Gli incendi nella Patagonia argentina non si fermano. Dal 5 gennaio sono stati
distrutti oltre 36mila ettari di foreste autoctone, pascoli e praterie secondo i
dati dell’Agencia Federal de Emergencias (AFE). Le zone interessate si trovano
in particolare nella Comarca andina al confine con il Cile, vasta area
caratterizzata da boschi e paesaggi montani. La provincia di Chubut è la più
colpita e le fiamme hanno raggiunto anche il Parque Nacional Los Alerces.
Secondo Greenpeace, sono andati distrutti oltre 40mila ettari.
“Gli incendi sono riconducibili a tre cause strutturali che si completano a
vicenda. La prima è la crisi climatica globale. L’Argentina sta vivendo ondate
di calore anomale con temperature di 30-32 gradi. La siccità, aggravata dal
cambiamento climatico, rende il territorio più arido e incline agli incendi”,
spiega a ilfattoquotidiano.it Enrique Viale, avvocato dell’organizzazione
“Abogados Ambientalistas”. “L’altro fattore è la proliferazione delle
piantagioni massive di pini. È una specie esotica, proveniente dal Nord America,
e possiede caratteristiche pirofite: dopo ogni incendio, si moltiplica. Anche
questo contribuisce a rendere gli incendi così devastanti: è come bruciare una
polveriera”, prosegue Viale. “Il terzo fattore è l’attuale governo libertario
che ha deciso di definanziare tutte le politiche ambientali”.
Nei due anni del governo del presidente di destra Javier Milei, noto per le sue
posizioni negazioniste sul cambiamento climatico, il bilancio nazionale
destinato al “Servicio nacional de manejo del fuego” (Snmf, l’organismo statale
che si occupa di prevenire e contrastare gli incendi forestali) ha subito tagli
drastici. Secondo un rapporto elaborato dalla “Fundación ambiente y recursos
naturales”, la legge di bilancio 2026 ha assegnato al Snmf circa 20.131 milioni
di pesos, cifra che segna una riduzione reale del 69% rispetto al bilancio
effettivamente eseguito nel 2023. Facendo una comparazione con il 2025, i fondi
si sono ridotti del 54% evidenziando, secondo l’organizzazione ambientalista,
come la gestione degli incendi abbia una bassa priorità nell’assegnazione delle
risorse pubbliche.
“La riduzione del bilancio ha conseguenze molteplici: meno attività di
prevenzione, minori acquisti delle attrezzature e degli equipaggiamenti
necessari sia per prevenire sia per intervenire quando si stanno verificando gli
incendi”, spiega Alejo Fardjoume, delegato sindacale dell’ “Asociación
trabajadores del estado” (Ate), referente per i lavoratori dei parchi nazionali.
“Il definanziamento non è una mancanza di politica: è una politica in sé”.
Un ulteriore fattore critico è l’esecuzione parziale del bilancio assegnato. Nel
2024 era stato usato solo il 22% dei fondi disponibili, nonostante in quell’anno
nel Paese a causa degli incendi fossero andati distrutti più di 300mila ettari.
Nel 2025, anche a seguito di proteste e reclami, si era registrato un maggiore
utilizzo delle risorse assegnate. Nonostante ciò, il Snmf aveva lasciato
inutilizzato il 25% dei fondi ricevuti. “Nei parchi nazionali, nelle formazioni
che intervengono durante gli incendi, lavorano attualmente 391 persone quando
dovrebbero essere almeno 700 – afferma Fardjoume – . Hanno contratti precari
che, in alcuni casi, sono rinnovati annualmente da oltre un ventennio senza
garantire stabilità ai lavoratori. Nelle zone centrali del Paese, lo stipendio
iniziale è circa 650mila pesos (circa 376 euro). In Patagonia, dove si
percepisce un’indennità per le condizioni sfavorevoli di lavoro, si parte da
850mila pesos (circa 492 euro). Questa cifra non aumenta molto, nemmeno dopo
molti anni di carriera ed esperienza. La realtà che stiamo vivendo impone allo
Stato maggiore preparazione e più ascolto delle comunità locali”. Di fronte
all’assenza delle istituzioni, i cittadini si sono organizzati in squadre di
volontari per supportare il lavoro dei vigili del fuoco. “Un incendio si inizia
a combattere prima delle fiamme. Ora senza finanziamenti e personale, sta
diventando sempre più difficile”.
L'articolo Argentina, gli incendi distruggono 36mila ettari di foreste in
Patagonia dall’inizio dell’anno. Ma Milei dimezza i fondi per i vigili del fuoco
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Incendi
Abbiamo sempre guardato agli incendi boschivi come a una minaccia per le
foreste, le case e la biodiversità. Ma mentre il cambiamento climatico rende
queste “tempeste di fuoco” più frequenti e intense, un nuovo inquietante studio
mostra che le persone esposte al fumo degli incendi boschivi hanno un rischio
maggiore di ictus. I risultati, pubblicati sull’European Heart Journal, stimano
che solo negli Stati Uniti il fumo degli incendi boschivi possa essere
responsabile di circa 17mila ictus ogni anno. “È uno studio molto interessante
che ci fa pensare anche ai rischi che corriamo nel nostro paese, dove spesso in
estate si verificano numerosi incendi che rendono l’aria irrespirabile, ricca di
sostanze che possono essere dannose per la nostra salute”, commenta Eugenio
Stabile, direttore dell’UOC Cardiologia, dell’Azienda Ospedaliera San Carlo e
docente del Dipartimento Scienze della Salute dell’Università della Basilicata.
La ricerca, guidata da Yang Liu della Emory University, ha analizzato i dati di
circa 25 milioni di persone negli Stati Uniti di età superiore ai 65 anni,
coperte dal programma federale di assicurazione sanitaria Medicare. Circa 2,9
milioni di queste persone hanno avuto un ictus tra il 2007 e il 2018. I
ricercatori hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per stimare
l’esposizione di ogni persona al fumo degli incendi boschivi con una misura
chiamata PM2.5, cioè la concentrazione di particolato fine con un diametro pari
o inferiore a 2,5 micrometri. Gli studiosi hanno anche esaminato l’esposizione
ad altri inquinanti atmosferici e hanno tenuto conto di noti fattori di rischio
di ictus, come il fumo e lo status socioeconomico.
Questo ha permesso al team di confrontare i livelli di esposizione a lungo
termine delle persone al fumo degli incendi boschivi con il rischio di ictus,
arrivando a una conclusione sconcertante: per ogni microgrammo per metro cubo di
aumento delle polveri sottili (PM2.5) derivanti dal fumo degli incendi, il
rischio di ictus aumenta dell’1,3%. Per fare un confronto, la stessa quantità di
polveri sottili prodotta dal traffico o dalle industrie aumenta il rischio
“solo” dello 0,7%. In altre parole, il fumo degli incendi sembra essere quasi
due volte più tossico per il nostro sistema cerebrovascolare rispetto allo smog
cittadino. “Questo suggerisce che il fumo degli incendi boschivi – spiega Liu –
potrebbe essere ancora più dannoso per il cervello e i vasi sanguigni rispetto
all’inquinamento proveniente da altre fonti”.
Le particelle che compongono il fumo degli incendi sono un cocktail chimico
complesso. Quando un incendio divora non solo alberi, ma anche automobili, case
e prodotti industriali, il fumo si carica di metalli pesanti, sostanze chimiche
sintetiche e composti altamente ossidanti. Queste micro-particelle sono
abbastanza piccole da superare la barriera dei polmoni e finire direttamente nel
flusso sanguigno. Una volta lì, scatenano una tempesta perfetta. In primo luogo,
il corpo reagisce al fumo come a un’infiammazione massiccia. Poi subentra lo
stress ossidativo: le cellule vengono danneggiate dai radicali liberi contenuti
nel fumo. Infine, le pareti dei vasi sanguigni si irrigidiscono, favorendo la
formazione di coaguli che possono viaggiare fino al cervello, causando l’ictus.
Le persone che vivono vicino agli incendi boschivi, inoltre, possono provare lo
stress di dover evacuare la propria casa, il che può anche compromettere le
normali cure mediche.
“Il fumo di per sé – spiega Stabile – contiene degli ossidanti che sono capaci
di alterare la struttura delle particelle che trasportano il colesterolo, come
l’LDL, e le rendono capaci di stimolare lo sviluppo dell’aterosclerosi.
Oltretutto questi stimolanti inibiscono la normale fisiologia delle cellule
endoteliali e delle piastrine, due strutture, una contenuta all’interno dei
nostri vasi e una contenuta nel sangue circolante, che sono capaci di inibire la
formazione dei trombi. L’insieme delle condizioni protrombotiche e delle
condizioni pro-aterosclerotiche derivate dall’esposizione consistente al fumo
può determinare un significativo incremento delle malattie cardiovascolari”.
Il dato forse più allarmante dello studio riguarda la durata dell’impatto. Non
parliamo solo di chi si trova vicino alle fiamme. Le correnti d’aria trasportano
queste particelle per migliaia di chilometri, coprendo intere nazioni in una
coltre invisibile. Gli studi indicano che l’esposizione accumulata in 2 o 3 anni
è quella che presenta i rischi maggiori, suggerendo che gli effetti sulla salute
continuano a manifestarsi molto tempo dopo che l’ultimo tizzone è stato spento.
“Per le persone che vivono in aree a rischio di incendi, è importante capire che
il fumo degli incendi boschivi – evidenzia Liu – non rappresenta solo un
pericolo immediato per la respirazione, ma può anche aumentare il rischio di
ictus a lungo termine”.
Comportamenti preventivi, come l’attivazione dei sistemi di filtraggio dell’aria
interna e la limitazione dell’attività fisica all’aperto nelle giornate con fumo
intenso, possono aiutare a prevenire un ictus. “I nostri risultati suggeriscono
inoltre che non esiste una soglia di sicurezza apparente per l’esposizione al
fumo”, afferma Liu. “Questo significa che anche il fumo ricorrente ‘moderato’
potrebbe essere rilevante, non solo gli eventi estremi. Politiche che prevengano
o gestiscano gli incendi, migliorino i rifugi per l’aria pulita a livello
comunitario e garantiscano l’accesso all’assistenza medica e ai farmaci durante
e dopo gli eventi di fumo potrebbero ridurre l’incidenza di ictus in una
popolazione che invecchia”, conclude.
Lo studio
L'articolo “Il fumo degli incendi boschivi aumenta il rischio di ictus”. Lo
studio e il confronto con lo smog proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’autostrada del Sole è bloccata, poco dopo le 15, in direzione Nord nel nodo di
Firenze a causa di un incidente che ha coinvolto un camion, andato a fuoco nella
galleria “Le Croci”, subito dopo Calenzano e prima del bivio della variante di
Valico. Al momento ci sono 8 km di coda nel tratto bloccato tra la galleria e
Calenzano e altri 8 per l’uscita obbligatoria a Calenzano. L’incendio è stato
spento dai vigili del fuoco e sono poi iniziate le bonifiche e le verifiche
della Società Autostrade su eventuali danni agli impianti e al rivestimento
della galleria.
Il tratto dell’A1 è stato riaperto poco dopo le 19. Sul posto hanno operato
squadre e mezzi di Aspi “per portare a termine gli interventi di messa in
sicurezza della porzione di calotta danneggiata dalle fiamme, attività
imprescindibile per consentire la riapertura al traffico”. “Poco dopo le ore 20
– sostiene in una nota Autostrade per l’Italia -, sulla A1 Milano-Napoli, sono
terminate le code”.
Tra gli interventi del personale e dei mezzi di Aspi per rimettere in sicurezza
la galleria c’è stato quello alla parte di calotta danneggiata dalle fiamme del
camion bruciato, attività necessaria per la riapertura al traffico
dell’autostrada. Notevole l’impatto sulla viabilità ordinaria e sul traffico
locale di Firenze e della sua area metropolitana per i veicoli usciti dall’A1
alla ricerca di percorsi alternativi.
L'articolo Camion a fuoco in galleria sull’autostrada A1, 16 km di coda a
Firenze proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le temperature che si abbassano, il freddo, la ricerca di un rifugio e – spesso
– di compagnia. Per questo erano in uno stabile abbandonato nel Milanese quattro
senza fissa dimora che sono stati salvati dai vigili del fuoco. Un edificio al
confine tra Cormano e Milano, sulla via dei Giovi 6, che forse quelle persone
erano riuscite a chiamare casa. Peccato che alla sfortuna non c’è mai fine e che
nel secondo piano della palazzina, quello dove gli uomini avevano trovato
riparo, fosse scoppiato un incendio.
I pompieri sono riusciti a trarre in salvo tutte le persone all’interno
dell’edificio, bloccate dalle fiamme e impossibilitate a una fuga autonoma. Per
fortuna, nessuno di loro ha riportato gravi conseguenze. I pompieri, intervenuti
con cinque mezzi di soccorso, sono al momento impegnati nelle operazioni di
bonifica. Le persone, ora al sicuro, sono invece state affidate alle cure del
personale medico, per controlli ulteriori. Sul posto presente anche la Polizia
di stato, e si indaga per capire da chi o da cosa possa esser partito il fuoco.
Non è ancora chiara l’identità dei coinvolti.
Nel comune, la povertà è da tempo in aumento e molte persone sono costrette a
vivere ai margini. Proprio in questi giorni si sta tenendo il censimento di
Istat e fio.Psd delle persone senza dimora. L’iniziativa è denominata ‘Tutti
contano’ e si è tenuta, a 11 anni dall’ultima volta, in 14 città italiane tra
cui proprio Milano. Lo scopo dell’indagine è orientare e indirizzare le
politiche economiche e pubbliche e, come riportato anche sul sito del Comune
meneghino, “comprendere i profili e i bisogni delle persone senza dimora e le
dinamiche che conducono alla povertà estrema in città”.
L'articolo Erano bloccate da un incendio in un edificio abbandonato nel
Milanese. Salvate quattro persone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il presidente cileno Gabriel Boric non ha avuto neanche il tempo di dichiarare
lo stato di calamità naturale, ordinando l’evacuazione di 20mila persone che gli
incendi nelle due regioni del sud del Paese hanno fatto salire questo numero ad
almeno 50mila, mentre i morti sono almeno 19. Lo stato d’emergenza è stato
predisposto nelle province di Nuble e Biobìo, situate a circa 500 km di distanza
dalla capitale Santiago del Cile. Le fiamme – come si apprende da fonti locali –
avrebbero interessato soprattutto i comuni di Penco e Lirquen. Qui vivono circa
60mila persone, e si teme che il conteggio delle vittime sia destinato a salire.
Il fuoco ha bruciato migliaia di ettari di foresta e distrutto centinaia di
case.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, ma il loro lavoro si è rivelato
complesso a seguito delle forti raffiche di vento e del caldo torrido che
dovrebbe resistere fino ad almeno lunedì 19. Gran parte del Cile, in cui al
momento è estate, è in allerta per le temperature estreme che nelle regioni
interessate sono arrivate fino a 38 gradi.
Non è la prima volta che il Paese fa i conti con gli incendi. La siccità –
soprattutto nella parte meridionale – è un grave problema dello Stato della
America Latina e dura ormai da diversi anni. Nel 2024 le fiamme nella costa
centrale del Cile avevano causato la morte di almeno 130 persone. Quell’incendio
rimane il secondo peggior disastro della storia cilena dopo il terremoto del
2010. La situazione dei soccorsi dovrebbe migliorare a seguito della
dichiarazione d’emergenza di domenica, che dovrebbe portare un maggior
coordinamento con l’esercito.
Gli incendi, secondo l’agenzia forestale nazionale, sono più di 20 e hanno
distrutto, ad ora, almeno 8.500 ettari di terreno. Intanto gli Stati Uniti hanno
annunciato, tramite il loro ambasciatore nella capitale sudamericana, l’invio di
aiuti volti a migliorare e stabilizzare la situazione. L’ambasciatore Brandon
Judd ha rimarcato l’urgenza della situazione comunicando che gli Usa stanno
supportando il paese tramite “azioni concrete” utili a proteggere “le comunità,
le vite e le risorse naturali”.
L'articolo Incendi, il Cile dichiara stato di calamità naturale: 50mila evacuati
e almeno 19 morti. Gli Usa: “Aiuti in arrivo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il fuoco, il fumo e la fuga di professionisti e pazienti. Si sono vissuti
momenti di panico all’interno dell’ospedale Sacco di Milano, intorno alle 10 di
giovedì 15 gennaio. L’incendio si è sviluppato nel padiglione 16, interessando i
locali in cui erano in corso visite ed esami: fortunatamente, nessuno tra i
medici e i pazienti è rimasto ferito o intossicato.
È stata avvolta dalle fiamme anche una parte dell’Archivio diagnostica,
contenente la documentazione iconografica e testuale prodotta durante le
indagini cliniche. Trenta vigili del fuoco sono intervenuti sul posto per
spegnere il rogo ed evacuare i presenti, supportati dal personale sanitario
dell’ospedale milanese. Iniziate le operazioni di bonifica in seguito
all’accaduto, mentre le cause del rogo sono ancora in fase di accertamento.
‹ ›
1 / 3
‹ ›
2 / 3
‹ ›
3 / 3
L'articolo Incendio all’ospedale Sacco di Milano: evacuati medici e pazienti
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cyane Panine è la cameriera che in alcune foto, poco prima dell’innesco del rogo
nel bar Costellation di Crans Montana, appare con due bottiglie di champagne con
le candeline. La ragazza, 24 anni, è una delle 40 persone che hanno perso la
vita nella notte di Capodanno. Cyane era originaria del Gard, nel Sud della
Francia, dove i genitori sono tornati come commercianti dopo aver viaggiato in
barca a vela per il mondo. Cresciuta a Sainte Anastasie e poi a Bouillargues, la
giovane viveva a Sète, una cittadina vicino Montepellier.
In Svizzera Cyane era andata per lavorare come barista stagionale. Assunta al
bar Le Constellation era diventata una di famiglia per i titolari: oltre al
rapporto molto stretto con Jacques Moretti, la ragazza aveva una relazione con
il suo figlioccio Jean-Marc. Nella notte della tragedia la 24enne era di
servizio all’accoglienza al piano terra, ma Jessica Moretti le aveva chiesto di
andare in seminterrato e dare una mano ai colleghi per il servizio ai tavoli.
Si arriva così alla fotografia: Cyane Panine sulle spalle di un collega
mascherato, e con indosso il casco di Dom Perignon. Ed è proprio in quella
circostanza che, secondo le ricostruzioni, la fiamma fuoriuscente dal collo
delle bottiglie ha innescato l’incendio dei pannelli fonoassorbenti non
ignifughi attaccati al soffitto. Secondo il racconto dei Moretti, avrebbero
cercato di rianimare Cyane per oltre un’ora e si dicono devastati per la morte
della ragazza, che aveva trascorso il Natale con loro.
Secondo l’avvocata Sophie Haenni che tutela la famiglia della ragazza, non ha
alcuna responsabilità rispetto al corso degli eventi: non aveva mai ricevuto
formazione nel campo della sicurezza e spettava al locale rispettare le norme.
Dopo l’incendio, il suo corpo completamente ustionato era sul piazzale del
locale e ci sono voluti tre giorni per identificarlo. I funerali si sono svolti
il 10 gennaio nella città natale dei genitori.
L'articolo Chi era Cyane Panine, la cameriera con il casco di Crans Montana che
aveva le candeline scintillanti sullo champagne proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il liceo Virgilio di Milano – nel giorno in cui si svolgono i funerali delle
vittime – ha riaperto le porte ai suoi studenti di ritorno dalle vacanze
natalizie. Nella sezione D del terzo anno, però, quattro banchi sono rimasti
vuoti. Sono quelli dei ragazzi presenti al bar Le Constellation di Crans-Montana
durante la notte di Capodanno. I giovani, due ragazzi e due ragazze, sono
attualmente ricoverati all’ospedale Niguarda a seguito delle ustioni riportate
nell’incendio.
Intervistato da Rtl 102.5, il vicepreside del liceo Mario Secone ha commentato
così il delicato momento vissuto dalla scuola, che oggi – come si legge da un
comunicato sul suo sito – “osserverà un minuto di silenzio per la commemorazione
degli studenti italiani vittime della tragedia di Crans- Montana; l’inizio e la
fine del momento di raccoglimento sarà segnalato dal suono della campanella”.
“Non siamo attrezzati a gestire le catastrofi e le tragedie” ha commentato
Secone. L’uomo ha spiegato come a volte la scuola abbia affrontato situazioni
delicate, come ad esempio situazioni di salute precarie da parte di alcuni
studenti ma che una condizione del genere “ovviamente è al di sopra di ogni
nostra esperienza passata e spero anche futura”.
Secone ha lamentato come stiano ricevendo “da tre o quattro giorni una pressione
mediatica, sinceramente, per noi non sostenibile. Insomma non ce la facciamo e
quindi abbiamo bisogno di rivedere i nostri studenti, di rivederli in faccia, di
parlare con loro, di ascoltarli”. Soprattuto perché, fa notare l’uomo, “in fondo
tutta questa ondata di emotività sicuramente li toccherà in un modo a volte
silenzioso però che scava dentro in profondità”.
Nelle sue dichiarazioni Secone ha espresso la sua gratitudine verso istituzioni
come l’Ordine degli psicologi e la Psicologia d’emergenza, che andranno nella
scuola a incontrare gli studenti e che, con la classe dei ragazzi attualmente in
ospedale, faranno un paio d’ora di attività. “Sono specialisti e ci fidiamo
ciecamente di ciò che potranno fare di buono per questi ragazzi – ha detto il
vicepreside – poi incontreranno anche i docenti e i genitori della classe in
momenti successivi e quindi questo supporto ci aiuta molto e il resto saremo noi
docenti con i nostri studenti delle classi”.
Le condizioni dei quattro studenti ricoverati sono gravi, e i giovani non
sarebbero ancora fuori pericolo di vita. “Noi non li dimentichiamo e facciamo in
modo soprattutto che questa nostra normalità non debba comportare il tradimento
della loro memoria, della loro presenza, della loro necessità di tornare insieme
a noi” ha affermato il vicepreside, che in chiusura è tornato sul bisogno di
unione che l’intero liceo sente. “Quando chiuderemo i cancelli – ha concluso –
non ce ne sarà più per la stampa, per le televisioni perché abbiamo bisogno di
ritrovarci tra di noi e di rifare comunità”.
L'articolo “Situazione insostenibile. Abbiamo bisogno di ritrovarci”, il
vicepreside dell’istituto Virgilio sulla strage di Crans Montana proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Sul devastante incendio scoppiato in un bar della località sciistica di
Crans-Montana, nel Canton Vallese in Svizzera, che ha causato la morte di almeno
47 persone e il ferimento di altre 112, molti interrogativi rimangono senza
risposta. Ecco cosa sappiamo finora e cosa no.
Le fiamme. La notte di Capodanno, un grave incendio è scoppiato nel bar “Le
Constellation”, nella località vallesana di Crans-Montana. La capienza del
locale era di 300 posti a sedere.
L’ora. Secondo la Polizia cantonale, l’incendio è scoppiato intorno all’1 e 30
di notte.
Il contesto. Gli inquirenti hanno reso noto che considerano l’accaduto un
incidente, non un attentato.
La sequenza degli eventi. Le autorità lo descrivono come un incendio improvviso,
definito dagli esperti con il termine flashover, ovvero il passaggio brusco da
un rogo localizzato a uno di estensione maggiore. Un esempio: un incendio può
svilupparsi all’interno di una stanza. Se il calore si accumula sul soffitto,
fumo e vapori si diffondono ovunque e la temperatura raggiunge rapidamente
diverse centinaia di gradi Celsius. Questo può causare l’accensione simultanea
di altri oggetti infiammabili e la rapida propagazione delle fiamme.
Le vittime. Secondo le autorità, almeno 47 persone hanno perso la vita.
Parecchie delle vittime erano giovani e si ritiene che molte provenissero
dall’estero. Altre 112 sono rimaste ferite, molte delle quali con gravi ustioni.
Decine di feriti gravi sono stati trasportati in elicottero ai due centri grandi
ustionati della Svizzera, negli ospedali universitari di Zurigo e Losanna.
Ventidue pazienti sono stati curati a Losanna. Zurigo ha ricoverato oltre una
dozzina di ustionati.
Le cause. È stata avviata un’indagine penale. La procuratrice generale Béatrice
Pilloud ha affermato che le autorità del Vallese stanno facendo tutto il
possibile per chiarire le circostanze del disastro e vogliono fornire risposte
alle numerose domande poste dalle famiglie colpite “nel modo più rapido ed
esaustivo possibile”. La Procura sta valutando diverse ipotesi sulla sequenza
degli eventi. La teoria centrale è che l’intera stanza abbia preso fuoco, il che
che ha provocato un’esplosione. Sono stati interrogati diversi testimoni;
inoltre, sono stati sequestrati telefoni cellulari, che sono ora in fase di
analisi.
Le misure di sicurezza. Interpellata dall’agenzia Dpa, Pilloud ha opposto un no
comment alla domanda se il bar disponesse di adeguate uscite di emergenza e se
fossero funzionanti. Un’indagine stabilirà se le misure di sicurezza siano state
rispettate o meno.
L’identità delle vittime. Le generalità delle vittime e dei feriti sono ancora
sconosciute. Secondo il presidente del Canton Vallese, Mathias Reynard,
l’identificazione delle vittime richiederà “del tempo”. Il presidente Federale
Guy Parmelin ha fatto sapere che il Dipartimento Federale degli Affari Esteri
sta lavorando per stabilire contatti con le famiglie delle vittime all’estero.
Le operazioni di soccorso. In seguito all’allarme antincendio, l’Organizzazione
Cantonale di Soccorso Vallese (Kwro) ha schierato dieci elicotteri, quaranta
ambulanze e oltre 150 operatori sanitari per curare i feriti e trasportarli in
ospedale.
Le reazioni. Le bandiere del Palazzo Federale saranno a mezz’asta per cinque
giorni, ha annunciato Parmelin. Circa 400 persone hanno partecipato ieri sera a
una messa in onore delle vittime. A condurre il rito è stato il vescovo di Sion,
Jean-Marie Lovey. Per tutta la giornata, numerosi passanti hanno commemorato le
vittime ai margini dell’area intorno al bar Le Constellation, che è stata
completamente transennata. Il devastante incendio ha suscitato sgomento a
livello internazionale. Tra gli altri, Francia, Italia e Germania, così come
Regno Unito, Ucraina e l’Ambasciata degli Stati Uniti a Berna, hanno espresso la
loro solidarietà alla Svizzera.
L'articolo Strage di Capodanno a Crans-Montana. Cause, dinamica, identità delle
vittime: cosa sappiamo e cosa no proviene da Il Fatto Quotidiano.
E’ salito ancora il bilancio del violento incendio che ha devastato a Hong Kong
sette delle 8 torri residenziali di Wang Fuk Court di Tai Po. Il rogo ha causato
finora un totale di 55 vittime, di cui 4 dopo il ricovero d’urgenza in ospedale.
E’ l’ultimo bollettino diffuso dai vigili del fuoco dell’ex colonia britannica.
A oltre 20 ore dalla prima segnalazione alla polizia l’incendio, classificato di
livello 5, è ancora parzialmente attivo, alimentato dalla rete metallica verde e
dalle impalcature di bambù che circondano ogni edificio del complesso
residenziale, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione. Eileen Chung,
sovrintendente della polizia, ha dichiarato che tre uomini dell’impresa edile
responsabile dei lavori dei condomini sono stati arrestati con l’accusa di
omicidio colposo.
Dopo aver preso origine dalle impalcature le fiamme si sono propagate
rapidamente all’interno delle torri: quasi 2 mila appartamenti, più di 4.600
residenti, molti dei quali anziani. Tra le vittime del rogo potrebbero esserci
anche oltre 100 animali domestici. Molte polemiche riguardano il mancato
funzionamento degli allarmi antincendio: “Se qualcuno stava dormendo, era
spacciato”, ha raccontato Chan Kwong-tak, 83 anni, spiegando che gli inquilini
sarebbero stati allertati solo dalle guardie che bussavano porta per porta.
Il presidente cinese Xi Jinping ha espresso il suo cordoglio per le vittime e
chiesto di “fare tutto il possibile” per contenere l’emergenza. Parole per le
quali il governatore John Lee lo ha ringraziato.
La città non vedeva un disastro simile da quasi trent’anni, quando nel 1997
diciassette persone morirono in un rogo che distrusse un bar karaoke. E la mente
non può che andare anche alla Grenfell Tower, il palazzo di 24 piani nel
quartiere di North Kensington a Londra dove, nella notte tra il 13 e il 14
giugno 2017, le fiamme tolsero la vita 72 persone, tra cui Gloria Trevisan e
Marco Gottardi, due giovani architetti italiani.
L'articolo Incendio a Hong Kong, i morti salgono a 55. Tre arresti per omicidio
colposo proviene da Il Fatto Quotidiano.