Gli incendi nella Patagonia argentina non si fermano. Dal 5 gennaio sono stati
distrutti oltre 36mila ettari di foreste autoctone, pascoli e praterie secondo i
dati dell’Agencia Federal de Emergencias (AFE). Le zone interessate si trovano
in particolare nella Comarca andina al confine con il Cile, vasta area
caratterizzata da boschi e paesaggi montani. La provincia di Chubut è la più
colpita e le fiamme hanno raggiunto anche il Parque Nacional Los Alerces.
Secondo Greenpeace, sono andati distrutti oltre 40mila ettari.
“Gli incendi sono riconducibili a tre cause strutturali che si completano a
vicenda. La prima è la crisi climatica globale. L’Argentina sta vivendo ondate
di calore anomale con temperature di 30-32 gradi. La siccità, aggravata dal
cambiamento climatico, rende il territorio più arido e incline agli incendi”,
spiega a ilfattoquotidiano.it Enrique Viale, avvocato dell’organizzazione
“Abogados Ambientalistas”. “L’altro fattore è la proliferazione delle
piantagioni massive di pini. È una specie esotica, proveniente dal Nord America,
e possiede caratteristiche pirofite: dopo ogni incendio, si moltiplica. Anche
questo contribuisce a rendere gli incendi così devastanti: è come bruciare una
polveriera”, prosegue Viale. “Il terzo fattore è l’attuale governo libertario
che ha deciso di definanziare tutte le politiche ambientali”.
Nei due anni del governo del presidente di destra Javier Milei, noto per le sue
posizioni negazioniste sul cambiamento climatico, il bilancio nazionale
destinato al “Servicio nacional de manejo del fuego” (Snmf, l’organismo statale
che si occupa di prevenire e contrastare gli incendi forestali) ha subito tagli
drastici. Secondo un rapporto elaborato dalla “Fundación ambiente y recursos
naturales”, la legge di bilancio 2026 ha assegnato al Snmf circa 20.131 milioni
di pesos, cifra che segna una riduzione reale del 69% rispetto al bilancio
effettivamente eseguito nel 2023. Facendo una comparazione con il 2025, i fondi
si sono ridotti del 54% evidenziando, secondo l’organizzazione ambientalista,
come la gestione degli incendi abbia una bassa priorità nell’assegnazione delle
risorse pubbliche.
“La riduzione del bilancio ha conseguenze molteplici: meno attività di
prevenzione, minori acquisti delle attrezzature e degli equipaggiamenti
necessari sia per prevenire sia per intervenire quando si stanno verificando gli
incendi”, spiega Alejo Fardjoume, delegato sindacale dell’ “Asociación
trabajadores del estado” (Ate), referente per i lavoratori dei parchi nazionali.
“Il definanziamento non è una mancanza di politica: è una politica in sé”.
Un ulteriore fattore critico è l’esecuzione parziale del bilancio assegnato. Nel
2024 era stato usato solo il 22% dei fondi disponibili, nonostante in quell’anno
nel Paese a causa degli incendi fossero andati distrutti più di 300mila ettari.
Nel 2025, anche a seguito di proteste e reclami, si era registrato un maggiore
utilizzo delle risorse assegnate. Nonostante ciò, il Snmf aveva lasciato
inutilizzato il 25% dei fondi ricevuti. “Nei parchi nazionali, nelle formazioni
che intervengono durante gli incendi, lavorano attualmente 391 persone quando
dovrebbero essere almeno 700 – afferma Fardjoume – . Hanno contratti precari
che, in alcuni casi, sono rinnovati annualmente da oltre un ventennio senza
garantire stabilità ai lavoratori. Nelle zone centrali del Paese, lo stipendio
iniziale è circa 650mila pesos (circa 376 euro). In Patagonia, dove si
percepisce un’indennità per le condizioni sfavorevoli di lavoro, si parte da
850mila pesos (circa 492 euro). Questa cifra non aumenta molto, nemmeno dopo
molti anni di carriera ed esperienza. La realtà che stiamo vivendo impone allo
Stato maggiore preparazione e più ascolto delle comunità locali”. Di fronte
all’assenza delle istituzioni, i cittadini si sono organizzati in squadre di
volontari per supportare il lavoro dei vigili del fuoco. “Un incendio si inizia
a combattere prima delle fiamme. Ora senza finanziamenti e personale, sta
diventando sempre più difficile”.
L'articolo Argentina, gli incendi distruggono 36mila ettari di foreste in
Patagonia dall’inizio dell’anno. Ma Milei dimezza i fondi per i vigili del fuoco
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Questo 2026 ci propone tre anniversari importanti, distanti tra loro
temporalmente ma accomunati da una parola: “desaparecidos”.
Le “sparizioni forzate e involontarie”, così definite dal punto di vista
giuridico, sono uno dei più gravi crimini di diritto internazionale, che
continua a realizzarsi fino a quando lo stato non riveli il destino o la
localizzazione delle persone coinvolte e, dopo che la sparizione è stata
confermata, non restituisca i resti dei corpi alle famiglie. L’angoscia provata
dai familiari nel non sapere dove e come si trovi una persona a loro cara e nel
vedersi negata ogni informazione a chiunque la chiedano, è inimmaginabile.
La parola “desaparecidos”, che va declinata anche al femminile, è stata usata
per la prima volta negli anni Settanta in America del Sud per indicare le
persone arrestate per motivi politici o di altra natura, detenute in luoghi
sconosciuti e private di ogni contatto col mondo esterno.
Uno dei tre anniversari del 2026 cadrà quando il 24 marzo saranno trascorsi 50
anni dal colpo di Stato militare in Argentina, che causò la scomparsa di almeno
30.000 persone, per lo più oppositori e attivisti politici. Ma quella parola ha
attraversato continenti e decenni rimanendo purtroppo sempre attuale.
Intanto, è rimasta in America del Sud. Secondo dati ufficiali, sono attualmente
oltre 128.000 le persone “desaparecide” in Messico. La loro ricerca è
compromessa dalla mancanza di volontà politica, dalla collusione delle autorità
locali coi responsabili delle sparizioni e dall’ostilità diffusa nei confronti
dei gruppi e delle singole persone, molto spesso donne, che si ostinano a
cercare verità e giustizia. Un rapporto diffuso da Amnesty International nel
luglio 2025 ha rivelato che 16 donne erano state assassinate mentre cercavano
disperatamente informazioni. Tantissime altre (il 97 per cento delle 600
intervistate dall’organizzazione per i diritti umani) avevano subito minacce,
estorsioni, aggressioni, rapimenti, torture e violenza sessuale, erano state
costrette a trasferirsi altrove o erano scomparse a loro volta.
In Siria, il conflitto interno iniziato nel 2011 e terminato con la caduta del
regime di Bashar al-Assad alla fine del 2024 ha lasciato un’eredità di almeno
100.000 persone scomparse, in nove casi su dieci ad opera dei vari servizi di
sicurezza statali. La scaltrezza dei funzionari del deposto regime che hanno
distrutto documentazione e interi archivi, la disperazione dei familiari che
hanno preso d’assalto i centri di detenzione (tra cui quello famigerato di
Saydnaya) e l’inefficienza delle nuove autorità nell’assicurare la conservazione
delle prove e cordonare le fosse comuni stanno rendendo problematica la ricerca
delle persone scomparse.
Utilizzate costantemente dai servizi di sicurezza del Pakistan a partire dalla
cosiddetta “guerra al terrore”, dal 2001 in avanti, contro difensori dei diritti
umani, attivisti politici, studenti, giornalisti ed esponenti di minoranze per
il mero sospetto o l’accusa infondata di essere “terroristi”, le sparizioni
forzate rendono tuttora irrintracciabili migliaia di persone, che le autorità
negano di aver arrestato e delle quali non forniscono alcuna informazione.
Particolarmente a rischio di svanire nel nulla per poi essere ritrovate uccise
sono le persone che vivono nelle aree tradizionalmente di conflitto, come il
Waziristan e il Belucistan.
In Egitto, nei primi anni successivi al colpo di stato di Abdelfattah al-Sisi,
periodo nel quale fu vittima di sparizione forzata anche il ricercatore italiano
Giulio Regeni, il cui decimo anniversario dalla sparizione è stato ricordato
ieri, le organizzazioni per i diritti umani denunciavano una media di tre
sparizioni al giorno, soprattutto ad opera dell’Agenzia per la sicurezza
nazionale, i servizi di sicurezza interni. Ancora oggi, è una prassi abituale
sottrarre una persona arrestata arbitrariamente a ogni contatto col mondo
esterno e interrogarla sotto tortura per giorni, settimane o mesi prima di
portarla di fronte a un’autorità giudiziaria. Seguirà un processo, spesso basato
su confessioni di colpevolezza rese durante il periodo di sparizione, che
terminerà invariabilmente con una condanna.
A luglio saranno trascorsi 25 anni da quella che Amnesty International definì
“una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella
storia più recente”: quanto accadde durante il G8 del 2001 a Genova. Tra quelle
“violazione dei diritti umani” va compresa anche la sparizione di oltre 200
persone, arrestate in piazza e nella scuola Diaz e portate nella caserma di
Bolzaneto. La loro fu, tecnicamente, anche se “soltanto” per decine di ore e non
giorni, una sparizione.
Va ricordato, infine, che la Convenzione internazionale per la protezione di
tutte le persone dalle sparizioni forzate è entrata in vigore nel 2010 con
l’obiettivo di prevenire il fenomeno, scoprire la verità su quelle del passato e
assicurare che sopravvissuti e familiari degli scomparsi ricevano giustizia,
verità e riparazione. Richiede a tutti gli stati che l’hanno ratificata di
dotarsi di norme interne per criminalizzare le sparizioni forzate e di garantire
verità, giustizia e riparazione.
È quello che ha fatto lo Sri Lanka, dove il conflitto interno tra le forze
armate e le Tigri per la liberazione del Tamil Eelam, dall’inizio degli anni
Ottanta al 1999, ha prodotto uno dei più alti numeri di vittime di sparizione
forzata al mondo, si stima fino a 100.000. La sparizione di massa di coloro che
si erano arresi è stata una chiara indicazione dell’istituzionalizzazione di
questa prassi. Nel marzo 2018, a seguito di una campagna delle organizzazioni
locali e internazionali per i diritti umani, tra le quali Amnesty International,
è stato istituito il reato di sparizione forzata.
L'articolo “Desaparecidos”, la parola che da un secolo all’altro si è fatta
globale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Wanda Nara torna al centro della cronaca per una notizia andata virale in
Sudamerica. Secondo quanto rivelato dai giornalisti del programma televisivo
argentino A la tarde, l’imprenditrice avrebbe accumulato ben 92 multe per
infrazioni commesse nella provincia di Buenos Aires. Le ammende ammonterebbero a
un totale di oltre 9 mila euro. La donna è stata sanzionata per eccesso di
velocità, divieti di sosta e mancato pagamento dei pedaggi autostradali. Wanda
Nara ha prontamente respinto ogni accusa. Tramite il suo profilo Instagram, l’ex
moglie di Mauro Icardi si è difesa dicendo: “Le sanzioni non sono a mio carico.
Possiedo circa venti auto tra Italia e Argentina”. E infine: “Chiederò al mio
commercialista, perché è difficile capire a quale mezzo si riferiscano”.
Sempre tramite le Stories di Instagram, Wanda Nara ha aggiornato i fan sul
rapporto con Mauro Icardi. Il divorzio tra i due è stato travagliato, con la
donna che non ha permesso al calciatore di vedere le loro figlie per lungo
tempo. Proprio per questo motivo, il giocatore argentino ha sporto denuncia
contro la madre delle bambine. Il peggio, però, sembra passato. Wanda ha
dichiarato: “Per fortuna ultimamente con i padri dei miei figli ho un gran
dialogo. A volte siamo in accordo e altre volte no. Però va molto meglio. Saremo
comunque una famiglia per sempre”.
L'articolo Wanda Nara accusata di aver accumulato 92 multe stradali per un
totale di oltre 9mila euro. Lei replica: “C’è un errore, non sono mie” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Un malore improvviso al gate dell’aeroporto di Buenos Aires, lo svenimento e
alcune ore di apprensione prima del rientro alla normalità. Caterina Balivo ha
avuto un problema di salute al termine delle vacanze di Capodanno trascorse in
Argentina con il marito Guido Maria Brera. L’episodio, avvenuto poco prima
dell’imbarco per il volo di rientro, si è risolto senza conseguenze, ma ha
richiesto l’intervento dei soccorsi e un breve ricovero per accertamenti. A
raccontare quanto accaduto è stato lo stesso Brera, che ha scelto i social per
rassicurare amici e follower, pubblicando una foto della moglie sdraiata su una
barella mentre fa il segno di vittoria. “Cate ha solo avuto un corpo a corpo con
l’influenza e alla fine ha stravinto”, ha scritto.
Secondo quanto ricostruito dal marito, la conduttrice de La Volta Buona è
svenuta mentre si trovava al gate dell’aeroporto. I soccorsi sono intervenuti
immediatamente e Balivo è stata accompagnata in ospedale, dove ha trascorso
alcune ore sotto osservazione: i medici le hanno somministrato una flebo di
sali, controllato la glicemia e monitorato le sue condizioni, che non hanno mai
destato particolare preoccupazione. Nessuna complicazione, dunque, ma un
episodio legato a uno stato influenzale e a un generale affaticamento.
Nel lungo post pubblicato su Instagram, Guido Maria Brera ha voluto raccontare
l’accaduto con il tono ironico che lo contraddistingue, citando in apertura
Lucio Dalla e trasformando il racconto dello spavento in una sorta di lettera
leggera: “Voglio raccontarti che in Argentina funziona tutto alla grande”, ha
scritto, elencando taxi puntuali, autobus in orario e l’assistenza ricevuta
dalla compagnia aerea Aerolíneas Argentinas, che, dopo lo svenimento della
moglie, ha inviato un proprio delegato e ha provveduto a riproteggerli sui voli
successivi.
Particolarmente sentito il ringraziamento al personale sanitario argentino: “Ti
fanno flebo di sali, ti controllano la glicemia e ti confortano con calma,
sorrisi e mai un malumore”, ha raccontato Brera, sottolineando la
professionalità e la serenità con cui medici e paramedici hanno gestito la
situazione. Anche Caterina Balivo, tornata sui social, ha condiviso contenuti
legati alla vacanza in Argentina, segno della sua piena ripresa.
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L'articolo Caterina Balivo ha un malore all’aeroporto di Buenos Aires mentre sta
per imbarcarsi sul volo di rientro, il marito: “Ha avuto un corpo a corpo con
l’influenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
In Australia i vigili del fuoco hanno lanciato l’allarme sul pericolo di incendi
boschivi, mentre hanno contrastato diversi roghi alimentati dalle ondate di
calore che stanno investendo il Paese. Si prevede che le temperature supereranno
i 40 gradi in alcune zone dell’Australia sudorientale, alimentando alcune delle
condizioni di incendi boschivi più pericolose dai tempi della “Black Summer” del
2019-2020.
Jason Heffernan, direttore delle autorità antincendio, ha affermato che il
livello di rischio di incendio in alcune zone dello stato di Victoria potrebbe
raggiungere il livello “catastrofico”. I vigili del fuoco stanno già cercando di
contenere alcuni incendi negli stati di Victoria e del Nuovo Galles del Sud.
Anche nella Patagonia argentina, migliaia di ettari di foresta sono stati
colpiti dai roghi. Nell’area è in vigore un allarme rosso a causa delle
condizioni estreme, a un anno dai peggiori incendi boschivi che la regione abbia
vissuto negli ultimi trent’anni.
L'articolo Dall’Australia all’Argentina, gli incendi piegano l’emisfero sud:
migliaia di ettari di foresta distrutti – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
È ormai guerra aperta tra Javier Milei e il calcio albiceleste. La giustizia
argentina ha formalmente imputato il presidente e il tesoriere della Federcalcio
(Afa) – Claudio “Chiqui” Tapia e Pablo Toviggino – nell’ambito di un’inchiesta
per evasione fiscale. Si tratta della prima di tre inchieste aperte negli ultimi
giorni che coinvolgono i vertici della federazione calcistica. Ma l’Afa respinge
tutte le accuse, denunciando appunto un “attacco coordinato” da parte del
governo del presidente Milei.
LE ACCUSE AI VERTICI DELLA FEDERCALCIO
Tapia e il suo tesoriere sono imputati per presunta indebita ritenzione di
contributi previdenziali e altri tributi. Il procedimento nasce da una denuncia
della Direzione generale delle imposte (Dgi) e riguarda mancati versamenti per
oltre 19.000 milioni di pesos, pari a circa 13 milioni di dollari, riferiti agli
ultimi due anni.
Le presunte irregolarità riguardano ritenute su Iva, imposta sul reddito e
contributi pensionistici, nel periodo compreso tra marzo 2024 e settembre 2025.
La normativa argentina prevede per questi reati pene detentive da due a sei
anni. Secondo l’accusa, considerate le dimensioni economiche dell’Afa e l’entità
delle somme contestate, l’indagine potrebbe essere estesa anche ad altri membri
del consiglio direttivo.
LE TRE INCHIESTE CONTEMPORANEE
Le altre indagini riguardano presunte irregolarità finanziarie legate alla
società Sur Finanzas – di proprietà dell’imprenditore Ariel Vallejo e legata a
doppio filo al presidente della Afa – e l’acquisto di un immobile di lusso nella
provincia di Buenos Aires. Le accuse vanno dal riciclaggio di denaro al presunto
occultamento di beni. L’inchiesta della magistratura ha preso il via a partire
da una presunta manovra di riciclaggio per 880 miliardi di pesos (circa 500
milioni di euro) in cui la società Sur Finanzas appare come la piattaforma
principale della movimentazione del denaro.
LE MIRE DI MILEI: COSA C’È DIETRO LO SCONTRO
Il confronto tra l’esecutivo e la federazione va avanti da oltre un anno. La
senatrice della maggioranza ed ex ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich,
ha presentato a metà dicembre un esposto presso la Confederazione sudamericana
del calcio (Conmebol) chiedendo l’apertura di un’indagine interna su presunte
violazioni del Codice Etico e della Politica Anticorruzione nei confronti del
presidente dell’Afa Tapia. Ma sullo sfondo c’è lo scontro aperto tra governo e
Afa per il progetto di Milei di riformare lo statuto delle società calcistiche
argentine (oggi società civili senza scopo di lucro) e consentire l’ingresso di
Società per azioni sul modello del calcio inglese. Un’iniziativa che si è
tuttavia scontrata con una forte resistenza della Federcalcio e anche della
maggioranza dei club argentini.
L'articolo La guerra sul calcio argentino: imputato il presidente federale
Tapia, Milei vuole riformare lo statuto delle società proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Belen Rodriguez sta vivendo un momento difficile della sua vita. Come svelato
dal settimanale Oggi, i genitori della showgirl stanno cercando di convincerla a
tornare in Argentin, almeno per un periodo, nella speranza che stare lontano dai
riflettori l’aiuti a ritrovare l’equilibrio. “Belen ha bisogno di staccare la
spina per un po’ e ritrovare la sua serenità. La sua cura sarà l’amore della
nostra famiglia”, avevano dichiarato nelle scorse settimane mamma Veronica e
papà Gustavo. Ai genitori si sono aggiunti i fratelli Cecilia e Jeremias, anche
loro impegnati a tutelare la salute della sorella. La goccia che ha fatto
traboccare il vaso? Le ultime indiscrezioni raccontano di un weekend di eccessi
in montagna a Saint Moritz con l’amica Claudia Galanti, segnato da un momento di
tensione con Chiara Ferragni. La stessa Belen non ha fatto mistero del momento
difficile. La sua fragilità era emersa durante l’ultimo evento di Vanity Fair:
la showgirl era apparsa confusa sul palco e aveva attribuito la scarsa lucidità
all’eccessiva assunzione di psicofarmaci.
L'articolo “Ha bisogno di staccare la spina, la stiamo convincendo a tornare in
Argentina”: la decisione dei genitori di Belen Rodriguez dopo il “weekend di
eccessi”a Saint Moritz proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non metterei mai le mani addosso a uno dei miei figli, a una donna, a nessuno,
ma c’è uno che se lo meritava…”. Le parole di Maxi Lopez non lasciano spazio a
dubbi. In un’intervista a Sqp, l’ex calciatore di Catania e Milan tra le tante
squadre è tornato sulla fine del matrimonio con Wanda Nara e il “tradimento” di
Mauro Icardi. Sì, perchè dal racconto di Lopez emergono dettagli sul rapporto
con il connazionale: “Quando è arrivato in Italia l’ho accolto a casa mia,
proprio come ho aiutato molti altri ragazzi argentini. Sono cresciuto così, del
resto anche io sono stato aiutato da qualcuno. È normale”. L’ex Catania ha
aggiunto: “L’unica cosa che non mi è piaciuta è che lui e Wanda abbiano
trascinato i bambini in questa situazione per farmi del male”.
L’ESEMPIO PER I FIGLI
Nel novembre 2013 Maxi Lopez e la moglie hanno annunciato il divorzio. La fine
del loro matrimonio non è stata semplice. L’ex calciatore, nonostante la poca
per simpatia per Icardi se così si può dire, ha minimizzato sulla violenza
“perché per me l’esempio che dovevo dare ai miei figli era più importante di
qualsiasi litigio con chiunque”. Lopez, tuttavia, ha aggiunto: “Perché penso che
meritasse un pugno? Perché quando mi sono separato ha coinvolto i miei figli,
trascinandoli in situazioni che non andavano bene. Ci sono molte cose di cui non
ho mai parlato e ho preferito lasciarle lì”.
LA FINE DEL MATRIMONIO
L’ex attaccante ha parlato della fine del rapporto con Wanda Nara: “Siamo
entrambi colpevoli. Quando finisce l’amore in una coppia, finisce l’amore”.
Lopez ha parlato del torto più grande subito dalla ex moglie e dal suo nuovo
compagno, Icardi: “Quando non mi hanno permesso di vedere i bambini, sono stati
entrambi, e ho ricevuto chiamate e messaggi da entrambi”. L’argentino ha parlato
anche della situazione recente di Wanda Nara, reduce dalla separazione anche con
“Maurito”: “Quando mi ha detto che si stava separando, le ho detto: ‘Va bene, se
è ciò che ti rende felice. L’unica cosa che ti dico è di non avere a che fare
con i bambini'”.
L’INCONTRO A MASTERCHEF CELEBRITY
Dal divorzio tra Maxi e Wanda di acqua sotto i ponti ne è passata, anche se un
fiumiciattolo sembra scorrere ancora. I due hanno condiviso recentemente la
cucina di Masterchef Celebrity Argentina. Tra il calciatore e la showgirl non
sono mancate le battutine. Lei ha “accusato” lui di aver trovato “una donna più
magra, più alta e più bella” (ossia Daniela Christiansson, modella svedese ).
Lui ha ribattuto sminuendo le doti culinarie di Wanda: “Mi sono sposato una
volta e tutto era surgelato“. Nonostante le frecciatine il rapporto tra i due è
pacifico e diametralmente opposto a quello tra la modella e Mauro Icardi. I due
si sono sposati a maggio del 2014 e, attualmente, si parlano solo tramite gli
avvocati. L’ex bomber dell’Inter, ora in forza al Galatasaray in Turchia, ha
accusato l’ex moglie perchè quest’ultima starebbe privando alle figlie avute con
il giocatore di vedere il loro padre. Insomma, la vita amorosa di Wanda Nara
sembra essere fatta con lo stampino: prima l’amore, poi il tribunale.
L'articolo “Icardi avrebbe meritato un pugno. Lui e Wanda Nara hanno utilizzato
i miei figli per farmi del male”: la confessione di Maxi Lopez proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Una donna è morta sul colpo dopo essere caduta per una ventina di metri da una
scogliera mentre cercava di scattare una foto. È successo Mercoledì 26 novembre
in Argentina. La giornalista e consulente di marketing Leticia Lembi, 33 anni,
si trovava con sua cugina e altri amici quando ha perso l’equilibrio mentre era
in piedi su una rampa affacciata su una spiaggia a Los Acantilados, vicino a Mar
del Plata, come riportano El País, Diario Río Negro e Clarín.
Secondo Clarín, Lembi è caduta per circa 24 metri sulle rocce sottostanti, e si
ritiene che sia morta sul colpo. Il corpo è stato recuperato alcune ore dopo,
nei pressi dell’Oceano Atlantico, come riporta El País. Secondo il quotidiano,
la scala su cui Lembi si trovava era deteriorata dopo anni di forte erosione.
Nonostante le sue pessime condizioni, molte persone continuavano a utilizzarla
per ammirare il panorama e scattare foto.
Sebbene un procuratore sia stato chiamato sul luogo dell’incidente, la morte di
Lembi viene trattata come accidentale. Lembi si trovava in città per un evento
dell’agenzia di marketing per cui lavorava dall’agosto 2021, fondata dal cugino
Santiago Escudero. Il gruppo stava partecipando al tradizionale incontro di fine
anno quando si è verificata la tragedia.
Lembi aveva una laurea in giornalismo e nel 2020 aveva lavorato come
corrispondente per il giornale locale La Voz del Pueblo. “Era molto
intraprendente in ciò che faceva, ha coperto per noi le spiagge di Claromecó,
abbiamo passato molto tempo con lei. Siamo rimasti in buoni rapporti, ma non
lavorava più con noi da parecchio, perché aveva iniziato in un’agenzia
indipendente“, ha dichiarato a Clarín María Ramona Maciel, direttrice di La Voz
del Pueblo. “Veniva da una famiglia tradizionale di Tres Arroyos; conosciamo
molto bene i suoi genitori e siamo tutti molto sconvolti; non riusciamo a
crederci”, ha aggiunto.
L'articolo Giornalista muore a 33 anni per una foto: Leticia Lembi si è
arrampicata su una scogliera di 24 metri ed è caduta in mare proviene da Il
Fatto Quotidiano.