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Dossieraggi, il Ros: “Tecnico di Equalize ottenne il certificato penale di Ilaria Salis mentre era ancora in Ungheria”
Nunzio Samuele Calamucci, mente informatica della Equalize di Enrico Pazzali, si è procurato il “certificato del casellario giudiziale” di Ilaria Salis mentre l’insegnante brianzola e attivista antifascista si trovava in carcere in Ungheria. L’11 giugno 2024, tre giorni prima che la donna fosse liberata da Budapest per rientrare in Italia grazie all’immunità perché eletta all’Europarlamento con il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Calamucci ha inviato gli screenshot del casellario penale di Salis a Vincenzo De Marzio, ex carabiniere del Ros ed ex appartenente ai servizi segreti, accusato dalla Procura di Milano di associazione a delinquere e accesso abusivo a sistema informatico nell’inchiesta sulla banda di via Pattari. La circostanza emerge da una nuova informativa del Raggruppamento Operativo Speciale – Reparto Anticrimine di Milano, in cui i militari guidati dal comandante Andrea Ilari notificano al pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Francesco De Tommasi, gli esiti delle analisi sulle copie forensi di tutti i device di Calamucci, ritenuto l’ideatore del sistema “Beyond” per realizzare dossier in cui mixare informazioni lecite e altre acquisite illegalmente. Si tratta complessivamente di 128 Gigabyte di dati, raccolti in una pen-drive, da cui emergono i rapporti di affari di Equalize in particolare con grosse società, pubblica e private, e con i più importanti studi legali d’affari di Milano e d’Italia. Il casellario penale di Salis risulta acquisito il 16 maggio 2024, mentre l’eurodeputata di AVS è ancora in cella in Ungheria per aver preso parte a un presunto pestaggio degli Antifa durante la commemorazione neonazista del “giorno dell’onore” che ogni anno celebra l’opposizione delle SS all’avanzata dell’Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale. E’ in possesso di Calamucci e risulta acquisito attraverso la Procura di Roma, riferisce l’agenzia Lapresse. “Regolarmente pagato” come dimostrerebbe la “marca da bollo”, scrive il Ros di Milano, ma secondo i militari tuttavia “non emerge altro”, da nessun dispositivo o dalle chat agli atti, “per capire il motivo” dell’invio del documento all’ex 007 De Marzio, al centro di molti misteri dell’inchiesta sui dossieraggi e le cyber spie. Di certo in quei giorni, a cavallo fra l’11 giugno 2024 e il 14 giugno 2024 (data del rientro di Salis in Italia dopo 466 nelle carceri magiare), iniziano a essere pubblicati su media e quotidiani notizie e articoli riguardanti i precedenti penali dell’eurodeputata, più volte denunciata anche da Aler, l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale che gestisce le case popolari in Lombardia, per la partecipazione a picchetti anti sfratto e occupazioni abitative. L'articolo Dossieraggi, il Ros: “Tecnico di Equalize ottenne il certificato penale di Ilaria Salis mentre era ancora in Ungheria” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lo scomposto agitarsi di Trump accelera il declino Usa: non tutti i mali vengono per nuocere
Non tutti i mali vengono per nuocere. Il regime fascista e razzista di Trump si sta rendendo colpevole di numerosi crimini all’interno e all’esterno delle frontiere degli Stati Uniti, in quanto costituisce l’ineluttabile prodotto della decadenza profonda e incontenibile del sistema politico ed economico che ha dominato il mondo per oltre ottanta anni. Qualcuno si illude, specialmente all’interno della pavida cosiddetta classe dirigente europea, che si tratti di un fenomeno passeggero. Non è così. Profonda e di lungo periodo è la tendenza, che riguarda l’intero Occidente, verso impianti sociali e politici di netta impronta fascista, basati sull’esclusione di settori crescenti della popolazione e la propaganda suprematista volta a mobilitare altri settori contro nemici più o meno immaginari per coltivare di fatto gli interessi di ristrette classi dominanti. Una delle conseguenze del prevalere di questa tendenza è la fine definitiva di ogni comunanza di interessi e di progetti all’interno del cosiddetto Occidente. La progressiva riduzione dei margini di sfruttamento del resto del mondo concessi all’Occidente obbliga gli Stati Uniti ad abbandonare dispendiose funzioni di rappresentanza e tutela generale della classe dominante globale e provoca l’insorgere di nuove conflittualità in seno al campo occidentale. Difficile ipotizzare quali saranno le prossime tappe dell’innegabile e rovinosa decadenza degli Stati Uniti, se cioè ci sarà l’auspicabile cacciata di Trump e della sua cricca da parte di una sommossa popolare, una guerra civile aperta o strisciante, oppure un consolidamento necessariamente precario del regime autoritario trumpiano, con tratti sicuramente fascisti. Quello che è certo è che, nonostante le più o meno invincibili armate mandate a fare vittime e danni in giro per il mondo, si aggraverà progressivamente e inevitabilmente la marginalizzazione degli Stati Uniti sul piano degli equilibri globali. Marginalizzazione accelerata e peggiorata dallo scomposto agitarsi di Trump che minaccia e insolentisce chiunque, senza guardare in faccia a nessuno, si tratti di Canada, Groenlandia, Messico o altri Paesi ancora, purché in qualche modo a suo giudizio collocabili in quella che considera l’area d’influenza statunitense ovvero brandisce l’arma spuntata dei dazi contro chiunque osi disobbedire ai suoi ordini, si tratti di forniture petrolifere a Cuba o della conservazione dei privilegi riservati ai suoi protetti operanti nei settori delle comunicazioni e dell’intelligenza artificiale. Trump oscilla costantemente tra brutalità militare e aperture al negoziato, ma proprio per questo risulta sempre più inaffidabile. Tale situazione impone lo sganciamento immediato e irreversibile dagli Stati Uniti e la chiusura altrettanto immediata della loro alleanza politica per antonomasia, che è la Nato. Si tratta di un imperativo urgente per l’intera Europa, che deve ristabilire rapporti proficui e cooperativi, nel reciproco interesse, con la Russia e con la Cina, smettendo di sperperare risorse per il riarmo e la guerra. Una scelta di comune buon senso che però risulta contraria agli interessi delle lobby armamentistiche per favorire le quali gli scellerati governi europei e italiani praticano il terrorismo propagandistico più sfacciato. Ma si tratta se possibile di un’urgenza ancora più grande per l’Italia, data la sua collocazione strategica nell’area mediterranea che richiede un’attenzione effettiva alla situazione mediorientale e africana, al di là della burla del Piano Mattei, e la fine delle insensate vendite di armamenti a Israele e ai potentati del Golfo ed altri Stati arabi. Superando l’ignobile sudditanza nei confronti degli Stati Uniti sarà possibile porre fine all’inaccettabile complicità del nostro Paese nel genocidio del popolo palestinese ed operare nello spirito dell’art. 11 della Costituzione per realizzare una pace stabile e duratura basata sul pieno esercizio dei diritti di tale popolo in conformità al diritto internazionale. Va impedita l’omologazione dell’Europa al progetto trumpiano che comporta il definitivo asservimento agli Stati Uniti dal punto di vista delle forniture energetiche e di armamenti e la subordinazione totale alle richieste dei Big Five. Cina e Russia non sono nemici ma partner indispensabili per creare un mondo nuovo che superi definitivamente il colonialismo di stampo occidentale ed europeo che ha segnato in modo estremamente negativo gli ultimi cinque secoli di storia dell’umanità. L’inevitabile e incontenibile emigrazione di massa verso l’Europa deve costituire la base di un nuovo rapporto di cooperazione per attuare uno sviluppo comune coi Paesi di provenienza. Dobbiamo dare tutto il sostegno militante e solidale possibile al popolo statunitense in lotta contro Trump e gli assassini nazifascisti dell’Ice. Com’è evidente occorre quindi con urgenza una vera e propria rivoluzione copernicana, per fare finalmente l’esatto contrario di quello che fanno le nostre attuali classi dominanti, europee o, ancora peggio, italiane. L'articolo Lo scomposto agitarsi di Trump accelera il declino Usa: non tutti i mali vengono per nuocere proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ore incappucciato e ammanettato in una casa di Caracas, poi è iniziata la sessione con la macchina della verità”: Trentini racconta la prigionia a Che tempo che fa
“Mi hanno trasportato in una bella casa di Caracas dove sono stato delle ore incappucciato e ammanettato, in attesa, poi mi hanno portato in una stanza molto calda, dove il funzionario mi ha spiegato il funzionamento, mi ha cominciato a fare delle domande insistendo molto sul terrorismo, sullo spionaggio, sul fatto che sono laureato in storia ha provato a dirmi che il servizio militare in Italia è obbligatorio quindi sicuramente lo avevo fatto, io gli ho spiegato che non è più obbligatorio…Abbiamo avuto un dialogo a volte cordiale a volte meno e poi è iniziata questa sessione con la macchina della verità”. Così Alberto Trentini, tornato in Italia dopo oltre 400 giorni di prigionia in Venezuela, ha raccontato a Che tempo che fa il periodo di detenzione e, in particolare, il momento in cui è stato sottoposto alla macchina della verità. “Sono 12 domande, tre gruppi da quattro, tre sono domande che ti possono incriminare tipo: “sei venuto in Venezuela per rovesciare il regime?” e poi c’è una domanda alla quale devi mentire e lo concordi con l’intervistatore, per esempio: “Hai mai litigato con tuo padre?” e io dovevo dire “No”. Io gli ho chiesto se poteva farmi domande meno ovvie…E in sostanza faceva di tutto per farmi sbagliare, e poi era molto caldo, sudavo, hai dei sensori ai polpastrelli e sul collo…Poi borbottavano tra loro facendosi sentire per innervosirmi. Quello che facevano era giustificare ai miei occhi o a quelli del sistema la mia detenzione”. Contenuti in streaming su discovery+ (www.discoveryplus.it) L'articolo “Ore incappucciato e ammanettato in una casa di Caracas, poi è iniziata la sessione con la macchina della verità”: Trentini racconta la prigionia a Che tempo che fa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Frana di Niscemi, nuovo cedimento di terreno in presa diretta: così il drone cattura il crollo – Video
Nuovo cedimento del terreno sulla parete della scarpata formatasi sotto le case di Niscemi dopo l’enorme frana. Le immagini del collasso catturato in presa diretta durante il volo del drone nella tarda mattinata di domenica 1° febbraio. L'articolo Frana di Niscemi, nuovo cedimento di terreno in presa diretta: così il drone cattura il crollo – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Alunno delle medie minaccia i compagni con il coltello: disarmato dagli insegnanti e denunciato
Una lite a scuola tra alunni. Ma a un certo punto spunta un coltello e il ragazzo che lo brandisce minaccia i compagni. E’ successo in una scuola media alle porte di Bologna. La notizia è stata riportata dal Resto del Carlino: l’episodio risale a qualche giorno fa. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri il ragazzino aveva con sé, probabilmente nell’astuccio, un coltellino artigianale, che aveva costruito da solo. La discussione tra gli studenti è degenerata rapidamente e il ragazzo ha puntato l’arma verso i compagni. Gli insegnanti sono riusciti a disarmarlo e a sequestrare il coltellino, poi hanno chiamato i Carabinieri. I militari della stazione di Borgo Panigale hanno denunciato il ragazzino per porto di coltelli. Non ha ancora compiuto quattordici anni e quindi non è imputabile. Poche settimane fa era stato trovato un machete nello zaino di uno studente quindicenne in un istituto superiore a Budrio. In quel caso i Carabinieri avevano accompagnato il ragazzo in caserma e sequestrato l’arma. La foto in alto è di archivio L'articolo Alunno delle medie minaccia i compagni con il coltello: disarmato dagli insegnanti e denunciato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’Aeroporto di Fiumicino avrà la quarta pista cara ai Benetton. Ma invaderà la Riserva naturale del litorale romano
L’aeroporto di Fiumicino “Leonardo da Vinci” si allargherà con la Pista 4, sconfinando in un’area naturalistica. Il 13 gennaio il piccolo Comune alle porte di Roma ha approvato la proposta di riperimetrazione del vincolo della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, un progetto caro ai Benetton azionisti di AdR (Aeroporto di Roma), società del gruppo Mundys che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino. L’ampliamento previsto di 267 ettari, ne includerà 150 all’interno della Riserva. I benefici sarebbero nei numeri. A fronte dei circa 9 miliardi di euro investiti da la capacità del principale hub aereoportuale italiano verrà incrementata. Con un impatto occupazionale importante già nella fase di realizzazione (scadenza entro il 2033), dal momento che sono previste circa 10mila nuove posizioni lavorative. Che potrebbero raggiungere le 300mila unità entro il 2046, con un potenziale valore aggiunto complessivo per il Paese di 70 milioni di euro, secondo uno studio realizzato dall’Università Luiss Guido Carli. L’aeroporto verrà adeguato ad una domanda di traffico stimata in 100 milioni di passeggeri annui entro il 2046, come spiega il piano di sviluppo sostenibile presentato il 9 dicembre scorso da Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) e Adr. Centrale sarà la realizzazione della Pista 4 che “permetterà di ridistribuire i voli e allontanare le traiettorie dalle zone residenziali, riducendo in modo significativo l’esposizione al rumore per Isola Sacra, Fiumicino, Focene e Fregene”, spiega in una nota il Comune di Fiumicino. A ilfattoquotidiano.it l’ufficio stampa di Federalberghi Roma dice che “Per il Presidente Giuseppe Roscioli il progetto di ampliamento dell’Aeroporto di Fiumicino, con la nascita di una quarta pista, aiuterebbe enormemente la crescita del sistema turistico romano; con importanti riflessi anche su quello nazionale, essendo il Leonardo da Vinci la prima porta d’entrata in Italia per il mondo”. Per quanto riguarda il metodo utilizzato nelle scelte operate, specificatamente sulla riperimetrazione della Riserva e sulla realizzazione della quarta pista, il sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, spiega a ilfattoquotidiano.it che “è naturale che emergano posizioni diverse e voci contrarie, ma la maggior parte delle associazioni di categoria ha manifestato un forte interesse e un atteggiamento costruttivo nei confronti del progetto”. Sulla Riserva, Adr a ilfattoquotidiano.it chiarisce che “è previsto un intervento che interessa meno dell’1% dei 16.000 ettari complessivi, senza ridurre l’estensione totale ma modificando il perimetro in modo marginale”. Aggiungendo che “sono previste azioni di riqualificazione ecologica e paesaggistica per restituire e incrementare valore ambientale al territorio, aumentare la fruibilità pubblica e includere nuove aree di pregio naturalistico a beneficio dalla comunità locale”. Senza contare “la realizzazione di un Parco di interesse archeologico con estensione di 85 ettari nella zona a Sud-ovest del sedime aeroportuale”. Forti perplessità sollevano invece le associazioni ambientaliste e le forze politiche di opposizione in consiglio comunale a Fiumicino. “La sottrazione di una parte di territorio protetto porterebbe a un’ulteriore frammentazione ambientale e paesistica” diminuendo il valore dell’intera area, scrivono WWF, Legambiente, Italia Nostra, LIPU e FAI in un comunicato. “Dare avvio a una procedura di perimetrazione, fallata e sbagliata, significa far finta che si possa togliere una Riserva naturale come se fosse una semplice variante urbanistica. Non è così”, si legge in un comunicato di Partito Democratico, Sinistra Italiana e Reti Civiche e Lista Civica Ezio Sindaco. Inoltre, non si può procedere senza studi, senza pareri, senza valutazioni ambientali e sanitarie”. Non rimane che attendere. Per verificare danni e benefici. Anche per la Riserva. L'articolo L’Aeroporto di Fiumicino avrà la quarta pista cara ai Benetton. Ma invaderà la Riserva naturale del litorale romano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gaza, Israele annucia la riapertura del valico di Rafah da domenica: “Consentito solo il traffico pedonale in entrata e uscita”
A pochi giorni dal ritrovamento e rimpatrio della salma dell’ultimo ostaggio rimasto nella Striscia, Israele ha annunciato che domenica sarà riaperto il valico di frontiera di Rafah, al confine con l’Egitto. Sarà consentito però il solo traffico pedonale in entrambe le direzioni. Il controllo sulle entrate e le uscite rimarrà in capo a Tel Aviv, ha affermato il coordinatore delle attività governative nei Territori del Ministero della Difesa israeliano. “L’uscita e l’ingresso nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah saranno consentiti in coordinamento con l’Egitto, previa autorizzazione di sicurezza degli individui da parte di Israele e sotto la supervisione della missione dell’Unione Europea, in modo simile al meccanismo implementato nel gennaio 2025″, ha spiegato il Cogat. Non è previsto l’utilizzo del valico di Rafah per il trasporto di merci: Israele ha richiesto che tutti i camion passino attraverso i propri posti di blocco. Chi durante i due anni di bombardamenti ha cercato la salvezza in Egitto potrà chiedere di tornare nella Striscia, ma la risposta dipenderà dalle autorità israeliane. “Il ritorno dei residenti dall’Egitto alla Striscia di Gaza sarà consentito, in coordinamento con l’Egitto, solo per i residenti che hanno lasciato Gaza durante il corso della guerra e solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione di sicurezza da parte di Israele. Oltre all’identificazione e allo screening iniziali al valico di Rafah da parte della missione dell’Unione Europea, un ulteriore processo di screening e identificazione sarà condotto presso un corridoio designato, gestito dall’istituzione della difesa in un’area sotto il controllo delle Idf”. Secondo i media israeliani però si tratterà di poche decine di persone e non sarà facile ottenere il via libera per rientrare. È probabile, viste le intenzioni più volte espresse dal governo, che sarà maggiore il flusso in uscita. Il valico di Rafah era chiuso dal maggio del 2024 e la sua riapertura è attesa con ansia da mesi da decine di migliaia di palestinesi. In particolare da chi è gravemente malato o ferito e ha bisogno di cure salvavita all’estero, dal momento che i raid israeliani hanno distrutto il sistema sanitario della Striscia. A fine dicembre 2025, secondo l’Oms, erano quasi 17mila le persone in attesa di un’evacuazione medica, il 25% composto da bambini. Sono pazienti con patologie oncologiche o croniche, insufficienza renale oppure con gravi lesioni provocate dalle esplosioni, amputazioni e ustioni. Nei giorni scorsi il premier Benyamin Netanyahu aveva parlato della cosiddetta fase due del piano di Trump escludendo, come già fatto in passato, la possibilità della nascita di uno Stato palestinese. “Israele eserciterà il controllo della sicurezza dal fiume Giordano al mare, e questo vale anche per la Striscia di Gaza” ha dichiarato in un video. “Ho sentito dire che permetterò la creazione di uno Stato palestinese a Gaza, ma questo non è successo e non succederà. Credo che sappiate tutti che la persona che ha ripetutamente bloccato la creazione di uno Stato palestinese sono io”. La ricostruzione della Striscia avverrà “solo con la smilitarizzazione di Hamas e non ci saranno soldati turchi o del Qatar” ha aggiunto. L'articolo Gaza, Israele annucia la riapertura del valico di Rafah da domenica: “Consentito solo il traffico pedonale in entrata e uscita” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Energia in transizione. Urgenze e prospettive. Al via il primo corso della Scuola di Cittadinanza del Fatto Quotidiano “Domenico De Masi”
Dopo le lezioni gratuite del corso “Mappa Mundi” che hanno permesso di approfondire il pensiero del sociologo Domenico De Masi, fondatore della Scuola, dal 5 febbraio parte il primo corso a pagamento della Scuola del Fatto, con la direzione scientifica del Prof. Nicola Armaroli, dal titolo: “Energia in transizione. Urgenze e prospettive”. Il corso si concentra sui temi più urgenti relativi alla transizione energetica e, in dieci lezioni, intende far luce sulle principali questioni energetiche fornendo strumenti efficaci per leggere la realtà. La transizione energetica non è uno slogan, ma il cantiere più impegnativo e affascinante del nostro tempo. Dietro le prospettive delle rinnovabili e le promesse della innovazione tecnologica si nascondono alcuni nodi complessi: la crisi climatica che incalza, la necessità di reti più resilienti, il ruolo delle comunità e la responsabilità delle imprese. E mentre la crisi climatica accelera, il dibattito pubblico sull’energia sembra ostaggio di due estremi: da un lato un allarmismo spesso paralizzante, dall’altro una confusione scientifica, se non un vero e proprio negazionismo, alimentato da chi ha tutto l’interesse a mantenere lo status quo. In questo scenario, la domanda non è più solo se passeremo alle rinnovabili, alle auto elettriche, a un mondo che si basa su un sistema energetico rispettoso dell’ambiente e delle persone, ma come faremo questo passaggio, evitando le trappole delle ideologie e gli interessi dell’establishment. Sotto la responsabilità scientifica di Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR, il corso affronterà i temi del fotovoltaico e dell’eolico, ma anche i nodi più divisivi come il nucleare, le batterie e l’efficienza energetica, analizzando i limiti e le potenzialità delle strutture industriali odierne. Il format originalissimo delle lezioni della Scuola prevede un’ora di lezione magistrale, tenuta da importanti professori specialisti del settore, e un’ora di Q&R dedicata al dibattito e alla discussione, in cui gli studenti potranno condividere la loro visione, discuterla direttamente con i docenti e proporre progetti di cittadinanza attiva. Il team di professori coinvolti in questo corso prevede nomi eccellenti provenienti dai principali atenei e centri di ricerca italiani (CNR, Politecnico di Milano e Torino, Università di Bologna), garantendo un pluralismo di voci che spazia dall’economia delle reti alla mobilità sostenibile. Qui troverete tutte le informazioni sul corso. In più, per gli abbonati annuali a “Il Fatto Quotidiano” c’è la possibilità di uno sconto speciale da scoprire a questo link. L’obiettivo finale è chiaro: non solo raccontare le nuove tecnologie, ma rispondere alla domanda più importante, come trasformare l’urgenza climatica in azione sostenibile? L'articolo Energia in transizione. Urgenze e prospettive. Al via il primo corso della Scuola di Cittadinanza del Fatto Quotidiano “Domenico De Masi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Reuters: “Trump valuta cambio di regime in Iran”. Teheran: “Risposta rapida e schiacciante a ogni attacco”
Il Cremlino mette in guardia Trump sulla soluzione militare per risolvere il dossier Iran e invita a proseguire con i negoziati diplomatici. Secondo Reuters, la Casa bianca non esclude il cambio di regime con il rovesciamento della guida suprema Ali Khamenei. Intanto l’Europa si prepara ad inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche. L’Obiettivo occidentale è aumentare la pressione sull’Iran per convincerlo a chiudere un accordo sull’energia nucleare. Ma la Russia prova a frenare il pressing e a scongiurare l’intervento armato degli Stati Uniti. Teheran reagisce con le minacciando “una risposta schiacciante” in caso di attacco degli Stati Uniti, anche grazie a mille nuovi droni. Citato dalla tv di Stato, il capo dell’Esercito iraniano, il generale Amir Hatami ha ribadito le priorità di Teheran: “rafforzare le proprie risorse strategiche in vista di una risposta rapida e schiacciante a qualsiasi invasione e attacco”. I mille velivoli senza pilota a disposizione delle forze armate, secondo Hatami sono la conseguenze delle “nuove minacce e degli insegnamenti tratti dalla guerra di 12 giorni”, contro Israele a giugno. TRUMP VALUTA IL CAMBIO DI REGIME, LA RUSSIA INVITA AI NEGOZIATI Il Cremlino esorta a trattatare ancora con Teheran. Il “potenziale” affinché i negoziati possano portare a risultati positivi è “lungi dall’essere esaurito”, ha dichiarato il portavoce di Putin Dmitry Peskov: “Continuiamo a invitare tutte le parti alla moderazione e ad astenersi dal ricorrere alla forza per risolvere questa controversia. Qualsiasi azione coercitiva non farebbe altro che seminare il caos nella regione”, ha concluso Peskov. Secondo l’agenzia di stampa Reuters Donald Trump sta valutando diverse opzioni contro l’Iran. Non sono esclusi attacchi mirati contro leader e forze di sicurezza, per incoraggiare i manifestanti a non abbandonare il dissenso. Stando ai funzionari Usa ascoltati dall’agenzia, il presidente Usa vorrebbe creare le condizioni per un “cambio di regime”, per via della repressione contro il movimento di protesta e l’uccisione di migliaia di persone. Per farlo, Trump stava valutando la possibilità di colpire comandanti e istituzioni ritenuti responsabili delle violenze, spronando i manifestanti ad invadere edifici governativi e di sicurezza. Una delle fonti statunitensi citate da Reuters ha affermato che le opzioni discusse dai collaboratori di Trump includevano anche un attacco molto più ampio con effetti duraturi, per colpire i missili balistici o i programmi di arricchimento nucleare. Ma Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva. AXIOS: DELEGATI DI ISRAELE E ARABIA SAUDITA A WASHINGTON. TEL AVIV CONDIVIDE DATI DI INTELLIGENCE, RIYAD FRENA L’INTERVENTO MILITARE Secondo Axios funzionari della difesa e dell’intelligence di Israele e dell’Arabia Saudita sono a Washington per il dossier iraniano, almeno da martedì. Il capo della Casa Bianca ha ordinato il rafforzamento della presenza militare Usa nel Golfo, ma non ha ancora preso una decisione finale. Se ieri ha minacciato un attacco “peggiore” di quello di giugno, i suoi consiglieri continuano a ipotizzare una soluzione diplomatica. Israele e Arabia Saudita, come pure gli altri Paesi della regione, sono protagonisti interessati e da giorni sono in allerta per possibili raid. Secondo la testata Usa, gli israeliani sono arrivati a Washington per condividere intelligence su possibili target all’interno dell’Iran. I sauditi, al contrario, sono preoccupati dal rischio di una guerra regionale e spingono per una soluzione diplomatica. Il sito americano ha rivelato che martedì e mercoledì il capo dell’intelligence militare israeliana, il generale Shlomi Binder, ha avuto colloqui con funzionari al Pentagono, alla Cia e alla Casa Bianca. Binder sarebbe a Washington per collaborare con l’Amministrazione Trump, condividendo dati intelligence sull’Iran richiesti dalla Casa Bianca. L’EUROPA VALUTA DI INSERIRE I PASDARAN NELLA LISTA DELLE ORGANIZZAZIONI TERRORISTICHE: SANZIONI PER I COLPEVOLI DELLA REPRESSIONE IN IRAN Francia, Germania, Olanda, Italia e Spagna premono sull’inserimento dei Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione) nella lista europei dei gruppi terroristici. L’Alta rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas ha esortato a chiudere l’intesa contro la milizia iraniana già oggi. “Mi aspetto che saremo d’accordo sull’inserimento nella lista delle organizzazioni terroristiche”, ha dichiarato il capo della diplomazia del Vecchio Continente entrando alla riunione del Consiglio affari esteri a Bruxelles. La volontà dell’Ue è mettere i Pasdaran “sullo stesso piano di Al Qaeda, Hamas, Daesh”, ha chiarito Kallas, sottolineando il bilancio delle vittime dopo le proteste di piazza in Iran. “Stiamo anche mandando un messaggio chiaro, la repressione delle persone ha un prezzo”, ha avvisato l’esponente estone. Tuttavia “i canali diplomatici rimarranno comunque aperti anche dopo l’inserimento della Guardia rivoluzionaria nella lista”. Lo scopo infatti è anche premere per un’intesa sull’atomo: “Spero che si possa giungere a un accordo positivo” sul nucleare iraniano, “perché nessuno ha bisogno di un altro conflitto. Ma il regime deve sapere che non può tornare ad agire come in passato”, ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, all’arrivo alla riunione con gli omologhi europei. Sull’inserimento dei Pasdaran nella lista europea dei gruppi terroristici, “ho molta fiducia che troveremo un accordo oggi”, ha chiarito Wadephul. Sulla stessa linea è Parigi: “la repressione insostenibile che si è abbattuta sulla protesta pacifica del popolo iraniano non può restare senza risposta”, ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot. Specificando la reazione: “Adotteremo oggi delle sanzioni Ue contro responsabili della repressione: procuratori, capi della Polizia, Pasdaran, più di venti individui ed entità che si vedranno congelare i beni e non potranno entrare nell’Ue”. Anche i Paesi bassi, la Spagna e l’Italia sono favorevoli al pugno duro contro i Pasdaran. “Oggi ci sarà eventualmente una decisione politica, poi la decisione concreta verrà nel giro di qualche settimana”, ha sottolineato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, lieto della “grande convergenza da parte di tutti i Paesi europei”. Sulla lista dei membri dei Pasdaran che verranno sanzionati, “mi pare che ci sia già un accordo politico”, ha aggiunto il forzista, e “credo che oggi sarà assolutamente approvata questa lista”. L'articolo Reuters: “Trump valuta cambio di regime in Iran”. Teheran: “Risposta rapida e schiacciante a ogni attacco” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Segre: “Non usare Gaza conto il Giorno della memoria. Il conflitto nella Striscia ha fatto riesplodere l’antisemitismo”
“Si può e si deve parlare di Gaza nel Giorno della memoria: si può parlare si Iran, Ucraina, Venezuela e tutto ciò che chiama in causa l’umanità, ma non si può usare Gaza contro il giorno della Memoria“. Lo ha detto la senatrice Liliana Segre durante la cerimonia al Quirinale, sottolineando che “non può succedere che diventi occasione di una vendetta contro le vittime di allora”. “Si può, si deve parlare di Gaza – ha ribadito Segre – di Iran, di Ucraina, di Venezuela e di Sudan, e di tutto ciò che offende la dignità e chiama in causa la nostra responsabilità di cittadini di un mondo globale. Il problema è un altro: non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria. Tentare di oscurare o alimentare o lasciar correre ossessivi tentativi di banalizzazione di distorsione e di inversione della Shoah, non si può accettare che diventi una vendetta sulle vittime di allora. Il Giorno della Memoria – ha aggiunto Segre – non è per gli ebrei. È principalmente per tutti gli altri. Serve per ricordare la nostra storia, quello che fece l’Italia fascista di allora, la Germania nazista e molti stati europei contro le razze considerate inferiori, contro i più deboli e i diversi. Contro l’umanità. Il Giorno della Memoria è per ricordare i carnefici, ma anche quelli che si opposero, e i giusti che tentarono a costo della vita di salvare i perseguitati”. L'articolo Segre: “Non usare Gaza conto il Giorno della memoria. Il conflitto nella Striscia ha fatto riesplodere l’antisemitismo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Liliana Segre