La commissione parlamentare Esteri e Difesa del Senato oggi (24 marzo) alle 13 e
30 sentirà il Capo della Direzione Nazionale Armamenti (DNA) del Ministero della
Difesa, Giacinto Ottaviani, per poi votare a ragion veduta per il sì o il no
alla cessione gratuita della nave Garibaldi agli indonesiani, un bene pubblico
del valore di 54 milioni.
Questa è una buona occasione per chiarire alcuni aspetti della cessione della
nave ammiraglia della nostra flotta fino al 2011 al Governo della Repubblica di
Indonesia, gratis. In particolare Ottaviani dovrebbe spiegare come e quando si è
arrivati a decidere di accettare la gratuità della cessione, proposta dagli
indonesiani con una lettera del 10 luglio e accettata (a nostro parere anche se
il Ministero della difesa lo nega) con una lettera del medesimo Ottaviani datata
1 agosto 2025.
Inoltre Ottaviani dovrebbe chiarire cosa sia stato accolto delle proposte
indonesiane. Quale sarà il ruolo dell’impresa italiana Drass, di cui parlano
esplicitamente sia la lettera del 25 settembre del 2025 sia quella precedente
del 10 luglio, pubblicate dal Fatto. Dovrebbe spiegare quale sarà anche il ruolo
della società indonesiana alleata di Drass, la Republik Palindo, nel rifacimento
della nave. E poi magari sarebbe il caso che Ottaviani spiegasse perché ha
accettato di discutere con gli indonesiani contestualmente della cessione della
nave Garibaldi (pubblica) e della commessa per i sommergibili (privati) di
Drass. Inoltre dovrebbe spiegare se sa qualcosa del ruolo che le due società
predette svolgerebbero invece nella commessa in fase di definizione della
Repubblica di Indonesia per i suddetti sommergibili DGK che dovrebbero essere
prodotti da Drass. Infine dovrebbe spiegare se ci sarà e quale sarà il ruolo di
Fincantieri e Leonardo in relazione ai lavori connessi alla nave Garibaldi. In
altri termini se e quanto sarà il guadagno delle società pubbliche e di quelle
private in relazione a un business di ammodernamento seguente e connesso alla
donazione della Garibaldi.
Domanda legittima visto che Fincantieri è il cantiere che ha creato 40 anni fa
l’ITS Garibaldi e visto che la società pubblica proponeva a giugno scorso al
Governo indonesiano un refitting sulla nave che invece potrebbe essere
ammodernata da altri. Ottaviani dovrebbe spiegare quale sarà il ruolo di
Leonardo, citata esplicitamente nella corrispondenza tra il ministero di
Indonesia e quello dell’Italia nell’estate scorsa come soggetto che avrebbe
partecipato al miglioramento dei sistemi di arma. L’audizione non ci sarebbe
stata senza la pubblicazione degli articoli del Fatto Quotidiano a partire dal 7
marzo che hanno svelato ai parlamentari notizie mai comunicate dal Governo e
contenute in un carteggio inedito intercorso tra luglio e settembre 2025 tra
Roma e Giakarta. Oggi sveliamo un ulteriore dettaglio inedito di questo
carteggio e riteniamo che l’ammiraglio Ottaviani debba dare una spiegazione
anche su questo: perché il Ministero indonesiano il 10 luglio ha proposto
all’Italia un’agenda che includeva tra i tre punti proposti al primo punto la
cessione gratis della nave Garibaldi da parte dell’Italia? E soprattutto perché
l’Italia il 1° agosto, proprio con una missiva a firma Ottaviani, (nella nostra
lettura almeno) ha accettato l’agenda in tre punti proposta, compreso il primo
punto, cioè la cessione ‘senza costi’. Ma procediamo con ordine, riavvolgendo il
nastro di questa storia dall’inizio anche a beneficio dei parlamentari oltre che
dei lettori.
IL CARTEGGIO GIAKARTA-ITALIA TRA LUGLIO E AGOSTO 2025
Il Fatto ha rivelato prima il 7 marzo in estratto e poi il 12 marzo
integralmente l’esistenza di una lettera del 25 settembre 2025 del Capo della
Logistica della Difesa di Giakarta, il generale Yusuf Jauhari, indirizzata al
capo della nostra DNA del Ministero della Difesa, Giacinto Ottaviani. Poi il 14
marzo, di fronte alle affermazioni del Ministero che sosteneva di non avere
tenuto in nessuna considerazione quella lettera non protocollata attraverso
canali ufficiali, Il Fatto ne ha svelata una precedente, datata 10 luglio 2025.
Stesso mittente indonesiano e stesso destinatario italiano. Stavolta però la
risposta c’era, e l’abbiamo pubblicata.
Oggetto della missiva di luglio: “Indonesia-Italia G2G (Government to
Government, cioè da Governo a Governo, Ndr) Difesa. Proposta di cooperazione”:
“È stato un piacere incontrarvi – scriveva il generale Jauhari – durante i
nostri recenti colloqui G2G presso il ministero della Difesa e assistere alla
firma dell’accordo tra Drass e Republik Palindo International”. Quest’ultima è
una grande società indonesiana di cantieristica navale che ha firmato un primo
accordo con Drass già nel febbraio 2025, seguito evidentemente da questo qui
citato di giugno a Giakarta, alla presenza di esponenti dei due ministeri. Drass
invece è la società che fattura 17 milioni e fa parte di un gruppo che ne
fattura il triplo, presente in Italia, Emirati e Romania, e che fa capo a Sergio
Cappelletti, imprenditore che si trovava a Dubai alla vigilia dell’attacco
Usa-Israele in Iran.
IL MISTERO SUL PRESUNTO INCONTRO A DUBAI
Piccola parentesi: in quei giorni c’era anche il ministro Guido Crosetto. Il
Fatto aveva chiesto a Crosetto e a Cappelletti se si fossero incontrati a Dubai:
entrambi inizialmente non hanno risposto alle nostre domande. Ciò non equivaleva
a una conferma ma certo non ha aiutato a diradare i dubbi sulla questione. Poi
nei giorni successivi, con comunicati o messaggi di whatsapp ai giornalisti,
Cappelletti e Crosetto hanno fornito la loro versione sul punto smentendo ‘una
riunione’ (Cappelletti) o l’incontro (Crosetto). Anche la trasmissione
PiazzaPulita si è occupata del caso in un servizio tv del 19 marzo. Al
giornalista Danilo Lupo che gli chiedeva di un “incontro con Cappelletti a
Dubai”, Crosetto rispondeva via whatsapp: “Avete una notizia sbagliata. E mai
parlerei di lavoro se mi prendo vacanza qualche giorno”.
Nel medesimo servizio Piazza Pulita ha trasmesso l’intervista di una persona
vicina alla Drass, anonima. Per replicare, con un video postato sul web dopo la
trasmissione, Cappelletti ha ricostruito prima quanto affermato dalla voce in tv
e poi ha replicato. “A un certo punto entra in campo una voce misteriosa e cosa
ci dice? Che per cambiare i destini del mondo Sergio Cappelletti e il ministro
Crosetto si sarebbero incontrati al gate del terminal dell’aeroporto di Dubai,
il posto più affollato del mondo. Io smentisco categoricamente di avere avuto
una riunione con il ministro Crosetto. Se ho bisogno di incontrare Crosetto –
concludeva Cappelletti – io gli chiedo una riunione a via XX settembre e lui mi
riceve”.
LA LETTERA INDONESIANA DEL 10 LUGLIO. IL PUNTO 1 (LA NAVE GARIBALDI) E IL PUNTO
2, I SOMMERGIBILI DRASS
Ma torniamo alla lettera indonesiana del 10 luglio. Qui si citano al punto 1 la
cessione (a nostro parere chiedendo che sia gratuita, anche se il ministero con
le sue smentite recenti lo nega) della nave italiana Garibaldi. E al punto 2
citano la commessa per i sommergibili DGK alla Drass. Secondo le recenti
dichiarazioni di Sergio Cappelletti l’interessamento indonesiano per i DGK non
sarebbe connesso alla Garibaldi dal punto di vista cronologico perché partirebbe
già nel 2024 e inizialmente puntava a ben 12 sommergibili poi ridotti a sei e
infine a due. Sempre a detta di Cappelletti, quindi, la trattativa sulla
Garibaldi lo avrebbe al limite danneggiato non aiutato. Comunque dal carteggio
emerge che la società indonesiana Republik Palindo firma gli accordi a giugno a
Giakarta con Drass alla presenza dei rappresentanti dei due ministeri, come ha
spiegato il nostro Ministero nelle scorse settimane al Fatto: “L’incontro
dell’Ammiraglio Ottaviani con le autorità indonesiane, come pure l’accordo
citato, sono occorsi al ministero della Difesa indonesiano, nell’ambito delle
attività istituzionali (…) svolte in qualità di Direttore Nazionale degli
Armamenti, nel contesto dell’Expo Indo-Defence svoltosi a Giacarta dall’11 al 14
giugno 2025”. Cosa contengano questi accordi, chi farà cosa sulla nave Garibaldi
e sui sommergibili tra italiani di Drass e indonesiani di Republik Palindo è una
domanda che i parlamentari dovrebbero porre a Ottaviani.
Nella stessa lettera del 10 luglio 2025, quindi, il generale Jauhari scrive:
“(…) sono lieto di ribadire il forte interesse dell’Indonesia ad ampliare la
cooperazione in materia di difesa con l’Italia. A tal proposito, proponiamo il
seguente ordine del giorno per la discussione”. E qui arriviamo allo snodo
centrale. Il generale cita tre punti: “1. Firma congiunta di una Lettera
d’Intenti (LOI) o di un memorandum of understanding (MOU) per il trasferimento
gov-to-gov della ITS Garibaldi all’Indonesia. 2. Firma del Contratto per
l’acquisizione di sei sottomarini di classe DGK da Drass, comprensivo di
trasferimento tecnologico completo e localizzazione, tramite Republik Palindo
International”. C’è poi il terzo punto: “3. Request that the Italian Ministry of
Defense expedite the issuance of the export license for the Beretta weapons
being purchased by Indonesian ministry of Defense via Barzan, Qatar”. (“Si
richiede al Ministero della Difesa italiano di accelerare il rilascio della
licenza di esportazione per le armi Beretta acquistate dal Ministero della
Difesa indonesiano tramite Barzan, Qatar”). Sul punto Beretta spiega che: “La
commessa a cui si fa riferimento riguarda la fornitura al Qatar di armi per
l’esercito, precisamente fucili d’assalto. La commessa è stata stipulata da
Binding, la joint venture di Beretta con Barzan Holding, la società controllata
dal ministero della Difesa del Qatar. Ci sono dunque due licenze regolarmente
autorizzate dal Governo italiano: una per la fornitura Italia-Qatar e una
seconda per la fornitura Qatar-Indonesia. Infatti le armi di Beretta sono poi
state gestite dal Qatar che a sua volta ha stipulato una commessa con
l’Indonesia. Per ottenere questo passaggio però il Qatar ha dovuto spedire
un’informativa al Governo italiano, che a sua volta ha emesso una seconda
licenza. Solo a quel punto le armi vendute da Beretta sono arrivate in Indonesia
”.
I tre punti della lettera indonesiana del 10 luglio 2025 a noi sembrano esser
stati accolti dall’Italia con la lettera del 1º agosto 2025 firmata da
Ottaviani: “Grazie per le vostre lettere datate 10 e 22 luglio 2025 e per il
vostro impegno costante nel rafforzare la cooperazione tra Indonesia e Italia,
come espresso durante i recenti colloqui G2G (…) Apprezzo il contenuto completo
(comprehensive) dell’agenda da voi proposta e, allo stesso tempo, riaffermo il
nostro incrollabile (unwavering) impegno nel perseguire con successo ciascuno
dei punti elencati. In particolare, con riferimento alla ITS Garibaldi, sono
lieto di garantire il nostro massimo supporto e la piena cooperazione per quanto
riguarda l’esecuzione della visita di ispezione tecnica richiesta della nave.
Inoltre, credo che, avviando tempestivamente questa partnership, potremmo
massimizzare i benefici per entrambe le parti, e pertanto siamo pronti a
iniziare a lavorare insieme il prima possibile. La DNA si impegna a facilitare
questi processi, garantendo così una collaborazione fluida ed efficace. Non
vediamo l’ora di condividere ulteriori aggiornamenti e lavorare a stretto
contatto…”.
LA VERSIONE DEL MINISTERO
Il Fatto ha pubblicato questa lettera in un articolo del 14 marzo scorso.
Rispondendo alle nostre domande, dall’Ufficio Comunicazione del ministero della
Difesa ribattevano due cose: l’ammiraglio Ottaviani non aveva affatto accettato
i tre punti prospettati dagli Indonesiani, inoltre non era vero che Roma e
Giakarta trattassero già in estate del 2025 su una cessione gratuita della
Garibaldi nelle loro lettere. La gratuità del trasferimento della Garibaldi
(cristallizzata poi a febbraio 2026 nella richiesta di parere positivo al
Parlamento) insomma sarebbe apparsa dopo, non a luglio-agosto 2025. Scriveva
infatti il Ministero: “1. (…) Nella lettera del 1° agosto 2025, l’Ammiraglio
Ottaviani non approva né recepisce i contenuti dell’agenda proposta dalla
controparte indonesiana, né era richiesto che ciò avvenisse. Nel testo della
lettera si legge infatti la formula: ‘I appreciate the content of the
comprehensive agenda you proposed’. Tale espressione costituisce una formula di
cortesia tipica della corrispondenza istituzionale internazionale, utilizzata
per prendere atto dei contenuti di una comunicazione ricevuta, senza che ciò
comporti accettazione (…) eventuali interlocuzioni preliminari o formule di
cortesia non producono effetti amministrativi né costituiscono accettazione
delle proposte formulate (…). La lettera del 1° agosto 2025 non contiene alcun
riferimento al carattere gratuito o oneroso dell’eventuale trasferimento della
nave, ipotesi prospettata unilateralmente dalla controparte indonesiana (…)
2.(…) Nel successivo “Joint Statement concerning the transfer of the Italian
aircraft carrier Giuseppe Garibaldi”, firmato il 5 dicembre 2025, non è presente
alcun riferimento al carattere gratuito o oneroso del trasferimento della nave.
Al contrario, a tutela dell’interesse industriale nazionale, il documento
prevede che le eventuali attività di modernizzazione della nave possano essere
realizzate con il coinvolgimento di industrie italiane (…). 3. In merito al
coinvolgimento del ministro della Difesa. Il punto 1 dell’agenda (…) riguarda la
firma congiunta di un accordo (Joint signing) e non la ‘cessione gratuita della
nave Garibaldi’, mentre il punto 2 riguarda la firma di un contratto da parte
del Governo indonesiano (Signature of contract) e non una ‘commessa da 480
milioni per Drass’. Le attività richiamate rientrano nell’ambito delle
competenze (…) della Direzione Nazionale degli Armamenti. (…) trattandosi di
attività amministrative e tecniche incardinate nelle strutture competenti non
essendo stata presa alcuna decisione ma essendo ancora in una fase istruttoria
il ministro della Difesa non è stato informato né era necessario che lo
fosse(…)”.
LA SMENTITA NELLA LETTERA DEGLI INDONESIANI
Dunque per il Ministero la gratuità della cessione della Garibaldi era solo
nella prospettazione indonesiana. Eppure c’è un passaggio- finora inedito – in
cui proprio nella lettera del 10 luglio 2010 gli indonesiani parlano di “no
costs” da sostenere. In particolare ecco la traduzione della lettera del 10
luglio che forse, prima di deliberare, le Commissioni dovrebbero farsi
consegnare dal vice-ammiraglio Ottaviani. In particolare dovrebbero farsi
spiegare il passaggio ove si legge: “A supporto del punto 1 (ossia ‘Firma
congiunta di una Lettera d’Intenti – LoI – o di un memorandum of understanding –
MoU – per il trasferimento gov-to-gov della ITS Garibaldi all’Indonesia’, ndr),
inviamo rispettosamente le seguenti proposte da includere nella LoI/MoU relativa
all’ITS Garibaldi: ‘ -L’Indonesia richiede formalmente il trasferimento dell’ITS
Garibaldi nelle sue attuali condizioni operative e a titolo gratuito (‘no
costs’)”.
Secondo il ministero “nella lettera del 1° agosto 2025 l’Ammiraglio Giacinto
Ottaviani non approva né recepisce i contenuti dell’agenda proposta dalla
controparte indonesiana, né era richiesto che ciò avvenisse. Nel testo della
lettera si legge infatti la formula: ‘I appreciate the content of the
comprehensive agenda you proposed’. Tale espressione costituisce una formula di
cortesia tipica della corrispondenza istituzionale internazionale (…)”.
I parlamentari che se lo troveranno davanti oggi dovrebbero chiedere a Ottaviani
perché il primo agosto approva una cosa che sembra contraria a quanto oggi dice
il ministero. Giakarta infatti scrive: ‘Indonesia formally requests the trasfer
of ITS Garibaldi in its current operational condition and at no costs’. E
Ottaviani rispondeva: “I reaffirm our unwaveringf committment in succesfully
tackling each of the point listed” . I parlamentari, se non vogliono basarsi
solo sulle lettere da noi pubblicate, dovrebbero farsi dare dall’ammiraglio
tutte le lettere del generale indonesiano e le nostre risposte. Poi potranno
valutare da soli.
Sulla questione della gratuità – onerosità della cessione della nave Garibaldi
poi c’è da chiarire anche un altro aspetto. Sarebbe interessante chiedere a
Ottaviani a cosa dovessero servire i 450 milioni stanziati dal Governo
indonesiano di cui parlava la stampa internazionale di settore in alcuni vecchi
articoli ripresi da media italiani questa estate. A cosa dovevano servire? A
pagare i miglioramenti della nave? E chi avrebbe lavorato e guadagnato dopo la
cessione? Imprese italiane o straniere? Quali?
Ottaviani inoltre potrebbe illuminare i membri della Commissione spiegando il
passaggio successivo della lettera a lui rivolta il 10 luglio dal generale
indonesiano Yusuf Jauhari. Le proposte riportate nella lettera continuano così:
“Subordinatamente alla disponibilità di budget in conformità con le leggi
indonesiane, l’ammodernamento del sistema di combattimento della nave sarà
eseguito da Leonardo, sulla base di condizioni commerciali eque. – La
manutenzione della piattaforma sarà effettuata dall’industria indonesiana, con
il supporto degli OEM italiani quando necessario. – Nessun costo relativo allo
smantellamento della nave sarà a carico dell’Italia”. Dove OEM sta per Original
Equipment Manufacturer, cioè i produttori italiani dei pezzi originari della
nave Garibaldi, tipo Fincantieri o Calzoni che ha fatto l’impianto di
appontaggio e le piastre-luci del ponte.
A giugno, ci ha spiegato il Ministero della Difesa, la Drass e la Republik
Palindo hanno siglato un accordo a Giakarta davanti ai rappresentanti dei due
ministeri. Questi accordi tra Republik Palindo e Drass riguardano i lavori per
la nave Garibaldi? Riguardano i sommergibili DGK da costruire? O altro? Infine
cosa dovrà fare Leonardo, il colosso controllato dal Ministero dell’Economia,
per l’Indonesia sulla nave Garibaldi?
Nei giorni scorsi abbiamo chiesto a Leonardo cosa farà per quel che riguarda la
Garibaldi. “Leonardo, – spiegano dall’azienda – vista la sua esperienza nel
settore della difesa navale, avrebbe tutte le credenziali per fornire un
contributo al programma di modernizzazione di nave Garibaldi. In questo senso
sono note le capacità di Leonardo negli apparati e sistemi di difesa di unità
navali di questo tipo”. Sul fatto se ci siano commesse già affidate oppure
trattative, memorandum, intese, in corso e a che stadio siano, invece spiegano:
“Leonardo, in qualità di global security player, intrattiene relazioni
commerciali con molti paesi esteri, inclusa l’Indonesia dove ha un ufficio di
rappresentanza a Jakarta. Ad oggi Leonardo ha accordi in corso volti a favorire
la collaborazione nei domini aeronautico, navale e spaziale”. Anche questa è una
domanda interessante da porre a Ottaviani.
Oggi i commissari potranno chiedere all’ammiraglio Ottaviani tutte le
delucidazioni sul caso. E farsi consegnare tutte le lettere del generale
indonesiano e le sue risposte. Le stesse che il Governo, prima delle rivelazioni
del Fatto, non aveva fornito.
L'articolo Caso nave Garibaldi: in commissione esteri e difesa ascoltato
l’ammiraglio Ottaviani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Una lettera “irricevibile per il ministero della Difesa”, “non conforme alle
norme e ai regolamenti italiani che disciplinano i rapporti istituzionali e le
procedure amministrative”. Per questo il Governo non l’ha mostrata al Parlamento
e – sottinteso implicito – non la mostrerà. Questa la posizione espressa dalla
sottosegretaria di FdI Isabella Rauti martedì. Per questa ragione la lettera
abbiamo deciso di pubblicarla noi, sul FattoQuotidiano.it: a nostro parere i
cittadini devono conoscere i dettagli della lettera del 25 settembre in cui il
ministero indonesiano spiega al nostro le sue proposte per i pagamenti di
servizi forniti dalla società privata italiana Drass in seguito al regalo a
Giakarta di una nave importante e soprattutto pubblica del valore di 54 milioni
di euro.
Rauti era la faccia del ministero della Difesa in Commissione Esteri e Difesa
del Senato. I membri della Commissione erano infatti chiamati a votare sul
decreto del ministro Guido Crosetto (di concerto col ministro degli Esteri
Antonio Tajani) che cede gratis la nave Garibaldi agli indonesiani. Non è un pro
forma. Senza parere vincolante niente regalo. Alla vigilia si dava per scontata
l’approvazione a maggioranza. La presidente della Commissione Stefania Craxi,
particolarmente legata a quella nave di nome Garibaldi, non a caso, varata da un
presidente del consiglio che si chiamava Bettino Craxi ed era un fan di
Garibaldi, non c’era. Forse per non veder sanguinare il cuore di fronte al Sì
scontato alla cessione della gloriosa ex ammiraglia della nostra flotta fino al
2011.
Le risposte di Rauti in Commissione però non hanno soddisfatto le opposizioni
che hanno chiesto e ottenuto il rinvio del voto: chiedono maggiore chiarezza sul
dono a Giakarta, vogliono che il ministro della Difesa Guido Crosetto vada a
spiegare. Ora la questione è slittata, con il voto rinviato probabilmente a dopo
il referendum sulla separazione delle carriere. Se ne parla a fine marzo. Al
centro della discussione, quindi, c’è la lettera (qui pubblicata in esclusiva)
rivelata nell’edizione cartacea del 7 marzo scorso e mai trasmessa alle
Commissioni parlamentari delle due camere che devono dare il loro parere
vincolante sulla cessione. Non è contenuta nel dossier predisposto dal ministero
della Difesa. Come le altre carte nelle quali si parla di doni pubblici da un
lato e di affari di privati dall’altro tra Italia e Indonesia. Carte che invece
a nostro parere andrebbero rese pubbliche.
La lettera, datata 25 settembre 2025, firmata dal capo dell’Agenzia Logistica
del ministero della Difesa indonesiano, l’Air Marshall Yusuf Jahuari, è diretta
al capo della Direzione nazionale armamento del nostro ministero della Difesa
italiano, l’ammiraglio Giacinto Ottaviani. Nella lettera ci sono alcuni punti
che fanno riferimento a Drass, la società di Sergio Cappelletti, in passato
finanziatrice di Fratelli d’Italia, nel 2022 con 10mila euro e prima con altri
7.500 euro a cavallo tra 2019 e 2020, come ha scritto il Domani.
Nella lettera indonesiana alla voce Payment Facilitation, cioè “Agevolazione dei
pagamenti”, si legge: “Qualora la legislazione applicabile impedisca il
pagamento diretto dal ministero della Difesa indonesiano al ministero della
Difesa italiano, il ministero della Difesa indonesiano nominerà Drass Galeazzi
come entità designata per l’adempimento di tale obbligo, in conformità con il
processo di scambio/permuta applicabile. Drass Galeazzi sarà compensata di
conseguenza”. Poi c’è un paragrafo intitolato “Offset Value”, cioè “Valore di
compensazione”. Vi si legge: “Il valore di compensazione (Offset Value) generato
dal trasferimento dell’ITS Garibaldi sarà accreditato dal ministero della Difesa
indonesiano sul conto del partner designato, Drass Galeazzi”.
La lettera degli indonesiani è ingombrante come un elefante nell’aula della
Commissione. E Rauti sceglie di prenderlo di petto subito. La sottosegretaria,
per giustificare la mancata informazione sulla lettera del Ministero indonesiano
al Ministero italiano del 25 settembre 2025 la butta sugli aspetti formali. Il
sottosegretario, si legge nel resoconto stenografico pubblicato nella serata di
martedì, “tiene, in primo luogo, a rammentare come la lettera a cui Il Fatto
Quotidiano continua a fare riferimento sia stata del tutto irricevibile per il
Ministero della Difesa. Non si è trattato di una valutazione politica o
discrezionale, bensì di un dato strettamente procedurale: il documento non
risultava conforme alle norme e ai regolamenti italiani che disciplinano i
rapporti istituzionali e le procedure amministrative. Nelle relazioni
istituzionali – prosegue la lezioncina di procedura amministrativa
internazionale – e nelle interlocuzioni internazionali, infatti, la forma e i
canali di trasmissione costituiscono elementi sostanziali e non meramente
formali. Documenti trasmessi unilateralmente, in modo irrituale o al di fuori
dei canali ufficialmente riconosciuti non entrano nelle consuete procedure
amministrative e non vengono acquisiti agli atti. Nel caso in questione, la
lettera non è giunta attraverso i canali ufficiali e, per tale motivo, è stata
trattata secondo la prassi consolidata nelle relazioni internazionali, vale a
dire semplicemente ignorata, come se non fosse mai pervenuta”.
Rauti non dice una parola su come siano state regolate le questioni trattate nei
due punti della lettera relativi a Offset e pagamenti in cui Drass era citata.
Evita il merito. Preferisce muoversi nel dominio meno rischioso delle forme.
Così giustifica la mancata trasmissione alle Camere del documento indonesiano
del 25 settembre 2025. “Proprio per questa ragione, – prosegue la
sottosegretaria – non è stata trasmessa alle Camere, non è stata gestita
amministrativamente come comunicazione ufficiale e non ha prodotto né poteva
produrre alcun effetto amministrativo o politico. Non vi è, dunque, alcuna
omissione né alcun documento ‘tenuto nascosto’, ma semplicemente l’applicazione
delle normali procedure amministrative”.
Scartata così la questione imbarazzante dei contenuti della lettera, declassata
a una posta indesiderata messa nel cestino, Rauti poi è passata al merito:
perché dobbiamo donare all’Indonesia, un paese non allineato il cui presidente è
andato a dicembre scorso a scambiarsi saluti affettuosi e promesse di affari
futuri con Vladimir Putin a Mosca? Ecco la spiegazione: “Circa la valutazione
tecnico-amministrativa sulla cessione di Nave Garibaldi, il sottosegretario
ribadisce che essa è stata esperita nell’ambito delle ordinarie analisi
tecnico-amministrative condotte dagli organismi competenti”.
Per diradare questa nebbia di parole piene di formalismi può aiutare la
cronologia. Come noto ai lettori del Fatto, il 25 settembre il ministero della
Difesa indonesiano invia al Ministero italiano la lettera pubblicata dal Fatto.
Sono passati appena 10 giorni dalla visita di una delegazione indonesiana a
Taranto per visionare la nave. Agli asiatici l’ex ammiraglia, la mini portaerei,
l’incrociatore “tutto ponte” aggrada.
Così, in attesa di firmare una lettera di intenti il primo ottobre a livello di
ministri, già il 25 settembre annunciano la loro formale accettazione con le
loro richieste alla controparte italiana. I dettagli della cessione sono
affrontati tutti e alla fine c’è spazio per i due punti (Offset Value e Payments
Facilitation) nei quali è citata la Drass Galeazzi di Sergio Capelletti. Ancora
tre mesi e parte la Commissione italiana per decidere se è meglio donare la nave
(messa fuori servizio a fine 2024 perché obsoleta) che tenerla. Prosegue così lo
stenografico sull’intervento di Rauti in Commissione: “In particolare, il 24
dicembre 2025, è stato attivato un Tavolo Tecnico Interforze che, a valle delle
approfondite valutazioni di tutti gli enti tecnici preposti, in data 5 febbraio
2026, ha terminato i lavori sotto la presidenza del Capo di Stato Maggiore della
Difesa (generale Luciano Antonio Portolano, Ndr) ed alla presenza del Capo di
Stato Maggiore della Marina (ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, Ndr)
proponendo la cessione a titolo gratuito di Nave Garibaldi alla Repubblica
d’Indonesia”.
LEGGI IL RESOCONTO STENOGRAFICO INTEGRALE
Ma perché sarebbe conveniente donare l’ex nave ammiraglia? “Tali valutazioni –
si legge ancora nello stenografico – hanno riguardato preminentemente la
convenienza economica dell’operazione rispetto alle alternative disponibili per
l’Amministrazione della Difesa. In particolare, la cessione gratuita dell’unità
navale – il cui valore inventariale residuo è stimato in circa 54 milioni di
euro – è risultata la più conveniente in quanto scongiura ulteriori spese a
carico del bilancio dello Stato. Infatti, consente di evitare costi certi per il
mantenimento dell’unità, che per il 2025 sono stati quantificati in circa 5
milioni di euro annui, legati principalmente a consumi energetici, servizi di
vigilanza, sicurezza e attività minime necessarie a garantire la vivibilità e
l’integrità della piattaforma. In assenza di cessione, inoltre, la Marina
Militare dovrebbe avviare la procedura di alienazione finalizzata alla
demolizione dell’unità, con una durata stimata non inferiore a 24 mesi e costi
complessivi valutati in circa 18,7 milioni di euro, cui potrebbero aggiungersi
ulteriori oneri nel caso in cui la demolizione avvenisse a titolo oneroso a
carico dell’Amministrazione, come già accaduto in casi analoghi nel passato”.
Segue poi, nell’esposizione della sottosegretaria Rauti, la questione del
riverbero positivo del regalo: “In merito alle ricadute industriali e al
rafforzamento della cooperazione con l’Indonesia, la cessione della Nave
Garibaldi produce effetti positivi, non soltanto sul piano della
razionalizzazione della spesa pubblica, ma anche sotto il profilo industriale e
strategico. Oltre ad evitare costi aggiuntivi per lo Stato, l’operazione è,
infatti, inserita in un più ampio quadro di cooperazione industriale con
l’Indonesia che può generare importanti ricadute per il sistema produttivo
nazionale. In particolare, la dismissione dell’unità comporterà interventi di
ammodernamento e adeguamento della stessa, che saranno a carico dalla
controparte indonesiana e che coinvolgeranno aziende italiane del settore della
difesa e della cantieristica navale. Tale dinamica si inserisce in un rapporto
industriale già avviato con l’Indonesia, che nel passato ha già acquistato due
pattugliatori polivalenti d’altura (PPA), per un valore complessivo di circa
1,25 miliardi di dollari”. Alla fine arriva la citazione (oltre che degli aerei
M346 di Leonardo) anche dei sommergibili di Drass, senza il nome delle società
però, mentre erano menzionati con il nome delle aziende nel dossier presentato a
febbraio dal Ministero al Senato e alla Camera. Quella dei DGK di DRASS è una
commessa della Repubblica indonesiana da 480 milioni per la società di
Cappelletti. “Questo canale di cooperazione – continua così lo stenografico –
potrebbe ulteriormente consolidarsi attraverso altri programmi industriali già
avviati o in corso di valutazione da parte dell’Indonesia relativi
all’acquisizione di sei sommergibili classe DGK, velivoli addestratori M-346 e
velivoli da pattugliamento marittimo, con ricadute economiche rilevanti per il
sistema industriale nazionale”.
Sono spiegazioni che non hanno convinto le opposizioni. Per il senatore
Alessandro Alfieri del Pd “la principale perplessità dell’intera vicenda
risiede, non tanto negli aspetti giuridici e nella possibile e positiva
eventualità che emergano ulteriori collaborazioni industriali tra Italia e
Indonesia, a seguito della cessione, quanto, soprattutto, nel ruolo, non chiaro
e comunque opaco, che la società Drass avrebbe avuto, secondo organi di stampa,
nell’intermediazione dell’intera operazione. Pertanto, sarebbe opportuno che il
ministro della Difesa intervenga per fornire le delucidazioni necessarie a
fugare tali perplessità”.
Ad associarsi alla richiesta di Alfieri, la senatrice M5s Alessandra Maiorino,
la quale ha chiamato “l’attenzione dei Commissari sulle circostanze non ben
definite che hanno visto la suddetta Drass venirsi attribuire un incarico di
notevole entità economica”. Tra i pentastellati, Bruno Marton invece ribadisce
“il rilievo critico che da tempo ormai ha segnalato in Commissione, ovvero il
fatto che i vari atti del Governo sottomessi all’esame parlamentare, molto
spesso, difettano di un’adeguata documentazione di merito, nonché dei vari
passaggi procedurali sottesi ai progetti o ai sistemi d’arma”.
Se il senatore Michele Barcaiuolo (FdI) resta “dell’avviso – è scritto nello
stenografico – che il rappresentante del Governo abbia condiviso con la
Commissione praticamente tutti gli elementi cognitivi in grado di fornire un
quadro esaustivo dell’intera vicenda”, alla fine però altri membri della
maggioranza di Governo chiedono maggiore chiarezza. Per il senatore della Lega
Marco Dreosto, infatti, “sarebbe comunque utile, per i membri della Commissione,
pervenire a un supplemento di esame del contesto in cui tale cessione verrebbe
realizzata”. Anche per la leghista Stefania Pucciarelli “alla luce dei vari
interventi intercorsi, nonché dei riscontri provenienti dai media, appare
necessario svolgere un ulteriore approfondimento, con una valutazione aggiuntiva
da parte del Ministero della Difesa”.
Dopo questi interventi, la sottosegretaria Rauti, riporta sempre lo stenografico
della seduta, “rileva come, dagli interventi svolti, siano state mosse delle
considerazioni critiche ‘extra fattuali’, ovvero, sia stato fatto riferimento a
documenti non strettamente attinenti all’ambito del Dicastero Difesa. Ribadisce
come la mentovata lettera ‘indonesiana’ risulti, dal lato italiano,
semplicemente come non esistente, perché veicolata attraverso dei canali non
ufficiali e che, di conseguenza, non sono stati presi in considerazione dalle
procedure ufficiali che solitamente vengono utilizzate, in casi simili. In
sostanza, si è trattato di una lettera unilaterale a cui non è stato dato alcun
riscontro ufficiale. Evidenzia, di nuovo, come, ove sia stata esperita una
qualche attività di intermediazione della società Drass, questa attività abbia
interessato evidentemente solo il côté dell’Indonesia”. Tuttavia per “fornire ai
Commissari ulteriori elementi di riscontro, utili ad ogni chiarimento come
richiesto nel corso della discussione” Rauti “suggerisce l’audizione di un
rappresentante della Direzione Nazionale degli Armamenti”. “Dal punto di vista
del Dicastero difesa, – continua lo stenografico – si tratta di dare sempre
massima trasparenza nelle informazioni, nonché disponibilità al confronto,
essendo obiettivo del Dicastero stesso fare in modo che ogni parlamentare sia
consapevole degli elementi necessari all’espressione del parere, evitando ogni
tentativo di convincimento forzato”. Rauti infine fa anche un passaggio sulla
presenza (anche questa rivelata dal Fatto Quotidiano) di Guido Crosetto a Dubai
nei giorni dell’esplosione della guerra in Medioriente. “Relativamente alle
varie notizie di stampa che hanno riportato la presenza del Ministro Crosetto a
Dubai, – si legge nello stenografico – al riguardo lo stesso Ministro ha già
spiegato la propria posizione personale, sia in sede di Commissioni esteri e
difesa dei due rami del Parlamento, che nelle medesime aule di Camera e Senato”.
Così si chiude la seduta: voto rinviato. Il caso slitta a dopo il referendum
sulla separazione delle carriere.
L'articolo Nave Garibaldi: ecco la lettera che il Governo non ha voluto mostrare
al Parlamento e le motivazioni della Rauti nel resoconto della commissione
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Grossi problemi per la pornostar Bonnie Blue che sarà espulsa dall’Indonesia
dopo essere stata assolta dall’accusa di aver violato le severe leggi
anti-pornografia del Paese. È stata dichiarata colpevole di un reato minore al
codice della strada, ma è stata espulsa per violazione delle norme
sull’immigrazione, in quanto lavorava con un visto turistico.
Bali fa parte dell’Indonesia a maggioranza musulmana, che proibisce severamente
la produzione di materiale pornografico. Chiunque venga ritenuto colpevole di
violazione di queste leggi rischia fino a 12 anni di carcere e una multa di
circa 360mila dollari.
Bonnie Blue è stata condannata a pagare una multa e lascerà l’Indonesia con un
volo. Ma cosa è accaduto esattamente?La polizia di Badung ha riferito che 16
testimoni stranieri e 14 indonesiani hanno dichiarato di essere stati in uno
studio nella zona di Pererenan, Mengwi, per partecipare alla produzione di un
“reality show a tema intrattenimento“.
Poi hanno affermato che “non è stato prodotto alcun materiale indecente”. La
pornostar era tra le altre quattro persone identificate come aventi “ruoli
dominanti” nella produzione.
Bonnie Blue ha guidato a bordo del suo furgoncino per Bali durante la “settimana
degli studenti”, una tradizione australiana in cui i diplomati delle scuole
superiori vanno in vacanza dopo gli esami.
La polizia di Badung ha anche affermato che gli investigatori hanno indagato
sull’acquisto di un pick-up con i marchi “Bonnie Blue” e “Bang Bus”. Gli
investigatori hanno anche esaminato i video registrati in un hotel nella zona di
Berawa, ma “non hanno trovato elementi di pornografia o alcuna distribuzione
illegale”.
L'articolo Bonnie Blue arrestata, multata ed espulsa dall’Indonesia: la
pornostar cercava neo diplomati per girare video porno e ha violato le leggi
anti-pornografia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Prima delle frane mortali e delle inondazioni che hanno devastato l’Indonesia
circa due settimane fa, il ranger Amran Siagian incontrava quasi ogni giorno gli
oranghi di Tapanuli sulle colline attorno al villaggio di Sipirok, nella
provincia di Nord Sumatra. “Li vedevo spesso mentre mangiavano durian e altri
frutti coltivati nelle fattorie locali”, racconta il 39enne, da cinque anni in
prima linea con l’Orangutan Information Center (OIC) per proteggere la specie
Pongo tapanuliensis, considerata in via di estinzione. Da quando la zona è stata
colpita da frane e alluvioni, però, gli oranghi sono scomparsi. Nessun
avvistamento. Nessuna traccia.
A riportarlo è la Reuters, che descrive l’impatto di un’ondata di maltempo senza
precedenti nel Sud-est asiatico. Le alluvioni hanno causato 962 morti e
centinaia di dispersi tra Indonesia, Malesia e Thailandia. Ma oltre alla
violenza degli eventi meteorologici estremi, un ruolo determinante lo ha avuto —
spiegano gli esperti — la deforestazione. A Sipirok, una delle aree più colpite,
negli ultimi mesi sono stati abbattuti molti grandi alberi per ricavarne
legname, spiega Siagian. Operazioni che hanno ulteriormente indebolito i
versanti, aumentando la vulnerabilità alle frane e spingendo gli oranghi verso
aree sempre più marginali.
Secondo Panud Hadisiswoyo, fondatore dell’OIC, in tutta la regione di South
Tapanuli vivono oggi circa 760 oranghi di Tapanuli, la grande scimmia più rara
al mondo. La perdita di habitat è la loro principale minaccia: le colline più
basse sono state convertite in terreni agricoli, piantagioni, miniere d’oro o
aree destinate a centrali idroelettriche. “Gli oranghi sono già stati costretti
a spostarsi”, spiega Hadisiswoyo a Reuters. “Le frane hanno colpito zone che
erano già state frammentate dall’intervento umano”.
Secondo il World Wildlife Fund, tra Indonesia e Malesia vivono complessivamente
circa 119.000 oranghi, appartenenti a diverse sottospecie. Ma la situazione dei
Tapanuli è particolarmente critica: la loro popolazione è limitata, vulnerabile
e confinata in un’area sempre più piccola. “Se non arriva un sostegno concreto
dal governo, potrebbero scomparire del tutto”, avverte Siagian. Le operazioni di
monitoraggio proseguono, ma al momento gli oranghi che frequentavano le colline
di Sipirok restano invisibili. Gli operatori dell’OIC sperano che abbiano
trovato rifugio in zone più alte e più sicure della foresta. Tuttavia, spiegano
gli esperti, senza un intervento deciso contro la deforestazione e senza un
piano di conservazione più efficace, ogni nuovo evento estremo rischia di
cancellare un altro pezzo di ecosistema — e gli animali che lo abitano.
L'articolo “Non si vedono più oranghi, non sappiamo se sono scappati o se sono
morti a causa delle frane e delle alluvioni. Questa specie rischia di sparire
del tutto”: l’allarme dei ranger proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Pidie Jaya, distretto di Aceh in Indonesia occidentale, quattro elefanti di un
centro di addestramento locale aiutano le operazioni di soccorso dopo le
devastanti inondazioni. Gli elefanti utilizzano le loro proboscidi per rimuovere
tronchi e detriti, liberando veicoli bloccati e facilitando l’accesso alle
abitazioni. Secondo l’agenzia nazionale per la mitigazione dei disastri, le
inondazioni hanno causato la morte di 961 persone nel nord e nell’ovest di
Sumatra e oltre un milione di sfollati.
L'articolo Indonesia, elefanti al lavoro come ‘gru’ per rimuovere i detriti dopo
le inondazioni: il video proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’acqua fangosa alluvionale ricopre Tapanuli, in Indonesia, dopo che le forti
piogge della scorsa settimana hanno causato devastanti inondazioni e frane
sull’isola di Sumatra. Oltre 712 persone sono morte e centinaia sono ancora
disperse.
L'articolo Alluvione in Indonesia, l’acqua fangosa ricopre l’isola di Sumatra:
si cercano i dispersi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Almeno 1200 morti, centinaia di dispersi e milioni di sfollati. Un disastro che
ha pochi precedenti nella storia. È la fotografia del sud-est asiatico che da
giorni è flagellato dalle alluvioni. Intere giornate di forti piogge monsoniche
hanno messo in ginocchio le popolazioni in Indonesia, in Sri Lanka e Thailandia.
Il Paese più colpito è l’Indonesia, dove il bilancio è di 712 morti e 475
dispersi. I soccorritori stanno lottando per raggiungere i villaggi dell’isola
di Sumatra, dove acqua e fango ha spazzato via strade e ponti. Sono stati
dispiegati elicotteri e imbarcazioni, ma le autorità avvertono che il
peggioramento delle condizioni meteorologiche e le infrastrutture danneggiate
stanno rallentando le operazioni.
L’Agenzia di meteorologia, climatologia e geofisica (BMKG) ha dichiarato che
un’allerta precoce per il ciclone tropicale Senyar, uno dei fattori scatenanti
di inondazioni e frane in gran parte di Sumatra, era stata emessa otto giorni
prima, come ha dichiarato nella giornata di ieri 1° dicembre il direttore Teuku
Faisal Fathani.
In Sri Lanka, dove il numero delle vittime è di 410 persone, le squadre di
soccorso guidate dai militari stanno continuando a setacciare le zone devastate
alla ricerca delle 352 persone ancora disperse. Le operazioni di soccorso sono
però complicate dalle strade bloccate da frane e dal crollo di diversi ponti. La
situazione potrebbe peggiorare dal momento che il meteo prevede nuove piogge nei
prossimi giorni.
Nel sud della Thailandia, 181 vittime per ora, sono iniziate le operazioni di
pulizia delle strade e degli edifici, dopo che le massicce inondazioni hanno
colpito più di 3,9 milioni di persone. Le autorità stanno lavorando per
ripristinare le infrastrutture, compresa l’erogazione di acqua ed elettricità.
Ieri il ministero dell’Interno thailandese ha dichiarato che allestirà mense
pubbliche per fornire cibo ai residenti colpiti.
Da Ginevra, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità,
Tedros Adhanom Ghebreyesus, sottolinea come tutto questo sia “un altro
promemoria di come il cambiamento climatico stia provocando fenomeni
meteorologici sempre più frequenti ed estremi, con effetti disastrosi”. L’Oms ha
dichiarato che interverrà nei territori colpiti con il dispiegamento sul terreno
di squadre di soccorso e con la distribuzione di beni di prima necessità.
L'articolo Il sud est asiatico messo in ginocchio dalle alluvioni: almeno 1200
morti tra Indonesia, Sri Lanka e Thailandia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una valanga di acqua e fango ha travolto l’isola indonesiana di Sumatra
provocando oltre 700 morti e almeno 500 dispersi. I soccorritori stanno lottando
per raggiungere i villaggi dell’isola, dove le strade sono state spazzate via e
i ponti sono crollati.Sono stati dispiegati elicotteri e imbarcazioni, ma le
autorità avvertono che il peggioramento delle condizioni meteorologiche e le
infrastrutture danneggiate stanno rallentando le operazioni. E bastano le
immagini aeree dei droni per capire la portata dei disastri che hanno colpito
diverse regioni del sud dell’Asia: devastanti alluvioni e frane, legate per lo
più al fenomeno stagionale dei monsoni e a una poco frequente tormenta
tropicale, che hanno funestato ampie zone di Sri Lanka, Indonesia, Thailandia e
Malesia.
L'articolo Una valanga di acqua e fango travolge i villaggi dell’isola di
Sumatra: oltre 700 morti e centinaia di dispersi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Una turista cinese di 25 anni è morta in seguito a un sospetto avvelenamento da
cibo presso il clandestino Ostello di Canggu a Bali. Secondo quanto ricostruito,
Deqing Zhuoga soggiornava nella struttura economica quando ha iniziato a
manifestare gravi sintomi dopo una cena comune. Sky News Australia ha riportato
che la giovane ha avuto “vomito intenso e brividi” poco prima del decesso,
avvenuto nelle prime ore del 2 settembre.
Il personale dell’ostello avrebbe verificato le sue condizioni poco prima di
mezzanotte. Il receptionist di turno ha riferito di averla accompagnata, insieme
alla sicurezza, a una clinica vicina. Secondo l’ispettore Ahmad, “Il dottore ha
provveduto per i primi trattamenti, ma per mancanza di risorse le ha solo
prescritto dei farmaci”. La donna è rientrata in ostello intorno all’1:30 e più
tardi è stata trovata priva di vita.
Le autorità locali hanno indicato come causa della morte una “gastroenterite
acuta e uno schok ipovolemico“. La Cleveland Clinic definisce la gastroenterite
come “un’infiammazione che si diffonde dallo stomaco fino all’intestino
provocando dolori, vomito e diarrea”, mentre lo shock ipovolemico è descritto
come “un serio problema che necessita di cure immediate” in quanto “tutti quei
fluidi impediscono agli organi di ottenere l’ossigeno e i nutrienti di cui
necessitano”.
La compagna di stanza della vittima, Leila Li, è stata ricoverata in terapia
intensiva per cinque giorni. Ha dichiarato al Daily Mail: “Più di 20 persone
hanno sofferto di avvelenamento di massa e almeno dieci di queste erano in
condizioni serie, di cui una è morta”. Li ha aggiunto che il suo medico le ha
riferito: “Il mio dottore mi ha confermato che l’avvelenamento è dipeso dagli
insetticidi sul cibo“, spiegando che i sintomi si ripresentavano ogni volta che
rientrava nella stanza.
La sorella maggiore di Zhuoga ha contattato l’ostello dopo non aver ricevuto
notizie dal 31 agosto e, secondo news.com.au, è stata informata in seguito che
il corpo era rimasto “immagazzinato in un freezer di un ospedale da campo per
più di 20 giorni“. Altri ospiti colpiti provenivano da Germania, Arabia Saudita,
Filippine e Cina. La stanza coinvolta è stata messa in quarantena, mentre
l’ostello risultava ancora prenotabile a un costo di circa 9 dollari a notte.
L'articolo “Prima di morire aveva vomito e brividi. Lo shock ipovolemico è stato
fatale”: turista di 25 anni muore dopo un avvelenamento da cibo contaminato
proviene da Il Fatto Quotidiano.