C’è una sottile analogia che lega il ticchettio perfetto del motore di un’auto
d’epoca al gesto, silenzioso e calibrato, di un ago che attraversa la seta.
Entrambi appartengono a un tempo che rifiuta la fretta, a una meccanica —
metallica o tessile — che vive di precisione, memoria e disciplina. È su questa
linea che si muove, quasi naturalmente, l’incontro tra E. Marinella e la
WinteRace Cortina 2026. Da una parte settanta vetture storiche, dal 1935 a oggi,
impegnate in un percorso di 490 chilometri tra i passi dolomitici; dall’altra,
un simbolo dell’eleganza sartoriale maschile italiana, che per tre giorni
abbandona Napoli e si trasferisce in alta quota.
Venerdì 20 marzo, nella boutique Franz Kraler di Corso Italia, il gesto antico
della sartoria prende forma davanti agli occhi del pubblico. Non è una
dimostrazione costruita, ma un trasferimento reale: Marinella porta a Cortina le
sue sarte, il suo metodo, il suo ritmo. Per capire cosa significa, bisogna
tornare alla Riviera di Chiaia, a Napoli, dove nel 1914 nasce una bottega di
pochi metri quadrati destinata a diventare un riferimento globale. Un luogo
spesso descritto come un piccolo salotto inglese affacciato sul Golfo, dove la
cravatta smette di essere accessorio e diventa misura. Sì, perché c’è un gesto,
nella moda maschile, che resiste al tempo più di molti altri: annodare una
cravatta, appunto. Non è solo un’abitudine, è un codice. E quando quel codice
porta il nome di E. Marinella, assume un peso culturale preciso, quasi
istituzionale. Nel tempo, quel gesto ha attraversato la politica e la finanza
internazionale: John F. Kennedy, Bill Clinton, Gianni Agnelli, fino a capi di
Stato contemporanei e membri delle monarchie europee. Non per ostentazione, ma
per adesione a un codice.
Per questo vedere le sue sarte lavorare “in diretta” a Cortina, tra neve e
motori d’epoca, non è una semplice operazione di immagine: è uno spostamento
simbolico, geografico e culturale. Le loro sapienti mani lavorano la seta in
pubblico, seguendo una sequenza che non concede variazioni: taglio, piega,
cucitura, controllo della tensione. Ogni passaggio è necessario, nessuno è
visibile nel prodotto finito. È proprio questa invisibilità a definire la
qualità. Accanto a loro, Maurizio Marinella accompagna il racconto senza
trasformarlo in narrazione celebrativa. Piuttosto, lo riporta alla sua funzione:
spiegare perché un oggetto così semplice continui a esistere. E perché,
nonostante tutto, non sia mai diventato obsoleto.
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In occasione della WinteRace viene presentato anche un foulard dedicato, pensato
come traduzione visiva del contesto: linee che richiamano le traiettorie delle
auto storiche, cromie che rimandano ai paesaggi dolomitici. Non un esercizio
stilistico, ma un’estensione coerente del linguaggio Marinella. Fuori dalla
boutique, la corsa non si ferma: il percorso attraversa luoghi che non sono
semplici paesaggi ma archivi di memoria: il Passo Falzarego, segnato dalla
storia della Prima Guerra Mondiale; Arabba e la cultura ladina; il Passo Pordoi,
icona del ciclismo; fino alle tappe più intime dei giorni successivi, tra
Dobbiaco, Brunico e le Tre Cime di Lavaredo.
L'articolo Un filo di seta tra Napoli e le Dolomiti: Marinella porta le sue
sarte a Cortina e cuce dal vivo l’eleganza senza tempo della WinteRace 2026
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Cortina
La pista da bob di Cortina d’Ampezzo ingoia altri due milioni di spesa, oltre
all’appalto per costruirla vinto da Impresa Pizzarotti (82 milioni di euro) e le
altre voci che completano il piano finanziario arrivato a oltre 120 milioni di
euro. Proprio Pizzarotti si è visto assegnare, non con una gara aperta, ma con
una procedura negoziata, l’incarico di manutenzione e di conduzione
dell’impianto. La determina risale ancora alla fine di novembre, ma solo da
pochi giorni è stata pubblicata sul portale del Ministero delle Infrastrutture.
Si tratta di un incarico per un importo di un milione e 617mila euro che Fabio
Massimo Saldini, commissario straordinario di Società Infrastrutture Milano
Cortina (Simico), ha deciso di conferire senza pubblicazione di un bando di
gara. Il periodo dei servizi prestati da Pizzarotti è iniziato il 24 novembre
2025 e si è concluso il 27 febbraio 2026, ovvero nell’arco di tempo in cui la
pista è passata sotto il controllo di Fondazione Milano Cortina 2026 per
l’effettuazione delle gare di bob, skeleton e slittino alle Olimpiadi invernali.
Infatti, la conclusione è fissata cinque giorni dopo la fine dei Giochi.
Il commissario si è avvalso di due motivazioni contenute nell’articolo 76 del
Codice degli appalti. La prima è prevista “quando i lavori, le forniture o i
servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico”
per “assenza di concorrenza per motivi tecnici”. La seconda è dovuta a “ragioni
di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili dalla stazione appaltante”
quando non possono essere rispettati i termini per le procedure aperte o
competitive con negoziazione.
Durante le Olimpiadi, Simico ha anche assegnato un incarico speciale alla
società Its Engineering di Pieve di Soligo, che ha come amministratore delegato
l’ingegnere Michele Titton, che è anche direttore dei lavori nello stesso
cantiere della pista da bob. È lui che, progettando 31 varianti in corso d’opera
e trovando le soluzioni più adatte per il cemento, è riuscito a ridurre i tempi
di lavorazione, consentendo di completare il budello di ghiaccio in tempo per la
pre omologazione avvenuta nel marzo 2025. Il 5 febbraio 2026, il giorno prima
della cerimonia di apertura dei Giochi, la società di Titton ha ottenuto un
affidamento diretto per 204.600 euro (l’importo a base di gara era di 220mila
euro) con il compito di assicurare “la manutenzione, la sorveglianza e il pronto
intervento ai fini di garanzia di perfetta funzionalità del nuovo impianto
sportivo”. Praticamente è diventato il controllore di Simico durante le gare,
quando la responsabilità era in carico a Fondazione Milano Cortina 2026.
Grazie a quell’incarico, Titton ha potuto (assieme alla società di ingegneria
ambientale Energytech di Bolzano) redigere un dossier di 45 pagine, corredato da
112 fotografie, che hanno documentato i danni arrecati all’impianto durante il
periodo degli allenamenti e delle competizioni. Il documento ha suscitato
l’allarme del Comune di Cortina d’Ampezzo che ha dato l’incarico a uno studio
legale di Padova di occuparsi di un pre-contenzioso legato alla riconsegna della
pista da parte di Fondazione e di seguire le procedure di conferimento finale
(da parte di Simico) nel momento in cui sarà ultimato. Con l’incarico assegnato
a Its, la spesa aggiuntiva per lo Sliding Centre è così arrivata a sfiorare i
due milioni di euro.
L’ingegner Titton è anche il direttore dei lavori della nuova cabinovia di
Socrepes, che avrebbe dovuto essere pronta per le gare di sci alpino femminile.
Problemi tecnici, la ristrettezza dei tempi e gli accorgimenti da adottare
perché i piloni insistono su una frana, hanno impedito di rispettare i termini.
Infatti solo in questi giorni i tecnici dell’Agenzia nazionale per la sicurezza
delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) hanno
cominciato a far girare alcune cabine, per testare affidabilità e sicurezza
dell’impianto.
Soltanto il 6 marzo è stato pubblicato sul sito del Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti l’esito della procedura negoziata, senza
pubblicazione di un bando, che risale in realtà al 28 ottobre 2025, quando il
cantiere di Socrepes era già stato aperto da un paio di mesi. Si tratta
dell’affidamento della direzione lavori a Its per un importo di 484mila euro. È
stato Titton a redigere il 5 marzo il verbale di fine lavori, a seguito del
collaudo statico. “L’infrastruttura funziona a uso privato per consentire le
attività propedeutiche alle prove (da parte di Ansfisa, ndr), nonché al
trasferimento di materiali da monte a valle e viceversa”, ha annunciato Simico.
L'articolo La pista da bob di Cortina ha ingoiato altri due milioni di euro
durante i Giochi: spuntano nuove voci di spesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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DANNI PISTA DA BOB
La quantificazione dei danni ancora non c’è, ma bastano le 112 fotografie
scattate dal direttore dei lavori per mostrare lo stato precario e di abbandono
in cui è stata lasciata la nuovissima pista da bob di Cortina dopo le gare
olimpiche. Trova così conferma l’esistenza di un contenzioso tra i soggetti che
si sono occupati di costruire e utilizzare l’impianto “Eugenio Monti”, a causa
degli interventi di ripristino necessari dopo 22mila discese di bob, skeleton e
slittino. Si tratta di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), di
Fondazione Milano Cortina 2026 (comitato organizzatore) e del Comune di Cortina.
Il 25 febbraio, tre giorni dopo la conclusione delle Olimpiadi, un sopralluogo è
stato effettuato dall’ingegnere Michele Titton (società ITS Engineering)
responsabile dei lavori per conto di Simico e dai tecnici della società
Energytech di Bolzano.
IL DOSSIER FOTOGRAFICO
Il risultato è contenuto in un “verbale di sopralluogo di controllo” redatto il
25 febbraio, lo stesso giorno in cui il Comune ha incaricato uno studio legale
di occuparsi del pre-contenzioso, in vista dell’acquisizione definitiva
dell’impianto, quando i lavori saranno finiti. “In generale si denota una
condizione del sito in stato quasi di abbandono. – c’è scritto – Al di là di
poche lavorazioni in essere, relative allo smontaggio di alcune delle opere
temporanee (ad esempio, gli schermi per gli spettatori), gli spazi sono stati
lasciati in assenza di qualsiasi pulizia, riordino o sistemazione del caso. Non
da poco è anche il fatto che tutti gli spazi degli edifici sono stati lasciati
aperti, anche locali tecnici come la ‘control room’ dell’edificio di arrivo, la
quale contiene strumentazioni del valore di centinaia di migliaia di euro”.
Segue un’analisi settore per settore.
NESSUNA ZONA RISPARMIATA
La descrizione è analitica e interessa tutto l’impianto: il locale giuria, la
partenza bob e slittino, gli spogliatoi, l’area Warm Up, i locali elettrici, i
magazzini, l’edificio per la refrigerazione, la control room, i vani ascensore,
le passerelle, la zona uffici, la torre di evaporazione, i bagni e la zona
esterna. Sulla pista i rilievi interessano la curva Striess, la partenza donne,
curva Sento, partenza junior, partenza turistica, l’ingresso e la curva
Labirinti, curva Bandion, rettifilo Lino K2, curva Antelao, curva Tofana, curva
e rettifilo d’arrivo. All’esterno c’è anche la zona stoccaggio dei bob, oltre ad
ampi settori della viabilità di servizio.
“PORTE E MANIGLIE ROTTE, CAVI SCOPERTI, BARRIERE DIVELTE…”
I danni rilevati sono molto diversi. La pulizia è assente un po’ dappertutto.
Ovunque si trovano cavi scoperti, staccati o perfino ammucchiati. Reti parapetto
sono rovinate o piegate. Danni risultano alle intonacature, segnate o lesionate,
ma in qualche caso perfino staccate. Si dovrà accertare se le cause sono stati
gli urti o il cedimento degli intonaci. Sono state fotografate porte e uscite di
sicurezza danneggiate, compresi il portone di un garage e alcuni maniglioni.
Alcuni locali sono stati utilizzati impropriamente come deposito di materiale.
Diversi oggetti ingombranti sono stati fotografati vicino alle vie di fuga. In
qualche punto degli edifici sono stai tagliati divisori o pannelli in
cartongesso. Un danneggiamento grave è stato individuato nei pannelli in legno
di sicurezza, sopra la pista ad esempio alla curva Labirinti 1. Qua e là tende
rotte o tagliate. Un paio di manometri risultano non funzionanti. Individuato
anche il rischio di foratura dei tubi di raffreddamento. Scatole di
alimentazione sono state staccate. Qua e là sono caduti pezzi di controsoffitti.
Si aggiunge, all’esterno, “il distacco di gran parte dei dispositivi ferma-neve
su entrambe le falde dell’edificio A delle partenze. Si sottolinea che
l’attribuzione di responsabilità circa il danno appena riportato è in fase di
accertamento”. Nelle stradine è stato stoccato materiale, come in una discarica.
Ci sono cumuli di neve non rimossi. Lungo tutta la pista rinvenute scatole
schiacciate e canale elettriche piegate, ma sono danneggiati anche dispositivi
di sicurezza Safety system. Fotografate buche profonde nella viabilità di
passaggio dove lo stato di abbandono è testimoniato anche dal cippato non
smaltito.
“SERVE UNA COMMISSIONE COMUNALE”
“Stanno emergendo dettagli inquietanti sullo stato dell’impianto”, ha dichiarato
la consigliera di minoranza Roberta De Zanna, che ha presentato
un’interrogazione al sindaco di Cortina. “La gravità della situazione è
confermata nei fatti: l’inagibilità della pista ha già costretto gli
organizzatori alla cancellazione dei Campionati Italiani di Bob, che avrebbero
dovuto svolgersi nei giorni immediatamente successivi ai Giochi. Certo fa
dubitare che un’opera costata 120 milioni di euro, realizzata in tutta fretta,
possa ridursi così dopo un normale svolgimento delle competizioni”. La
consigliera è preoccupata perché il Comune potrebbe dover pagare anche fragilità
strutturali e danni. “Se l’Amministrazione accetta l’impianto senza le dovute
garanzie, i costi di riparazione e i vizi occulti ricadranno interamente sulle
tasche degli ampezzani. Chiediamo al Sindaco di nominare una commissione di
tecnici terzi per una perizia che verifichi non solo i danni superficiali, ma
anche l’integrità strutturale e l’efficienza degli impianti”.
SIMICO: “NON CI SONO DANNI MILIONARI”
Il 9 marzo, dopo una riunione tra Fondazione, Comune di Cortina e Simico,
quest’ultima aveva rilasciato una dichiarazione. “In merito alle notizie
circolate sul futuro dello Sliding Centre di Cortina, si precisa che è priva di
fondamento l’affermazione secondo cui il nuovo impianto sarebbe ‘fuori uso’”. Il
comunicato proseguiva: “La pista, realizzata in tempi record, ha già ricevuto,
durante i Giochi, apprezzamenti e riconoscimenti a livello internazionale con
oltre 22mila discese. Nelle prossime settimane saranno completate le ultime
attività di cantiere. Si sottolinea, peraltro, che le cifre circolate sulla
stampa di eventuali ‘danni milionari’ all’impianto non corrispondono alla realtà
dei fatti e non sono certificate da nessun documento tecnico da parte di questa
Società”.
L'articolo Ecco le foto dei danni alla pista da bob di Cortina: 112 segnalazioni
nel dossier dopo le Olimpiadi proviene da Il Fatto Quotidiano.
È disfida a Cortina sull’opera olimpica più contrastata e controversa dopo la
pista da bob. Il guanto è stato lanciato il 5 marzo dal giornale on line “Voci
di Cortina”, che segue scrupolosamente le disavventure infrastrutturali dei
Giochi invernali. Ha pubblicato le fotografie (che pubblichiamo più in basso)
dello stato del cantiere della cabinovia ancora aperto e senza cabine
installate. Si possono vedere i ponteggi, le gru, le attività non concluse.
“Alla data del 5 marzo, a due giorni dall’inizio delle Paralimpiadi, questo è lo
stato di avanzamento lavori alla cabinovia Apollonio Socrepes, opera voluta da
Simico attraverso la gestione commissariale in quanto ritenuto ‘impianto
necessario per la gestione dei flussi di spettatori e atleti durante le gare dei
Giochi olimpici e Paralimpici invernali Milano-Cortina 2026’”. Il testo si
conclude con una domanda provocatoria: “Le Olimpiadi sono passate e le
Paralimpiadi sono alle porte: sarà pronto l’impianto come promesso”.
L’ANNUNCIO DI SIMICO
La risposta è arrivata nella serata di apertura delle Paralimpiadi, da Società
Infrastrutture Milano Cortina 2026 (Simico), braccio operativo del ministero di
Matteo Salvini. Contiene l’annuncio di fine-lavori, con toni piuttosto enfatici.
“Si sono ufficialmente conclusi ieri (5 marzo 2026, ndr) i lavori della
Cabinovia Apollonio Socrepes. Dopo i nulla osta tecnici ricevuti da Ansfisa, il
documento di fine lavori e il collaudo statico sanciscono a tutti gli effetti il
completamento dell’impianto funiviario”. Viene aggiunto: “Gli interventi,
realizzati secondo i più elevati standard tecnici del settore, hanno riguardato
la costruzione dell’impianto, l’ottimizzazione dei sistemi tecnologici e il
potenziamento delle componenti di sicurezza, con l’obiettivo di garantire un
servizio sempre più efficiente, affidabile e confortevole per tutti gli utenti e
funzionale alla mobilità di Cortina”.
LE FOTO? DIMOSTRANO ALTRO
Simico mostra certezze anche sullo sviluppo futuro: “Da oggi Ansfisa (Agenzia
Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e
Autostradali) procederà con i collaudi e le verifiche tecniche previste dalla
normativa vigente. Si tratta di un passaggio fondamentale e previsto dall’iter
autorizzativo, volto a certificare il pieno rispetto di tutti i requisiti di
sicurezza. Al completamento positivo di tutte le verifiche previste, l’impianto
sarà aperto e messo a disposizione della comunità”. Le fotografie di “Voci di
Cortina” e il testo del comunicato di Simico sembrano attestare due verità
diverse. La società dice di aver concluso i lavori, ma le immagini testimoniano
che non è così, anche perché le cabine da installare sono 50, per una capacità
oraria di 2.400 persone, e giacciono in cantiere. In ogni caso non serviranno
per le Paralimpiadi, che si concluderanno domenica 15 marzo.
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I DUBBI DI ANSFISA
Il progetto della cabinovia era inserito nel Piano olimpico finanziato dal
governo come project-financing proposto da privati, per un valore di 135 milioni
di euro, che prevedeva il collegamento dei versanti del Faloria e delle Tofane,
con attraversamento di Cortina grazie anche a un tapis roulant e costruzione di
un parcheggio vicino al cimitero di Cortina. Lo scorso anno Simico stralciò da
quel progetto la sola cabinovia (35 milioni di euro) e cercò di realizzarla in
grande fretta per consentire il trasporto degli spettatori alle gare dello sci
alpino femminile delle Olimpiadi. A luglio 2025, dopo che un’asta di gara era
andata deserta, il cantiere fu assegnato a un raggruppamento di imprese,
capitaniate dalla società Graffer. Il versante di Mortisa, dove sono stati
collocati 10 piloni, è soggetto a una frana. Per questo Ansfisa ha sollevato
osservazioni critiche e previsto 14 prescrizioni, ribadite anche dal parere di
immunità di frana firmato il 5 gennaio scorso dalla Regione Veneto. Solo con il
rispetto delle prescrizioni l’impianto può essere approvato.
L’ULTIMATUM DI SIMICO
A confermare che l’iter fosse tutt’altro che concluso ci aveva pensato il 5
febbraio Ansfisa, rispondendo a una richiesta dell’onorevole Luana Zanella,
capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra alla Camera dei Deputati. “Alla data
odierna all’Agenzia non risultano presentate né le certificazioni CE dei
componenti di sicurezza, né la dichiarazione di fine dei lavori da parte del
Direttore dei Lavori, propedeutiche alla richiesta di verifiche e prove”.
L’Agenzia spiegava che avrebbe potuto verificare la completezza della
documentazione tecnica e sciogliere riserve e richieste di integrazione “non
prima di acquisire agli atti la Dichiarazione del direttore dei lavori…
l’istanza di verifiche e prove funzionali… e comunque a seguito di consegna
anticipata da parte della Società Esercente l’impianto”. Tanto era bastato a
Zanella per commentare: “La cabinovia è una grande beffa. Ci rivolgeremo
all’Autorità Nazionale Anticorruzione e alla Corte dei Conti: era stata
annunciata per l’inizio dell’evento, ma non sarà disponibile neanche per la sua
fine, mentre il costo iniziale di 22 milioni è lievitato a 35 milioni. Ne
chiediamo conto a Simico”. Un mese dopo, Simico annuncia che la dichiarazione di
fine lavori è stata firmata, assieme al collaudo statico previsto da una legge
del 1980. Solo adesso Ansfisa potrà verificare se, dopo i nulla osta parziali,
può essere concesso quello definitivo per la messa in esercizio. Ma prima di
quel momento le cabine devono essere installate e l’impianto deve dimostrare di
reggere tutto il carico.
L'articolo “La cabinovia di Socrepes è completata”: l’annuncio alla fine dei
Giochi (per i quali serviva). Ma il cantiere è ancora aperto proviene da Il
Fatto Quotidiano.
BELLUNO – La cabinovia di Socrepes rischia di diventare il vero “buco nero”
delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026: prima a causa dei ritardi, poi per
l’inchiesta avviata dalla Procura di Belluno ed ora anche per lo scontro che si
profila tra la società governativa Simico e i due colossi dell’impiantistica a
fune, Leitner e Doppelmayr. Il completamento dell’opera da 35 milioni di euro
era dato per certo, così da permettere il trasporto degli spettatori dal centro
di Cortina alle piste dove si sono disputate le gare di sci alpino femminile. Il
termine è stato mancato, perché il 6 febbraio non era ancora stata installata la
fune di trascinamento delle 50 cabine. Anche la successiva promessa (“Saremo
pronti per le Paralimpiadi”) è finita nel nulla, è trascorso un altro mese ma i
lavori sono lontani dal completamento. Si è aggiunta negli ultimi giorni la
notizia del fascicolo aperto dal procuratore Massimo De Bortoli e dal sostituto
Simone Marcon per frana e disastro colposo. L’obiettino è chiarire se le
procedure seguite abbiano tenuto conto del rischio legato allo stato del
versante di Mortisa, interessato da una frana profonda.
LE ACCUSE DI SIMICO
Il Pm ha già interrogato un dirigente della società Leitner di Vipiteno, che
inizialmente sembra intenzionata a partecipare all’appalto da 35 milioni di
euro, ma poi ha rinunciato per una questione di tempi troppo stretti e per il
rischio di frana. Una analoga verifica potrebbe riguardare gli austriaci della
Doppelmayr, la seconda importante società che si occupa di impianti di risalita,
che si è tirata indietro dalla gara. L’architetto Fabio Massimo Saldini,
commissario straordinario e amministratore delegato di Simico, intervistato dal
Corriere delle Alpi, ha rilasciato una vera dichiarazione di guerra. “Il nostro
lavoro è stato ostacolato in questi mesi dai due colossi del settore, con
chiamate agli appaltatori disponibili per fare deragliare l’opera”. Saldini ha
anche fatto il nome delle aziende. “Il comportamento di Doppelmayr e Leitner ha
creato gravi danni a tutti. Si erano pre-qualificati e fino a qualche giorno
prima della gara avevano garantito verbalmente che avrebbero partecipato. Poi
non l’hanno fatto. Se avessero detto fin dal principio che non avrebbero
partecipato, la cosa si sarebbe risolta immediatamente”. Saldini ha rincarato.
“Come a Livigno e a Bormio hanno sempre detto che avrebbero partecipato. Mi
dicono che hanno chiamato gli appaltatori che erano disponibili per invitarli a
non partecipare all’opera. Ora della questione se ne occuperà l’Avvocatura dello
Stato”.
GUERRA APERTA
La frase finale lascia intravvedere un possibile scontro a colpi di carte
bollate. Simico è infatti una società pubblica e può avvalersi dell’Avvocatura
dello Stato nel caso intenda presentare denunce o promuovere azioni per danni.
Da quanto dichiarato da Saldini, sicuramente è stata presentata una denuncia per
procurato allarme (non si sa a carico di chi), in merito alle notizie diffuse
sui problemi di sicurezza della cabinovia ancora in costruzione. Una delle due
imprese è la Leitner di Vipiteno, leader mondiale del settore, con un fatturato
di 1,4 miliardi di euro. Dopo le dichiarazioni arrivata da Simico, la replica è
stata molto secca. “Leitner ha partecipato alla fase di pre-gara e,
successivamente, a seguito dell’annullamento della stessa, ha preso parte al
sopralluogo preliminare alla seconda gara d’appalto, con lo scopo di reperire
tutte le informazioni tecniche e operative necessarie per valutare in modo
completo e responsabile l’eventuale effettiva partecipazione alla gara”. Il
responso è stato negativo. “Solo dopo tale ulteriore sopralluogo e a seguito
delle approfondite analisi tecniche effettuate sulla base della documentazione
tecnica posta a base di gara – continua la nota – l’azienda ha deciso di non
partecipare”. La motivazione? “La decisione è stata assunta con senso di
responsabilità, ritenendo che, alla luce delle problematiche legate alla
geologia del terreno e delle tempistiche richieste – con ultimazione prevista
entro l’avvio delle Olimpiadi – non vi fossero le condizioni per poter garantire
la realizzazione del progetto nei tempi stabiliti”.
Leitner ha aggiunto in modo perentorio: “Non abbiamo mai promesso alcunché, né
per iscritto né a voce, in relazione alla partecipazione alla gara o alla
realizzazione dell’opera. Purtroppo, e con rammarico, riteniamo che le
valutazioni effettuate si siano dimostrate fondate, confermando le oggettive
difficoltà nel rispettare le scadenze previste”. Riferendosi poi alle accuse di
Simico: “Non vi è stata alcuna interferenza e respingiamo con fermezza ogni
ricostruzione che possa mettere in dubbio la correttezza e la trasparenza
dell’operato aziendale. Siamo pienamente impegnati a operare nel rispetto delle
regole di mercato, dei principi di concorrenza e della massima professionalità”.
GRAFFER PIGLIATUTTO
La cabinovia di Socrepes è stata aggiudicata al raggruppamento composto dalle
lombarde Graffer ed Ecoedile, oltre alla bellunese Dolomiti Strade. Molti dubbi
aveva sollevato la scelta di Graffer, trattandosi più di un’assemblatrice, con
un fatturato modesto (pochi milioni di euro nel 2024), se rapportato a Leitner e
Doppelmeyr. Graffer ha però fatto altri due colpi. A Bormio, assieme alla
piemontese Mondino Costruzioni e alla bresciana Monte P., si è aggiudicata i
lavori per l’impianto di arroccamento (valore 45 milioni di euro) a servizio
della venue di gara “Stelvio Alpine Centre”. Il completamento era atteso per le
Olimpiadi, invece la conclusione è rinviata al 15 febbraio 2027. A Livigno, in
Alta Valtellina, Graffer ha vinto un terzo appalto da 53 milioni di euro,
riguardante il collegamento tra i due versanti del comprensorio sciistico, con
un parcheggio. È in raggruppamento ancora con Ecoedile e Dolomiti Strade, le
stesse imprese di Cortina. L’inizio lavori è previsto per il 31 marzo, la
conclusione nel novembre 2027.
L'articolo Inchiesta su Socrepes, ora il flop olimpico da 35 milioni è colpa dei
colossi delle funivie: “Ci hanno ostacolato per far deragliare l’opera” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
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Gli slittini e i bob scivolano sulla nuovissima pista ghiacciata “Eugenio Monti”
di Cortina, le gare delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 vengono
riprese dalla televisione e si svolgono regolarmente, ma tutto attorno
all’impianto c’è il deserto. Un deserto bianco. La neve copre pietosamente il
cantiere lasciato incompiuto da Impresa Pizzarotti, che ha eseguito i lavori da
82 milioni di euro per conto di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico).
Hanno detto che gli italiani hanno compiuto un miracolo, visto che i cinesi
hanno impiegato il doppio del tempo, due anni, per costruire l’impianto
utilizzato nel 2022. I soliti noti si sono allargati, esagerando con le
iperboli. “È l’opera architettonica più bella del secolo”, ha declamato il
commissario straordinario Fabio Massimo Saldini. “È come la cupola del
Brunelleschi di Firenze”, ha esagerato il ministro delle infrastrutture Matteo
Salvini. Non è stato da meno l’allora governatore Luca Zaia. “Le famiglie
verranno ad ammirarla, perché questo è il nostro Guggenheim Museum”.
In realtà le immagini che la televisione non mostra sono molto più sconfortanti,
e con la luce appaiono in tutto il loro effetto-discarica. Soltanto con il buio
e con il gioco delle luci concentrate sulla pista il risultato è meno
deprimente. La colpa è dei ritardi operativi, che hanno consentito di arrivare
all’ultimo momento con una struttura ancora incompleta, seppur funzionante. Ma
anche delle scelte progettuali, perché nel dicembre 2023 il ministro Matteo
Salvini aveva imposto una pista light, sfrondata da tutti gli elementi che
avevano reso economicamente non conveniente l’appalto. Solo a quelle condizioni
se lo aggiudicò l’unico concorrente che si era presentato, con un ribasso dello
0,0013 per cento.
Basta guardarsi attorno. Transenne da cantiere e jersey provvisori ovunque.
Prefabbricati, container e gruppi elettrogeni disseminati qua e là. Cavi e tubi
innocenti a vista. Molti tombini sono indicati con il nastro bianco e rosso.
Sulle strade di collegamento la terra è ancora accumulata. E poi tendoni al
posto di edifici, staccionate ricoperte da teli con le scritte olimpiche, per
camuffare la parte nascosta dei lavori non conclusi. Non si può dire che i
sottopassaggi siano rifiniti. Sono spariti i rivestimenti esterni a scaglie
elogiati nei progetti. Ma il vero problema sono le tribune, anzi le tribunette,
con impalcature a vista. Le possibilità sono tre. Per i membri della Famiglia
Olimpica si può accedere a una tribuna dedicata all’arrivo. Poi ce n’è un’altra
con posti a sedere per gli spettatori. Tutti gli altri devono accontentarsi
dell’”Area posti in piedi”. Camminano lungo la pista in mezzo alla neve per
raggiungere i punti di osservazione migliori delle gare. Come era già
comprensibile dal progetto ridotto all’osso bisogna utilizzare perlopiù i
terrapieni o i tratti piani, dove la gente guarda i bolidi sfrecciare coperta da
chi sta nella fila davanti. Lungo le stradine passano i mezzi che trasportano
gli atleti e i tecnici dal punto di arrivo alla partenza, dove c’è un’altra
tribunetta. A lato sono parcheggiate le ruspe, nel caso una forte nevicata
richieda il loro intervento.
Difficile credere alle frasi scritte nel progetto definitivo: “Sarà un organismo
vivo e mutevole, in continuo dialogo con il paesaggio… Un gioco di luci ed
ombre, che contribuisce all’inserimento della pista nel contesto naturale,
dialogando con lo stesso gioco di luci ed ombre creato dalle fronde degli alberi
e dalle scaglie della roccia della montagna”.
Quando Salvini nel dicembre 2023 aveva annunciato che la pista si sarebbe fatta
con gli stessi soldi e molti ritocchi, la potatura era stata notevole.
L’importante era trovare un costruttore e finire in tempo. Via le fontanelle
all’aperto progettate per potersi avvicinare con le sedie a rotelle. Stralciate
le mappe tattili per non vedenti. Rimandati i pannelli fotovoltaici. Eliminate
le vetrate al primo piano della partenza donne. Risparmi sui servizi per gli
spettatori. Niente infermeria, basta un container. Idem per le cabine dei
giudici. Poi un tavolato al posto del frangisole in doghe metalliche, elogiato
dagli architetti per l’eleganza ambientale. Inutili Wifi, bluetooth e
collegamenti per apparecchi acustici.
Se hanno finito in tempo lo si deve a una proroga di quasi un anno concessa dal
Comitato Olimpico internazionale, visto che la pista avrebbe dovuto essere
ultimata nel novembre 2024, invece non lo è nemmeno ora. Ma c’è stata anche
un’astuzia nel cronoprogramma: rimandare al dopo-Olimpiadi la piantumatura dei
“diecimila alberi” che devono sostituire gli 800 larici (di cui molti secolari)
abbattuti per far posto al cantiere. Di alberello non ne è stato messo a terra
nessuno, anche perché i lavori non sono completati. Ci penseranno a primavera
avanzata. Infatti, l’ultimo cronoprogramma di Simico annuncia che i lavori di
finitura si concluderanno il 5 luglio 2026, quando i Giochi saranno ormai alle
spalle da quasi cinque mesi.
L'articolo Cumuli di terra, posti in piedi sulla neve, transenne ovunque: il
lato nascosto (e incompleto) della pista di Cortina | Foto proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Parcheggi desolatamente vuoti a Longarone, con i controllori infreddoliti, che
non hanno ancora ricevuto l’abbigliamento da montagna, disoccupati mentre
vigilano sul nulla. La stazione ferroviaria di Calalzo praticamente deserta,
dove i treni arrivano con il contagocce, a distanza di un’ora uno dall’altro,
portando a bordo poche decine di viaggiatori. Il check-point di San Vito di
Cadore, inesorabile posto di blocco dove i pullman dell’organizzazione passano
beffardi a decine, con soltanto un pugno di posti occupati, mentre i turisti
restano in attesa del bus pubblico della linea 30, che non arriva mai, e quando
passa davanti alla fermata non si ferma, perché strapieno. Non si può dire che
il primo giorno di Cortina olimpica sia sfavillante come il sole che brilla nel
cielo sopra le Tofane. Anzi, diventa una specie di incubo e di dimostrazione di
quante risorse economiche siano state spese, senza una verifica della loro
utilità sul campo.
LONGARONE, DOVE IL PARCHEGGIO È SEMI-DESERTO
Domenica mattina: come raggiungere Cortina se non si ha un biglietto di gara in
tasca per la discesa libera femminile in programma alle 11.30, per il curling al
Palaghiaccio o per lo slittino nella nuova pista “Eugenio Monti”? La domanda se
la sono posta tantissimi turisti o semplici visitatori quando hanno programmato
il loro viaggio. La prima possibilità è quella di arrivare in auto fino alla
spianata accanto alla Fiera di Longarone. Il traffico è modesto, anche se
polizia e carabinieri sono dappertutto. Alle 9 del mattino, arrivando da Ponte
nelle Alpi, ti aspetteresti la coda per entrare e poi salire su un bus navetta
diretto a Cortina, in tempo per la gara di libera. L’area transennata è enorme,
ma inutile. I dipendenti di Fondazione Milano Cortina 2026 sono al loro posto,
pronti a verificare i pass, ma già sanno che non sarà una domenica di grande
lavoro quella che li attende. Le prenotazioni sono solo una trentina, tutte le
auto sono già parcheggiate, a fronte di almeno 300 posti.
I LAVORATORI INTERINALI A 1.000 EURO AL MESE
È la prima dimostrazione di come il semestre trascorso a programmare la
viabilità e i servizi, per tenere le macchine a valle, non abbia colto nel
segno. Pochissimi automobilisti, troppo suolo consumato e un numero esagerato di
autobus, che forse avrebbero potuto essere impiegati in modo più proficuo
pensando a chi non è uno spettatore. I lavoratori sono stati assoldati da Adecco
per tutta la durata delle Olimpiadi e di apertura dei parcheggi. Non hanno
ancora ricevuto giacche, felpe e guanti, hanno dovuto accontentarsi di una
pettorina. Guadagnano poco più di 1.000 euro, con turni di lavoro che vanno
dalle 7 alle 15.30 e dalle 15.30 alle 22.30.
LA LINEA 30 DI DOLOMITIBUS
Per arrivare a Cortina le aree create sono a Longarone e San Vito di Cadore (da
sud), Son dei Prade (da ovest) e Dobbiaco (da nord). Le stazioni ferroviarie
sono a Ponte nelle Alpi, Longarone e Calalzo. Quest’ultima è la località dove il
trenino delle Dolomiti si ferma. L’hanno rinnovata, ma è pressoché vuota. Il
punto informativo in un’ora ha accolto solo sei persone. La fermata è
privilegiata per salire sui pullman di DolomitiBus, la linea 30 diventata famosa
dopo che un autista ha fatto scendere un bambino di 12 anni che non aveva i
soldi per pagare il biglietto olimpico da 10 euro, ma solo i tagliandi che usa
per andare a scuola. “Ci avevano terrorizzati sostenendo che a Cortina non si
arriva in macchina – spiega una famigliola di Ponte di Piave – così abbiamo
parcheggiato gratis qui e ora prendiamo la corriera”. Dalle 4.35 del mattino
alle 23.25 la cadenza è di un bus ogni 20 minuti.
IL BUS CHE NON ARRIVA MAI O È GIÀ STRAPIENO
Per il piano trasporti sono stati spesi parecchi milioni di euro, ma alla prova
dei fatti l’architettura non regge. Per accorgersene basta arrivare a San Vito
di Cadore dove c’è il blocco per le auto che non hanno un pass. Chi ha un
biglietto per le gare deve accomodarsi nel parcheggio creato apposta, anche
questo parzialmente vuoto. La domenica di passione comincia per gli altri, tutti
i visitatori che vogliono semplicemente godersi il clima olimpico a Cortina.
Sono quasi un centinaio, in attesa di un bus che non arriva mai. Passa più di
mezz’ora, niente. Poi un DolomitiBus arriva, ma è strapieno e prosegue senza
fermarsi. Ad arrestarsi sono invece numerosi mezzi dell’organizzazione (perfino
a due piani), che raccolgono i volontari, i dipendenti di Fondazione Mico, i
giornalisti accreditati, lo staff olimpico. Ripartono con a bordo due o tre
persone.
I TURISTI: “UNA VERGOGNA, COSÌ NON VA”
È la dimostrazione ulteriore di un dispendio disorganizzativo imponente. I
peones restano a terra. Una coppia di Ravenna e due cinesi che vivono a Padova
optano per chiamare una navetta Uber, pagando 50 euro. “È una vergogna”,
commenta una signora tunisina attesa da un’amica a Cortina, che ha deciso di
desistere. Una ragazza americana di Chicago, quando capisce il problema dice:
“Lei che è un giornalista lo scriva. Così non va bene”. Tre ragazze con gli sci
in mano: “Ma ieri al Faloria ci siamo arrivati…”. Una mamma con due gemelli si
deve arrendere. La tensione sale. Due carabinieri assicurano: “Avviseremo della
situazione”. Intanto il tempo corre veloce. Solo dopo un’ora e mezzo si riesce a
salire su un bus. Il prezzo è di 10 euro, ma si può andare su e giù per la valle
del Boite quanto si vuole, nella stessa giornata, ammesso che si trovi un posto
sul bus per arrivarci.
L'articolo “Una vergogna, così non va”: l’odissea dei visitatori di Cortina
senza biglietto tra parcheggi vuoti e bus che non arriva mai proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Dominik Fischnaller conquista la medaglia di bronzo nello slittino singolo. Con
il 32enne di Bressanone l’Italia ottiene l’ottava medaglia alle olimpiadi
Milano-Cortina. Per Dominik si tratta del secondo bronzo olimpico dopo quello
ottenuto ai Giochi di Pechino 2022.
L’azzurro, già terzo sabato dopo le prime due run, ha confermato il piazzamento
sul podio posizionandosi alle spalle dell’austriaco Jonas Mueller, argento, e
del tedesco Max Langenhan, oro. Con il bronzo di Fischnaller l’Italia conquista
la diciannovesima medaglia in assoluto nello slittino ai Giochi Olimpici.
Per lui lo slittino è eredità di famiglia: è il fratello minore di Hans Peter e
cugino di Kevin Fischnaller. Vincitore del titolo continentale nel singolo di
Lillehammer 2020, nel suo palmarès può vantare anche anche un terzo posto ai
Mondiali del 2017 in Austria. A fine febbraio 2023, 12 anni dopo l’ultimo dei 10
sigilli del suo mito nonché mentore Armin Zoeggeler, riporta in Italia la Coppa
del Mondo al termine di un inverno vissuto da protagonista assoluto. E adesso
arriva un altro bronzo a Cortina.
L'articolo Milano-Cortina, Dominik Fischnaller conquista la medaglia di bronzo
nello slittino: è il suo secondo podio olimpico proviene da Il Fatto Quotidiano.
Casa Italia alle Olimpiadi Invernali 2026 di Milano Cortina è un progetto
culturale e artistico che supera i confini della semplice ospitalità
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SAN VITO DI CADORE
Il grande tabellone rizzato sulla riva del laghetto di Mosigo, ai piedi
dell’abitato di San Vito di Cadore, è il tazebao di un mondo che non c’è più. Lo
chalet dove hanno girato le riprese della serie televisiva “Un passo dal cielo
6. I guardiani” è intatto. Il pelo d’acqua è ghiacciato, ricoperto dalla neve.
Sorridono nella loro giovanile bellezza gli attori di Rai Fiction mentre vanno a
cavallo sulle Dolomiti, passeggiano, amoreggiano. Ma basta girare lo sguardo per
capire come il territorio sia stato sconvolto.
In alto, incombente, la variante di San Vito che è in costruzione da anni,
diventata uno dei simboli delle incompiute olimpiche, perché avrebbe dovuto
essere finita per i Mondiali di sci del 2021 ed è invece ancora un cantiere. Ha
lacerato il paese, ha fatto sorgere un comitato che non è disposto ad
arrendersi, sta lasciando ferite indelebili nel territorio. Più in basso il
boschetto è stato sventrato e i mozziconi di abeti che sono rimasti mascherano
appena una discarica di inerti, aperta e autorizzata per depositare il materiale
di risulta proveniente da Cortina d’Ampezzo. Distanziate di un paio di
chilometri ci sono le aree create sbancando i prati e i pendii per fare posto ai
parcheggi provvisori degli spettatori che raggiungeranno le sedi di gara a
Cortina, per lo sci alpino femminile, il curling e la nuova pista da bob. La
rotonda nord della “variante” di San Vito è ormai finita, ma manca tutto il
resto, delimitato da staccionate e ingombro di cumuli di detriti.
L’Altra Olimpiade è anche questo terrificante scempio che racconta una storia
molto italiana, ma poco edificante. Si annuncia un’opera per il 2021. Il tempo
passa invano, intanto cominciano le lamentele dei cittadini e le legittime
azioni giudiziarie dei comitati che non riescono però a fermare l’esecuzione di
un intervento che avrà forse il merito di tenere le auto fuori dal centro
abitato di San Vito, ma si divora ettari di territorio con una limacciosa
striscia di fango, cemento e sassi (solo alla fine arriverà l’asfalto). La
vicenda, che ilfattoquotidiano.it ha raccontato più volte, si completa con
consiglieri comunali dichiarati ineleggibili solo perché il Comune aveva fatto
causa contro di loro per un eccesso di ricorsi, salvo poi essere sconfitto in
tribunale con una lapidaria sentenza. Utilizzare l’arma del ricorso è una forma
di democrazia, non di sovversione.
La “variante” di San Vito è diventato così un monumento all’inefficienza e
all’incapacità di programmazione. Siccome la consegna era prevista a metà
novembre 2025, siamo quasi a tre mesi di ritardo. In base a un documento che
ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare, scatta una penale pari a un millesimo
al giorno sul valore dell’appalto, ovvero 40mila euro al dì. Ai piedi
dell’Antelao osservano: “La Corte dei Conti ha certificato lo scorso ottobre che
siamo al 45 per cento dello stato di avanzamento dell’opera. Quando verrà
richiesta la penale che è scattata da tempo? La sua mancata applicazione diventa
una questione di rilevanza per la magistratura contabile”.
Il ragionamento è ineccepibile e coinvolge l’Anas, che è la committente, ma
anche il Comune di San Vito di Cadore, parte in causa e possibile danneggiato
dai ritardi assieme a tutti i suoi cittadini. Questi ultimi hanno inviato un
primo esposto alla Corte dei Conti nel marzo 2023, denunciando la mancata
copertura legislativa dell’opera, in quanto scaduta nel dicembre 2022.
Nell’aprile 2023 Anas ha stipulato il contratto di appalto con l’impresa Angelo
Antonio D’Agostino con sede a Montefalcione, in provincia di Avellino.
L’articolo 8, che riguarda le penali, è chiarissimo: “Per ogni giorno di ritardo
rispetto al Termine di Ultimazione verrà applicata una penale giornaliera pari
all’uno per mille dell’importo del contratto”. C’è poi una postilla: “L’importo
complessivo delle penali non potrà comunque superare il 10 per cento
dell’importo del contratto”. Non viene neppure esclusa la possibilità di un
“risarcimento del maggior danno subito, indipendentemente dal suo ammontare e in
misura anche superiore all’importo delle penali stesse”.
A San Vito i conti li sanno fare. La durata prevista per i lavori era di 900
giorni, compresi 100 giorni per andamento stagionale sfavorevole. In ogni caso
“il limite temporale entro cui l’intervento dovrà essere fruibile all’esercizio
è costituito dall’apertura delle Olimpiadi Invernali del 2026, prevista nel mese
di febbraio di tale anno”. Il contratto è stato firmato da Anas e D’Agostino il
20 aprile 2023, la consegna del cantiere è avvenuta nel mese di maggio
successivo, quindi la scadenza dei lavori risale a metà novembre 2025. La penale
di un millesimo al giorno equivale a 41,782 euro, con una cifra complessiva che
sfiora già i 3 milioni di euro. Il 10 per cento dell’appalto da 41 milioni 782
mila euro, come tetto massimo delle penali, è quindi di circa 4 milioni di euro.
Sui destini della variante di San Vito incombono anche le frane che stanno
martoriando il Cadore, segnalate in un’interrogazione alla Commissione
dall’eurodeputata verde Cristina Guarda. Gli esperti, come il professor Carlo
Gregoretti, che nel 2020 ha effettuato uno studio sul bacino del Ru Secco, hanno
lanciato diversi allarmi. Alla luce di queste voci preoccupate, i cittadini
Stefano De Lotto e Antonio Menegus hanno chiesto al consiglio comunale di
partecipare all’aggiornamento del Piano di protezione civile relativo al rischio
Debris Flow del Ru Secco. Perché non si ripetano i nefasti effetti
dell’esondazione del Ru Secco (che la variante deve attraversare) avvenuta
nell’agosto 2014. Allora ci furono tre vittime, ma gli smottamenti da Croda
Marcora e dall’Antelao non si sono mai interrotti.
L'articolo Cantiere eterno e ora discarica per le Olimpiadi, storia della
variante simbolo delle incompiute: doveva essere pronta per i Mondiali di sci
2021 proviene da Il Fatto Quotidiano.