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Operaio 22enne muore incastrato in un macchinario, ferito il collega che ha tentato di salvarlo
Un operaio di 22 anni è morto in un incidente sul lavoro avvenuto dentro un capannone a Selvazzano Dentro (Padova). Sul posto sono intervenuti i sanitari del Suem 118 assieme ai Carabinieri. La vittima, cittadino senegalese e residente a Padova, secondo una prima ricostruzione dei fatti, nel tentativo di effettuare il rabbocco del fluido di un macchinario, è rimasta incastrata all’interno di un cilindro, morendo all’istante a causa delle lesioni riportate. Nell’incidente un collega di lavoro è rimasto ferito alla mano destra, nel disperato tentativo di prestare soccorso e liberarlo. Sul posto, oltre all’Arma per i rilievi di legge, è intervenuto il personale dello Spisal per accertare l’esatta dinamica dell’incidente e verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Due giorni fa un operaio di 30 anni era morto a Modugno (Bari). L'articolo Operaio 22enne muore incastrato in un macchinario, ferito il collega che ha tentato di salvarlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Incidenti sul lavoro
Padova
Operaio muore cadendo dal tetto di un capannone industriale a Modugno (Bari)
Un’altra morte sul lavoro, questa volta nella zona industriale di Modugno, alle porte di Bari. Un operaio di 30 anni, originario di Andria, ha perso la vita sabato mattina dopo essere precipitato dal tetto di un capannone industriale su cui stava lavorando. Secondo le prime informazioni, l’uomo si trovava sul terrazzo della struttura, probabilmente su una superficie non portante, quando ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto da un’altezza di circa sei metri. L’impatto non gli ha lasciato scampo: il decesso sarebbe avvenuto sul colpo. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli ispettori dello Spesal dell’Area Metropolitana della Asl di Bari, incaricati come organo tecnico di supporto all’autorità giudiziaria. Gli accertamenti sono in corso per chiarire con precisione la dinamica dei fatti, verificare le condizioni di sicurezza del cantiere e stabilire eventuali responsabilità. L’attenzione degli investigatori si concentra in particolare sulla natura della superficie su cui il lavoratore stava operando e sul rispetto delle misure di prevenzione previste per lavori in quota. La Procura di Bari aprirà un fascicolo sull’accaduto e nei prossimi giorni disporrà una consulenza medico-legale per determinare con esattezza le cause del decesso. L’episodio riporta al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto in contesti ad alto rischio come quelli legati alle attività in quota, dove il rispetto delle procedure e dei dispositivi di protezione rappresenta un elemento decisivo per prevenire tragedie. Solo pochi giorni fa, il 17 marzo, un altro incidente mortale si era verificato in provincia di Bari, a Ruvo di Puglia. Un uomo di 72 anni era morto intorno alle 5 del mattino all’interno della sua ditta, in via De Curtis, a causa di un trauma da schiacciamento. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo sarebbe stato investito da un muletto durante una manovra effettuata da un operaio, poi iscritto nel registro degli indagati. Inutili i soccorsi del 118, mentre i carabinieri hanno avviato le indagini e posto sotto sequestro il mezzo coinvolto. Sull’episodio la Procura di Trani ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, con l’obiettivo di chiarire responsabilità e dinamica dell’accaduto. L'articolo Operaio muore cadendo dal tetto di un capannone industriale a Modugno (Bari) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Incidenti sul lavoro
Bari
Mattia Battistetti morto in cantiere a 23 anni: assolti il responsabile dei lavori e il rappresentante dell’azienda. La madre: “Chi l’ha ucciso?”
“Un ragazzo di 23 anni morto sul lavoro non meritava questo. Ci aspettavamo giustizia per Mattia, non tutta questa delusione e un dolore che non ti fa respirare”. La solita voce, carica di energia, di Monica Michielin, lascia il posto a quella rotta dal pianto. Tra le lacrime riesce a commentare la sentenza del processo per la morte del figlio, Mattia Battistetti, il 23enne travolto da un bancale di 15 quintali caduto da una gru il 29 aprile 2021 in un cantiere a Montebelluna (Treviso). Il tribunale di Treviso questa mattina ha condannato in primo grado a un anno e sei mesi con pena sospesa Loris Durante, gruista della Costruzioni Bordignon, Marco Rossi, responsabile del servizio prevenzione e protezione, e Gabriele Sernagiotto, coordinatore per la sicurezza in fase esecutiva. Mentre il legale rappresentante della ditta che aveva eseguito il montaggio della gru da cui si è staccato il carico, il titolare del cantiere e responsabile dei lavori e il legale rappresentante dell’azienda per cui lavorava Battistetti sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza. Signora Monica, crede ancora nella giustizia? È molto difficile riuscirci in questo momento. Non ci saremmo mai aspettati una sentenza simile. Dopo oltre venti udienze, alla fine delle quali il pubblico ministero ha chiesto 15 anni complessivi di condanne per gli imputati, cioè dirigenti, tecnici di cantiere e figure preposte alla sicurezza, come si può ricevere una sentenza in cui “il fatto non sussiste”? Significa che mio figlio non è morto per un incidente sul lavoro? Chi l’ha ucciso? Una decisione che esclude di fatto le responsabilità dirette dei vertici aziendali inizialmente indagati. È un mese che mio marito ed io non chiudiamo occhio. Siamo finiti. Non ci aspettavamo una sentenza che ci rendesse felice, perché la felicità è un’altra cosa che una madre che perde un figlio difficilmente riuscirà più a provare. Ma quello che ha deciso la giudice del Tribunale di Treviso, Alice Dal Molin non posso accettarlo. Mi sono sentita male sentendo quelle parole. Ringrazio gli amici di Mattia della Croce Bianca che mi hanno subito soccorsa. Il dolore è troppo forte. È una sentenza che non rende giustizia né a mio figlio né ai tanti, troppi lavoratori vittime di infortuni mortali sul lavoro. Oggi avevamo anche la preghiera del Santo Padre, perché mi ha scritto anche lui, ma neanche quella è servita. Da cinque anni lei, suo marito e sua figlia vi battete per “ottenere giustizia”. Chiedete che la morte di Mattina non venga dimenticata. Mattia non era un numero, né un semplice fatto di cronaca. Era un figlio, una persona, un ragazzo con una vita davanti, con sogni, affetti e un futuro che gli è stato tolto. Dietro la sua morte c’è una storia che merita attenzione, rispetto e verità. Ha lasciato un dolore immenso nella nostra famiglia, ma anche domande che non nascono dal desiderio di vendetta, ma da un bisogno di verità e rispetto. All’esterno del tribunale, la sentenza è stata accolta tra le grida di “vergogna” dei tanti manifestanti. In tutti questi anni la nostra battaglia è stata sempre supportata dai colleghi di Mattia e dai sindacati che si sono costituiti parte civile. Tutti delusi. L’accusa è stata sempre che Mattia, che lavorava in subappalto, non è più tornato a casa. E ora non sappiamo neanche di chi è la responsabilità. Tra 60 giorni, quando usciranno le motivazioni della sentenza, faremo ricorso in Appello. Intanto si continua a morire di lavoro e sul lavoro, nelle fabbriche, nei campi e nei cantieri edili. Nella nostra famiglia c’è una sedia vuota e resterà vuota per sempre. Mattia merita giustizia. L'articolo Mattia Battistetti morto in cantiere a 23 anni: assolti il responsabile dei lavori e il rappresentante dell’azienda. La madre: “Chi l’ha ucciso?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Morti sul Lavoro
Operaio muore in un cantiere a Genova: è stato schiacciato da un macchinario
Un operaio di 62 anni è morto in via Sardorella, a Genova, mentre si trovava in un cantiere. L’uomo stava lavorando quando è rimasto schiacciato da un macchinario che si è ribaltato e lo ha travolto. Sul posto sono arrivati i soccorritori del 118 e un’automedica ma, nonostante il loro intervento, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. I rilievi sono affidati all’Ispettorato del lavoro della Asl e ai carabinieri che dovranno ricostruire la dinamica e le eventuali responsabilità dell’ennesimo incidente sul lavoro. Articolo in aggiornamento L'articolo Operaio muore in un cantiere a Genova: è stato schiacciato da un macchinario proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Genova
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Incidenti sul lavoro
Ex Ilva, 10 indagati per la morte dell’operaio di 36 anni precipitato nello stabilimento di Taranto
Sono dieci le persone indagate per la morte di Loris Costantino, il 36enne operaio della ditta d’appalto Gea Power, precipitato lunedì mattina da oltre dieci metri mentre puliva un nastro trasportatore nella linea E dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. L’operaio è morto dopo avere calpestato una griglia letteralmente marcia e il piano di calpestio, vetusto, ha ceduto (qui i dettagli). Gli avvisi di garanzia sono stati firmati dal pm Marco Colascilla Narducci, che coordina le indagini dello Spesal e dei carabinieri del Nil per chiarire dinamica e responsabilità dell’incidente. Tra gli indagati per omicidio colposo figurano sei dirigenti e responsabili di Acciaierie d’Italia, tra cui il direttore generale Maurizio Saitta, il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, il capo area agglomerato Giovanni Cellamare, il capo reparto Salvatore Sperto e i tecnici Cosimo Pace e Fabio Franciosa. Per la ditta di pulizie Gea Power sono indagati Gabriele Dell’Anna, Fabio Pagliari, Gino Pierri ed Enrico Pozzessere. Saitta e Valli risultavano già indagati – insieme ad altre 15 persone – per omicidio colposo in concorso per il decesso di un altro operario: Claudio Salamida, operaio di 46 anni originario di Alberobello e residente a Putignano, morto il 12 gennaio scorso dopo essere precipitato durante un controllo delle valvole. Il pm ha disposto che l’autopsia sarà eseguita dal medico legale Davide Ferorelli il prossimo 6 marzo, giorno in cui sarà conferito l’incarico. L’esame si svolgerà nell’obitorio dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto, dove la salma è custodita, considerato necessario per la partecipazione agli accertamenti irripetibili e per fare piena luce sulle cause della tragedia. Le indagini, coordinate tra Procura, Spesal e carabinieri del Nil, mirano a ricostruire con precisione le responsabilità, verificando eventuali violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro e della vigilanza sugli impianti. L'articolo Ex Ilva, 10 indagati per la morte dell’operaio di 36 anni precipitato nello stabilimento di Taranto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
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Taranto
Ilva: ecco la grata “marcia” dalla quale è precipitato l’operaio, morto per la caduta
Loris Costantino è precipitato e ha perso la vita dopo aver fatto “un passo nel vuoto”. Ha calpestato una griglia letteralmente marcia, coperta dagli avanzi delle polveri nel reparto Agglomerato dell’ex Ilva di Taranto, e il piano di calpestio, vetusto, ha ceduto inghiottendo la sua vita, terminata dieci metri più in basso per le ferite riportate. C’è una foto, pubblicata da Veraleaks di Luciano Manna, che da anni si batte denunciando l’inquinamento e la scarsa sicurezza dentro l’acciaieria, a dimostrare in quali condizioni vengo mandati a lavorare gli operai in un impianto che in questo momento è nelle mani dello Stato. Costantino, operatore di una ditta esterna, è morto in circostanze simili a quelle nelle quali, a gennaio, ha perso la vita Claudio Salamida, 46enne impiegato da oltre 20 anni nello stabilimento, che è deceduto causa del cedimento di un grigliato sotto ai suoi piedi, in Acciaieria 2. Lunedì mattina è successo di nuovo. La procura di Taranto, quaranta giorni fa, aveva sequestrato solo la zona dell’incidente e lo stesso è stato fatto dopo il decesso di Costantino. Mentre il governo tenta di cedere il siderurgico, la situazione degli impianti sembra peggiorare ulteriormente rasentando un rischio intrinseco di sicurezza a causa della loro età. Nel reparto Agglomerato, spiega Manna ricordando di aver già denunciato anni fa in procura la situazione in quella zona del siderurgico, “si cuoce l’omogeneizzato che poi viene introdotto nell’altoforno e il materiale finissimo perso su questi nastri e rulli viene, nel vero senso della parola, spalato e recuperato dagli operai delle ditte dell’indotto con pale, scopettoni e carriole per essere reintrodotto nel circolo produttivo, specie il materiale finissimo che ha una pezzatura non adatta all’altoforno”. Il 4 marzo Manna tornerà in procura per depositare una nuova denuncia, relativa all’incidente mortale, e agli eventi emissivi di febbraio causati dagli altoforni 2 e 4. L'articolo Ilva: ecco la grata “marcia” dalla quale è precipitato l’operaio, morto per la caduta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ex Ilva, la Spoon River dei “morti di lavoro”: dal 2003 25 vittime in incidenti nello stabilimento di Taranto
Due vittime in un mese e mezzo all’ex Ilva di Taranto con una dinamica che, in attesa dei riscontri delle autorità, appare con evidenti elementi comuni. Ieri Loris Costantino, 36 anni, operaio della ditta di pulizie Gea Power, è precipitato nel vuoto mentre effettuava operazioni di pulizia di un nastro trasportatore nell’area agglomerato, dove si preparano i materiali per la carica dell’altoforno, “a causa del cedimento di un grigliato”. Lo scorso 12 gennaio a perdere la vita a causa del cedimento di un grigliato sotto ai suoi piedi, in Acciaieria 2, è stato Claudio Salamida, 46enne impiegato da oltre 20 anni nello stabilimento. Due tragedie che, unite a quelle avvenute dal 2003, portano negli ultimi 23 anni a un totale di 24 morti dovuti a incidenti sul lavoro all’ex Ilva di Taranto. “Questa tragedia rappresenta lo stato di degrado dello stabilimento. Sono mesi che chiediamo un confronto per la salute la sicurezza, gli investimenti, la messa in sicurezza degli impianti”, denuncia il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, mentre è in corso lo sciopero di 24 ore (su tre turni) indetto dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb dopo aver sottolineato di aver “denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni”. Le morti sul lavoro nel siderurgico tarantino sono state per le cause più disparate: molti operai sono deceduti in seguito a cadute da ponteggi di impianti, ad esplosioni di macchinari o al crollo di gru o perché colpiti, nel corso delle fasi delle varie lavorazioni. Il 12 giugno 2003, sotto la gestione Riva, due giovani operai dell’Ilva, Paolo Franco e Pasquale D’Ettorre (24 e 27 anni), morirono a causa del crollo di una gru nell’area Parchi Minerari. Il commissario Giancarlo Quaranta Quaranta, all’epoca responsabile, è stato condannato in via definitiva insieme ad altri quattro imputati. Il 10 aprile 2004 a perdere la vita dopo sette giorni di agonia per un incidente avvenuto nel reparto Tubificio 1 è stato Saverio Paracolli, di 45 anni: rimase incastrato fra un tubo e un macchinario. Silvio Murri aveva 38 anni quando il 21 maggio 2004 morì, dopo 9 giorni di agonia, per il crollo di un ponteggio. La famiglia seppe trasformare quel sacrificio in un grande ed estremo gesto di solidarietà: donò gli organi e salvò cinque vite. L’incidente che è costato la vita il 9 settembre 2005 a Gianluigi Di Leo, un operaio di 25 anni, è avvenuto nel deposito Bramme 1 dello stabilimento siderurgico Ilva dove è stato colpito da una trave che non gli ha lasciato scampo. L’operaio, dipendente dell’Ilva, fu schiacciato e ucciso da una trave in seguito allo scontro fra due carri-ponte. Nello stesso mese, il 27, a perdere la vita è stato l’operaio di 47 anni, Giovanni Satta, dipendente di una ditta appaltatrice: è morto durante i lavori di demolizione del reparto agglomerato 1. Il 25 settembre 2006 Luciano Di Natale, 55 anni, titolare di una ditta appaltatrice è morto schiacciato dopo essere rimasto impigliato in un nastro trasportatore. Il 2 giugno 2007 il giovanissimo Andrea D’Alessano, operaio di 19 anni della ditta di appalto Modomec, nei pressi dell’altoforno 4, in attesa di prendere l’ascensore, è stato colpito alla testa da un pesante martello caduto dall’alto. Dopo una settimana di ricovero, in cui è sempre rimasto in coma, l’operaio è morto. Aveva 26 anni anni, Domenico Occhinegro, l’operaio morto il 31 luglio 2007, nell’ennesimo infortunio mortale all’Ilva di Taranto. Dell’azienda Domenico era dipendente da tre anni. È rimasto schiacciato tra due tubi, poco prima di finire il suo turno di lavoro. Il 22 aprile 2008 a perdere la vota all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto è stato Gjoni Arjan, operaio di 47 anni, di origini albanesi, che lavorava per l’impresa d’appalto Pedretti. È precipitato da una passerella alta oltre 15 metri mentre si occupava dell’assemblaggio di strutture metalliche. Il primo luglio 2008 è toccato ad Antonio Alagni, 45 anni, originario di Casoria, rimasto schiacciato da un pesante blocco metallico nell’acciaieria 1. Alagni fu colpito alla testa da un gancio che si sganciò dopo la recisione delle funi che lo legavano a una gru da 15 tonnellate di proprietà della stessa impresa. L’operaio era impegnato con un collega nella movimentazione di due grosse lastre d’acciaio, imbragate sul macchinario. L’11 dicembre 2008 Zygmunt Paurovvicz, dipendente di una ditta specializzata in montaggi è morto in un infortunio avvenuto nel reparto altoforno 4, dove l’operaio stava smontando alcune parti. L’impianto era fermo dal mese di luglio per lavori di rifacimento, quando è stato colpito dal braccio di una gru ed precipitato da un’altezza di 14 metri. Passano 4 anni in cui gli incidenti (che pur si sono succeduti all’Ilva) provocano feriti ma nessun morto, fino al 30 ottobre 2012 quando Claudio Marsella, 29 anni, resta schiacciato da un locomotore durante le operazioni di aggancio della motrice ai vagoni. Il 28 novembre del 2012 ha perso la vita Francesco Zaccaria. La gru sulla quale operava fu sdradicata da un tornado che colpì l’area della fabbrica ma anche il vicino comune di Statte. La gru finì in parte in mare e il corpo senza vita dell’operaio fu recuperato qualche giorno dopo dai sommozzatori. Incidente che è poi finito all’interno del processo “Ambiente Svenduto”. Il 28 febbraio 2013 è morto Ciro Moccia, aveva 43 anni. È precipitando al suolo da una pensilina a dieci metri d’altezza, mentre un altro lavoratore, Antonio Liddi, rimase gravemente ferito. Angelo Iodice, 54enne operaio dell’azienda “Global Service”, è morto il 4 settembre 2014 mentre impegnato in alcune attività di manutenzione nell’area dell’Acciaieria 1, dove nei giorni precedenti si era verificato uno sversamento di ghisa: fu travolto sui binari da un mezzo meccanico guidato da un altro operaio. È morto dopo quattro giorni di agonia Alessandro Morricella, 35enne operaio dell’Ilva d Taranto, che il 12 giugno del 2015 è stato investito da un getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico. Il 17 novembre 2015 un altro operaio, Cosimo Martucci, dipendente dell’impresa appaltatrice Pitrelli ha perso la vita mentre effettuava delle lavorazioni nell’area Agglomerato. Giacomo Campo, operaio 25enne di un’azienda dell’indotto Ilva, è stato stritolato in un nastro trasportatore dell’altoforno 4 il 17 settembre 2016. Il 17 maggio 2018 a perdere la vita è stato il 28enne Angelo Fuggiano. Dipendente di una ditta appaltatrice è stato colpito alla schiena da un cavo di acciaio durante alcune operazioni nell’area portuale. È il 10 luglio 2019 quando Cosimo Massaro, 40 anni, precipita in mare per il crollo della gru su cui stava lavorando nell’area portuale, travolto da una tromba d’aria periodo nel quale l’azienda era già passata ad ArcelorMittal. Il 26 febbraio 2021 Francesco Tomai ha timbrato l’ingresso col badge alle 6.30 ed è entrato nello spogliatoio per cambiarsi e prendere servizio nel reparto Trh-Afo (Trattamento acqua altoforni). Ma dopo circa 15 minuti, mentre tre colleghi lo attendevano fuori per andare assieme sugli impianti, il 38enne è stato colto da malore ed è morto. L'articolo Ex Ilva, la Spoon River dei “morti di lavoro”: dal 2003 25 vittime in incidenti nello stabilimento di Taranto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Travolto mentre lavora sulla statale per Malpensa, muore operaio di 25 anni nel Milanese
L’ennesimo incidente mortale sul lavoro. Un operaio di 25 anni è stato travolto da un’auto, questa mattina, a Cuggiono, nel Milanese. Il giovane stava svolgendo dei lavori stradali per conto di una ditta all’opera per Anas. Trasportato in gravissime condizioni all’ospedale, è deceduto al nosocomio. È accaduto intorno alle 11 sulla SS336 ‘Diramazione per l’Aeroporto della Malpensa’ (Varese) che è stata chiusa per circa tre ore dal km 23,300, in entrambe le direzioni. L’operaio è stato travolto da un’auto guidata da un uomo di 90 anni, poi trasportato in stato di shock all’ospedale. L’operaio invece è stato trasportato in elisoccorso, in codice rosso, all’ospedale di Niguarda a Milano, dove purtroppo è spirato. Sabato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), operaio di 60 anni è morto travolto da un nastro trasportatore. Il 25 febbraio invece un operaio di 27 anni aveva perso la vita precipitando da 20 metri nei cantieri di Monfalcone. Il 20 febbraio erano stati due i lavoratori a perdere la vita nell’Arentino e nel Milanese. L’anno scorso in totale sono stati 1.093 le persone decedute secondo i dati Inail: 792 sul posto di lavoro, 293 in itinere e 8 studenti. Nel 2024, il dato complessivo fu di 1.090 e nel 2023 erano stati 1.041. L'articolo Travolto mentre lavora sulla statale per Malpensa, muore operaio di 25 anni nel Milanese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Barcellona Pozzo di Gotto, operaio di 60 anni muore travolto da un nastro trasportatore
Un operaio di 60 anni è morto in un incidente sul lavoro in un’azienda di agrumi a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Secondo una prima ricostruzione la vittima stava sbloccando un nastro trasportatore, ma è stato trascinato dal macchinario rimanendo schiacciato. Inutili i tentativi di soccorso. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Milazzo e i carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto. I fatti sono avvenuti in tarda mattinata. In corso le indagini per accertare con esattezza la causa della morte. L'articolo Barcellona Pozzo di Gotto, operaio di 60 anni muore travolto da un nastro trasportatore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Operaio 27enne muore sul lavoro precipitando da 20 metri nei cantieri di Monfalcone: proclamato sciopero immediato
Sciopero immediato proclamato da Fiom, Fim e Uilm dopo la morte di un lavoratore 27enne, morto nei cantieri navali di Monfalcone, in provincia di Gorizia. I lavoratori stanno progressivamente abbandonando le loro postazioni. La vittima, secondo l’Ansa, viveva a Trieste. Il giovane era dipendente di una ditta esterna, la Inquota, attiva nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone e specializzata in lavori che si svolgono ad altezze elevate, grazie all’uso di funi e attrezzature analoghe. Il lavoratore sarebbe precipitato da un’altezza di circa 20 metri. Sul posto sono intervenuti i sanitari inviati dalla centrale operativa regionale Sores Fvg con elicottero e ambulanza, ma, nonostante il tentativo da parte del personale sanitario di rianimare il giovane, la vittima è deceduta a causa dei gravi e numerosi traumi, dovuti alla caduta. Sono in corso le indagini da parte dei carabinieri e degli ispettori dell’Azienda sanitaria, coadiuvati anche dai vigili del fuoco del locale distaccamento. L'articolo Operaio 27enne muore sul lavoro precipitando da 20 metri nei cantieri di Monfalcone: proclamato sciopero immediato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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