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Un filo di seta tra Napoli e le Dolomiti: Marinella porta le sue sarte a Cortina e cuce dal vivo l’eleganza senza tempo della WinteRace 2026
C’è una sottile analogia che lega il ticchettio perfetto del motore di un’auto d’epoca al gesto, silenzioso e calibrato, di un ago che attraversa la seta. Entrambi appartengono a un tempo che rifiuta la fretta, a una meccanica — metallica o tessile — che vive di precisione, memoria e disciplina. È su questa linea che si muove, quasi naturalmente, l’incontro tra E. Marinella e la WinteRace Cortina 2026. Da una parte settanta vetture storiche, dal 1935 a oggi, impegnate in un percorso di 490 chilometri tra i passi dolomitici; dall’altra, un simbolo dell’eleganza sartoriale maschile italiana, che per tre giorni abbandona Napoli e si trasferisce in alta quota. Venerdì 20 marzo, nella boutique Franz Kraler di Corso Italia, il gesto antico della sartoria prende forma davanti agli occhi del pubblico. Non è una dimostrazione costruita, ma un trasferimento reale: Marinella porta a Cortina le sue sarte, il suo metodo, il suo ritmo. Per capire cosa significa, bisogna tornare alla Riviera di Chiaia, a Napoli, dove nel 1914 nasce una bottega di pochi metri quadrati destinata a diventare un riferimento globale. Un luogo spesso descritto come un piccolo salotto inglese affacciato sul Golfo, dove la cravatta smette di essere accessorio e diventa misura. Sì, perché c’è un gesto, nella moda maschile, che resiste al tempo più di molti altri: annodare una cravatta, appunto. Non è solo un’abitudine, è un codice. E quando quel codice porta il nome di E. Marinella, assume un peso culturale preciso, quasi istituzionale. Nel tempo, quel gesto ha attraversato la politica e la finanza internazionale: John F. Kennedy, Bill Clinton, Gianni Agnelli, fino a capi di Stato contemporanei e membri delle monarchie europee. Non per ostentazione, ma per adesione a un codice. Per questo vedere le sue sarte lavorare “in diretta” a Cortina, tra neve e motori d’epoca, non è una semplice operazione di immagine: è uno spostamento simbolico, geografico e culturale. Le loro sapienti mani lavorano la seta in pubblico, seguendo una sequenza che non concede variazioni: taglio, piega, cucitura, controllo della tensione. Ogni passaggio è necessario, nessuno è visibile nel prodotto finito. È proprio questa invisibilità a definire la qualità. Accanto a loro, Maurizio Marinella accompagna il racconto senza trasformarlo in narrazione celebrativa. Piuttosto, lo riporta alla sua funzione: spiegare perché un oggetto così semplice continui a esistere. E perché, nonostante tutto, non sia mai diventato obsoleto. ‹ › 1 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.05 (1) ‹ › 2 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.05 ‹ › 3 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.04 (8) ‹ › 4 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.04 (7) ‹ › 5 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.04 (6) ‹ › 6 / 12 CORTINA FIRMA 45.TIF CORTINA FIRMA 45.tif ‹ › 7 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.04 (5) ‹ › 8 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.04 (4) ‹ › 9 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.04 (3) ‹ › 10 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.04 (2) ‹ › 11 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.04 (1) ‹ › 12 / 12 WHATSAPP IMAGE 2026-03-20 AT 13.10.04 In occasione della WinteRace viene presentato anche un foulard dedicato, pensato come traduzione visiva del contesto: linee che richiamano le traiettorie delle auto storiche, cromie che rimandano ai paesaggi dolomitici. Non un esercizio stilistico, ma un’estensione coerente del linguaggio Marinella. Fuori dalla boutique, la corsa non si ferma: il percorso attraversa luoghi che non sono semplici paesaggi ma archivi di memoria: il Passo Falzarego, segnato dalla storia della Prima Guerra Mondiale; Arabba e la cultura ladina; il Passo Pordoi, icona del ciclismo; fino alle tappe più intime dei giorni successivi, tra Dobbiaco, Brunico e le Tre Cime di Lavaredo. L'articolo Un filo di seta tra Napoli e le Dolomiti: Marinella porta le sue sarte a Cortina e cuce dal vivo l’eleganza senza tempo della WinteRace 2026 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La pista da bob di Cortina ha ingoiato altri due milioni di euro durante i Giochi: spuntano nuove voci di spesa
La pista da bob di Cortina d’Ampezzo ingoia altri due milioni di spesa, oltre all’appalto per costruirla vinto da Impresa Pizzarotti (82 milioni di euro) e le altre voci che completano il piano finanziario arrivato a oltre 120 milioni di euro. Proprio Pizzarotti si è visto assegnare, non con una gara aperta, ma con una procedura negoziata, l’incarico di manutenzione e di conduzione dell’impianto. La determina risale ancora alla fine di novembre, ma solo da pochi giorni è stata pubblicata sul portale del Ministero delle Infrastrutture. Si tratta di un incarico per un importo di un milione e 617mila euro che Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), ha deciso di conferire senza pubblicazione di un bando di gara. Il periodo dei servizi prestati da Pizzarotti è iniziato il 24 novembre 2025 e si è concluso il 27 febbraio 2026, ovvero nell’arco di tempo in cui la pista è passata sotto il controllo di Fondazione Milano Cortina 2026 per l’effettuazione delle gare di bob, skeleton e slittino alle Olimpiadi invernali. Infatti, la conclusione è fissata cinque giorni dopo la fine dei Giochi. Il commissario si è avvalso di due motivazioni contenute nell’articolo 76 del Codice degli appalti. La prima è prevista “quando i lavori, le forniture o i servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico” per “assenza di concorrenza per motivi tecnici”. La seconda è dovuta a “ragioni di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili dalla stazione appaltante” quando non possono essere rispettati i termini per le procedure aperte o competitive con negoziazione. Durante le Olimpiadi, Simico ha anche assegnato un incarico speciale alla società Its Engineering di Pieve di Soligo, che ha come amministratore delegato l’ingegnere Michele Titton, che è anche direttore dei lavori nello stesso cantiere della pista da bob. È lui che, progettando 31 varianti in corso d’opera e trovando le soluzioni più adatte per il cemento, è riuscito a ridurre i tempi di lavorazione, consentendo di completare il budello di ghiaccio in tempo per la pre omologazione avvenuta nel marzo 2025. Il 5 febbraio 2026, il giorno prima della cerimonia di apertura dei Giochi, la società di Titton ha ottenuto un affidamento diretto per 204.600 euro (l’importo a base di gara era di 220mila euro) con il compito di assicurare “la manutenzione, la sorveglianza e il pronto intervento ai fini di garanzia di perfetta funzionalità del nuovo impianto sportivo”. Praticamente è diventato il controllore di Simico durante le gare, quando la responsabilità era in carico a Fondazione Milano Cortina 2026. Grazie a quell’incarico, Titton ha potuto (assieme alla società di ingegneria ambientale Energytech di Bolzano) redigere un dossier di 45 pagine, corredato da 112 fotografie, che hanno documentato i danni arrecati all’impianto durante il periodo degli allenamenti e delle competizioni. Il documento ha suscitato l’allarme del Comune di Cortina d’Ampezzo che ha dato l’incarico a uno studio legale di Padova di occuparsi di un pre-contenzioso legato alla riconsegna della pista da parte di Fondazione e di seguire le procedure di conferimento finale (da parte di Simico) nel momento in cui sarà ultimato. Con l’incarico assegnato a Its, la spesa aggiuntiva per lo Sliding Centre è così arrivata a sfiorare i due milioni di euro. L’ingegner Titton è anche il direttore dei lavori della nuova cabinovia di Socrepes, che avrebbe dovuto essere pronta per le gare di sci alpino femminile. Problemi tecnici, la ristrettezza dei tempi e gli accorgimenti da adottare perché i piloni insistono su una frana, hanno impedito di rispettare i termini. Infatti solo in questi giorni i tecnici dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) hanno cominciato a far girare alcune cabine, per testare affidabilità e sicurezza dell’impianto. Soltanto il 6 marzo è stato pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’esito della procedura negoziata, senza pubblicazione di un bando, che risale in realtà al 28 ottobre 2025, quando il cantiere di Socrepes era già stato aperto da un paio di mesi. Si tratta dell’affidamento della direzione lavori a Its per un importo di 484mila euro. È stato Titton a redigere il 5 marzo il verbale di fine lavori, a seguito del collaudo statico. “L’infrastruttura funziona a uso privato per consentire le attività propedeutiche alle prove (da parte di Ansfisa, ndr), nonché al trasferimento di materiali da monte a valle e viceversa”, ha annunciato Simico. L'articolo La pista da bob di Cortina ha ingoiato altri due milioni di euro durante i Giochi: spuntano nuove voci di spesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ecco le foto dei danni alla pista da bob di Cortina: 112 segnalazioni nel dossier dopo le Olimpiadi
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Si tratta di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), di Fondazione Milano Cortina 2026 (comitato organizzatore) e del Comune di Cortina. Il 25 febbraio, tre giorni dopo la conclusione delle Olimpiadi, un sopralluogo è stato effettuato dall’ingegnere Michele Titton (società ITS Engineering) responsabile dei lavori per conto di Simico e dai tecnici della società Energytech di Bolzano. IL DOSSIER FOTOGRAFICO Il risultato è contenuto in un “verbale di sopralluogo di controllo” redatto il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui il Comune ha incaricato uno studio legale di occuparsi del pre-contenzioso, in vista dell’acquisizione definitiva dell’impianto, quando i lavori saranno finiti. “In generale si denota una condizione del sito in stato quasi di abbandono. – c’è scritto – Al di là di poche lavorazioni in essere, relative allo smontaggio di alcune delle opere temporanee (ad esempio, gli schermi per gli spettatori), gli spazi sono stati lasciati in assenza di qualsiasi pulizia, riordino o sistemazione del caso. Non da poco è anche il fatto che tutti gli spazi degli edifici sono stati lasciati aperti, anche locali tecnici come la ‘control room’ dell’edificio di arrivo, la quale contiene strumentazioni del valore di centinaia di migliaia di euro”. Segue un’analisi settore per settore. NESSUNA ZONA RISPARMIATA La descrizione è analitica e interessa tutto l’impianto: il locale giuria, la partenza bob e slittino, gli spogliatoi, l’area Warm Up, i locali elettrici, i magazzini, l’edificio per la refrigerazione, la control room, i vani ascensore, le passerelle, la zona uffici, la torre di evaporazione, i bagni e la zona esterna. Sulla pista i rilievi interessano la curva Striess, la partenza donne, curva Sento, partenza junior, partenza turistica, l’ingresso e la curva Labirinti, curva Bandion, rettifilo Lino K2, curva Antelao, curva Tofana, curva e rettifilo d’arrivo. All’esterno c’è anche la zona stoccaggio dei bob, oltre ad ampi settori della viabilità di servizio. “PORTE E MANIGLIE ROTTE, CAVI SCOPERTI, BARRIERE DIVELTE…” I danni rilevati sono molto diversi. La pulizia è assente un po’ dappertutto. Ovunque si trovano cavi scoperti, staccati o perfino ammucchiati. Reti parapetto sono rovinate o piegate. Danni risultano alle intonacature, segnate o lesionate, ma in qualche caso perfino staccate. Si dovrà accertare se le cause sono stati gli urti o il cedimento degli intonaci. Sono state fotografate porte e uscite di sicurezza danneggiate, compresi il portone di un garage e alcuni maniglioni. Alcuni locali sono stati utilizzati impropriamente come deposito di materiale. Diversi oggetti ingombranti sono stati fotografati vicino alle vie di fuga. In qualche punto degli edifici sono stai tagliati divisori o pannelli in cartongesso. Un danneggiamento grave è stato individuato nei pannelli in legno di sicurezza, sopra la pista ad esempio alla curva Labirinti 1. Qua e là tende rotte o tagliate. Un paio di manometri risultano non funzionanti. Individuato anche il rischio di foratura dei tubi di raffreddamento. Scatole di alimentazione sono state staccate. Qua e là sono caduti pezzi di controsoffitti. Si aggiunge, all’esterno, “il distacco di gran parte dei dispositivi ferma-neve su entrambe le falde dell’edificio A delle partenze. Si sottolinea che l’attribuzione di responsabilità circa il danno appena riportato è in fase di accertamento”. Nelle stradine è stato stoccato materiale, come in una discarica. Ci sono cumuli di neve non rimossi. Lungo tutta la pista rinvenute scatole schiacciate e canale elettriche piegate, ma sono danneggiati anche dispositivi di sicurezza Safety system. Fotografate buche profonde nella viabilità di passaggio dove lo stato di abbandono è testimoniato anche dal cippato non smaltito. “SERVE UNA COMMISSIONE COMUNALE” “Stanno emergendo dettagli inquietanti sullo stato dell’impianto”, ha dichiarato la consigliera di minoranza Roberta De Zanna, che ha presentato un’interrogazione al sindaco di Cortina. “La gravità della situazione è confermata nei fatti: l’inagibilità della pista ha già costretto gli organizzatori alla cancellazione dei Campionati Italiani di Bob, che avrebbero dovuto svolgersi nei giorni immediatamente successivi ai Giochi. Certo fa dubitare che un’opera costata 120 milioni di euro, realizzata in tutta fretta, possa ridursi così dopo un normale svolgimento delle competizioni”. La consigliera è preoccupata perché il Comune potrebbe dover pagare anche fragilità strutturali e danni. “Se l’Amministrazione accetta l’impianto senza le dovute garanzie, i costi di riparazione e i vizi occulti ricadranno interamente sulle tasche degli ampezzani. Chiediamo al Sindaco di nominare una commissione di tecnici terzi per una perizia che verifichi non solo i danni superficiali, ma anche l’integrità strutturale e l’efficienza degli impianti”. SIMICO: “NON CI SONO DANNI MILIONARI” Il 9 marzo, dopo una riunione tra Fondazione, Comune di Cortina e Simico, quest’ultima aveva rilasciato una dichiarazione. “In merito alle notizie circolate sul futuro dello Sliding Centre di Cortina, si precisa che è priva di fondamento l’affermazione secondo cui il nuovo impianto sarebbe ‘fuori uso’”. Il comunicato proseguiva: “La pista, realizzata in tempi record, ha già ricevuto, durante i Giochi, apprezzamenti e riconoscimenti a livello internazionale con oltre 22mila discese. Nelle prossime settimane saranno completate le ultime attività di cantiere. Si sottolinea, peraltro, che le cifre circolate sulla stampa di eventuali ‘danni milionari’ all’impianto non corrispondono alla realtà dei fatti e non sono certificate da nessun documento tecnico da parte di questa Società”. L'articolo Ecco le foto dei danni alla pista da bob di Cortina: 112 segnalazioni nel dossier dopo le Olimpiadi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“La cabinovia di Socrepes è completata”: l’annuncio alla fine dei Giochi (per i quali serviva). Ma il cantiere è ancora aperto
È disfida a Cortina sull’opera olimpica più contrastata e controversa dopo la pista da bob. Il guanto è stato lanciato il 5 marzo dal giornale on line “Voci di Cortina”, che segue scrupolosamente le disavventure infrastrutturali dei Giochi invernali. Ha pubblicato le fotografie (che pubblichiamo più in basso) dello stato del cantiere della cabinovia ancora aperto e senza cabine installate. Si possono vedere i ponteggi, le gru, le attività non concluse. “Alla data del 5 marzo, a due giorni dall’inizio delle Paralimpiadi, questo è lo stato di avanzamento lavori alla cabinovia Apollonio Socrepes, opera voluta da Simico attraverso la gestione commissariale in quanto ritenuto ‘impianto necessario per la gestione dei flussi di spettatori e atleti durante le gare dei Giochi olimpici e Paralimpici invernali Milano-Cortina 2026’”. Il testo si conclude con una domanda provocatoria: “Le Olimpiadi sono passate e le Paralimpiadi sono alle porte: sarà pronto l’impianto come promesso”. L’ANNUNCIO DI SIMICO La risposta è arrivata nella serata di apertura delle Paralimpiadi, da Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (Simico), braccio operativo del ministero di Matteo Salvini. Contiene l’annuncio di fine-lavori, con toni piuttosto enfatici. “Si sono ufficialmente conclusi ieri (5 marzo 2026, ndr) i lavori della Cabinovia Apollonio Socrepes. Dopo i nulla osta tecnici ricevuti da Ansfisa, il documento di fine lavori e il collaudo statico sanciscono a tutti gli effetti il completamento dell’impianto funiviario”. Viene aggiunto: “Gli interventi, realizzati secondo i più elevati standard tecnici del settore, hanno riguardato la costruzione dell’impianto, l’ottimizzazione dei sistemi tecnologici e il potenziamento delle componenti di sicurezza, con l’obiettivo di garantire un servizio sempre più efficiente, affidabile e confortevole per tutti gli utenti e funzionale alla mobilità di Cortina”. LE FOTO? DIMOSTRANO ALTRO Simico mostra certezze anche sullo sviluppo futuro: “Da oggi Ansfisa (Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali) procederà con i collaudi e le verifiche tecniche previste dalla normativa vigente. Si tratta di un passaggio fondamentale e previsto dall’iter autorizzativo, volto a certificare il pieno rispetto di tutti i requisiti di sicurezza. Al completamento positivo di tutte le verifiche previste, l’impianto sarà aperto e messo a disposizione della comunità”. Le fotografie di “Voci di Cortina” e il testo del comunicato di Simico sembrano attestare due verità diverse. La società dice di aver concluso i lavori, ma le immagini testimoniano che non è così, anche perché le cabine da installare sono 50, per una capacità oraria di 2.400 persone, e giacciono in cantiere. In ogni caso non serviranno per le Paralimpiadi, che si concluderanno domenica 15 marzo. ‹ › 1 / 3 FOTO CONCESSE DA "LA VOCE DI CORTINA" ‹ › 2 / 3 FOTO CONCESSE DA "LA VOCE DI CORTINA" ‹ › 3 / 3 FOTO CONCESSE DA "LA VOCE DI CORTINA" I DUBBI DI ANSFISA Il progetto della cabinovia era inserito nel Piano olimpico finanziato dal governo come project-financing proposto da privati, per un valore di 135 milioni di euro, che prevedeva il collegamento dei versanti del Faloria e delle Tofane, con attraversamento di Cortina grazie anche a un tapis roulant e costruzione di un parcheggio vicino al cimitero di Cortina. Lo scorso anno Simico stralciò da quel progetto la sola cabinovia (35 milioni di euro) e cercò di realizzarla in grande fretta per consentire il trasporto degli spettatori alle gare dello sci alpino femminile delle Olimpiadi. A luglio 2025, dopo che un’asta di gara era andata deserta, il cantiere fu assegnato a un raggruppamento di imprese, capitaniate dalla società Graffer. Il versante di Mortisa, dove sono stati collocati 10 piloni, è soggetto a una frana. Per questo Ansfisa ha sollevato osservazioni critiche e previsto 14 prescrizioni, ribadite anche dal parere di immunità di frana firmato il 5 gennaio scorso dalla Regione Veneto. Solo con il rispetto delle prescrizioni l’impianto può essere approvato. L’ULTIMATUM DI SIMICO A confermare che l’iter fosse tutt’altro che concluso ci aveva pensato il 5 febbraio Ansfisa, rispondendo a una richiesta dell’onorevole Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra alla Camera dei Deputati. “Alla data odierna all’Agenzia non risultano presentate né le certificazioni CE dei componenti di sicurezza, né la dichiarazione di fine dei lavori da parte del Direttore dei Lavori, propedeutiche alla richiesta di verifiche e prove”. L’Agenzia spiegava che avrebbe potuto verificare la completezza della documentazione tecnica e sciogliere riserve e richieste di integrazione “non prima di acquisire agli atti la Dichiarazione del direttore dei lavori… l’istanza di verifiche e prove funzionali… e comunque a seguito di consegna anticipata da parte della Società Esercente l’impianto”. Tanto era bastato a Zanella per commentare: “La cabinovia è una grande beffa. Ci rivolgeremo all’Autorità Nazionale Anticorruzione e alla Corte dei Conti: era stata annunciata per l’inizio dell’evento, ma non sarà disponibile neanche per la sua fine, mentre il costo iniziale di 22 milioni è lievitato a 35 milioni. Ne chiediamo conto a Simico”. Un mese dopo, Simico annuncia che la dichiarazione di fine lavori è stata firmata, assieme al collaudo statico previsto da una legge del 1980. Solo adesso Ansfisa potrà verificare se, dopo i nulla osta parziali, può essere concesso quello definitivo per la messa in esercizio. Ma prima di quel momento le cabine devono essere installate e l’impianto deve dimostrare di reggere tutto il carico. L'articolo “La cabinovia di Socrepes è completata”: l’annuncio alla fine dei Giochi (per i quali serviva). Ma il cantiere è ancora aperto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Inchiesta su Socrepes, ora il flop olimpico da 35 milioni è colpa dei colossi delle funivie: “Ci hanno ostacolato per far deragliare l’opera”
BELLUNO – La cabinovia di Socrepes rischia di diventare il vero “buco nero” delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026: prima a causa dei ritardi, poi per l’inchiesta avviata dalla Procura di Belluno ed ora anche per lo scontro che si profila tra la società governativa Simico e i due colossi dell’impiantistica a fune, Leitner e Doppelmayr. Il completamento dell’opera da 35 milioni di euro era dato per certo, così da permettere il trasporto degli spettatori dal centro di Cortina alle piste dove si sono disputate le gare di sci alpino femminile. Il termine è stato mancato, perché il 6 febbraio non era ancora stata installata la fune di trascinamento delle 50 cabine. Anche la successiva promessa (“Saremo pronti per le Paralimpiadi”) è finita nel nulla, è trascorso un altro mese ma i lavori sono lontani dal completamento. Si è aggiunta negli ultimi giorni la notizia del fascicolo aperto dal procuratore Massimo De Bortoli e dal sostituto Simone Marcon per frana e disastro colposo. L’obiettino è chiarire se le procedure seguite abbiano tenuto conto del rischio legato allo stato del versante di Mortisa, interessato da una frana profonda. LE ACCUSE DI SIMICO Il Pm ha già interrogato un dirigente della società Leitner di Vipiteno, che inizialmente sembra intenzionata a partecipare all’appalto da 35 milioni di euro, ma poi ha rinunciato per una questione di tempi troppo stretti e per il rischio di frana. Una analoga verifica potrebbe riguardare gli austriaci della Doppelmayr, la seconda importante società che si occupa di impianti di risalita, che si è tirata indietro dalla gara. L’architetto Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario e amministratore delegato di Simico, intervistato dal Corriere delle Alpi, ha rilasciato una vera dichiarazione di guerra. “Il nostro lavoro è stato ostacolato in questi mesi dai due colossi del settore, con chiamate agli appaltatori disponibili per fare deragliare l’opera”. Saldini ha anche fatto il nome delle aziende. “Il comportamento di Doppelmayr e Leitner ha creato gravi danni a tutti. Si erano pre-qualificati e fino a qualche giorno prima della gara avevano garantito verbalmente che avrebbero partecipato. Poi non l’hanno fatto. Se avessero detto fin dal principio che non avrebbero partecipato, la cosa si sarebbe risolta immediatamente”. Saldini ha rincarato. “Come a Livigno e a Bormio hanno sempre detto che avrebbero partecipato. Mi dicono che hanno chiamato gli appaltatori che erano disponibili per invitarli a non partecipare all’opera. Ora della questione se ne occuperà l’Avvocatura dello Stato”. GUERRA APERTA La frase finale lascia intravvedere un possibile scontro a colpi di carte bollate. Simico è infatti una società pubblica e può avvalersi dell’Avvocatura dello Stato nel caso intenda presentare denunce o promuovere azioni per danni. Da quanto dichiarato da Saldini, sicuramente è stata presentata una denuncia per procurato allarme (non si sa a carico di chi), in merito alle notizie diffuse sui problemi di sicurezza della cabinovia ancora in costruzione. Una delle due imprese è la Leitner di Vipiteno, leader mondiale del settore, con un fatturato di 1,4 miliardi di euro. Dopo le dichiarazioni arrivata da Simico, la replica è stata molto secca. “Leitner ha partecipato alla fase di pre-gara e, successivamente, a seguito dell’annullamento della stessa, ha preso parte al sopralluogo preliminare alla seconda gara d’appalto, con lo scopo di reperire tutte le informazioni tecniche e operative necessarie per valutare in modo completo e responsabile l’eventuale effettiva partecipazione alla gara”. Il responso è stato negativo. “Solo dopo tale ulteriore sopralluogo e a seguito delle approfondite analisi tecniche effettuate sulla base della documentazione tecnica posta a base di gara – continua la nota – l’azienda ha deciso di non partecipare”. La motivazione? “La decisione è stata assunta con senso di responsabilità, ritenendo che, alla luce delle problematiche legate alla geologia del terreno e delle tempistiche richieste – con ultimazione prevista entro l’avvio delle Olimpiadi – non vi fossero le condizioni per poter garantire la realizzazione del progetto nei tempi stabiliti”. Leitner ha aggiunto in modo perentorio: “Non abbiamo mai promesso alcunché, né per iscritto né a voce, in relazione alla partecipazione alla gara o alla realizzazione dell’opera. Purtroppo, e con rammarico, riteniamo che le valutazioni effettuate si siano dimostrate fondate, confermando le oggettive difficoltà nel rispettare le scadenze previste”. Riferendosi poi alle accuse di Simico: “Non vi è stata alcuna interferenza e respingiamo con fermezza ogni ricostruzione che possa mettere in dubbio la correttezza e la trasparenza dell’operato aziendale. Siamo pienamente impegnati a operare nel rispetto delle regole di mercato, dei principi di concorrenza e della massima professionalità”. GRAFFER PIGLIATUTTO La cabinovia di Socrepes è stata aggiudicata al raggruppamento composto dalle lombarde Graffer ed Ecoedile, oltre alla bellunese Dolomiti Strade. Molti dubbi aveva sollevato la scelta di Graffer, trattandosi più di un’assemblatrice, con un fatturato modesto (pochi milioni di euro nel 2024), se rapportato a Leitner e Doppelmeyr. Graffer ha però fatto altri due colpi. A Bormio, assieme alla piemontese Mondino Costruzioni e alla bresciana Monte P., si è aggiudicata i lavori per l’impianto di arroccamento (valore 45 milioni di euro) a servizio della venue di gara “Stelvio Alpine Centre”. Il completamento era atteso per le Olimpiadi, invece la conclusione è rinviata al 15 febbraio 2027. A Livigno, in Alta Valtellina, Graffer ha vinto un terzo appalto da 53 milioni di euro, riguardante il collegamento tra i due versanti del comprensorio sciistico, con un parcheggio. È in raggruppamento ancora con Ecoedile e Dolomiti Strade, le stesse imprese di Cortina. L’inizio lavori è previsto per il 31 marzo, la conclusione nel novembre 2027. L'articolo Inchiesta su Socrepes, ora il flop olimpico da 35 milioni è colpa dei colossi delle funivie: “Ci hanno ostacolato per far deragliare l’opera” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cumuli di terra, posti in piedi sulla neve, transenne ovunque: il lato nascosto (e incompleto) della pista di Cortina | Foto
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I soliti noti si sono allargati, esagerando con le iperboli. “È l’opera architettonica più bella del secolo”, ha declamato il commissario straordinario Fabio Massimo Saldini. “È come la cupola del Brunelleschi di Firenze”, ha esagerato il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini. Non è stato da meno l’allora governatore Luca Zaia. “Le famiglie verranno ad ammirarla, perché questo è il nostro Guggenheim Museum”. In realtà le immagini che la televisione non mostra sono molto più sconfortanti, e con la luce appaiono in tutto il loro effetto-discarica. Soltanto con il buio e con il gioco delle luci concentrate sulla pista il risultato è meno deprimente. La colpa è dei ritardi operativi, che hanno consentito di arrivare all’ultimo momento con una struttura ancora incompleta, seppur funzionante. Ma anche delle scelte progettuali, perché nel dicembre 2023 il ministro Matteo Salvini aveva imposto una pista light, sfrondata da tutti gli elementi che avevano reso economicamente non conveniente l’appalto. Solo a quelle condizioni se lo aggiudicò l’unico concorrente che si era presentato, con un ribasso dello 0,0013 per cento. Basta guardarsi attorno. Transenne da cantiere e jersey provvisori ovunque. Prefabbricati, container e gruppi elettrogeni disseminati qua e là. Cavi e tubi innocenti a vista. Molti tombini sono indicati con il nastro bianco e rosso. Sulle strade di collegamento la terra è ancora accumulata. E poi tendoni al posto di edifici, staccionate ricoperte da teli con le scritte olimpiche, per camuffare la parte nascosta dei lavori non conclusi. Non si può dire che i sottopassaggi siano rifiniti. Sono spariti i rivestimenti esterni a scaglie elogiati nei progetti. Ma il vero problema sono le tribune, anzi le tribunette, con impalcature a vista. Le possibilità sono tre. Per i membri della Famiglia Olimpica si può accedere a una tribuna dedicata all’arrivo. Poi ce n’è un’altra con posti a sedere per gli spettatori. Tutti gli altri devono accontentarsi dell’”Area posti in piedi”. Camminano lungo la pista in mezzo alla neve per raggiungere i punti di osservazione migliori delle gare. Come era già comprensibile dal progetto ridotto all’osso bisogna utilizzare perlopiù i terrapieni o i tratti piani, dove la gente guarda i bolidi sfrecciare coperta da chi sta nella fila davanti. Lungo le stradine passano i mezzi che trasportano gli atleti e i tecnici dal punto di arrivo alla partenza, dove c’è un’altra tribunetta. A lato sono parcheggiate le ruspe, nel caso una forte nevicata richieda il loro intervento. Difficile credere alle frasi scritte nel progetto definitivo: “Sarà un organismo vivo e mutevole, in continuo dialogo con il paesaggio… Un gioco di luci ed ombre, che contribuisce all’inserimento della pista nel contesto naturale, dialogando con lo stesso gioco di luci ed ombre creato dalle fronde degli alberi e dalle scaglie della roccia della montagna”. Quando Salvini nel dicembre 2023 aveva annunciato che la pista si sarebbe fatta con gli stessi soldi e molti ritocchi, la potatura era stata notevole. L’importante era trovare un costruttore e finire in tempo. Via le fontanelle all’aperto progettate per potersi avvicinare con le sedie a rotelle. Stralciate le mappe tattili per non vedenti. Rimandati i pannelli fotovoltaici. Eliminate le vetrate al primo piano della partenza donne. Risparmi sui servizi per gli spettatori. Niente infermeria, basta un container. Idem per le cabine dei giudici. Poi un tavolato al posto del frangisole in doghe metalliche, elogiato dagli architetti per l’eleganza ambientale. Inutili Wifi, bluetooth e collegamenti per apparecchi acustici. Se hanno finito in tempo lo si deve a una proroga di quasi un anno concessa dal Comitato Olimpico internazionale, visto che la pista avrebbe dovuto essere ultimata nel novembre 2024, invece non lo è nemmeno ora. Ma c’è stata anche un’astuzia nel cronoprogramma: rimandare al dopo-Olimpiadi la piantumatura dei “diecimila alberi” che devono sostituire gli 800 larici (di cui molti secolari) abbattuti per far posto al cantiere. Di alberello non ne è stato messo a terra nessuno, anche perché i lavori non sono completati. Ci penseranno a primavera avanzata. Infatti, l’ultimo cronoprogramma di Simico annuncia che i lavori di finitura si concluderanno il 5 luglio 2026, quando i Giochi saranno ormai alle spalle da quasi cinque mesi. L'articolo Cumuli di terra, posti in piedi sulla neve, transenne ovunque: il lato nascosto (e incompleto) della pista di Cortina | Foto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Olimpiadi
“Una vergogna, così non va”: l’odissea dei visitatori di Cortina senza biglietto tra parcheggi vuoti e bus che non arriva mai
Parcheggi desolatamente vuoti a Longarone, con i controllori infreddoliti, che non hanno ancora ricevuto l’abbigliamento da montagna, disoccupati mentre vigilano sul nulla. La stazione ferroviaria di Calalzo praticamente deserta, dove i treni arrivano con il contagocce, a distanza di un’ora uno dall’altro, portando a bordo poche decine di viaggiatori. Il check-point di San Vito di Cadore, inesorabile posto di blocco dove i pullman dell’organizzazione passano beffardi a decine, con soltanto un pugno di posti occupati, mentre i turisti restano in attesa del bus pubblico della linea 30, che non arriva mai, e quando passa davanti alla fermata non si ferma, perché strapieno. Non si può dire che il primo giorno di Cortina olimpica sia sfavillante come il sole che brilla nel cielo sopra le Tofane. Anzi, diventa una specie di incubo e di dimostrazione di quante risorse economiche siano state spese, senza una verifica della loro utilità sul campo. LONGARONE, DOVE IL PARCHEGGIO È SEMI-DESERTO Domenica mattina: come raggiungere Cortina se non si ha un biglietto di gara in tasca per la discesa libera femminile in programma alle 11.30, per il curling al Palaghiaccio o per lo slittino nella nuova pista “Eugenio Monti”? La domanda se la sono posta tantissimi turisti o semplici visitatori quando hanno programmato il loro viaggio. La prima possibilità è quella di arrivare in auto fino alla spianata accanto alla Fiera di Longarone. Il traffico è modesto, anche se polizia e carabinieri sono dappertutto. Alle 9 del mattino, arrivando da Ponte nelle Alpi, ti aspetteresti la coda per entrare e poi salire su un bus navetta diretto a Cortina, in tempo per la gara di libera. L’area transennata è enorme, ma inutile. I dipendenti di Fondazione Milano Cortina 2026 sono al loro posto, pronti a verificare i pass, ma già sanno che non sarà una domenica di grande lavoro quella che li attende. Le prenotazioni sono solo una trentina, tutte le auto sono già parcheggiate, a fronte di almeno 300 posti. I LAVORATORI INTERINALI A 1.000 EURO AL MESE È la prima dimostrazione di come il semestre trascorso a programmare la viabilità e i servizi, per tenere le macchine a valle, non abbia colto nel segno. Pochissimi automobilisti, troppo suolo consumato e un numero esagerato di autobus, che forse avrebbero potuto essere impiegati in modo più proficuo pensando a chi non è uno spettatore. I lavoratori sono stati assoldati da Adecco per tutta la durata delle Olimpiadi e di apertura dei parcheggi. Non hanno ancora ricevuto giacche, felpe e guanti, hanno dovuto accontentarsi di una pettorina. Guadagnano poco più di 1.000 euro, con turni di lavoro che vanno dalle 7 alle 15.30 e dalle 15.30 alle 22.30. LA LINEA 30 DI DOLOMITIBUS Per arrivare a Cortina le aree create sono a Longarone e San Vito di Cadore (da sud), Son dei Prade (da ovest) e Dobbiaco (da nord). Le stazioni ferroviarie sono a Ponte nelle Alpi, Longarone e Calalzo. Quest’ultima è la località dove il trenino delle Dolomiti si ferma. L’hanno rinnovata, ma è pressoché vuota. Il punto informativo in un’ora ha accolto solo sei persone. La fermata è privilegiata per salire sui pullman di DolomitiBus, la linea 30 diventata famosa dopo che un autista ha fatto scendere un bambino di 12 anni che non aveva i soldi per pagare il biglietto olimpico da 10 euro, ma solo i tagliandi che usa per andare a scuola. “Ci avevano terrorizzati sostenendo che a Cortina non si arriva in macchina – spiega una famigliola di Ponte di Piave – così abbiamo parcheggiato gratis qui e ora prendiamo la corriera”. Dalle 4.35 del mattino alle 23.25 la cadenza è di un bus ogni 20 minuti. IL BUS CHE NON ARRIVA MAI O È GIÀ STRAPIENO Per il piano trasporti sono stati spesi parecchi milioni di euro, ma alla prova dei fatti l’architettura non regge. Per accorgersene basta arrivare a San Vito di Cadore dove c’è il blocco per le auto che non hanno un pass. Chi ha un biglietto per le gare deve accomodarsi nel parcheggio creato apposta, anche questo parzialmente vuoto. La domenica di passione comincia per gli altri, tutti i visitatori che vogliono semplicemente godersi il clima olimpico a Cortina. Sono quasi un centinaio, in attesa di un bus che non arriva mai. Passa più di mezz’ora, niente. Poi un DolomitiBus arriva, ma è strapieno e prosegue senza fermarsi. Ad arrestarsi sono invece numerosi mezzi dell’organizzazione (perfino a due piani), che raccolgono i volontari, i dipendenti di Fondazione Mico, i giornalisti accreditati, lo staff olimpico. Ripartono con a bordo due o tre persone. I TURISTI: “UNA VERGOGNA, COSÌ NON VA” È la dimostrazione ulteriore di un dispendio disorganizzativo imponente. I peones restano a terra. Una coppia di Ravenna e due cinesi che vivono a Padova optano per chiamare una navetta Uber, pagando 50 euro. “È una vergogna”, commenta una signora tunisina attesa da un’amica a Cortina, che ha deciso di desistere. Una ragazza americana di Chicago, quando capisce il problema dice: “Lei che è un giornalista lo scriva. Così non va bene”. Tre ragazze con gli sci in mano: “Ma ieri al Faloria ci siamo arrivati…”. Una mamma con due gemelli si deve arrendere. La tensione sale. Due carabinieri assicurano: “Avviseremo della situazione”. Intanto il tempo corre veloce. Solo dopo un’ora e mezzo si riesce a salire su un bus. Il prezzo è di 10 euro, ma si può andare su e giù per la valle del Boite quanto si vuole, nella stessa giornata, ammesso che si trovi un posto sul bus per arrivarci. L'articolo “Una vergogna, così non va”: l’odissea dei visitatori di Cortina senza biglietto tra parcheggi vuoti e bus che non arriva mai proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milano-Cortina, Dominik Fischnaller conquista la medaglia di bronzo nello slittino: è il suo secondo podio olimpico
Dominik Fischnaller conquista la medaglia di bronzo nello slittino singolo. Con il 32enne di Bressanone l’Italia ottiene l’ottava medaglia alle olimpiadi Milano-Cortina. Per Dominik si tratta del secondo bronzo olimpico dopo quello ottenuto ai Giochi di Pechino 2022. L’azzurro, già terzo sabato dopo le prime due run, ha confermato il piazzamento sul podio posizionandosi alle spalle dell’austriaco Jonas Mueller, argento, e del tedesco Max Langenhan, oro. Con il bronzo di Fischnaller l’Italia conquista la diciannovesima medaglia in assoluto nello slittino ai Giochi Olimpici. Per lui lo slittino è eredità di famiglia: è il fratello minore di Hans Peter e cugino di Kevin Fischnaller. Vincitore del titolo continentale nel singolo di Lillehammer 2020, nel suo palmarès può vantare anche anche un terzo posto ai Mondiali del 2017 in Austria. A fine febbraio 2023, 12 anni dopo l’ultimo dei 10 sigilli del suo mito nonché mentore Armin Zoeggeler, riporta in Italia la Coppa del Mondo al termine di un inverno vissuto da protagonista assoluto. E adesso arriva un altro bronzo a Cortina. L'articolo Milano-Cortina, Dominik Fischnaller conquista la medaglia di bronzo nello slittino: è il suo secondo podio olimpico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cantiere eterno e ora discarica per le Olimpiadi, storia della variante simbolo delle incompiute: doveva essere pronta per i Mondiali di sci 2021
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Ha lacerato il paese, ha fatto sorgere un comitato che non è disposto ad arrendersi, sta lasciando ferite indelebili nel territorio. Più in basso il boschetto è stato sventrato e i mozziconi di abeti che sono rimasti mascherano appena una discarica di inerti, aperta e autorizzata per depositare il materiale di risulta proveniente da Cortina d’Ampezzo. Distanziate di un paio di chilometri ci sono le aree create sbancando i prati e i pendii per fare posto ai parcheggi provvisori degli spettatori che raggiungeranno le sedi di gara a Cortina, per lo sci alpino femminile, il curling e la nuova pista da bob. La rotonda nord della “variante” di San Vito è ormai finita, ma manca tutto il resto, delimitato da staccionate e ingombro di cumuli di detriti. L’Altra Olimpiade è anche questo terrificante scempio che racconta una storia molto italiana, ma poco edificante. Si annuncia un’opera per il 2021. Il tempo passa invano, intanto cominciano le lamentele dei cittadini e le legittime azioni giudiziarie dei comitati che non riescono però a fermare l’esecuzione di un intervento che avrà forse il merito di tenere le auto fuori dal centro abitato di San Vito, ma si divora ettari di territorio con una limacciosa striscia di fango, cemento e sassi (solo alla fine arriverà l’asfalto). La vicenda, che ilfattoquotidiano.it ha raccontato più volte, si completa con consiglieri comunali dichiarati ineleggibili solo perché il Comune aveva fatto causa contro di loro per un eccesso di ricorsi, salvo poi essere sconfitto in tribunale con una lapidaria sentenza. Utilizzare l’arma del ricorso è una forma di democrazia, non di sovversione. La “variante” di San Vito è diventato così un monumento all’inefficienza e all’incapacità di programmazione. Siccome la consegna era prevista a metà novembre 2025, siamo quasi a tre mesi di ritardo. In base a un documento che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare, scatta una penale pari a un millesimo al giorno sul valore dell’appalto, ovvero 40mila euro al dì. Ai piedi dell’Antelao osservano: “La Corte dei Conti ha certificato lo scorso ottobre che siamo al 45 per cento dello stato di avanzamento dell’opera. Quando verrà richiesta la penale che è scattata da tempo? La sua mancata applicazione diventa una questione di rilevanza per la magistratura contabile”. Il ragionamento è ineccepibile e coinvolge l’Anas, che è la committente, ma anche il Comune di San Vito di Cadore, parte in causa e possibile danneggiato dai ritardi assieme a tutti i suoi cittadini. Questi ultimi hanno inviato un primo esposto alla Corte dei Conti nel marzo 2023, denunciando la mancata copertura legislativa dell’opera, in quanto scaduta nel dicembre 2022. Nell’aprile 2023 Anas ha stipulato il contratto di appalto con l’impresa Angelo Antonio D’Agostino con sede a Montefalcione, in provincia di Avellino. L’articolo 8, che riguarda le penali, è chiarissimo: “Per ogni giorno di ritardo rispetto al Termine di Ultimazione verrà applicata una penale giornaliera pari all’uno per mille dell’importo del contratto”. C’è poi una postilla: “L’importo complessivo delle penali non potrà comunque superare il 10 per cento dell’importo del contratto”. Non viene neppure esclusa la possibilità di un “risarcimento del maggior danno subito, indipendentemente dal suo ammontare e in misura anche superiore all’importo delle penali stesse”. A San Vito i conti li sanno fare. La durata prevista per i lavori era di 900 giorni, compresi 100 giorni per andamento stagionale sfavorevole. In ogni caso “il limite temporale entro cui l’intervento dovrà essere fruibile all’esercizio è costituito dall’apertura delle Olimpiadi Invernali del 2026, prevista nel mese di febbraio di tale anno”. Il contratto è stato firmato da Anas e D’Agostino il 20 aprile 2023, la consegna del cantiere è avvenuta nel mese di maggio successivo, quindi la scadenza dei lavori risale a metà novembre 2025. La penale di un millesimo al giorno equivale a 41,782 euro, con una cifra complessiva che sfiora già i 3 milioni di euro. Il 10 per cento dell’appalto da 41 milioni 782 mila euro, come tetto massimo delle penali, è quindi di circa 4 milioni di euro. Sui destini della variante di San Vito incombono anche le frane che stanno martoriando il Cadore, segnalate in un’interrogazione alla Commissione dall’eurodeputata verde Cristina Guarda. Gli esperti, come il professor Carlo Gregoretti, che nel 2020 ha effettuato uno studio sul bacino del Ru Secco, hanno lanciato diversi allarmi. Alla luce di queste voci preoccupate, i cittadini Stefano De Lotto e Antonio Menegus hanno chiesto al consiglio comunale di partecipare all’aggiornamento del Piano di protezione civile relativo al rischio Debris Flow del Ru Secco. Perché non si ripetano i nefasti effetti dell’esondazione del Ru Secco (che la variante deve attraversare) avvenuta nell’agosto 2014. Allora ci furono tre vittime, ma gli smottamenti da Croda Marcora e dall’Antelao non si sono mai interrotti. L'articolo Cantiere eterno e ora discarica per le Olimpiadi, storia della variante simbolo delle incompiute: doveva essere pronta per i Mondiali di sci 2021 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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