Per Giorgia Meloni la crescita, insieme alla sicurezza, è il grande “focus” del
2026. Ma i numeri non vanno nella direzione sperata dalla premier. L’Istat,
nella nuova nota sull’andamento dell’economia italiana, rileva che in Italia i
dati più recenti “segnalano un indebolimento generalizzato” a ottobre dopo la
ripresa nel mese precedente e “un quadro di crescita debole rispetto alla media
dell’area euro, con andamenti differenziati tra i diversi settori”. Questo
nonostante, negli ultimi mesi del 2025, “l’attenuazione delle tensioni
commerciali e il taglio dei tassi d’interesse” abbiano “ridotto l’incertezza e
favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla
crescita dell’economia mondiale”. Prima che l’anno nuovo iniziasse con “nuovi
focolai di instabilità che supportano le previsioni di un rallentamento
dell’attività economica a livello internazionale per l’anno in corso”.
La produzione industriale a ottobre ha subito una flessione dell’1% rispetto al
mese precedente, seguita da una riduzione generalizzata anche nel settore delle
costruzioni, che ha visto una diminuzione congiunturale di -0,1%. Performance
negative in contrasto con le speranze in una ripresa sostenuta dalla minore
incertezza commerciale e dal calo dei tassi.
Nel frattempo, il mercato del lavoro ha mostrato un quadro contrastante.
Nonostante una lieve crescita dell’occupazione (+0,3% congiunturale), i dati di
novembre hanno evidenziato un calo delle persone occupate, soprattutto tra le
donne e le classi di età più giovani, e un preoccupante aumento degli inattivi.
In ambito commerciale, l’Italia ha registrato un aumento delle esportazioni
(+3,4%) nei primi dieci mesi dell’anno, con un notevole contributo del settore
farmaceutico, che ha visto le vendite crescere del 33,7%. Ma, a livello
complessivo, gli scambi commerciali sono risultati deboli, con una crescita
modesta delle esportazioni (+0,3%) e delle importazioni (+0,2%) tra agosto e
ottobre. Questo rallentamento riflette la debolezza della domanda globale e le
difficoltà che le imprese italiane continuano a incontrare nei mercati esteri.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione ha mostrato una lieve accelerazione a
dicembre (+1,2%), ma è rimasta inferiore alla media dell’area euro.
Rallentamento dovuto in gran parte alla flessione dei prezzi dei beni
energetici, che ha compensato l’aumento dei prezzi alimentari e dei servizi.
Nonostante la crescita del settore farmaceutico, che ha dato un impulso positivo
alle esportazioni, l’economia italiana deve fare i conti con un quadro di
crescita debole, aggravato da difficoltà strutturali del mercato del lavoro e da
un contesto internazionale che continua a essere incerto. Le previsioni per il
2026 sono tutt’altro che rosee: l’Italia rischia di trovarsi intrappolata nella
stagnazione, con una crescita ben al di sotto della media dell’area euro.
L'articolo Istat: indebolimento generalizzato dell’economia italiana, industria
e costruzioni in calo. E nel 2026 tutto il mondo rallenterà proviene da Il Fatto
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