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Cantiere eterno e ora discarica per le Olimpiadi, storia della variante simbolo delle incompiute: doveva essere pronta per i Mondiali di sci 2021
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Ha lacerato il paese, ha fatto sorgere un comitato che non è disposto ad arrendersi, sta lasciando ferite indelebili nel territorio. Più in basso il boschetto è stato sventrato e i mozziconi di abeti che sono rimasti mascherano appena una discarica di inerti, aperta e autorizzata per depositare il materiale di risulta proveniente da Cortina d’Ampezzo. Distanziate di un paio di chilometri ci sono le aree create sbancando i prati e i pendii per fare posto ai parcheggi provvisori degli spettatori che raggiungeranno le sedi di gara a Cortina, per lo sci alpino femminile, il curling e la nuova pista da bob. La rotonda nord della “variante” di San Vito è ormai finita, ma manca tutto il resto, delimitato da staccionate e ingombro di cumuli di detriti. L’Altra Olimpiade è anche questo terrificante scempio che racconta una storia molto italiana, ma poco edificante. Si annuncia un’opera per il 2021. Il tempo passa invano, intanto cominciano le lamentele dei cittadini e le legittime azioni giudiziarie dei comitati che non riescono però a fermare l’esecuzione di un intervento che avrà forse il merito di tenere le auto fuori dal centro abitato di San Vito, ma si divora ettari di territorio con una limacciosa striscia di fango, cemento e sassi (solo alla fine arriverà l’asfalto). La vicenda, che ilfattoquotidiano.it ha raccontato più volte, si completa con consiglieri comunali dichiarati ineleggibili solo perché il Comune aveva fatto causa contro di loro per un eccesso di ricorsi, salvo poi essere sconfitto in tribunale con una lapidaria sentenza. Utilizzare l’arma del ricorso è una forma di democrazia, non di sovversione. La “variante” di San Vito è diventato così un monumento all’inefficienza e all’incapacità di programmazione. Siccome la consegna era prevista a metà novembre 2025, siamo quasi a tre mesi di ritardo. In base a un documento che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare, scatta una penale pari a un millesimo al giorno sul valore dell’appalto, ovvero 40mila euro al dì. Ai piedi dell’Antelao osservano: “La Corte dei Conti ha certificato lo scorso ottobre che siamo al 45 per cento dello stato di avanzamento dell’opera. Quando verrà richiesta la penale che è scattata da tempo? La sua mancata applicazione diventa una questione di rilevanza per la magistratura contabile”. Il ragionamento è ineccepibile e coinvolge l’Anas, che è la committente, ma anche il Comune di San Vito di Cadore, parte in causa e possibile danneggiato dai ritardi assieme a tutti i suoi cittadini. Questi ultimi hanno inviato un primo esposto alla Corte dei Conti nel marzo 2023, denunciando la mancata copertura legislativa dell’opera, in quanto scaduta nel dicembre 2022. Nell’aprile 2023 Anas ha stipulato il contratto di appalto con l’impresa Angelo Antonio D’Agostino con sede a Montefalcione, in provincia di Avellino. L’articolo 8, che riguarda le penali, è chiarissimo: “Per ogni giorno di ritardo rispetto al Termine di Ultimazione verrà applicata una penale giornaliera pari all’uno per mille dell’importo del contratto”. C’è poi una postilla: “L’importo complessivo delle penali non potrà comunque superare il 10 per cento dell’importo del contratto”. Non viene neppure esclusa la possibilità di un “risarcimento del maggior danno subito, indipendentemente dal suo ammontare e in misura anche superiore all’importo delle penali stesse”. A San Vito i conti li sanno fare. La durata prevista per i lavori era di 900 giorni, compresi 100 giorni per andamento stagionale sfavorevole. In ogni caso “il limite temporale entro cui l’intervento dovrà essere fruibile all’esercizio è costituito dall’apertura delle Olimpiadi Invernali del 2026, prevista nel mese di febbraio di tale anno”. Il contratto è stato firmato da Anas e D’Agostino il 20 aprile 2023, la consegna del cantiere è avvenuta nel mese di maggio successivo, quindi la scadenza dei lavori risale a metà novembre 2025. La penale di un millesimo al giorno equivale a 41,782 euro, con una cifra complessiva che sfiora già i 3 milioni di euro. Il 10 per cento dell’appalto da 41 milioni 782 mila euro, come tetto massimo delle penali, è quindi di circa 4 milioni di euro. Sui destini della variante di San Vito incombono anche le frane che stanno martoriando il Cadore, segnalate in un’interrogazione alla Commissione dall’eurodeputata verde Cristina Guarda. Gli esperti, come il professor Carlo Gregoretti, che nel 2020 ha effettuato uno studio sul bacino del Ru Secco, hanno lanciato diversi allarmi. Alla luce di queste voci preoccupate, i cittadini Stefano De Lotto e Antonio Menegus hanno chiesto al consiglio comunale di partecipare all’aggiornamento del Piano di protezione civile relativo al rischio Debris Flow del Ru Secco. Perché non si ripetano i nefasti effetti dell’esondazione del Ru Secco (che la variante deve attraversare) avvenuta nell’agosto 2014. Allora ci furono tre vittime, ma gli smottamenti da Croda Marcora e dall’Antelao non si sono mai interrotti. L'articolo Cantiere eterno e ora discarica per le Olimpiadi, storia della variante simbolo delle incompiute: doveva essere pronta per i Mondiali di sci 2021 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cortina
Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Olimpiadi
Vigilante morto nel cantiere olimpico: si indaga ad ampio spettro sulle condizioni lavorative
Un’indagine ad ampio spettro, che vada oltre il solo legame tra la morte e le condizioni lavorative di quella notte. Il decesso del vigilante Pietro Zantonini in un cantiere delle Olimpiadi invernali a Cortina d’Ampezzo non è appesa ai soli risultati definitivi dell’autopsia, che in via preliminare tenderebbero a escludere una correlazione tra la morte nella notte dell’8 gennaio e le temperature estreme alle quali il 55enne era costretto a lavorare nel gabbiotto dello Stadio del Ghiaccio nel comune veneto, dove tra 22 giorni inizieranno i Giochi. RISPETTATE NORMATIVE SUL LAVORO, FORMAZIONE E SICUREZZA? La procura di Belluno, a quanto apprende Ilfattoquotidiano.it, è intenzionata ad approfondire l’humus lavorativo nel quale è maturato il decesso del vigilante, assunto con un contratto a termine di un mese poi prorogato fino a febbraio dall’azienda milanese Ss Security&Bodyguard, il cui legale rappresentante è stato iscritto nel registro degli indagati. La delega che il pubblico ministero Claudio Fabris avrebbe dato ai carabinieri è ampia e mira a verificare anche il rispetto di normative sul lavoro, formazione, sicurezza, logistica, compresi i sistemi di riscaldamento della guardiola, che è stata ispezionata dallo Spisal. L’ANNUNCIO ANCORA PRESENTE SU FACEBOOK Insomma, a chiarire ogni aspetto del rapporto di lavoro che intercorreva tra il vigilante, originario di Brindisi, e la Security&Bodyguard, che si occupa della guardiania dell’impianto per conto di Fondazione Milano Cortina 2026. Sulla pagina Facebook dell’azienda è ancora visibile l’annuncio che aveva portato a contrattualizzare Zantonini. Il 10 settembre scorso la Security&Bodyguard era alla ricerca di una posizione per “addetto alla sorveglianza e guardiania, lavoro su turni fascia oraria diurna/notturna”. La retribuzione veniva definitiva “competitiva” – il Ccnl della vigilanza privata è tra i peggiori, prevendo 1.218,44 euro di minimo contrattuale – e si richiedeva di “scrivere in privato” se interessati, offrendo anche “vitto e alloggio inclusi”. “TURNI DALLE 19 ALLE 7 E ZERO RIPOSI” Zantonini, in effetti, viveva temporaneamente a San Vito di Cadore, a una decina di chilometri da Cortina, insieme ad alcuni colleghi. La notte dell’8 gennaio ha accusato un malore mentre era di turno nel gabbiotto dello Stadio del Ghiaccio, da dove sorvegliava l’impianto facendo una ronda ogni due ore. Da due settimane, secondo quanto riferito dalla moglie nella denuncia presentata attraverso l’avvocato Francesco Dragone, non aveva avuto un turno di riposo. Prendeva servizio dalle 19 alle 7 del giorno dopo, svolgendo quindi uno straordinario “fisso”. Con i familiari si sarebbe lamentato delle condizioni di lavoro, motivo per il quale sono al vaglio degli inquirenti anche i messaggi Whatsapp, nonché i turni che sono disponibili su una bacheca “online”. L’AUTOPSIA ALLONTANA UN NESSO CAUSALE L’autopsia svolta dal medico legale Andrea Porzionato ha stabilito in via preliminare che la morte di Zantonini è sopraggiunta per “evento cardiaco acuto”, ritenendo che l’infarto sia “difficilmente riconducibile” all’ipotermia dovuta alle bassissime temperature di quella notte, quando il termometro aveva toccato anche i -16°. Ma non si esclude che possano essere necessari ulteriori accertamenti per escludere in maniera certa la correlazione tra il freddo e il decesso. Anche qualora dovesse arrivare la conferma definitiva di un evento slegato dalle condizioni di quella notte, tuttavia, la procura guidata da Massimo De Bortoli sembra tuttavia intenzionata a chiarire quale fosse la qualità lavorativa nel cantiere olimpico. L'articolo Vigilante morto nel cantiere olimpico: si indaga ad ampio spettro sulle condizioni lavorative proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
Cortina
Morti sul Lavoro
Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Vigilante morto di freddo nel cantiere olimpico, i sindacati: “Lavoro ridotto alla disumanità, chiederemo giustizia”
I cantieri di Cortina d’Ampezzo? “Aperti con ogni condizione meteo”. Con la precarietà a “fare da sfondo”. Mentre anche la politica si muove chiedendo che “si rafforzino le tutele per i tanti lavoratori invisibili”, la morte di Pietro Zantonini, il vigilante morto di freddo nella notte dell’8 gennaio mentre faceva la guardiania in un cantiere nella sede delle Olimpiadi, mobilita i sindacati. “Ci sono morti sul lavoro che sono la tragica conseguenza della morte dei diritti di lavoratrici e lavoratori. È la precarietà che fa da sfondo alla drammatica vicenda”, attacca la Filcams-Cgil. Il vigilante, 55 anni, era originario di Brindisi e si trovava a Cortina da settembre: aveva un contratto a termine, già prorogato, con un’azienda del settore di Milano. Era “ancora costretto a rinegoziare di volta in volta il lavoro, la sussistenza della sua famiglia”, aggiunge il sindacato. “Alla precarietà – dice ancora la Filcams – si sommano poi le condizioni in cui il lavoro viene svolto, all’insegna del mancato rispetto delle più elementari norme per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Il posto di lavoro del vigilante era il palazzo del ghiaccio del complesso in allestimento per ospitare i Giochi olimpici invernali: quando il termometro ha iniziato a scendere sotto lo zero, fino ai -16 gradi di questi giorni, Zantonini ha continuato a trascorrere le notti in un gabbiotto e a compiere i giri di sorveglianza previsti dal contratto, all’addiaccio. Si era lamentato delle difficoltà che affrontava ormai ogni notte, a quanto pare senza riposi da due settimane e con turni da dodici ore. “Non è concepibile che nel 2026, in un Paese civile, una persona debba morire di freddo sul posto di lavoro – ha commentato il segretario generale Fabrizio Russo – la logica del profitto ad ogni costo ha ridotto i rapporti di lavoro alla più completa disumanità: licenziamenti indiscriminati, nessun interesse per le condizioni di lavoro e nessuna tutela della la salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori. Chiediamo giustizia per Pietro, esigiamo che quanto è successo a lui non debba più accadere”. Nei prossimi giorni, dopo la denuncia della moglie ai carabinieri, verrà eseguita l’autopsia sul suo corpo. Al vaglio degli investigatori anche le chat con la moglie e la “bacheca online” dei turni. “Questo è il Paese reale, con cui dobbiamo fare i conti”, ha commentato il presidente del M5s Giuseppe Conte su X. “Faremo di tutto – ha aggiunto – per pretendere che sull’accaduto sia fatta subito chiarezza. Bisogna aumentare l’impegno e gli sforzi affinché si rafforzino le tutele per i tanti lavoratori invisibili che in Italia lavorano in condizioni difficili, spesso sottopagati e in un mare di precarietà, a tutte le età”. L'articolo Vigilante morto di freddo nel cantiere olimpico, i sindacati: “Lavoro ridotto alla disumanità, chiederemo giustizia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lavoro
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Olimpiadi Milano-Cortina 2026
A duemila metri la mostra “Cortina di Stelle” di Fulvio Morella: l’infinito condiviso tra arte, sport e Olimpiadi
A 2.732 metri di altitudine, quando l’aria si assottiglia e la luce diventa più netta, l’arte cambia postura. Non si offre come superficie da osservare, ma come esperienza da attraversare. “Cortina di Stelle”, la mostra di Fulvio Morella ospitata al Lagazuoi EXPO Dolomiti dal 3 gennaio al 5 aprile 2026, nasce esattamente qui: in un punto di sospensione tra terra e cielo, dove lo sguardo è costretto a rallentare e il corpo a prendere coscienza dei propri limiti. È il capitolo conclusivo del progetto “I limiti non esistono”, sviluppato dall’artista in dialogo con il mondo paralimpico e con i luoghi simbolo di Milano Cortina 2026. Non una celebrazione retorica dell’inclusione, ma una riflessione rigorosa su che cosa significhi oggi superare un limite: non negarlo, ma attraversarlo insieme. La scelta di Cortina d’Ampezzo e della funivia del Lagazuoi non è scenografica. Come scrive il curatore Sabino Maria Frassà, “la funivia che sale dal Falzarego fino alla terrazza del Lagazuoi è una linea concreta tra terra e cielo, un invito a toccare il cielo con un dito prima ancora che una metafora”. Qui la montagna non accompagna l’opera: la interroga. Salire di quota significa esporsi, accettare il rischio, misurare il passo con il vuoto e con il clima. È una grammatica fisica che trova un parallelismo diretto nello sport paralimpico, dove l’impresa non è mai individuale ma condivisa. Nello sci per ipovedenti, ad esempio, atleta e guida formano una coppia indivisibile: condividono ritmo, decisioni, pericolo e risultato. “Si vince insieme, si perde insieme, si vive insieme. Non siamo isole”, sottolinea Frassà. È da questo principio che prende forma l’intera mostra. Il titolo racchiude un’ambivalenza semantica precisa. In italiano “cortina” è velo o tenda, qualcosa che separa e protegge, ma anche muro di difesa. La sua radice latina, curtis, indica uno spazio comunitario, non una prigione ma una soglia. Anche Cortina d’Ampezzo è una conca abitata, una “corte” alpina circondata da cime aperte sul cielo. “Cortina di Stelle” sceglie di abitare questa soglia: sollevare il velo, aprire il recinto, accompagnare lo sguardo fino a sfiorare l’infinito. Non per cancellare il limite, ma per renderlo attraversabile. LE OPERE PARALIMPICHE: L’EROE NON È SOLO Al centro del percorso espositivo ci sono le opere del ciclo “Paralimpico”, nate dal dialogo con il Comitato Italiano Paralimpico e sviluppate anche per il Premio CIP–USSI. Fulvio Morella non costruisce un’iconografia dell’eroe solitario, ma pone una domanda radicale: che cosa significa essere eroi oggi? La risposta prende forma in due lavori emblematici: Ulisse e Penelope, entrambi realizzati in Braille Stellato. In Ulisse, parole dell’Odissea vengono tradotte in punti braille trasformati in costellazioni. Il cielo che ne risulta non è pieno: presenta un vuoto deliberato. È la mancanza come segno del “nostos”, il ritorno. “Niente è più dolce della famiglia per chi è in terra straniera”, recita il testo omerico, che qui afferma come il coraggio non sia solo partire, ma saper tornare, sottraendosi all’autocelebrazione. Penelope è l’altra metà del racconto. Le stelle si dispongono in un ovale che richiama un volto, un gesto di riconoscimento. Il braille diventa intimità, memoria condivisa, accoglienza del cambiamento. L’eroismo, in questa lettura, non appartiene solo a chi compie l’impresa, ma a chi la rende possibile: guide, allenatori, comunità. “I LIMITI NON ESISTONO”: L’OPERA-SOGLIA Cuore concettuale dell’intero progetto è l’opera I limiti non esistono, presentata a Cortina in una forma inedita. È una pupilla di stelle: un grande ricamo in bronzo su tessuto, dove i punti del braille diventano corpi celesti. La scelta della pupilla non è casuale. Morella parte da una constatazione: oggi il cielo non è più solo ciò che vediamo a occhio nudo. Come in astrofisica, la conoscenza passa da grandezze invisibili. “L’arte”, ricordava Paul Klee, “non riproduce il visibile, ma rende visibile”. Sfiorando il tessuto, siamo invitati a “toccare le stelle con un dito”. Il gesto è semplice, ma il significato profondo: i limiti non sono muri assoluti, ma costruzioni mentali. “Noi siamo infinito”, ripete spesso l’artista. Non come affermazione individualistica, ma come presa di coscienza collettiva. Nessuno è infinito da solo. Lo diventiamo solo facendo squadra. Per questo Morella sceglie il bronzo, abbandonando oro e argento, simboli del podio. L’opera è dedicata a tutti gli atleti paralimpici, non solo a chi vince una medaglia. Perché, come sottolinea l’artista, “a fare la storia non sono solo i primi classificati, ma tutti coloro che arrivano ai Giochi”. DAL BRAILLE ALLA LUCE: BLIND WOOD, BRAILLE STELLATO, BRAILLIGHT “Cortina di Stelle” intreccia i principali cicli di ricerca di Morella. In Blind Wood, legno e metallo compongono mappe architettoniche viste dall’alto: Delfi, il Pantheon, l’Arena di Verona. Il braille inciso guida la lettura e rivela la parzialità di ogni sguardo. L’opera chiede di essere attraversata insieme. Con Braille Stellato, il testo diventa cielo: i punti braille si trasformano in costellazioni tattili, leggibili solo attraverso una traduzione condivisa tra vista e tatto. In Braillight, presentato per la prima volta come ciclo completo, la luce diventa materia. Sculture in legno d’amaranto e acciaio emettono un alfabeto luminoso che non abbaglia, ma orienta. Come la stella Polare. Come la voce della guida accanto all’atleta ipovedente. In alta quota, la luce radente amplifica questa funzione: non decorazione, ma strumento. OLIMPIADI, MEMORIA E FUTURO Il legame con Milano Cortina 2026 è strutturale. La mostra rientra nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale e dialoga con la memoria dei Giochi attraverso oggetti provenienti dal Museo dello Sport e dell’Olimpismo di San Marino: tra questi, la torcia di Roma 1960 e quella di Torino 2006. In vetta, queste reliquie non celebrano il passato, ma lo proiettano in avanti. Accanto alle opere, la presenza e il racconto di atleti paralimpici come René De Silvestro e Moreno Pesce rendono evidente il patto tra arte e sport. Non figure simboliche, ma incarnazioni di una stessa idea di eccellenza fondata su rigore, fiducia e coralità. Come sintetizza il curatore Sabino Maria Frassà: “Qui il gesto inclusivo non semplifica, non chiede indulgenza. Alza l’asticella del linguaggio e della qualità. L’inclusione diventa precisione sensibile, lusso inteso come attenzione estrema”. OLTRE LA CORTINA A 2.700 metri, “Cortina di Stelle” non chiede solo di essere vista. Chiede di essere letta, toccata, condivisa. L’infinito fuori — il cielo, le cime, la luce — coincide con l’infinito dentro solo quando la comunità accetta di diventare strumento reciproco: l’arte smette di essere immagine e diventa lingua comune; lo sport smette di essere performance individuale e torna impresa corale. E, davvero, i limiti non scompaiono: si sollevano, come una cortina. La mostra è promossa da CRAMUM insieme a Lagazuoi Expo Dolomiti, in collaborazione con FISIP e il Comitato Olimpico Sammarinese, con il patrocinio di INJA Louis Braille e del Comitato Italiano Paralimpico, nell’ambito dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026. L'articolo A duemila metri la mostra “Cortina di Stelle” di Fulvio Morella: l’infinito condiviso tra arte, sport e Olimpiadi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Libri e Arte
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Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Arte Contemporanea
Comuni di montagna in rivolta contro la legge Calderoli: “Esclusi quasi 1400 centri. Così si abbandonano i territori” – Videoracconto
“La montagna non si misura con il righello”. Da Cesio, comune dell’entroterra di Imperia, Fabio Natta, sindaco e componente della consulta nazionale piccoli comuni dell’Anci, guarda alla nuova perimetrazione dei comuni montani prevista dalla legge 131/2025 e dal decreto attuativo. Il punto, dice, è evitare che un criterio esclusivamente altimetrico trasformi la tutela delle aree montane in una lotteria. “L’abbandono del territorio vorrebbe dire dissesto idrogeologico irreparabile – spiega il sindaco ligure – tagliare comuni montani come questi della Valle Impero e tanti altri in Appennino costituirebbe una ferita profonda, non solo alla montagna, ma all’intero Paese”. I comuni montani che rischiano di rimanere esclusi sono in rivolta. Il problema della legge Calderoli, secondo Natta, nasce quando la norma prova a ridefinire chi, in Italia, può stare nel recinto “montano” che dà accesso a strumenti e risorse. Uscire dall’elenco può voler dire perdere finanziamenti e agevolazioni “per le imprese”, per il “mantenimento di scuole” e per le “bollette della luce o del gas”. La tutela della montagna, ricorda, “è garantita dalla Costituzione” e serve a ridurre diseguaglianze strutturali: dove restare a vivere è più complesso, lo Stato interviene per non lasciare i territori soli. Nei materiali tecnici e nel racconto pubblico del provvedimento, la riduzione è netta. La nuova classificazione “qualifica come montani 2.844 comuni”, pari al 36 per cento dei comuni italiani, su una superficie di 121.715 km e con 7,8 milioni di residenti, il 13,2 per cento della popolazione nazionale (dati attribuiti alle elaborazioni su base Istat e al modello Dtm Nasadem). La precedente classificazione contava 4.201 comuni: la differenza è di 1.357 amministrazioni in meno, una potatura che cambia la geografia politica dei fondi. La ratio, nelle carte governative, è esplicita: “La riduzione del numero di comuni montani consentirà di concentrare le risorse disponibili per le zone autenticamente montane”. Parole che, lette da un municipio piccolo, suonano come un test di autenticità fatto col metro. La bozza di decreto lavora su tre criteri, tutti centrati su altimetria e pendenza. Il primo è il più pesante: comune montano se almeno il 25 per cento del territorio sta sopra i 600 metri sul livello del mare e almeno il 30 per cento della superficie ha una pendenza oltre il 20 per cento. Il secondo allarga la maglia con un valore medio: entra chi ha un’altimetria media sopra i 500 metri. Il terzo recupera i casi “interclusi”: comuni circondati da comuni già classificati montani, a patto di avere un’altitudine media di 300 metri. Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le autonomie, ha indicato la disponibilità del governo a includere “ulteriori peculiari situazioni di interclusione”, per arrivare a “quasi 2.900” comuni montani. È il segnale che la trattativa con regioni ed enti locali è ancora aperta. Il cuore dell’obiezione di Natta, che fa riferimento al Pd ma non ne vuole fare una questione di appartenenza politica, non è una difesa dell’elenco storico in quanto tale, ma la richiesta di evitare paradossi: discriminare tra paesi montani usando i metri sul livello del mare come scorciatoia per stabilire chi merita tutela. “Occorrerebbe privilegiare quelli che si trovano in uno stato di disagio economico e sociale maggiore“, dice. “Il criterio deve essere chi sta peggio, non chi è più alto”. La nuova legge prevede che i beneficiari delle misure (sanità, istruzione, incentivi a investimenti e imprese, lavoro agile, acquisto e ristrutturazione di immobili) siano individuati con successivi parametri socio-economici, ma “esclusivamente” dentro l’elenco dei comuni montani definito dal decreto. La lista, quindi, non è un dettaglio: è il cancello. Chi resta dentro potrebbe ricevere di più; chi esce rischia lo zero. La critica non arriva solo dai sindaci dei piccoli comuni che rischiano di restare fuori. Diverse associazioni di geografia italiane hanno accusato la nuova classificazione di “banalizza[re] la complessità e la diversità dei territori montani”, perché fondata sui soli criteri di altimetria e pendenza, e di rischiare di “perpetuare i divari territoriali”, favorendo alcune aree a scapito di altre. Elena Dell’Agnese, presidente dell’Associazione italiana geografi e geografe, ha offerto una sponda tecnica: “I geografi italiani mettono a disposizione le proprie competenze scientifiche per una definizione di ‘montanità’ operativa e soddisfacente”. È la stessa linea invocata dalla consulta dei piccoli comuni dell’Anci: riconoscere la montagna come “condizione”, non (solo) come quota. L'articolo Comuni di montagna in rivolta contro la legge Calderoli: “Esclusi quasi 1400 centri. Così si abbandonano i territori” – Videoracconto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cortina, grana edilizia per mister Santanchè: la terrazza “vista Olimpiadi” del suo rifugio e abusiva e va demolita
Una grana edilizia si abbatte su El Camineto, il rifugio che si trova di fronte alle piste delle gare di sci alpino femminile delle Olimpiadi e della Coppa del Mondo. Si tratta del locale che da oltre un cinquantennio è un punto di riferimento dei vip, rilevato un paio d’anni fa da Flavio Briatore e da Dimitri Kunz, il compagno della ministra del Turismo, Daniela Santanchè. Briatore ha poi ceduto le proprie quote allo stesso Kunz e all’oligarca kazaco Andrey Toporov, proprietario di altri alberghi e ristoranti a Cortina. El Camineto è finito nelle polemiche pre-olimpiche perché rimarrà aperto durante le gare, a differenza di altri rifugi della zona, diventando anzi un punto privilegiato per cene e feste del comitato organizzatore costituito da Fondazione Milano Cortina 2026. Adesso il Comune interviene con il pugno di ferro e ordina al legale rappresentante della società “la demolizione della terrazza di nuova costruzione, posizionata a sbalzo rispetto al prato in pendenza sottostante e delle due strutture in legno riportanti dei camini in metallo sul tetto”. Mancherebbero, infatti, i permessi e le autorizzazioni. In questo modo entro 60 giorni dovrà essere ripristinato lo stato dei luoghi, anche se gli imprenditori della ristorazione potranno presentare un “accertamento di compatibilità paesaggistica per le opere che risultano sanabili”. La decisione è firmata dal geometra Roland Garramone, responsabile del servizio di edilizia privata, ed è nata da una segnalazione del nucleo dei carabinieri forestali di Cortina, datata 18 dicembre 2025. La violazione urbanistico-edilizia e paesaggistica viene così descritta: “Si tratta di una ulteriore struttura rispetto alla terrazza esterna originaria, di fronte a questa, collegata con una scala metallica. La struttura di nuova costruzione, posizionata a sbalzo rispetto al prato in pendenza sottostante, chiusa ai lati da paratie trasparenti, risulta essere arredata da diversi tavoli e stufe aeree per esterno a fungo”. Inoltre “è stato accertato che la terrazza esterna originaria è stata chiusa nella parte superiore mediante tende parasole”, mentre “sul lato nord-est della struttura, sono state riscontrate due strutture in legno riportanti dei camini in metallo sul tetto”. Banalmente, El Camineto si è allargato. Ha presentato una richiesta di autorizzazione paesaggistica per l’“occupazione temporanea di suolo privato mediante l’installazione di un terrazzo semplicemente ancorato al suolo per un periodo superiore a 120 giorni e non superiore a 180 giorni”. L’istanza, secondo i tecnici comunali, non risulta inoltrata allo Sportello unico per le attività produttive del Comune, inoltre il superamento dei quattro mesi di occupazione rende necessaria l’autorizzazione paesaggistica che risulta invece mancante. Se il Comune attesta che l’installazione di tende parasole a copertura della terrazza del rifugio è eseguibile “in regime di edilizia libera e senza necessità dell’autorizzazione paesaggistica”, sanziona invece le altre parti dell’intervento, perché “risultano sprovviste di autorizzazione”. El Camineto si trova a Rumerlo, in una posizione che consente di vedere l’arrivo delle gare che si svolgono sulla storica pista Olimpia, ai piedi delle Tofane. Proprio in vista dell’appuntamento di febbraio-marzo è stato realizzato un nuovo spazio all’aperto, che ha attirato l’attenzione dei carabinieri, con conseguente segnalazione al Comune. È la terza grana edilizia che si abbatte su locali cortinesi. A ridosso del ponte dell’Immacolata il Comune aveva bloccato l’inaugurazione del nuovissimo Chalet Franz Kraler – Club Moritzino, per supposta incompletezza dei lavori. Negata l’agibilità e l’attività di ristorazione. I proprietari avevano però ottenuto che l’operatività dell’ordinanza comunale fosse sospesa – grazie a un ricorso ante causam – in attesa di una decisione del Tar del Veneto. In questo modo lo chalet aveva tenuto l’inaugurazione, anche se con una festa privata. Qualche giorno fa il Comune è intervenuto su una terrazza panoramica realizzata al rifugio Scoiattoli, che si trova nel paradiso naturale delle Cinque Torri. Anche in quel caso, ritenendo l’opera abusiva, ha ordinato la demolizione. L'articolo Cortina, grana edilizia per mister Santanchè: la terrazza “vista Olimpiadi” del suo rifugio e abusiva e va demolita proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Cortina
Daniela Santanchè
Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Milano-Cortina, il report: a fine ottobre concluse solo 16 opere su 98. E il 57% sarà consegnato dopo i Giochi
L’ultimo monitoraggio civico di Open Olympics, la rete che vigila sulle spese e gli appalti di Milano Cortina 2026, emette un verdetto molto negativo sulla fase di avvicinamento alla kermesse sportiva che sarà inaugurata tra meno di due mesi. Sul fronte infrastrutturale le opere per oltre quattro miliardi di euro sono in ritardo, i costi crescono continuamente, mentre i cronoprogrammi subiscono un progressivo slittamento man mano che ci si avvicina all’accensione del braciere, prevista per il 6 febbraio nello stadio di San Siro. Sul versante di Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore del grande evento, permane inoltre l’opacità sulla natura e quantità delle spese, che sono destinate a raggiungere i due miliardi di euro, con un generoso contributo di finanziamenti pubblici. Il documento è stato redatto da “Libera – Associazioni nomi e numeri contro le mafie”, fondata da don Luigi Ciotti, ma ha alle spalle il lavoro delle principali associazioni ambientaliste italiane. Riguarda 98 opere indicate nel sito di Società infrastrutture Simico, con un investimento di tre miliardi e mezzo, di cui 31 (solo il 13%) dedicate a impianti sportivi per i Giochi e 67 (l’87%) destinate alla cosiddetta legacy, “soprattutto interventi stradali o ferroviari” (45 su 67), che vengono pagate con i soldi dei contribuenti. “Per ogni euro destinato alle opere indispensabili ai Giochi, se ne spendono 6,6 per opere di legacy. La spesa si concentra principalmente in due territori: Veneto e Lombardia sfiorano ciascuno 1,5 miliardi di euro” scrive Open Olympics. A fine ottobre risultavano concluse 16 opere, mentre 51 erano in esecuzione, 3 in gara e addirittura 28 ancora in progettazione. Solo 42 opere finiranno prima dell’evento, mentre il 57% sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere nel 2033. Inoltre, 16 interventi (inclusa la controversa pista da bob di Cortina) presentano una consegna solo parziale. L’analisi evidenzia come durante il 2025 la data di fine lavori sia stata posticipata per il 73% delle opere, “con slittamenti che in alcuni casi superano i tre anni”. Nei primi dieci mesi del 2025 il valore del Piano è cresciuto di ulteriori 157 milioni di euro. Molti dati non sono disponibili. Si va dall’entità dei subappalti, all’impatto ambientale delle singole opere, dal valore dei piani redatti dalle Regioni, come la Lombardia e il Veneto, all’effettiva copertura delle spese. È quella che gli analisti definiscono una “asimmetria informativa sistemica”: “Il portale Open Milano Cortina 2026 ha permesso di illuminare una parte rilevante, ma non esaustiva, della macchina olimpica. Per questo il nostro lavoro non finirà allo spegnersi delle luci dei Giochi, continueremo il monitoraggio fino alla chiusura dell’ultimo cantiere, per capire la sorte del 57% dei cantieri che resteranno aperti”. Open Olympics sintetizza in tre “domande civiche” i nodi problematici dell’imponente cantiere olimpico. La prima: “Quante opere esistono davvero e quanto costano?”. Le 98 opere ufficiali non esauriscono tutto il quadro di impegno pubblico, visto che “la sola Regione Lombardia pubblica sulla piattaforma “Oltre i Giochi 2026” un numero di 78 interventi per 5,1 miliardi, dove rientrano 44 opere (per un valore di 3,82 miliardi) che non sono presenti nel portale governativo”. Seconda domanda: “Quanto costa davvero realizzare i Giochi e garantire salute e sicurezza durante l’evento? Il budget dichiarato da Fondazione nel 2025 ammonta a 1,7 miliardi, ma il documento non è pubblico”. Il terzo quesito riguarda il ruolo e la trasparenza del Commissario straordinario per le Paralimpiadi nominato solo la scorsa estate dal governo Meloni. “Il Decreto Sport ha assegnato al Commissario 328 milioni da spendere da settembre a dicembre 2025. La stima iniziale del costo per le Paralimpiadi era di 71,5 milioni: si è verificato un aumento del 359%, ma i ruoli del Commissario sono enormi e dai contorni molto poco definiti”. Spenderà quei soldi in un arco di tempo limitato soprattutto per sanare i debiti di Fondazione, le cui spese sono passate da un miliardo e mezzo a due miliardi di euro. L'articolo Milano-Cortina, il report: a fine ottobre concluse solo 16 opere su 98. E il 57% sarà consegnato dopo i Giochi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cortina, la “maledizione” di Socrepes: il Comune vuole fermare il locale dei vip a due mesi dalle Olimpiadi
La maledizione di Socrepes sembra perseguitare cantieri e strutture in alta quota a Cortina. Dopo la frana causata da troppi lavori in corso, dopo il contestato cantiere di Simico per realizzare la cabinovia che servirà a trasportare gli spettatori delle gare di sci alpino, è arrivata un’autentica doccia fredda per l’inaugurazione del locale dei vip. Nel bel mezzo del “ponte dell’Immacolata”, che avrebbe dovuto marcare l’avvio della stagione olimpica, con le piste innevate artificialmente e il primo afflusso di massa della stagione, il Comune ha fermato l’entrata in funzione dello Chalet Franz Kraler Club Moritzino a Ria de Saco. Si tratta di una struttura nuovissima, ricavata con una ardita ristrutturazione di un edificio preesistente con la realizzazione di due piani interrati e un terzo in superficie, che ha l’ambizione di diventare luogo di ritrovo per l’après-ski di chi ha un po’ di soldi da spendere o per chi vuole trovare in montagna un ambiente raffinato e gastronomia d’eccellenza. Non a caso è una copia dell’idea che ha portato a realizzare il Club Moritzino a La Villa, in Alta Badia. Era tutto pronto per accogliere i primi turisti, quando dal municipio di Cortina sono state notificate due ordinanze, che finiranno anche alla Procura della Repubblica e alla Provincia di Belluno. Sono entrambe firmate dal geometra Roland Garramone, responsabile del servizio di Edilizia Privata. Il giorno prima dell’apertura, prevista per sabato 6 dicembre, è stato effettuato un sopralluogo da parte dei tecnici comunali. Dovevano verificare l’avvenuta fine dei lavori, dopo un lungo iter avviato con una “segnalazione certificata di avvio dell’attività” (Scia). Tutto in regola? Non sembra, visto che l’ordinanza n. 256 attesta che “la situazione rappresentata nella comunicazione e nella SCIA non corrisponde al reale stato dei luoghi”. Un professionista che si è occupato dei lavori ha dichiarato l’esistenza delle “condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati”. Un’altra dichiarazione attestava “la conformità dell’impianto alla regola dell’arte”. Invece il Comune ha verificato che “i lavori relativi agli impianti elettrici e alle finiture dell’edificio sono tuttora in corso di esecuzione e che pertanto le sopra citate attestazioni e asseverazioni non risultano veritiere”. Accertata “la non conformità”, è stata negata “l’agibilità dei locali” dello chalet. Ne è seguita una seconda ordinanza (numero 257) che ha disposto “il divieto di prosecuzione dell’attività di bar/ristorante”. Il Comune ha anche specificato che “sarà possibile presentare nuova SCIA per l’attività di bar/ristorante all’esito dell’ottenimento dell’agibilità dei locali”. I Kraler hanno presentato un ricorso d’urgenza ante causam al Tar del Veneto che ha accolto la sospensione temporanea delle due ordinanze in vista di un’udienza di merito, consentendo di effettuare due feste in forma privata. Daniela Kraler ha annunciato al Corriere delle Alpi che l’inaugurazione c’è stata, senza però apertura pubblica: “Ieri sera (sabato, ndr) è andato tutto benissimo. Abbiamo fatto questa cena privata ed abbiamo battezzato lo chalet. Ora speriamo che le persone siano felici per una struttura come questa”. Erano presenti 80 persone. La cena privata si è ripetuta nella serata di domenica. Lo chalet è il frutto di una collaborazione tra due famiglie altoatesine. I Kraler di Dobbiaco sono leader nel settore del luxury e titolari di boutique, con altre attività a Cortina, mentre la famiglia Craffonara ha già creato il Moritzino in Val Badia e gestisce altre attività turistiche. La presentazione del rifugio dei vip è enfatica: “Un progetto ‘visionario’, che andrà oltre la semplice ristorazione. Un’esperienza ‘totale’, con attenzione all’architettura, al design, alla gastronomia ed alla natura circostante. Un dialogo armonioso. Lo chalet ridefinirà i confini dell’ospitalità esclusiva, con l’obiettivo di diventare un nuovo polo per eventi, con lo sguardo rivolto ai Giochi olimpici e paralimpici 2026”. Per il momento, a due mesi esatti dai Giochi Invernali resta chiusa e nel calendario per le prenotazioni, in coincidenza con domenica 7 e lunedì 8 dicembre sono comparse due caselle nere: “Data non prenotabile”. Martedì 9 dicembre è, invece, indicato come giorno di chiusura. La struttura è composta di tre aree. All’esterno l’Alpenglow Pavillon che si affaccia sulle piste olimpiche della Tofana. All’interno si trovano l’Alpine Bar & Dining e il Club Lounge per “incontri riservati ed eventi esclusivi”. Per il 7 dicembre era previsto l’appuntamento con i suoni di Raffa Guido, accompagnato dai Dj Thomas Rotunno e Andrew. Idem per il pomeriggio dell’8 dicembre, con la prevista partecipazione di David Morales e dei Dj Thomas Dorsi e Bert. L'articolo Cortina, la “maledizione” di Socrepes: il Comune vuole fermare il locale dei vip a due mesi dalle Olimpiadi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Criticità sulla pista da bob di Innsbruck dopo la ristrutturazione: annullate le gare di slittino e skeleton
La pista per il bob, lo skeleton e lo slittino di Igls, nei pressi di Innsbruck, ha superato solo parzialmente la fase di avvio agonistico dopo un pesante intervento di ristrutturazione. Così si disputeranno solo le gare di coppa del mondo del bob, mentre sono state annullate quelle di skeleton e slittino. Si tratta della pista che era stata indicata come possibile alternativa alla “Eugenio Monti” di Cortina, la cui costruzione (costo 124 milioni di euro) ha costituito uno dei tanti scandali delle Olimpiadi invernali italiane che si terranno a febbraio 2026. Rendere agibile l’impianto austriaco per le gare, infatti, avrebbe richiesto un intervento di una trentina di milioni di euro, un quarto della somma di denaro pubblico speso in Italia. A cose fatte Igls ha però dimostrato di non aver superato tutte le criticità a conclusione di lavori durati una ventina di mesi, anche a causa della mancanza di tempo. Se non fosse stato concluso positivamente il cantiere di Cortina, Fondazione Milano Cortina 2026 aveva valutato l’ipotesi di disputare le gare dei Giochi all’estero, non tanto a Innsbruck, quanto a Lake Placid, negli Stati Uniti, il vero “piano B” alternativo alla “Eugenio Monti”. A dire di no alle gare di coppa del mondo sono stati per primi gli slittinisti, il che ha comportato il trasferimento delle gare a Winterberg, in Germania. La Federazione Internazionale di Slittino (Fil) ha bloccato le gare a causa di un’insufficiente aderenza ai requisiti tecnici, in particolare all’altezza della curva 14. Saranno ora necessari interventi per sistemare la struttura. Situazione analoga, ma con motivazioni legate anche allo scarso tempo per la sistemazione dell’impianto e per le prove, è venuta dallo skeleton. La seconda tappa di Coppa del mondo è stata cancellata dal comitato esecutivo della Federazione internazionale (Ibsf) dopo una votazione degli atleti. Trenta di loro si sono detti contrari a gareggiare, mentre 21 erano disposti a farlo. Secondo la dichiarazione ufficiale, la decisione è stata presa “a causa del ridotto tempo a disposizione degli atleti per testare e conoscere il tracciato”, dopo un confronto con la loro rappresentante Elisabeth Vathje e le giurie di gara. La prossima tappa della Coppa di skeleton, che si svolge in concomitanza con quella di bob, è in programma dal 12 dicembre a Lillehammer in Norvegia. Restano invece confermate a Igls le gare di bob, per le quali i requisiti tecnici e di sicurezza hanno superato l’esame. Igls è un impianto storico per gli sport di scivolamento che ha ospitato due edizioni dei Giochi invernali, nel 1964 e nel 1976. CORTINA CHIEDE SOLDI ALLA REGIONE VENETO. Intanto a Cortina si è disputata la prima tappa della Coppa del mondo di bob e skeleton sul nuovo impianto olimpico. Praticamente non c’era pubblico, visto che l’area mantiene l’aspetto di un cantiere. Gli atleti hanno però portato a compimento le loro gare a distanza di 18 anni dalle ultime che vennero disputate nel 2007. Adesso l’appuntamento si sposta alla fase olimpica. Il Comune di Cortina deve però pensare ai problemi economici di gestione della pista. La Regione Veneto si è già impegnata con 4,5 milioni di euro (a sostegno anche di altre opere nell’Ampezzano), ma non basteranno. Durante il consiglio comunale il sindaco Gianluca Lorenzi ha ammesso: “E’ un tema che affronteremo con il nuovo presidente Alberto Stefani, perché si tratta di una situazione che non può essere sottovalutata”. Il primo cittadino ha anche ammesso che, contrariamente a quanto previsto dal dossier di candidatura olimpica, “le province autonome di Trento e Bolzano non hanno firmato la convenzione per la gestione della pista dopo le Olimpiadi”. L’ex sindaco Giampietro Ghedina, che fu in prima linea durante la candidatura, ha ricordato che l’impegno era di un sostegno economico per un periodo di 15 anni. Alla prova dei fatti sia il Trentino che l’Alto Adige hanno lasciato Cortina da sola, anche perché si sono resi inutilizzabili i Fondi di confine, che non possono essere impiegati in spese di gestione, ma solo nel finanziamento di progetti. L'articolo Criticità sulla pista da bob di Innsbruck dopo la ristrutturazione: annullate le gare di slittino e skeleton proviene da Il Fatto Quotidiano.
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