Un operaio di 57 anni è morto in cantiere dopo essere stato travolto dal
cemento. L’incidente è avvenuto lunedì sera a Guidonia Montecelio, nell’area
della città metropolitana di Roma, negli impianti della Buzzi Unicem. Il
lavoratore, dipendente di una ditta esterna come hanno comunicato i sindacati,
sarebbe rimasto travolto dal materiale grezzo durante le operazioni di pulizia
dei silos.
“Dall’inizio dell’anno è la terza vittima del lavoro accertata nel Lazio e,
ancora una volta, nella filiera degli appalti”, hanno denunciato Cgil e Fillea
Cgil di Roma e Lazio, ritenendo “inaccettabile che il lavoro continui ad essere
causa di morte e sofferenza per chi per vivere deve lavorare e per i loro
familiari, a cui siamo vicini ed esprimiamo tutto il nostro sostegno”. E hanno
concluso: “Continueremo a mobilitarci per fermare questa strage e affinché le
istituzioni facciano la loro parte, a partire dall’attuazione del piano
regionale sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Per la morte del 57enne – che aveva due figli – i sindacati hanno organizzato
uno sciopero per l’intero turno di lavoro di martedì. “Uno sciopero di dolore,
di rabbia e di denuncia, ma soprattutto di umanità. Dobbiamo continuare a
mobilitarci, come stiamo facendo oggi”, ha detto il segretario generale della
Cgil di Roma e del Lazio, Natale Di Cola. E ha lanciato l’appello alle
istituzioni: “Fermare la strage nei luoghi di lavoro deve essere una priorità
dell’intera società, a cominciare dalle istituzioni che, anche nel territorio,
devono attivarsi e fare tutto il possibile per fermare questa vergogna”.
Una risposta politica che non deve fermarsi al singolo caso: “Ecco perché è
importante che questo sabato due comuni della provincia di Roma, Artena e
Colleferro, promuovano una manifestazione per la salute e la sicurezza sul
lavoro e per ricordare i propri concittadini morti di lavoro”. Sottolineando che
dovrebbe avvenire ovunque “perché ricordare i nomi, i volti, le storie,
strappare le persone dalle fredde statistiche è il primo atto per invertire la
normalizzazione della strage e rimettere al centro del modello di fare impresa
l’umanità”.
L'articolo Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero:
“Un’altra vittima nella filiera degli appalti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Lazio
Il Viminale continua con il pugno duro contro gli ultras violenti. Dopo i
supporter di Roma e Fiorentina, ne fanno le spese sono i tifosi di Lazio e
Napoli: anche per loro è arrivato il divieto di trasferta fino alla fine della
stagione calcistica. A disporre lo stop è stato il ministro dell’Interno Matteo
Piantedosi stavolta dopo gli scontri in autostrada A1 avvenuti domenica scorsa
tra gli ultras delle due squadre. Il divieto non si applicherà al derby
Roma-Lazio ancora da calendarizzare ma al momento in programma per il 17 maggio
prossimo, visto che non ci saranno movimenti esterni di tifoserie al di fuori
della propria città.
Gli episodi violenti si erano verificati nella mattinata di domenica nel tratto
fra Ceprano e Frosinone, quando gli ultras biancocelesti – di ritorno dalla
trasferta a Lecce – erano entrati in contatto con quelli del Napoli, diretti a
Torino per la partita contro la Juventus. A fronteggiarsi sono state decine di
soggetti con il volto coperto e armati di bastoni, che hanno provocato il blocco
dell’autostrada per alcuni minuti. All’arrivo delle pattuglie della polizia
stradale gli ultras erano già risaliti nelle auto e nei minivan dileguandosi. Ma
poco dopo 80 laziali erano stati intercettati e identificati dagli agenti alle
porte di Roma: alla vista delle forze dell’ordine avevano gettato lungo il
ciglio della strada bastoni e coltelli da cucina, poi sequestrati. Ed oltre 300
tifosi napoletani erano stati in serata identificati al loro arrivo a Torino.
Lo stesso provvedimento era stato preso la settimana scorsa dal Viminale nei
confronti dei supporter viola e giallorossi, a seguito degli scontri – sempre
sulla A1 – tra gli ultrà delle due squadre, che avevano di fatto bloccato il
tratto autostradale all’altezza di Bologna, per affrontarsi con mazze e
spranghe. Le misure del ministero arrivano in una fase in cui sono tornati ad
essere frequenti gli scontri fra tifosi. Alcuni giorni fa gli ultrà del Bologna
hanno ingaggiato una violenta rissa a Como, prima della partita allo stadio
Sinigaglia: ci sono stati due arresti e 53 denunce. Risale al 14 dicembre,
invece, un episodio di guerriglia urbana davanti allo stadio di Marassi, fra i
tifosi del Genoa e quelli dell’Inter, con gli ultras che si sono lanciati bombe
carta, fumogeni e bottiglie e con un furgone e uno scooter che hanno preso
fuoco, con l’intervento di polizia e carabinieri che hanno sparato lacrimogeni e
con un denso fumo acre che ha avvolto le strade che portano allo stadio.
L'articolo Stop alle trasferte per gli ultras di Lazio e Napoli dopo gli scontri
sull’A1 proviene da Il Fatto Quotidiano.
È successo di nuovo, ancora una volta le autostrade italiane sono diventate il
teatro per gli scontri tra tifosi di calcio. Oggi, così come accaduto pochi
giorni fa, è l’A1 lo scenario della violenza: all’alba, infatti, un gruppo di
tifosi del Napoli, diretti a Torino, e uno della della Lazio di rientro da
Lecce, sono entrati in contatto lungo la carreggiata nord che è stata bloccata
per alcuni minuti. Sul posto la polizia e la polizia stradale. I partecipanti,
di cui molti a volto coperto, si sono fronteggiati con mazze e bastoni. Da una
prima ricostruzione, gli ultras sono scesi da auto e minivan e si sono scontrati
lungo la carreggiata tra Ceprano e Frosinone. La polizia è intervenuta dopo la
segnalazione della presenza di più persone con il volto coperto, armate di
bastoni, che si stavano affrontando direttamente in autostrada, che è rimasta
chiusa per alcuni minuti. Poi i due gruppi sono risaliti nei veicoli e si sono
allontanati. Una dinamica identica in tutto e per tutto a quella di una
settimana fa, quando gli ultras di Roma e Fiorentina si sono scontrati sempre
sulla A1 all’altezza di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna. Proprio a
causa di questi incidenti, a entrambe le tifoserie sono state vietate le
trasferte fino alla fine della stagione.
Alla fine, almeno 80 tifosi laziali sono stati intercettati dalla polizia al
casello di Monte Porzio Catone, dopo gli scontri. Una volta bloccati sono stati
identificati anche con il supporto della polizia scientifica. Dall’interno di
uno dei van diretti verso la barriera autostradale, alla vista degli agenti, gli
ultras hanno cercato di liberarsi delle armi usate durante gli scontri: bastoni,
mazze e coltelli da cucina, tutto sequestrato dagli agenti. Secondo quanto
comunicato dalla Questura di Roma, dopo gli scontri è scattato immediatamente il
piano che ha consentito di monitorare in progressione lo spostamento lungo la
grande viabilità e, una volta che i tifosi della Lazio si sono indirizzati verso
la barriera autostradale di Monte Porzio Catone, sono stati intercettati e
bloccati.
Altri supporter biancocelesti, che viaggiavano a bordo di un pullman, sono stati
intercettati nella zona di Piazza Don Bosco e hanno tentato di sottrarsi ai
controlli. Alcuni sono stati comunque rintracciati e trovati in possesso di
taglierini e petardi. All’interno del pullman sono stati trovati caschi, aste e
petardi che saranno sequestrati. La posizione di ciascuno – assicura la Questura
– sarà “attentamente vagliata anche all’esito della ricostruzione del contatto
che ha visto coinvolta la tifoseria laziale con la tifoseria napoletana ai fini
delle eventuali comunicazioni all’Autorità giudiziaria nonché dell’adozione del
provvedimento del Daspo”.
L'articolo Scontri tra tifosi del Napoli e della Lazio sull’autostrada A1 nei
pressi di Frosinone: 80 identificati, sequestrate mazze e coltelli proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Dal primo febbraio cambiano le regole per le ricette per le prime visite
specialistiche e per gli esami diagnostici nel Lazio e, con esse, si riaccende
lo scontro sulle liste d’attesa nella sanità pubblica. La Regione ha deciso di
ridurre in modo significativo la validità delle impegnative, legandola in modo
più stringente alle classi di priorità indicate dai medici. Una scelta che il
presidente Francesco Rocca, che ha mantenuto per sé la delega alla sanità,
rivendica come un intervento di “ordine e trasparenza per sfoltire le liste
d’attesa”, ma che per molti cittadini rischia di trasformarsi nell’ennesimo
ostacolo in un sistema già congestionato, dove le prime disponibilità arrivano
spesso nel 2027.
Fino a oggi, infatti, la validità delle ricette era fissata a 180 giorni,
indipendentemente dalla priorità. Dal primo febbraio, invece, il quadro cambia
radicalmente. Le prescrizioni con priorità Urgente (U), da erogare entro 72 ore,
avranno una validità di soli 10 giorni. Quelle con priorità Breve (B), che
dovrebbero garantire l’accesso entro 10 giorni, scenderanno a 20 giorni. Per la
priorità Differita (D) la validità sarà di 40 giorni per le visite e di 70 per
le prestazioni strumentali, contro i 180 attuali. Infine, per la classe
Programmata (P), da erogare entro 120 giorni, la validità si riduce a 130
giorni.
Un intervento che, secondo Rocca, mette fine a un sistema “caotico”. In un video
pubblicato sui suoi profili social, il presidente ha spiegato che “tantissimi
cittadini nel Lazio chiamano per richiedere un appuntamento ben oltre i termini
entro cui la prestazione dovrebbe essere erogata in base alla classe di
priorità”. Proprio la lunga durata delle ricette, sempre secondo il governatore,
avrebbe finito per alterare l’ordine delle liste: chi prenota molto tempo dopo,
ma con una priorità elevata, rischierebbe di superare chi aveva una priorità
differita ma si era mosso prima. Da qui la necessità, ribadisce Rocca, di un
sistema che non penalizzi nessuno ma renda le regole più chiare.
Ma il messaggio non ha convinto una parte consistente dei cittadini. I video del
presidente sono stati sommersi da commenti critici, in cui la riduzione della
validità delle ricette viene letta come un modo per scaricare sui pazienti
responsabilità che, secondo molti, stanno altrove. “Ah quindi il problema erano
le ricette, non le liste d’attesa?”, scrive un utente. “Avrete triplicato le
risorse, immagino. Perché se resta tutto così, medici, infermieri e macchinari
non diventano super potenti”. C’è chi racconta di non aver “mai trovato posto
neanche contattando il CUP il giorno stesso dell’emissione della prescrizione
con urgenza”, e chi invita la Regione a “non distogliere l’attenzione dal reale
problema”.
Altri parlano di agende sistematicamente chiuse, di ricette che scadono non per
disorganizzazione dei cittadini ma per l’impossibilità materiale di prenotare.
“Fatevi un giro nei CUP, chiedete ai pazienti”, scrive una donna. “Siamo noi ad
avere il vero polso della situazione e a sentirci dire che prima del 2027 tante
visite non sono disponibili”. Nei commenti riaffiora anche la frustrazione di
chi vede nella riforma un intervento di facciata che non incide sull’offerta
reale di prestazioni. “Se ho una prescrizione urgente e mi rispondono che non
c’è posto prima di quattro mesi, che senso ha parlare di urgenza?”, scrive un
altro cittadino. E c’è chi arriva a una conclusione più radicale: “Avete dato la
sanità ai privati e alle assicurazioni. Se hai soldi ti curi, altrimenti crepi
nell’attesa”.
Alle proteste dei cittadini si sono aggiunte quelle delle opposizioni. Daniele
Leodori, segretario del Pd Lazio e consigliere regionale, commenta a
ilfattoquotidiano.it: “La responsabilità delle liste d’attesa non può essere
scaricata sui cittadini come fa il presidente Rocca, riconducendo il problema al
momento in cui chiamano per la prenotazione. Così si rovescia la realtà: il
problema non è quando i cittadini prenotano, ma il fatto che, ignorando le
priorità indicate dal medico, visite ed esami vengano fissati a distanza di mesi
o addirittura di un anno”. Secondo Leodori, la riduzione della validità delle
impegnative non affronta il nodo centrale: “Non aumenta l’offerta di prestazioni
e non riduce le liste d’attesa. La verità è che sempre più persone sono
costrette a rivolgersi alla sanità privata per potersi curare. È una situazione
inaccettabile”. La vera urgenza, conclude, è “investire in modo strutturale e
continuativo nella sanità pubblica, potenziando personale, strutture e servizi”.
L'articolo Lazio, dall’1 febbraio si cambia sulle ricette mediche: ma le nuove
regole del presidente Rocca scatenano proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ucciso selvaggiamente dal suo compagno di stanza, un cittadino romeno di 26
anni, che lo ha massacrato di botte alla testa usando la spalliera del letto
come spranga. È morto così Antonio Domenico Martinelli, 72enne ex dipendente di
banca ricoverato da tempo nel reparto psichiatrico dell’ospedale De Lellis di
Rieti.
L’aggressione è avvenuta nel pomeriggio di mercoledì 21 gennaio. I sanitari sono
intervenuti immediatamente, ma per la vittima non c’è stato niente da fare. La
direzione della struttura non ha rilasciato dichiarazioni in merito all’accaduto
e ancora non si conoscono i particolari della vicenda, su cui stanno indagando i
Carabinieri del Comando provinciale, coordinati dal magistrato di turno.
L'articolo Picchiato con la spalliera del letto dal compagno di stanza
d’ospedale: ucciso a Rieti un 72enne ricoverato in Psichiatria proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Un’ondata di maltempo sta colpendo il Lazio con effetti diffusi sulla mobilità e
sulla sicurezza dei cittadini. Le piogge intense hanno causato allagamenti,
interruzioni ferroviarie e interventi di emergenza in più aree della regione, da
Roma al litorale, fino al Cassinate. Roma Capitale – attraverso la Protezione
Civile – ha disposto misure di sicurezza lungo il Tevere: chiusi gli accessi
alle banchine nel tratto urbano e attivato il piano speditivo Aniene. Il Centro
Funzionale Regionale ha infatti emesso un’informativa che riporta un
innalzamento dei livelli idrici dei fiumi, a seguito delle piogge che hanno
interessato e che interesseranno i bacini e i suoi principali affluenti.
La circolazione sulla linea ferroviaria regionale Roma–Castelli Romani è stata
sospesa in prossimità di Ciampino a causa dei danni provocati dal maltempo. I
treni regionali, informa Trenitalia, possono registrare ritardi, limitazioni di
percorso e cancellazioni. Disagi analoghi si registrano anche sulla linea
Roma–Velletri–Albano–Frascati: dalle 3.30 la circolazione resta interrotta per
l’allagamento della sede ferroviaria nei pressi di Ciampino. Rete ferroviaria
italiana ha attivato un servizio sostitutivo con autobus.
Nella capitale, all’alba, i Vigili del fuoco sono intervenuti in via Ardeatina
per soccorrere due camionisti rimasti intrappolati nei loro mezzi a causa
dell’allagamento della strada. Le squadre del distaccamento Tuscolano 2 e del
nucleo speleo alpino fluviale sono riuscite a raggiungerli e a metterli in
salvo.
Le precipitazioni persistenti stanno mettendo in difficoltà anche il litorale
romano. A Fiumicino si registrano allagamenti in diverse zone, con un albero
caduto su via di Torrimpietra in direzione Torrimpietra. Strade sommerse
dall’acqua a Focene — tra Mare Nostrum e viale di Focene — e a Isola Sacra, dove
tombini fognari risultano in sofferenza, in particolare sul Lungomare della
Salute e in piazzale Molinari. A causa delle avverse condizioni meteo sono stati
annullati eventi pubblici: la Befana Isolana e il “Presepe Vivente” previsto a
Testa di Lepre.
Situazione critica anche nel Cassinate. A Cassino otto persone sono state
evacuate dalle loro abitazioni e messe in sicurezza per i numerosi allagamenti
provocati dalle piogge. Nella zona industriale l’acqua ha raggiunto in alcuni
immobili i 50 centimetri di altezza. Gli evacuati sono stati ospitati presso
familiari residenti in aree considerate più sicure dal punto di vista
idrogeologico; le abitazioni restano sotto vigilanza per prevenire sciacallaggi.
È in corso una ricognizione per verificare la funzionalità dei canali di scolo e
dei sottopassi cittadini.
Gli effetti del maltempo si estendono anche fuori regione. A L’Aquila, in
località Sant’Antonio, un sopralluogo tecnico ha accertato infiltrazioni d’acqua
in due alloggi del progetto Case, realizzati dopo il sisma del 2009. Le
verifiche dei Vigili del fuoco hanno portato alla dichiarazione di inagibilità e
all’evacuazione degli occupanti. Sulla base della relazione tecnica, il sindaco
Pierluigi Biondi e l’assessore ai lavori pubblici Vito Colonna hanno definito
interventi urgenti e disposto una sistemazione temporanea per gli inquilini
presso il Centro servizi anziani e l’Hotel canadian, assicurando il monitoraggio
costante della situazione.
L'articolo Maltempo senza tregua nel Lazio: treni fermi, strade allagate ed
evacuazioni. Tevere e Aniene sotto osservazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Se si volesse fare una battuta, si potrebbe davvero dire “Mamma li turchi”. Ma
il calciomercato, tra i suoi mille frenetici deliri, è cosa seria. Soprattutto
se ‘li turchi’ sono quelli che poi possono portare denaro fresco, freschissimo,
per le casse delle società italiane che non sempre godono di ottima salute.
Così, club come Galatasaray (la squadra che per esempio ha risolto, in qualche
modo, il problema Osimhen al Napoli) o Fenerbahçe, alla fine vengono sempre
ascoltate con grande attenzione. Ed è quello che stanno facendo Inter, Milan e
Lazio. Non proprio club di secondo piano.
ASSALTO A FRATTESI
Il primo caso, è quello nerazzurro. Con il Galatasaray fortemente interessato a
quel Davide Frattesi diventato un piccolo (ma non grave) caso del mercato
invernale. Ci aveva pensato la Juve a dicembre, perché piace molto a Spalletti,
ma la valutazione superiore ai 30 milioni di euro data dall’Inter ha sùbito
fatto allontanare i bianconeri. Perché l’intenzione dell’Inter è chiara: il
centrocampista, che quest’anno sta giocando poco anche a causa di un infortunio,
ha rappresentato un investimento importante per il club.
E non può essere svenduto, al netto del fatto che sia stato meno protagonista di
quanto si era previsto quando è arrivato nel 2023. E se la Juventus si è
defilata, non si è affatto spaventato il Gala, intenzionato a investire, tra
parte fissa e bonus, circa 35 milioni. Voila. Si ragiona su un prestito con
obbligo di riscatto che non sia però legato a particolari condizioni (la
richiesta dell’Inter). Frattesi? È molto tentato dalla proposta. E non è da
escludere per niente che, alla fine, la accetterà. Marotta, poi, è stato chiaro:
“Non abbiamo ricevuto proposte ancora, ma se dovessero arrivare le valuteremmo
con attenzione”. Un modo per dire chiaro e tondo che sia sul mercato.
SHOPPING ‘ITALIANO’
Il Galatasaray a centrocampo sta puntando la sua fiche sull’ex Sassuolo. Il
Fenerbahçe, invece, su altri due giocatori. Uno è Guendouzi, con cui ha avviato
dei contatti negli scorsi giorni per capire se fosse interessato a trasferirsi
in Turchia. La risposta del francese non è stata negativa, ma la Lazio, finora,
ha fatto muro. “O arriva un’offerta veramente irrinunciabile, o Guendouzi resta
con noi”, il succo del discorso fatto dal ds Fabiani ai suoi interlocutori.
Tradotto: oltre 30 milioni di euro per raggiungere un’intesa. Soldi, che,
sommati ai 30 per la cessione di Castellanos al West Ham, permetterebbero alla
Lazio di avere tanti soldi da reinvestire sul mercato e per sistemare
definitivamente le casse societarie.
Casse che non sono in bilico in casa Milan, per quanto i conti siano da tenere
in ordine. E sarebbero certamente in ordine se, alla fine, proprio il Fenerbahçe
dovesse affondare il colpo per Cristopher Nkunku. L’attaccante francese, pagato
quasi 40 milioni bonus inclusi, non ha del tutto convinto. Anzi. La doppietta di
fine anno con il Verona ha riacceso una fiammella che sembrava a dirla tutta già
spenta da tempo. Il giocatore vorrebbe ancora giocarsi le sue carte in
rossonero, ma se il Fener dovesse veramente insistere e arrivare a offrire una
cifra simile a quella spese in estate, allora gli scenari potrebbero cambiare
radicalmente.
Di fatto, se tutte e tre le operazioni dovessero andare in porto alle cifre di
cui sopra, in Italia arriverebbero qualcosa come 120 o 130 milioni di euro per
tre giocatori. Non male, per un mercato di gennaio che di solito raramente vede
un flusso così alto di denaro. Se non per occasioni irrinunciabili. Eccole qui.
L'articolo “Manna li turchi”, da Frattesi a Guendouzi: con i soldi (e le super
valutazioni) dei club di Istanbul le società di A possono reinvestire proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Scambio elettorale politico-mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso,
trasferimento fraudolento di valori e turbata libertà degli incanti. I
carabinieri del comando provinciale di Latina stanno eseguendo una misura
cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della procura
distrettuale antimafia capitolina.
I provvedimenti riguardano persone gravemente indiziate, a vario titolo, di
scambio elettorale politico-mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso,
trasferimento fraudolento di valori e turbata libertà degli incanti.
Tra i destinatari figura anche una persona appartenente al clan camorristico
Licciardi, parte dell’Alleanza di Secondigliano. È in corso il sequestro
preventivo, ai fini della confisca, di beni immobili e quote societarie per un
valore complessivo superiore a 10 milioni di euro. L’operazione interessa Roma,
Napoli, Terracina, Latina e provincia.
L'articolo Voto di scambio politico-mafioso ed estorsione: arresti tra Lazio e
Campania proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Dubbi non ci sono, non c’è rigore e non c’è mai fallo contro la difesa. La
soluzione migliore era calcio d’angolo. Rimane una cosa non gestita bene”. Così
Gianluca Rocchi, designatore arbitrale per i campionati di Serie A e Serie B, a
Open Var, rubrica su Dazn in cui vengono spiegati gli episodi arbitrali
dell’ultima giornata, in merito al finale di Milan-Lazio e al tocco di braccio
di Pavlovic e al presunto fallo ai suoi danni commesso da Marusic.
Per Rocchi l’azione da esaminare “meritava un check di 15 secondi, non c’era
nessun grado di punibilità. Il Var va in quella direzione subito e non riesco a
capire cosa sia scattato nella testa di questi ragazzi. La decisione migliore
era calcio d’angolo, logica la scelta”, presa inizialmente dall’arbitro Collu,
prima dell’intervento del Var, ha precisato Rocchi. Nessun dubbio quindi per il
designatore arbitrale, che non ha nascosto così il proprio disappunto per la
gestione della situazione creatasi all’ultimo minuto di Milan-Lazio.
Ma ricostruiamo. In una delle ultime azioni della sfida tra Milan e Lazio – con
i rossoneri in vantaggio per 1-0 per il gol di Rafael Leao – su un cross in
area, il difensore della Lazio Alessio Romagnoli calcia al volo con il piattone
di sinistro, ma Pavlovic – di spalle – devia con il gomito. L’arbitro Collu
assegna un calcio d’angolo, ma viene richiamato dal var Di Bello (che adesso
sarà fermato per un turno prima di ripartire dalla Serie B) dopo un check da
Lissone.
Una situazione che – tra on field review e dialogo tra var e arbitro – dura
tantissimo, oltre sei minuti, e che poi porta Collu all’annuncio a centrocampo:
Pavlovic commette fallo di mano, ma prima subisce fallo da Marusic. Quindi si
riparte con un calcio di punizione in favore del club rossonero. Decisione non
condivisa dal designatore arbitrale Gianluca Rocchi, che ha sentenziato: la
decisione corretta sarebbe stata ripartire con un calcio d’angolo.
L'articolo “Meritava un check di 15 secondi, non capisco cosa sia scattato nella
loro testa”: Rocchi boccia la gestione del Var in Milan-Lazio proviene da Il
Fatto Quotidiano.
A San Siro è il minuto 95′ di un combattuto Milan-Lazio. Il biancoceleste
Alessio Romagnoli sfrutta, al volo, l’utile pallone messo in mezzo da Nuno
Tavares e colpisce il gomito del difensore di casa Strahinja Pavlovic. Rigore?
L’arbitro Collu concede calcio d’angolo prima di essere sommerso dalla
rivendicazioni laziali e di venir richiamato all’on-field review dal Var Di
Paolo.
Il direttore di gara a rivedere l’azione ci arriverà diversi minuti dopo.
Intanto sul campo inizia la tipica sceneggiata passionale delle panchine,
guidata dai più disparati collaboratori e assistenti e, ovviamente, da
Massimiliano Allegri. Il livornese inizia a sentir stretta la giacca, improvvisa
l’ormai iconico gesto e si rivolge prima al quarto uomo e poi allo stesso Collu.
All’arbitro dice così: “ogni volta che ci sei te è un casino”. Parole che
probabilmente gli costano l’espulsione. A fare il giro di internet sarà
l’espressione del tecnico colta dalla body-cam.
Prima di abbandonare il terreno di gioco l’allenatore, figura oltre il
carismatico del nostro calcio, ha il tempo per un’altra uscita ad effetto.
Litiga con Marco Ianni, il secondo di Sarri, che lo prende per un braccio. In
quei sette minuti e mezzo che passano tra il contatto fisico palla-gomito e la
ripresa del gioco, Milan-Lazio è una nave ingovernabile.
Il direttore fa letteralmente fatica a raggiungere il monitor e una volta
raggiunto fa fatica a utilizzarlo. Alla fine, dopo aver rivisto l’azione, Collu
riconosce il braccio largo del serbo ma punisce una trattenuta del terzino
Marusic ai suoi danni, prima dell’infrazione. Punizione per il Milan battuta nel
boato di San Siro.
In casa Lazio, ovviamente, c’è incredulità per la decisione durante e dopo la
gara. I più accesi negli ultimi minuti sono Guendouzi e Zaccagni, la partita si
conclude al minuto 103 con un pratico 1 a 0 per il diavolo, il terzo nelle
ultime quattro gare che porta Allegri primo in attesa della Roma. E se nel post
partita il tecnico rossonero conferma la sua frase rivolta verso il direttore di
gara a farsi sentire è il silenzio della Lazio.
La squadra capitolina chiama il silenzio stampa e pubblica su Instagram il video
del galeotto fallo di mano. Accompagnato dalla descrizione: “Ci dispiace non
andare in sala stampa, questa sera le immagini parlano per noi”. Ciò che si
lamenta sempre più spesso nel nostro calcio non è però tanto la chiarezza degli
avvenimenti, quanto l’interpretazione che le immagini possono avere. Fotogrammi
che sembrano poter dire tutto e il contrario di tutto, guardate a fondo e a
ritroso come accade, possono sempre riscontrare irregolarità pregresse.
Ad ogni modo, già ad inizio mese il tecnico Maurizio Sarri aveva lamentato un
certo disagio verso la classe arbitrale, chiedendo che venissero noleggiati
arbitri dall’estero per sopperire al basso livello dei direttori italiani. In
quel contesto la società di Lotito si dissociò immediatamente, ma le polemiche
arbitrali (sebbene rimangano ataviche nel nostro calcio) da un paio d’anni non
accennano a fermarsi. L’ospite inquietante nei soliti discorsi non è più però
tanto il potere o lo strapotere “politico” dei grandi club, quanto una presa
d’atto di un basso livello qualitativo all’interno della scuderia dei dirigenti
di gara.
L'articolo Milan-Lazio: il (forse) rigore, la giacca di Allegri e le polemiche.
E la squadra di Sarri va in silenzio stampa proviene da Il Fatto Quotidiano.