La Regione Piemonte vota No alle scarpe ortopediche di serie a titolo gratuito
alle persone con disabilità che ne hanno necessità e diritto. Scrive Renato La
Cara che “l’assessore piemontese FdI alla Sanità Federico Riboldi si è
giustificato dicendo che mancano le risorse: ‘Purtroppo a livello sanitario la
Regione non ha un bilancio con segno positivo. Senza attingere dai fondi statali
sulla sanità al momento non abbiamo le risorse sufficienti per farlo in
autonomia come Piemonte’. Qualcosa verrà fatto? ‘L’assessorato alla Sanità non
ha margini di manovra per affrontare interventi extra-Lea, siamo consapevoli dei
disagi e ci dispiace, proveremo a recuperare le risorse che occorrono dai fondi
del comparto Welfare ma non sono infiniti'”.
Il 6 dicembre 2025 avevo chiesto al ministro della Salute Orazio Schillaci di
sistemare il pasticcio legato all’erogazione gratuita degli ausili In modo che
ogni regione non potesse decidere in modo autonomo. Gli uffici che collaborano
con il ministero della Salute non hanno mai risposto alla mia lettera ma non
hanno nemmeno risolto il problema.
Noto che il governo Meloni per cercare di arginare, secondo il proprio pensiero,
gli atti violenti, sta elaborando alcune misure che verranno inserite nel
decreto sicurezza. Secondo la premier Giorgia Meloni è più importante garantire
la sicurezza di un paese che fornire le scarpe ordinarie alle persone disabili,
per me sono importanti entrambi.
Ricordo al governo che una persona disabile con invalidità al 100% prende di
pensione 340,71 euro e 552,57 euro di indennità di accompagnamento. L’indennità
di accompagnamento serve per pagare la persona cura di chi ha bisogno. La
pensione serve alla persona disabile per vivere e per rispondere ai propri
bisogni primari. Visto che non tutte le persone disabili vivono in famiglia, e
poi visti i rincari della vita quotidiana per le famiglie diventa comunque
difficile pagare 800 € per le scarpe ortopediche del proprio figlio o del
proprio parente.
Desidero dare all’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, un suggerimento
non richiesto: chiami tutti i giorni il ministero dell’Economia e Finanza, la
Presidente del Consiglio dei ministri e faccia presente che la sua Regione non
ha potuto garantire la gratuità delle scarpe ortopediche ordinarie alle persone
disabili per mancanza di fondi, se le serve una mano a titolo gratuito l’aiuto
volentieri.
Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it e
redazioneweb@ilfattoquotidiano.it
L'articolo Regione Piemonte non ha soldi per le scarpe ortopediche? Chiami tutti
i giorni il Ministero proviene da Il Fatto Quotidiano.
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No alle scarpe ortopediche di serie a titolo gratuito alle persone con
disabilità motoria aventi diritto. È quanto ha votato il Consiglio regionale del
Piemonte che ha respinto il 30 gennaio l’ordine del giorno presentato dalla
consigliera di Alleanza Verdi Sinistra, Valentina Cera, che chiedeva di
garantire a costo zero per le famiglie la fornitura o il rimborso delle
calzature ortopediche di serie. Si tratta di una tipologia di ausili che non
vengono più erogati da circa un anno gratuitamente a seguito dell’aggiornamento
dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e l’entrata in vigore del nuovo
Nomenclatore tariffario. Dal primo gennaio 2025 queste scarpe sono uscite dalla
copertura del servizio nazionale pubblico, ambito sanitario che spetta però alle
Regioni garantire. Restano incluse le scarpe ortopediche realizzate su misura a
fronte dell’esclusione dal Nomenclatore anche dei codici di alcuni ausili per le
carrozzine elettriche, con le Regioni che continuano a procedere in ordine
sparso.
Contattato da ilfattoquotidiano.it l’assessore piemontese Fdi alla Sanità
Federico Riboldi si è giustificato dicendo che mancano le risorse: “Purtroppo a
livello sanitario la Regione non ha un bilancio con segno positivo. Senza
attingere dai fondi statali sulla sanità al momento non abbiamo le risorse
sufficienti per farlo in autonomia come Piemonte”. Qualcosa verrà fatto?
“L’assessorato alla Sanità non ha margini di manovra per affrontare interventi
extra-Lea, siamo consapevoli dei disagi e ci dispiace, proveremo a recuperare le
risorse che occorrono dai fondi del comparto Welfare ma non sono infiniti”. Il
problema è nazionale, sostiene Riboldi. “Il cambio del nomenclatore ha portato
ad escludere alcuni tipi di prestazione. Stiamo lavorando con l’assessore al
Welfare per riportarle all’interno della Regione Piemonte e lo stesso stiamo
facendo da mesi in Conferenza delle Regioni”. Resta il fatto che nemmeno in
Piemonte si possono erogare a titolo gratuito ausili di cui le persone con
disabilità motoria hanno assoluto bisogno per una vita dignitosa.
È passato oltre un anno dall’entrata in vigore del Decreto Tariffe, approvato a
novembre 2024, ma solo alcune amministrazioni regionali virtuose, ad esempio
Lombardia, Lazio e Toscana, sono intervenute per erogare gratis le scarpe
ortopediche di serie essenziali per la qualità di vita di donne e uomini che
vivono condizioni di fragilità. Inoltre il Decreto Tariffe è stato anche
bocciato dal Tar del Lazio il 10 dicembre scorso “per grave difetto di
istruttoria” e il ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci ha un anno
di tempo per aggiornarlo correttamente.
Le scarpe ortopediche sono a pagamento e questo provoca in quasi tutta Italia
gravi disagi e scarica sulle famiglie le spese di acquisto fino a circa 400 euro
per un paio di calzature del genere. Per denunciare quanto sta accadendo,
Fabrizio Schiavo, papà di una bambina con disabilità, che vive a Villar Perosa
della Città metropolitana di Torino racconta a ilfattoquotidiano.it che “in un
anno abbiamo pagato circa 800 euro per le calzature di mia figlia, ma il sistema
sanitario pubblico non ci rimborsa più. È un problema non solo piemontese”. “Nel
frattempo però altre Regioni”, evidenzia Schiavo, “hanno ripristinano la
fornitura di tutte le scarpe ortopediche, non solo quelle su misura. In Piemonte
invece no. Abbiamo contattato via PEC l’ufficio dell’assessore piemontese della
Sanità e ci hanno risposto che loro continuano a segnalare la criticità al
Ministero della Salute”. “Cosa significa lo sappiamo – aggiunge Schiavo – è un
problema, ma non lo risolviamo. Nel frattempo, arrangiatevi. Non tutte le
famiglie possono permettersi di pagare 400 euro un paio di scarpe ortopediche di
serie”, attacca Schiavo.
“Non si tratta di un vuoto normativo e non risulta un problema di
interpretazioni. È una scelta politica precisa, che sposta il costo della
disabilità dal sistema pubblico alle famiglie aventi diritto costrette a dover
pagare di tasca propria dispositivi e ausili essenziali”, commenta a
ilfattoquotidiano.it l’avvocato dell’associazione Luca Coscioni Alessandro
Bardini, esperto del settore che segue la questione da diversi anni. Sul tema
dell’aggiornamento dei Lea è intervenuta il 27 gennaio 2026 presso la XII
Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati anche la Federazione
italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie che ha chiesto il
riconoscimento di reali margini di flessibilità nella prescrizione e
nell’erogazione degli ausili, anche in deroga agli elenchi standard, qualora la
valutazione multidimensionale evidenzi bisogni complessi. “Non stiamo chiedendo
semplici concessioni tecniche”, ha evidenziato il presidente della Fish Vincenzo
Falabella, “ma il riconoscimento del diritto a vivere una vita autonoma.
L’aggiornamento dei Lea non può restare un esercizio burocratico o un’operazione
di pura compensazione della spesa. Gli ausili – ha aggiunto – non sono una
merce, sono il mezzo che permette a una persona con disabilità di studiare,
lavorare e partecipare attivamente alla società. Se vogliamo davvero parlare di
inclusione, il Servizio Sanitario deve parlare la lingua del ‘Progetto di Vita’,
garantendo che la tecnologia sia al servizio delle persone”.
L'articolo Scarpe ortopediche a titolo gratuito per i disabili, il Piemonte vota
no: e i genitori di una bimba pagano fino a 800 euro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
A Torino e in Piemonte anche i giornali si sono accorti del disastro della
sanità piemontese, delle inchieste giudiziarie che svelano ciò che in tanti
potevano vedere anche prima. Gli scandali stanno diventando una valanga che
nessuno riesce più ad arrestare e che finirà per travolgere anche un’opposizione
inconsistente. Prima di aggiungere altra carne al fuoco (lo farò nella seconda
parte di questo post) voglio riassumere i termini del disastro, perché non è una
questione locale.
Alla Città della Salute di Torino (Molinette) si susseguono delibere di scorporo
di parti del complesso ospedaliero che sembrano più destinate a costruire
carriere che a razionalizzare e migliorare il servizio sanitario. Dopo aver
passato vent’anni ad accorpare servizi e strutture ospedaliere, con due pagine
mal scritte se ne minano le fondamenta senza indicare costi e carichi, solo
lauti incarichi.
Il commissario straordinario Schael è stato defenestrato ad agosto perché “si
rifiutava di firmare il bilancio 2024 senza verifica”, il successore Tranchida
l’ha subito fatto con la penna fortunata dell’assessore… per essere smentito una
settimana dopo dagli atti che accompagnano i rinvii a giudizio di 16 dirigenti
degli ultimi 10 anni. Le carte di questa maxi-inchiesta rivelano un quadro a dir
poco spaventoso della gestione delle Molinette, mentre l’Università se ne sta
zitta, come se non fosse anche affar suo. Storie di delibere adottate e non
applicate, di intramoenia allegra che nel 2024 è costata all’Azienda 402.633,32
euro più dei ricavi, con contributi dovuti ma mai chiesti ai medici e da questi
mai corrisposti.
Non basta, perché restano ancora da raccontare i capitoli importanti, ad esempio
quello del rapporto fra cliniche private, assicurazioni e rimborsi regionali. È
emersa una perla rara in questi giorni: i vertici delle Molinette hanno appena
deliberato un premio di 82mila euro ai dirigenti per gli ottimi risultati
ottenuti nel 2023: al direttore sanitario (che ha anche firmato la delibera)
17mila euro; al Direttore Generale fino a marzo 2025 La Valle 21mila, è la
stessa persona oggi indagata per falso in bilancio, contro il quale la Regione e
l’Azienda si sono appena costituiti parte civile.
Poi c’è l’edilizia sanitaria: fiumi di denaro per gare eterne, consulenze a
go-go spesso per certificare ciò che era già agli atti, tutte cose di cui ho
dato puntualmente conto negli anni passati senza cogliere alcun sussulto.
Intanto Novara aspetta la sua Città della Salute e Torino anche. A ogni passo
avanti corrispondono rinvii e di nuovi ospedali veri neanche l’ombra. Cirio –
governa da 8 anni – e la sua giunta propongono scenari e deliberazioni ogni
volta diverse, nel tentativo di mascherare il fallimento e rimandare ogni cosa
ai successori in attesa che maturino i loro presupposti per carriere lontano da
Torino, così tutto passerà nel dimenticatoio. Ci sono anche gli scandali per i
maltrattamenti dei pazienti, le manovre della parente di Ghiglia e molte altre
storie che finalmente vengono raccontate.
Di tutto questo ci siamo occupati e ancora ci occuperemo. Il plurale maiestatis
è d’obbligo: chi conosce le fatiche dello studio e dell’analisi documentale, sa
che i risultati non vengono da una persona sola. C’è una rete di umarel 2.0,
pensionati e non, che guardano e analizzano le “carte”, con una preferenza per
la sanità (l’età…), forti dell’esperienza di tanti anni di gestione e di
direzione, spesso presi a calci nei denti dalla politica. Molte mie info vengono
da lì: c’è sempre qualcuno che ti aiuta a trovare il bandolo, perché è lì,
davanti al “cantiere”, che osserva critica e giudica. Spesso individuando a
colpo sicuro il punto debole o dove colpisce la mazzetta. Sono loro, gli umarel
2.0, che mi hanno illuminato sul tema che segue: per un po’ non ne parlerà
nessuno, poi esploderà in tutta la sua dirompenza.
Come si costruiscono gli indicatori della buona gestione di strutture
ospedaliere? Io ho fatto così: ho acquisito i dati relativi al bilancio 2024 di
cinque importanti Aziende Ospedaliere Universitarie italiane, ne ho calcolato
l’indice di efficienza comparando i trasferimenti regionali dal F.S.R. con i
ricavi derivanti dalla attività prodotte. Il rapporto fra queste due grandezze
produce il ricavo per ogni euro investito. Ebbene, in cima alla classifica si
colloca l’Umberto I di Roma con un indice di efficienza del 3,022 (€ ricavati
per ogni € investito); segue il Sant’Orsola di Bologna col 2,52, poi l’Ospedale
Maggiore di Novara col 2,21, il San Luigi di Orbassano (TO) con l’1,90. A
seguire la Città della Salute/Molinette con l’1,45, maglia nera il Niguarda di
Milano con l’1,35 (ristrutturazione in corso nel 2024, quindi forte riduzione
dell’attività).
L’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino ha registrato a fine 2024 una
perdita di esercizio superiore a 54 milioni di euro. Tanto, ma la perdita “vera”
sarebbe di circa 200 milioni di euro se la Regione non fosse stata
particolarmente “generosa” (403 mln di euro), trasferendole in percentuale più
fondi che all’AOU San Luigi di Orbassano (306 mln) e dell’AOR Maggiore di Carità
di Novara (263 mln). Siccome le risorse per la sanità regionale sono stabilite a
livello nazionale, quella “bruciate” dalla Città della Salute torinese sono
state “sottratte” alle altre ASL e ASO del Piemonte.
Il mio non è accanimento ideologico. Questo settore “spende” ogni anno risorse
pubbliche per quasi 10 miliardi, il 5,8% del Pil della Regione. I dati e le
evidenze sembrano dimostrare che una sanità pubblica gestita così male
costituisce un freno al progresso. Da tempo orma i il Piemonte non è più uno dei
vertici del triangolo industriale del Nord, con questa gestione della sanità
rischia di diventare anche un’emergenza nazionale.
L'articolo Il disastro della sanità piemontese ora è valanga: 10 miliardi di
risorse per un settore inefficiente proviene da Il Fatto Quotidiano.