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Incidenti sul lavoro, 792 morti nel 2025: i dati Inail. Tra gli studenti quasi 2mila infortuni durante l’alternanza
Il 2025 è stato un altro anno durante il quale in Italia si è continuato a morire sul lavoro. Come sempre accaduto pre e post pandemia, quasi 800 persone hanno perso la vita mentre svolgevano le loro mansioni. Settecentonovantadue, per l’esattezza: cinque in meno rispetto al 2024, due in più sul 2023 e 13 in più rispetto al 2019. A certificarlo sono i dati dell’Inail che coprono tutti i dodici mesi del 2025. Seppur provvisori – le denunce vengono infatti via via analizzate – indicano anche un leggero calo dell’incidenza ogni 100mila occupati. I comparti nei quali si verifica il maggior numero di incidenti mortali restano l’Industria&servizi e l’Agricoltura, con 674 e 106 casi, rispettivamente in leggera diminuzione (erano state 686 nel 2024) e in aumento (102 casi nel 2024). Mentre tra i lavoratori statali si sono registrati 12 decessi, tre in più rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda i settori, si evidenziano incrementi nelle Attività manifatturiere (da 101 a 117 decessi denunciati) e nel Commercio (da 58 a 68), mentre leggeri cali si evidenziano nelle Costruzioni (da 156 a 148), nel Trasporto e magazzinaggio (da 111 a 110), nelle Attività di alloggio e ristorazione (da 27 a 22) e nella Sanità e assistenza sociale (da 17 a 10). L’Inail ha anche scorporato le denunce di morte per area geografica registrando aumenti al Sud (da 181 a 187) e nel Nord-Est (da 164 a 167), mentre sono calate le Isole (da 92 a 81), il Nord-Ovest che resta comunque l’area con il maggior numero assoluto di morti (da 205 a 203) e il Centro (da 155 a 154). Tra le regioni con i maggiori aumenti si segnalano Veneto (+22), Piemonte e Puglia (+14 entrambe), Marche (+12) e Liguria (+5), mentre per i cali più evidenti Lombardia (-18), Lazio (-13), Sardegna (-9) ed Emilia Romagna (-6) dove nel 2024 si verificò la strage nell’impianto Enel Green Power che provocò 7 decessi. La diminuzione rilevata nel confronto dei periodi gennaio-dicembre 2024 e 2025 è legata sia alla componente maschile, le cui denunce mortali in occasione di lavoro sono passate da 750 a 749, sia a quella femminile (da 47 a 43). Aumentano le denunce dei lavoratori stranieri (da 176 a 182), in riduzione quelle degli italiani (da 621 a 610). L’analisi per classi di età evidenzia incrementi delle denunce mortali nella fascia 40-49 anni (da 137 a 148 casi) e 55-64 anni (da 279 a 300) e riduzioni tra gli under 40 (da 143 a 130), tra i 50-54enni (da 133 a 128) e tra gli over 64 (da 103 a 85). Per quanto riguarda le denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto degli studenti) presentate all’Inail nel 2025 sono state 416.900, in aumento dello 0,5% rispetto alle 414.853 del 2024 e in riduzione dell’1,4% rispetto al 2023, del 23,8% sul 2022, del 4,1% sul 2021, dell’11,0% sul 2020 e del 9,7% sul 2019, anno che precede la crisi pandemica. Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento dicembre 2025, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 2.005 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di dicembre 2019 alle 1.727 del 2025, con un calo del 13,9%. Rispetto a dicembre 2024 si ha un aumento dello 0,2% (da 1.723 a 1.727). A questi bisogna aggiungere i dati relativi ai casi in itinere e che riguardano gli studenti. Nel primo caso si sono registrati 99.939 casi, in aumento del 3,2%, di cui 293 con esito mortale. Per quanto riguarda gli studenti, invece, le denunce sono state 80.871, in aumento del 3,8% rispetto alle 77.883 del 2024. Delle circa 81mila denunce di infortunio, 1.889 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi ‘formazione scuola-lavoro’, in riduzione dell’8,2% rispetto al 2024. I casi mortali denunciati all’Inail risultano essere otto contro i 13 del 2024. L'articolo Incidenti sul lavoro, 792 morti nel 2025: i dati Inail. Tra gli studenti quasi 2mila infortuni durante l’alternanza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero: “Un’altra vittima nella filiera degli appalti”
Un operaio di 57 anni è morto in cantiere dopo essere stato travolto dal cemento. L’incidente è avvenuto lunedì sera a Guidonia Montecelio, nell’area della città metropolitana di Roma, negli impianti della Buzzi Unicem. Il lavoratore, dipendente di una ditta esterna come hanno comunicato i sindacati, sarebbe rimasto travolto dal materiale grezzo durante le operazioni di pulizia dei silos. “Dall’inizio dell’anno è la terza vittima del lavoro accertata nel Lazio e, ancora una volta, nella filiera degli appalti”, hanno denunciato Cgil e Fillea Cgil di Roma e Lazio, ritenendo “inaccettabile che il lavoro continui ad essere causa di morte e sofferenza per chi per vivere deve lavorare e per i loro familiari, a cui siamo vicini ed esprimiamo tutto il nostro sostegno”. E hanno concluso: “Continueremo a mobilitarci per fermare questa strage e affinché le istituzioni facciano la loro parte, a partire dall’attuazione del piano regionale sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”. Per la morte del 57enne – che aveva due figli – i sindacati hanno organizzato uno sciopero per l’intero turno di lavoro di martedì. “Uno sciopero di dolore, di rabbia e di denuncia, ma soprattutto di umanità. Dobbiamo continuare a mobilitarci, come stiamo facendo oggi”, ha detto il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Natale Di Cola. E ha lanciato l’appello alle istituzioni: “Fermare la strage nei luoghi di lavoro deve essere una priorità dell’intera società, a cominciare dalle istituzioni che, anche nel territorio, devono attivarsi e fare tutto il possibile per fermare questa vergogna”. Una risposta politica che non deve fermarsi al singolo caso: “Ecco perché è importante che questo sabato due comuni della provincia di Roma, Artena e Colleferro, promuovano una manifestazione per la salute e la sicurezza sul lavoro e per ricordare i propri concittadini morti di lavoro”. Sottolineando che dovrebbe avvenire ovunque “perché ricordare i nomi, i volti, le storie, strappare le persone dalle fredde statistiche è il primo atto per invertire la normalizzazione della strage e rimettere al centro del modello di fare impresa l’umanità”. L'articolo Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero: “Un’altra vittima nella filiera degli appalti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Operaio beve alcol, cade in cantiere e muore sul colpo. Cassazione: “L’ebbrezza non salva il datore di lavoro”
La Cassazione ha condannato un datore di lavoro per la morte in cantiere di un suo operaio. L’uomo era precipitato giù da un’impalcatura a un’altezza di dieci morti ed era morto sul colpo. La Corte d’Appello aveva condannato il titolare e lui aveva fatto ricorso perché il suo dipendente aveva in corpo un tasso alcolemico di 0,46 al momento dell’incidente. Ma la Suprema corte ha confermato la sentenza con ferme motivazioni. “L’ebbrezza non salva il datore di lavoro” perché secondo i giudici “lo stato di ebbrezza, anche se provato, non vale a escludere la responsabilità” perché “l’area di rischio è governata dal datore”. Dunque “la circostanza che il lavoratore possa trovarsi in via contingente in condizioni psicofisiche tali da non renderlo idoneo a svolgere i compiti assegnati è un’evidenza prevedibile”, di conseguenza il datore è legalmente responsabile per i compiti di lavoro assegnati all’operaio. Tra l’altro, il tasso di 0,46 grammi di alcol per litro è inferiore al limite massimo alla guida consentito in Italia. Per quanto riguarda lo stato fisico, è un livello in cui la persona inizia a percepire i primi effetti dell’alcol come riflessi più lenti, lieve alterazione dell’umore e una valutazione del rischio inferiore al normale. Condizioni certamente precarie per lavorare in cantiere, ma forse non abbastanza per riferirsi alla vittima come ‘persona ubriaca’: la soglia legale di ebbrezza inizia dal tasso alcolemico di 0,5. L'articolo Operaio beve alcol, cade in cantiere e muore sul colpo. Cassazione: “L’ebbrezza non salva il datore di lavoro” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sicurezza sul lavoro, le ispezioni? Affidate a privati in partita IVA che intanto possono lavorare per le aziende
Siamo in Lombardia, dove la Regione sta per assumere privati in partita iva, per un massimo di tre anni, da impiegare nell’attività ispettiva dei servizi PSAL delle ATS (Agenzie di Tutela della Salute), le strutture pubbliche che si occupano di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. L’obiettivo dichiarato è quello di aumentare del 20 per cento i controlli sfruttando le risorse accumulate con le sanzioni alle imprese negli ultimi anni. Ma il rischio, denuncia l’Unione sindacale di base in un comunicato, è quello di sovrapporre controllore e controllato. “Una scelta folle”, commenta Giorgio Dell’Erba, dirigente Usb, che rilancia la preoccupazione dei colleghi delle ATS lombarde. A fronte dell’aumento degli infortuni mortali (62 nel 2024) e per “accelerare l’utilizzo della disponibilità finanziaria”, in Lombardia la politica ha annunciato un “cambio di passo”. Ma siccome, ammettono, l’organico è carente, in attesa di formare gli interni la giunta del leghista Attilio Fontana, su proposta dell’Assessore al Welfare Guido Bertolaso, ha deciso di ricorrere agli incarichi di prestazione d’opera professionale con partita IVA e non ai concorsi pubblici. I bandi sono stati pubblicati proprio in questi giorni in esecuzione della delibera regionale dell’aprile 2025. A seconda del rispettivo budget, complessivamente di 12 milioni di euro, le varie ATS potranno assumere liberi professionisti ai quali richiedere attività ispettive e di vigilanza, come sopralluoghi nei luoghi di lavoro e indagini su infortuni. Medici, ingegneri, statistici, informatici, infermieri, ma anche personale per il relativo servizio legale come avvocati e consulenti del lavoro. A quanto è scritto nei documenti regionali, il “cambio di passo” prevede anche la possibilità di nominare il personale esterno come ausiliario di Polizia Giudiziaria. Ma non è finita, anzi. I bandi delle ATS parlano di contratti per un massimo di tre anni e 3.300 ore, 1.100 all’anno con una “logica di flessibilità funzionale” definita d’intesa con il Direttore del Servizio. Un monte ore che, a rigor di logica, lascia teoricamente spazio al professionista per gestire altri committenti nel tempo rimanente. Perché ad ora non è prevista una clausola esplicita che proibisca al libero professionista di svolgere consulenze per aziende private o altre mansioni durante il periodo dell’incarico. A meno di paletti inseriti nei contratti individuali al momento della sottoscrizione, i nuovi rapporti di lavoro sembrano strutturati proprio per coesistere con l’attività professionale autonoma. Più che un cambio di passo, una rivoluzione. Qui sta anche il cuore della denuncia dell’Usb, secondo cui questi professionisti opererebbero senza i vincoli deontologici tipici dei funzionari pubblici, proprio perché rimarrebbero inseriti nel mercato delle consulenze private. “Un passo clamoroso verso la privatizzazione delle attività di controllo”, si legge nel comunicato Usb, che promette “tutte le azioni politiche, sindacali ed anche legali affinché questa vergognosa operazione venga ritirata”. Inoltre, denunciano, la scelta lombarda metterebbe a rischio il servizio stesso. “Probabilmente andranno ad ispezionare un’azienda per cui hanno fatto la valutazione dei rischi: il lunedì fai consulente per la sicurezza aziendale e il martedì assumi poteri di controllo? Una commistione di ruoli impressionante”, riflette Dell’Erba riferendosi al documento obbligatorio per le aziende. Per il sindacalista un altro modo di minare l’attività ispettiva: “Logica che abbiamo già visto in questi anni anche per l’Ispettorato nazionale del lavoro, con direttive che impongono la quantità anziché la qualità delle ispezioni, modifiche normative che appesantiscono, favori ai consulenti e alle aziende (diffida amministrativa, Protocollo Asse.Co. etc…), personale amministrativo ridotto all’osso, mancanza di riconoscimento dei rischi dell’attività esterna ed enorme scarto tra il valore delle funzioni esercitate e salario riconosciuto”. Insomma, conclude, “per non “disturbare chi produce ricchezza”, per citare la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni”. L'articolo Sicurezza sul lavoro, le ispezioni? Affidate a privati in partita IVA che intanto possono lavorare per le aziende proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Incidenti sul lavoro, a Livorno un operaio muore schiacciato da una gru
Non si ferma mai la conta dei morti sul lavoro in Italia. Questa mattina, a Livorno, un operaio è rimasto schiacciato da una gru. L’incidente è avvenuto alle 9, in via Piombanti. L’uomo, ucciso dal peso del macchinario nel momento dello scarico, lavorava in un’azienda nella città toscana. Vani i tentativi dei soccorsi da parte della Svs e delle due ambulanze presenti insieme a un medico e a un infermiere. Sul posto in aiuto anche l’automedica dell’Asl. La vittima stava lavorando per un’impresa privata – di cui è ignoto il nome – nel quartiere Shangai. Le sue generalità sono al momento sconosciute. Presente sul luogo dell’accaduto anche la polizia, che ora lavorerà nelle indagini per stabilire dinamica e possibili responsabilità nella tragedia. Proprio ieri, nel torinese, è morto un operaio 25enne, rimasto incastrato nel macchinario adibito al taglio del fieno. Due giorni fa, a Dovera (Cremona), un autista è stato seppellito dal carico di mais che doveva consegnare a un’azienda del posto. Sono solo alcuni dei casi avvenuti nel gennaio del 2026. Immagine d’archivio L'articolo Incidenti sul lavoro, a Livorno un operaio muore schiacciato da una gru proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Agente penitenziario morto per fumo passivo: ministero condannato a risarcire la famiglia. Sappe: “Sentenza spartiacque”
Si tratta di morte sul lavoro. L’appello del Ministero della giustizia è stato rigettato, e la seconda sezione civile della Corte di Appello di Lecce ha confermato la condanna a risarcire la famiglia di Salvatore Antonio Monda, morto nel 2011 a causa di un tumore ai polmoni. L’uomo aveva 44 anni ed era un agente di polizia penitenziaria: la causa del suo male è stato il fumo passivo respirato in vent’anni di servizio nelle carceri di Milano, Taranto e Lecce. I giudici hanno riconosciuto alla famiglia un risarcimento di circa 1 milione di euro: un danno patrimoniale da più di 647mila e “il danno da perdita del rapporto parentale” pari a 294mila. Quest’ultimo tiene conto dell’età e della situazione familiare della vittima al momento della morte: Monda aveva tre figli minorenni. Nella sentenza viene sottolineato che “l’amministrazione penitenziaria era tenuta ad adottare tutte le misure necessarie per impedire l’esposizione dei propri dipendenti a fumo passivo”. La mancanza di tutele alla salute, infatti, “integra una violazione del dovere di diligenza e prudenza che incombe sul datore di lavoro pubblico nella tutela della salute del personale”. Il Sindacato di polizia penitenziaria ha seguito la famiglia di Monda nel corso del processo. Il segretario Federico Pilagatti ha dichiarato: “Il fumo passivo rilasciato dalle sigarette dei detenuti continua ad avvelenare quotidianamente decine di migliaia di operatori penitenziari, oltre ai detenuti non fumatori”. E ha sottolineato come la sentenza “ha segnato uno spartiacque da cui non si poteva più tornare indietro”, trattandosi del primo caso in Europa. L'articolo Agente penitenziario morto per fumo passivo: ministero condannato a risarcire la famiglia. Sappe: “Sentenza spartiacque” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Operaio di 25 anni muore nel Torinese: incastrato nel macchinario di un’azienda agricola
Un operaio di 25 anni, residente a Monteu da Po nel Torinese, è rimasto incastrato in un macchinario per sminuzzare il fieno ed è morto. L’incidente sul lavoro è avvenuto nella serata del 21 gennaio in un’azienda agricola di Brusasco, sempre in provincia di Torino: i colleghi hanno trovato il corpo privo di vita. In seguito alla tragedia, il personale del 118 di Azienda Zero – ente del servizio sanitario piemontese – è intervenuto per soccorrere la madre della vittima che è stata colta da un malore. L'articolo Operaio di 25 anni muore nel Torinese: incastrato nel macchinario di un’azienda agricola proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Si ribalta il carico di mais: camionista muore seppellito in un’azienda di Dovera
È stato seppellito dal carico di mais che doveva consegnare, forse a causa di un guasto nel sistema di apertura del rimorchio. Un camionista di origini straniere, 30 anni, è morto così in una azienda della provincia di Cremona, la Santa Rita di Dovera, che si occupa di lavorazione ed essiccazione di cereali. All’immediato intervento degli operai della ditta, che si sono subito resi conto della gravità dell’infortunio, ha fatto seguito l’intervento del 118. L’uomo è stato trasportato in elicottero all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, dove è morto poco dopo a causa dei traumi multipli riportati. Sulla dinamica dell’ennesimo incidente sul lavoro e le sue cause sono al lavoro i carabinieri e degli ispettori dell’Agenzia tutela della salute Val Padana. L'articolo Si ribalta il carico di mais: camionista muore seppellito in un’azienda di Dovera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Vigilante morto nel cantiere olimpico: si indaga ad ampio spettro sulle condizioni lavorative
Un’indagine ad ampio spettro, che vada oltre il solo legame tra la morte e le condizioni lavorative di quella notte. Il decesso del vigilante Pietro Zantonini in un cantiere delle Olimpiadi invernali a Cortina d’Ampezzo non è appesa ai soli risultati definitivi dell’autopsia, che in via preliminare tenderebbero a escludere una correlazione tra la morte nella notte dell’8 gennaio e le temperature estreme alle quali il 55enne era costretto a lavorare nel gabbiotto dello Stadio del Ghiaccio nel comune veneto, dove tra 22 giorni inizieranno i Giochi. RISPETTATE NORMATIVE SUL LAVORO, FORMAZIONE E SICUREZZA? La procura di Belluno, a quanto apprende Ilfattoquotidiano.it, è intenzionata ad approfondire l’humus lavorativo nel quale è maturato il decesso del vigilante, assunto con un contratto a termine di un mese poi prorogato fino a febbraio dall’azienda milanese Ss Security&Bodyguard, il cui legale rappresentante è stato iscritto nel registro degli indagati. La delega che il pubblico ministero Claudio Fabris avrebbe dato ai carabinieri è ampia e mira a verificare anche il rispetto di normative sul lavoro, formazione, sicurezza, logistica, compresi i sistemi di riscaldamento della guardiola, che è stata ispezionata dallo Spisal. L’ANNUNCIO ANCORA PRESENTE SU FACEBOOK Insomma, a chiarire ogni aspetto del rapporto di lavoro che intercorreva tra il vigilante, originario di Brindisi, e la Security&Bodyguard, che si occupa della guardiania dell’impianto per conto di Fondazione Milano Cortina 2026. Sulla pagina Facebook dell’azienda è ancora visibile l’annuncio che aveva portato a contrattualizzare Zantonini. Il 10 settembre scorso la Security&Bodyguard era alla ricerca di una posizione per “addetto alla sorveglianza e guardiania, lavoro su turni fascia oraria diurna/notturna”. La retribuzione veniva definitiva “competitiva” – il Ccnl della vigilanza privata è tra i peggiori, prevendo 1.218,44 euro di minimo contrattuale – e si richiedeva di “scrivere in privato” se interessati, offrendo anche “vitto e alloggio inclusi”. “TURNI DALLE 19 ALLE 7 E ZERO RIPOSI” Zantonini, in effetti, viveva temporaneamente a San Vito di Cadore, a una decina di chilometri da Cortina, insieme ad alcuni colleghi. La notte dell’8 gennaio ha accusato un malore mentre era di turno nel gabbiotto dello Stadio del Ghiaccio, da dove sorvegliava l’impianto facendo una ronda ogni due ore. Da due settimane, secondo quanto riferito dalla moglie nella denuncia presentata attraverso l’avvocato Francesco Dragone, non aveva avuto un turno di riposo. Prendeva servizio dalle 19 alle 7 del giorno dopo, svolgendo quindi uno straordinario “fisso”. Con i familiari si sarebbe lamentato delle condizioni di lavoro, motivo per il quale sono al vaglio degli inquirenti anche i messaggi Whatsapp, nonché i turni che sono disponibili su una bacheca “online”. L’AUTOPSIA ALLONTANA UN NESSO CAUSALE L’autopsia svolta dal medico legale Andrea Porzionato ha stabilito in via preliminare che la morte di Zantonini è sopraggiunta per “evento cardiaco acuto”, ritenendo che l’infarto sia “difficilmente riconducibile” all’ipotermia dovuta alle bassissime temperature di quella notte, quando il termometro aveva toccato anche i -16°. Ma non si esclude che possano essere necessari ulteriori accertamenti per escludere in maniera certa la correlazione tra il freddo e il decesso. Anche qualora dovesse arrivare la conferma definitiva di un evento slegato dalle condizioni di quella notte, tuttavia, la procura guidata da Massimo De Bortoli sembra tuttavia intenzionata a chiarire quale fosse la qualità lavorativa nel cantiere olimpico. L'articolo Vigilante morto nel cantiere olimpico: si indaga ad ampio spettro sulle condizioni lavorative proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Olimpiadi Milano-Cortina, morte del vigilante Zantonini: dall’autopsia non è evidente il legame con il gelo
Un “evento cardiaco acuto”, ma “difficilmente riconducibile” all’ipotermia dovuta alle bassissime temperature dove lavorava, sarebbe all’origine del decesso di Pietro Zantonini, il vigilante di 55 anni morto la notte dell’8 gennaio nel cantiere dello Stadio del Ghiaccio di Cortina D’Ampezzo. È questo, secondo quanto si è appreso, l’esito dell’autopsia svolta per conto della Procura di Belluno nell’ambito delle indagini sulla morte dell’uomo, scaturite dalla denuncia della moglie. L’INCHIESTA Potrebbero essere necessari ulteriori accertamenti per escludere in maniera certa la correlazione tra il freddo e la morte. Il decesso del lavoratore, ad oggi, sembrerebbe dovuta a un evento naturale. L’autopsia è stata svolta dal medico legale Andrea Porzionato, dell’Università di Padova, mentre il consulente dell’indagato, il rappresentante legale della ditta Ss Security&Bodyguard per cui lavorava Zantonini, è stato l’anatomopatologo Maurizio Rocco, di Udine. Intanto prosegue l’inchiesta – affidata al sostituto procuratore bellunese Claudio Fabris – per chiarire le cause della morte e l’origine del malore. Zantonini era impegnato in un turno notturno, in condizioni di freddo estremo, nel palaghiaccio ristrutturato del centro ampezzano, in vista delle olimpiadi di Milano-Cortina. Poteva ripararsi in un gabbiotto, ma ogni due ore doveva uscire per controllare che il cantiere fosse in ordine. Dopo l’autopsia, si attende il risultato delle analisi dei dati raccolti nel gabbiotto: è lì che Zantonini si è sentito male. Era stato assunto con un contratto a termine dalla ditta privata lombarda, vincitrice dell’appalto bandito dalla Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore dei Giochi. La società Ss Security&Bodyguard, dopo aver espresso il cordoglio, ha ribadito “il totale rispetto delle prescrizioni di sicurezza e sanitarie e la sua massima disponibilità a collaborare con l’Autorità giudiziaria”. Ma non c’è solo la magistratura ad accendere un faro. LE VERIFICHE SUI SOCCORSI L’Uls 1 di Belluno ha avviato verifiche interne sui soccorsi. Dopo l’allarme per il malore di Zantonini è intervenuta un’ambulanza del gruppo privato Gvm. Ma a soccorrere per primi il lavoratore sono stati due colleghi di lavoro. Secondo la loro versione consegnata al Corriere delle Alpi, l’ambulanza avrebbe sbagliato strada impiegando una dozzina di minuti ad arrivare. Intanto un operatore sanitario dava indicazioni telefoniche ai soccorritori: “Diceva di metterlo con le spalle contro la parete, ma Pietro si lamentava, voleva essere messo disteso perché non riusciva a respirare”. I colleghi di Zantonini non hanno risparmiato critiche ai soccorritori. Anche di questo, potrebbero occuparsi i magistrati. L'articolo Olimpiadi Milano-Cortina, morte del vigilante Zantonini: dall’autopsia non è evidente il legame con il gelo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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