festinese e il conduttore Alessandro De Giuseppe. La notizia del verdetto emerge solo oggi dopo che il programma di Italia è ritornato con insistenza sul caso e riproponendo quella che è stata sempre solo una boutade giornalistica, priva di qualsiasi appiglio in qualsiasi delle inchieste aperte sul delitto di Garlasco. Il servizio incriminato, andato in onda nel maggio 2022 con il titolo “Speciale Le Iene, delitto di Garlasco, la verità di Alberto Stasi”, secondo la giudice ha “evidentemente” portato lo spettatore a ritenere che Stefania Cappa potesse avere avuto un ruolo nell’omicidio della studentessa, avvenuto il 13 agosto 2007. Un’insinuazione realizzata, in particolare, attraverso il richiamo alle dichiarazioni dell’operaio Marco Muschitta, già ritenute “assolutamente inattendibili” dal giudice per l’udienza preliminare di Vigevano nella prima sentenza del 2009 che aveva assolto Alberto Stasi. Per questi fatti, i due imputati sono stati condannati a una multa di 500 euro ciascuno e al risarcimento della parte civile, Stefania Cappa, assistita dagli avvocati Gabriele Casartelli e Matteo Bandello, con una provvisionale di 10mila euro. Le motivazioni della sentenza, depositate a fine ottobre, sono state rese note solo ora. Secondo la giudice, il programma ha fornito una “rappresentazione parziale” dei fatti, omettendo di chiarire che le dichiarazioni di Muschitta erano state giudicate inutilizzabili e prive di rilevanza probatoria. Le sentenze, sia di assoluzione sia di condanna nei confronti di Stasi, “nemmeno analizzano” quelle dichiarazioni, proprio a dimostrazione della loro irrilevanza. Stefania Cappa, viene ribadito, “non è mai stata indagata” per l’omicidio. Il procedimento per diffamazione, chiarisce il provvedimento, è del tutto distinto dalla complessità della vicenda giudiziaria del caso Garlasco: restano fuori dal processo le presunte criticità del procedimento a carico di Stasi, condannato in via definitiva, così come la recente riapertura delle indagini che vede Andrea Sempio nuovamente indagato dalla Procura di Pavia. La giudice ha inoltre sottolineato come il servizio fosse costruito in modo tale da provocare una reazione emotiva nella donna, pur riconoscendo che Stefania Cappa mantenne un atteggiamento “deciso ma pacato”. Nonostante la condanna, Le Iene sono tornate a occuparsi del caso Garlasco nell’ultima puntata, presentando due presunte testimonianze inedite su presenze nei pressi della villetta dei Poggi la mattina del delitto. Due testimonianze che – se veritiere e confermate secondo il programma – potrebbero dare sostanza alla testimonianza dell’operaio Marco Muschitta, che aveva detto di aver visto uscire, quella mattina, da via Pascoli, dove si trova la casa dei Poggi, una ragazza bionda in bici. Deposizione che, appunto, è stata dichiarata inattendibile dagli inquirenti e dai giudici. In apertura di trasmissione, gli autori hanno precisato di essere stati condannati in primo grado per diffamazione nei confronti della famiglia Cappa e di aver presentato ricorso in appello, ribadendo la volontà di proseguire l’inchiesta giornalistica. L'articolo Delitto di Garlasco, “Le Iene” condannate per diffamazione aggravata: “Insinuato il coinvolgimento di Stefania Cappa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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