“Credo di avere chiesto molto al mio corpo nel corso di questi mesi”. Federica
Brignone si ferma. La bicampionessa olimpica di superG e gigante a
Milano-Cortina 2026, rientrata in pista con risultati pazzeschi dopo il brutto
infortunio del 3 aprile 2025, ha deciso di non prendere parte né alle prossime
tappe di Coppa del Mondo in programma da venerdì 6 a domenica marzo in Val di
Fassa, né ai successivi impegni di Are del 14/15 marzo (gigante e slalom) e
delle finali in Norvegia dal 21 al 25 marzo. La sua breve ma incredibile
stagione si è conclusa così a Soldeu. Brignone aveva parlato dell’ipotesi ritiro
nei giorni scorsi. Per il momento lo stop riguarda solo questa stagione.
A comunicarlo è la Fisi. “Credo di avere chiesto molto al mio corpo nel corso di
questi mesi – dichiara Brignone -. Dal giorno stesso in cui mi sono infortunata
ho dedicato tutta me stessa all’obiettivo di partecipare alle Olimpiadi di
Milano–Cortina 2026, ottenendo il doppio risultato di portare la bandiera
tricolore e di salire sul podio. Ce l’ho fatta addirittura in due occasioni,
salendo oltretutto sul gradino più alto del podio. Ho provato a proseguire la
stagione, adesso però il mio fisico mi sta presentando il conto“, spiega la
campionessa italiana di sci.
“Quindi approfitto della stagione ormai al capolinea per concedermi una pausa e
continuare successivamente al meglio la riabilitazione, che è stata logicamente
forzata nel corso di tutto questo tempo per arrivare al miracolo che siamo stati
capaci di compiere. Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nel sogno olimpico
e mi hanno permesso di rimettermi in piedi e partecipare a questa stagione”. La
squadra italiana si presenterà dunque con Sofia Goggia, Laura Pirovano, Elena
Curtoni, Nicol Delago, Nadia Delago, Roberta Melesi, Asja Zenere, Sara Allemand,
Sara Thaler e Ilaria Ghisalberti. Il programma prevede due discese venerdì 6
marzo e sabato 7 marzo, seguite da un supergigante domenica 8 marzo.
L'articolo Brignone si ferma: “Ho chiesto troppo al mio corpo, mi sta
presentando il conto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sono consapevole che si tratta di un danno permanente e che dovrò conviverci:
il nostro corpo si abitua a tutto e con il passare degli anni migliorerà, ma la
lesione resta per la vita. Se non migliorerà difficilmente mi vedrete l’anno
prossimo”. A parlare è Federica Brignone, sciatrice italiana e campionessa
olimpica con due ori tra superG e slalom gigante alle Olimpiadi di
Milano–Cortina 2026, in videoconferenza dal Principato di Andorra, dove oggi ha
rinunciato alla seconda prova di discesa per non sovraccaricare il ginocchio
sinistro che le procura ancora molti problemi.
“Abbiamo deciso di venire qui ad Andorra, che è uno dei miei posti preferiti,
dopo che lunedì scorso mi hanno svuotato il ginocchio e riempito con acido
ialuronico. Sinceramente, speravo di stare meglio e sto facendo ancora fatica:
ho parecchio dolore, fatico ad appoggiarmi sullo sci e quindi non mi avete visto
in prova oggi, come ho sempre detto valuterò giorno per giorno la situazione“,
ha spiegato la sciatrice che ad aprile 2025 si era procurata la rottura di
tibia, perone e crociato anteriore.
“Non deve essere una tortura, altrimenti non ho intenzione di buttarmi giù a 130
km/h“, ha aggiunto. “Se tutto va bene quanto voglio andare avanti? Tutto
dipenderà dal mio stato di salute. Se deve diventare una tortura farò fatica, se
non migliora sarà difficile vedermi il prossimo anno. Non ho preso una
decisione. Non ho ancora il sentimento che voglio smettere, ma ho anche le
scatole piene di stare male ogni giorno e con il dolore. A volte mi arrivano
fitte allucinanti e così non è bello”, ha sottolineato l’azzurra, evidentemente
stanca dei continui problemi alla gamba post infortunio.
“Adoro sempre questo periodo, c’è più luce e un’atmosfera rilassata. È ciò che
mi piace maggiormente di questo sport. Ma non è divertente se sto troppo male,
mi interessa solo sciare e stare in pista, ho lottato così tanto per farlo e non
voglio pensare alla prossima stagione o progetti a lungo termine”, ha proseguito
Brignone che nonostante tutto ha voluto partecipare alle Olimpiadi e contro ogni
pronostico ha anche vinto due ori.
“Tutto dipenderà dal mio stato di salute. La mia vita? Non è ancora quella di
prima, non corro e se scio presto al mattino zoppico tutto il giorno. Ho tenuto
duro per 10 mesi e sono disposta a provarci per un altro mese se non va
peggiorando, ma sono sotto antinfiammatori e non posso togliere la placca perché
la tibia non è a posto. Non è che mi metto a riposo e la tolgo prima”, ha
aggiunto l’azzurra.
L'articolo Brignone: “Ho delle fitte allucinanti. Se non migliorerò,
difficilmente mi vedrete l’anno prossimo”. L’ipotesi ritiro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
di Giovanna Muscetti
C’è una forza nello sport che non ha bisogno di dichiararsi. Non chiede spazio,
non invoca eccezioni, non cerca protezione. Si manifesta solo quando conta
davvero: nel momento della scelta, nella gestione dell’errore, nella capacità di
restare lucidi mentre tutto intorno accelera. A Milano-Cortina 2026, questa
forza ha assunto con chiarezza il volto delle donne.
Il medagliere racconta una storia più articolata di quanto suggeriscano i numeri
isolati. L’Italia ha chiuso l’Olimpiade con 30 medaglie complessive, distribuite
tra prove individuali e competizioni di squadra, attraversando discipline
diverse e spesso lontane tra loro per linguaggio e dinamiche. Gli uomini hanno
conquistato 36 medaglie totali (9 ori, 5 argenti, 22 bronzi), le donne 29 (10
ori, 8 argenti, 11 bronzi). Il divario numerico esiste, ma non è determinante. A
colpire è piuttosto la qualità della distribuzione: le donne hanno firmato più
ori, trasformando con maggiore frequenza le occasioni decisive in vittorie. Non
è una questione di quantità, ma di densità competitiva.
Le atlete italiane dimostrano una competenza che va oltre la forza fisica.
Gestiscono la gara, non la subiscono. Sanno attendere, leggere il contesto,
scegliere quando forzare e quando contenere. È un’intelligenza sportiva che
emerge soprattutto sotto pressione, quando l’adrenalina rischia di diventare
rumore e invece deve restare strumento. In questo scenario, alcune atlete hanno
incarnato la forza mentale in tutta la sua evidenza. Federica Brignone, ad
esempio, ha trasformato mesi di riabilitazione in una rinascita sportiva,
realizzando il suo sogno olimpico. Non è solo la vittoria a renderla
straordinaria, ma la disciplina e la determinazione con cui ha attraversato ogni
ostacolo, dimostrando quanto la tenuta mentale possa incidere sulle grandi
imprese. Accanto a lei, Francesca Lollobrigida, mamma di un bambino piccolo, ha
conquistato due ori con una gestione impeccabile del rientro e dell’attesa,
mostrando come talento, controllo della fatica e vita personale possano
convivere senza annullarsi.
Non è un caso che molte delle medaglie più preziose arrivino da atlete con
carriere lunghe, spesso segnate da infortuni importanti e da continui processi
di ricostruzione. Accanto a Brignone e Lollobrigida, Arianna Fontana che,
insieme alle sue compagne di staffetta, interpreta la gara con la lucidità di
chi conosce il caos e sa dominarlo, senza mai confondere l’istinto con la
fretta. Nel biathlon, disciplina in cui la prestazione mentale pesa quanto
quella fisica, Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi – anche lei rientrata da un
infortunio che l’ha costretta a saltare l’intera stagione 2024/2025 – hanno
mostrato cosa significhi competere ad altissimo livello quando il controllo
emotivo diventa parte integrante del gesto tecnico. Qui vincere non significa
solo andare più forte: significa saper governare il silenzio, il respiro,
l’errore possibile.
Una generazione più giovane ha già interiorizzato una lezione decisiva: il
talento non basta se non si sa ricominciare. Flora Tabanelli, dopo la rottura
del legamento crociato a novembre, è tornata sulla neve per conquistare una
medaglia di bronzo. Non come gesto simbolico, ma come atto sportivo pieno,
maturo, consapevole. E sebbene molte altre atlete italiane abbiano conquistato
medaglie e lasciato il segno in questa straordinaria Olimpiade, queste
performance emblematiche mostrano come forza mentale, lucidità e resilienza
possano davvero fare la differenza nei momenti decisivi.
Qui il tema non è il genere, ma la gestione della complessità. Le donne sembrano
arrivare alla competizione con un sistema nervoso più allenato all’integrazione:
emozione e decisione, fatica e controllo, pressione e lucidità. Un vantaggio che
nasce non solo dall’allenamento, ma da una cultura dell’impegno silenzioso,
quotidiano, raramente celebrato. Il confronto con gli uomini è necessario,
purché non sia ideologico. Gli atleti maschi esprimono spesso maggiore
esplosività, una propensione all’attacco diretto, alla soluzione immediata. È
uno stile efficace, spettacolare, che spiega anche il leggero vantaggio nel
medagliere complessivo. Le donne eccellono invece nella costruzione della
prestazione, nella capacità di trasformare i momenti chiave in vittorie. Non è
una gerarchia, è una differenza strutturale. E lo sport, come ogni sistema
complesso, cresce proprio grazie a queste differenze.
Milano-Cortina 2026 è stata un’Olimpiade entusiasmante: ricca di sorprese, di
energie nuove, di storie che hanno superato il risultato. Ma soprattutto ha
lasciato un’immagine precisa della vittoria contemporanea: non come gesto
isolato, ma come equilibrio tra forza e controllo, ambizione e pazienza,
coraggio e misura. Ed è forse questa la sua eredità più preziosa: in un mondo
che accelera, vince chi sa governare la pressione. Non chi la ostenta ma chi
l’attraversa.
L'articolo Milano-Cortina 2026, la forza silenziosa delle donne olimpiche
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il primo momento è stato l’abbraccio alla famiglia. Poche parole, non servono
dopo aver vinto una medaglia alle Olimpiadi. “Vedere i miei all’arrivo è stato
davvero unico. Alla fine ho abbracciato mio fratello Miro, perché metà di questa
medaglia è sua. Ci ha messo il cuore, ha dato tutto per aiutarmi in questo
periodo”, racconta Flora Tabanelli in conferenza stampa dopo il bronzo nel big
air di sci freestyle a Milano-Cortina 2026. Sorride mentre mostra la medaglia,
mentre prima qualche lacrima aveva rigato il suo viso: ad appena 18 anni è
diventata la prima italiana a ottenere un podio ai Giochi nel freestyle. Ci è
riuscita nonostante la rottura del crociato a novembre, che sembrava aver
compromesso tutto.
Flora Tabanelli, diciottenne emiliana di Sestola, è riuscita a centrare una
storica medaglia di fatto al debutto stagionale. “Non so bene come ho fatto: per
fortuna i dolori un po’ erano passati, ma ho provato a non pensarci“, confessa
lei stessa. “Nonostante tutto, la mia gamba è in forma e sono qua. Se ogni tanto
ho pensato di non farcela? I pensieri ci sono stati, anche qualche ora fa, ieri,
tutti i giorni”, prosegue Tabanelli. Che però spiega: “Non sai mai quello che
può succedere. L’unica cosa da fare è credere in sé stessi e andare avanti”. Una
mentalità che ricorda Federica Brignone, grande protagonista a Milano Cortina
con il doppio oro nello sci alpino: “Nei giorni scorsi l’ho sentita, le ho fatto
i complimenti perché è veramente un’ispirazione“.
Flora Tabanelli ha concretizzato la medaglia nella run finale: “Nella terza
prova dovevo recuperare qualche decimo di punto e ho deciso di puntare sul 1600
non perché fossi sicura, ma perché volevo farlo. Ci ho provato, ho dato tutto ed
è andata bene. La medaglia la dedico a tutti quelli che mi hanno supportato in
questi mesi, ho scoperto persone meravigliose“. Recuperare in così poco tempo sa
davvero di impresa: “Sono nata sulla neve che mi ha forgiato, sono cresciuta con
l’idea che lo sport è la cosa più positiva di tutto e che mi regala emozione
ogni giorno. È stata una strada lunga, ma l’ho fatta con la passione“.
L'articolo “I pensieri ci sono stati, anche qualche ora fa. Per fortuna i dolori
un po’ erano passati, Brignone mi ha ispirato”: l’impresa di Flora Tabanelli
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Prima della mia gara ho visto la manche di Brignone (lo slalom gigante, ndr),
mi sono detta che anch’io dovevo fare qualcosa di grande”. Lo ha confessato Lisa
Vittozzi, oro nell’inseguimento del biathlon alle Olimpiadi di Milano-Cortina, a
Casa Italia. La campionessa di Sappada ha fatto la storia, conquistando la prima
medaglia d’oro nella storia italiana.
Vittozzi ha risposto a chi gli chiedeva delle difficoltà che ha dovuto
affrontare nel recente passato: “Ho pensato più volte di mollare, ma alla fine
il sogno di vincere una medaglia ai Giochi mi ha spinto a continuare”.
L'articolo Olimpiadi, Vittozzi confessa: “Prima della gara ho visto la manche di
Brignone, mi sono detta che dovevo fare qualcosa di grande anch’io” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
“Ritiro? Vivo giorno per giorno, ovviamente ho dei programmi a breve termine.
Tornerò al JMedical di Torino per curarmi”. Lo ha detto Federica Brignone ai
giornalisti a Casa Italia, a Cortina, dopo la vittoria del secondo oro olimpico.
“Per me sciare non è banale, è doloroso, in più devo fare i conti coi miei
mostri” ha aggiunto la campionessa di La Salle.
L'articolo Olimpiadi, Brignone: “Ritiro? Ora per me sciare è doloroso, devo fare
i conti coi miei mostri” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
La caduta dei miti di intere generazioni, una nuova storia da tramandare ai
posteri. Il 15 febbraio 2026 è stato questo: due ore e nove minuti che hanno
cambiato la geografia emotiva dello sport italiano alle Olimpiadi invernali.
Dalle 13.08 alle 15.17, quattro medaglie sono piovute su Milano-Cortina come se
qualcuno avesse deciso di comprimere il senso di un’Olimpiade intera dentro un
pranzo domenicale.
Per anni ci siamo raccontati che i due ori di Alberto Tomba a Calgary ’88 e quel
medagliere norvegese di Lillehammer ’94 fossero il nostro Everest. Punti
irraggiungibili, fotografie da custodire all’infinito. Invece questa domenica li
ha prima eguagliati, poi superati. Una nuova storia è stata scritta davanti ai
nostri occhi. Prima il bronzo della staffetta maschile di sci di fondo. Poi il
secondo oro di Federica Brignone nel gigante, ancora lei, ancora davanti a
tutte. Subito dopo l’argento di Michela Moioli e Lorenzo Sommariva nello
snowboard cross. Infine l’oro di Lisa Vittozzi nel biathlon, il primo della
storia azzurra in questa disciplina. Ventiduesima medaglia per l’Italia, con 8
ori: superato il record di Lillehammer ’94.
Nel giorno in cui il calcio nostrano si aggroviglia ancora intorno a polemiche e
veleni, gli atleti degli sport invernali a colpi di medaglie reclamano spazio
per la loro rivoluzione e diventano nuove stelle polari per i giovani del
futuro. E le nuove imprese olimpiche hanno per la maggior parte volti femminili.
C’è appunto Brignone, che vince due ori come Tomba e lo fa meno di un anno dopo
un incidente che aveva ridotto le ossa della sua gamba sinistra a “un puzzle”,
parola di chi l’ha operata. C’è un altro doppio oro di Francesca Lollobrigida,
35enne partita con le rotelle da Frascati per battere sul ghiaccio le frecce
olandesi.
C’è l’oro di Vittozzi, campionessa mondiale che era stata a un passo dal ritiro
ed è rinata dopo un anno di pausa. Ha portato lei il primo oro della storia al
biathlon italiano. Ci sono le 13 medaglie olimpiche di Arianna Fontana, che a
Milano ha vinto un altro oro e un altro argento. Da Torino 2006 ad oggi, senza
mai mollare un colpo. C’è ancora Michela Moioli, un argento e un bronzo 48 ore
dopo una caduta in allenamento che sembrava averla messa ko, tra dolori e
vomito. Senza dimenticare Voetter-Oberhofer, oro nello slittino di coppia da
quasi outsider.
Sono le donne le protagoniste di questi Giochi. Non è retorica, è aritmetica. Su
8 ori conquistati fin qui, sei sono al femminile. Nuovi modelli che si plasmano
per le prossime generazioni. E attorno alle campionissime c’è un movimento che
sorprende per profondità e varietà. Pattinaggio, fondo, biathlon, snowboard,
short track: sport considerati “di nicchia” oggi compongono un mosaico
credibile. In un momento in cui il calcio attraversa la sua crisi più grande,
l’Italia scopre la propria multidisciplinarietà. Manca ancora una settimana alla
chiusura dei Giochi. Il medagliere può crescere, forse cambiare ancora forma. Ma
al di là dei numeri, il 15 febbraio resterà come il giorno in cui abbiamo capito
che i riferimenti del passato – da Tomba a Lillehammer ‘94 – non sono più un
limite. Li abbiamo raggiunti. Perfino superati.
L'articolo Quindici febbraio 2026, il giorno che ha riscritto la storia
tricolore degli sport invernali: le sorelle d’Italia oltre Tomba e Lillehammer
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quando un miracolo accade due volte, è meglio lasciar stare parole e aggettivi
per mettere semplicemente in fila i fatti: Federica Brignone ha vinto la
medaglia d’oro nello slalom gigante di Milano-Cortina 2026. Sì, ha vinto un
altro oro, dopo quello in Super G. Sì, come Alberto Tomba a Calgary. Di più: ci
è riuscita nonostante il terribile infortunio di 318 giorni fa, la rottura di
tibia, perone e crociato anteriore. Il peggio che possa capitare a una
sciatrice. A 35 anni, Brignone è riuscita a rimettere gli sci ai piedi giusto in
tempo per queste Olimpiadi. Ci si aspettava potesse giusto partecipare. Invece
ha scritto la storia.
La sua personale e quella dell’Italia ai Giochi invernali. Con questo oro,
infatti, le Olimpiadi di Milano-Cortina hanno già eguagliato il medagliere
record di Lillehammer ’94. Trentadue anni fa gli azzurri chiusero con 7 ori e 20
medaglie complessivo. Lo stesso bottino raccolto in questi Giochi, quando però
manca ancora una settimana al termine. La spedizione italiana viaggia verso
un’edizione trionfale, destinata a rimanere un unicum nella nostra storia
olimpica. E il volto principale di questa impresa ha le sembianze di Federica
Brignone.
Articolo in aggiornamento
L'articolo Brignone come Tomba: è oro anche in gigante, un bis da leggenda. E
l’Italia vola nel medagliere: eguagliato il record di Lillehammer ’94 proviene
da Il Fatto Quotidiano.
La corsa in ospedale, i pensieri di una madre – “Fede dovrebbe farla finita con
lo sci e con le gare” – per la figlia stesa su una barella. Poi l’operazione,
l’attesa, il responso dei medici: “Ho fatto un bel puzzle. Era un disastro“. Per
gentile concessione della casa editrice, ilFattoQuotidiano.it pubblica un
estratto del volume “Due vite. Lo slalom parallelo con mia figlia Federica
Brignone” di Edizioni Minerva (312 pp, 19 euro), scritto da Maria Rosa Quario,
detta Ninna, ex leggenda dello sci alpino femminile e oggi per tutti la madre di
Federica Brignone,la nuova campionessa olimpica di Super G a Milano-Cortina
2026. Rileggere quanto scritto da Ninna Quario, ricordando il giorno del
terribile infortunio, aiuta a restituire la dimensione del miracolo sportivo
compiuto dall’azzurra sulla pista delle Tofane. Era il 3 aprile 2025, Brignone
aveva la gamba sinistra praticamente distrutta. La madre pensa e in qualche modo
spera che sia la fine della carriera. Ma ha quasi una sorta di premonizione: “Ha
già dato, ha vinto tanto, ha vinto tutto (o quasi, mancherebbe solo l’oro
olimpico […])”.
—————————————-
3 aprile 2025. Ci fermiamo a Milano, va bene. Federica arriverà in elicottero al
San Raffaele. Affiorano pensieri negativi. Perché il San Raffaele? Ci sarà
qualche complicazione? Li scaccio e, nell’attesa, misuro il grado di popolarità
raggiunto da mia figlia dopo le recenti vittorie.
Io e Vezzo veniamo accolti dall’amministratore delegato, ci fa notare che Fede
atterrerà lì, ma solo perché alla clinica La Madonnina non è possibile farlo.
L’ultimo trasferimento sarà fatto in ambulanza. Noi torniamo quindi verso il
centro, nel traffico di un pomeriggio milanese alla vigila della Settimana del
mobile. Quando arriviamo in via Quadronno non posso credere ai miei occhi. Sul
marciapiede di fronte all’ingresso della clinica c’è un assembramento di persone
con telecamere e microfoni. Aspettano Federica.
Per fortuna la vecchia auto del suo ragazzo non attira l’attenzione e possiamo
entrare nel parcheggio che ci avevano riservato. L’attesa dura poco, prima di
Fede arrivano suo padre e la zia Cinzia, partiti da Savona appena saputo
dell’infortunio, e poco dopo ecco la nostra bambina, fidanzata, nipote.
È stesa su una barella, ha l’aria fra il confuso e il nervoso, le gambe sono
coperte, la sinistra ingessata. Si percepisce la fretta dei medici chiamati a
operarla. Con un volo privato organizzato dalla Federazione, sono arrivati dalla
Francia Andrea Panzeri e Gabriele Thiébat, che assisteranno lo specialista in
ricostruzioni ossee, il professor Accetta (nome perfetto per chi deve operare
gambe rotte!), mentre dell’anestesia si occuperà l’équipe del professor
Zangrillo, che dal San Raffaele ha viaggiato in ambulanza con Federica.
Passano due ore nelle quali io e Daniele, per la prima volta dopo tanto tempo,
ci sentiamo in perfetta sintonia, la pensiamo cioè allo stesso modo: Fede
dovrebbe farla finita con lo sci e con le gare. Ha già dato, ha vinto tanto, ha
vinto tutto (o quasi, mancherebbe solo l’oro olimpico, ma tre medaglie non sono
male come bottino ai Giochi Olimpici) e insomma, noi non ne possiamo più di
stress. Quest’ultimo li ha superati tutti. Siamo preoccupati. Abbiamo capito che
la situazione della gamba sinistra è grave, abbiamo intravisto la Tac e,
soprattutto, abbiamo ascoltato le parole dei medici.
“Eccoli di nuovo, urca, sono già passate due ore.”
Daniele non ha aspettato, è ripartito per la Liguria, ma nel frattempo è
arrivato Davide dal Trentino, dopo aver recuperato l’auto e tutti i bagagli
rimasti nella camera dell’hotel di Moena. Lo vedo provato. Molto scosso. Lui,
sempre così lucido e razionale, fatica a parlare, è agitato, stanchissimo. A
farsi male non è stata solo la sua atleta, è stata sua sorella, e lo ha fatto
davanti ai suoi occhi. «Ero poche porte sopra, dopo la caduta sono arrivato da
lei per secondo, c’era già Luca [Scarian preparatore atletico della squadra,
nda] piazzato proprio vicino alla porta agganciata da Fede con il braccio.
Abbiamo capito subito che si era rotta qualcosa, la gamba dal ginocchio in giù
era come staccata, penzolava, e quando Fede ha provato a muoversi ha capito a
sua volta di essere messa male. Sul momento però c’era poco da pensare,
bisognava toglierle gli sci, rincuorarla, aspettare i soccorsi, rispondere a te
mamma, e a papà, che stavate chiamandomi al telefono per avere notizie.»
Povero Davide. A lui nessuno ha dato calmanti, lui, come me e come molti che
vogliono veramente bene a Federica, non ha dormito per notti intere ripensando a
quel momento, a come si sarebbe potuto evitare, a come sarà il suo futuro
immediato, così legato a quello della sorella. Che, poco dopo i medici, torna
dalla sala operatoria incavolata nera. Ce l’ha con tutti: «Bastardi! Lasciatemi
tranquilla, voglio dormire, per sempre!». Effetti dell’anestesia, dicono. A
interessarci di più sono le parole dei chirurghi, parla per tutti il professor
Accetta: «Ho fatto un bel puzzle. Era un disastro, abbiamo rimesso assieme il
possibile ed è venuto bene. Oltre alle ossa abbiamo sistemato capsula, legamento
collaterale e menisco mediale».
Il presidente della Commissione medica federale Andrea Panzeri parla invece ai
giornalisti, ancora in strada ad aspettare notizie: «Abbiamo riparato il
riparabile. Impossibile stabilire ora i tempi di recupero. Il crociato? Per ora
non lo abbiamo valutato».
Lo valuteranno quasi due mesi dopo, quando la gamba si sarà un po’ sgonfiata e
quando si sarà resa disponibile un’apparecchiatura in grado di fare la risonanza
magnetica a un ginocchio attorniato da placche metalliche e viti, inserite per
rimettere assieme il piatto tibiale. Il crociato c’è, è attaccato, che sollievo.
Una diagnosi che verrà confermata altri due mesi dopo, a fine luglio, quando un
nuovo intervento chirurgico, molto meno invasivo perché fatto in artroscopia,
confermerà che tutti i legamenti sono a posto, anche il collaterale interno
operato ad aprile. Vengono rimosse le aderenze che limitavano il piegamento e
viene confermata la sofferenza delle cartilagini, problema comune a molti
sportivi: probabilmente creeranno dolori in futuro, ma è inutile pensarci ora,
ora è solo importante pensare a recuperare tono muscolare, giorno dopo giorno,
un piccolo passo alla volta.
Devo mettere un punto, il libro va in stampa. Non so cosa succederà domani, non
so se Federica riuscirà a mettere gli sci negli ultimi mesi del suo anno di
grazia. Non so se farà la sua quinta Olimpiade in Italia, non so se tornerà
l’atleta vincente che è stata.
Ma per me è proprio questo il bello della vita, non sapere cosa succederà fra un
minuto e sperare che sia qualcosa di meraviglioso.
Campione non è solo chi diventa famoso,
ma è anche e soprattutto chi riesce a dare
tutto se stesso in quello che fa,
con impegno, serietà e determinazione.
L'articolo “Non so cosa succederà domani, non so se Federica riuscirà a mettere
gli sci”: la madre di Brignone racconta il giorno dell’infortunio proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Congratulazioni Fede! Che ritorno incredibile!”. Nessuno più di Lindsey Vonn in
questo momento può comprendere l’emozione di Federica Brignone dopo l’impresa
nel superG. La sciatrice statunitense ha infatti dedicato un pensiero sui social
alla collega azzurra dopo la medaglia d’oro alle Olimpiadi a meno di 10 mesi
dall’infortunio di aprile 2025. Lo ha fatto dal letto dell’ospedale di Treviso,
dove al momento è ricoverata e dove ieri si è sottoposta al terzo intervento
chirurgico della sua vita.
“Ho subito il mio terzo intervento oggi ed è stato un successo. Il successo oggi
ha un significato completamente diverso rispetto a qualche giorno fa. Sto
facendo progressi”, aveva scritto ieri nel tardo pomeriggio Vonn su social. La
sciatrice ha riportato una frattura scomposta alla tibia dopo esser caduta
durante la discesa libera disputata con il crociato rotto: “Grazie a tutto
l’incredibile staff medico, gli amici, la famiglia, che sono stati al mio fianco
e per il bellissima sfogo di amore e supporto da parte di persone di tutto il
mondo. Inoltre, congratulazioni infinite ai miei compagni di squadra e a tutti
gli atleti del Team Usa che sono là fuori a ispirarmi e a darmi qualcosa per cui
tifare”, aveva concluso la campionessa olimpica.
41 anni, Vonn aveva vinto l’oro olimpico di discesa nel 2010. Dopo sei anni di
ritiro, era tornata a fine 2024 ed era considerata la favorita per la vittoria
olimpica fino a quando – in un incidente a Crans–Montana, in Svizzera, a pochi
giorni dall’inizio delle Olimpiadi – si era rotta il legamento crociato
anteriore. Ora il messaggio a Brignone, che al contrario dopo circa dieci mesi
out per infortunio, è tornata nel modo migliore: con il primo oro olimpico in
superG.
L'articolo “Congratulazioni Fede, che ritorno”: Vonn scrive a Brignone dal letto
dell’ospedale proviene da Il Fatto Quotidiano.