A distanza di sei anni, il presidente Donald Trump rilancia il retroscena
dell’Italygate sui social con un link apparso su The Scif: dietro l’esito delle
elezioni del 2020 che videro il tycoon sconfitto e Joe Biden vincitore, ci
sarebbe stata anche l’Italia: “Funzionari italiani di Leonardo Spa hanno usato
satelliti militari per hackerare le macchine per il voto statunitensi, spostando
voti da Trump a Biden e utilizzando strumenti sviluppati dalla Cia come Hammer e
Scorecard. Questo insieme a numerosi altri metodi di frode e manipolazione”.
Il post prosegue con la tesi che “l’intera operazione sarebbe stata coordinata
dalla Cina, supervisionata dalla Cia e insabbiata dall’Fbi, al fine di piazzare
Biden come un burattino. Questo – conclude il post di The Scif – è il cartello
globale che ha rubato le elezioni e che rappresenta una reale minaccia per la
democrazia dell’America e per il mondo intero”. La vicenda, sostenuta a spron
battuto dai canali complottisti della rete Qanon, è stata più volte smentita
grazie a verifiche approfondite, e da Leonardo sono partite quattro denunce per
diffamazione. Vale la pena fare un passo indietro e ripercorrere i passaggi di
una vicenda che è uno dei temi favoriti di Trump: le elezioni rubate dai dem.
IL GIORNO DELLA SCONFITTA
Alle 3:41 del mattino del 7 gennaio 2021 – dopo che il giorno prima gli ultras
di Trump hanno dato l’assalto a Capitol Hill, sede dei due rami del Congresso,
provocando vittime – il vicepresidente Mike Pence conferma che il presidente
eletto Joe Biden ha sconfitto il presidente Donald Trump. Nonostante la
comunicazione ufficiale, diversi canali sui social iniziano a rilanciare che il
conteggio dei voti fosse stato alterato dall’Italia. Siti come Conversation
Controversy e Trump Train News Media pubblicano un intervento di una lobbista.
Maria Strollo Zack: il video dura 52 minuti e serve a spiegare quello che viene
definito “Italygate”. Anche Rudy Giuliani, l’ex procuratore e sindaco di New
York, poi passato a essere uno dei collaboratori più fidati di Trump in qualità
di avvocato, indicò i server manomessi tra quelli di Dominion e Smartmatic,
multinazionale che si occupa dei sistemi di voto elettronico.
IL “FURTO” ORCHESTRATO DA ROMA
La lobbista sostiene che “il furto delle elezioni è stato orchestrato
nell’Ambasciata di Roma, al secondo piano di Via Veneto, da un dipendente,
Stefano Serafini, funzionario del Ministero degli Esteri da oltre 20 anni.
Stefano Serafini si è coordinato con il generale Claudio Graziano. Il generale
Graziano è nel consiglio di amministrazione di Leonardo, l’azienda appaltatrice
della difesa, Leonardo SPA. Leonardo ha utilizzato un suo collegamento
satellitare militare per caricare il software e trasferirlo per cambiare i voti
da Trump a Biden”. Il piano era stato orchestrato dall’ex presidente Barack
Obama, con l’aiuto dell’ex primo ministro Matteo Renzi e della Cia. Si parla
anche del presunto ruolo dell’esperto informatico Arturo D’Elia, che avrebbe
sfruttato il satellite Leonardo per alterare il risultato elettorale americano.
Consulente di Leonardo Spa, D’Elia era stato arrestato nel dicembre 2020 per un
presunto attacco hacker ai danni di Finmeccanica. Conversation Controversy
condivide un video di 13 minuti in cui Bradley Johnson, ex capo di stazione Cia,
fornisce una versione simile che stavolta riguarda la Germania: “Le elezioni
statunitensi sono state modificate, i risultati sono stati modificati in quei
cinque o sei Stati chiave, poi tutte quelle macchine per il voto sono state
collegate a Internet, utilizzato per scaricare quelle informazioni su questi
famosi server in Germania. Quindi, da lì, i dati venivano caricati e inviati a
Roma, ed è qui che è avvenuto tutto questo”. Si indicò anche un presunto raid di
forze speciali americani per sequestrare i server come fonte di prova. I video
rilanciati in rete ottengono risultati: 100.000 visualizzazioni e 7.000
condivisioni su Facebook. Un’intervista su YouTube di Strollo Zack conteggia
oltre 400.000 visualizzazioni.
NESSUNA PROVA DI FRODI ELETTORALI
Una formazione di più società specializzate, tra cui Cybersecurity &
Infrastructure Security Agency del Dipartimento della Sicurezza Interna
americana, e la National Association of State Election Directors, ha non solo
affermato che “non ci sono prove che un sistema di voto abbia cancellato o perso
voti, modificato voti o sia stato in qualche modo compromesso”, ma ha anche
ritenuto le elezioni “le più sicure nella storia americana”. L’allora
procuratore generale William Barr dichiarò all’Associated Press che il
Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti non aveva scoperto alcuna prova di
brogli elettorali diffusi.
LE CONFUTAZIONI
I riconteggi manuali delle schede elettorali cartacee hanno confermato i
risultati elettorali in almeno uno Stato e una località contesi tra Biden e
Trump. In Georgia, i funzionari hanno condotto una verifica a livello statale
delle schede elettorali cartacee, durata una settimana, che ha confermato una
vittoria risicata di Biden. Il segretario di Stato della Georgia, Brad
Raffensperger, ha affermato che la verifica “ha ribadito che il nuovo sistema di
voto sicuro con schede elettorali cartacee dello Stato ha conteggiato e
riportato i risultati in modo accurato”. Inoltre, il generale Graziano non
risultava membro del consiglio di amministrazione di Leonardo, ma presidente del
Comitato militare dell’Unione Europea. È vero che ci furono quattro arresti per
hackeraggio all’interno di Leonardo di altrettanti dipendenti, ma riguardò la
sottrazione di informazioni tra il 2015 e il 2017. Falsa è risultata anche la
pista tedesca, il raid è stato smentito dallo stesso esercito americano e la
società indicata come coinvolta non aveva server in Germania. Per quel che
riguarda il ruolo di D’Elia, lui stesso poi raccontò a Repubblica: “Un’emerita
idiozia ha fatto il giro del mondo…Io ho solo creato un malware che ha provocato
un buco, penetrando quei sistemi. Ma poi sono stato io stesso a ripararli”.
CONCLUSIONE
UsaToday è stato uno dei media che ha svolto una analisi accurata in base alle
accuse mosse allora da Trump come candidato sconfitto, e assieme ad altri organi
di informazione è giunto alla conclusione che l’affermazione secondo cui i voti
del tycoon sarebbero stati scambiati con quelli di Biden presso l’Ambasciata
degli Stati Uniti a Roma, è falsa. Eppure, come ha ricostruito Jonathan Karl di
Abc News nel libro Betrayal: The Final Act of the Trump Show, la bufala
costruita e sostenuta dai canali complottisti di Qanon spinse Kash Patel, che
all’epoca ricopriva il ruolo di sottosegretario alla Difesa di Trump, a chiedere
che alcuni funzionari andassero a interrogare Arturo D’Elia in Italia, per
chiarire il suo ruolo nel “furto”. Tutte le circostanze furono chiarite, ma
Trump continua a rilanciare l’Italygate, nonostante sia di nuovo presidente.
L'articolo Le elezioni perdute nel 2020: Trump rilancia l’Italygate, il racconto
complottista sostenuto dalla rete Qanon proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Non si trattò di un errore nel conteggio dei voti, poi corretto, a portare
l’esponente Vito De Palma in Parlamento al posto del collega di partito Marcello
Lanotte. Ma una vera e propria “alternazione del voto popolare”. Perché i
componenti di un seggio di Taranto scambiarono di proposito i voti assegnati a
Fratelli d’Italia con quelli di Forza Italia e così, il seggio che doveva essere
assegnato ai berlusconiani nel collegio di Foggia/Bat, scattò a
Taranto/Altamura.
Risultato: Lanotte fuori dalla Camera, De Palma eletto a Montecitorio e
Massimiliano Di Cuia, anche lui berlusconiano, ripescato in Consiglio regionale
per coprire lo scranno lasciato libero da De Palma con la sua elezione. C’è una
guerra intestina dentro Forza Italia, giocata grazie al supporto dei componenti
di un collegio di Taranto e a discapito anche di Fratelli d’Italia, dietro
l’elezione dell’onorevole De Palma, ex sindaco di Ginosa ed ex consigliere
regionale, alla Camera: una sorta di scippo, sostiene la procura di Taranto
nell’avviso di conclusione indagini notificato a 7 persone, tra cui De Palma e
Di Cuia.
Con loro risultano coinvolti anche i quattro componenti del seggio 54 di Taranto
– presidente, segretaria e due scrutatrici – e un rappresentante di lista, come
anticipato da Nuovo Quotidiano di Puglia e Gazzetta del Mezzogiorno. A vario
titolo, il pubblico ministero Mariano Buccoliero contesta i reati di falso
ideologico, alterazione del voto, induzione in errore di pubblici ufficiali e
violazioni della normativa elettorale.
I quattro membri del seggio 54 avrebbero concorso a modificare l’esito dello
scrutinio alla Camera, omettendo il controllo voto per voto e attribuendo a
Forza Italia preferenze che sarebbero state espresse per Fratelli d’Italia. Con
i dati falsi avrebbero compilato verbali e tabelle inserendo la cifra 52 accanto
alla lista FdI, così da far apparire ribaltato il risultato reale: quel numero
di preferenze era infatti per Forza Italia, che formalmente ricevette invece i
213 voti espressi a favore di FdI. Un “dato completamente falso”, si legge
nell’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pubblico ministero.
Una vicenda tutta interna al centrodestra, insomma, ma cruciale per il futuro
dei due politici di Forza Italia indagati. Ad avviso della procura di Taranto,
Di Cuia e De Palma avrebbero infatti utilizzato quei risultati, pur conoscendone
la presunta falsità, per chiedere la rettifica all’Ufficio centrale
circoscrizionale di Bari, inducendo l’autorità a certificare come veri i dati
alterati. In un primo momento, infatti, la ripartizione dei seggi aveva portato
all’elezione di Lanotte, anche lui forzista che era candidato nel collegio
plurinominale di Foggia/Bat.
Ma fu proprio quella modifica decisa “a tavolino” che, secondo i magistrati,
fece invece scattare il seggio alla Camera per Forza Italia nel collegio
Taranto/Altamura, dove era candidato De Palma a danno del collega di partito,
ora presidente del Consiglio comunale di Barletta. In questo modo, sostiene la
procura, De Palma veniva in promosso in Parlamento e “lasciava il posto di
consigliere regionale proprio allo stesso Dicuia (primo dei non eletti)”.
In concreto, De Palma – scrive il Buccoliero – “diffidava l’Ufficio centrale
circoscrizionale” di Bari a “rettificare il precedente giudizio di attribuzione
di voti” del 26 settembre e, “inducendolo in errore”, ad “attestare falsamente
nel successivo provvedimento” del 5 ottobre di tre anni fa che i voti per Forza
Italia erano 213, facendo “illecitamente scattare in suo favore l’attribuzione
del seggio”.
Sia De Palma che Di Cuia, ora ricandidato alle Regionali in Puglia del 22 e 23
novembre, hanno respinto le accuse. “Nessun atto ricevuto, totale estraneità ai
fatti. Ribadisco che sono stato io a presentare un esposto affinché fossero
acquisiti gli atti della sezione che mi venivano negati”, ha sostenuto De Palma.
Mentre Di Cuia afferma: “Intendo precisare che nella sezione oggetto di indagine
non sono mai stato presente. Ed ancora, la notifica dell’avviso di conclusioni
delle indagini preliminari proprio alla vigilia delle elezioni regionali appare
piuttosto singolare”.
Lanotte – ascoltato nelle scorse settimane dalla Digos di Taranto – era
risultato subito eletto, ma nel giro di qualche giorno sulla base del ricorso –
figlio di quei numeri ritenuti falsi dalla procura – a volare a Roma fu De
Palma. Lanotte aveva anche presentato un ricorso alla Giunta per le elezioni.
Ora a far luce arriva l’inchiesta della procura di Taranto, che Lanotte commenta
con amarezza sui suoi social parlando di “soprusi e ingiustizie” e di una
“ferita che pensavo quasi rimarginata” e che invece l’indagine riapre.
L'articolo Indagato il deputato De Palma (FI): “Scrutinio truccato alle
Politiche. A lui i voti di Fdi, così fu eletto al posto di un collega di
partito” proviene da Il Fatto Quotidiano.