La finale di Coppa d’Africa è infinita. Durata circa tre ore sul campo (tra maxi
recupero e supplementari), la sfida tra Marocco e Senegal continua anche a
distanza di più di 24 ore dal fischio finale. La federcalcio marocchina ha
infatti annunciato ricorso contro gli avversari alla confederazione Africana di
Calcio (CAF) e la FIFA “per pronunciarsi sul ritiro della nazionale senegalese
dal campo durante la finale contro la nazionale marocchina, nonché sugli eventi
che hanno portato a questa decisione, a seguito dell’assegnazione da parte
dell’arbitro di un rigore ritenuto corretto da tutti gli esperti”, si legge
nella nota. “Questa situazione ha avuto un impatto significativo sul normale
svolgimento della partita e sulla prestazione dei giocatori”, conclude la
federcalcio marocchina.
Tutto inizia quando al 92esimo a Mané e compagni viene annullato per un fallo il
gol che probabilmente sarebbe valso la vittoria. Una decisione discutibile,
perché il contatto era davvero stato minimo. Poi qualche minuto dopo un rigore
assegnato altrettanto dubbio e lì scoppia il caos. L’allenatore Pape Thiaw
ordina ai suoi giocatori di rientrare negli spogliatoi, loro eseguono e
rimangono un quarto d’ora circa nel tunnel. L’unico a restare in campo è Sadio
Mané (decisivo in tal senso per non perdere il match a tavolino), che poi chiede
ai compagni di rientrare.
La sfida riprende e Brahim Diaz sbaglia il rigore con un cucchiaio, con Mendy
che rimane in piedi e blocca il tiro. Ai supplementari vince il Senegal con un
gol di Pape Gueye: Mané e compagni festeggiano, ma il giorno dopo la telenovela
è proseguita. Prima le scuse dell’allenatore del Senegal, poi il rimprovero
tardivo di Infantino – che in campo tra abbracci e sorrisi aveva premiato i
vincitori -, adesso il ricorso annunciato. Insomma, un match che non è ancora
finito a distanza di giorni. Da capire adesso se il ricorso possa in qualche
modo avere effetto. Difficile, ma dal campo adesso si passa in tribunale.
L'articolo Coppa d’Africa, il Marocco fa ricorso: “Rigore ritenuto corretto
dagli esperti”. La finale vinta dal Senegal non è ancora finita proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Senegal
Gol annullati, rigori dubbi, il Senegal che abbandona il campo, Brahim Diaz che
fa un cucchiaio “folle” e sbaglia il rigore decisivo. Poi il teatrino delle
scuse. Pensavate di aver visto di tutto nella finale di Coppa d’Africa tra
Marocco e Senegal? Invece no, perché c’è stato un episodio meno “pubblicizzato”
in diretta tv ma parecchio curioso: la “guerra dell’asciugamano“. Nel corso di
questa Coppa d’Africa infatti il Marocco ha sviluppato una strana abitudine:
mandare i raccattapalle dietro la porta avversaria per rubare l’asciugamano che
i portieri tengono solitamente appese alla rete o vicino al palo.
Il motivo? In primis per creare un disagio generale al portiere stesso, in
secondo luogo si parla di magia e riti voodoo, ma soprattutto perché ieri –
durante la finale – pioveva fortissimo ed Edouard Mendy, portiere del Senegal,
usava spesso l’asciugamano per tenere asciutti i guanti o il pallone, per avere
più aderenza sui tiri o sui cross. Obiettivo che a un certo punto del match i
giovani raccattapalle hanno preso sul serio, al punto che Yehvan Diouf – secondo
portiere della nazionale senegalese, zero minuti in Coppa d’Africa – è diventato
un bodyguard improvvisato.
Il secondo portiere senegalese è andato dietro la porta difesa da Mendy per
proteggere l’asciugamano ed evitare che i raccattapalle o gli avversari (sì,
perché anche Hakimi e Aguerd a un certo punto hanno lanciato il telo del
portiere oltre i cartelloni pubblicitari) disturbassero in questo modo il
compagno di squadra. E nonostante ciò i giovani ragazzi dietro la porta non
hanno mollato, tanto da provare a scippare l’asciugamano dalle mani di Diouf,
arrivando anche al contatto fisico. Ma non solo: in un video diventato virale
sul web si vede Saibari – calciatore del Marocco – ostacolare Diouf mentre lo
passa a Mendy.
Già in semifinale contro la Nigeria erano spariti tre asciugamani del portiere
nigeriano. Oltre al discorso pioggia, c’è appunto anche quello della
scaramanzia: c’è chi addirittura sostiene che Mendy avesse scritto appunti sui
rigoristi sull’asciugamano. I portieri ricorrono spesso a metodi alternativi per
appuntarsi note sui rigoristi, ma magari sui parastinchi o sulle borracce. Meno
comune la “stampa” su un asciugamano. E quindi l’eroe nascosto della finale
farsa tra Marocco e Senegal è diventato Yehvan Diouf, secondo portiere del
Senegal che ha lottato con i denti contro i raccattapalle. A fine partita si è
anche concesso un selfie con la coppa e appunto l’asciugamano “difeso“.
> Une scène invraisemblable, le joueur du Maroc, Ismael Saibari, essaie de voler
> la serviette du gardien sénégalais Mendy, heureusement qu’il y’avait un joueur
> du Sénégal pour la garder ! Ils ont tout fait et ils ont échoué. Bravo Sénégal
> ???????? ❤️ pic.twitter.com/pYq8Dtm0id
>
> — FARID BOUSSALEM (@faridmca1921) January 18, 2026
L'articolo La guerra dell’asciugamano in Marocco-Senegal: perché i raccattapalle
e Saibari hanno quasi aggredito il secondo portiere Diouf proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Ho sbagliato a dire i miei giocatori di lasciare il campo. Chiedo scusa al
mondo del calcio”. Così Pape Thiaw – allenatore del Senegal – a mente serena
dopo la vittoria della sua nazionale in finale di Coppa d’Africa contro il
Marocco grazie al gol di Pape Gueye ai supplementari. Perché le scene viste sono
obiettivamente inaccettabili: al 92esimo a Mané e compagni viene annullato per
un fallo il gol che probabilmente sarebbe valso la vittoria. Una decisione
discutibile, penso ci siano pochi dubbi. Poi qualche minuto dopo un rigore
assegnato altrettanto discutibile e lì scoppia il caos.
Perché l’arbitro sicuramente qualche errore ha commesso, ma la reazione del
Senegal non ha senso. Tutti negli spogliatoi per protesta prima che si calciasse
il rigore, un quarto d’ora circa d’interruzione e poi Mané – l’unico a rimanere
in campo – a richiamare i compagni e invitarli a rientrare. “Gli errori di un
arbitro si devono accettare, ma sul momento non ho riflettuto e li ho fatti
rientrare. A volte si può reagire nel modo sbagliato nella foga del momento”, ha
dichiarato Thiaw.
Anche perché da quel momento lì chiunque si è quasi sentito in diritto a fare di
tutto: disordini sugli spalti, gente che ha cercato l’invasione, risse e
discussioni in campo. Insomma, non uno spot bellissimo per il calcio africano.
Tutto sotto gli occhi del presidente Fifa Gianni Infantino, che in un primo
momento ha minimizzato tutto: ha premiato i vincitori tra mille sorrisi, ha
consolato Brahim Diaz, come se non fosse accaduto nulla. A distanza di ore – con
una nota – ha poi attaccato il Senegal.
“Purtroppo abbiamo assistito a scene inaccettabili sul campo e sugli spalti:
condanniamo fermamente il comportamento di alcuni ‘tifosi’, nonché di alcuni
giocatori senegalesi e membri dello staff tecnico. È inaccettabile abbandonare
il campo di gioco in questo modo e – allo stesso modo – la violenza non può
essere tollerata nel nostro sport, semplicemente non è giusto”, ha dichiarato
Infantino.
“Dobbiamo sempre rispettare le decisioni prese dagli arbitri dentro e fuori dal
campo di gioco. Le squadre devono competere sul campo e nel rispetto delle
regole del gioco, perché qualsiasi comportamento contrario mette a rischio
l’essenza stessa del calcio”, ha spiegato Infantino.
È stato un peccato, perché il livello tecnico e agonistico visto in questa Coppa
d’Africa è stato altissimo. Rispetto a diversi anni fa le nazionali africane
hanno acquisito maggior credibilità a livello internazionale grazie a un lavoro
incessante su vari fronti, che ha portato vari paesi ad avere giocatori di
caratura internazionale, a esprimere un bel calcio e a dire la sua anche ai
Mondiali: “È anche responsabilità delle squadre e dei giocatori agire in modo
responsabile e dare il buon esempio ai tifosi negli stadi e ai milioni di
spettatori in tutto il mondo – ha concluso Infantino -. Le brutte scene a cui
abbiamo assistito oggi devono essere condannate e non devono mai più ripetersi.
Ribadisco che non hanno posto nel calcio”.
L'articolo Coppa d’Africa, Infantino prima premia il Senegal e poi lo attacca:
“Assistito a scene inaccettabili”. Il teatrino delle scuse dopo la farsa
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Senegal ha vinto la seconda Coppa d’Africa della sua storia con una
spettacolare botta all’incrocio del centrocampista Pape Gueye, che al 4’ del
primo tempo supplementare ha regalato una notte di dolore al Marocco intero, ma
di questa finale si ricorderà ben altro: il rigore discutibile concesso ai
padroni di casa al 98’ per una caduta in area di Brahim Diaz dopo una sbracciata
di Diouf, l’annullamento altrettanto discutibile al 92’ del gol firmato da Sarr
per un presunto fallo di Seck su Hakimi, i sedici minuti di interruzione del
match con il plateale rientro negli spogliatoi dei futuri campioni su ordine
dell’allenatore Pape Thiaw, il ritorno in campo grazie all’intervento di Sadio
Mané – l’ex Liverpool ha evitato l’esclusione disciplinare dal prossimo mondiale
– e, a completare il romanzone, il rigore assurdo di Brahim Diaz, che dopo tutta
questa sarabanda ha avuto la bella pensata di fare il cucchiaio e ha invece
consegnato il pallone al portiere Mendy.
Tutto questo nel caos totale, con una serie di minirisse, un centinaio di
persone nelle due aree tecniche a spintonarsi e urlare, la confusione generale e
l’arbitro della Repubblica Democratica del Congo, Jean Jacques Ngambo Ndala, che
girava comicamente per il campo alla ricerca di un giocatore da ammonire. Una
farsa che non ha fatto bene al calcio africano ed è un peccato, perché il
livello tecnico negli ultimi vent’anni è decisamente migliorato, ma quando entra
in scena il torneo continentale esce fuori il peggio.
La gazzarra si è consumata sotto gli occhi del presidente Fifa Gianni Infantino.
Impegnatissimo negli ultimi mesi a fare da sponda al presidente Trump, con tanto
di premio per la pace a un signore che sta mettendo a soqquadro il mondo,
Infantino ha perso di vista la sua vera ragione di essere: il governo,
possibilmente senza ombre, del calcio mondiale. Un certo imbarazzo da parte di
Infantino è trapelato all’inizio della premiazione, perché questa finale,
seguitissima da oltre tre miliardi di persone – collegati Cina, Brasile e
Giappone, buona parte dell’Europa, l’Africa intera e un pezzo consistente di
Asia –, non è stata in quei sedici minuti di follia uno spot edificante, ma poi
è tornato Infantino: abbracci e una buona parola per tutti, “volemose bene” e
arrivederci alla prossima. In fondo l’Africa è un serbatoio di 54 voti, un
quarto dell’universo Fifa.
Oltre il caos, ha vinto la squadra migliore. Il Marocco ha pagato quanto si
temeva alla vigilia: la pressione asfissiante di una nazione di 38 milioni di
persone, l’ossessione per un successo che manca dal 1976, la responsabilità di
dare un senso a investimenti economici imponenti che hanno sottratto risorse ad
altri settori vitali. Il Senegal, vincitore dell’edizione 2021, ha tenuto bene
il campo. Il copione dei Leoni della Teranga è collaudato: 4-3-3, grande
prestanza atletica, uomini importanti in ogni reparto, dal portiere Mendy ai due
Gueye – Idrissa e Pape – a centrocampo, il trio Mané, Jackson e Ndiaye in
attacco. Il Marocco non ha mai dato l’idea di poter imporre il suo gioco. Il
Senegal è stato più lineare e più agile. Ha avuto tre occasioni importanti prima
del gol annullato a Sarr e del caos generale.
Il rigore fallito da Diaz, uscito al 98esimo per la disperazione dal campo e
fischiato al momento delle premiazioni – lui capocannoniere con cinque gol, il
connazionale Bounou miglior portiere e Mané miglior giocatore del torneo -, ha
dato la svolta al match. Nel primo tempo supplementare, trovato il gol di Pape
Gueye su azione avviata da un pallone perso dal romanista El Ayanoui – con la
fasciatura in testa dopo uno scontro aereo che gli aveva fatto perdere molto
sangue -, il Senegal ha sfiorato il bis con un’azione spettacolare del
diciassettenne Mbaye, ma ancora più clamoroso è stato il 2-0 mancato da Cherif
Ndiaye, complice un miracolo del portiere Bounou.
Il Marocco ha sfiorato il pareggio colpendo la traversa con una capocciata di
Aguerd, ma lentamente la squadra di casa si è spenta. Gli ultimi minuti sono
scivolati attorno alla bandierina del calcio d’angolo, con i senegalesi
abilissimi a ottenere sempre la rimessa laterale, fino al triplice fischio che
ha consegnato ai Leoni della Teranga il titolo di campioni d’Africa. Dal 2013 il
torneo non veniva assegnato dal dischetto ed è un ulteriore punto a favore del
Senegal, ma di questa serata si ricorderanno quei sedici minuti di follia e il
rigore più lungo della storia del calcio, in cui hanno perso tutti, anche i
vincitori.
L'articolo Senegal campione nella finale farsa contro il Marocco: con il rigore
più lungo della storia ha perso tutto il calcio africano proviene da Il Fatto
Quotidiano.
In Marocco dicono grazie ai bisnonni di Brahim Diaz: è merito della loro storia
di emigrazione se il bisnipote, giocatore del Real Madrid e capocannoniere della
Coppa d’Africa con 5 reti, indossa la maglia dei Leoni dell’Atlante. Diaz è nato
a Malaga, parla solo spagnolo e non mastica né arabo, né francese, le due
principali lingue del Marocco. Conosce poco anche del paese, scelto nel calcio
dopo essere stato snobbato dalla Roja. Ma in Marocco badano al sodo e sono pazzi
di lui: è la grande speranza di rivedere la nazionale campione d’Africa 50 anni
dopo l’unico successo nel torneo continentale, nel lontano 1976. La
realizzazione del sogno e la giustificazione di investimenti pesanti, che hanno
privato di risorse importanti altri settori vitali, passano attraverso la finale
di oggi (Rabat, ore 20) contro il Senegal. Un ultimo atto di assoluto livello:
il ranking Fifa certifica che si tratta delle migliori nazionali africane. Il
Marocco è 8°, il Senegal 14°.
Tremila chilometri la distanza via auto, tra le rispettive capitali, Rabat e
Dakar. Bisogna attraversare tutto il Marocco fino all’estremità meridionale, poi
il Sahara Occidentale – conteso tra Marocco e la popolazione locale dei Saharawi
-, poi ancora la Mauritania. È un passaggio simbolico tra una nazione che guarda
all’Europa e il paese più occidentale del continente, uno dei più stabili nella
tormentata realtà africana. Due nazioni in cui il calcio scorre nelle vene della
cultura moderna. Quella senegalese è stata la prima nazionale a raggiungere i
quarti mondiali, nel 2002. Quella marocchina, nel 2022, la prima ad approdare in
semifinale.
Diaz e l’ex Liverpool Sadio Mané, decisivo con il gol rifilato all’Egitto nella
semifinale del 14 gennaio, sono gli uomini copertina. Mancherà una vecchia
conoscenza del nostro calcio, l’ex difensore napoletano Koulibaly, squalificato
e uscito per infortunio nel match contro i Faraoni. Non è l’unica assenza
pesante del Senegal: fuori, sempre per squalifica, anche il capitano, Habib
Diarra. I sostituti dovrebbero essere il centrale Mamadou Sarr dello Strasburgo
e Lamine Camara del Monaco. Il Marocco non ha problemi di formazione e la
crescita di forma di Hakimi, tornato a pieno regime dopo l’infortunio in
Champions, è un valore aggiunto a una squadra che fa dell’equilibrio complessivo
e della solidità difensiva i suoi punti di forza.
La vigilia è stata segnata dai timori del Senegal sul versante della sicurezza,
espressi dalla federazione di Dakar. I giocatori sono arrivati in treno a Rabat
e sono stati assaliti dai tifosi per i selfie, senza il filtro di un cordone di
polizia. “Quello che è accaduto non è normale. I miei giocatori avrebbero potuto
essere in pericolo. Queste cose non dovrebbero accadere tra due paesi fratelli”,
le parole del commissario tecnico del Senegal, Pape Thiaw. La FSF si è lamentata
anche dell’hotel, del numero di biglietti riservati ai propri tifosi e del campo
di allenamento. L’altro tema caldo in casa Senegal, campione d’Africa nel 2021,
è il futuro di Mané. L’attaccante ha annunciato l’addio al torneo continentale
dopo l’1-0 sull’Egitto in semifinale. Mané, con 52 gol in 123 gare, è il miglior
bomber all time della nazionale di Dakar. “Penso che abbia preso questa
decisione a caldo, ma il Senegal non è d’accordo. Anche io, come responsabile
della nazionale, non lo sono – ha detto Thiaw -. La decisione non spetta solo a
Sadio. C’è un intero popolo dietro di lui e vorrebbe vederlo continuare”.
Il suo collega marocchino, Walid Regragui, ha messo in guardia i suoi: “IL
Senegal ha giocato quattro finali di Coppa d’Africa e ha un’enorme esperienza in
questo tipo di partite. Sarà una sfida bellissima e speriamo di essere
all’altezza del compito. Dobbiamo essere bravi a reggere la pressione perché
giochiamo in casa, affrontiamo una squadra fortissima e abbiamo alle spalle una
nazione che reclama questa vittoria”.
I cancelli dello stadio Principe Moulay Abdellah di Rabat apriranno cinque ore
prima il calcio d’inizio per favorire l’afflusso dei tifosi ed evitare
pericolosi assembramenti. Un sicuro trionfatore del torneo è il business: ha
generato il più elevato numero di profitti della storia del calcio africano. La
Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha spiegato che la performance è stata
prodotta da una serie di fattori chiave: aumento degli sponsor, crescita dei
ricavi derivanti dai diritti di trasmissione televisiva e apertura a nuovi
mercati. A livello tv, il torneo ha riscosso successo in Cina, Giappone e
Brasile: una platea di 1,752 miliardi di spettatori. Sul fronte degli sponsor,
dai 17 dell’edizione 2023 si è saliti a quota 23. Le tasche del calcio
continuano a ingrossarsi, anche in Africa.
L'articolo Coppa d’Africa, il Marocco sogna con Diaz: oggi contro il Senegal una
finalissima di livello mondiale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una delle coppe d’Africa più bagnate della storia – impressionanti le immagini
della pioggia che ha accompagnato il torneo marocchino dal 21 dicembre a oggi –
entra nell’ultimo giro di pista: mercoledì 14 gennaio, le due semifinali, quella
dei padroni di casa contro la Nigeria (Rabat, ore 21), preceduta alle 17 a
Tangeri da Egitto-Senegal, ci consegneranno i nomi di chi, domenica, si sfiderà
per portare a casa il trofeo. Il Marocco aspetta questo giorno dal 1976.
L’Egitto, con sette trionfi in testa nell’albo d’oro, è a secco dal 2010. La
Nigeria dal 2018. Il Senegal dal 2021. Nel 2023 trionfò la Costa d’Avorio,
spazzata via nei quarti dall’Egitto.
Marocco-Nigeria fermerà il paese per due ore. Trentotto milioni seguiranno con
tutti i mezzi possibili la sfida di Rabat. L’ultima semifinale con i Leoni
dell’Atlanta in campo risale a 22 anni fa. Il Marocco ha la miglior difesa
(appena 1 gol subito, realizzato dal Mali nella fase a gironi), ma la Nigeria
replica con il miglior attacco (14 reti). La nazionale di casa schiera il bomber
del torneo: il “madridista” Brahim Diaz, a quota 5. I nigeriani Osimhen e
Lookman, nostre conoscenze, hanno realizzato rispettivamente 4 e 3 gol. Il
Marocco è trascinato dal paese e da un governo che ha investito notevoli risorse
per costruire e ristrutturare gli stadi, sottraendo denaro importante ad altri
settori vitali, come ad esempio quello della sanità.
La Nigeria, come spesso accaduto in passato, ha regalato titoli per i consueti
litigi tra squadra e federazione, argomento – pure qui solita storia – i premi
in denaro. Ma stavolta c’è stato qualcosa in più a tormentare le giornate delle
Super Aquile, fuori dal mondiale 2026: il plateale litigio in campo che ha avuto
per protagonisti Osimhen e Lookman. Argomento di discussione: un – presunto –
eccesso di egoismo da parte dell’atalantino, sottolineato dall’ex napoletano con
la frase “il calcio è un gioco di squadra”.
Marocco e Nigeria si sono affrontate otto volte, con i Leoni dell’Atlante in
leggero vantaggio (cinque vittorie a tre). In Coppa d’Africa, questa semifinale
è un remake della lontana sfida del 1980, vinta dalla Nigeria 1-0 a Lagos. Il
panorama dei giocatori importanti si allarga sul fronte marocchino con Hakimi e
il portiere Bounou, mentre, sull’altro versante, il capitano Ndidi (Besiktas),
Iwobi (Fulham), l’ex milanista Chukwueze (Fulham) e Adams (Siviglia) sono le
altre pedine importanti. Tra gli “italiani” della banda di Augustin Eguaoven, il
laziale Dele-Bashiru e il pisano Akinsanmiro. Il difensore Calvin Bansey è nato
ad Aosta, ma quando era bambino i genitori si trasferirono in Inghilterra ed è
cresciuto nel settore giovanile del Leicester.
La partita vale molto per il Marocco e moltissimo per il ct, Walid Regragui. Un
ko potrebbe mettere in discussione la sua posizione: “La Nigeria ha buoni
giocatori e una panchina profonda, ma la cosa importante è che dobbiamo essere
mentalmente forti per non permettere al nostro avversario di respirare. Noi
siamo cresciuti di partita in partita e questo mi rassicura. Vogliamo la finale
per regalare una gioia al nostro popolo”.
Senegal–Egitto vive soprattutto sulla sfida a distanza di illustri ex compagni
di squadra di Liverpool, Sadio Mané e Mo Salah. I due attaccanti non ebbero uno
splendido rapporto. Gelosie, capricci e accuse di egoismo a Salah da parte di
Mané. L’egiziano è in caduta libera a Liverpool. È entrato in rotta di
collisione con il tecnico olandese Arne Slot e la sua polemica ha regalato
materiale in abbondanza ai giornali. In Coppa d’Africa si è ritrovato, firmando
quattro gol. “Per me forse è l’ultima occasione per vincere finalmente questo
torneo”. Mo, 33 anni, ha segnato un totale di 11 reti nella fase finale della
Coppa d’Africa ed è a quota 4 nel torneo attuale.
Mané, 34 anni ad aprile, dopo l’esperienza al Bayern Monaco si è accasato in
Arabia Saudita, all’Al Nassr. Non ha brillato in Marocco, ma resta una figura
chiave del Senegal. Non dimentica il passato con Salah. “Penso che Mo sia un
ragazzo molto simpatico, anche se in campo a volte mi passava la palla e a volte
no. Ricordo ancora una partita in cui ero davvero, davvero arrabbiato perché lui
non mi passò quasi mai il pallone”, ha detto nel podcast Rio Ferdinand Presents.
L’Egitto ha un conto in sospeso con il Senegal. Nel 2021, i Faraoni persero ai
rigori la finale della Coppa d’Africa e nel marzo 2022, furono ancora superati
al dischetto nello spareggio per la qualificazione al mondiale in Qatar. Il
penalty decisivo fu realizzato da Mané, mentre Salah fece cilecca. In rosa, nel
Senegal, il quasi ex laziale Dia, mentre, nell’Egitto, spiccano Marmoush,
attaccante del Manchester City e Mahmoud Trézéguet, bomber dell’Al Ahly.
L'articolo Coppa d’Africa, è il giorno delle semifinali: tutto il Marocco si
ferma per la sfida alla Nigeria, Salah ritrova Mané proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Quella che da ieri sera ha colpito i social di Cesc Fabregas è una vera e
propria shitstorm. I tifosi del Senegal in massa hanno infatti preso d’assalto i
social dell’allenatore del Como dopo la partita tra il club lariano e la Roma,
terminata 1-0 per i giallorossi con gol di Wesley. Un match che ha lasciato
strascichi in casa Como e non solo per il risultato: Fabregas è stato costretto
a sostituire Assane Diao nel primo tempo per infortunio. Ed è stato proprio il
problema fisico di Diao – calciatore del Como e del Senegal – a causare l’ondata
di insulti gravissimi e pesanti minacce contro l’allenatore spagnolo. Ma per
capire bene la situazione bisogna partire dal principio.
Assane Diao è stato condizionato da diversi infortuni nella prima parte di
questa stagione. Motivo per cui ha giocato solo sei partite, saltandone otto in
Serie A. A causa di ciò Cesc Fabregas aveva chiesto alla nazionale senegalese di
non convocarlo per la Coppa d’Africa che comincerà il 21 dicembre. “Io sono un
grande fan della Nazionale, spero che i miei calciatori ci vadano tutti, ma
avevo chiesto di non convocarlo per la Coppa d’Africa perché ha fatto solo 8
partite ed è stato fuori un mese e mezzo“, ha spiegato Fabregas dopo la partita
tornando sull’argomento. Ieri contro la Roma non avrebbe dovuto giocare, ma dopo
la convocazione da parte del Senegal, Fabregas ha deciso di schierarlo titolare:
“Ho detto ‘Cavolo, prendiamoci un rischio anche noi!’: il ct del Senegal mi ha
detto che in tal caso non sarebbe andato ai Mondiali…”.
Ma la partita di Diao contro la Roma è durata soltanto 37 minuti: poi
l’infortunio, la Coppa d’Africa a serio rischio e da lì la rabbia e la
frustrazione dei tifosi della nazionale senegalese che si è abbattuta sui
profili social dell’allenatore spagnolo. Tantissimi messaggi sono scritti in
Wolof – lingua senegalese – e sono pieni di insulti, anche estremamente volgari,
oltre a minacce a Fabregas e alla famiglia.
I tifosi del Senegal accusano l’allenatore del Como di malafede: “Ha voluto
tutelare Diao dalla Nazionale, ma lo ha schierato lo stesso con il club,
causandone l’infortunio“. Poi altra serie di minacce e bandiere senegalesi. Per
comprenderne la portata: la media dei commenti sotto i post di Fabregas è
solitamente tra i 200 e i 400. L’ultimo post ha superato abbondantemente gli
11mila.
Tantissimi commenti non sono nemmeno riportabili (insulti alla madre, minacce di
morte e altri messaggi sulla stessa lunghezza d’onda) e altri sono difficilmente
traducibili letteralmente. E l’impressione è che se Diao dovesse saltare la
Coppa d’Africa, la shitstorm non finirà qui, salvo drastiche decisioni di
Fabregas, come per esempio la chiusura dei commenti.
> Visualizza questo post su Instagram
>
>
>
>
> Un post condiviso da Cesc Fàbregas (@cescf4bregas)
L'articolo “Sarai punito”. Migliaia di insulti alla famiglia e minacce di morte:
i tifosi senegalesi hanno preso d’assalto i social di Fabregas proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Nella regione di Se’dhiou, in Senegal, il livello di malnutrizione infantile
raggiunge la percentuale allarmante del 12,5% e colpisce più di 7mila bambini.
Si tratta di una delle incidenze più alte del Paese, dove la scarsità di
infrastrutture sanitarie, la difficile accessibilità alle risorse alimentari e
le condizioni economiche aggravano il rischio di mortalità, soprattutto nelle
aree rurali. Per questo, per rispondere a quella che è da anni un’emergenza
nazionale, l’organizzazione umanitaria indipendente Balouo Salo ha avviato la
costruzione di un Centro medico per il contrasto alla malnutrizione infantile
nella Regione di Sédhiou, la più deficitaria del Senegal. La struttura dovrebbe
essere operativa entro la fine dell’anno. Si tratta del primo presidio di questo
tipo nella zona ed è stato realizzato in autocostruzione con il contributo di
oltre 800 volontari e collaboratori locali, insieme alla partecipazione della
comunità beneficiaria. Insomma, un esempio concreto di cooperazione dal basso,
fondato sulla partecipazione attiva delle comunità. “Con questo progetto
vogliamo costruire un luogo di speranza, dove la cura diventa consapevolezza e
la solidarietà diventa libertà – spiega Raoul Vecchio, presidente e fondatore di
Balouo Salo – Il Centro offrirà spazi dedicati a visite mediche, dormitori per
bambini a rischio, sale per formazione degli operatori sanitari e aree
ludico-ricreative, creando un ambiente positivo e sicuro in cui promuovere la
consapevolezza sui temi della salute, dell’igiene e dell’alimentazione. Miriamo
a offrire un supporto completo, che sia anche preventivo ed educativo, creando
un punto di riferimento fondamentale per la salute e lo sviluppo dei bambini nel
Paese. Un luogo dove chiunque possa riconoscersi e sentirsi coccolato”
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L'articolo Senegal, un Centro italiano contro la malnutrizione: il progetto di
Balouo Salo per curare 7mila bambini proviene da Il Fatto Quotidiano.