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“Un cliente sposato si veste di nascosto con lingerie femminile. Un altro mi guarda in webcam con la moglie che dorme vicino”: i segreti della pornostar Amira Evans
Dietro le chat private e i messaggi diretti, la realtà spesso sorprende. Amira Evans, star del porno, racconta a Daily Star un mondo che pochi conoscono: uomini sposati, padri provvidenti e mariti “perfetti” che nascondono identità sessuali segrete alle loro mogli. “Gli uomini che mi scrivono non sono scapoli ricchi e disinibiti, ma mariti, padri provvidenti e sposati”, spiega. “Quello che mi sorprende non sono le fantasie sessuali, ma quanto siano comuni”. Dalle chat emerge un doppio mondo: uomini che spendono cifre importanti per interagire con lei o altre dominatrici. “Non è solo curiosità, è qualcosa che manca. Penso che molti di questi uomini siano in realtà abbastanza infelici. Perché altrimenti continuerebbero a tornare?”. Amira racconta episodi emblematici: un cliente sposato si veste di nascosto con lingerie femminile e nasconde i suoi giocattoli nella sacca da golf. “Mi ha detto: ‘Non deve mai scoprirlo'”, spiega. Altri la guardano in webcam mentre la moglie dorme accanto. “Le luci erano spente e lui usava il telefono per illuminarsi il volto. Era in un certo senso orgoglioso, tipo: ‘Oh, è così trasgressivo, lei dorme nel letto, guarda mia moglie’. Penso che volesse che lo rimproverassi per essere stato cattivo”. Secondo Amira, il desiderio di essere dominati o umiliati è comune, così come la dominazione finanziaria: “Uso un linguaggio degradante perché è quello che vogliono. Nella loro vita privata si comportano come se andasse tutto bene. Ma di sopra, nel loro tempo, fantasticano sull’essere completamente dominati. Sta succedendo una vita doppia enorme”. Alcuni conducono vite tradizionali, tra figli e routine religiosa, eppure chiedono cose che la loro partner non potrebbe mai immaginare. “Molti dicono: ‘Non deve mai scoprirlo'”. Per Amira, questa doppia vita rivela una realtà più ampia: “Penso che gli uomini siano più onesti con le escort che con le loro mogli. Ci raccontano tutto. A volte penso di non rovinare relazioni, sto solo rivelando ciò che è già rotto”. E conclude: “Gli uomini non sono soddisfatti come fingono. E me lo raccontano tutti”. L'articolo “Un cliente sposato si veste di nascosto con lingerie femminile. Un altro mi guarda in webcam con la moglie che dorme vicino”: i segreti della pornostar Amira Evans proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dossier hard in FdI, la Procura di Prato chiude le indagini sul “caso Cocci” e accusa di revenge porn politico empolese
La Procura di Prato ha depositato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, mettendo un primo, pesantissimo punto fermo su una vicenda torbida che da mesi avvelena il clima politico regionale toscano. Fu proprio Il Fatto Quotidiano a fine agosto 2025 a far esplodere il caso, rivelando per primo l’esistenza di un dossieraggio a luci rosse nato per far saltare le candidature interne a Fratelli d’Italia. Poggianti principale accusato, scompare Belgiorno Dal comunicato diffuso dalla Procura guidata da Luca Tescaroli le accuse formalizzate contro l’ex vicepresidente del consiglio comunale di Empoli Andrea Poggianti sono gravissime: revenge porn, diffamazione aggravata e tentata violenza privata. Emerge poi un secondo dato importante: l’atto riguarda esclusivamente Poggianti. Non vi è invece alcun riferimento alla posizione di Claudio Belgiorno, che in passato era stato indagato e perquisito nella stessa inchiesta. La posizione di Belgiorno è stata stralciata perché risulta ancora indagato in concorso con altre persone, nei confronti delle quali, si legge nell’avviso di chiusura indagini, si procede separatamente. È stato Cocci a indirizzare le indagini: i due moventi A sbrogliare la matassa e a tirare in ballo i due ex colleghi di partito era stato lo stesso Tommaso Cocci, raccontando agli inquirenti i retroscena della sua vita personale e politica, inclusa la sua guida come segretario nella loggia massonica Sagittario, la stessa dell’imprenditore Riccardo Matteini Bresci, finito al centro dello scandalo corruzione dell’ex sindaca di Prato Pd Ilaria Bugetti. Grazie a queste rivelazioni, gli investigatori hanno potuto distinguere nettamente i moventi dei due politici coinvolti inizialmente: Poggianti avrebbe agito per profondi risentimenti personali legati a passate frequentazioni intime condivise proprio con Cocci, mentre Belgiorno sarebbe stato spinto da esclusive mire politiche, essendo anch’egli candidato al Consiglio regionale e concorrente diretto di Cocci. Il fango, le foto e il ricatto Le carte dell’inchiesta confermano come l’indagato abbia diffuso lettere anonime in modo capillare e con modalità diverse secondo il destinatario, indirizzandole a vertici di partito, sindaci, consiglieri e testate giornalistiche. L’obiettivo era costringere Cocci alle dimissioni. I plichi contenevano immagini intime di Cocci che, secondo gli accertamenti, sarebbero state scattate proprio all’interno della camera da letto dell’abitazione di Poggianti a Empoli. A queste foto si accompagnavano accuse costruite a tavolino: le missive dipingevano Cocci come un assuntore di “cocaina e chemsex” e partecipante a “orge gay” in un hotel Riparbella di Livorno con “43 ragazzi anche minori”. L’intento era triplice: distruggere Cocci, attaccare la sua appartenenza massonica e ledere la reputazione dell’onorevole Chiara La Porta, accusata falsamente nelle lettere di voler coprire gli scandali. Iphone, foto e giornali. Le prove a carico Nel suo I Phone, e in una pennetta usb, sarebbero saltate fuori tre delle immagini intime dell’ex consigliere di Fdi finite nelle lettere anonime. Non solo. Nel telefono “disponeva di un elenco dei politici e delle testate giornalistiche ai quali sono state sequestrate le missive sequestrate”; l’ultima modifica del documento sarebbe avvenuta il 27 giugno 2025, “in data antecedente di soli pochi giorni rispetto alla data riportata nei timbri riportati su sette delle dieci missive indirizzate alle figure politiche del comune di Prato”. Poggianti respinge ogni accusa “Le prime lettere sono iniziate ad arrivare mentre ero in viaggio di nozze, dall’altra parte del mondo – si difende l’ex politico di Empli –. Riguardo alle foto, ne sono state trovate due e risultano in fase di cancellazione nel 2022: come avrei potuto riassemblarle e usarle dopo anni? Senza contare – conclude – che nelle lettere e nelle buste anonime non c’è traccia del mio Dna né delle mie impronte. Sono vittima di una macchina del fango”. I ruoli apicali nella Loggia “Sagittario” L’inchiesta si intreccia con quella per corruzione sull’ex sindaca Bugetti e sull’imprenditore Matteini Bresci, ex maestro della loggia Sagittario e vicino a Cocci, che avrebbe sostenuto la sua nomina. Per chiarire la rete di rapporti, la Procura ha sequestrato gli elenchi della Gran loggia Alam, ora al vaglio anche per verificare eventuali logge o soci “occulti”. Le indagini e le acquisizioni documentali hanno confermato l’effettiva appartenenza di Cocci alla loggia pratese. Lo stesso Cocci, interrogato il 4 settembre 2025, ha ammesso la sua pregressa militanza, dichiarando di esserne stato il Segretario nel periodo in cui l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci ricopriva il ruolo di “Maestro Venerabile”. Inoltre, dall’analisi del telefono sequestrato a Matteini Bresci, è emerso che Cocci ricopriva anche l’importante carica di 1° Sorvegliante della loggia. L'”uomo di fiducia” di Matteini Bresci I pm considerano “aderente alla verità” il ritratto delineato dai corvi nelle delazioni, secondo cui Cocci era considerato “uomo di fiducia nella destra pratese” del Venerabile Matteini Bresci mentre l’ex sindaca Ilaria Bugetti lo era nel PD. Trova conferma anche la circostanza che i due abbiano partecipato insieme all’inaugurazione della nuova sede della Provincia Massonica di Firenze e che Cocci avesse effettivamente collaborato con un altro legale massone per assistere clienti di nazionalità cinese, come denunciato nei dossier. La prova della rete di complici (il segreto istruttorio) C’è un dettaglio investigativo fondamentale sottolineato dai magistrati per spiegare la rete di complicità dietro il ricatto. Le lettere anonime riportavano testualmente: “Ci sono oltre due anni di intercettazioni che confermano che Tommaso Cocci è stato ed è Segretario della loggia Sagittario”. Dato che la notizia di queste intercettazioni è diventata di dominio pubblico solo in epoca successiva alla stesura e spedizione delle missive, la Procura deduce che l’autore della macchina del fango fosse in possesso di notizie coperte da segreto, accessibili esclusivamente tramite “un canale istituzionale qualificato”. Per gli inquirenti, questa è la prova regina che corrobora l’ipotesi che l’indagato Andrea Poggianti abbia agito in concorso con altri soggetti. Per questo l’inchiesta non è finita qui. Il massimo riserbo copre ora i prossimi passi degli inquirenti, che stanno proseguendo gli accertamenti per identificare la rete di complici che ha materialmente agevolato la produzione e la distribuzione capillare delle lettere anonime. La fuga da Fratelli d’Italia e la caccia ai complici Le conseguenze politiche della vicenda sono state devastanti. Come riportano le cronache locali, dentro Fratelli d’Italia ad oggi è rimasto solo Tommaso Cocci. Andrea Poggianti aveva infatti già abbandonato il partito ancor prima che la situazione precipitasse, mentre Claudio Belgiorno si è dimesso subito dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, denunciando un clima troppo pesante e di “fuoco amico” da parte dei colleghi, poco solidali nei suoi confronti. L'articolo Dossier hard in FdI, la Procura di Prato chiude le indagini sul “caso Cocci” e accusa di revenge porn politico empolese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Social e porno online, stretta sulle piattaforme per tutelare i minori: il governo Meloni frena mentre l’Europa accelera
Mentre l’Europa accelera per tutelare i minori dai rischi dei social network e del porno online, con l’obbligo per le piattaforme di verificare l’età degli utenti, l’Italia di Meloni tira il freno a mano. Per la gioia di Big tech, a ottobre 2025 palazzo Chigi ha messo in frigo il disegno di legge per vietare Facebook&Co ai minori di 15 anni, con la sorella d’Italia Lavinia Mennuni prima firmataria. Per i siti hard, invece, l’accertamento dell’età sancito dal decreto Caivano è rimasto lettera morta: solo Onlyfans e Chatrubate rispettano la regola, fino ad ora. SLITTA ANCORA L’OBBLIGO DI VERIFICA PER I SITI PORNO: SILENZIO DEL GOVERNO Ma come, il governo tuona contro le lezioni sulle relazioni affettive a scuola e lascia traviare la gioventù nazionale dai canadesi di Pornhub? Eppure palazzo Chigi non sottovaluta il problema. Anzi, secondo Alfredo Mantovano dalla “banalizzazione sessuale”, insieme alla cannabis, “derivano conseguenze importanti in un momento di crisi demografica come questo”. Insomma, se le nuove leve fanno pochi figli, sarebbe anche colpa di spinelli e immagini sessuali. Ma allora, perché il governo tace mentre i siti pornografici rifiutano di adeguarsi al decreto Caivano, con l’obbligo di verificare l’età dell’utente? Doveva entrare in vigore a novembre, rinviato al primo febbraio per dare più tempo alle aziende, infine è stato sospeso dal Tar del Lazio con l’ordinanza del 30 gennaio 2026. L’ORDINANZA DEL TAR CHE FERMA TUTTO I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso della società Aylo – capofila di Pornhub e altri siti porno – sospendendo atti e delibere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) sull’obbligo, da parte delle piattaforme, di vietare l’accesso ai minori. Risultato: della lista dei 45 indirizzi firmata dall’Agcom, circa 40 proseguono indisturbati. “Aylo ha sicuramente ottenuto un risultato importante, al momento temporaneo, ma denota che la questione sollevata merita un approfondimento giuridico”, dice a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Giuliano De Luca. La prossima scadenza è l’11 marzo, quando il Tribunale amministrativo si riunirà per la sentenza. La sospensione degli obblighi in teoria vale solo per Aylo, il gruppo che ha firmato il ricorso. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dunque ha tutto il diritto di inviare diffide e sanzioni all’indirizzo delle altre piattaforme. Ma potrebbe rivelarsi un boomerang ad alto rischio contenzios: “All’Agcom converrebbe congelare la situazione almeno fino alla sentenza del Tar prevista a marzo, per non rischiare ulteriori ricorsi”. Se il Tribunale del Lazio ha dato ragione ad Aylo sospendendo gli obblighi, anche gli altri avrebbero buone chance di spuntarla sul Garante. DUBBI SULLA PRIVACY La società a capo di Pornhub ha convinto i magistrati ponendo dubbi sulla privacy. Il sistema per verificare l’età è come un triangolo: l’utente dei servizi vietati ai minori fornisce le credenziali ad un soggetto terzo, in grado di certificare la maggiore età. Quest’ultimo invia un token o un “distintivo” al sito per maggiorenni, con il semaforo verde se la data di nascita lo consente. In teoria, la privacy è al sicuro: l’ente terzo conosce l’identità ma non il servizio; al contrario, la piattaforma non sa nulla dell’utente, tranne che è maggiorenne. Problema: se un adulto chiede la verifica dell’età prima di accedere a un sito, tendenzialmente o è un pornografo o un giocatore d’azzardo. Questa è già un’informazione sensibile: certo, ci sarebbe il terzo corno del dilemma, navigare l’hard e l’azzardo per meri motivi di studio o professionali. Oltre alla privacy, la verifica dell’età pone dubbi di efficacia. Gli esperti lo ripetono da tempo: basta una Virtual private network (Vpn) per aggirare l’ostacolo. Ma dai banchi della destra non risultano appelli per la privacy. Del resto è il decreto Caivano di Meloni, ad imporre la stretta per i siti porno. Eppure, dopo la sentenza del Tar, non un pigolio si è sollevato dalla maggioranza, mai timorosa di attaccare i giudici. Malgrado le sentenze sfavorevoli sul divieto della cannabis light, il dipartimento antidroga ha sempre ribadito la politica del pugno duro. DIVIETO DI SOCIAL PER I 15ENNI: IL DDL CONGELATO DA CHIGI Intanto Francia, Spagna e Germania hanno già imposto il controllo dell’età per tutelare i minori dai contenuti pornografici. L’Italia invece rischia di restare indietro anche sui vincoli per i social network. La Lega il 29 gennaio ha annunciato la presentazione di una proposta di legge per vietarli ai minori di 15 anni, sull’onda della stretta in Australia e l’annuncio in scia della Spagna. Anche Madrid intende allinearsi al divieto per gli adolescenti, come la Francia, il Portogallo, la Danimarca, la Grecia. In Italia si deciderà a palazzo Chigi. Il ddl con prima firmataria Mennuni è fermo in commissione al Senato da ottobre. Difficile che la proposta della Lega abbia più successo. L'articolo Social e porno online, stretta sulle piattaforme per tutelare i minori: il governo Meloni frena mentre l’Europa accelera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Porn Hub fuori legge, Only Fans promosso: l’Agcom richiama i siti porno per l’introduzione della verifica dell’età degli utenti. L’80% non è ancora a norma
L’Agcom richiama l’attenzione dei siti porno. Come comunicato dall’agenzia, l’80% delle piattaforme non è conforme alle regole che obbligano i siti a luci rosse a verificare l’età degli utenti. L’Agcom ha pubblicato a ottobre 2025 una lista di 40 siti porno. Di questi, solo 9 hanno implementato i sistemi di verifica dell’età come previsto dalle disposizioni del Decreto Caivano. Tra le piattaforme che si sono dotate della funzionalità ci sono OnlyFans e Chaturbate. Fuori legge, invece, i siti come PornHub (il più visitato in Italia nel 2025), RedTube e YouPorn. Le tre piattaforme “ribelli” fanno parte della stessa azienda, Aylo. Il ricorso di quest’ultima al Tar del Lazio è stato accolto. L’azienda aveva avanzato dubbi sulla soluzione di verifica dell’età, sostenendo che il metodo non garantisce la privacy degli utenti e che non serve davvero a proteggere i minori. L’Agenzia per le garanzie nelle comunicazioni aveva stabilito – e ribadito con una seconda nota – due date limite precise: il 31 ottobre 2025 e l’1 febbraio 2026. Ora, la palla passa all’Agcom. Da disposizione, l’ente può diffidare “i soggetti inadempienti ad adeguarsi entro venti giorni”. Dunque, tutte le piattaforme che ancora non sono a norma di legge avranno poco meno di 3 settimane per introdurre la verifica dell’età per l’accesso al proprio sito. In caso di ulteriore mancato adeguamento alle disposizioni, l’Agenzia potrà richiedere il blocco dei siti e multare le piattaforme con sanzioni fino a 25o mila euro. L'articolo Porn Hub fuori legge, Only Fans promosso: l’Agcom richiama i siti porno per l’introduzione della verifica dell’età degli utenti. L’80% non è ancora a norma proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Si è iscritto al cineclub a cui partecipo e ha iniziato a mandarmi foto del suo membro sessuale. Cosa devo fare?”: il dilemma di una ragazza
“Ha iniziato a mandarmi messaggi fuori luogo, cosa sta succedendo?” è la domanda che una ragazza ha posto a Jane O’Gorman, consulente sentimentale del Daily Star. La donna, protagonista della rubrica “Just Jane”, ha risposto al quesito della giovane che ha ricevuto alcune fotografie intime da parte di un ragazzo. Quest’ultimo, a novembre, è entrato a far parte del cineclub del quartiere, frequentato anche dalla protagonista della storia. La giovane ha raccontato che è stato creato un gruppo WhatsApp e che il ragazzo ha sfruttato l’occasione per ottenere il numero della scrittrice e inviarle foto inappropriate. Ha scritto: “Abbiamo un gruppo WhatsApp, ma lui ha iniziato a mandarmi messaggi separatamente, e alcuni di questi messaggi sono davvero fuori luogo“. La ragazza ha dichiarato di trovarsi in difficoltà e di non aver mai tentato un approccio con l’uomo: “Non so come rispondere. Non ho mai fatto nulla per incoraggiarlo e, quando ci incontriamo nel gruppo, non è particolarmente cordiale con me. Cosa sta succedendo?“. Jane O’Gorman ha risposto alla ragazza, condannando lo squilibrato: ” Questo ratto sta facendo cyberflashing. Sospetto che stia facendo una ‘spedizione di pesca digitale'”. La consulente ha spiegato che l’uomo sta cercando di capire se la ragazza sia interessata a lui con un approccio inappropriato, poi ha dato alcuni consigli alla giovane: “Non rispondergli e non dargli alcun appiglio, devi proteggerti“. Jane ha concluso sottolineando che l’invio di immagini pornografiche è considerato una molestia e che l’uomo potrebbe essere denunciato. L'articolo “Si è iscritto al cineclub a cui partecipo e ha iniziato a mandarmi foto del suo membro sessuale. Cosa devo fare?”: il dilemma di una ragazza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Molestie Sessuali
L’Europa contro Grok di Elon Musk: “Pedopornografia non è libertà d’espressione”. Il Regno Unito apre un’indagine
Si allarga il fronte contro Grok, il sistema di intelligenza artificiale di Elon Musk integrato nel social X, accusato di facilitare la fabbricazione di deepfake e immagini a carattere sessuale. Non è l’unico sistema per generare pornografia o immagini di nudo online: la rete offre vaste possibilità. Ma ora nel mirino dei governi (non solo europei) c’è l’algoritmo di Elon Musk: il Regno unito ha aperto un’indagine formale con l’Autorità di regolamentazione dei media; Malesia e Indonesia hanno bloccato la piattaforma. “Se non agiranno, lo faremo noi”, sottolinea l’Ue, mentre nei giorni scorsi dal Garante Privacy italiano è partito un avvertimento “per rischio violazione dei diritti”. CNN: “6.700 IMMAGINI A CARATTERE SESSUALE”. INTERVENGONO GOVERNI UE, INDONESIA E MALESIA Grok è un modello di Intelligenza artificiale sviluppato da xAI e integrato in X, l’ex Twitter, che ha esordito a novembre 2023. Oltre a rispondere a domande e a fare ricerche è anche in grado di creare ed elaborare immagini su input di testo. Secondo la Cnn, solo tra il 5 e il 6 gennaio Grok è stato usato per generare almeno 6.700 immagini a carattere sessuale. L’organizzazione no-profit AI Forensics ha individuato circa 800 contenuti di questo tipo, descrivendo alcuni video come “professionali” e “fotorealistici”. Nelle ultime settimane si sono intensificate le azioni di diversi paesi. L’Autorità di regolamentazione dei media nel Regno Unito, Ofcom, ha avviato un’indagine per accertare se il social di Musk ha violato le norme contenute nell’Online Safety Act, la legge introdotta per contrastare la diffusione di contenuti dannosi sul web, in particolare a tutela dei minorenni. La procura di Parigi ha aperto un’indagine, in India il ministero dell’Informatica ha inviato una lettera a X accusandola di aver incentivato la diffusione di contenuti osceni. Indonesia e Malesia hanno bloccato la piattaforma. LA MOSSA DI MUSK: LE FINTE IMMAGINI DEI NUDI SOLO A PAGAMENTO “Tracciare un parallelo tra la libertà di espressione e lo strumento di intelligenza artificiale che genera materiale pedopornografico è una pericolosa assurdità”, ha detto il portavoce della Commissione Ue Thomas Regnier in merito alle dichiarazione di Musk secondo cui le critiche all’uso del suo chatbot sarebbero una scusa per censurarlo. E sui ‘nudifiers‘, i programmi basati sull’IA che permettono di spogliare digitalmente i soggetti delle foto, è intervenuto anche il Garante italiano della Privacy: ha adottato un provvedimento di avvertimento nei confronti di Grok e di altre app come Clothoff e ChatGpt, perchè “oltre a reato” possono costituire “gravi violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte”. Dopo le critiche crescenti, nei giorni scorsi X ha limitato ai soli utenti a pagamento la modifica delle immagini con Grok. Ma i 27 governi del Vecchio continente chiedono di più. La limitazione “non cambia la nostra posizione di fondo. Che si tratti di abbonamenti a pagamento o gratuiti, non vogliamo vedere immagini di questo tipo”, ha affermato l’Ue. Mentre secondo un portavoce del governo britannico la decisione “semplicemente trasforma in un servizio premium la possibilità di usare la funzionalità per creare immagini illegali, un insulto alle vittime di misoginia e violenza sessuale”. MUSK: “IN SETTIMANA PUBBLICHEREMO IL CODICE SORGENTE DELL’ALGORITMO DI X” Intanto, a circa un anno dalle richieste dell’Ue su come funziona il sistema di raccomandazione dei post su X, Elon Musk ha annunciato l’intenzione di voler rendere trasparente l’algoritmo alla base del social. “Entro sette giorni renderemo il nuovo algoritmo di X, incluso il codice che determina i post raccomandati per gli utenti, a pagamento e organici, open source, e lo aggiorneremo ogni 4 settimane per far capire cosa è cambiato”, ha scritto il magnate sulla sua piattaforma nel weekend. L’algoritmo di raccomandazione di X è stato oggetto di indagini da parte della Commissione Europea, che a gennaio del 2025 aveva intensificato i controlli a seguito di alcuni post di Musk a sostegno dei partiti antisistema, come Reform UK (il partito sovranista guidato da Nigel Farage nel Regno Unito) e Alternative für Deutschland (l’estrema destra tedesca che ammicca al neonazismo). La scorsa settimana, l’Ue ha ordinato a X di conservare “tutti i documenti e i dati interni” relativi al chatbot di intelligenza artificiale integrato Grok “fino alla fine del 2026”, secondo le parole del portavoce dell’esecutivo, Thomas Regnier. Nel 2023, Musk aveva fatto pubblicare il codice che ordina i post della sezione “per te” del menu “esplora” di X sul sito per sviluppatori GitHub, ma secondo le analisi degli esperti, come riporta il sito Engadget, alcune informazioni erano state omesse, rendendo difficile la comprensione del suo funzionamento. L'articolo L’Europa contro Grok di Elon Musk: “Pedopornografia non è libertà d’espressione”. Il Regno Unito apre un’indagine proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bonnie Blue arrestata, multata ed espulsa dall’Indonesia: la pornostar cercava neo diplomati per girare video porno e ha violato le leggi anti-pornografia
Grossi problemi per la pornostar Bonnie Blue che sarà espulsa dall’Indonesia dopo essere stata assolta dall’accusa di aver violato le severe leggi anti-pornografia del Paese. È stata dichiarata colpevole di un reato minore al codice della strada, ma è stata espulsa per violazione delle norme sull’immigrazione, in quanto lavorava con un visto turistico. Bali fa parte dell’Indonesia a maggioranza musulmana, che proibisce severamente la produzione di materiale pornografico. Chiunque venga ritenuto colpevole di violazione di queste leggi rischia fino a 12 anni di carcere e una multa di circa 360mila dollari. Bonnie Blue è stata condannata a pagare una multa e lascerà l’Indonesia con un volo. Ma cosa è accaduto esattamente?La polizia di Badung ha riferito che 16 testimoni stranieri e 14 indonesiani hanno dichiarato di essere stati in uno studio nella zona di Pererenan, Mengwi, per partecipare alla produzione di un “reality show a tema intrattenimento“. Poi hanno affermato che “non è stato prodotto alcun materiale indecente”. La pornostar era tra le altre quattro persone identificate come aventi “ruoli dominanti” nella produzione. Bonnie Blue ha guidato a bordo del suo furgoncino per Bali durante la “settimana degli studenti”, una tradizione australiana in cui i diplomati delle scuole superiori vanno in vacanza dopo gli esami. La polizia di Badung ha anche affermato che gli investigatori hanno indagato sull’acquisto di un pick-up con i marchi “Bonnie Blue” e “Bang Bus”. Gli investigatori hanno anche esaminato i video registrati in un hotel nella zona di Berawa, ma “non hanno trovato elementi di pornografia o alcuna distribuzione illegale”. L'articolo Bonnie Blue arrestata, multata ed espulsa dall’Indonesia: la pornostar cercava neo diplomati per girare video porno e ha violato le leggi anti-pornografia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La normalizzazione della violenza contro le donne ha a che fare con la pornografizzazione della vita quotidiana
In giro per l’Italia per formazioni, dibattiti, incontri, presentazioni di libri mi capita spesso di affrontare lo sgomento, la stanchezza, la paura e l’impotenza nelle domande di donne e uomini di varie età che incontro: cosa abbiamo sbagliato? (chiedono le generazioni più anziane); come faremo a uscire dalla violenza sempre più pervasiva? (chiedono le generazioni più giovani); cambiare si può ancora, e con quali strumenti? (chiedono entrambe). Le notti di una donna che ragiona sono piene di incubi, scriveva Adrienne Rich. Ogni anno, allo scoccare del 25 novembre, si prova la disperazione della penosa conta delle donne uccise in ambito familiare, e cresce la preoccupazione per la normalizzazione della violenza maschile nella società: per l’assuefazione al linguaggio da trivio e disumanizzante, nel discorso pubblico, privato e online; per l’abitudine a sopportare comportamenti prevaricatori intesi ormai come abitudini consolidate, per la sottovalutazione, in famiglia, a scuola e nel mondo del lavoro, della crescente pornografizzazione di ogni aspetto della vita pubblica e privata. Cosa muove, che cosa autorizza migliaia di uomini considerati ‘normali’ a dare in pasto online le immagini non autorizzate dei corpi delle loro fidanzate, moglie, amiche e persino figlie, per ‘divertimento’, come fosse ovvio fare mercato dei corpi delle congiunte? Perché una donna ogni tre giorni in Italia viene uccisa da un uomo della sua cerchia affettiva? Tutti deviati predatori clinicamente malati? Troppo semplice: questa è una giustificazione che ci allontana dalla responsabilità, individuale e collettiva, ed espelle il problema fuor da noi. Chi uccide e stupra è un pazzo, è uno straniero, è un animale, non è come me. Non mi riguarda. Io no. Oltre due decenni di abuso di social, senza educazione e formazione alcuna, o pochissima, hanno normalizzato lo sguardo collettivo sui corpi, sulla sessualità, sulle relazioni fino a deformarlo, tracimando la violenza delle piattaforme del porno nel nostro quotidiano. Ricordate l’esplosione di immagini nei social di pietanze assortite postate ossessivamente gareggiando alla ricerca di consenso? Ricordate come si chiamava questo fenomeno di successo? Si chiamava food porn. Il porno si nutre di particolari, di dettagli ossessivamente minuti, perché nella pornografia il sesso non ha una storia, un contesto, una narrazione erotica complessa, ma solo dettagli genitali. E anche la prospettiva del come si guarda conta: vediamo ogni giorno serie tv e film su strumenti sempre più piccoli: dal grande schermo del cinema ci siamo ridotti a quello più domestico della tv fino a rimpicciolire lo sguardo nei pochi centimetri del telefono. La nostra attenzione è sempre più bassa, la capacità di soffermarci a pensare sempre più piccola. Ma è del soffermarsi, delle pause e persino della noia che si nutre l’intelligenza: è dalla possibilità di avere una vista ampia che germogliano le idee e le visioni. Come scrive la giovane filosofa Alessandra Lanivi sul numero 2/2025 di Marea, dedicato alla diade reale/vituale, “la virtualità non è più una parentesi limitata, ma una parte integrante e necessaria della vita quotidiana che sta cambiando l’esperienza individuale e collettiva nel segno dell’iper: iper veloce, iper connesso, iper stimolante, iper carico, iper presente, il mondo digitale è zeppo e riempie ogni momento di vita”. Non c’è nulla di piacevole in questa corsa incessante, solitaria e nevrotica, nella quale non ci sono né piacere né bellezza, ma solo competizione e mercato: la pornografizzazione della vita vince su tutto, livellando ogni desiderio ed emozione nella compulsività ossessiva della prestazione e dell’escalation. Anche i pop up che si aprono all’accesso di molti siti non porno, nelle ore serali, oltre a quelli che consigliano di investire in bitcoin o a giocare nei casinò virtuali devono alzare la posta per attirare l’attenzione. Capita ormai sempre più spesso di vedere, senza alcun filtro, immagini di questi tipo: un corpo di donna, sdraiata supina, nuda con un bersaglio da freccette sulla vulva. Cosa succede nella mente di un bambino, o di un adolescente che incappa in questa immagine, mentre per ore sta da solo davanti allo schermo del pc o del telefono? Che cosa può imparare sulla sessualità, sulle relazioni umane, sul senso del limite, sull’empatia e sul piacere, se fin da piccolo è esposto a questa forma di macelleria dei corpi delle donne? Che uomo diventerà se fin da piccolo sarà esposto all’odio incel, ai commenti vendicativi come quelli che impazzano dopo l’approvazione della norma che pone il consenso come centrale nelle relazioni sessuali? Quanto è preoccupante che centinaia di uomini di tutte le età si stiano scatenando contro il consenso, ‘minacciando’ le donne che d’ora in poi andranno solo con prostitute, confermando che è normale comprare le donne? Per indicare una situazione positiva si usa l’espressione “tutto in un clic”: in questo modo abbiamo deciso che più le cose sono veloci e meglio è. Ma il rischio è dimenticare che, nella realtà fisica, il tempo dei corpi e quello del pensiero è un tempo necessariamente lungo, talvolta lunghissimo. La pornografizzazione della vita, dei corpi e di conseguenza della sessualità trasformata in fast food si racconta nella pubblicità dei bordelli legali di Germania e Austria: per strada e online sono visibili inviti come All you can fuck, parafrasi del gastronomico All you can eat. Questo è uno dei temi più urgenti da affrontare dal mondo adulto. E’ un tema politico, educativo, culturale, per contrastare il modello sempre più diffuso che vuole le donne corpi a disposizione degli uomini. L'articolo La normalizzazione della violenza contro le donne ha a che fare con la pornografizzazione della vita quotidiana proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giornata contro la violenza sulle donne
“Dietro le foto di costumi, intimo e lingerie in vendita su Vinted si nascondono contenuti porno”: l’allarme sul “lato oscuro” della piattaforma di second hand
È la più famosa app di compravendita second hand, un mercatino digitale in cui trovare qualsiasi cosa – vestiti soprattutto, ma anche libri, accessori e oggetti per la casa. Vinted ormai è entrata negli armadi di milioni di italiani, permettendo di vendere ciò che non si usa più e di comprare abbigliamento a pochi euro. La crescita dell’app, però, ha aperto la porta a usi illeciti della piattaforma, in cui si sono insinuati anche contenuti porno. Il caso è esploso in Francia dopo la denuncia dell’Alto Commissario per l’infanzia Sarah El Haïry e un’inchiesta del sito L’Informé, in cui si legge: “Con il pretesto di vendere costumi da bagno o biancheria intima, molti profili utilizzano la famosa piattaforma di seconda mano come porta di accesso ai propri account su altre applicazioni in cui vengono venduti contenuti erotici o pornografici” citando come esempi Onlyfans e Mym. Nel feed, questo tipo di contenuti si presentano come tutti gli altri: foto di lingerie, di costumi da bagno o completini. Ma scorrendo i caroselli di foto e leggendo le didascalie ci sono alcuni dettagli sospetti, come la richiesta dei venditori di essere contattati in privato o link che portano fuori dalla piattaforma verso gruppi Telegram, siti per adulti o profili Onlyfans. Il caso francese scoperchia una questione più ampia: piattaforme che, pur nate con scopi diversi, diventano porte d’accesso a contenuti pornografici. Soprattutto quando molti utenti sono adolescenti. Vinted non è l’unica piattaforma ad aver avuto problemi per questo tipo di contenuti. Il caso più recente – e più noto – è quello di Shein, il colosso cinese dell’ultra fast fashion: sulla piattaforma sono apparse bambole gonfiabili con le fattezze di bambine, ma anche armi come tirapugni e machete. Al centro del dibattito c’è la questione, urgente, della tutela dei minori e l’insufficienza delle misure di protezione messe in campo fino a questo momento. Come ha sottolineato El Haïry, “Non possiamo permettere che la protezione dei minori online dipenda dalla buona volontà delle aziende tecnologiche”. Il commissario ha avvisato la controparte lituana, Paese in cui è stato fondato Vinted e in cui ha sede la piattaforma. Sul fronte della tutela dei minori Vinted ha mostrato più volte delle crepe: un’indagine della rete di giornalismo investigativo NDR, WDR e Süddeutsche Zeitung ha scoperto gruppi Telegram a sfondo erotico in cui venivano pubblicate foto di ragazze trovate su Vinted senza il consenso delle dirette interessate. Alcuni uomini avevano infatti creato profili sull’applicazione di shopping second-hand per rubare le immagini delle ragazze che indossavano i capi, specialmente nel caso di pantaloncini, costumi da bagno e vestiti attillati. Sui social molte donne, anche italiane, hanno raccontato di approcci indesiderati in chat, di apprezzamenti volgari e di richieste pressanti di foto da parte di alcuni utenti. La piattaforma si è sempre difesa parlando di una politica di “tolleranza zero” per questo tipo di comportamenti e ricordando agli utenti la possibilità di bloccare alcuni messaggi e segnalare account fraudolenti. Misure che, in assenza di leggi chiare sugli spazi digitali, rischiano di essere cerotti su una ferita aperta. L'articolo “Dietro le foto di costumi, intimo e lingerie in vendita su Vinted si nascondono contenuti porno”: l’allarme sul “lato oscuro” della piattaforma di second hand proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“La verifica dell’età per i siti hard? Sarà solo una barriera per gli adulti, i ragazzini sanno cos’è una VPN e tanto altro, per loro non è la via giusta. Io penso solo al 70enne che…”: parla Max Felicitas
“La verifica della maggiore età per i siti porno? Il governo sbaglia. Sarà una barriera solo per gli adulti”. Ne è sicuro Max Felicitas, il 33enne porno performer friulano, che spopola online mostrandosi in compagnia di belle ragazze pronte a fare sesso con lui. “Sto per girare, ho pochi minuti”, spiega a FQMagazine mentre è in procinto di iniziare la sua giornata di lavoro. Max ma questa norma per vietare ai minorenni di guardare il porno online ha senso? “È una misura errata. Sarà una barriera solo per gli adulti. Solo loro avranno problemi ad accedere ai siti porno gratuiti con lo SPID o con i codici che si inventeranno da inserire. Il boomer farà fatica a capire come si fa, è eccitato, deve masturbarsi e non riesce bene a inserire le cifre. Un disastro”. Invece i minorenni sono su un altro pianeta… “Un ragazzino che va dagli 11 ai 17 anni non ha problemi, perché è nato con la tecnologia, sa cosa è una VPN, sa che la lista dei 48 siti è ridicola perché i siti porno sono un miliardo. Pensare che non vedano più porno, mi permetta, è una gran cazzata”. Eppure il divieto inserito in un decreto legge del settembre 2023 nacque sull’onda dei fatti di cronaca di Caivano… “Guardi, spesso gli adulti tendono a dare le colpe al porno per le violenze sessuali. Ma il problema sa qual è? Molti psicologi lo dicono chiaramente:gli atteggiamenti violenti derivano dai comportamenti che il proprio padre ha con la madre, quindi da quello che i ragazzi vedono in casa tutti i giorni. Ovvio che anche certi tipi di porno possono portare a vedere il sesso in maniera deviante. Se ragazzino apre dei video rough, sono quelli dove si recita lo stupro, pensa che il sesso sia quello”. Insomma, tutto parte dalle mura domestiche… “Se gli adulti non parlano di sesso ai ragazzi è ovvio che nasce un problema. Un ragazzino non sa poi come leggere quello che vede e deve fare autoinformazione.Vede, la prima forma di educazione non è vietare qualcosa. Invece se vieti aumenti la possibile violenza. Chi sta facendo queste cose non pone attenzione al dialogo, mette un muro, un paraocchi ai ragazzini che tanto i video hard li vedono lo stesso. Un ragazzino di 14 anni è più sveglio di me col porno”. La sua strategia di marketing per vendere i suoi video porno è quella di mostrarsi con una bella ragazza e annunciare cosa ci sarà fra voi due, ma solo dopo verificato la maggiore età e concesso i dati della carta di credito. È difficile del resto trovare sue perfomance online nei siti porno gratuiti. “Pur essendo consapevole che i minorenni vedono il porno sono sempre stato molto attento a come gestire i miei prodotti. Tutti a 16 anni si sono masturbati. È normale. Sarebbe da stupidi dire che i minori non vedono i porno. Certo, il materiale visibile sul mio sito è visibile solo ai maggiorenni a pagamento. Ma ricordiamoci che c’è chi ruba la carta di credito al padre per sbirciare. Non si andavano a rubare i giornaletti porno di padri, fratelli e cugini minorenni quando non c’era il web? Ma scusate cose vogliamo fare? Impedire ai minori di farsi le seghe?”. Se la Meloni le telefonasse chiedendo aiuti ad un esperto del settore, quale soluzione suggerirebbe? “Il dialogo. Spiegare ai ragazzi che il porno è una forma di intrattenimento per adulti, lontana dalla realtà, con tagli e inquadrature specifiche, che non rispecchia la vita sessuale normale. Una volta che glielo si spiega le cose miglioreranno. Vi ricordate quando eravamo ragazzini e in un film c’era due che si baciavano e i genitori cambiavano canale? A casa mia succedeva. Che grande errore. Se in famiglia il sesso lo si affronta così i giovani diventeranno più curiosi e ossessionati. Qualsiasi cosa trasgressiva incuriosisce di più l’uomo, si sa. Insomma, il decreto del governo Meloni è totalmente sballato? “Han messo delle barriere a siti usati solo dagli adulti. È ridicolo. Io continuo a pensare a quel povero 70enne che vuole farsi l’ultima sega. Non capisce come cazzo si entra, conosce solo tre siti e si dispera”. L'articolo “La verifica dell’età per i siti hard? Sarà solo una barriera per gli adulti, i ragazzini sanno cos’è una VPN e tanto altro, per loro non è la via giusta. Io penso solo al 70enne che…”: parla Max Felicitas proviene da Il Fatto Quotidiano.
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