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Cinque milioni di euro per un attico in grattacielo: sembra Miami, ma è Jesolo
Cinque milioni per un attico. Quarantacinquemila euro al metro quadrato. Non parliamo di Manhattan, nemmeno della Florida. Siamo invece a Jesolo, la cittadina che, con i suoi quindici chilometri di sabbia, secondo le classifiche sarebbe ai primi posti tra le spiagge italiane per visitatori (1,5 milioni l’anno) e per presenze (5 milioni). Su uno dei simboli delle estati popolari italiane è destinata a svettare una torre stile Miami: 85 metri di altezza per 24 piani. Un progetto firmato dall’archistar Richard Meier. Proprio agli ultimi piani, si trova appunto il super attico messo in vendita per la cifra da capogiro: 110 metri quadrati con terrazzo panoramico. Non finisce qui: in pratica il progetto prevede un intero nuovo quartiere. Un corpo abbastanza estraneo rispetto al resto della cittadina, lo capisci già dai nomi; invece degli antichi Ca’ Soldati, Ca’ Fornera, Ca’ Pirami, adesso si parla di Jesolo Lido Design District, di Beach houses and residences e di Caribe Lagoon. Invece degli alberghi e delle pensioni familiari nati a partire dagli anni ’20 del Novecento – quando arrivò la grande bonifica – oggi si annunciano residenze di lusso e hotel cinque stelle. Una novità assoluta per Jesolo. Già, il punto non è soltanto quella torre che sarà consegnata agli acquirenti nel 2027 e cambierà lo skyline – l’orizzonte, per dirla all’italiana – della cittadina balneare. Il rischio, secondo i critici, è di cambiare proprio l’anima del luogo. A cominciare, appunto, dai prezzi: nel nuovo complesso si parte dai 7-12mila euro delle residenze ‘normali’, per arrivare ai 16-20mila di quelle più lussuose. Senza contare i super attici della torre: i costruttori assicurano che già 68 degli 83 appartamenti sono stati venduti. “Una volta qui non c’era nulla, Jesolo finiva a Piazza Drago. Ora invece questa zona potrebbe diventare come City Life per Milano, oppure come Miami”, dicono i responsabili della società Riv Group che qui ha investito trecento milioni. Il punto, però, è proprio questo: qui non siamo nel capoluogo lombardo e nemmeno in Florida. Ma a Jesolo. E infatti il progetto dalla sua nascita, nel 2002 ha suscitato polemiche e incontrato ostacoli. A cominciare dalla Sovrintendenza che aveva bacchettato il progetto di Meier: “Edifici con troppo vetro e troppo bianco”, era stata in sostanza l’osservazione avanzata. Insomma, quei palazzi in perfetto stile Meier che, però, rischiano di essere uguali in tutto il mondo. Dalla Florida al Veneto. Ma c’è un altro punto: non è esattamente vero che qui, come dice qualcuno, “non c’era niente”. Per costruire il nuovo quartiere che dovrebbe ospitare 2.500 persone sono state abbattute vecchie colonie. Peter Reichegger, amministratore delegato di Riv Group difende il progetto: “In tutto sono 250mila metri cubi per un complesso di sette edifici, 450 appartamenti, 2 hotel per 300 stanze, un golf e mille posti auto”. Non teme che possa cambiare il volto di Jesolo? “No, siamo stati attenti all’ambiente. Non abbiamo cacciato via i vecchi ospiti di Jesolo, ma intercettato una nuova clientela che altrimenti non sarebbe arrivata, anche dal resto d’Europa, soprattutto dell’Est”. Una visione simile a quella di Alessandro Berton, operatore balneare e presidente di Unionmare Veneto: “Qui una volta arrivavano le famiglie con la Ritmo carica di bagagli. Adesso ci sono anche le Ferrari. Ma accanto agli ombrelloni di lusso da 150 euro al giorno abbiamo sempre quelli da 18 euro”. Non la vede così Gianfranco Bettin, sociologo, ambientalista e consigliere comunale di centrosinistra a Venezia: “L’intervento va nelle direzione di quello che si è deciso di fare a Jesolo negli ultimi vent’anni: consumo del territorio e costruzioni in altezza. Il panorama è cambiato, ci sono una decine di torri”, racconta Bettin. Aggiunge: “Alla vecchia Jesolo delle pensioni, delle spiagge per tutti si è sostituita l’idea di una Jesolo Luna Park, stile Miami che si mangia tutto il territorio. Tra l’altro ignorando che tutti questi palazzi sono costruiti in riva al mare, dove con il cambiamento climatico rischia di arrivare presto l’acqua”. “Nasce un quartiere avveniristico per milionari”, titolano i giornali. Sarà il tempo a dire se una delle storiche mete delle vacanze estive del Nord Est manterrà un’identità. E cosa resterà di quella cittadina che fino al 1930 si chiamava Cavazuccherina e poi, appunto, Jesolo; un nome che profuma di sabbia, sale, creme abbronzanti ed estati spensierate a bordo di una Ritmo. L'articolo Cinque milioni di euro per un attico in grattacielo: sembra Miami, ma è Jesolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La beffa dei fondi green per i Comuni: soldi finiti in un mese. Il sindaco di Longare: “Pronto a consegnare le chiavi a Pichetto”
Sono furiosi i Comuni, ma anche forzisti e leghisti dei territori del Nord, dopo lo sospensione delle richieste per il Conto termico 3.0, il fondo pubblico per le opere di efficientamento energetico e a sostegno delle energie rinnovabili. I sindaci attendono quei soldi dal 2024, ma la finestra per inviare le domande si è aperta solo il 3 febbraio 2026, per chiudersi bruscamente un mese dopo, il 3 marzo: troppe richieste, oltre 2 mila, dunque il Gse (Gestore dei servizi energetici) ha chiuso il rubinetto perché i denari sono finiti. C’erano 900 milioni, 500 per le imprese e 400 per amministrazioni locali e pubbliche amministrazioni. Il Gse verificherà tutte le istanze: ma in 30 giorni l’ammontare complessivo è arrivato a 1,3 miliardi di euro. E ora? IL SINDACO DI LONGARE: “HO APERTO UN MUTUO NELL’ATTESA DEL CONTO TERMICO 3.0” Il cerino è in mano ai sindaci che aspettavano famelici il Conto termico 3.0, per dare fiato a bilanci massacrati dai tagli (anche del governo Meloni). Molti amministratori hanno avviato i lavori, si sono indebitati, e ora non sanno come pagare le aziende e rimborsare i crediti. Il caso esemplare è a Longare, 5.500 anime in provincia di Vicenza. “Ho scritto al prefetto perché sono in ginocchio e non so come finanziare i lavori”, dice a ilfattoquotidiano.it il sindaco 33enne Matteo Zennaro. Ha inviato la richiesta al Gse il 17 febbraio e ora manda l’avviso al ministero dell’Ambiente: “Se non arrivano i soldi del Conto termico al mio Comune sono pronto a chiudere gli uffici e consegnare le chiavi a Pichetto Fratin, così ci pensa lui a fare il sindaco”. Il primo cittadino veneto è infuriato perché ha aperto un mutuo da un milione di euro, con lo scopo di tamponare i ritardi del Conto termico 3.0 e concludere i lavori nel palazzetto dello sport. Senza il credito, rischiava di perdere anche i fondi del Dipartimento sport di palazzo Chigi: 250 mila euro. Sono serviti a ristrutturare l’impianto sportivo per renderlo accessibile ai disabili, anche grazie al milione stanziato dalla Regione Veneto: all’appello mancavano solo i soldi del Conto termico 3.0. Ecco perché Zennaro ha aperto un mutuo: contava sui soldi dal Gse per rimborsarlo. Per ora il Gestore energetico ha sospeso le richieste. LE PROTESTE SU FACEBOOK: “UN MILIARDO DI RICHIESTE? CON LA FAME DI SOLDI CHE C’È NON MI STUPISCO” Zennaro non è l’unico sindaco arrabbiato e deluso. Sulla pagina Facebook “Se sei sindaco”, il gruppo degli amministratori locali accessibile solo agli iscritti, fioccano le proteste. Scrive sulla bacheca l’ex sindaco di Rolo Luca Nasi: “Conto termico 3.0 già esploso, 400 milioni sono un’inezia, tipo 200 scuole l’anno…”. “Forse non conoscono la Penisola e abitano a Montecarlo”, gli fa eco Michele De Sabata, primo cittadino di Premiaricco. “Sembrano arrivate oltre 1 miliardi di richieste”, fa notare l’amministratore del gruppo Davide Ferrari, ex sindaco leghista passato a palazzo Chigi. “Con la fame di soldi che c’è non mi stupisco”, gli risponde Fausto Prampero, primo cittadino a Varmo. A far saltare il banco è stata la novità più attesa del Conto termico 3.0: rimborso fino al 100 per cento del costo delle opere, per Comuni sotto i 15 mila abitanti. Una sorta di superbonus per i piccoli municipi. L’85 per cento delle 2.200 domande inviate in un mese riguarda quel tipo di intervento, secondo la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava (Lega). L’incentivo copre le ristrutturazioni green di scuole, case di riposo per anziani, centri diurni per i disabili. Non solo: le nuove regole ampliano la platea dei beneficiari, includendo cooperative, comunità energetiche e le cosiddette Esco (Energy Service Company). Dunque, dicono gli amministratori, l’aumento delle richieste era prevedibile e occorreva adeguare la dotazione: 900 milioni non bastano per l’edilizia green. Lo scopo del Conto termico è risparmiare energia e soldi nelle bollette di luce e gas, con pompe di calore, caldaie ecologiche, infissi nuovi, cappotti termici, impianti fotovoltaici e altri interventi. Con la guerra in Iran e il timore di nuovi rincari petroliferi, un’esigenza quanto mai viva per le pubbliche amministrazioni. Del resto, la misura doveva servire ad aumentare i fondi per le opere di efficientamento energetico, insufficienti, per via dei rincari energetici esplosi dopo la pandemia e con la guerra in Ucraina. Correva l’anno 2022, Draghi era al governo: da allora il tema è in agenda. IL DECRETO ARENATO CON MELONI E PICHETTO Ma con Giorgia Meloni a palazzo Chigi e Gilberto Pichetto Fratin al ministero dell’Ambiente, il dossier si è arenato. Aziende edili e Comuni aspettavano il decreto del Mase sul Conto termico 3.0 già nell’estate 2024, dopo la chiusura a maggio del Tavolo tecnico. Invece è arrivata la lunga lista dei rinvii con imprese e pubbliche amministrazioni sempre sulle spine. L’8 aprile 2025 l’Anci ha spedito una lettera a Gilberto Pichetto Fratin per sollecitare la pratica: “in diversi territori, come il Veneto o l’Emilia-Romagna, il rischio che le amministrazioni comunali perdano risorse importanti per efficientare il proprio patrimonio sta generando da settimane un crescente malcontento”. Il decreto ministeriale per il Conto Termico 3.0 è giunto il 7 agosto 2025. Il 19 dicembre il Mase ha approvato le Regole applicative. Dal 3 febbraio giungono le richieste al portale del Gse, da ieri è impossibile inviarne altre. Tutti gli amministratore si pongono una domanda: il ministero dell’Ambiente stanzierà nuovi fondi o il cerino resterà nelle mani dei sindaci? L'articolo La beffa dei fondi green per i Comuni: soldi finiti in un mese. Il sindaco di Longare: “Pronto a consegnare le chiavi a Pichetto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero: “Un’altra vittima nella filiera degli appalti”
Un operaio di 57 anni è morto in cantiere dopo essere stato travolto dal cemento. L’incidente è avvenuto lunedì sera a Guidonia Montecelio, nell’area della città metropolitana di Roma, negli impianti della Buzzi Unicem. Il lavoratore, dipendente di una ditta esterna come hanno comunicato i sindacati, sarebbe rimasto travolto dal materiale grezzo durante le operazioni di pulizia dei silos. “Dall’inizio dell’anno è la terza vittima del lavoro accertata nel Lazio e, ancora una volta, nella filiera degli appalti”, hanno denunciato Cgil e Fillea Cgil di Roma e Lazio, ritenendo “inaccettabile che il lavoro continui ad essere causa di morte e sofferenza per chi per vivere deve lavorare e per i loro familiari, a cui siamo vicini ed esprimiamo tutto il nostro sostegno”. E hanno concluso: “Continueremo a mobilitarci per fermare questa strage e affinché le istituzioni facciano la loro parte, a partire dall’attuazione del piano regionale sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”. Per la morte del 57enne – che aveva due figli – i sindacati hanno organizzato uno sciopero per l’intero turno di lavoro di martedì. “Uno sciopero di dolore, di rabbia e di denuncia, ma soprattutto di umanità. Dobbiamo continuare a mobilitarci, come stiamo facendo oggi”, ha detto il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Natale Di Cola. E ha lanciato l’appello alle istituzioni: “Fermare la strage nei luoghi di lavoro deve essere una priorità dell’intera società, a cominciare dalle istituzioni che, anche nel territorio, devono attivarsi e fare tutto il possibile per fermare questa vergogna”. Una risposta politica che non deve fermarsi al singolo caso: “Ecco perché è importante che questo sabato due comuni della provincia di Roma, Artena e Colleferro, promuovano una manifestazione per la salute e la sicurezza sul lavoro e per ricordare i propri concittadini morti di lavoro”. Sottolineando che dovrebbe avvenire ovunque “perché ricordare i nomi, i volti, le storie, strappare le persone dalle fredde statistiche è il primo atto per invertire la normalizzazione della strage e rimettere al centro del modello di fare impresa l’umanità”. L'articolo Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero: “Un’altra vittima nella filiera degli appalti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Silenzio assenso e sanatoria sugli abusi ‘storici’: ecco la riforma dell’edilizia. Opposizioni: “Salvini porta il condono in cdm”
Silenzio-assenso o silenzio-devolutivo in caso di inerzia dell’amministrazione competente. Sanatoria facilitata per gli abusi storici. Semplificazione delle procedure. Digitalizzazione. Sono queste alcune delle novità contenute all’interno della riforma dell’edilizia, che approderà il 4 dicembre sul tavolo del consiglio dei ministri. Nella fattispecie si tratta di una legge delega per la revisione del Tue, il Testo unico del settore. Gli obiettivi, come detto, vanno dalla semplificazione degli iter burocratici alla modernizzazione digitale del settore, dal superamento della frammentazione regionale al riordino dei titoli edilizi, passando per una sanatoria facilitata per gli abusi precedenti alla cosiddetta ‘legge ponte’ sull’urbanistica del 1967. Una narrazione, quella del governo, fortemente contestata dalle opposizioni, con Angelo Bonelli ad attaccare: “Domani Matteo Salvini porta il condono in consiglio dei ministri“. L’ITER BUROCRATICO DELLA LEGGE Il governo avrà 12 mesi per adottare i decreti legislativi per una riforma che il Mit vuole ampia e organica, in grado di superare le disparità nate a livello locale da legislazioni regionali differenti tra loro, di dare certezza alle norme e di prevenire anche l’eventuale contenzioso costituzionale. Un intervento “non più differibile”, come viene definito, per ottenere “un quadro normativo certo, semplice, moderno e capace di sostenere lo sviluppo economico, la sicurezza dei cittadini e la riqualificazione del patrimonio immobiliare nazionale”. La delega stabilisce quindi alcuni principi base, come ad esempio la tutela dei beni culturali e paesaggistici o il rispetto delle norme igienico-sanitarie delle abitazioni. Dà poi delle linee guida da seguire nei decreti successivi, in continuità con il decreto Salva Casa del 2024. Una di queste è il rafforzamento del meccanismo del silenzio-assenso. COSA C’È NELLA RIFORMA Per ridurre i termini previsti per il rilascio o la formazione dei titoli edilizi e contrastare “l’immobilismo burocratico“, si porrà “rinnovata enfasi sul meccanismo del silenzio-assenso o del silenzio–devolutivo in caso di inerzia dell’amministrazione competente”, si spiega nella relazione illustrativa al provvedimento. Allo stesso tempo, per assicurare la certezza dei tempi dei procedimenti, si dovranno definire meccanismi procedurali che assicurino il rispetto di “termini perentori, eventualmente prevedendo poteri sostitutivi o soluzioni per superare i blocchi derivanti da ritardi o disaccordi tra amministrazioni coinvolte”. Tra gli obiettivi c’è poi quello di razionalizzare i procedimenti amministrativi finalizzati al rilascio o alla formazione dei titoli in sanatoria, senza modificarne i requisiti sostanziali, ma intervenendo sui processi per renderli più efficienti. Come già emerso nella prima bozza del ddl circolata il 24 settembre scorso, si punta anche ad introdurre procedure semplificate per la regolarizzazione degli abusi realizzati prima dell’entrata in vigore della legge del ’67. Parallelamente, si procederà alla razionalizzazione dei regimi sanzionatori propedeutici al rilascio dei relativi titoli in sanatoria. Le sanzioni saranno commisurate all’entità della trasformazione edilizia o urbanistica, alla gravità della difformità, ovvero al valore delle opere realizzate. “DOMANI SALVINI PORTA IL CONDONO IN CDM” “Domani Salvini porterà in Consiglio dei ministri un condono edilizio, modificando il Testo unico 380/2001. Continua così l’opera di devastazione del territorio da parte di Salvini, che sta trasformando il Paese in un laboratorio di condoni permanenti. Alcuni giorni fa, con l’articolo 40 del dl Semplificazioni, hanno già autorizzato la costruzione di immobili in aree con vincolo idrogeologico tramite silenzio-assenso. Una scelta gravissima, che apre alla realizzazione di edifici in zone dove ogni errore può trasformarsi in tragedia”. Così Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa verde. “Il silenzio-assenso sugli abusi – aggiunge – significa una cosa sola: verranno sanati immobili in aree vincolate, perfino in zone a rischio sismico e idrogeologico. È un atto di irresponsabilità politica e istituzionale. Questa norma è criminogena e vergognosa: legittima l’irregolarità, premia chi ha violato le regole e mette in pericolo la sicurezza dei cittadini“. “Il governo smetta di usare la burocrazia come pretesto per aprire l’ennesima stagione di condoni e intervenga invece per rafforzare i controlli, la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio“, conclude Bonelli. L'articolo Silenzio assenso e sanatoria sugli abusi ‘storici’: ecco la riforma dell’edilizia. Opposizioni: “Salvini porta il condono in cdm” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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