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Le mamme del Parco Conocal di Napoli ce l’hanno fatta: così hanno difeso un’idea di futuro
di Salvatore Cocchio Le mamme del Parco Conocal di Napoli hanno vinto. Lunedì 19 la campanella dell’Istituto Comprensivo 88 “Eduardo De Filippo” ha suonato più forte del solito, come a dire: ce l’abbiamo fatta. Le porte si sono riaperte con un simbolico taglio del fiocco. Volti sorridenti ovunque: docenti, genitori, giornalisti. Questa è la storia di alcune mamme che non si sono arrese. Vivono al Parco Conocal, nel quartiere Ponticelli – periferia est di Napoli – un agglomerato di case popolari costruite dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980. Qui lo Stato ha dato due cose: una casa e il buio. Poi ha lasciato tutto così, nel degrado. Niente spazi verdi, niente aree per i bambini. Solo una casa, poi il buio. Quel buio le mamme lo conoscono bene. Sanno che il quartiere non concede mezze misure: fuori dalle mura di casa è facile scivolare nel buio. E quel buio ti ruba l’anima. Tra la casa e il buio, però, c’è una scuola. Un edificio semplice, un po’ di verde, un campetto intitolato a Maradona. Qui i docenti non insegnano solo Leopardi: ogni giorno tengono i ragazzi lontani dal buio. E ci riescono. La dispersione scolastica è pari a zero. Un miracolo quotidiano. Poi tutto crolla. La solita mancanza di manutenzione rende il plesso insicuro. La scuola chiude. Le mamme e la dirigente, Concetta Stramacchia, non ci stanno. Scrivono, sollecitano, chiedono aiuto. La Municipalità risponde che i fondi – 800mila euro – sono finiti. Intanto, la scuola resta chiusa. E proprio di fronte, nello stesso edificio, ce n’è un’altra, ristrutturata con fondi Pnrr ma destinata al terzo settore. La polvere e lo stato di abbandono stanno iniziando a fare il loro lavoro. A quel punto le mamme non aspettano più. Parte la rivolta pacifica. Occupano la scuola insieme alla dirigente. Non è una protesta: è una veglia. Per giorni e notti trasformano i corridoi chiusi in un presidio di cura. Dormono su sedie, parlano a bassa voce, condividono biscotti e paura. Il caso esplode. Arrivano i media, la redazione delle Iene, il deputato Francesco Emilio Borrelli. Tre giorni col fiato sospeso. Poi la notizia: il Comune concede l’altra ala della scuola, completamente ristrutturata. Gli alunni possono tornare in classe. Una classe nuova, calda, pulita. Oggi, grazie alla loro tenacia pacifica, quelle porte si riaprono ai bambini. L’ala destinata al terzo settore diventa spazio didattico fino al 30 giugno. Una vittoria senza urla, senza minacce. Solo la forza di chi non può permettersi di arrendersi. La riapertura non è un favore. È il risultato di una mobilitazione civica che ricorda a tutti una verità semplice: la scuola è un bene comune. Le mamme dell’IC 88 De Filippo hanno mostrato cosa significa prendersi cura di un’istituzione pubblica quando le istituzioni esitano. Hanno occupato non per bloccare, ma per proteggere. Hanno resistito non per protesta sterile, ma per difendere un diritto: quello dei bambini a un luogo sicuro, dignitoso, aperto. In questi giorni al Conocal non si è difesa solo una scuola: si è difesa un’idea di futuro. Perché quando un quartiere fragile perde la sua scuola, perde tutto. Perde l’unico argine al buio, l’unico luogo dove un bambino può sentirsi al sicuro, ascoltato, visto. Le mamme lo sanno meglio di chiunque altro. Per questo non hanno ceduto, nonostante la stanchezza, la paura, le notti passate sulle sedie di plastica. Hanno tenuto il punto con una dignità che dovrebbe far arrossire chi sarebbe dovuto intervenire prima. Lunedì mattina, alle 9, ho spento la fotocamera e sono andato via con una certezza: ho documentato e assistito a un miracolo. Perché il vero miracolo, in un’epoca che non si stupisce più di nulla, è una mamma che lotta per il diritto allo studio dei figli per stapparli al buio. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Le mamme del Parco Conocal di Napoli ce l’hanno fatta: così hanno difeso un’idea di futuro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Non è un caso che siano tutte di centrosinistra le Regioni a non voler tagliare sulla scuola
di Enza Plotino Anche il sistema scolastico diventa un calcolo approssimato per difetto. Il Ministero si basa su proiezioni e non sui dati effettivi forniti dagli Uffici scolastici regionali per sforbiciare i plessi scolastici. Lo chiama dimensionamento scolastico, obbliga le Regioni a fare i tagli e delibera (è di ieri la notizia) il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. Non è un caso che siano tutte di centrosinistra le Regioni inadempienti. Sono quelle che evidentemente non basano i loro indirizzi programmatici solo su costi e ricavi ma guardano alle necessità e ai bisogni delle proprie popolazioni cercando di non modificare identità territoriali già largamente compromesse. “Dobbiamo partire dai territori”, dicono dalle Regioni commissariate. In Sardegna, come informa l’assessora alla Pubblica Istruzione Portas “sono state già accorpate 36 autonomie scolastiche e un ulteriore taglio di 9 istituti sarebbe deleterio per realtà già in sofferenza”. La misura, precisano dal Ministero, “riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici”. Ma nonostante la riorganizzazione della rete scolastica non prevede la chiusura di plessi e il trasferimento degli alunni, “l’assenza di un dirigente – come denunciano dalla Regione Sardegna – risulterebbe un colpo durissimo per le scuole sarde, che spesso già oggi, con la situazione attuale, registrano plessi in numero superiore a dieci e distribuiti in un territorio vasto e poco omogeneo”. Obbligare accorpamenti e fusioni significa ragionare su una scuola basandosi su numeri e costi e non sulla qualità del sistema scolastico in una Regione in cui la situazione territoriale, geografica e orografica, con una significativa fragilità relativa agli aspetti della mobilità, dello spopolamento e della connettività, rendono estremamente critico qualsiasi ulteriore taglio di servizi. Sono alcune delle motivazioni che hanno portato i rappresentanti delle Regioni inadempienti a ribadire la contrarietà al commissariamento e la necessità di un ulteriore chiarimento del metodo di calcolo dei parametri utilizzati, facendo riferimento a numeri reali e non solo a quelli stimati. “Abbiamo confermato al Consiglio dei Ministri la nostra volontà di mantenere le 232 autonomie scolastiche della Sardegna – ha detto l’assessora Portas – perché la nostra regione ha un forte bisogno di puntare sulla qualità e la permanenza dei presidi esistenti per garantire un futuro alle nuove generazioni e non peggiorare gli indici di spopolamento e abbandono scolastico. Sulla scuola è necessario investire, non tagliare“. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Non è un caso che siano tutte di centrosinistra le Regioni a non voler tagliare sulla scuola proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giuseppe Valditara
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A Marco un tema, a Lucia una lettura. Perché i compiti per le vacanze devono essere uguali per tutti?
Ci risiamo. Arrivano le vacanze di Natale ed inizia la partita a tennis. Da una parte i sostenitori dei compiti. Dall’altra quelli per i quali “bisogna staccare la spina”. La partita, combattuta. Tra un dritto e un rovescio. Una volée e una palla smorzata. Una serie di smash. Una partita interminabile. Senza vincitori. Perché le motivazioni addotte, ora dall’uno, ora dall’altro, sono valide. Oggettivamente. Un periodo non breve di tempo, senza alcuna esercitazione, rischia di intorpidire le abilità. Più che far svanire le conoscenze. Ma è innegabile che pagine di Storia da studiare, frasi da analizzare ed esercizi di algebra da svolgere, possono diventare un fardello. Tra pranzi e cene di rito. Visite di parenti ed amici. Un soggiorno anche breve in qualche località. Un fardello per ragazze e ragazzi. Come per i loro genitori. Per i sostenitori dei compiti, nessuna consegna equivale a dover ricominciare da capo quando riprenderanno le lezioni, a gennaio. Per gli altri, il riposo mentale è necessario. Imprescindibile per il post-vacanze. Le due fazioni contano non solo gli addetti ai lavori, in ruoli differenti. Insomma ragazze e ragazzi ed insegnanti. Con l’aggiunta dei genitori. Ma anche schiere di Altri. Appartenenti ad ambiti disparati. Con una preponderanza di psicologi e pedagogisti, filosofi e giornalisti, intellettuali. Ognuno chiamato a dire quel che pensa sul tema. Magari arrivando ad invitare “a considerare un equilibrio più moderato nella quantità di compiti per casa assegnati durante le vacanze natalizie”, come ha fatto l’assessore provinciale all’istruzione in lingua italiana di Bolzano, Marco Galateo. Che ha spiegato come “Le vacanze natalizie rappresentano un’occasione preziosa per rigenerarsi, trascorrere tempo in famiglia e con gli amici, recuperare energie e ritrovare un equilibrio sereno”. Ogni affermazione contiene una parte di verità. Il problema è che tutte insieme, le affermazioni, non costituiscono la verità, assoluta. Non offrono la soluzione migliore. Forse perché, piuttosto che scegliere tra due soluzioni contrapposte, sarebbe necessario mediare. Una sorta di compromesso del quale a beneficiare fossero ragazze e ragazzi. Perché si realizzi questa opzione bisognerebbe calarsi nelle diverse realtà. Evitando di generalizzare e di farsi inghiottire dal dilemma “compiti sì-compiti no”. Forse potrebbe apportare maggiori benefici considerare la questione, classe per classe. Anzi, forse bisognerebbe che le consegne non venissero assegnate all’intera classe. Senza distinzioni. Ma che a ciascuno si desse quel che si ritiene più utile. A Marco, un tema e la lettura di un brano di antologia, con relativi esercizi di comprensione del testo. Alcuni approfondimenti del libro di Storia a Claudia. Il ripasso delle sintesi di Geografia relative al programma studiato, a Valerio. La lettura de Il piccolo principe di Saint-Exupéry, ad Antonella, quella de Marcovaldo di Calvino a Stefano. Il ripasso de i proemi di Iliade ed Odissea a Lucia. Il Riassunto, sia nella forma più essenziale che in quella più estesa, di un paio di brani di Antologia, a Flavio. La visione di due brevi video, uno sulla coltivazione della vite, l’altro su quella dell’olivo, ad Emanuele. E poi, a Marzio, la scrittura sul quaderno di almeno 4 sinonimi delle parole, “suggestivo”, “profumo”, “scrivere”, “inerzia” e “andare”. Marzio non è Valerio. Lucia non è Claudia. Ognuno è un unicum. Da valorizzare, come possibile. Le vacanze dalle lezioni sono una opportunità per riposarsi, innegabilmente. Ma anche per svolgere una qualche attività che senza stancare oppure creare ansie, potenzi. Senza affanni. Ci si può riposare in molti modi. Sforzarsi di trovare quello più congeniale ad ogni ragazza e ragazzo è possibile. Anche perché chi lo ha detto che il riposo debba necessariamente passare per il non fare nulla? L'articolo A Marco un tema, a Lucia una lettura. Perché i compiti per le vacanze devono essere uguali per tutti? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Educazione affettiva, serve una scuola all’altezza del terzo millennio
di Francesca Carone In questi giorni il dibattito intorno alla scuola ha assunto toni polemici che continuano a disorientare l’opinione pubblica. L’intervento del ministro Valditara alla Camera ha acuito ancora di più il clima già acceso, favorendo una narrazione a volte disgregante su temi di grande importanza come l’Educazione all’Affettività e la normativa disciplinare. Temi che generano opinioni convergenti e divergenti favorendo un dibattito sempre più fitto e serrato. Sul tema dell’affettività il ministro ha presentato un disegno di legge dal titolo “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” che cambia in modo radicale le disposizioni in materia di affettività nella scuola. Non vi è dubbio che l’orientamento legislativo sull’affettività, all’indomani della normativa disciplinare n.134, pone interrogativi seri e prioritari e la necessità di un confronto costruttivo con gli addetti ai lavori che non hanno tardato a far sentire la loro voce. I presidenti degli Ordini degli psicologi di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia e Veneto, in una nota, hanno chiesto il loro intervento nelle sedi parlamentari di competenza per esprimere la loro perplessità sul disegno di legge presentato dal ministro Valditara. Partendo dall’assunto che (si legge nella nota) “L’educazione sessuale e affettiva è una risorsa, non un rischio”, che “limitare o escludere la possibilità di promuovere, da parte dei professionisti della salute, attività educative significa privare bambini e adolescenti di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita”. Sempre nella nota i presidenti degli Ordini territoriali evidenziano come “un’educazione sessuo-affettiva adeguata all’età contribuisca a promuovere comportamenti relazionali sani, a prevenire fenomeni di bullismo, violenza di genere e uso distorto dei media digitali, nonché a rafforzare le competenze emotive e sociali di bambini e adolescenti permettendo di agire in modo preventivo ed efficace sull’insorgenza di nuclei relazionali disfunzionali” evidenziando “l’importanza di un’educazione affettiva e sessuale tempestiva, continuativa e scientificamente fondata”. In attesa di capire le decisioni future in materia di affettività è fondamentale evidenziare come la scuola rappresenti il “faro” per lo sviluppo umano, sociale e formativo dell’essere umano che si esprime attraverso processi educativi e formativi “allargati”, democratici, accessibili, moderni e attivi. Una scuola “in cammino” all’altezza del terzo millennio, alleata della famiglia. Una scuola capace di ascoltare i vuoti di una generazione che ha guardato in faccia il flagello del Covid e le morti di Gaza. Una scuola che “fa ombra” sul deserto della famiglia, sempre più sola e sempre più povera. Una scuola “social” in grado tradurre e recepire il linguaggio dei giovani, sempre più nascosti dietro tastiere e telefonini nella speranza di qualche sussulto amico dell’etere. Una scuola al passo con i tempi che sappia dialogare nell’alveo della sua tradizione vestendo i panni della modernità e del progresso, attraverso un linguaggio empatico e universale. E’ la “mission” di tutte le istituzioni scolastiche che fronteggiano ogni giorno situazioni al limite, spesso irreversibili, combattendo contro l’abbandono, addomesticando nel contempo “azione e prevenzione” per sopperire a carenze strutturali riconducibili alla mancanza di personale e a spazi materiali per le azioni educative collaterali di supporto. Il peso su dirigenti e insegnanti diventa sempre più importante nella misura in cui sono chiamati a vestire i panni di risolutori oltre che di educatori per fronteggiare le mille problematiche della quotidianità scolastica. Gli attori della scuola diventano sempre più mediatori socio-educativi in cerca di soluzioni sul campo, sottendendo, a volte, l’azione formativa. Un lavoro sommerso, ma necessario, che implica ricadute deleterie sul carico di lavoro con il rischio di burnout elevato. Il dirigente risolutore assolve sempre di più a compiti extraeducativi ed extrascolastici trovando il naturale sostegno nel lavoro multitasking degli insegnanti spesso intrappolati in una sorta di imbuto. In questo scenario si fa sempre più pressante l’esigenza di superare il divario tra una scuola moderna, accessibile e sostenibile e una scuola ferma ai paradigmi del passato. Una scuola bisognosa di ossigeno e di traguardi strutturali che punti sulla qualità dell’insegnamento, al passo con il cambiamento generazionale, determinando così il passaggio tra vecchio e nuovo, tra un sistema statico e un sistema in divenire prendendo a cuore il futuro degli studenti. L’omogeneità di un sistema scolastico svecchiato e moderno deve essere attualizzato in tutte le sue sfaccettature: dall’arruolamento di insegnanti e figure specializzate, alle infrastrutture (purtroppo ancora carenti) dagli arredi, alle aule aumentate, dagli strumenti tecnologici fino alle singole necessità materiali della carta e del sapone! Perché prendere in considerazione le esigenze e le necessità di una scuola significa prendere in mano il futuro del mondo. L'articolo Educazione affettiva, serve una scuola all’altezza del terzo millennio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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