È morto contro un albero davanti agli occhi della fidanzata, nell’ultima discesa
della giornata sugli sci, a Courmayeur. Riccardo Mirarchi stava scendendo lungo
la pista 26 del comprensorio ai piedi del Monte Bianco: è deceduto per le gravi
ferite riportate, ha battuto violentemente il volto e il torace. L’incidente è
avvenuto ieri verso le 15,45 di giovedì. Ventunenne romano, studente
universitario della Luiss era anche impegnato in politica. Faceva parte del
Network giovani del Movimento 5 stelle.
E oggi in tanto del mondo della politica lo ricordano. A partire dal leader del
M5s: “Riccardo Mirarchi ci ha lasciati. Era fortemente impegnato a completare i
suoi studi universitari per inseguire i suoi sogni. Ma era anche appassionato
alla vita civile e politica del nostro Paese. Lo abbiamo avuto al fianco, in
prima fila, nelle nostre battaglie politiche. Era molto attivo nel Network
giovani del Movimento”, scrive sui social Giuseppe Conte che aggiunge: “Non si
muore a 20 anni. È una crudeltà. È un dolore enorme per la nostra comunità
politica. È una tragedia incommensurabile per la sua famiglia, i suoi cari, ai
quali ci stringiamo forte”. “Riccardo continueremo a ricordarti, a portare
avanti le battaglie in cui credevi, ad alimentare la speranza di cambiare le
cose”, conclude Conte. “Esprimo il mio più sincero cordoglio alla sua famiglia,
ai suoi affetti e a tutta la comunità del Network Giovani del Movimento 5
Stelle”, dichiara il presidente della Regione Campania Roberto Fico. “La sua
scomparsa lascia un vuoto enorme. In momenti come questi – aggiunge l’ex
presidente della Camera – le parole non bastano, resta il dolore e la vicinanza
a chi gli ha voluto bene.
Diversi messi anche dagli altri partiti. “Tutta Forza Italia esprime solidarietà
e vicinanza al presidente Giuseppe Conte, alla classe dirigente e a tutti i
militanti del Movimento 5 Stelle, per la tragica scomparsa di Riccardo Mirarchi,
giovane studente e attivista politico tra le fila del M5S. Un pensiero
affettuoso alla famiglia e agli amici di Riccardo. Un dolore che colpisce tutti
quanti. Possa riposare in pace”, scrive sui social il ministro degli Esteri e
vicepremier Antonio Tajani. “La scomparsa di Riccardo Mirarchi è una tragedia
inimmaginabile. Un giovane di 20 anni sportivo, innamorato della vita e dello
studio e appassionato di politica. Una perdita enorme, una incredibile
ingiustizia. A nome di Italia Viva esprimo profondo cordoglio alla famiglia, e
vicinanza alla comunità del Movimento 5 stelle e al presidente Conte”, dice la
senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini. “Come coordinatore federale della
giovanile del partito esprimo le mie condoglianze alla famiglia e a tutto il
Movimento 5 Stelle per la tragica scomparsa dell’attivista, giovane romano,
Riccardo Mirarchi. A soli 21 anni non si può morire in un modo così assurdo”,
dichiara in una nota Luca Toccalini, deputato e coordinatore federale Lega
Giovani. Anche il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Roscani, presidente di
Gioventù Nazionale, esprime “profondo cordoglio”: “La vita spezzata del giovane
mentre sciava a Courmayer è una notizia che addolora e lascia sgomenti. La mia
vicinanza va alla sua famiglia, ai suoi amici e alla comunità del Movimento 5
Stelle nella quale si era distinto per l’impegno appassionato”, conclude.
Intanto la procura di Aosta è in attesa della relazione della polizia di stato.
Appena gli atti sulla dinamica dell’incidente saranno pronti, la procura firmerà
il nullaosta per i funerali del giovane. I genitori di Riccardo sono arrivati a
Courmayeur nella notte.
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in un incidente mentre sciava a Courmayeur proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Uno sciatore di 21 anni è morto nel comprensorio sciistico di Courmayeur, nella
zona della pista di rientro di Dolonne. Secondo una prima ricostruzione il
giovane, italiano, avrebbe perso il controllo degli sci, uscendo di pista e
sbattendo violentemente un albero. Delle indagini si sta occupando la polizia.
Il recupero del corpo da parte del soccorso alpino valdostano è ancora in corso.
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Courmayeur proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La montagna non si misura con il righello”. Da Cesio, comune dell’entroterra di
Imperia, Fabio Natta, sindaco e componente della consulta nazionale piccoli
comuni dell’Anci, guarda alla nuova perimetrazione dei comuni montani prevista
dalla legge 131/2025 e dal decreto attuativo. Il punto, dice, è evitare che un
criterio esclusivamente altimetrico trasformi la tutela delle aree montane in
una lotteria. “L’abbandono del territorio vorrebbe dire dissesto idrogeologico
irreparabile – spiega il sindaco ligure – tagliare comuni montani come questi
della Valle Impero e tanti altri in Appennino costituirebbe una ferita profonda,
non solo alla montagna, ma all’intero Paese”.
I comuni montani che rischiano di rimanere esclusi sono in rivolta. Il problema
della legge Calderoli, secondo Natta, nasce quando la norma prova a ridefinire
chi, in Italia, può stare nel recinto “montano” che dà accesso a strumenti e
risorse. Uscire dall’elenco può voler dire perdere finanziamenti e agevolazioni
“per le imprese”, per il “mantenimento di scuole” e per le “bollette della luce
o del gas”. La tutela della montagna, ricorda, “è garantita dalla Costituzione”
e serve a ridurre diseguaglianze strutturali: dove restare a vivere è più
complesso, lo Stato interviene per non lasciare i territori soli. Nei materiali
tecnici e nel racconto pubblico del provvedimento, la riduzione è netta. La
nuova classificazione “qualifica come montani 2.844 comuni”, pari al 36 per
cento dei comuni italiani, su una superficie di 121.715 km e con 7,8 milioni di
residenti, il 13,2 per cento della popolazione nazionale (dati attribuiti alle
elaborazioni su base Istat e al modello Dtm Nasadem). La precedente
classificazione contava 4.201 comuni: la differenza è di 1.357 amministrazioni
in meno, una potatura che cambia la geografia politica dei fondi. La ratio,
nelle carte governative, è esplicita: “La riduzione del numero di comuni montani
consentirà di concentrare le risorse disponibili per le zone autenticamente
montane”. Parole che, lette da un municipio piccolo, suonano come un test di
autenticità fatto col metro.
La bozza di decreto lavora su tre criteri, tutti centrati su altimetria e
pendenza. Il primo è il più pesante: comune montano se almeno il 25 per cento
del territorio sta sopra i 600 metri sul livello del mare e almeno il 30 per
cento della superficie ha una pendenza oltre il 20 per cento. Il secondo allarga
la maglia con un valore medio: entra chi ha un’altimetria media sopra i 500
metri. Il terzo recupera i casi “interclusi”: comuni circondati da comuni già
classificati montani, a patto di avere un’altitudine media di 300 metri. Roberto
Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le autonomie, ha indicato la
disponibilità del governo a includere “ulteriori peculiari situazioni di
interclusione”, per arrivare a “quasi 2.900” comuni montani. È il segnale che la
trattativa con regioni ed enti locali è ancora aperta. Il cuore dell’obiezione
di Natta, che fa riferimento al Pd ma non ne vuole fare una questione di
appartenenza politica, non è una difesa dell’elenco storico in quanto tale, ma
la richiesta di evitare paradossi: discriminare tra paesi montani usando i metri
sul livello del mare come scorciatoia per stabilire chi merita tutela.
“Occorrerebbe privilegiare quelli che si trovano in uno stato di disagio
economico e sociale maggiore“, dice. “Il criterio deve essere chi sta peggio,
non chi è più alto”.
La nuova legge prevede che i beneficiari delle misure (sanità, istruzione,
incentivi a investimenti e imprese, lavoro agile, acquisto e ristrutturazione di
immobili) siano individuati con successivi parametri socio-economici, ma
“esclusivamente” dentro l’elenco dei comuni montani definito dal decreto. La
lista, quindi, non è un dettaglio: è il cancello. Chi resta dentro potrebbe
ricevere di più; chi esce rischia lo zero. La critica non arriva solo dai
sindaci dei piccoli comuni che rischiano di restare fuori. Diverse associazioni
di geografia italiane hanno accusato la nuova classificazione di “banalizza[re]
la complessità e la diversità dei territori montani”, perché fondata sui soli
criteri di altimetria e pendenza, e di rischiare di “perpetuare i divari
territoriali”, favorendo alcune aree a scapito di altre. Elena Dell’Agnese,
presidente dell’Associazione italiana geografi e geografe, ha offerto una sponda
tecnica: “I geografi italiani mettono a disposizione le proprie competenze
scientifiche per una definizione di ‘montanità’ operativa e soddisfacente”. È la
stessa linea invocata dalla consulta dei piccoli comuni dell’Anci: riconoscere
la montagna come “condizione”, non (solo) come quota.
L'articolo Comuni di montagna in rivolta contro la legge Calderoli: “Esclusi
quasi 1400 centri. Così si abbandonano i territori” – Videoracconto proviene da
Il Fatto Quotidiano.