Un operaio di 22 anni è morto in un incidente sul lavoro avvenuto dentro un
capannone a Selvazzano Dentro (Padova). Sul posto sono intervenuti i sanitari
del Suem 118 assieme ai Carabinieri.
La vittima, cittadino senegalese e residente a Padova, secondo una prima
ricostruzione dei fatti, nel tentativo di effettuare il rabbocco del fluido di
un macchinario, è rimasta incastrata all’interno di un cilindro, morendo
all’istante a causa delle lesioni riportate.
Nell’incidente un collega di lavoro è rimasto ferito alla mano destra, nel
disperato tentativo di prestare soccorso e liberarlo. Sul posto, oltre all’Arma
per i rilievi di legge, è intervenuto il personale dello Spisal per accertare
l’esatta dinamica dell’incidente e verificare il rispetto delle norme sulla
sicurezza nei luoghi di lavoro. Due giorni fa un operaio di 30 anni era morto a
Modugno (Bari).
L'articolo Operaio 22enne muore incastrato in un macchinario, ferito il collega
che ha tentato di salvarlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un’altra morte sul lavoro, questa volta nella zona industriale di Modugno, alle
porte di Bari. Un operaio di 30 anni, originario di Andria, ha perso la vita
sabato mattina dopo essere precipitato dal tetto di un capannone industriale su
cui stava lavorando. Secondo le prime informazioni, l’uomo si trovava sul
terrazzo della struttura, probabilmente su una superficie non portante, quando
ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto da un’altezza di circa sei metri.
L’impatto non gli ha lasciato scampo: il decesso sarebbe avvenuto sul colpo.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli ispettori dello Spesal dell’Area
Metropolitana della Asl di Bari, incaricati come organo tecnico di supporto
all’autorità giudiziaria. Gli accertamenti sono in corso per chiarire con
precisione la dinamica dei fatti, verificare le condizioni di sicurezza del
cantiere e stabilire eventuali responsabilità. L’attenzione degli investigatori
si concentra in particolare sulla natura della superficie su cui il lavoratore
stava operando e sul rispetto delle misure di prevenzione previste per lavori in
quota. La Procura di Bari aprirà un fascicolo sull’accaduto e nei prossimi
giorni disporrà una consulenza medico-legale per determinare con esattezza le
cause del decesso.
L’episodio riporta al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro,
soprattutto in contesti ad alto rischio come quelli legati alle attività in
quota, dove il rispetto delle procedure e dei dispositivi di protezione
rappresenta un elemento decisivo per prevenire tragedie.
Solo pochi giorni fa, il 17 marzo, un altro incidente mortale si era verificato
in provincia di Bari, a Ruvo di Puglia. Un uomo di 72 anni era morto intorno
alle 5 del mattino all’interno della sua ditta, in via De Curtis, a causa di un
trauma da schiacciamento. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo sarebbe stato
investito da un muletto durante una manovra effettuata da un operaio, poi
iscritto nel registro degli indagati. Inutili i soccorsi del 118, mentre i
carabinieri hanno avviato le indagini e posto sotto sequestro il mezzo
coinvolto. Sull’episodio la Procura di Trani ha aperto un’inchiesta per omicidio
colposo, con l’obiettivo di chiarire responsabilità e dinamica dell’accaduto.
L'articolo Operaio muore cadendo dal tetto di un capannone industriale a Modugno
(Bari) proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Un ragazzo di 23 anni morto sul lavoro non meritava questo. Ci aspettavamo
giustizia per Mattia, non tutta questa delusione e un dolore che non ti fa
respirare”. La solita voce, carica di energia, di Monica Michielin, lascia il
posto a quella rotta dal pianto. Tra le lacrime riesce a commentare la sentenza
del processo per la morte del figlio, Mattia Battistetti, il 23enne travolto da
un bancale di 15 quintali caduto da una gru il 29 aprile 2021 in un cantiere a
Montebelluna (Treviso). Il tribunale di Treviso questa mattina ha condannato in
primo grado a un anno e sei mesi con pena sospesa Loris Durante, gruista della
Costruzioni Bordignon, Marco Rossi, responsabile del servizio prevenzione e
protezione, e Gabriele Sernagiotto, coordinatore per la sicurezza in fase
esecutiva. Mentre il legale rappresentante della ditta che aveva eseguito il
montaggio della gru da cui si è staccato il carico, il titolare del cantiere e
responsabile dei lavori e il legale rappresentante dell’azienda per cui lavorava
Battistetti sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo e violazione
delle norme di sicurezza.
Signora Monica, crede ancora nella giustizia?
È molto difficile riuscirci in questo momento. Non ci saremmo mai aspettati una
sentenza simile. Dopo oltre venti udienze, alla fine delle quali il pubblico
ministero ha chiesto 15 anni complessivi di condanne per gli imputati, cioè
dirigenti, tecnici di cantiere e figure preposte alla sicurezza, come si può
ricevere una sentenza in cui “il fatto non sussiste”? Significa che mio figlio
non è morto per un incidente sul lavoro? Chi l’ha ucciso?
Una decisione che esclude di fatto le responsabilità dirette dei vertici
aziendali inizialmente indagati.
È un mese che mio marito ed io non chiudiamo occhio. Siamo finiti. Non ci
aspettavamo una sentenza che ci rendesse felice, perché la felicità è un’altra
cosa che una madre che perde un figlio difficilmente riuscirà più a provare. Ma
quello che ha deciso la giudice del Tribunale di Treviso, Alice Dal Molin non
posso accettarlo. Mi sono sentita male sentendo quelle parole. Ringrazio gli
amici di Mattia della Croce Bianca che mi hanno subito soccorsa. Il dolore è
troppo forte. È una sentenza che non rende giustizia né a mio figlio né ai
tanti, troppi lavoratori vittime di infortuni mortali sul lavoro. Oggi avevamo
anche la preghiera del Santo Padre, perché mi ha scritto anche lui, ma neanche
quella è servita.
Da cinque anni lei, suo marito e sua figlia vi battete per “ottenere giustizia”.
Chiedete che la morte di Mattina non venga dimenticata.
Mattia non era un numero, né un semplice fatto di cronaca. Era un figlio, una
persona, un ragazzo con una vita davanti, con sogni, affetti e un futuro che gli
è stato tolto. Dietro la sua morte c’è una storia che merita attenzione,
rispetto e verità. Ha lasciato un dolore immenso nella nostra famiglia, ma anche
domande che non nascono dal desiderio di vendetta, ma da un bisogno di verità e
rispetto.
All’esterno del tribunale, la sentenza è stata accolta tra le grida di
“vergogna” dei tanti manifestanti.
In tutti questi anni la nostra battaglia è stata sempre supportata dai colleghi
di Mattia e dai sindacati che si sono costituiti parte civile. Tutti delusi.
L’accusa è stata sempre che Mattia, che lavorava in subappalto, non è più
tornato a casa. E ora non sappiamo neanche di chi è la responsabilità. Tra 60
giorni, quando usciranno le motivazioni della sentenza, faremo ricorso in
Appello. Intanto si continua a morire di lavoro e sul lavoro, nelle fabbriche,
nei campi e nei cantieri edili. Nella nostra famiglia c’è una sedia vuota e
resterà vuota per sempre. Mattia merita giustizia.
L'articolo Mattia Battistetti morto in cantiere a 23 anni: assolti il
responsabile dei lavori e il rappresentante dell’azienda. La madre: “Chi l’ha
ucciso?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un operaio di 62 anni è morto in via Sardorella, a Genova, mentre si trovava in
un cantiere. L’uomo stava lavorando quando è rimasto schiacciato da un
macchinario che si è ribaltato e lo ha travolto.
Sul posto sono arrivati i soccorritori del 118 e un’automedica ma, nonostante il
loro intervento, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. I rilievi sono affidati
all’Ispettorato del lavoro della Asl e ai carabinieri che dovranno ricostruire
la dinamica e le eventuali responsabilità dell’ennesimo incidente sul lavoro.
Articolo in aggiornamento
L'articolo Operaio muore in un cantiere a Genova: è stato schiacciato da un
macchinario proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sono dieci le persone indagate per la morte di Loris Costantino, il 36enne
operaio della ditta d’appalto Gea Power, precipitato lunedì mattina da oltre
dieci metri mentre puliva un nastro trasportatore nella linea E dello
stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. L’operaio è morto dopo avere
calpestato una griglia letteralmente marcia e il piano di calpestio, vetusto, ha
ceduto (qui i dettagli).
Gli avvisi di garanzia sono stati firmati dal pm Marco Colascilla Narducci, che
coordina le indagini dello Spesal e dei carabinieri del Nil per chiarire
dinamica e responsabilità dell’incidente. Tra gli indagati per omicidio colposo
figurano sei dirigenti e responsabili di Acciaierie d’Italia, tra cui il
direttore generale Maurizio Saitta, il direttore dello stabilimento Benedetto
Valli, il capo area agglomerato Giovanni Cellamare, il capo reparto Salvatore
Sperto e i tecnici Cosimo Pace e Fabio Franciosa. Per la ditta di pulizie Gea
Power sono indagati Gabriele Dell’Anna, Fabio Pagliari, Gino Pierri ed Enrico
Pozzessere. Saitta e Valli risultavano già indagati – insieme ad altre 15
persone – per omicidio colposo in concorso per il decesso di un altro operario:
Claudio Salamida, operaio di 46 anni originario di Alberobello e residente a
Putignano, morto il 12 gennaio scorso dopo essere precipitato durante un
controllo delle valvole.
Il pm ha disposto che l’autopsia sarà eseguita dal medico legale Davide
Ferorelli il prossimo 6 marzo, giorno in cui sarà conferito l’incarico. L’esame
si svolgerà nell’obitorio dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto, dove la salma
è custodita, considerato necessario per la partecipazione agli accertamenti
irripetibili e per fare piena luce sulle cause della tragedia. Le indagini,
coordinate tra Procura, Spesal e carabinieri del Nil, mirano a ricostruire con
precisione le responsabilità, verificando eventuali violazioni delle norme sulla
sicurezza sul lavoro e della vigilanza sugli impianti.
L'articolo Ex Ilva, 10 indagati per la morte dell’operaio di 36 anni precipitato
nello stabilimento di Taranto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Loris Costantino è precipitato e ha perso la vita dopo aver fatto “un passo nel
vuoto”. Ha calpestato una griglia letteralmente marcia, coperta dagli avanzi
delle polveri nel reparto Agglomerato dell’ex Ilva di Taranto, e il piano di
calpestio, vetusto, ha ceduto inghiottendo la sua vita, terminata dieci metri
più in basso per le ferite riportate. C’è una foto, pubblicata da Veraleaks di
Luciano Manna, che da anni si batte denunciando l’inquinamento e la scarsa
sicurezza dentro l’acciaieria, a dimostrare in quali condizioni vengo mandati a
lavorare gli operai in un impianto che in questo momento è nelle mani dello
Stato.
Costantino, operatore di una ditta esterna, è morto in circostanze simili a
quelle nelle quali, a gennaio, ha perso la vita Claudio Salamida, 46enne
impiegato da oltre 20 anni nello stabilimento, che è deceduto causa del
cedimento di un grigliato sotto ai suoi piedi, in Acciaieria 2. Lunedì mattina è
successo di nuovo. La procura di Taranto, quaranta giorni fa, aveva sequestrato
solo la zona dell’incidente e lo stesso è stato fatto dopo il decesso di
Costantino. Mentre il governo tenta di cedere il siderurgico, la situazione
degli impianti sembra peggiorare ulteriormente rasentando un rischio intrinseco
di sicurezza a causa della loro età.
Nel reparto Agglomerato, spiega Manna ricordando di aver già denunciato anni fa
in procura la situazione in quella zona del siderurgico, “si cuoce
l’omogeneizzato che poi viene introdotto nell’altoforno e il materiale finissimo
perso su questi nastri e rulli viene, nel vero senso della parola, spalato e
recuperato dagli operai delle ditte dell’indotto con pale, scopettoni e carriole
per essere reintrodotto nel circolo produttivo, specie il materiale finissimo
che ha una pezzatura non adatta all’altoforno”. Il 4 marzo Manna tornerà in
procura per depositare una nuova denuncia, relativa all’incidente mortale, e
agli eventi emissivi di febbraio causati dagli altoforni 2 e 4.
L'articolo Ilva: ecco la grata “marcia” dalla quale è precipitato l’operaio,
morto per la caduta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Due vittime in un mese e mezzo all’ex Ilva di Taranto con una dinamica che, in
attesa dei riscontri delle autorità, appare con evidenti elementi comuni. Ieri
Loris Costantino, 36 anni, operaio della ditta di pulizie Gea Power, è
precipitato nel vuoto mentre effettuava operazioni di pulizia di un nastro
trasportatore nell’area agglomerato, dove si preparano i materiali per la carica
dell’altoforno, “a causa del cedimento di un grigliato”. Lo scorso 12 gennaio a
perdere la vita a causa del cedimento di un grigliato sotto ai suoi piedi, in
Acciaieria 2, è stato Claudio Salamida, 46enne impiegato da oltre 20 anni nello
stabilimento. Due tragedie che, unite a quelle avvenute dal 2003, portano negli
ultimi 23 anni a un totale di 24 morti dovuti a incidenti sul lavoro all’ex Ilva
di Taranto. “Questa tragedia rappresenta lo stato di degrado dello stabilimento.
Sono mesi che chiediamo un confronto per la salute la sicurezza, gli
investimenti, la messa in sicurezza degli impianti”, denuncia il segretario
generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, mentre è in corso lo sciopero di 24
ore (su tre turni) indetto dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb dopo
aver sottolineato di aver “denunciato più volte la condizione di pericolosità
degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni”. Le
morti sul lavoro nel siderurgico tarantino sono state per le cause più
disparate: molti operai sono deceduti in seguito a cadute da ponteggi di
impianti, ad esplosioni di macchinari o al crollo di gru o perché colpiti, nel
corso delle fasi delle varie lavorazioni.
Il 12 giugno 2003, sotto la gestione Riva, due giovani operai dell’Ilva, Paolo
Franco e Pasquale D’Ettorre (24 e 27 anni), morirono a causa del crollo di una
gru nell’area Parchi Minerari. Il commissario Giancarlo Quaranta Quaranta,
all’epoca responsabile, è stato condannato in via definitiva insieme ad altri
quattro imputati. Il 10 aprile 2004 a perdere la vita dopo sette giorni di
agonia per un incidente avvenuto nel reparto Tubificio 1 è stato Saverio
Paracolli, di 45 anni: rimase incastrato fra un tubo e un macchinario.
Silvio Murri aveva 38 anni quando il 21 maggio 2004 morì, dopo 9 giorni di
agonia, per il crollo di un ponteggio. La famiglia seppe trasformare quel
sacrificio in un grande ed estremo gesto di solidarietà: donò gli organi e salvò
cinque vite. L’incidente che è costato la vita il 9 settembre 2005 a Gianluigi
Di Leo, un operaio di 25 anni, è avvenuto nel deposito Bramme 1 dello
stabilimento siderurgico Ilva dove è stato colpito da una trave che non gli ha
lasciato scampo. L’operaio, dipendente dell’Ilva, fu schiacciato e ucciso da una
trave in seguito allo scontro fra due carri-ponte. Nello stesso mese, il 27, a
perdere la vita è stato l’operaio di 47 anni, Giovanni Satta, dipendente di una
ditta appaltatrice: è morto durante i lavori di demolizione del reparto
agglomerato 1.
Il 25 settembre 2006 Luciano Di Natale, 55 anni, titolare di una ditta
appaltatrice è morto schiacciato dopo essere rimasto impigliato in un nastro
trasportatore. Il 2 giugno 2007 il giovanissimo Andrea D’Alessano, operaio di 19
anni della ditta di appalto Modomec, nei pressi dell’altoforno 4, in attesa di
prendere l’ascensore, è stato colpito alla testa da un pesante martello caduto
dall’alto. Dopo una settimana di ricovero, in cui è sempre rimasto in coma,
l’operaio è morto. Aveva 26 anni anni, Domenico Occhinegro, l’operaio morto il
31 luglio 2007, nell’ennesimo infortunio mortale all’Ilva di Taranto.
Dell’azienda Domenico era dipendente da tre anni. È rimasto schiacciato tra due
tubi, poco prima di finire il suo turno di lavoro.
Il 22 aprile 2008 a perdere la vota all’interno dello stabilimento Ilva di
Taranto è stato Gjoni Arjan, operaio di 47 anni, di origini albanesi, che
lavorava per l’impresa d’appalto Pedretti. È precipitato da una passerella alta
oltre 15 metri mentre si occupava dell’assemblaggio di strutture metalliche. Il
primo luglio 2008 è toccato ad Antonio Alagni, 45 anni, originario di Casoria,
rimasto schiacciato da un pesante blocco metallico nell’acciaieria 1. Alagni fu
colpito alla testa da un gancio che si sganciò dopo la recisione delle funi che
lo legavano a una gru da 15 tonnellate di proprietà della stessa impresa.
L’operaio era impegnato con un collega nella movimentazione di due grosse lastre
d’acciaio, imbragate sul macchinario. L’11 dicembre 2008 Zygmunt Paurovvicz,
dipendente di una ditta specializzata in montaggi è morto in un infortunio
avvenuto nel reparto altoforno 4, dove l’operaio stava smontando alcune parti.
L’impianto era fermo dal mese di luglio per lavori di rifacimento, quando è
stato colpito dal braccio di una gru ed precipitato da un’altezza di 14 metri.
Passano 4 anni in cui gli incidenti (che pur si sono succeduti all’Ilva)
provocano feriti ma nessun morto, fino al 30 ottobre 2012 quando Claudio
Marsella, 29 anni, resta schiacciato da un locomotore durante le operazioni di
aggancio della motrice ai vagoni. Il 28 novembre del 2012 ha perso la vita
Francesco Zaccaria. La gru sulla quale operava fu sdradicata da un tornado che
colpì l’area della fabbrica ma anche il vicino comune di Statte. La gru finì in
parte in mare e il corpo senza vita dell’operaio fu recuperato qualche giorno
dopo dai sommozzatori. Incidente che è poi finito all’interno del processo
“Ambiente Svenduto”. Il 28 febbraio 2013 è morto Ciro Moccia, aveva 43 anni. È
precipitando al suolo da una pensilina a dieci metri d’altezza, mentre un altro
lavoratore, Antonio Liddi, rimase gravemente ferito.
Angelo Iodice, 54enne operaio dell’azienda “Global Service”, è morto il 4
settembre 2014 mentre impegnato in alcune attività di manutenzione nell’area
dell’Acciaieria 1, dove nei giorni precedenti si era verificato uno sversamento
di ghisa: fu travolto sui binari da un mezzo meccanico guidato da un altro
operaio. È morto dopo quattro giorni di agonia Alessandro Morricella, 35enne
operaio dell’Ilva d Taranto, che il 12 giugno del 2015 è stato investito da un
getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata
dell’Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico. Il 17 novembre 2015 un altro
operaio, Cosimo Martucci, dipendente dell’impresa appaltatrice Pitrelli ha perso
la vita mentre effettuava delle lavorazioni nell’area Agglomerato. Giacomo
Campo, operaio 25enne di un’azienda dell’indotto Ilva, è stato stritolato in un
nastro trasportatore dell’altoforno 4 il 17 settembre 2016. Il 17 maggio 2018 a
perdere la vita è stato il 28enne Angelo Fuggiano. Dipendente di una ditta
appaltatrice è stato colpito alla schiena da un cavo di acciaio durante alcune
operazioni nell’area portuale.
È il 10 luglio 2019 quando Cosimo Massaro, 40 anni, precipita in mare per il
crollo della gru su cui stava lavorando nell’area portuale, travolto da una
tromba d’aria periodo nel quale l’azienda era già passata ad ArcelorMittal. Il
26 febbraio 2021 Francesco Tomai ha timbrato l’ingresso col badge alle 6.30 ed è
entrato nello spogliatoio per cambiarsi e prendere servizio nel reparto Trh-Afo
(Trattamento acqua altoforni). Ma dopo circa 15 minuti, mentre tre colleghi lo
attendevano fuori per andare assieme sugli impianti, il 38enne è stato colto da
malore ed è morto.
L'articolo Ex Ilva, la Spoon River dei “morti di lavoro”: dal 2003 25 vittime in
incidenti nello stabilimento di Taranto proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ennesimo incidente mortale sul lavoro. Un operaio di 25 anni è stato travolto
da un’auto, questa mattina, a Cuggiono, nel Milanese. Il giovane stava svolgendo
dei lavori stradali per conto di una ditta all’opera per Anas. Trasportato in
gravissime condizioni all’ospedale, è deceduto al nosocomio. È accaduto intorno
alle 11 sulla SS336 ‘Diramazione per l’Aeroporto della Malpensa’ (Varese) che è
stata chiusa per circa tre ore dal km 23,300, in entrambe le direzioni.
L’operaio è stato travolto da un’auto guidata da un uomo di 90 anni, poi
trasportato in stato di shock all’ospedale. L’operaio invece è stato trasportato
in elisoccorso, in codice rosso, all’ospedale di Niguarda a Milano, dove
purtroppo è spirato.
Sabato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), operaio di 60 anni è morto
travolto da un nastro trasportatore. Il 25 febbraio invece un operaio di 27 anni
aveva perso la vita precipitando da 20 metri nei cantieri di Monfalcone. Il 20
febbraio erano stati due i lavoratori a perdere la vita nell’Arentino e nel
Milanese. L’anno scorso in totale sono stati 1.093 le persone decedute secondo i
dati Inail: 792 sul posto di lavoro, 293 in itinere e 8 studenti. Nel 2024, il
dato complessivo fu di 1.090 e nel 2023 erano stati 1.041.
L'articolo Travolto mentre lavora sulla statale per Malpensa, muore operaio di
25 anni nel Milanese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un operaio di 60 anni è morto in un incidente sul lavoro in un’azienda di agrumi
a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Secondo una prima
ricostruzione la vittima stava sbloccando un nastro trasportatore, ma è stato
trascinato dal macchinario rimanendo schiacciato. Inutili i tentativi di
soccorso. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Milazzo e i
carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto. I fatti sono avvenuti in tarda
mattinata. In corso le indagini per accertare con esattezza la causa della
morte.
L'articolo Barcellona Pozzo di Gotto, operaio di 60 anni muore travolto da un
nastro trasportatore proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sciopero immediato proclamato da Fiom, Fim e Uilm dopo la morte di un lavoratore
27enne, morto nei cantieri navali di Monfalcone, in provincia di Gorizia. I
lavoratori stanno progressivamente abbandonando le loro postazioni.
La vittima, secondo l’Ansa, viveva a Trieste. Il giovane era dipendente di una
ditta esterna, la Inquota, attiva nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone e
specializzata in lavori che si svolgono ad altezze elevate, grazie all’uso di
funi e attrezzature analoghe. Il lavoratore sarebbe precipitato da un’altezza di
circa 20 metri. Sul posto sono intervenuti i sanitari inviati dalla centrale
operativa regionale Sores Fvg con elicottero e ambulanza, ma, nonostante il
tentativo da parte del personale sanitario di rianimare il giovane, la vittima è
deceduta a causa dei gravi e numerosi traumi, dovuti alla caduta.
Sono in corso le indagini da parte dei carabinieri e degli ispettori
dell’Azienda sanitaria, coadiuvati anche dai vigili del fuoco del locale
distaccamento.
L'articolo Operaio 27enne muore sul lavoro precipitando da 20 metri nei cantieri
di Monfalcone: proclamato sciopero immediato proviene da Il Fatto Quotidiano.