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“Senza contraddittorio, non autorizzatela”: il direttore dell’Ufficio scolastico vuole vietare l’assemblea sindacale sul referendum
Nelle scuole della Toscana le assemblee sindacali che non garantiscono il contraddittorio sono vietate. L’ordine – rivolto ai presidi – è arrivato dal direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, Luciano Tagliaferri. Il numero uno dell’Usr non lo scrive con chiarezza ma il riferimento è chiaramente alle riunioni organizzate dalla Flc Cgil giovedì 19 marzo con all’ordine del giorno (tra gli altri punti) “Referendum sull’ordinamento giudiziario: le ragioni del No e la libertà d’insegnamento”. Una disposizione, quella di Tagliaferri, che ha subito trovato la netta opposizione del segretario generale del sindacato scuola di Landini, Pasquale Cuomo: “Abbiamo già inviato al nostro ufficio legale la nota odierna del direttore generale per le valutazioni di merito. Si chiede pertanto ai dirigenti scolastici di non ostacolare il regolare svolgimento dell’assemblea sindacale di giovedì. Se invece qualche preside raccoglierà ‘l’invito’ del direttore generale dell’Usr Toscana, saremo costretti a denunciarlo in sede legale per comportamento antisindacale”. Il duro scontro duro che mette in gioco i rapporti tra la Flc Cgil e l’Usr. Tagliaferri nella sua circolare (dieci righe compresi i saluti) inviata martedì mattina alle 10,35 è perentorio: “Nel richiamare l’attenzione su quanto già comunicato con la nota del 25 febbraio 2026 concernente assemblee sindacali e trasparenza delle informazioni, al fine di garantire la necessaria oggettività e trasparenza delle informazioni, nel pieno rispetto del contradditorio, riferisco che si ricevono segnalazioni in merito alla convocazione di assemblee sindacali, anche per la giornata di domani, con all’ordine del giorno temi non previsti dall’articolo 23 del Ccnl ‘Istruzione e ricerca’ 2016-2018”. Segue l’“invito” a “non autorizzare tali iniziative che potranno svolgersi in altre sedi e fuori l’orario scolastico”. Il direttore fa riferimento alla sua precedente circolare sul referendum ove sottolineava “che in nessun caso doveva essere dato spazio ad associazioni, enti o persone per sostenere cause di parte” ribadendo “la necessità di attenersi al principio di neutralità e limitarsi agli atti strettamente funzionali all’organizzazione del servizio”. Il riferimento al Contratto nazionale, invece, è a un dispositivo che disciplina l’organizzazione delle assemblee sindacali ma non fa riferimento alcuno al contradditorio. Cuomo ha risposto immediatamente a Tagliaferri con una nota ufficiale: “Come è noto, le assemblee sindacali sono istituite dall’articolo 20 Legge 300 del 1970 e rappresentano il diritto dei lavoratori di riunirsi per discutere i temi all’ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro. La Legge (altrimenti detta Statuto dei Lavoratori) non prevede alcuna possibilità di effettuare valutazioni di merito sull’ordine del giorno, né dà alcun potere autorizzativo al datore di lavoro. Coerentemente, tutti i Contratti collettivi nazionali di lavoro del settore Scuola che si sono succeduti hanno confermato tali principi. L’attuale normativa di riferimento è l’articolo 31 del Ccnl 2019-21, che ha sostituito e abrogato il 23 del Ccnl 2016-2018”. Il segretario del sindacato non ci sta all’interpretazione data dal numero uno dell’Usr: “Nell’articolo indicato dal direttore generale, e quindi anche in quello attualmente vigente, l’ordine del giorno è richiamato semplicemente per il fatto che esso debba accompagnare l’indizione dell’assemblea sindacale. Non esiste perciò alcuna elencazione di temi previsti, la cui esistenza precostituita limiterebbe infatti il perimetro delle materie sindacali e del lavoro, in violazione dello Statuto dei Lavoratori”. Molti presidi, d’altro canto, sono rimasti esterrefatti dalle parole del loro direttore e hanno contattato ilfattoquotidiano.it per denunciare il caso. L'articolo “Senza contraddittorio, non autorizzatela”: il direttore dell’Ufficio scolastico vuole vietare l’assemblea sindacale sul referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
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Sciopero generale 9 marzo: quali settori sono coinvolti, non si fermano i trasporti
Nella giornata di oggi, 9 marzo, numerosi settori lavorativi potrebbero subire ripercussioni a causa dello sciopero convocato da diverse associazioni sindacali. L’astensione dal lavoro potrebbe incidere su diversi servizi, pur restando garantite le prestazioni indispensabili. Lo sciopero rientra nel contesto della Giornata internazionale dei diritti delle donne ed è iniziato nella notte tra 8 e 9 marzo. Durerà per 24 ore. I sindacati che hanno proclamato lo sciopero sono Slai Cobas, Usi, Usb e Clap con la richiesta di interventi su salari, politiche sociali, condizioni di lavoro e misure che contrastino la precarietà. Saranno interessati sia i lavoratori delle amministrazioni pubbliche, ma anche quelli coinvolti nel settore privato e cooperativo. L’agitazione di Cobas, Cub e Usb riguarda tutte le categorie del comparto pubblico e privato per l’intera giornata, escluso il comparto dei trasporti, mentre per i vigili del fuoco sarà dalle ore 9 alle ore 13. Alla protesta si aggiunge anche l’astensione dichiarata dalla Flc Cgil nei settori della conoscenza come scuola, università, ricerca, AFAM, formazione professionale e istruzione non statale, in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne: lo sciopero è proclamato per sottolineare l’attuale disparità di genere sociale, presente anche nel mondo del lavoro, caratterizzato dalla mancanza di servizi che alimentano il gender pay gap. Le associazioni sindacali hanno evidenziato inoltre la necessità di un salario minimo, per ridurre il peso dell’inflazione e aiutare gli italiani, sempre più piegati da salari da fame e servizi insufficienti. Dallo sciopero è esente il settore dei trasporti, come dichiarato da tutte le sigle sindacali coinvolte. L'articolo Sciopero generale 9 marzo: quali settori sono coinvolti, non si fermano i trasporti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Sindacati
Sciopero
Valditara: “Cura e decoro nelle scuole? Dovere degli studenti”. I sindacati: “Manca personale e poche assunzioni”
“Abbiate cura e decoro per le vostre scuole”. E’ più di un invito quello che il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rivolto ai presidi con una nota firmata dallo stesso il 23 febbraio. Anche la pulizia e l’ordine per le aule diventano norma, obbligo perché l’inquilino di viale Trastevere chiede alle scuole di inserire queste indicazioni nel regolamento d’istituto (notare che nella circolare il sostantivo “regolamento” è scritto con la maiuscola) e nel patto educativo di corresponsabilità. Un richiamo che arriva direttamente dal piano più alto di viale Trastevere in concomitanza con l’annuncio di un decreto che stanzia trenta milioni di euro per la realizzazione di progetti didattici per promuovere la cura e il rispetto dei parchi e dei beni scolastici da parte degli studenti. Parole che trovano il plauso dell’Associazione nazionale presidi e delle organizzazioni sindacali che, tuttavia, ritenendo pleonastica la nota del ministro colgono l’occasione per chiedere più collaboratori scolastici. Lo fa, in primis, il presidente dell’Anief Marcello Pacifico che a ilfattoquotidiano.it dice: “L’invito del ministro Valditara a rispettare quanto già previsto dallo statuto degli studenti e delle studentesse e nelle linee guida di educazione civica è corretto, giusto e importante per la maturazione dei cittadini del domani. Ma sul tema sollevato, è altrettanto importante ricordare al ministro delle Finanze Gian Carlo Giorgetti (leghista come Valditara, ndr) che la scuola ha bisogno di molti più collaboratori scolastici per garantire quella cura e pulizia degli ambienti. Da anni le assunzioni coprono solo il 30% dei posti vacanti e quest’anno hanno dovuto fare i conti con il rinvio del passaggio al nuovo profilo professionale”. Duro anche Vito Castellana della Gilda Scuola: “É quasi ridondante dire che occorre promuovere la cura degli ambienti e degli spazi comuni. Se però questo serve a nascondere la carenza del personale scolastico, allora è un altro discorso. Dobbiamo riflettere forse sul taglio al personale scolastico che è stato fatto e sulle conseguenze che questo ha portato alle scuole italiane in termini di servizi”. Proprio il suo sindacato in queste ore ha diffuso un comunicato che denuncia la carenza di personale Ata in tutte le scuole italiane e la grave distorsione che il contratto 20219/21 non ha risolto. L’attenzione di Castellana è rivolta all’ausilio non specialistico agli alunni con disabilità: “Si tratta – spiegano – di un lavoro che i collaboratori oggi svolgono quotidianamente per senso del dovere, spirito di collaborazione e pressione morale, ma che ha il diritto di essere ricompensato, come lo stesso Ccnl, all’articolo 54 comma 4 afferma, ovvero l’assistenza agli alunni, ivi compresi quelli con disabilità rientra tra gli incarichi specifici da retribuire con una indennità economica di 700 euro annui”. Nella nota divulgata da Valditara “si invitano i dirigenti e il personale scolastico a sensibilizzare gli alunni e gli studenti alla pulizia e al decoro degli ambienti scolastici degli arredi e alla cura delle attrezzature e dei sussidi impiegati nella didattica, quale forma di rispetto, verso l’intera comunità e verso i beni pubblici loro affidati”. Un’iniziativa apprezzata dal presidente dell’Anp, Antonello Giannelli: “Ritengo condivisibili i contenuti della nota del ministro Valditara, volta a promuovere la cura, il rispetto e la pulizia degli ambienti scolastici. Indubbiamente, lo sviluppo della cultura del rispetto per gli altri ha nella cura degli spazi comuni il suo logico presupposto. Non si tratta solo di decoro quanto, piuttosto, di attenzione al bene collettivo. In questa prospettiva, indicazioni come quella di lasciare le aule, al termine delle lezioni, nelle stesse condizioni riscontrate all’inizio della giornata sono di assoluto buon senso nonché alla base della civile convivenza”. Giuseppe d’Aprile, segretario nazionale della Uil Scuola, esprime qualche perplessità sul finanziamento destinato ai parchi: “E’ necessario conoscere con più precisione in quale modo il ministero intenda procedere nell’erogazione del finanziamento annunciato che ammonta a trenta milioni. Se si vuole ricorrere all’emanazione di un avviso destinato alle scuole, con obbligo di rendicontazione della spesa a fine progetto con un conseguente aggravio di lavoro per i dirigenti scolastici e per le segreterie, oppure, più semplicemente, con un finanziamento diretto a tutte le scuole, per esempio con un capitolo di spesa dedicato all’interno delle voci del Fondo di Istituto”. L'articolo Valditara: “Cura e decoro nelle scuole? Dovere degli studenti”. I sindacati: “Manca personale e poche assunzioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
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Giuseppe Valditara
Sciopero trasporti: stop ad aerei, treni e bus dal 26 al 28 febbraio. Ita cancella più della metà dei voli previsti
Fine mese ad alta tensione per il settore dei trasporti. Tra il 26 e il 28 febbraio sono previste mobilitazioni che coinvolgeranno il comparto aereo, quello ferroviario e il trasporto pubblico locale, con disagi attesi in tutta Italia. La giornata più critica sarà proprio quella del 26 febbraio. La data è stata individuata dopo la precettazione del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, vista la coincidenza con lo svolgimento delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Secondo quanto proclamato dal Cub Trasporti, a incrociare le braccia per l’intera giornata a livello nazionale saranno i lavoratori del comparto aereo, aeroportuale e dell’indotto aeroporti. Le ripercussioni riguardano voli, check-in, assistenza a terra e servizi di scalo. TRASPORTO AEREO A questo sciopero si affianca quello del personale di terra e di volo delle principali compagnie operative nel Paese, tra cui Ita Airways, easyJet e Vueling. Per le prime due società è previsto uno sciopero dei piloti e degli assistenti di volo per l’intera giornata, come proclamato dai sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Ugl T.A, Anpac e Anp. Sul proprio sito Ita ha spiegato le conseguenze dell’agitazione: “A seguito della proclamazione di azioni di sciopero che coinvolgono il settore del trasporto aereo in Italia previste per la giornata di giovedì 26 febbraio della durata di 24 ore, Ita Airways si è vista costretta a cancellare circa il 55% del proprio operativo previsto per il 26 febbraio e alcuni voli nelle giornate del 27 febbraio”. “Le lavoratrici e i lavoratori di Ita Airways hanno il diritto al rinnovo del contratto collettivo di lavoro, scaduto a dicembre 2024”, scrivono in una nota le sigle sindacali, che definiscono il contratto ”inadeguato sia sotto il profilo salariale che di tutele del lavoro”. Per questo è ”indispensabile un confronto serio, centrato sulla negoziazione e stipula dei diversi livelli dei contratti”. Aggiungendo poi che ”un giusto riconoscimento è doveroso per tutti i piloti e assistenti di volo della compagnia Easyjet” che attendono da settembre il rinnovo del contratto e sono costretti a subire “numerose fragilità operative e organizzative causate da una programmazione inadeguata”. Per le tre compagnie aeree è anche previsto uno stop del personale di bordo di quattro ore, dalle 13 alle 17, indetto da Usb Lavoro Privato. TRASPORTO FERROVIARIO Dalle 21 del 27 febbraio fino alla stessa ora di sabato 28 sciopererà il personale di macchina e di bordo del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, Italo, Trenord e altri operatori ferroviari locali. Per quanto riguarda le fasce di garanzia, nei giorni feriali vanno dalle 6:00 alle 9:00 e dalle 18:00 alle 21:00: in queste finestre orarie devono essere assicurati i servizi minimi essenziali, in particolare per i pendolari. Per l’alta velocità e la lunga percorrenza è previsto un elenco di treni garantiti consultabile sui siti delle compagnie. Fermo per 24 ore anche il personale di imprese che svolgono attività ferroviaria aderente a Cub Trasporti/Sgb, mentre durerà 8 ore – dalle 22 del 27 alle 5.59 del 28 – la protesta proclamata da Usb Lavoro Privato. Secondo quanto comunicato dalla Provincia autonoma di Trento, invece, “per sabato è stato indetto uno sciopero del personale ferroviario che riguarda sia il trasporto nazionale che quello locale. Dalle 21 di venerdì alle 20.59 di sabato sarà in sciopero il personale del Gruppo Fs, Italo e Trenord”. Per il trasporto regionale di Trenitalia “sono garantiti i servizi essenziali previsti”. Lo sciopero, viene precisato, interessa solo il personale ferroviario e gli addetti alle biglietterie del settore ferroviario di Trentino Trasporti: saranno garantiti i servizi dalle 5.30 alle 8.30 e dalle 16 alle 19. Garantito anche il servizio sostitutivo con autobus della linea ferroviaria della Trento-Malè-Mezzana e della Trento-Bassano del Grappa. Il 27 febbraio sono previsti altri scioperi a livello locale. A Torino si fermerà per quattro ore, dalle 16 alle 20, il personale della società Arriva Italia. A Bari, stop di quattro ore – dalle 19.30 alle 23.30 – per gli operatori di esercizio della società Ferrovie Sud Est e Servizi Automobilistici. L'articolo Sciopero trasporti: stop ad aerei, treni e bus dal 26 al 28 febbraio. Ita cancella più della metà dei voli previsti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Si infortuna a casa durante lo smart working: il giudice le riconosce l’incidente sul lavoro
La sentenza conferma l’infortunio sul lavoro e riconosce l’indennizzo alla dipendente in smart working. Protagonista, come riporta il Messaggero, una dipendente dell’Università di Padova, la cui disavventura era stata derubricata dall’Inail come “infortunio domestico”. I fatti erano successi subito dopo il Covid, quando molte aziende avevano scelto lo smart working per evitare i rischi di contagio. La dipendente, ad aprile 2022, stava lavorando da casa e, nel corso di una riunione davanti al computer, nel tentativo di recuperare dei fogli che le erano caduti, era inciampata e caduta. Procurandosi una doppia frattura alla caviglia destra. Il referto medico le aveva riconosciuto 137 giorni di inabilità al lavoro. L’Inail aveva inizialmente riconosciuto l’infortunio come indennizzabile, salvo poi fare marcia indietro alcune settimane dopo, escludendo la natura di infortunio sul lavoro e categorizzandolo come “infortunio domestico“. La vittima dell’infortunio, sindacalizzata FGU Gilda Unipd, è stata quindi costretta a ricorrere alle coperture assistenziali Inps, pagando autonomamente per ogni prestazione medica. L’Inail, nonostante il ricorso interno, ha ribadito l’esclusione di infortunio sul lavoro, negando ogni copertura. Gli avvocati del sindacato hanno presentato ricorso al Tribunale di Padova, sezione Lavoro. A quel punto l’Inail ha convocato la donna per sottoporla a visita collegiale, senza comunque riconoscerle il rimborso delle spese mediche e di giudizio. L’8 maggio 2025 il Tribunale di Padova ha riconosciuto e accolto le richieste della lavoratrice, che ha visto rimborsate tutte le spese sostenute: 1.300 euro di rimborso spese e un indennizzo mensile per l’inagibilità al lavoro dovuta all’infortunio. L'articolo Si infortuna a casa durante lo smart working: il giudice le riconosce l’incidente sul lavoro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Palazzo Chigi dimezza lo smart working a un giorno a settimana: i dipendenti pronti allo sciopero
I dipendenti della presidenza del Consiglio sono pronti allo sciopero, anche se la data non è ancora stata fissata. La decisione è stata presa all’unanimità durante un’assemblea dei lavoratori. È l’ultimo capitolo di una mobilitazione iniziata a fine gennaio per protesta contro la decisione dell’amministrazione di dimezzare lo smart working concesso ai dipendenti, limitandolo a un giorno a settimana. Inaccettabile per chi lavora a Palazzo Chigi: due giorni a casa sono “obiettivo minimo di negoziazione”, come ribadito in un documento approvato due giorni fa. Se non arriverà un passo indietro, quindi, scatterà l’astensione dal lavoro. I sindacati hanno scritto al Ministro per la pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, evidenziando “che l’orientamento alla riduzione dello smart working si pone in controtendenza rispetto ai più avanzati modelli organizzativi e manageriali” e che “lo scostamento rischia di produrre non solo effetti interni, ma anche ricadute esterne e reputazionali”, come ha riassunto la segretaria nazionale Fp Cgil, Giordana Pallone. “La vicenda inizia l’estate scorsa con la firma del contratto, che noi come Cgil non abbiamo firmato perché non c’era il lavoro agile – ha spiegatoPallone. “Come volevasi dimostrare, alla fine dell’anno molti dipartimenti hanno iniziato a restringere le giornate di lavoro agile e porre restrizioni nella possibilità di fruizione, ad esempio non attaccarle al fine settimana”. “Quanto sta avvenendo proprio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri rappresenta purtroppo il segnale di un ingiustificato e inaccettabile arretramento, che sta progressivamente coinvolgendo anche altre pubbliche amministrazioni”, ha commentato il segretario generale della Flp, Marco Carlomagno. “Si stanno introducendo ostacoli privi di reali motivazioni, a fronte del fatto che in questi anni l’utilizzo delle diverse modalità di lavoro da remoto ha consentito di conciliare efficacemente le esigenze di vita e di lavoro e, al tempo stesso, di garantire la continuità e la qualità dei servizi a cittadini e imprese”. Per Roberto Cefalo, segretario generale aggiunto Flp, la scelta è tanto più incomprensibile perché “la Presidenza per prima ha applicato il lavoro agile. Ci sono state una serie di interlocuzioni, poi una lettera al ministro della Pa, ed è stato chiesto un incontro al sottosegretario Alfredo Mantovano, nel frattempo lo sciopero è stato annunciato ma non fissato”. L'articolo Palazzo Chigi dimezza lo smart working a un giorno a settimana: i dipendenti pronti allo sciopero proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Paolo Zangrillo
Nuovo scontro tra sindacati e Salvini: sciopero degli aerei confermato durante i Giochi. Il ministro sbotta: “Anti-italiani”
Nessun passo indietro. Gli scioperi si faranno nelle date in cui erano stati proclamati. I sindacati tirano dritto, ignorano la richiesta della Commissione di Garanzia di posticiparli e confermano le astensioni del lavoro del 16 febbraio e 7 marzo nel trasporto aereo. Due date che, secondo il Garante, creano un disequilibrio tra diritto di sciopero e diritto alla mobilità poiché in quei giorni ci sono le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali. Una decisione definita “un’assurdità” dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini che ha attaccato i rappresentanti dei lavoratori chiamandoli “anti-italiani” e “irresponsabili”. Quindi ha annunciato una convocazione delle sigle per venerdì mattina alle 10 al Mit. Il rischio, se non si troverà una mediazione, è quello di una precettazione. Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta, Anpac e Anp non ci stanno: “Le azioni di sciopero sono state proclamate a sostegno delle vertenze per il rinnovo del contratto collettivo nazionale e di contratti aziendali di lavoro scaduti da molti mesi, ed in presenza di trattative infruttuose con aziende sorde alle legittime istanze”, scrivono tutti i sindacati di categoria in una lettera indirizzata a Salvini e alla Commissione di Garanzia. Aziende che “non hanno dato prova di volerli rinnovare a condizioni adeguate, rendendo, di fatto, impossibile la cancellazione o il differimento delle azioni sindacali legittimamente proclamate”, sottolineano. Gli scioperi finito sotto la lente d’ingrandimento della Commissione di Garanzia – che aveva chiesto di differirli al 24 febbraio e al 4 marzo, evitando la concomitanza con le competizioni di Giochi olimpici e paralimpici – riguardano entrambi il trasporto aereo: il 16 febbraio si fermerà l’intero comparto con personale e assistenti di volo di Ita Airways, Vueling, Easyjet e il personale dell’handling aeroportuale; mentre il 7 marzo toccherà al personale dipendente di Enav in servizio all’Acc di Roma. “I sindacati che ignorano le richieste del Garante e le proposte di mediazione del Ministero si dimostrano irresponsabili e anti-italiani. Mentre il mondo guarda a Milano-Cortina 2026 con interesse e ammirazione, pensare di bloccare il traffico aereo è assurdo”, ha attaccato Salvini. “Si tratta di un affronto non solo ai cittadini ma anche agli atleti olimpici e paralimpici – ha aggiunto – Sapremo rispondere con forza, pretendendo il rispetto della legge e dell’Italia”. L'articolo Nuovo scontro tra sindacati e Salvini: sciopero degli aerei confermato durante i Giochi. Il ministro sbotta: “Anti-italiani” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Ubisoft di Assago toglie lo smart working: lavoratori in sciopero. Fiom: “Impensabile trasferirsi a Milano con questi costi”
‘Don’t play with our lives’. Ovvero ‘non giocate con le nostre vite’. Questa è la scritta che compare sullo striscione esposto dagli sviluppatori della Ubisoft in presidio sindacale. I lavoratori sono in sciopero da tre giorni perché la multinazionale francese del settore dei videogiochi ha fatto un passo indietro sullo smart working, imponendo ai 110 dipendenti della sede di Assago di lavorare in presenza 5 giorni su 5. Il personale dell’azienda è formato da lavoratori altamente specializzati: molto spesso si tratta di giovani che grazie al lavoro da remoto scelgono di non trasferirsi a Milano, visto l’alto costo della vita. “È chiaro che una decisione come questa, presa senza alcun preavviso, mette in difficoltà moltissimi lavoratori”, commenta Andrea Rosafalco della Fiom. “Per questi è impensabile trasferirsi di punto in bianco in una città diversa: a maggior ragione in una città come Milano, dove i costi degli alloggi sono impossibili, senza parlare dello stravolgimento degli equilibri familiari e personali di vita”. Una scelta che, ha sottolineato il sindacalista, “contraddice il senso stesso del lavoro delle persone Ubisoft: un lavoro fondato su creatività, autonomia e condivisione degli obiettivi dentro i team”. Se la casa produttrice abbracciasse questa politica sul lavoro da remoto, “tanti sarebbero costretti a lasciare il lavoro e le prospettive e l’esistenza stessa del sito milanese sarebbero messe a rischio”. L'articolo La Ubisoft di Assago toglie lo smart working: lavoratori in sciopero. Fiom: “Impensabile trasferirsi a Milano con questi costi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sindacati contro il decreto sulla parità salariale. Cgil: “Arretramenti evidenti”. Uil: “Direttiva europea non rispettata”
Sindacati critici sul testo del decreto con cui il governo Meloni punta a recepire la direttiva europea sul rafforzamento della trasparenza sui salari per contrastare il gender pay gap. Per le segretarie confederali della Cgil Francesca Re David e Lara Ghiglione, il testo approvato dall’esecutivo “non conferma in tutte le sue parti l’impianto innovativo annunciato dal Governo nel percorso di attuazione della Carta sociale europea e risulta peggiorativa rispetto alla prima bozza successiva all’incontro con le parti economiche e sociali il 2 febbraio”. Ivana Veronese e Vera Buonomo della Uil concordano: “Il decreto non è all’altezza né delle aspettative né delle sfide che sarebbe chiamato ad affrontare”. E avvertono che ci sono “tutte le condizioni perché l’Europa apra una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese”. Per la Cgil la bozza riduce l’ambito di applicazione della direttiva, “escludendo apprendistato, lavoro domestico, collaborazioni continuative e non esplicita le diverse forme di lavoro subordinato”. In sostanza, “non include il lavoro autonomo quando regolato dalla contrattazione collettiva”. Non solo: “Il rimando alla contrattazione collettiva avrebbe dovuto riferirsi sempre a quella agita dai soggetti comparativamente più rappresentativi e non al generico contratto collettivo applicato in azienda che rischia di favorire contratti in dumping e peggiorare le condizioni di lavoro”. Invece “in diversi passaggi chiave del testo essa viene chiamata in causa solo in assenza di un contratto collettivo applicato dal datore di lavoro, apparentemente del tutto sganciato da criteri di maggiore rappresentatività dei soggetti firmatari”. Si tratta di “arretramenti evidenti”, che “si registrano anche sulle tempistiche relative al monitoraggio del divario retributivo: l’obbligo annuale di comunicazione è ora limitato alle imprese con almeno 250 addetti, mentre per quelle tra 100 e 249 addetti è previsto solo ogni tre anni, soglie considerate troppo elevate per il contesto produttivo italiano”. Rilievi simili dalla Uil. “Prima di tutto rileviamo l’esclusione di lavoratori e lavoratrici apprendisti, intermittenti e del settore domestico. Ma ciò che colpisce maggiormente – fanno notare le rappresentanti della sigla – è il disallineamento che si crea rispetto a uno strumento che il nostro ordinamento già prevede, con finalità molto simili: il Rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile“. Si tratta di un documento obbligatorio che le aziende con più di 50 dipendenti devono presentare ogni due anni. “Invece il nuovo adempimento non sarà richiesto alle aziende sotto i 100 dipendenti, avrà cadenza triennale sotto i 250 e, soprattutto, per le imprese con meno di 150 dipendenti scatterà solo a partire dal 2031“. Una differenza di trattamento difficile da spiegare: “Nel frattempo, alle lavoratrici di quelle aziende che già oggi subiscono discriminazioni salariali cosa dovremmo dire? Di pazientare e aspettare il proprio turno per vedere riconosciuto un diritto fondamentale come la parità retributiva?” Bocciata poi “l’impostazione contenuta in diversi articoli laddove si consente di assumere come riferimento qualsiasi contratto applicato dal datore di lavoro o perfino sistemi classificatori aziendali”. Scelta che “legittima contratti non rappresentativi, indebolisce le tutele e rischia di mettere in discussione definitivamente lo scopo della direttiva in merito alla valutazione del lavoro di pari valore”. Per la Uil, “non ci sono ambiguità: ogni comparazione retributiva deve basarsi esclusivamente sui Ccnl nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative”. Secondo la confederazione, se il decreto “non verrà modificato, crediamo che ci siano tutte le condizioni perché l’Europa apra una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese”. L'articolo Sindacati contro il decreto sulla parità salariale. Cgil: “Arretramenti evidenti”. Uil: “Direttiva europea non rispettata” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero: “Un’altra vittima nella filiera degli appalti”
Un operaio di 57 anni è morto in cantiere dopo essere stato travolto dal cemento. L’incidente è avvenuto lunedì sera a Guidonia Montecelio, nell’area della città metropolitana di Roma, negli impianti della Buzzi Unicem. Il lavoratore, dipendente di una ditta esterna come hanno comunicato i sindacati, sarebbe rimasto travolto dal materiale grezzo durante le operazioni di pulizia dei silos. “Dall’inizio dell’anno è la terza vittima del lavoro accertata nel Lazio e, ancora una volta, nella filiera degli appalti”, hanno denunciato Cgil e Fillea Cgil di Roma e Lazio, ritenendo “inaccettabile che il lavoro continui ad essere causa di morte e sofferenza per chi per vivere deve lavorare e per i loro familiari, a cui siamo vicini ed esprimiamo tutto il nostro sostegno”. E hanno concluso: “Continueremo a mobilitarci per fermare questa strage e affinché le istituzioni facciano la loro parte, a partire dall’attuazione del piano regionale sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”. Per la morte del 57enne – che aveva due figli – i sindacati hanno organizzato uno sciopero per l’intero turno di lavoro di martedì. “Uno sciopero di dolore, di rabbia e di denuncia, ma soprattutto di umanità. Dobbiamo continuare a mobilitarci, come stiamo facendo oggi”, ha detto il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Natale Di Cola. E ha lanciato l’appello alle istituzioni: “Fermare la strage nei luoghi di lavoro deve essere una priorità dell’intera società, a cominciare dalle istituzioni che, anche nel territorio, devono attivarsi e fare tutto il possibile per fermare questa vergogna”. Una risposta politica che non deve fermarsi al singolo caso: “Ecco perché è importante che questo sabato due comuni della provincia di Roma, Artena e Colleferro, promuovano una manifestazione per la salute e la sicurezza sul lavoro e per ricordare i propri concittadini morti di lavoro”. Sottolineando che dovrebbe avvenire ovunque “perché ricordare i nomi, i volti, le storie, strappare le persone dalle fredde statistiche è il primo atto per invertire la normalizzazione della strage e rimettere al centro del modello di fare impresa l’umanità”. L'articolo Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero: “Un’altra vittima nella filiera degli appalti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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