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Enzo Iacchetti in lacrime: “Dovrei essere felice perché ha vinto il No, ma a me dispiace per Bocchino…che figura di me**a”. L’ironia per il Referendum
Enzo Iacchetti in lacrime sui social dopo i risultati del Referendum che hanno visto il trionfo del fronte del No. Il motivo? Il conduttore e comico ha commentato ironicamente i risultati: “So che dovrei essere felice perché ha vinto il No – ha detto asciugandosi le lacrime con un fazzoletto – Ma a me dispiace tanto per Bocchino…Aveva detto che vinceva il Sì, il 10% in più…”. Iacchetti quindi scoppia in una fragorosa risata, svelando l’ironia del video. E certifica così la sconfitta di Bocchino: “Che figura di me**a…”. L'articolo Enzo Iacchetti in lacrime: “Dovrei essere felice perché ha vinto il No, ma a me dispiace per Bocchino…che figura di me**a”. L’ironia per il Referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, magistrati in festa per il “miracolo”. Il frontman del No Grosso: “Gli italiani salvano sempre se stessi”. Gratteri: “La società civile è viva”
Il “cauto ottimismo” di maniera che lascia spazio in fretta a occhi lucidi, abbracci e sorrisi. Dopo un’oretta di scaramanzia iniziale, appena i dati delle urne disegnano la vittoria del No, un’ondata di gioia mista a sollievo invade la sede nazionale di Libera a Roma, dove l’Associazione nazionale magistrati ha scelto di aspettare i risultati del referendum. “Abbiamo fatto un miracolo”, è il concetto che ripetuto in varie forme. Enrico Grosso, il giurista torinese scelto dalle toghe come frontman del “loro” comitato Giusto dire No, è emozionatissimo: “È stato un capolavoro collettivo”, dice parlando al Fatto dopo una decina di interviste tv. Se lo aspettava? “Devo dire di sì. Nella mia vita ho sempre scommesso su una ancestrale saggezza inconsapevole del popolo: gli italiani, senza saperlo, riescono sempre a salvare se stessi“, sorride. GROSSO: “HA PERSO CHI NON VOLEVA LEGGE UGUALE PER TUTTI” Prima, in conferenza stampa insieme al presidente del comitato Antonio Diella, Grosso aveva risposto così alla domanda del Fatto su vincitori e sconfitti del voto: “Ha vinto la Costituzione, ha perso chi la voleva cambiare per affievolire le garanzie di autonomia e di indipendenza della magistratura e quindi mettere a repentaglio quel principio scritto dietro gli scranni di ogni giudice nei tribunali: la legge è uguale per tutti. Se qualcuno ha voluto mettere in discussione quel principio, quel qualcuno oggi è stato sconfitto”, il giurista. Che esordisce ringraziando “tutti gli elettori per questa straordinaria prova di democrazia“: “Erano anni che non si vedevano così tante persone a votare, ci è stato detto che gli italiani avevano perso ogni affezione verso la cosa pubblica. L’idea che questo nuovo entusiasmo sia stato suscitato da una questione che ha direttamente a che fare con la Costituzione, lasciatemelo dire, da costituzionalista mi emoziona“, afferma. E sottolinea anche “il dato del voto giovanile”, in larghissima maggioranza per il No: “Il fatto che i giovani, che si diceva essere sempre meno interessati dalla politica, si siano così entusiasmati per la loro Costituzione mi ha davvero allargato il cuore“. E rivendica: “Abbiamo trattato gli elettori da adulti e gli elettori hanno saputo rispondere da persone adulte. La maggioranza degli italiani ci ha premiato per la nostra sincerità“. ANM: “UN BEL GIORNO PER IL NOSTRO PAESE” “Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutte le cittadine e i cittadini”, è invece il commento ufficiale dell’Anm, affidato a una nota firmata dalla Giunta esecutiva centrale. “Questo risultato”, affermano i vertici del “sindacato” dei magistrati, “tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia. Ringraziamo tutti coloro che si sono impegnati con noi in questi mesi a difesa della Costituzione. La relazione con la società civile”, prosegue il comunicato, “ha arricchito la magistratura e sapremo trovare gli strumenti perché questa ricchezza sia condivisa e vada a beneficio di tutto il Paese”. GRATTERI: “SOCIETÀ CIVILE VIVA, SCELTA IN DIFESA DELLA CARTA” Festeggia anche quello che è forse il volto più popolare del fronte del No, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. “La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo”, sottolinea. “La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie. Le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e rispetto dei diritti”. ZANON (COMITATO SÌ): “DAL NO MESSAGGI SCORRETTI” Dai comitati del Sì, invece, si maschera a fatica la delusione. I primi a presentarsi di fronte ai microfoni sono i vertici del comitato “Sì Riforma” voluto dal governo: “Viva la democrazia, grande successo di affluenza. Le persone sono state molto coinvolte con messaggi anche non corretti ma comunque c’è stata una partecipazione. Credo che i termini di analisi difficilmente possiamo andare oltre nel dire che ce l’abbiamo messa tutta”, abbozza il presidente, l’ex giudice costituzionale Nicolò Zanon. E il portavoce Alessandro Sallusti rivendica: “È stata una battaglia persa, ma che rifarei dall’inizio alla fine. La prima osservazione è che di riforma della giustizia se ne parlerà tra tanti e tanti anni e ancor più la stagione riformista non dico che viene archiviata, ma subisce un forte rallentamento”. L'articolo Referendum, magistrati in festa per il “miracolo”. Il frontman del No Grosso: “Gli italiani salvano sempre se stessi”. Gratteri: “La società civile è viva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crozza diventa Tajani: “Io ministro? Questa cosa mi è capitata tra capo e collo…strano vero?”
Nell’ultima puntata di stagione di Fratelli di Crozza, in onda il venerdì sera in prima serata sul Nove e in streaming su Discovery+, Maurizio Crozza è tornato a vestire i panni del ministro degli Esteri, Antonio Tajani “Live streaming ed episodi completi su discovery+ (www.discoveryplus.it)” L'articolo Crozza diventa Tajani: “Io ministro? Questa cosa mi è capitata tra capo e collo…strano vero?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, l’intervento di Scanzi per il No citando Calamandrei: “Passare dai padri costituenti a soggetti come Nordio e Donzelli, non vogliamoci così del male”
“I motivi per cui voterò no credo li conosciate e siano persino scontati ormai, voteremo No per difendere la magistratura, dare una spallata a questo governo di scappati di casa, anche soltanto per fare dispetto a Bocchino che mi sembra un ottimo motivo”. Così Andrea Scanzi all’evento organizzato dal Fatto Quotidiano al Teatro Italia a Roma, La Costituzione è NOstra. Scanzi ricorda di votare No anche per “coltivare la memoria” e legge quindi alcuni estratti di un libro di Piero Calamandrei, Elogio dei giudici scritto da un avvocato, “fatto uscire a metà degli anni ’30 e concluso nel 1954”. “Passare da padri costituenti come Calamandrei, De Gasperi, Terracini a questi soggetti qua, Nordio, Donzelli, Gasparri. Non vogliamoci così del male“, conclude. L'articolo Referendum, l’intervento di Scanzi per il No citando Calamandrei: “Passare dai padri costituenti a soggetti come Nordio e Donzelli, non vogliamoci così del male” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sean Penn vince l’Oscar ma diserta la cerimonia, per il New York Times potrebbe essere in Ucraina
Sean Penn vince, ma non c’è. E la sua assenza diventa quasi il vero racconto della serata. Alla 98esima edizione degli Oscar, l’attore statunitense conquista la statuetta come miglior attore non protagonista per Una battaglia dopo l’altra, ma decide di non presentarsi al Dolby Theatre di Los Angeles, lasciando la platea senza uno dei discorsi più attesi della serata. Come riporta il New York Times, tra gli impegni di Penn ci sarebbe un viaggio in Ucraina. Ad annunciare la vittoria è stato Kieran Culkin, incaricato di consegnare il premio. Salendo sul palco ha subito chiarito la situazione con una battuta: “Penn non è qui con noi perché non ha potuto o non ha voluto, quindi ritirerò io il premio al suo posto”. Un’assenza che non ha sorpreso più di tanto. Da settimane, infatti, la presenza dell’attore alla cerimonia era considerata improbabile. La sua stagione dei premi è stata segnata da una lunga serie di apparizioni mancate e comportamenti imprevedibili. Penn aveva già disertato due momenti chiave della cosiddetta award season e aveva fatto parlare di sé per dichiarazioni provocatorie: tra queste, quella di voler fondere le proprie statuette per trasformarle in proiettili da inviare all’Ucraina. Un gesto simbolico, nelle sue intenzioni, per denunciare l’invasione russa e sostenere Kiev. Anche quando si è presentato agli eventi, Penn ha continuato a far discutere. Ai Golden Globe, ad esempio, ha fumato all’interno del Beverly Hilton Hotel durante la cerimonia, prima di perdere il premio contro Stellan Skarsgård. Successivamente ha conquistato due riconoscimenti importanti – gli Actor Awards e i BAFTA – ma senza essere presente a ritirarli. La sua assenza agli Oscar rappresenta comunque una perdita per la cerimonia. Sean Penn è infatti uno degli attori più imprevedibili e politicamente espliciti della storia recente dell’Academy. I suoi interventi dal palco sono spesso diventati momenti memorabili, capaci di accendere dibattiti ben oltre il mondo del cinema. Uno degli episodi più ricordati resta il discorso pronunciato quando vinse l’Oscar per Milk, il film dedicato all’attivista per i diritti civili Harvey Milk. In quell’occasione Penn invitò apertamente chi aveva sostenuto il divieto al matrimonio tra persone dello stesso sesso in California a riflettere sulla propria eredità morale e a cambiare posizione. Tra i momenti più discussi c’è anche quello che precedette l’annuncio della vittoria di Alejandro González Iñárritu per Birdman. Prima di consegnare la statuetta, Penn scherzò con una battuta destinata a far discutere: “Chi ha dato la green card a questo figlio di pu**ana?”. Per un attimo la sala rimase gelata, prima di sciogliersi in una risata collettiva, guidata dallo stesso Iñárritu. Il regista, di origini messicane, replicò con ironia: “Probabilmente l’anno prossimo il governo irrigidirà le regole sull’immigrazione per la cerimonia degli Oscar, soprattutto per i messicani”. Un modo per chiarire subito che non c’era alcuna offesa, anche perché la loro amicizia risale ai tempi di 21 grammi. Non meno celebre un altro episodio, quando Penn prese le difese di Jude Law durante una cerimonia in cui Chris Rock, nel monologo d’apertura, aveva ironizzato sull’attore britannico. “Vuoi Tom Cruise e tutto quello che riesci ad ottenere è Jude Law? Chi è Jude Law? Perché è in tutti i film che ho visto negli ultimi quattro anni? È in tutto, anche nei film in cui non recita: se guardi i titoli di coda, ha fatto dei cupcake o qualcosa del genere”, aveva scherzato Rock. Penn salì sul palco poco dopo per ribattere: “È uno dei migliori attori che abbiamo”. È anche per momenti come questi che la sua assenza alla Notte degli Oscar pesa. Penn ha costruito negli anni la reputazione di artista capace di trasformare ogni apparizione pubblica in un evento imprevedibile, spesso politico, quasi sempre memorabile. Questa volta, però, la scena è rimasta vuota. E la statuetta, annunciata tra gli applausi, è stata ritirata da qualcun altro. L'articolo Sean Penn vince l’Oscar ma diserta la cerimonia, per il New York Times potrebbe essere in Ucraina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, il dialogo con Landini, Pagliarulo e Gomez. “Da quella dei Conti alla Europea, il governo non sopporta qualsiasi corte. Ecco perché votare no”. Rivedi l’incontro
“Per noi la Costituzione del nostro Paese va realizzata, non va assolutamente né stravolta né modificata“. Così Maurizio Landini ha dato il via a un dialogo con il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, moderato dal direttore del Fattoquotidiano.it, Peter Gomez, in occasione della giornata di confronto pubblico organizzata a Milano dal Comitato per il No al Referendum sulla Giustizia. Facendo gli esempi dell’autonomia differenziata e del premierato, Landini sottolinea ancora: “Dire oggi che è in gioco la Costituzione è un elemento di fondo”. Una battaglia, quella della Cgil, per salvaguardare la Costituzione che prescinde dal colore politico del governo in carica, specifica ancora il sindacalista: “Noi coerentemente, abbiamo sempre avuto questa posizione. Per noi la Costituzione non è di destra e di sinistra. La Costituzione viene prima delle forze politiche ed è l’elemento centrale su cui si fonda la nostra democrazia”. “Una parte importante della propaganda del sì si basa sul fatto – interviene Gomez – in parte a torto ma in parte a ragione, che l’organo di autogoverno della magistratura nella parte che riguarda le punizioni che vengono date ai magistrati non è efficiente. Ma c’è una cosa che nessuno nota mai: l’esercizio dell’azione contro i magistrati al CSM può partire o dal Procuratore generale o dal ministro della Giustizia. E il Ministro della Giustizia che dice che bisogna cambiare le regole perché i magistrati non intervengono su loro stessi interviene pochissimo e interviene ancora meno quando ci sono le sentenze tra virgolette di assoluzione. Perché pensate che nell’ultima legislatura Nordio solo in sei casi si è appellato contro una decisione del CSM. Questo dimostra appunto quello che dicevamo prima: quanto sarebbe importante attuare bene le regole che ci abbia già abbiamo e la Costituzione piuttosto che riscriverle per lasciarle un’altra volta, ci scommetterei, inattuate”. “Perché l’ANPI è impegnata in questa campagna? – risponde invece Pagliarulo – Perché il suo Statuto nell’articolo due prescrive che una delle missioni dell’ANPI, oggi la più importante, è quella della difesa e dell’attuazione della Costituzione. E noi siamo molto preoccupati che il meccanismo della separazione, non tanto delle carriere quanto del Consiglio Superiore della Magistratura e la nascita dell’Alta Corte, porti a una situazione di elusione progressiva del controllo di legalità da parte della magistratura nei confronti del Governo”. Citando alcune frasi di Nordio e Meloni, il presidente Anpi riflette: “Il punto è se se dobbiamo o meno rassegnarci a una elusione del controllo di legalità oppure se dobbiamo contrastarlo”. “Ora io però colgo un aspetto che mi ha colpito di tutta questa vicenda. C’è questa polemica del Governo nei confronti della magistratura italiana. Prendiamone atto. Però c’è anche una polemica contro la Corte dei conti, perché la Corte dei conti recentemente aveva avuto qualcosa da dire a proposito dei bilanci sul ponte dello Stretto. Infatti, il Governo ha promosso una riforma che sostanzialmente aumenta la possibilità di controllo del Governo nei confronti della magistratura contabile. Ci fermiamo qua? No, non è così perché se andiamo avanti ci accorgiamo che ci sono state delle polemiche pesantissime in merito alla vicenda di Al-Masri, e giù polemiche contro la Corte penale internazionale. Quello che voglio dire è che in realtà questo Governo non sopporta l’ingerenza di qualsiasi corte– osserva ancora Pagliarulo – Penso per esempio alla Corte europea di Giustizia, oltre alla Corte penale internazionale in merito alla vicenda dei centri per migranti in in Albania”. “Questo Governo rappresenta un po’ meno del 23% degli aventi diritto – conclude Pagliarulo – E mi chiedo, che senso ha dal punto di vista di un di una democrazia sostanziale che un Governo formalmente di maggioranza ma sostanzialmente di minoranza manometta la Costituzione al punto di cambiarne sette articoli. Noi invitiamo a votare in un certo modo ma siccome siamo persone educate ed eleganti, invitiamo a votare no, grazie” Rivedi l’incontro integrale La diretta dell’evento si è momentaneamente interrotta, manca quindi una parte dell’intervento del leader della Cgil Maurizio Landini L'articolo Referendum, il dialogo con Landini, Pagliarulo e Gomez. “Da quella dei Conti alla Europea, il governo non sopporta qualsiasi corte. Ecco perché votare no”. Rivedi l’incontro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Noi vittime delle correnti, votiamo comunque No perché è in gioco l’equilibrio tra i poteri dello Stato”: i pm Di Matteo e Woodcock al Forum del Fatto
“Io penso che Gratteri con le sue opinioni dia molto fastidio ai sostenitori del “Sì”, perché non possono dire di Gratteri, ma anche di me, di Henry e di qualche altro, che siamo espressione della casta. Noi siamo stati vittime, casomai, di quelle degenerazioni correntizie, ma votiamo “No” perché è in gioco un principio più importante di tutela dell’equilibrio di potere e di tutela delle minoranze”, queste le parole del sostituto procuratore Nazionale Antimafia, Nino Di Matteo, ospite insieme al procuratore della Procura di Napoli, Henry John Woodcock, al Forum “Perché No – speciale Referendum” organizzato dal Fatto Quotidiano e ilFattoQuotidiano.it. L'articolo “Noi vittime delle correnti, votiamo comunque No perché è in gioco l’equilibrio tra i poteri dello Stato”: i pm Di Matteo e Woodcock al Forum del Fatto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Trump sotto ricatto di Netanyahu o la guerra è un diversivo dagli Epstein files?”: la domanda di Travaglio ad Accordi&Disaccordi (Nove)
“Che cosa ha portato Trump improvvisamente nelle grinfie di Netanyahu?”, questa la domanda del direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ospite ad Accordi&Disaccordi, il programma condotto da Luca Sommi in onda tutti i sabati sul Nove. Marco Travaglio ha continuato: “Io devo ancora capire se è ricattato da Netanyahu e quindi questa guerra non la può far finire se non quando decide Netanyahu, oppure se aveva soltanto bisogno di un diversivo per non far più parlare degli Epstein files”. L'articolo “Trump sotto ricatto di Netanyahu o la guerra è un diversivo dagli Epstein files?”: la domanda di Travaglio ad Accordi&Disaccordi (Nove) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Neuromielite ottica, campagna sulla malattia rara e spesso confusa con la sclerosi multipla: “La diagnosi precoce è fondamentale”
Il mese di marzo, tra le varie cose, è dedicato anche a far conoscere la Neuromielite ottica (NMO), una patologia che spesso viene confusa con la Sclerosi multipla ma che ha caratteristiche peculiari. Per fornire assistenza specifica alle persone con NMO, l’Associazione italiana sclerosi multipla (AISM) ha fondato nel 2023 l’Associazione Italiana Neuromielite Ottica (AINMO). Per approfondire e raccontare la loro campagna nazionale di sensibilizzazione e supporto alle persone con questa malattia rara ilfattoquotidiano.it ha contattato la presidente di Ainmo, Elisabetta Lilli che è anche una persona con Neuromielite ottica. E’ la prima associazione italiana dedicata esclusivamente alle donne e gli uomini con lo spettro dei disordini della neuromielite ottica (NMOSD) e della malattia associata agli anticorpi anti-glicoproteina oligodentrocitica della mielina (MOGAD). “La presa in carico non è ancora uniforme, servono competenze altamente specialistiche e una continuità assistenziale che il territorio non sempre garantisce”, dice a ilfattoquotidiano.it Lilli. Oggi è seguita presso il San Raffaele, ma continua ad avere contatti con il Centro Clinico del San Camillo a Roma, dove è cresciuta. “Le terapie innovative per la Neuromielite ottica esistono, ma l’accesso resta disomogeneo e parziale, così come fisioterapia, riabilitazione e supporto psicologico. Le principali criticità”, aggiunge la presidentessa di AINMO, “riguardano la variabilità dei servizi pubblici offerti a livello regionale e la difficoltà di raggiungere tempestivamente i migliori centri, dove lavorano i professionisti sanitari più esperti in materia, motivo per cui stiamo lavorando come associazione anche a iniziative dedicate alla qualità della vita”. La neuromielite ottica colpisce meno di 5 persone ogni 100mila nel mondo. In Italia si stimano tra le 1.500 e le 2mila persone. La popolazione è in prevalenza femminile tra i 35 e i 45 anni, ma può interessare anche bambini e anziani. AINMO è nata con il supporto di AISM, a tutela dei diritti e informazione mirata, e collabora con la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla per promuovere e sostenere la ricerca. “Più che differenze nell’incidenza, osserviamo una maggiore concentrazione di centri all’avanguardia per il trattamento della malattia nel Nord Italia”, dichiara. “Partecipiamo a incontri nazionali e a iniziative di sensibilizzazione dedicate alle malattie rare. Come presidente”, spiega Lilli, “metto a disposizione la mia esperienza e quella della nostra comunità in progetti che affrontano anche l’impatto psicologico della malattia, contribuendo a rendere finalmente visibile una realtà che per anni è rimasta ai margini”. Lo spettro dei disordini della neuromielite ottica rappresenta un gruppo di malattie autoimmuni gravi che coinvolgono il sistema nervoso centrale. Le lesioni interessano principalmente il nervo ottico e il midollo spinale, provocando infiammazione, la perdita della mielina (il rivestimento che ricopre gli assoni) e dei neuroni. Le NMOSD sono state a lungo ritenute una forma di sclerosi multipla, entrambe sono malattie autoimmuni ma la ricerca compiuta negli ultimi decenni ha chiarito che si tratta di patologie differenti, con diversi meccanismi biologi, manifestazione cliniche ed esiti di malattia. “È per questo che la diagnosi precoce e differenziale è fondamentale per assicurare il giusto trattamento a tutti i pazienti e scongiurare il rischio di grave disabilità e morte”, dice la numero uno dell’associazione. “Oggi infatti esistono farmaci che possono cambiare la storia della malattia e ridurre il rischio di danni permanenti. Perché le NMOSD possono essere malattie molto gravi, causando anche cecità, disabilità motorie importanti ed essere fatali. Si stima che, senza trattamento, siano mortali nel 30% dei casi entro i primi 5 anni di malattia e che un paziente possa perdere la vista già al secondo attacco”. “Come presidente dell’AINMO, ho imparato a trasformare la mia debolezza in forza, rappresentando le persone che, come me, lottano ogni giorno con una malattia rara”, racconta al Fatto.it. “La condivisione delle esperienze e l’accesso a informazioni sempre più precise sono alcune delle nostre migliori terapie. Negli ultimi 10 anni”, aggiunge, “ho visto grandi progressi, ma le battaglie sono appena iniziate. Grazie al supporto di AISM, riusciamo a portare avanti richieste che promuovono cure multidisciplinari anche per le persone con patologie correlate”. L’impegno dell’associazione è fondamentale per garantire che le persone con malattie rare ricevano il supporto necessario. “La riabilitazione è una parte cruciale del percorso di guarigione, aiutando a recuperare funzionalità e migliorare la qualità della vita. Il supporto psicologico è altrettanto importante: la salute mentale è essenziale per affrontare la malattia con forza e resilienza”, spiega Lilli. “La socializzazione gioca un ruolo chiave, poiché viviamo ancora in un mondo dove le persone con disabilità vengono spesso discriminate. Non abbiamo ancora acquisito l’approccio sociale su cui ci stiamo battendo a livello globale per abbattere le barriere, che definirei più ostacoli che sono non solo architettonici ma soprattutto mentali. Questi ostacoli”, conclude, “purtroppo a volte partono da noi stessi, persone con patologie, perché ci sentiamo deboli ma possiamo sviluppare una rete che esiste, accoglie e accompagna. È il passaggio dalla solitudine alla comunità e sostenere insieme la ricerca scientifica.” L'articolo Neuromielite ottica, campagna sulla malattia rara e spesso confusa con la sclerosi multipla: “La diagnosi precoce è fondamentale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il singolare ragionamento di Marco Rizzo: “Hanno derubato mia moglie in metro, se li beccano il giorno dopo sono di nuovo lì. Votate sì al Referendum”
“Poco fa qui a Milano hanno derubato mia moglie”. Inizia così uno sfogo di Marco Rizzo, leader di Democrazia sovrana e popolare. Il politico si è lamentato sui suoi profili social raccontando del furto subito dalla moglie in metropolitana a Milano e facendo un’associazione particolare. “Se anche i malviventi fossero stati sorpresi dalle forze dell’ordine, non avrebbero fatto un giorno di galera – ha spiegato – Votate sì al Referendum”. Quindi in un post ha “spiegato” il suo ragionamento: “Non ditemi che non c’entra nulla. Sì, formalmente non c’entra nulla, ma esistono i rapporti di forza nel Paese e nella metro ci va il popolo, che è preda di delinquenti di varia origine, ultra protetti”. L'articolo Il singolare ragionamento di Marco Rizzo: “Hanno derubato mia moglie in metro, se li beccano il giorno dopo sono di nuovo lì. Votate sì al Referendum” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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