di Susanna Mariani
Solo saltuariamente e con scarsa enfasi trovo nella discussione a sostegno del
No, un riferimento alla stabilizzazione dei precari dell’Ufficio del Processo
(UPP), che sono laureati in Legge, vincitori di un concorso nazionale, e che
sono stati assunti con contratti a tempo determinato con finanziamento del Pnrr.
Il dottor Gratteri ultimamente in un suo intervento ha sottolineato le maggiori
spese che si renderebbero necessarie con la vittoria del Si, per la duplicazione
dei Csm e la creazione di una Alta Corte Disciplinare, per creare nuove sedi per
tali organismi e non ultimo la duplicazione delle spese per due differenti
concorsi per l’assunzione dei magistrati giudicanti e di quelli inquirenti.
Vorrei con questa nota che venisse sottolineato di più come potrebbe essere
disastroso che per aggravio di tali spese legate alla vittoria del Sì, in un
sistema già così carente di personale venissero sottratte al lavoro di supporto
ai magistrati 6000 addetti UPP (prospettiva attuale). Inoltre tali giuristi
hanno sviluppato nel servizio prestato esperienza e capacità che andrebbero
perse a sicuro danno della velocizzazione dei processi e di noi cittadini.
Ho esperienza diretta di quanto questi UPP abbiano lavorato duramente con turni
massacranti, impossibilità a prendersi ferie o periodi di studio per partecipare
a concorsi per posizioni a tempo indeterminato, contribuendo pertanto in modo
determinante alla velocizzazione e digitalizzazione dei processi ottenendo gli
obiettivi previsti dal Pnrr.
In sintesi a sostegno delle ragioni del NO, va sottolineato che al cittadino
interessi una giustizia rapida, con tempi certi e con mezzi tecnologici e
personale di alta professionalità (Laurea in Giurisprudenza). Pertanto la
richiesta alla stabilizzazione degli UPP deve essere uno degli argomenti
ribaditi per la campagna per il No.
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L'articolo Tra gli argomenti del No al referendum citiamo anche i precari
dell’Ufficio del processo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Processo Penale
“Quando avremo chiuso la parentesi del referendum, che mi auguro sia
confermativa, metteremo subito mano al processo penale”. Parole del ministro
della Giustizia Carlo Nordio nel suo videointervento alla giornata conclusiva
del nono congresso di Nessuno tocchi Caino, in corso al teatro Puntozero del
carcere Beccaria di Milano. Un intervento che conferma quelle che sono da tempo
le intenzioni del Guardasigilli e di cui il FattoQuotidiano ha scritto da mesi
(leggi l’articolo di Paolo Frosina). La visione dell’ex procuratore è di
plasmare il processo penale rendendolo “garantista” dove “la presunzione di
innocenza, la certezza di una pena umana e la rieducazione del condannato” siano
principi cardine. Ma che in realtà riduce ai minimi termini il rischio per
diversi categorie di criminali di finire in carcere: che sia la corruzione, la
bancarotta, la truffa aggravata e finanche il traffico di droga.
Nordio ha ribadito più volte di non voler anticipare dettagli sull’esecuzione
delle pene, “non tanto per scaramanzia ma perché sarebbe improprio”, assicurando
tuttavia che “stiamo lavorando per un nuovo codice di procedura penale che
enfatizzi i momenti del garantismo”. Che, analizzando le intenzioni, sembrano
sfociare nell’impunità.
“Questi principi spero che troveranno attuazione in questa legislatura e l’esito
del referendum dovrebbe facilitarle” dice Nordio. Il ministro ha poi insistito
sulla necessità di limitare al minimo la carcerazione preventiva, “in ossequio
alla presunzione di innocenza”. Una limitazione che negli effetti potrebbe
evitare in carcere per chi commette tutti i reati non violenti, cioè sia quelli
tipici dei colletti bianchi (come corruzione o falso in bilancio) ma anche reati
“di strada” come furti, spaccio e traffico di stupefacenti, truffe, estorsioni o
usura.
“Abbiamo riformato i criteri per l’emissione degli ordini di custodia cautelare
introducendo l’interrogatorio preventivo – ha spiegato – e fra qualche mese
entrerà in vigore la composizione collegiale dell’organo che deve emettere
l’ordinanza”. Un meccanismo che, secondo Nordio, porterà un “grandissimo
vantaggio per la presunzione d’innocenza”, considerando che in Italia ci sono
oltre 15mila persone detenute senza condanna definitiva, molte delle quali poi
scarcerate perché la detenzione si rivelava ingiustificata. Meccanismo
fortemente criticato dai magistrati.
Il ministro si è anche soffermato sulla restitutio in integrum per chi viene
assolto. “Quando vi è una sentenza definitiva di assoluzione penso che la cosa
debba concludersi con una restituzione di tutto ciò che è stato perduto, non
solo patrimonialmente ma anche moralmente. La sentenza penale con assoluzione
piena non deve avere conseguenze negative di nessun tipo sulla persona
prosciolta”, ha aggiunto, auspicando il rimborso delle spese legali. Ma il
risarcimento per ingiusta detenzione è già previsto dalla legge.
Nordio ha richiamato anche l’attenzione sulla lentezza dei processi: “Il
processo, diceva Carnelutti, non è solo strumentale all’applicazione della pena
ma è esso stesso una pena. Continuiamo ad avere esempi di processi eterni,
indagini che si aprono, si chiudono e si riaprono”. La riforma, assicura,
punterà anche a “mettersi nei panni di chi viene coinvolto in questo inferno
kafkiano”. Ma la riforma del ministro rischia al contrario di allungare i tempi
perché per esempio nei tribunali più piccoli, già sotto pressione per gli
accorpamenti avvenuti negli anni passati, potrebbero non esserci abbastanza
toghe per tutte le procedure.
Intanto il dibattito sul referendum si inserisce in questo contesto. Il Comitato
per il No, che unisce associazioni e magistrati, ha presentato la campagna
nazionale: “Sarà il più largo e trasversale possibile», ha spiegato Giovanni
Bachelet. L’evento di lancio è previsto il 10 gennaio a Roma. Secondo l’Anpi, la
riforma di Nordio “è un attacco ai fondamenti costituzionali” e rischia di
“assoggettare i magistrati al governo”, minacciando “gli equilibri democratici”.
L'articolo Nordio insiste: “Dopo il referendum, metteremo mano al processo
penale. Limiteremo la carcerazione preventiva” proviene da Il Fatto Quotidiano.