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Sanità pubblica e sindrome di Down, da Nord a Sud: criticità nell’accesso alle terapie riabilitative per i minori
“Non sempre in Italia nella sanità pubblica le terapie riabilitative per il percorso di acquisizione di autonomie per minori con sindrome di Down sono garantite a tutti gli aventi diritto”. A dirlo a ilfattoquotidiano.it è Andrea Sinno, del Servizio di consulenza socio-assistenziale per l’Associazione italiana persone Down. Il percorso riabilitativo individuale è un servizio pubblico fondamentale per la qualità della vita delle persone con disabilità o malattie croniche e non è previsto un limite fisso legato all’età per avere riconosciuti tali cure ma si fa riferimento al raggiungimento degli obiettivi clinici. Sono le linee guida del ministero della Salute a stabilire il percorso, scritto da un team multidisciplinare insieme alla famiglia. Fissa un piano di intervento aggiornato per garantire continuità delle terapie. Qui emergono le gravi differenze tra quello che indicano le linee guida, che ogni Regione recepisce a suo modo, e la realtà densa di tagli e interruzioni. Le cause sono ad esempio l’insufficienza di risorse economiche e il numero esiguo di professionisti in servizi terapeutici essenziali come logopedia, psicomotricità, educativa. A fronte di questi problemi le famiglie sono costrette a ricorrere al privato, pagando cifre rilevanti. Sinno spiega che “il Sud in generale è meno ‘strutturato’, la differenza è evidente a livello regionale, dove i tempi di attesa possono variare dai 30 giorni in Emilia-Romagna agli oltre 12-18 mesi in alcune province del Lazio o della Campania”. Criticità riscontrate un po’ ovunque, “anche in territori di Regioni virtuose, come la Toscana, la segnalata insufficienza numerica di neuropsichiatri nel Maremmano crea problemi, non solo per l’intervento clinico precoce, ma anche in ambito scolastico, per una corretta redazione del Piano Educativo Individualizzato”. “Il percorso riabilitativo per la sindrome di Down è fondamentale per la logopedia e la psicomotricità”, dice Sinno. “Servirebbero sempre interventi precoci ma mancano fondi, personale formato e strutture pubbliche. Per assicurare la presa in carico”, aggiunge, “le famiglie sono costrette quasi sempre a ricorrere al privato e non è detto che lì si trovi posto”. Per le persone con sindrome di Down “la norma in vigore non prevede un limite dei cicli riabilitativi”. Quello che ilfattoquotidiano.it ha riscontrato è che in alcuni casi, di cui abbiamo raccolto le testimonianze, si sarebbe posto fine ai percorsi senza che ci fossero valutazioni cliniche scritte che lo sancivano, non riconoscendo l’acquisizione degli obiettivi per l’autonomia. “Qualora le Asl dovessero tagliare le prestazioni bisogna produrre una valutazione medica aggiornata che attesta tale decisione”, dice Sinno. E sottolinea che “il percorso riabilitativo può essere contestato dalla famiglia, ad esempio con il reclamo all’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Asl o ricorrere alle vie legali per discriminazione”. Ilfattoquotidiano.it ha raccolto testimonianze di genitori, in diverse Regioni, che confermano l’uscita dalle cure dei propri figli senza aver ricevuto la valutazione clinica che attesti il conseguimento dei target. Jonatan Benvenuti, ad esempio, racconta che la sua è una “battaglia per tutti i minori con sindrome di Down”. “Mia figlia ha bisogno delle terapie ma rischia da giugno di non averle per una rimodulazione dei piani di intervento senza una valutazione clinica che sancisca il raggiungimento degli obiettivi, con un focus spostato invece sull’assistenza scolastica che è tutt’altra cosa”. È questa la denuncia a ilfattoquotidiano.it di Benvenuti, che vive a Cascina (Pisa) ed è padre di una bimba di 9 anni. Benvenuti racconta che “solo dopo forti sollecitazioni”, avrebbe avuto un colloquio telefonico con il responsabile riabilitazione dell’Asl che ha garantito la presa in carico della figlia “informandomi che a seguito dei vari colloqui e del referto della valutazione clinica che ho presentato è stato deciso di variare il tipo di terapia e di aggiungere temporaneamente una seduta in più a settimana, ulteriore riprova che anche i percorsi attivi sono insufficienti per le reali esigenze”. Tutto risolto? “Per niente”, sostiene Benvenuti, “purtroppo non ho avuto nessuna conferma che da giugno le terapie per possano continuare”. Le linee guida prevedono, tra le varie cose, che una volta raggiunti gli obiettivi per l’autonomia l’Asl possa decidere di passare dall’ambito sanitario a quello scolastico, monitorandolo tramite il Gruppo di lavoro operativo della scuola. “Se l’Asl propone una rimodulazione che taglia le terapie”, evidenzia l’esperto, “la famiglia può chiedere quali attività alternative a scuola sostituiranno le cure riabilitative per garantire che non ci sia una regressione”. Contattata da ilfattoquotidiano.it l’Usl Toscana nord-ovest che gestisce le cure della bambina ha replicato: “Se dopo un periodo prolungato di trattamento non si registrano in quello specifico ambito progressi degni di nota è opportuno interrompere quel tipo di percorso, anche perché, oltre a risultare inutile, può essere per il bambino stesso motivo di demotivazione. A quel punto quindi dovremmo proporre altre attività più stimolanti e più confacenti alle effettive possibilità del piccolo paziente”. Un’altra testimonianza è quella di Elisabeth Nasi di Reggio Emilia, mamma di Andrea 12 anni. “Mio figlio è stato preso in carico fino a 8 anni, garantendoci 2 cicli di logopedia settimanale per un totale di circa 80 sedute, poi il nulla anche se non ha raggiunto gli obiettivi indicati dagli stessi medici”. L’ultima diagnosi funzionale del figlio, sostiene Nasi, “evidenziava difficoltà linguistiche e l’inventario fonetico incompleto. Siamo obbligati a rivolgerci al privato”. Contattata da ilfattoquotidiano.it l’Ausl Reggio Emilia-Neuropsichiatria infantile ha replicato: “I progetti sono personalizzati” dichiara l’ente. “Qualora una famiglia ritenesse che non siano adeguatamente considerati tutti i bisogni, può rivolgersi alla direzione del servizio o agli uffici relazioni con il pubblico, competenti per la raccolta di reclami, per approfondire nelle sedi opportune”. Nasi è convinta che non siano sufficienti le risposte e per questo farà ricorso: “Ma non tutti si possono permettere di farlo”, conclude. L'articolo Sanità pubblica e sindrome di Down, da Nord a Sud: criticità nell’accesso alle terapie riabilitative per i minori proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sindrome di Down
Eugenio Giani e Movimento 5 stelle ai ferri corti in Toscana: al centro i costi di assessori e consiglieri
Sull’accordo in 23 punti tra il centrosinistra di Eugenio Giani e il Movimento 5 stelle , siglato nell’agosto scorso, alita il vento della tensione politica. Motivo? L’ipotesi che il cambiamento dello statuto regionale (già approvato in prima lettura, ne servirà un’altra nelle prossime settimane per la conferma definitiva) introduca un nono assessore. Ad oggi non è possibile superare la soglia degli otto assessori, ma Giani ne vuole nove, e non è una richiesta di poco conto perché essa comporta l’aumento del costo di segretari e collaboratori. “Regione, staff da 5 milioni. Maxi contratto a Manzione. Ottanta persone a supporto degli organi politici della giunta Giani. L’ex comandante dei vigili di Firenze sarà segretaria generale del Consiglio”, titolava nei giorni scorsi La Nazione. Antonella Manzione è stata uno dei personaggi di punta del renzismo trionfante. Da responsabile dei vigili urbani di Firenze l’ex premier Renzi se la portò ai piani alti di palazzo Chigi ed ora rieccola a Firenze, segretaria generale del Consiglio regionale, in quota della presidente renziana Stefania Saccardi. Al M5s non può che suscitare perplessità, diffidenza e mal di pancia l’odore di Casta che aleggia nei palazzi regionali. A rischio l’alleanza tra i 5stelle e il centrosinistra di Giani? Per ora nei palazzi della Regione prevale il silenzio. Ad un anno dalle elezioni politiche il Campo largo non potrebbe sopportare una crisi toscana. Da qui la richiesta da parte del gruppo M5s di una commissione ad hoc per rivedere lo statuto regionale nel suo complesso. E il capogruppo Luca Rossi Romanelli chiede di “aprire un confronto per evitare che all’aumento degli assessori corrisponda un aumento della dei costi della politica”. Come dire, vada pure per il nono assessore, ma senza aumentare i costi per le casse della Regione. Ma da questo orecchio Giani e il Pd non ci sentono, nel senso che non intendono tornare indietro: lo statuto va bene così e sarà confermato anche in seconda lettura. “La temperatura politica è alta, ma nessuno ha interesse a rompere. Lo scontro è su un tema, i costi della politica, molto sensibile per noi”, spiegano in casa M5S. E pensare che una strada per contenere i costi della politica ci sarebbe, fanno osservare negli uffici regionali, ed è la modifica della legge regionale numero 3 del 2009. La quale indica che l’indennità di consiglieri e assessori è il 65% di quella dei deputati. Basterebbe ridurre questa percentuale per diminuire i soldi presi non solo dagli assessori ma anche dai consiglieri. Un bel risparmio per le casse regionali. Nel 2013 alcuni militanti del M5s si fecero promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare, “Zero privilegi”, che prevedeva, tra l’altro, l’eliminazione delle diarie e dei rimborsi spese forfettari, a favore del rimborso delle spese documentate per lo svolgimento di missioni. E sopratutto l’indennità mensile di carica non doveva essere più parametrata su quella dei deputati, ma in misura fissa di 5mila e 700 euro mensili lordi. Risultato? Non se ne è fatto di nulla. E, chissà, il gruppo regionale del M5s, che ora fa parte del governo regionale, potrebbe riproporla. L'articolo Eugenio Giani e Movimento 5 stelle ai ferri corti in Toscana: al centro i costi di assessori e consiglieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Settanta dipendenti licenziati con una videochiamata: il colosso svizzero Oerlikon chiude l’azienda toscana Amom
Settanta lavoratori licenziati a uno a uno con una videochiamata. L’ultimo giorno del 2025 la multinazionale svizzera Oerlikon ha comunicato la cessazione di attività della Amom, azienda specializzata in bigiotteria con sede a Badia al Pino (Arezzo), a partire dal 1° gennaio, lasciando a casa da un giorno all’altro tutti i dipendenti. Mercoledì, in un incontro da remoto, i sindacati hanno chiesto il ritiro dei licenziamenti o, in via subordinata, il ricorso a un ammortizzatore sociale diverso dalla cassa integrazione per fine attività: la risposta a entrambe le richieste è stata negativa. La vertenza passa ora direttamente a livello regionale, con un tavolo già convocato per il 14 gennaio, dove le istanze rischiano di incontrare un altro diniego. Nel pomeriggio i dipendenti hanno tenuto la prima assemblea nei locali della fabbrica, deliberando di manifestare sotto la sede della Regione Toscana a Firenze, dove si svolgerà il prossimo incontro. Il deputato Pd Emiliano Fossi, segretario del partito in Toscana, annuncia un’interrogazione parlamentare sul caso: “Licenziare settanta lavoratrici e lavoratori con una videochiamata improvvisata è un atto di arroganza inaccettabile e una violazione grave della dignità del lavoro”, denuncia. “Qui non siamo di fronte solo a una crisi industriale, ma a un comportamento irresponsabile che cancella ogni rispetto per le persone, per le relazioni sindacali e per un territorio già messo alla prova. Trattare lavoratrici e lavoratori come comparse da liquidare da remoto è indegno di un paese civile. Il governo non può voltarsi dall’altra parte mentre multinazionali che hanno beneficiato di ammortizzatori sociali e interlocuzioni istituzionali decidono unilateralmente di chiudere, rendendo inutili tavoli e impegni già assunti. Ho chiesto verifiche immediate sulla legittimità delle procedure e l’attivazione di un tavolo nazionale di crisi”. L'articolo Settanta dipendenti licenziati con una videochiamata: il colosso svizzero Oerlikon chiude l’azienda toscana Amom proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Consulta sul fine vita, Giani esulta: “Ci legittima a legiferare”. Associazione Coscioni: “Smentito il governo”
La legge della Toscana sul fine vita supera il vaglio della Corte Costituzionale e vede confermata la legittimità del suo impianto generale. A sottolinearlo è il presidente della Regione, Eugenio Giani, che esprime “soddisfazione” per la pronuncia della Consulta, la quale riconosce alle Regioni la possibilità di intervenire su una materia rimasta a lungo priva di una disciplina statale organica. Anche se i giudici specificano che le Regioni non possono “sostituirsi” allo Stato in ambiti di competenza esclusiva. Non possono “novare” la fonte ovvero non possono riprodurre in una legge regionale i requisiti di non punibilità stabiliti dalla Corte (sentenza 242/2019), perché ciò significherebbe “cristallizzare” o “impossessarsi” di una materia (ordinamento civile e penale) che spetta solo allo Stato. Secondo Giani, la sentenza valorizza il ruolo della Regione Toscana, la prima in Italia ad aver approvato una legge sul suicidio medicalmente assistito, in un contesto segnato dall’inerzia del legislatore nazionale. “Sul fine vita – ricorda – si è registrata l’assoluta assenza dello Stato, nonostante l’invito della stessa Corte con la sentenza 242 del 2019 a intervenire”. La Corte Costituzionale, pur rilevando la necessità di correggere o riscrivere alcune disposizioni della legge regionale, ha ritenuto legittimo il corpo principale del provvedimento laddove esso interviene negli ambiti di competenza della Regione, nell’ambito della materia concorrente prevista dall’articolo 117 della Costituzione. Un esito che, per il presidente toscano, conferma “il positivo operare della Regione Toscana” e smentisce la richiesta del Governo di abrogare integralmente la legge. “È evidente – ammette Giani – che in alcuni aspetti la nostra legge è andata oltre e che alcune parti dovranno essere integrate, corrette o modificate. È un lavoro che faremo”. Tuttavia, aggiunge, il significato politico e istituzionale della sentenza resta chiaro: “C’è un diritto delle Regioni a legiferare su questa materia”. La pronuncia della Consulta, secondo il governatore, contribuisce a chiarire i confini tra ciò che spetta alla legislazione nazionale e ciò che può essere disciplinato a livello regionale. In questo senso, la Toscana rivendica un ruolo di apripista: “Siamo i primi e quindi facciamo scuola. Faremo da esempio a tutte le Regioni che vorranno legiferare sul fine vita”. Resta ora il passaggio successivo, con l’adeguamento della legge regionale ai rilievi della Corte, in attesa che il Parlamento colmi il vuoto normativo più volte segnalato sul tema del fine vita. Esulta anche l’Associazione Coscioni, da anni impegnata con il tesoriere Marco Cappato e gli attivisti nella battaglia sul diritto a essere liberi. “La Consulta smentisce il Governo: le Regioni possono agire sui diritti nel fine vita, respinta l’impugnazione “‘totale'” contro la legge toscana. Con la sentenza n. 204 del 2025 la Corte costituzionale ha respinto l’impostazione del Governo che chiedeva di cancellare integralmente la legge della Regione Toscana sul suicidio medicalmente assistito. La Consulta ha chiarito che le Regioni possono intervenire per organizzare il Servizio sanitario e rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla sentenza n. 242 del 2019, anche in assenza di una legge nazionale sul fine vita, respingendo le censure rivolte contro l’intero impianto della legge toscana” si legge nella nota che ricorda come “le dichiarazioni di illegittimità riguardano solo singoli profili, che non mettono in discussione né il perimetro dei diritti delle persone malate, né l’obbligo delle strutture pubbliche di dare attuazione ai principi costituzionali già stabiliti”. In particolare, “la Corte ha precisato che alcune disposizioni sono state dichiarate illegittime nella parte in cui fissavano per legge regionale scansioni temporali rigide, ritenendo che tali aspetti non possano essere cristallizzati in una fonte normativa regionale. Si tratta tuttavia di rilievi di natura tecnica che non escludono né il dovere del Servizio sanitario di rispondere alle richieste delle persone, né la necessità che le amministrazioni sanitarie operino comunque in tempi certi, ragionevoli e compatibili con la tutela della dignità e della salute dei pazienti”. Per Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretaria e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, promotrice di Liberi Subito: “il Governo ha tentato di bloccare tutto, ma la Corte costituzionale ha detto no. È stato confermato che i diritti sul fine vita non possono essere congelati dall’inerzia politica: le Regioni possono e devono organizzare il Servizio sanitario per renderli effettivi. Questa sentenza smonta definitivamente la strategia del rinvio permanente. Con la decisione depositata oggi, la Consulta ha inoltre smentito in modo esplicito i Consigli regionali di Lombardia e Piemonte, che avevano invocato una pregiudiziale di costituzionalità come alibi per non discutere la legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, una legge che in Toscana è stata invece discussa, emendata e approvata. Mentre il Parlamento discute testi che escludono il Servizio sanitario nazionale, la Corte ha ribadito con chiarezza che è proprio il servizio sanitario pubblico il presidio indispensabile per garantire legalità, controllo e pari diritti, assicurando risposte concrete alle persone”. L'articolo Consulta sul fine vita, Giani esulta: “Ci legittima a legiferare”. Associazione Coscioni: “Smentito il governo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ritiro della patente alla capa di gabinetto di Giani, “il governatore intervenne con polizia e Prefetto”. FdI: “Ingerenza”
Il governatore della Toscana, Eugenio Giani, intervenne personalmente parlando con gli agenti della Polizia Stradale e, successivamente, presentandosi direttamente dal Prefetto dopo che la sua capa di gabinetto, Cristina Manetti, era stata fermata sull’autostrada A11 mentre viaggiava in corsia d’emergenza. La ricostruzione di ciò che accadde il 13 ottobre scorso, lo stesso giorno della vittoria alle Regionali del presidente Dem, è contenuta nella risposta della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro all’interrogazione presentata nei giorni scorsi da Chiara La Porta, deputata pratese di Fratelli d’Italia. Un interessamento, quello di Giani, che per FdI rappresenta un abuso di potere da parte dell’esponente del Pd: “Giani & Manetti: Lei non sa chi siamo noi. E adesso il Presidente Giani come giustifica che il giorno delle elezioni è andato di persona da polizia stradale e Prefetto in sostegno alla sua capo gabinetto, oggi assessore, Cristina Manetti che era stata beccata a fare la furbetta in corsia d’emergenza a saltare la coda?”, attacca La Porta. Nella risposta fornita da Ferro viene ricostruita la vicenda: “Una pattuglia della Polizia Stradale di Montecatini Terme, operante in servizio di vigilanza sul tratto autostradale A/11 Montecatini–Peretola, effettuava un intervento in ragione di un rallentamento del flusso veicolare e, nell’occasione, gli operatori hanno proceduto alla redazione del verbale di accertamento e contestazione nei confronti di Cristina Manetti, in quanto, in base alla eseguita verbalizzazione, la stessa ‘circolava lungo la carreggiata est dell’A-11 provenendo dalla barriera di Firenze Ovest; giunta all’altezza della corsia di accelerazione dello svincolo di Sesto Fiorentino, al fine di eludere la coda dovuta all’intenso traffico, lasciava la carreggiata principale, percorreva la corsia di accelerazione per poi rientrare sulla carreggiata principale’, in violazione dell’art. 176, commi 1 e 2, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285. La sanzione pecuniaria applicata ammontava a euro 430 con decurtazione di 10 punti dalla patente e sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo da due a sei mesi, la cui applicazione era demandata a un successivo provvedimento prefettizio” . È però a questo punto che, si legge nella ricostruzione, sul posto arrivano due auto con a bordo tre persone, tra cui il presidente Giani e l’allora consigliere regionale Alessio Spinelli. “In sede di accertamento e contestazione – continua la risposta di Ferro -, la Polizia Stradale ha altresì verbalizzato la dichiarazione dell’interessata, la quale rappresentava di aver avuto un giramento di testa a causa di un abbassamento di pressione e di aver cercato di accostare lungo la carreggiata. La citata Signora richiedeva, infatti, l’intervento di una ambulanza, evidenziando di soffrire di pressione bassa. Successivamente, il personale sanitario, giunto sul posto, provvedeva a prestare assistenza all’utente. Nel contempo, giungevano sul posto due autovetture civili dalle quali scendevano tre persone, tra le quali il Presidente della Regione Toscana, Dott. Eugenio Giani, il Consigliere Regionale, Dott. Alessio Spinelli, che chiedevano notizie circa l’accaduto e, dopo aver dialogato con la signora, domandavano altresì informazioni agli operatori circa il permesso provvisorio per raggiungere il luogo di lavoro, nonché indicazioni circa un eventuale ricorso. Le persone intervenute prendevano in carico l’autovettura della Signora”. L’intervento dell’appena rieletto governatore toscana non si limitò, continua la risposta, solo ad accertarsi dell’accaduto e ad aiutare Manetti a riportare a casa la sua vettura. “Nella medesima giornata, la Manetti si è recata presso la Prefettura di Firenze, accompagnata dal Presidente Giani, chiedendo e ottenendo di essere ricevuta dal Prefetto. La predetta ha rappresentato i motivi della sua presenza in Prefettura per domandare delucidazioni sull’iter di applicazione della sanzione accessoria. Le è stato, pertanto, illustrato il procedimento curato dall’Ufficio Patenti della Prefettura. Si soggiunge che, su richiesta dell’interessata, sono state fornite notizie anche sulla procedura connessa all’eventuale ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace. La Signora è stata invitata, per ogni eventuale e ulteriore chiarimento, a interloquire con il competente Ufficio Patenti della Prefettura di Firenze”. Va precisato, comunque, che l’intervento del governatore non sembra aver prodotto vantaggio per Manetti, dato che “il successivo 23 ottobre 2025, la dirigente responsabile dell’Ufficio Patenti, alla luce della violazione accertata, ha adottato il provvedimento di sospensione della patente nei confronti della Sig.ra Manetti per un periodo di due mesi, come di consueto avviene in caso di prima violazione, a decorrere dalla data dell’effettivo ritiro del titolo, avvenuto il 13 ottobre 2025. ll 31 ottobre 2025, la cancelleria del Giudice di Pace di Firenze ha informato la Prefettura dell’avvenuto deposito del ricorso in opposizione al verbale”. Ricorso ritirato il 10 novembre scorso. L'articolo Ritiro della patente alla capa di gabinetto di Giani, “il governatore intervenne con polizia e Prefetto”. FdI: “Ingerenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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