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50 anni dal golpe in Argentina, nel Paese di Milei si cancella la memoria: “Il governo taglia i fondi ai centri sui crimini del regime”
Nella marcia che ogni anno attraversa Buenos Aires il 24 marzo, anniversario del colpo di Stato che nel 1976 aveva dato inizio alla dittatura civico-militare di Jorge Rafael Videla, c’è uno striscione con i volti e i nomi di 30mila desaparecidos. Sono le persone scomparse a causa dei militari e per cui ancora oggi le abuelas e le madres de Plaza de Mayo chiedono giustizia. Nell’Argentina del presidente di destra Javier Milei, questo incessante lavoro per ottenere la verità è messo a rischio. A cinquant’anni dal golpe, la memoria storica è “sotto attacco”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Marcela Perelman, direttrice delle attività di ricerca del Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS). L’organizzazione monitora le politiche del Nunca Más: create con il ritorno del Paese alla democrazia nel 1983, hanno permesso di portare avanti i processi contro i militari, tuttora in corso, l’annullamento delle leggi di impunità e le attività di ricerca e identificazione dei desaparecidos. Per tale insieme di iniziative, ottenute con il sostegno della società civile, l’Argentina è diventata un esempio e un modello a livello internazionale. Il governo ultraliberista ha ridotto le risorse umane e finanziarie necessarie per la loro attuazione, smantellando gruppi di lavoro e programmi: le ha inoltre delegittimate, sostenendo tesi revisioniste e negazioniste. “Riteniamo fondamentale la mobilitazione del 24 marzo. È creativa, immensa e rappresenta un forte sostegno ai diritti umani”, prosegue Perelman. Da quando il governo libertario si è insediato nel dicembre 2023, il personale che si occupava di gestire le politiche per la memoria è stato ridotto del 40% e il budget è stato diminuito. La Segreteria dei Diritti Umani, organismo del governo nazionale incaricato di attuare le misure del nunca más, è stata declassata a sottosegreteria, perdendo capacità decisionale e peso istituzionale: la scelta ha comportato un indebolimento della capacità dello Stato di promuovere i processi per i crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura. Gli avvocati, che rappresentavano le vittime, sono stati licenziati. Il governo ha colpito anche le attività di ricerca e analisi delle informazioni necessarie per i processi. Nell’aprile 2024 è stato smantellato l’Equipo de Relevamiento y Análisis Documental (ERyA): il suo lavoro consisteva nell’identificare i documenti probatori e consegnarli direttamente ai funzionari giudiziari che li richiedevano. È stato inoltre limitato l’accesso agli archivi statali: non esiste più alcun ufficio della pubblica amministrazione con le facoltà di consultare la documentazione delle forze armate e delle forze di sicurezza. “Parliamo di una ‘motosega ideologica‘ perché lo smantellamento e la distruzione dell’intero programma di memoria, verità e giustizia sono un chiaro e mirato attacco politico”. La situazione dei “sitios de memoria“, quando dipendono dal governo nazionale per il loro funzionamento, è critica: ex centri clandestini di detenzione, oggi musei e centri culturali, hanno subito riduzioni del bilancio e del personale. Il museo della ex Escuela de Mecánica de la Armada (ESMA) a Buenos Aires – dove migliaia di persone sono state imprigionate, torturate e “fatte sparire” – ha dovuto ridurre l’apertura al pubblico da sei a quattro giorni a settimana per mancanza di dipendenti. Altre realtà – come La Escuelita, il Faro de la Memoria, Campo de Mayo e il Centro Cultural Haroldo Conti – hanno fortemente ridotto le loro attività. La mancanza di finanziamenti sta comportando “gravi conseguenze sulle possibilità che siano eseguiti interventi di manutenzione. Questi spazi rappresentano prove giudiziarie, quindi il loro degrado influisce sul processo di giustizia”, prosegue Perelman. I lavoratori delle strutture denunciano la censura dei contenuti e delle narrazioni proposte dai musei: nella ex ESMA sono state cancellate conferenze e seminari, anche dedicati al 50esimo anniversario del colpo di Stato, dietro il pretesto di “depoliticizzare gli spazi pubblici“. Uno dei settori più colpiti è stato la ricerca dei bambini e delle bambine sottratti illegalmente alle loro famiglie durante il terrorismo di Stato: negli anni della dittatura chi nasceva da persone detenute, poi uccise, veniva affidato ai militari. Le vittime crescevano senza conoscere la loro vera identità. La Comisión Nacional por el Derecho a la Identidad (CoNaDI) ha subito la chiusura dell’Unidad Especial de Investigación (UEI) nel 2024: la struttura ha operato per vent’anni con poteri di accesso diretto a documenti delle forze armate e delle forze di sicurezza che venivano forniti ai giudici nei processi per appropriazione illecita di minori. La CoNaDI ha perso il 40% del personale e i dipendenti rimasti lavorano in condizioni estremamente precarie. “Ogni volta che hanno chiuso un programma, ogni volta che hanno smantellato un progetto, hanno usato termini dispregiativi e sminuito un percorso professionale e istituzionale”, conclude Perelman. “Contro questa deriva, è importante prendere parte alla marcia. Chi partecipa – i bambini, le famiglie, le organizzazioni – ricorderà di averlo fatto nel giorno dell’anniversario dei 50 anni del golpe. Marciamo per la memoria e generiamo anche la memoria del futuro”. 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Milei decide di uscire dall’Oms, come ha fatto Trump: “L’Argentina vuole piena sovranità sulle politiche sanitarie”
A un anno dalla notifica formale, l’Argentina ha ufficializzato l’uscita del Paese dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), decisa dal governo di Javier Milei. In base alla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, il recesso entra in vigore dodici mesi dopo la comunicazione ufficiale. L’annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri Pablo Quirno su X, ricordando che la comunicazione era stata inviata il 17 marzo 2025 al segretario generale delle Nazioni Unite, depositario della Costituzione dell’Oms. Milei aveva annunciato la decisione nel febbraio 2025, citando profonde divergenze con l’organizzazione nella gestione della pandemia di Covid-19. Motivando la decisione, il governo aveva sostenuto che l’uscita dall’Oms avrebbe garantito maggiore flessibilità nelle politiche sanitarie e un uso più autonomo delle risorse. Quirno, dal canto suo, ha assicurato che l’Argentina continuerà a promuovere la cooperazione internazionale in materia sanitaria attraverso accordi bilaterali e iniziative regionali, mantenendo “piena sovranità e capacità decisionale nelle politiche sanitarie”. Lo scorso 20 gennaio, Trump ha firmato l’ordine esecutivo per uscire dall’Organizzazione mondiale della Sanità, come durante il primo mandato, accusando l’agenzia di essere sotto il controllo della Cina. In risposta alla decisione della Casa Bianca, il 23 gennaio la California del governatore dem Gavin Newsom è stato il primo Stato Usa a stabilire una collaborazione formale con il Global Outbreak Alert and Response Network, braccio operativo dell’Oms che risponde alle emergenze sanitarie, con l’invio di personale e risorse. “La California non sarà testimone del caos che questa decisione porterà – ha scritto Newsom, possibile futuro candidato democratico -. Continueremo a promuovere partnership a livello globale e a restare in prima linea nella preparazione alla sanità pubblica”. L'articolo Milei decide di uscire dall’Oms, come ha fatto Trump: “L’Argentina vuole piena sovranità sulle politiche sanitarie” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Calcio argentino nel caos: i club fermano il campionato per le inchieste contro la Federazione. La guerra con Milei
In Argentina il calcio si ferma. Con una decisione clamorosa, i club professionistici hanno concordato uno sciopero dal 5 all’8 marzo per protestare contro quella che considerano una persecuzione giudiziaria nei confronti del capo della Federcalcio, Claudio Tapia. Il campionato si ferma per un fine settimana, ma potrebbe essere solo l’inizio. Da mesi infatti prosegue la guerra tra il presidente argentino Javier Milei e il calcio albiceleste. Dietro alle inchieste nei confronti di Tapia e dell’Afa, infatti, c’è il governo. Da tempo Milei vuole riformare lo statuto delle società calcistiche argentine (oggi società civili senza scopo di lucro) e consentire l’ingresso di Società per azioni. Un’iniziativa che si scontra tuttavia con una forte resistenza della Federcalcio e anche della maggioranza dei club argentini. Come dimostra la durissima protesta di questi giorni. L’annuncio dello sciopero è arrivato dopo che un giudice ha convocato Tapia a testimoniare il 5 marzo in un caso in cui è accusato di appropriazione indebita di contributi previdenziali. L’indagine nasce da una denuncia presentata dall’Agenzia delle Entrate e del Controllo Doganale (Arca) che fa capo proprio al governo. Il comitato esecutivo della Lega professionistica argentina ha deliberato all’unanimità di sospendere tutte le partite di prima divisione e le altre partite di campionato dal 5 all’8 marzo “in segno di protesta contro la denuncia presentata dall’Arca”, ha annunciato l’AFA in un comunicato. Tapia e il suo tesoriere, Pablo Toviggino, sono imputati per presunta indebita ritenzione di contributi previdenziali e altri tributi, nell’ambito di un’indagine sul mancato pagamento dei contributi previdenziali per un totale di 19 miliardi di pesos (13 milioni di dollari) tra marzo 2024 e settembre 2025. La normativa argentina prevede per questi reati pene detentive da due a sei anni. Venerdì scorso, il giudice Diego Amarante ha emesso un divieto di viaggio nei confronti di Tapia e ha convocato altri quattro funzionari per un interrogatorio all’inizio di marzo: il tesoriere Toviggino, il segretario generale Cristian Malaspina, il direttore generale Gustavo Lorenzo e l’ex presidente del Racing Club Víctor Blanco. Anche loro rischiano di venire coinvolti nel processo. Secondo la denuncia dell’autorità fiscale, l’Afa avrebbe omesso di depositare gli importi trattenuti entro 30 giorni di calendario dalla data di scadenza, il che ha portato all’emissione e alla notifica dei relativi avvisi di addebito da parte dell’agenzia delle entrate. L’Afa ha negato l’addebito e ha dichiarato in un comunicato stampa di lunedì che “il pagamento volontario di questi obblighi fiscali è stato effettuato prima della loro scadenza“. Poco prima dell’annuncio dello sciopero, il giudice Amarante ha autorizzato Tapia a recarsi in Colombia e Brasile tra il 23 e il 28 febbraio per partecipare ad attività ufficiali. Il presidente federale è coinvolto anche in altre indagini su presunte irregolarità finanziarie legate alla società Sur Finanzas – di proprietà dell’imprenditore Ariel Vallejo e legata a doppio filo al presidente della Afa – e l’acquisto di un immobile di lusso nella provincia di Buenos Aires. Le accuse vanno dal riciclaggio di denaro al presunto occultamento di beni. L'articolo Calcio argentino nel caos: i club fermano il campionato per le inchieste contro la Federazione. La guerra con Milei proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Al Board of Peace per Gaza Milei, Orban e Infantino cantano e ballano sulle note di Elvis Presley
Il premier Ungherese, Viktor Orbán, ha pubblicato sul suo profilo Instagram un momento della prima riunione del Board of peace per Gaza tenutasi ieri. Nel video si vede il presidente Argentino Javier Milei che canta e si muove sulle note di “Burning Love” di Elvis Presley insieme allo stesso Orbán e al presidente della FIFA, Gianni Infantino. Il video diventato virale in pochissimo tempo ha suscitato polemiche. L'articolo Al Board of Peace per Gaza Milei, Orban e Infantino cantano e ballano sulle note di Elvis Presley proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Argentina, Milei minaccia i ghiacciai: il presidente sostiene la riforma che vuole meno vincoli per le attività estrattive
Nelle sessioni straordinarie del Congresso argentino, convocate dal presidente di destra Javier Milei a inizio febbraio e ora in corso, tra gli ordini del giorno c’è la riforma della Ley de Glaciares. In vigore dal 2010, la legge protegge i ghiacciai e gli ambienti periglaciali, considerandoli riserve strategiche di acqua dolce, e vieta qualsiasi attività nelle loro aree. Il governo ultraliberista ritiene che sia eccessivamente restrittiva e che scoraggi gli investimenti del settore delle miniere. La sua proposta, che dovrà essere discussa entro la fine del mese, mira a sostituire il meccanismo di protezione automatica finora garantito per queste aree fragili, inserendo vincoli più flessibili. Secondo chi contesta le modifiche, se approvato il disegno di legge assicurerebbe il quadro normativo per avviare progetti minerari ad oggi vietati. L’Argentina è uno dei Paesi con la maggiore estensione di ghiacciai al mondo: quasi 17.000 corpi glaciali distribuiti lungo oltre 5.000 chilometri. Nell’ultimo decennio, nel Paese la superficie dei ghiacciai si è ridotta di circa il 17%. La tendenza fa parte di un processo globale di accelerazione della perdita di ghiaccio: secondo uno studio pubblicato su Nature nel 2025, tra il 2000 e il 2023 i ghiacciai del mondo hanno perso in media 273 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno a causa dei cambiamenti climatici associati all’uso di combustibili fossili. La Ley de Glaciares è uno dei pilastri della normativa argentina in materia di tutela delle risorse idriche. La legge definisce come ghiacciaio una “qualsiasi massa di ghiaccio perenne, stabile o a lento scorrimento, con o senza acqua al suo interno”. Include in modo esplicito anche l’ambiente periglaciale, riconoscendone la funzione essenziale di accumulo di acqua e rifornimento di fiumi e falde acquifere: si tratta di suoli che rimangono congelati in modo permanente oppure per lunghi periodi dell’anno, e terreni contenenti ghiaccio nel sottosuolo. Considerata un modello per la tutela dell’ambiente a livello internazionale, la Ley de Glaciares protegge i ghiacciai e l’ambiente periglaciale nella loro totalità: alla base c’è l’idea che anche le formazioni più piccole svolgono funzioni fondamentali come la conservazione di acqua, e contribuiscono al mantenimento degli ecosistemi circostanti. In tutte queste aree è vietato lo svolgimento di attività minerarie e industriali, ma anche l’esplorazione o lo sfruttamento di idrocarburi, e la realizzazione di infrastrutture che possano compromettere l’ecosistema o la qualità dell’acqua. Inoltre la legge istituisce l’Inventario Nacional de Glaciares che monitora i ghiacciai, aggiornando l’elenco ogni cinque anni. La proposta avanzata dal governo ridefinisce le zone da salvaguardare, limitandole solo ai ghiacciai considerati “strategici” perché riforniscono direttamente bacini idrografici. Uno dei principali cambiamenti che l’esecutivo vuole introdurre è eliminare le restrizioni che vietano alcune attività negli ambienti periglaciali. Per chi si oppone al progetto, ciò metterebbe a rischio vaste aree, sottraendole ai meccanismi di protezione e favorendo attività estrattive. “Ridurre le tutele è una richiesta che le imprese del settore minerario ripetono dal momento in cui la legge è stata approvata. Hanno anche presentato ricorsi di incostituzionalità, poi respinti dalla Corte Suprema de Justicia”, spiega al fattoquotidiano.it Andrés Napoli, direttore della Fundación Ambiente y Recursos Naturales (FARN). Insieme a organizzazioni ambientaliste come Greenpeace, FARN ha sostenuto che le modifiche volute da Milei non genereranno “sviluppo sostenibile, ma vulnerabilità climatica e maggiori impatti sociali”. Il disegno di legge è invece appoggiato dai governatori delle province di Catamarca, Jujuy, Salta, Mendoza e San Juan dove si trovano le principali riserve di litio e rame nel Paese. Uno dei punti critici riguarda il trasferimento del potere di decidere autonomamente quali ghiacciai preservare. Se la Ley de Glaciares stabilisce criteri uniformi a livello nazionale, con la nuova normativa la decisione passerebbe alle province. “La riforma proposta dal governo tende chiaramente ad abbassare i livelli di difesa dei ghiacciai. Lo fa attraverso un sistema che noi abbiamo definito incostituzionale. Oggi è lo Stato a stabilire il livello minimo di protezione e le province possono solo rafforzarlo”, prosegue Napoli. “Cambiare questo meccanismo comporterà senza dubbio una significativa riduzione della tutela dell’ambiente”. L'articolo Argentina, Milei minaccia i ghiacciai: il presidente sostiene la riforma che vuole meno vincoli per le attività estrattive proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Argentina, gli incendi distruggono 36mila ettari di foreste in Patagonia dall’inizio dell’anno. Ma Milei dimezza i fondi per i vigili del fuoco
Gli incendi nella Patagonia argentina non si fermano. Dal 5 gennaio sono stati distrutti oltre 36mila ettari di foreste autoctone, pascoli e praterie secondo i dati dell’Agencia Federal de Emergencias (AFE). Le zone interessate si trovano in particolare nella Comarca andina al confine con il Cile, vasta area caratterizzata da boschi e paesaggi montani. La provincia di Chubut è la più colpita e le fiamme hanno raggiunto anche il Parque Nacional Los Alerces. Secondo Greenpeace, sono andati distrutti oltre 40mila ettari. “Gli incendi sono riconducibili a tre cause strutturali che si completano a vicenda. La prima è la crisi climatica globale. L’Argentina sta vivendo ondate di calore anomale con temperature di 30-32 gradi. La siccità, aggravata dal cambiamento climatico, rende il territorio più arido e incline agli incendi”, spiega a ilfattoquotidiano.it Enrique Viale, avvocato dell’organizzazione “Abogados Ambientalistas”. “L’altro fattore è la proliferazione delle piantagioni massive di pini. È una specie esotica, proveniente dal Nord America, e possiede caratteristiche pirofite: dopo ogni incendio, si moltiplica. Anche questo contribuisce a rendere gli incendi così devastanti: è come bruciare una polveriera”, prosegue Viale. “Il terzo fattore è l’attuale governo libertario che ha deciso di definanziare tutte le politiche ambientali”. Nei due anni del governo del presidente di destra Javier Milei, noto per le sue posizioni negazioniste sul cambiamento climatico, il bilancio nazionale destinato al “Servicio nacional de manejo del fuego” (Snmf, l’organismo statale che si occupa di prevenire e contrastare gli incendi forestali) ha subito tagli drastici. Secondo un rapporto elaborato dalla “Fundación ambiente y recursos naturales”, la legge di bilancio 2026 ha assegnato al Snmf circa 20.131 milioni di pesos, cifra che segna una riduzione reale del 69% rispetto al bilancio effettivamente eseguito nel 2023. Facendo una comparazione con il 2025, i fondi si sono ridotti del 54% evidenziando, secondo l’organizzazione ambientalista, come la gestione degli incendi abbia una bassa priorità nell’assegnazione delle risorse pubbliche. “La riduzione del bilancio ha conseguenze molteplici: meno attività di prevenzione, minori acquisti delle attrezzature e degli equipaggiamenti necessari sia per prevenire sia per intervenire quando si stanno verificando gli incendi”, spiega Alejo Fardjoume, delegato sindacale dell’ “Asociación trabajadores del estado” (Ate), referente per i lavoratori dei parchi nazionali. “Il definanziamento non è una mancanza di politica: è una politica in sé”. Un ulteriore fattore critico è l’esecuzione parziale del bilancio assegnato. Nel 2024 era stato usato solo il 22% dei fondi disponibili, nonostante in quell’anno nel Paese a causa degli incendi fossero andati distrutti più di 300mila ettari. Nel 2025, anche a seguito di proteste e reclami, si era registrato un maggiore utilizzo delle risorse assegnate. Nonostante ciò, il Snmf aveva lasciato inutilizzato il 25% dei fondi ricevuti. “Nei parchi nazionali, nelle formazioni che intervengono durante gli incendi, lavorano attualmente 391 persone quando dovrebbero essere almeno 700 – afferma Fardjoume – . Hanno contratti precari che, in alcuni casi, sono rinnovati annualmente da oltre un ventennio senza garantire stabilità ai lavoratori. Nelle zone centrali del Paese, lo stipendio iniziale è circa 650mila pesos (circa 376 euro). In Patagonia, dove si percepisce un’indennità per le condizioni sfavorevoli di lavoro, si parte da 850mila pesos (circa 492 euro). Questa cifra non aumenta molto, nemmeno dopo molti anni di carriera ed esperienza. La realtà che stiamo vivendo impone allo Stato maggiore preparazione e più ascolto delle comunità locali”. Di fronte all’assenza delle istituzioni, i cittadini si sono organizzati in squadre di volontari per supportare il lavoro dei vigili del fuoco. “Un incendio si inizia a combattere prima delle fiamme. Ora senza finanziamenti e personale, sta diventando sempre più difficile”. L'articolo Argentina, gli incendi distruggono 36mila ettari di foreste in Patagonia dall’inizio dell’anno. Ma Milei dimezza i fondi per i vigili del fuoco proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La guerra sul calcio argentino: imputato il presidente federale Tapia, Milei vuole riformare lo statuto delle società
È ormai guerra aperta tra Javier Milei e il calcio albiceleste. La giustizia argentina ha formalmente imputato il presidente e il tesoriere della Federcalcio (Afa) – Claudio “Chiqui” Tapia e Pablo Toviggino – nell’ambito di un’inchiesta per evasione fiscale. Si tratta della prima di tre inchieste aperte negli ultimi giorni che coinvolgono i vertici della federazione calcistica. Ma l’Afa respinge tutte le accuse, denunciando appunto un “attacco coordinato” da parte del governo del presidente Milei. LE ACCUSE AI VERTICI DELLA FEDERCALCIO Tapia e il suo tesoriere sono imputati per presunta indebita ritenzione di contributi previdenziali e altri tributi. Il procedimento nasce da una denuncia della Direzione generale delle imposte (Dgi) e riguarda mancati versamenti per oltre 19.000 milioni di pesos, pari a circa 13 milioni di dollari, riferiti agli ultimi due anni. Le presunte irregolarità riguardano ritenute su Iva, imposta sul reddito e contributi pensionistici, nel periodo compreso tra marzo 2024 e settembre 2025. La normativa argentina prevede per questi reati pene detentive da due a sei anni. Secondo l’accusa, considerate le dimensioni economiche dell’Afa e l’entità delle somme contestate, l’indagine potrebbe essere estesa anche ad altri membri del consiglio direttivo. LE TRE INCHIESTE CONTEMPORANEE Le altre indagini riguardano presunte irregolarità finanziarie legate alla società Sur Finanzas – di proprietà dell’imprenditore Ariel Vallejo e legata a doppio filo al presidente della Afa – e l’acquisto di un immobile di lusso nella provincia di Buenos Aires. Le accuse vanno dal riciclaggio di denaro al presunto occultamento di beni. L’inchiesta della magistratura ha preso il via a partire da una presunta manovra di riciclaggio per 880 miliardi di pesos (circa 500 milioni di euro) in cui la società Sur Finanzas appare come la piattaforma principale della movimentazione del denaro. LE MIRE DI MILEI: COSA C’È DIETRO LO SCONTRO Il confronto tra l’esecutivo e la federazione va avanti da oltre un anno. La senatrice della maggioranza ed ex ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich, ha presentato a metà dicembre un esposto presso la Confederazione sudamericana del calcio (Conmebol) chiedendo l’apertura di un’indagine interna su presunte violazioni del Codice Etico e della Politica Anticorruzione nei confronti del presidente dell’Afa Tapia. Ma sullo sfondo c’è lo scontro aperto tra governo e Afa per il progetto di Milei di riformare lo statuto delle società calcistiche argentine (oggi società civili senza scopo di lucro) e consentire l’ingresso di Società per azioni sul modello del calcio inglese. Un’iniziativa che si è tuttavia scontrata con una forte resistenza della Federcalcio e anche della maggioranza dei club argentini. L'articolo La guerra sul calcio argentino: imputato il presidente federale Tapia, Milei vuole riformare lo statuto delle società proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Truppe Usa in Sudamerica. Dall’Ecuador all’Argentina: i soldati di Washington nei Paesi alleati per contrastare l’avanzata cinese
L’impronta degli anfibi militari Usa è già in terra sudamericana: minaccia l’uso della forza contro Caracas e i suoi alleati, porta – a suon di miliardi di dollari – le truppe nei Paesi alleati con il pretesto della lotta al “narcoterrorismo“, ma ha un’unica vera finalità: far fuori la Cina, e in minor grado la Russia, tenendo il cortile di casa a riparo da “potenze extraemisferiche”, come previsto dalla National Security Strategy 2025. Quanto all’uso della forza: sappiamo che i riflettori restano accesi sul massiccio dispiegamento statunitense nel Mar dei Caraibi e in una porzione del Pacifico – blocco aereo e navale del Venezuela e raid su imbarcazioni civili – costato oltre un milione di dollari ai contribuenti Usa e che nel lungo periodo potrebbe raggiungere i 40 milioni di dollari, complice la presenza del gruppo d’attacco della portaerei Gerard R. Ford, oltre a decine di destroyer, F-35, B-52B e circa 20mila soldati. Tuttavia il meccanismo più efficace non è tanto l’escalation al Largo del Venezuela, ora incentrata sul petrolio, bensì l’incursione nella regione attraverso i Paesi amici – tra cui Ecuador, Perù e Argentina, dove anche la Cina ha i propri interessi – chiamati a cedere sovranità in cambio di miliardi di dollari. L’INGRESSO IN ECUADOR, PARAGUAY E PERÙ. Poche ore fa l’ambasciata statunitense a Quito ha dato il benvenuto a un primo contingente statunitense delle Forze aeree per prendere parte a “un’operazione temporanea” e “riservata” nella città costiera di Manta per affiancare i militari nella “lotta contro il narcotraffico“, come il capo di Stato Daniel Noboa. L’ingresso di soldati Usa, basato su accordi siglati tra i due Paesi nel 2023, prevede un valore aggiunto di oltre 214 milioni di dollari in assistenza militare, equipaggiamento e programmi di formazione per i soldati. Per gli Usa sarà una convivenza forzata con i cinesi, che prevedono un investimento di 156 milioni di dollari al fine di trasformare la città nella porta d’ingresso del Sudamerica. Proprio a Manta, città che ospiterà le operazioni, vi è una base militare Usa la cui riattivazione era stata sottoposta alla volontà popolare, attraverso il referendum dello scorso 16 novembre, nel quale più del 60% degli elettori ha votato “no”. Anche il Perù, Paese confinante con l’Ecuador, ha annunciato sabato l’ingresso, a partire dal 2026, di soldati statunitensi nel suo territorio in cambio di investimenti per circa 3 miliardi di dollari. Lo schema è quello di Manta, con le mire poste sul porto del “Callao“, dove Pechino ha investito 500 milioni di dollari e la cinese Cosco controlla il 40% del flusso commerciale. La presenza militare Usa si espande anche in Paraguay, dove quest’anno l’import di Pechino ha raggiunto il 34% sul totale, cioè oltre 4 miliardi di dollari. La Asunción ha recentemente sottoscritto uno Status of forces agreement che concede immunità ai soldati statunitensi nel Paese. Nel nome di una “maggiore stabilità nell’emisfero” – parole di Marco Rubio -, l’accordo trasformerà il Paese nell’epicentro della Nsa nella regione. I CASI DI CILE E ARGENTINA Ma l’ossessione Usa in chiave anticinese non è una sorpresa per l’America Latina e, nel passato recente, ha già raggiunto il Cile e l’Argentina, che completano il quadro militare Usa nell’emisfero. Nel caso del Cile, dietro la dicitura innocua di “Esercizio di solidarietà“, è prevista l’integrazione dell’esercito con la dottrina di difesa degli Stati Uniti per un investimento di 5 miliardi e mezzo in materia di difesa. L’obiettivo, esplicitato dall’ammiraglio del SouthCom, Alvin Hosley, è quello di “proteggere il litio” dal predominio cinese, che ammonta a quasi 5 miliardi di dollari. A tale proposito il segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, ha vincolato i sussidi Usa per il Paese alla “diversificazione” del mercato del litio, cercando di evitare il monopolio cinese. Bessent è lo stesso che, in Argentina, ha legato i 40 milioni di prestiti sul Paese – di cui beneficiano anche fondi di investimento come Blackrock e Pimco – all’operazione Tridente mediante la quale Buenos Aires ha consegnato aprendo ai militari Usa le località di Ushuaia. Sul piatto ci sono anche l’estrazione del litio argentino e l’estrazione di gas e petrolio a Vaca Muerta. Il mandato di Bessent è chiaro a tutti: “Il presidente Milei ha il dovere di cacciare la Cina dall’Argentina”. E ancora: “Non vogliamo uno Stato sotto l’influenza cinese in America Latina; altrimenti si rischia lo scontro, con imbarcazioni militari, come succede in Venezuela”. La risposta cinese non si è fatta attendere là dove Pechino ha accusato il segretario del Tesoro Usa di “atti di egemonia e bullying” e “mentalità da guerra fredda“. CORSA ALLE ARMI L’espansionismo militare Usa risveglia vecchi fantasmi in una regione che nell’ultimo anno ha quasi raddoppiato la sua spesa militare media, passando da 53 a 95 miliardi di dollari, con imprese come Lockheed Martin e Boeing in cima ai guadagni. “C’è un dirottamento criminale dei fondi pubblici”, hanno denunciato la Confederazione di lavoratori dell’Energia e la rete geopolitica del Sud, sottolineando che la corsa al riarmo “finanzia i guardiani delle corporazioni che saccheggiano il nostro sottosuolo”. L'articolo Truppe Usa in Sudamerica. Dall’Ecuador all’Argentina: i soldati di Washington nei Paesi alleati per contrastare l’avanzata cinese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milei tende la mano a Bocelli per stringerla, poi si accorge della gaffe e se la prende da solo – Video
Scivolone del presidente argentino Javier Milei durante la visita di Andrea Bocelli. Il tenore ha ricevuto direttamente dalle mani di Milei la più alta onorificenza argentina, l’Ordine di Maggio. Dopo la consegna della medaglia, il presidente ha provato a stringere la mano al cantante lirico, cieco da quando aveva 12 anni: Milei ha teso il braccio ma, non ricevendo alcuna mano in cambio, ha deciso di prendersela da solo, letteralmente tirando la mano di Bocelli verso di sé. Il dettaglio non è passato inosservato, diventando rapidamente virale sui social. L'articolo Milei tende la mano a Bocelli per stringerla, poi si accorge della gaffe e se la prende da solo – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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