David Rossi, l’ex capo comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, la sera del
6 marzo 2013 tornò a casa uscendo dalla finestra del suo ufficio: il tonfo fu
archiviato come suicidio. Ma l’altro giorno una commissione parlamentare
d’inchiesta ha concluso che Rossi fu assassinato: la Procura, come se avesse
altro da fare, ha dunque dovuto riaprire il caso per la terza volta. I
consulenti forensi della commissione ipotizzano che Rossi sia stato aggredito
nel suo ufficio, spinto verso la finestra, tenuto nel vuoto (“forse per
intimidirlo”: io per intimidire qualcuno cito Kierkegaard) e poi lasciato
cadere.
Le ferite al volto, comprese quelle al labbro e al naso, sarebbero compatibili
con la pressione contro i fili antipiccione del davanzale; le contusioni alla
testa e alla tempia indicherebbero colpi o un contatto violento con una barra
metallica; ma le lesioni a polsi e ascelle, incongrue rispetto a una semplice
caduta, rafforzano l’ipotesi di omicidio. Le nuove conclusioni, insomma,
contraddicono le indagini precedenti (se lavorassi in quella banca passerei la
giornata abbracciato al termosifone).
La Procura di Siena aveva archiviato il caso due volte come suicidio, citando le
lettere di addio, l’assenza di dna di altre persone e l’ufficio in ordine (vuoi
fare un omicidio perfetto? Non dimenticare lo Swiffer). Anche una prima
commissione parlamentare, nel 2022, aveva escluso l’omicidio, pur individuando
alcune anomalie (Rossi s’aggrappò alla sbarra: suicidio con backflip alla Olga
Korbut?). I periti avevano concluso per il gesto volontario: Rossi si era
buttato (Pinelli: “Sicuro”). La nuova inchiesta si basa su analisi più
approfondite: per gli investigatori alcune parti della ricostruzione precedente
non reggono e non tutte le lesioni possono essere spiegate dal semplice impatto
al suolo.
Tuttavia il caso resta aperto: non esistono prove dirette — dna, testimoni,
immagini inequivocabili — che dimostrino la presenza di aggressori (di
aggressori dilettanti, almeno). Le tre lettere di addio, considerate autentiche,
accreditano la tesi del suicidio; e nessuno ha riferito di aver sentito rumori
sospetti quella sera (nessun rumore: che gli assassini fossero bibliotecari?
Mimi? Trappisti cistercensi?). E’ certo che Rossi non morì subito: tutte le
indagini concordano sul fatto che rimase vivo per circa 20 minuti dopo la
caduta, durante i quali cercò disperatamente di chiamare le Iene.
Perché l’allarme non sia stato dato immediatamente resta uno degli aspetti più
inquietanti della vicenda; anche i movimenti delle persone che si avvicinarono
al corpo nei 10 minuti successivi per dare un’occhiata e andarsene hanno dello
sbalorditivo. Alla luce delle conclusioni della commissione, la Procura di Siena
ha acquisito tutti gli atti raccolti negli ultimi due anni e riaperto il
fascicolo per una terza stagione. La famiglia Rossi, che ha sempre contestato la
tesi del suicidio, ha accolto con favore il rinnovo della serie, ma alcuni
esponenti politici ritengono che l’inchiesta dovrebbe essere affidata a un
ufficio giudiziario diverso, dato che sono note le criticità accumulate nelle
prime inchieste dalla medesima Procura.
Oggi la lettura più diffusa tra chi ha riesaminato la vicenda non è più quella
di un suicidio, ma quella di una morte che coinvolse altre persone:
un’aggressione o un’intimidazione “sfuggita di mano” (la metafora è
raccapricciante, ma bisogna ammettere che è indovinata). Insomma, balle, balle,
balle, balle, balle. Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere,
da quando siamo al mondo?
Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere
182) È vero che John Wayne a volte baciava il suo cavallo dopo una scena
western, ma non è vero che lo facesse con trasporto.
L'articolo Riaperto il caso sulla morte di David Rossi: così si rafforza
l’ipotesi dell’omicidio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un video ricostruisce, sulla base delle analisi tecniche e delle perizie della
Commissione parlamentare d’inchiesta, cosa potrebbe essere accaduto all’interno
dell’ufficio di David Rossi nei momenti che hanno preceduto la caduta dalla
finestra del suo ufficio nella sede di Banca Mps, a Rocca Salimbeni, il 6 marzo
2013.
Il video è diffuso in concomitanza con la visita della Commissione a Siena. Si
tratta di una ricostruzione realizzata a partire dagli elementi raccolti in
questi mesi di lavoro: le lesioni riscontrate sul corpo, la posizione della
finestra e gli ultimi movimenti ricostruiti dagli investigatori. Un contributo
che, secondo i consulenti della Commissione, il tenente del Ris Adolfo Gregori e
il medico legale Robbi Manghi, avvalora la tesi dell’omicidio.
“Siamo qui perché finalmente, dopo tanti anni, grazie alle due perizie che sono
state depositate abbiamo rinvenuto delle prove tangibili che escludono
definitivamente il suicidio“, ha detto Gianluca Vinci, presidente della
commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. “Ne abbiamo
preso atto anche in commissione questa settimana, votando all’unanimità che si
tratta di un omicidio, non più di un suicidio, e quindi di andare avanti per
trovare i colpevoli e il movente” ha aggiunto Vinci.
L'articolo Un video ricostruisce gli ultimi momenti di vita di David Rossi, la
commissione d’inchiesta: “Prove che escludono il suicidio” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Non è stato un suicidio quello di David Rossi, ma un omicidio. È quanto
sostengono, nero su bianco, le due perizie agli atti della nuova commissione
d’inchiesta parlamentare. Le consulenze, a questo punto, saranno inviate alla
Procura di Siena, per consentire la valutazione della riapertura del caso. Fa
discutere, tuttavia, il fatto che per competenza a valutare le nuove prove sarà
lo stesso ufficio che ha già archiviato due volte le indagini come suicidio, e
che è stato coinvolto da una terza indagine, condotta a Genova, per presunte
anomalie nell’indagine, un fascicolo, quello nei confronti dei magistrati
toscani, anche questo archiviato.
Per cristallizzare il lavoro fatto finora, la commissione parlamentare ha deciso
di firmare una relazione intermedia, che accredita l’ipotesi di un omicidio
volontario. Secondo il presidente della commissione Gianluca Vinci, da entrambe
le perizie, firmate dal tenente colonnello del Ris Adolfo Gregori e dal medico
legale Robbi Manghi, “si capisce che non si è trattato di un omicidio fatto con
l’intento diretto di uccidere qualcuno”.
La ricostruzione di Vinci propenderebbe per un omicidio non premeditato: “Prima
c’è stato un pestaggio – spiega Vinci – non è trattato di una persona che è
entrata nella stanza e l’ha defenestrato, ma di qualcuno che prima l’ha
picchiato, l’ha trattenuto, gli ha spinto la faccia, poi l’ha trattenuto in
sospensione fuori dalla finestra, e ha provato addirittura a riportarlo dentro”.
Rossi, secondo questa ricostruzione dei fatti “stava litigando con delle persone
e il fatto che lo abbiano posto e trattenuto fuori dalla finestra fa pensare che
qualcosa si possano essere detti”.
Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia e primo proponente della
commissione d’inchiesta sul caso, è molto critico sulla trasmissione degli atti
a Siena: “L’assegnazione del fascicolo per l’omicidio di David Rossi alla
Procura di Siena è una decisione inopportuna e sbagliata. La nuova fase
dell’inchiesta non può essere affidata allo stesso ufficio che ha già condotto
le prime indagini, sulle quali nel tempo si sono accumulate criticità tali da
incidere sulla percezione di imparzialità”.
L'articolo “David Rossi è stato ammazzato”: la commissione parlamentare
trasmette gli atti a Siena proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le ferite e i segni sul volto di David Rossi hanno un’origine diversa da quella
che hanno indicato le indagini. Ne sono convinti il medico legale Robbi Manghi e
il tenente del Ris Adolfo Gregori, consulenti tecnici della Commissione
parlamentare d’inchiesta sulla morte del capo comunicazione di Mps, deceduto il
6 marzo 2013 dopo esser precipitato dalla finestra del suo ufficio a Siena.
Della perizia in questione si è parlato in una nuova audizione della
Commissione, con al centro proprio la questione delle ferite: le lesioni al
volto di David Rossi non sarebbero riconducibili alla caduta dalla finestra ma
sarebbero invece compatibili con una pressione del viso e della testa esercitata
da terze persone contro contro la sbarra di sicurezza o il telaio in legno della
finestra. E’ quanto emerge dalla perizia del medico legale Robbi Manghi e del
tenente del Ris Adolfo Gregori, consulenti tecnici della Commissione
parlamentare d’inchiesta sulla morte di Rossi, il capo comunicazione di Mps
deceduto il 6 marzo 2013 dopo esser precipitato dalla finestra del suo ufficio a
Siena. Della perizia si è parlato in una nuova audizione della Commissione e in
questa occasione è emersa la conclusione del lavoro dei tecnici.
Nella fattispecie, secondo i consulenti la pressione del viso di David Rossi
contro i fili antipiccione spiegherebbe i tagli sul labbro e all’altezza del
naso di Rossi, mentre la pressione contro la sbarra di sicurezza della finestra
avrebbe provocato le contusioni alla testa, tagli e contusioni refertati
fotograficamente all’indomani della morte di David Rossi. Il medico legale
Manghi ha detto che “il tutto è l’effetto di un’azione dinamica, di pochi
secondi o pochi minuti, di una persona aggredita”. “La natura e la distribuzione
dei segni cutanei, ed in particolare le lesioni nasali e del labbro inferiore –
si legge nelle conclusioni della perizia lunga 17 pagine -, riflettono
fedelmente l’interazione tra l’anatomia del volto e l’elemento metallico del
filo durante un evento d’urto e sfregamento“. “Le lesioni riscontrate nella
regione zigomatica sinistra presentano caratteristiche di ecchimosi da impatto e
sfregamento – è scritto ancora – La loro distribuzione spaziale è coerente con
la posizione della barra metallica o della traversa del telaio della finestra e
dei relativi sistemi di ancoraggio laterali dei fili. Le prove effettuate con i
manichini confermano che, nella dinamica di contatto naso-filo, lo zigomo si
trova in assetto di collisione diretta con la porzione superiore/laterale della
barra o della cornice inferiore, giustificando pienamente la localizzazione dei
segni traumatici sul volto di David Rossi”.
L'articolo “Le lesioni sul volto di David Rossi non sono compatibili con la
caduta”: la perizia della commissione d’inchiesta proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Quando David Rossi è precipitato “qualcuno lo teneva per il polso sinistro
appeso al balcone”. È un “dato certo”, secondo il tenente colonnello del Ris
Adolfo Gregori, consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla
morte dell’allora responsabile della comunicazione del Mps, deceduto cadendo dal
balcone del suo ufficio a Rocca Salimbeni, sede della banca a Siena, il 6 marzo
2013. Ascoltato insieme al consulente e medico legale Robbi Manghi davanti
all’organismo parlamentare, il carabiniere ha illustrato la perizia svolta sulla
caduta dalla finestra e sulle prove di tenuta del cinturino dell’orologio che
portava al polso per capire in che modo possa essersi staccato dalla cassa prima
dell’impatto al suolo e per chiarire le origini delle lesioni sul polso
sinistro.
L’UOMO DEL RIS: “QUALCUNO LO SORREGGEVA”
Le conclusioni del colonnello del Ris sono abbastanza chiare: “Era appeso al
balcone con qualcuno che lo sorreggeva, almeno nell’ultimo istante, e lo teneva
per il polso sinistro provocando le lesioni e il distacco dell’orologio”, ha
affermato Gregori davanti alla Commissione di inchiesta. Il membro del Reparto
investigazione scientifiche dei carabinieri ha sottolineato che sono stati
svolti “23 test” tesi ad accertare in che modo possa essere stata provocata la
rottura di entrambe le anse e quindi del cinturino dell’orologio di Rossi: “Se
si afferra bene la cassa dell’orologio nell’azione di trattenere il corpo ecco
che, in determinati modi di afferramento, si stacca la cassa da entrambe le
parti dal cinturino”.
LA PERIZIA SULL’OROLOGIO DI DAVID ROSSI
Ben “quattro volte su 23” è stata riprodotta negli esperimenti questa dinamica:
“Per noi è un risultato sicuramente eccezionale. Abbiamo capito come è possibile
staccare la cassa dell’orologio da entrambe le anse”. Nel corso dell’esperimento
è stata anche osservata la stessa traiettoria relativa alla caduta “della cassa
e del cinturino” che si osserva nella precipitazione di Rossi. Durante l’analisi
si è anche cercato di capire se invece il cinturino si sia potuto sganciare
perché impigliato in un perno centrale presente sul davanzale della finestra di
Rocca Salimbeni dalla quale l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi
di Siena precipitò: un’ipotesi tuttavia risultata “remota”.
LA COMMISSIONE: “LA PISTA È L’OMICIDIO”
Le risultanze del Ris arrivano all’indomani di un’altra novità sul caso,
anticipata dalla trasmissione Le Iene, riferita a un’analisi realizzata con un
manichino antropomorfo virtuale dall’ingegnere forense Giuseppe Monfreda secondo
la quale l’ex manager non si è suicidato. “La pista adesso è quella
dell’omicidio o dell’omicidio come conseguenza di altro reato”, ha detto il
presidente dell’organo parlamentare, il leghista Gianluca Vinci. “Dopo
l’audizione di oggi e il deposito della perizia si apre uno scenario totalmente
differente da quello che c’è stato negli ultimi 12 anni”, ha aggiunto.
“Sicuramente verrà commissionato un approfondimento su come è avvenuta l’uscita
dalla finestra per capire aspetti legati alla dinamica di quella sera – ha detto
ancora – Poi stiamo svolgendo una serie di altri approfondimenti sugli impianti
tecnologici, cellulare e iPad, per vedere cosa ha fatto Rossi prima di cadere
nel vuoto”.
LA MOGLIE DEL MANAGER: “RIAPRIRE L’INCHIESTA”
Alla luce delle novità emerse dalla consulenza del Ris di Roma, il legale di
Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, ha annunciato: “Presenteremo la
nostra istanza di riapertura delle indagini. Oggi è una giornata importante. Noi
eravamo arrivati con i nostri consulenti a delle conclusioni secondo cui David
doveva essere stato picchiato, trattenuto fuori dalla finestra e poi lanciato.
Tutto quello che noi sostenevamo trova ora più conferme”. La stessa vedova di
Rossi ha detto: “Io spero che, con una verità così urlata, eclatante, oggettiva,
ci sia un seguito e che la procura in qualche modo si attivi e riapra le
indagini per omicidio”.
L'articolo “David Rossi fu tenuto per il polso”: la perizia del Ris. Commissione
d’inchiesta: “Ora la pista è quella dell’omicidio” proviene da Il Fatto
Quotidiano.