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Argentina, gli incendi distruggono 36mila ettari di foreste in Patagonia dall’inizio dell’anno. Ma Milei dimezza i fondi per i vigili del fuoco
Gli incendi nella Patagonia argentina non si fermano. Dal 5 gennaio sono stati distrutti oltre 36mila ettari di foreste autoctone, pascoli e praterie secondo i dati dell’Agencia Federal de Emergencias (AFE). Le zone interessate si trovano in particolare nella Comarca andina al confine con il Cile, vasta area caratterizzata da boschi e paesaggi montani. La provincia di Chubut è la più colpita e le fiamme hanno raggiunto anche il Parque Nacional Los Alerces. Secondo Greenpeace, sono andati distrutti oltre 40mila ettari. “Gli incendi sono riconducibili a tre cause strutturali che si completano a vicenda. La prima è la crisi climatica globale. L’Argentina sta vivendo ondate di calore anomale con temperature di 30-32 gradi. La siccità, aggravata dal cambiamento climatico, rende il territorio più arido e incline agli incendi”, spiega a ilfattoquotidiano.it Enrique Viale, avvocato dell’organizzazione “Abogados Ambientalistas”. “L’altro fattore è la proliferazione delle piantagioni massive di pini. È una specie esotica, proveniente dal Nord America, e possiede caratteristiche pirofite: dopo ogni incendio, si moltiplica. Anche questo contribuisce a rendere gli incendi così devastanti: è come bruciare una polveriera”, prosegue Viale. “Il terzo fattore è l’attuale governo libertario che ha deciso di definanziare tutte le politiche ambientali”. Nei due anni del governo del presidente di destra Javier Milei, noto per le sue posizioni negazioniste sul cambiamento climatico, il bilancio nazionale destinato al “Servicio nacional de manejo del fuego” (Snmf, l’organismo statale che si occupa di prevenire e contrastare gli incendi forestali) ha subito tagli drastici. Secondo un rapporto elaborato dalla “Fundación ambiente y recursos naturales”, la legge di bilancio 2026 ha assegnato al Snmf circa 20.131 milioni di pesos, cifra che segna una riduzione reale del 69% rispetto al bilancio effettivamente eseguito nel 2023. Facendo una comparazione con il 2025, i fondi si sono ridotti del 54% evidenziando, secondo l’organizzazione ambientalista, come la gestione degli incendi abbia una bassa priorità nell’assegnazione delle risorse pubbliche. “La riduzione del bilancio ha conseguenze molteplici: meno attività di prevenzione, minori acquisti delle attrezzature e degli equipaggiamenti necessari sia per prevenire sia per intervenire quando si stanno verificando gli incendi”, spiega Alejo Fardjoume, delegato sindacale dell’ “Asociación trabajadores del estado” (Ate), referente per i lavoratori dei parchi nazionali. “Il definanziamento non è una mancanza di politica: è una politica in sé”. Un ulteriore fattore critico è l’esecuzione parziale del bilancio assegnato. Nel 2024 era stato usato solo il 22% dei fondi disponibili, nonostante in quell’anno nel Paese a causa degli incendi fossero andati distrutti più di 300mila ettari. Nel 2025, anche a seguito di proteste e reclami, si era registrato un maggiore utilizzo delle risorse assegnate. Nonostante ciò, il Snmf aveva lasciato inutilizzato il 25% dei fondi ricevuti. “Nei parchi nazionali, nelle formazioni che intervengono durante gli incendi, lavorano attualmente 391 persone quando dovrebbero essere almeno 700 – afferma Fardjoume – . Hanno contratti precari che, in alcuni casi, sono rinnovati annualmente da oltre un ventennio senza garantire stabilità ai lavoratori. Nelle zone centrali del Paese, lo stipendio iniziale è circa 650mila pesos (circa 376 euro). In Patagonia, dove si percepisce un’indennità per le condizioni sfavorevoli di lavoro, si parte da 850mila pesos (circa 492 euro). Questa cifra non aumenta molto, nemmeno dopo molti anni di carriera ed esperienza. La realtà che stiamo vivendo impone allo Stato maggiore preparazione e più ascolto delle comunità locali”. Di fronte all’assenza delle istituzioni, i cittadini si sono organizzati in squadre di volontari per supportare il lavoro dei vigili del fuoco. “Un incendio si inizia a combattere prima delle fiamme. Ora senza finanziamenti e personale, sta diventando sempre più difficile”. L'articolo Argentina, gli incendi distruggono 36mila ettari di foreste in Patagonia dall’inizio dell’anno. Ma Milei dimezza i fondi per i vigili del fuoco proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Desaparecidos”, la parola che da un secolo all’altro si è fatta globale
Questo 2026 ci propone tre anniversari importanti, distanti tra loro temporalmente ma accomunati da una parola: “desaparecidos”. Le “sparizioni forzate e involontarie”, così definite dal punto di vista giuridico, sono uno dei più gravi crimini di diritto internazionale, che continua a realizzarsi fino a quando lo stato non riveli il destino o la localizzazione delle persone coinvolte e, dopo che la sparizione è stata confermata, non restituisca i resti dei corpi alle famiglie. L’angoscia provata dai familiari nel non sapere dove e come si trovi una persona a loro cara e nel vedersi negata ogni informazione a chiunque la chiedano, è inimmaginabile. La parola “desaparecidos”, che va declinata anche al femminile, è stata usata per la prima volta negli anni Settanta in America del Sud per indicare le persone arrestate per motivi politici o di altra natura, detenute in luoghi sconosciuti e private di ogni contatto col mondo esterno. Uno dei tre anniversari del 2026 cadrà quando il 24 marzo saranno trascorsi 50 anni dal colpo di Stato militare in Argentina, che causò la scomparsa di almeno 30.000 persone, per lo più oppositori e attivisti politici. Ma quella parola ha attraversato continenti e decenni rimanendo purtroppo sempre attuale. Intanto, è rimasta in America del Sud. Secondo dati ufficiali, sono attualmente oltre 128.000 le persone “desaparecide” in Messico. La loro ricerca è compromessa dalla mancanza di volontà politica, dalla collusione delle autorità locali coi responsabili delle sparizioni e dall’ostilità diffusa nei confronti dei gruppi e delle singole persone, molto spesso donne, che si ostinano a cercare verità e giustizia. Un rapporto diffuso da Amnesty International nel luglio 2025 ha rivelato che 16 donne erano state assassinate mentre cercavano disperatamente informazioni. Tantissime altre (il 97 per cento delle 600 intervistate dall’organizzazione per i diritti umani) avevano subito minacce, estorsioni, aggressioni, rapimenti, torture e violenza sessuale, erano state costrette a trasferirsi altrove o erano scomparse a loro volta. In Siria, il conflitto interno iniziato nel 2011 e terminato con la caduta del regime di Bashar al-Assad alla fine del 2024 ha lasciato un’eredità di almeno 100.000 persone scomparse, in nove casi su dieci ad opera dei vari servizi di sicurezza statali. La scaltrezza dei funzionari del deposto regime che hanno distrutto documentazione e interi archivi, la disperazione dei familiari che hanno preso d’assalto i centri di detenzione (tra cui quello famigerato di Saydnaya) e l’inefficienza delle nuove autorità nell’assicurare la conservazione delle prove e cordonare le fosse comuni stanno rendendo problematica la ricerca delle persone scomparse. Utilizzate costantemente dai servizi di sicurezza del Pakistan a partire dalla cosiddetta “guerra al terrore”, dal 2001 in avanti, contro difensori dei diritti umani, attivisti politici, studenti, giornalisti ed esponenti di minoranze per il mero sospetto o l’accusa infondata di essere “terroristi”, le sparizioni forzate rendono tuttora irrintracciabili migliaia di persone, che le autorità negano di aver arrestato e delle quali non forniscono alcuna informazione. Particolarmente a rischio di svanire nel nulla per poi essere ritrovate uccise sono le persone che vivono nelle aree tradizionalmente di conflitto, come il Waziristan e il Belucistan. In Egitto, nei primi anni successivi al colpo di stato di Abdelfattah al-Sisi, periodo nel quale fu vittima di sparizione forzata anche il ricercatore italiano Giulio Regeni, il cui decimo anniversario dalla sparizione è stato ricordato ieri, le organizzazioni per i diritti umani denunciavano una media di tre sparizioni al giorno, soprattutto ad opera dell’Agenzia per la sicurezza nazionale, i servizi di sicurezza interni. Ancora oggi, è una prassi abituale sottrarre una persona arrestata arbitrariamente a ogni contatto col mondo esterno e interrogarla sotto tortura per giorni, settimane o mesi prima di portarla di fronte a un’autorità giudiziaria. Seguirà un processo, spesso basato su confessioni di colpevolezza rese durante il periodo di sparizione, che terminerà invariabilmente con una condanna. A luglio saranno trascorsi 25 anni da quella che Amnesty International definì “una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente”: quanto accadde durante il G8 del 2001 a Genova. Tra quelle “violazione dei diritti umani” va compresa anche la sparizione di oltre 200 persone, arrestate in piazza e nella scuola Diaz e portate nella caserma di Bolzaneto. La loro fu, tecnicamente, anche se “soltanto” per decine di ore e non giorni, una sparizione. Va ricordato, infine, che la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate è entrata in vigore nel 2010 con l’obiettivo di prevenire il fenomeno, scoprire la verità su quelle del passato e assicurare che sopravvissuti e familiari degli scomparsi ricevano giustizia, verità e riparazione. Richiede a tutti gli stati che l’hanno ratificata di dotarsi di norme interne per criminalizzare le sparizioni forzate e di garantire verità, giustizia e riparazione. È quello che ha fatto lo Sri Lanka, dove il conflitto interno tra le forze armate e le Tigri per la liberazione del Tamil Eelam, dall’inizio degli anni Ottanta al 1999, ha prodotto uno dei più alti numeri di vittime di sparizione forzata al mondo, si stima fino a 100.000. La sparizione di massa di coloro che si erano arresi è stata una chiara indicazione dell’istituzionalizzazione di questa prassi. Nel marzo 2018, a seguito di una campagna delle organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani, tra le quali Amnesty International, è stato istituito il reato di sparizione forzata. L'articolo “Desaparecidos”, la parola che da un secolo all’altro si è fatta globale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Wanda Nara accusata di aver accumulato 92 multe stradali per un totale di oltre 9mila euro. Lei replica: “C’è un errore, non sono mie”
Wanda Nara torna al centro della cronaca per una notizia andata virale in Sudamerica. Secondo quanto rivelato dai giornalisti del programma televisivo argentino A la tarde, l’imprenditrice avrebbe accumulato ben 92 multe per infrazioni commesse nella provincia di Buenos Aires. Le ammende ammonterebbero a un totale di oltre 9 mila euro. La donna è stata sanzionata per eccesso di velocità, divieti di sosta e mancato pagamento dei pedaggi autostradali. Wanda Nara ha prontamente respinto ogni accusa. Tramite il suo profilo Instagram, l’ex moglie di Mauro Icardi si è difesa dicendo: “Le sanzioni non sono a mio carico. Possiedo circa venti auto tra Italia e Argentina”. E infine: “Chiederò al mio commercialista, perché è difficile capire a quale mezzo si riferiscano”. Sempre tramite le Stories di Instagram, Wanda Nara ha aggiornato i fan sul rapporto con Mauro Icardi. Il divorzio tra i due è stato travagliato, con la donna che non ha permesso al calciatore di vedere le loro figlie per lungo tempo. Proprio per questo motivo, il giocatore argentino ha sporto denuncia contro la madre delle bambine. Il peggio, però, sembra passato. Wanda ha dichiarato: “Per fortuna ultimamente con i padri dei miei figli ho un gran dialogo. A volte siamo in accordo e altre volte no. Però va molto meglio. Saremo comunque una famiglia per sempre”. L'articolo Wanda Nara accusata di aver accumulato 92 multe stradali per un totale di oltre 9mila euro. Lei replica: “C’è un errore, non sono mie” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Caterina Balivo ha un malore all’aeroporto di Buenos Aires mentre sta per imbarcarsi sul volo di rientro, il marito: “Ha avuto un corpo a corpo con l’influenza”
Un malore improvviso al gate dell’aeroporto di Buenos Aires, lo svenimento e alcune ore di apprensione prima del rientro alla normalità. Caterina Balivo ha avuto un problema di salute al termine delle vacanze di Capodanno trascorse in Argentina con il marito Guido Maria Brera. L’episodio, avvenuto poco prima dell’imbarco per il volo di rientro, si è risolto senza conseguenze, ma ha richiesto l’intervento dei soccorsi e un breve ricovero per accertamenti. A raccontare quanto accaduto è stato lo stesso Brera, che ha scelto i social per rassicurare amici e follower, pubblicando una foto della moglie sdraiata su una barella mentre fa il segno di vittoria. “Cate ha solo avuto un corpo a corpo con l’influenza e alla fine ha stravinto”, ha scritto. Secondo quanto ricostruito dal marito, la conduttrice de La Volta Buona è svenuta mentre si trovava al gate dell’aeroporto. I soccorsi sono intervenuti immediatamente e Balivo è stata accompagnata in ospedale, dove ha trascorso alcune ore sotto osservazione: i medici le hanno somministrato una flebo di sali, controllato la glicemia e monitorato le sue condizioni, che non hanno mai destato particolare preoccupazione. Nessuna complicazione, dunque, ma un episodio legato a uno stato influenzale e a un generale affaticamento. Nel lungo post pubblicato su Instagram, Guido Maria Brera ha voluto raccontare l’accaduto con il tono ironico che lo contraddistingue, citando in apertura Lucio Dalla e trasformando il racconto dello spavento in una sorta di lettera leggera: “Voglio raccontarti che in Argentina funziona tutto alla grande”, ha scritto, elencando taxi puntuali, autobus in orario e l’assistenza ricevuta dalla compagnia aerea Aerolíneas Argentinas, che, dopo lo svenimento della moglie, ha inviato un proprio delegato e ha provveduto a riproteggerli sui voli successivi. Particolarmente sentito il ringraziamento al personale sanitario argentino: “Ti fanno flebo di sali, ti controllano la glicemia e ti confortano con calma, sorrisi e mai un malumore”, ha raccontato Brera, sottolineando la professionalità e la serenità con cui medici e paramedici hanno gestito la situazione. Anche Caterina Balivo, tornata sui social, ha condiviso contenuti legati alla vacanza in Argentina, segno della sua piena ripresa. > View this post on Instagram > > > > > A post shared by Guido Maria Brera (@guidomariabrera) L'articolo Caterina Balivo ha un malore all’aeroporto di Buenos Aires mentre sta per imbarcarsi sul volo di rientro, il marito: “Ha avuto un corpo a corpo con l’influenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dall’Australia all’Argentina, gli incendi piegano l’emisfero sud: migliaia di ettari di foresta distrutti – Video
In Australia i vigili del fuoco hanno lanciato l’allarme sul pericolo di incendi boschivi, mentre hanno contrastato diversi roghi alimentati dalle ondate di calore che stanno investendo il Paese. Si prevede che le temperature supereranno i 40 gradi in alcune zone dell’Australia sudorientale, alimentando alcune delle condizioni di incendi boschivi più pericolose dai tempi della “Black Summer” del 2019-2020. Jason Heffernan, direttore delle autorità antincendio, ha affermato che il livello di rischio di incendio in alcune zone dello stato di Victoria potrebbe raggiungere il livello “catastrofico”. I vigili del fuoco stanno già cercando di contenere alcuni incendi negli stati di Victoria e del Nuovo Galles del Sud. Anche nella Patagonia argentina, migliaia di ettari di foresta sono stati colpiti dai roghi. Nell’area è in vigore un allarme rosso a causa delle condizioni estreme, a un anno dai peggiori incendi boschivi che la regione abbia vissuto negli ultimi trent’anni. L'articolo Dall’Australia all’Argentina, gli incendi piegano l’emisfero sud: migliaia di ettari di foresta distrutti – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La guerra sul calcio argentino: imputato il presidente federale Tapia, Milei vuole riformare lo statuto delle società
È ormai guerra aperta tra Javier Milei e il calcio albiceleste. La giustizia argentina ha formalmente imputato il presidente e il tesoriere della Federcalcio (Afa) – Claudio “Chiqui” Tapia e Pablo Toviggino – nell’ambito di un’inchiesta per evasione fiscale. Si tratta della prima di tre inchieste aperte negli ultimi giorni che coinvolgono i vertici della federazione calcistica. Ma l’Afa respinge tutte le accuse, denunciando appunto un “attacco coordinato” da parte del governo del presidente Milei. LE ACCUSE AI VERTICI DELLA FEDERCALCIO Tapia e il suo tesoriere sono imputati per presunta indebita ritenzione di contributi previdenziali e altri tributi. Il procedimento nasce da una denuncia della Direzione generale delle imposte (Dgi) e riguarda mancati versamenti per oltre 19.000 milioni di pesos, pari a circa 13 milioni di dollari, riferiti agli ultimi due anni. Le presunte irregolarità riguardano ritenute su Iva, imposta sul reddito e contributi pensionistici, nel periodo compreso tra marzo 2024 e settembre 2025. La normativa argentina prevede per questi reati pene detentive da due a sei anni. Secondo l’accusa, considerate le dimensioni economiche dell’Afa e l’entità delle somme contestate, l’indagine potrebbe essere estesa anche ad altri membri del consiglio direttivo. LE TRE INCHIESTE CONTEMPORANEE Le altre indagini riguardano presunte irregolarità finanziarie legate alla società Sur Finanzas – di proprietà dell’imprenditore Ariel Vallejo e legata a doppio filo al presidente della Afa – e l’acquisto di un immobile di lusso nella provincia di Buenos Aires. Le accuse vanno dal riciclaggio di denaro al presunto occultamento di beni. L’inchiesta della magistratura ha preso il via a partire da una presunta manovra di riciclaggio per 880 miliardi di pesos (circa 500 milioni di euro) in cui la società Sur Finanzas appare come la piattaforma principale della movimentazione del denaro. LE MIRE DI MILEI: COSA C’È DIETRO LO SCONTRO Il confronto tra l’esecutivo e la federazione va avanti da oltre un anno. La senatrice della maggioranza ed ex ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich, ha presentato a metà dicembre un esposto presso la Confederazione sudamericana del calcio (Conmebol) chiedendo l’apertura di un’indagine interna su presunte violazioni del Codice Etico e della Politica Anticorruzione nei confronti del presidente dell’Afa Tapia. Ma sullo sfondo c’è lo scontro aperto tra governo e Afa per il progetto di Milei di riformare lo statuto delle società calcistiche argentine (oggi società civili senza scopo di lucro) e consentire l’ingresso di Società per azioni sul modello del calcio inglese. Un’iniziativa che si è tuttavia scontrata con una forte resistenza della Federcalcio e anche della maggioranza dei club argentini. L'articolo La guerra sul calcio argentino: imputato il presidente federale Tapia, Milei vuole riformare lo statuto delle società proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ha bisogno di staccare la spina, la stiamo convincendo a tornare in Argentina”: la decisione dei genitori di Belen Rodriguez dopo il “weekend di eccessi”a Saint Moritz
Belen Rodriguez sta vivendo un momento difficile della sua vita. Come svelato dal settimanale Oggi, i genitori della showgirl stanno cercando di convincerla a tornare in Argentin, almeno per un periodo, nella speranza che stare lontano dai riflettori l’aiuti a ritrovare l’equilibrio. “Belen ha bisogno di staccare la spina per un po’ e ritrovare la sua serenità. La sua cura sarà l’amore della nostra famiglia”, avevano dichiarato nelle scorse settimane mamma Veronica e papà Gustavo. Ai genitori si sono aggiunti i fratelli Cecilia e Jeremias, anche loro impegnati a tutelare la salute della sorella. La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Le ultime indiscrezioni raccontano di un weekend di eccessi in montagna a Saint Moritz con l’amica Claudia Galanti, segnato da un momento di tensione con Chiara Ferragni. La stessa Belen non ha fatto mistero del momento difficile. La sua fragilità era emersa durante l’ultimo evento di Vanity Fair: la showgirl era apparsa confusa sul palco e aveva attribuito la scarsa lucidità all’eccessiva assunzione di psicofarmaci. L'articolo “Ha bisogno di staccare la spina, la stiamo convincendo a tornare in Argentina”: la decisione dei genitori di Belen Rodriguez dopo il “weekend di eccessi”a Saint Moritz proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Icardi avrebbe meritato un pugno. Lui e Wanda Nara hanno utilizzato i miei figli per farmi del male”: la confessione di Maxi Lopez
“Non metterei mai le mani addosso a uno dei miei figli, a una donna, a nessuno, ma c’è uno che se lo meritava…”. Le parole di Maxi Lopez non lasciano spazio a dubbi. In un’intervista a Sqp, l’ex calciatore di Catania e Milan tra le tante squadre è tornato sulla fine del matrimonio con Wanda Nara e il “tradimento” di Mauro Icardi. Sì, perchè dal racconto di Lopez emergono dettagli sul rapporto con il connazionale: “Quando è arrivato in Italia l’ho accolto a casa mia, proprio come ho aiutato molti altri ragazzi argentini. Sono cresciuto così, del resto anche io sono stato aiutato da qualcuno. È normale”. L’ex Catania ha aggiunto: “L’unica cosa che non mi è piaciuta è che lui e Wanda abbiano trascinato i bambini in questa situazione per farmi del male”. L’ESEMPIO PER I FIGLI Nel novembre 2013 Maxi Lopez e la moglie hanno annunciato il divorzio. La fine del loro matrimonio non è stata semplice. L’ex calciatore, nonostante la poca per simpatia per Icardi se così si può dire, ha minimizzato sulla violenza “perché per me l’esempio che dovevo dare ai miei figli era più importante di qualsiasi litigio con chiunque”. Lopez, tuttavia, ha aggiunto: “Perché penso che meritasse un pugno? Perché quando mi sono separato ha coinvolto i miei figli, trascinandoli in situazioni che non andavano bene. Ci sono molte cose di cui non ho mai parlato e ho preferito lasciarle lì”. LA FINE DEL MATRIMONIO L’ex attaccante ha parlato della fine del rapporto con Wanda Nara: “Siamo entrambi colpevoli. Quando finisce l’amore in una coppia, finisce l’amore”. Lopez ha parlato del torto più grande subito dalla ex moglie e dal suo nuovo compagno, Icardi: “Quando non mi hanno permesso di vedere i bambini, sono stati entrambi, e ho ricevuto chiamate e messaggi da entrambi”. L’argentino ha parlato anche della situazione recente di Wanda Nara, reduce dalla separazione anche con “Maurito”: “Quando mi ha detto che si stava separando, le ho detto: ‘Va bene, se è ciò che ti rende felice. L’unica cosa che ti dico è di non avere a che fare con i bambini'”. L’INCONTRO A MASTERCHEF CELEBRITY Dal divorzio tra Maxi e Wanda di acqua sotto i ponti ne è passata, anche se un fiumiciattolo sembra scorrere ancora. I due hanno condiviso recentemente la cucina di Masterchef Celebrity Argentina. Tra il calciatore e la showgirl non sono mancate le battutine. Lei ha “accusato” lui di aver trovato “una donna più magra, più alta e più bella” (ossia Daniela Christiansson, modella svedese ). Lui ha ribattuto sminuendo le doti culinarie di Wanda: “Mi sono sposato una volta e tutto era surgelato“. Nonostante le frecciatine il rapporto tra i due è pacifico e diametralmente opposto a quello tra la modella e Mauro Icardi. I due si sono sposati a maggio del 2014 e, attualmente, si parlano solo tramite gli avvocati. L’ex bomber dell’Inter, ora in forza al Galatasaray in Turchia, ha accusato l’ex moglie perchè quest’ultima starebbe privando alle figlie avute con il giocatore di vedere il loro padre. Insomma, la vita amorosa di Wanda Nara sembra essere fatta con lo stampino: prima l’amore, poi il tribunale. L'articolo “Icardi avrebbe meritato un pugno. Lui e Wanda Nara hanno utilizzato i miei figli per farmi del male”: la confessione di Maxi Lopez proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giornalista muore a 33 anni per una foto: Leticia Lembi si è arrampicata su una scogliera di 24 metri ed è caduta in mare
Una donna è morta sul colpo dopo essere caduta per una ventina di metri da una scogliera mentre cercava di scattare una foto. È successo Mercoledì 26 novembre in Argentina. La giornalista e consulente di marketing Leticia Lembi, 33 anni, si trovava con sua cugina e altri amici quando ha perso l’equilibrio mentre era in piedi su una rampa affacciata su una spiaggia a Los Acantilados, vicino a Mar del Plata, come riportano El País, Diario Río Negro e Clarín. Secondo Clarín, Lembi è caduta per circa 24 metri sulle rocce sottostanti, e si ritiene che sia morta sul colpo. Il corpo è stato recuperato alcune ore dopo, nei pressi dell’Oceano Atlantico, come riporta El País. Secondo il quotidiano, la scala su cui Lembi si trovava era deteriorata dopo anni di forte erosione. Nonostante le sue pessime condizioni, molte persone continuavano a utilizzarla per ammirare il panorama e scattare foto. Sebbene un procuratore sia stato chiamato sul luogo dell’incidente, la morte di Lembi viene trattata come accidentale. Lembi si trovava in città per un evento dell’agenzia di marketing per cui lavorava dall’agosto 2021, fondata dal cugino Santiago Escudero. Il gruppo stava partecipando al tradizionale incontro di fine anno quando si è verificata la tragedia. Lembi aveva una laurea in giornalismo e nel 2020 aveva lavorato come corrispondente per il giornale locale La Voz del Pueblo. “Era molto intraprendente in ciò che faceva, ha coperto per noi le spiagge di Claromecó, abbiamo passato molto tempo con lei. Siamo rimasti in buoni rapporti, ma non lavorava più con noi da parecchio, perché aveva iniziato in un’agenzia indipendente“, ha dichiarato a Clarín María Ramona Maciel, direttrice di La Voz del Pueblo. “Veniva da una famiglia tradizionale di Tres Arroyos; conosciamo molto bene i suoi genitori e siamo tutti molto sconvolti; non riusciamo a crederci”, ha aggiunto. L'articolo Giornalista muore a 33 anni per una foto: Leticia Lembi si è arrampicata su una scogliera di 24 metri ed è caduta in mare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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