In confronto a gennaio 2021, i salari reali degli italiani sono più bassi
dell’8,1%. Ecco l’ultimo aggiornamento dell’Istat, che fotografa la situazione
di dicembre 2025. Le retribuzioni stanno lentamente recuperando un po’ di potere
d’acquisto, ma è ancora notevole la distanza dal periodo precedente la fiammata
inflazionistica iniziata nel 2022. Anche se gli stipendi salgono in valore
assoluto, quindi, resta alta la perdita causata dal carovita che negli anni
scorsi ha viaggiato molto più velocemente. Da questo punto di vista, lo Stato è
tra i peggiori datori di lavoro possibili: i contratti collettivi della pubblica
amministrazione, infatti, sono tutti scaduti a fine 2024 e quelli relativi al
triennio 2022/24 sono stati rinnovati in ritardo nel corso del 2025. Nel settore
privato, invece, il 73,8% dei contratti risulta rinnovato, quindi ancora in
vigore.
Rispetto a settembre 2025, quando rispetto al 2021 eravamo sotto dell’8,8%, la
situazione è leggermente migliorata. I lavoratori con il contratto scaduto e in
attesa di rinnovo sono oggi 5,5 milioni, il 42,2% del totale, gruppo composto
per oltre metà da dipendenti pubblici (circa 3 milioni). Il tempo medio di
attesa del rinnovo è di 18,9 mesi. La crescita media delle retribuzioni nel 2025
è stata pari al 3,1%. Frutto di una crescita del 3,2% nel settore privato e del
2,7% nel pubblico. Ecco perché il recupero del potere d’acquisto è stato reso
possibile soprattutto grazie all’inflazione contenuta, che si è fermata
all’1,7%, e non a un particolare dinamismo dei rinnovi contrattuali.
Negli ultimi mesi del 2025, va ricordato, sono stati rinnovati i contratti dei
metalmeccanici e quello delle telecomunicazioni. In queste settimane, il governo
ha iniziato la trattativa per il rinnovo del contratto delle funzioni centrali,
cioè dei ministeri e delle agenzie, che fanno sempre da apripista. I contratti
nel triennio 2022/24, oltre a essere firmati in ritardo, hanno permesso aumenti
inferiori al 6% a fronte di un’inflazione superiore al 17%. Per quanto riguarda
invece il triennio 2025/27 gli aumenti si prospettano un po’ più generosi della
bassa inflazione prevista, ma comunque insufficienti a colmare la perdita subita
nel triennio precedente.
Quando parliamo di retribuzioni contrattuali stimate dall’Istat, ci riferiamo ai
salari lordi. Quindi quell’8,1% misura la distanza tra le retribuzioni lorde
previste dai contratti. In questi anni, gli interventi fiscali hanno reso meno
ampia la forbice sui salari netti. Per esempio, alcune settimane fa l’Inps ha
stimato questi effetti sulle buste paga nette: tra il 2019 e il 2024 – ha
scritto l’istituto di previdenza – la retribuzione del decimo percentile di
distribuzione del reddito, pari a 21.571 euro lordi, ha avuto una crescita del
7,1% come lordo, che corrisponde a una crescita del 14,5% sul netto. Resta
comunque sotto l’inflazione, ma un po’ meno distante.
In ogni caso, il dato sulla distanza tra le retribuzioni lorde prima e dopo
l’inflazione resta importante per misurare una serie di questioni. Innanzitutto,
mostra la capacità del sistema economico di rinnovare tempestivamente e a buone
condizioni i contratti collettivi, quindi tutelare il potere d’acquisto senza il
necessario intervento dello Stato. Questo è anche una misura della produttività
delle imprese, quindi di quanta capacità hanno di distribuire ricchezza ai loro
dipendenti. Ancora, dalle retribuzioni lorde dipendono anche le tutele di lungo
periodo dei lavoratori, come la pensione e il trattamento di fine rapporto.
Quindi è importante che crescano soprattutto le voci lorde della busta paga.
Oggi l’Inps ha diffuso anche i dati sulla cassa integrazione. A dicembre 2025 le
ore autorizzate sono diminuite del 13% rispetto a dicembre 2024. Considerando
l’ultimo trimestre dell’anno appena passato, le ore autorizzate sono state 130,7
milioni, in diminuzione del 10% rispetto agli ultimi tre mesi del 2024. Come al
solito, nei dettagli continua però a emergere la crisi dell’industria: la cassa
integrazione straordinaria – quella per crisi gravi – ha raggiunto 60,7 milioni
di ore autorizzate nel trimestre, in aumento rispetto alle 41,1 milioni di ore
dello stesso periodo del 2024. “A incidere sull’incremento tendenziale della Cig
straordinaria del quarto trimestre 2025, rispetto al quarto trimestre 2024, sono
state le note difficoltà del settore metalmeccanico e l’incremento di ore
autorizzate per solidarietà del settore delle telecomunicazioni, in particolare
nel mese di ottobre 2025”, spiega l’Inps.
L'articolo L’Istat dice che rispetto al 2021 i salari reali sono più bassi
dell’8%. E i contratti collettivi della PA sono tutti scaduti a fine 2024
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lunedì 26 gennaio è iniziata, dopo undici anni dall’ultima edizione, la nuova
Rilevazione delle persone senza dimora: l’iniziativa di Istat e fio.Psd è
denominata ‘Tutti contano’ e si svolge in 14 città metropolitane nelle sere del
26, 28 e 29 gennaio. Mi sono candidato a fine dicembre come volontario per
contare, censire e intervistare le persone che si trovano in situazioni di
disagio sulla città di Milano, e qualche giorno fa mi è stato assegnato il
municipio 4, una zona particolarmente raccontata dalla cronaca negli ultimi
mesi: qui, all’ombra del nuovo Villaggio olimpico per i Giochi di
Milano-Cortina, si è verificata qualche giorno fa la morte di un 28enne
marocchino ucciso da un poliziotto, nello stesso quartiere in cui – nel 2024 –
Ramy Elgaml morì in un inseguimento coi carabinieri.
Dopo la formazione di rito per i volontari – seimila in tutta Italia – la sera
di lunedì ci siamo ritrovati al punto di partenza; mi è stata assegnata una
squadra (insieme alle volontarie Marta e Ludmilla, in foto) e un’area di
esplorazione (l’Ortomercato della città). Alle 20.30 è iniziato il censimento
ufficiale per strada, anticipato alle ore 19 per il conteggio nelle strutture:
ogni squadra si è recata nella propria area di pertinenza e – chi con mezzi
propri, chi a piedi – ha iniziato a esplorare. Poche regole ma molto chiare:
prendere in considerazione ogni giaciglio, ogni tenda, ogni auto utilizzata come
luogo per dormire, ma anche ogni persona in movimento diretta chiaramente verso
la propria postazione notturna.
Trattandosi di una zona periferica e residenziale, con pochi esercizi
commerciali e grandi aree di passaggio (parchi, mercati, l’aeroporto di Linate e
le stazioni suburbane di metro e treni), ci aspettavamo di trovare poche
persone: così è stato, complice anche il freddo che spinge molti a cercare
riparo nelle strutture dedicate. La sensazione che però ho avuto – in comune con
molti altri volontari – è che l’area sia stata ‘ripulita’ in vista delle
imminenti Olimpiadi: per questo credo che il dato di Milano, così come
probabilmente avverrà per le altre città, sarà decisamente ribassato rispetto al
reale. Inoltre, complice anche la partecipazione di molti lavoratori tra i
volontari, il censimento si è svolto tra le 20.30 e le 23.30: un momento della
serata in cui ancora molte persone senza dimora non hanno raggiunto il proprio
punto di appoggio per la notte.
Finito il conteggio, quindi la fase puramente quantitativa, ora si apre il
momento delle interviste: il 28 gennaio si andrà nelle strutture dedicate, il 29
invece direttamente in strada. Istat ha fornito un questionario molto esaustivo
sulle informazioni da raccogliere: non soltanto dati generici sulla persona
(naturalmente si tratta di interviste anonime che garantiscono la privacy dei
senzatetto), ma anche abitudini sociali, interazioni con le istituzioni,
eventuali ricoveri ospedalieri, eccetera. Tutte le persone di genere femminile
verranno intervistate, per dare maggiore visibilità al fenomeno poco conosciuto
delle donne senza dimora, mentre per gli altri utenti ci si regolerà su un
campione, in base al numero raccolto durante la serata del conteggio.
Scopo dell’iniziativa è orientare e indirizzare meglio le politiche economiche e
pubbliche e, come riportato anche sul sito del Comune di Milano, “comprendere i
profili e i bisogni delle persone senza dimora e le dinamiche che conducono alla
povertà estrema in città”. Un progetto importante, soprattutto nella città che
più di ogni altra in Italia tende ad espellere la classe media e conta tra gli
indigenti anche i lavoratori che non riescono ad arrivare a fine mese per
stipendi troppo bassi e costo della vita troppo elevato: un gioco al massacro
che, mi auguro, questa inchiesta possa aiutare ad attenuare.
L'articolo Ho partecipato come volontario al censimento Istat delle persone
senza dimora: ecco la mia esperienza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dal 2021 al 2025 i prezzi al consumo in Italia sono aumentati complessivamente
del 17,1%, ma per i beni essenziali la corsa è stata molto più intensa. I dati
Istat aggiornati a dicembre dello scorso anno consentono di tirare le somme e
evidenziano per il “carrello della spesa” un rincaro cumulato del 24%, mentre i
beni energetici sono saliti del 34,1%. Dati che fotografano la perdita di potere
d’acquisto subìta dalle famiglie negli ultimi cinque anni e che nei giorni
scorsi hanno spinto l’Autorità garante della concorrenza ad avviare un’indagine
sui prezzi dei prodotti alimentari nella grande distribuzione.
Il 2025 ha segnato sì una fase di rallentamento dell’inflazione, ma senza alcuna
inversione di tendenza sul fronte dei beni primari. Nell’anno appena concluso
l’inflazione media si è attestata all’1,5%, in aumento rispetto all’1% del 2024,
con una dinamica più contenuta nella seconda parte dell’anno. Il livello dei
prezzi resta strutturalmente più elevato rispetto all’inizio del decennio. Nel
dettaglio, lo scorso anno i prezzi dei beni alimentari sono cresciuti del 2,8%,
accelerando rispetto al 2,2% del 2024. A trainare l’aumento sono stati
soprattutto gli alimentari non lavorati, con rincari medi del 3,4%, mentre
quelli lavorati hanno segnato un +2,4%. Anche le spese per abitazione, acqua,
elettricità e combustibili tornano in territorio positivo (+1,1%), dopo il calo
registrato nel 2024. Al contrario, rallentano o calano i prezzi dei trasporti
(-0,2%) e, in misura più contenuta, quelli dei servizi ricettivi e della
ristorazione (+3,4%), che restano comunque tra le voci più onerose per i bilanci
familiari. Proprio i prodotti alimentari e i servizi di alloggio e ristorazione
sono le divisioni che contribuiscono maggiormente alla crescita media
dell’indice generale nel 2025.
La lettura di lungo periodo è però quella che pesa di più. Dal 2019, ricordano
le opposizioni, l’inflazione cumulata supera il 17%, mentre i salari non hanno
tenuto il passo, restando diversi punti sotto il carovita. L’Unione Nazionale
Consumatori parla di vera e propria stangata: secondo le stime
dell’associazione, l’inflazione media del 2025 si traduce in un aggravio annuo
di 561 euro per una coppia con due figli. L’Unc sottolinea inoltre come, sul
periodo 2021-2025, il carrello della spesa abbia accumulato un aumento di sette
punti superiore all’inflazione generale, con effetti particolarmente pesanti sui
redditi medio-bassi. L’Adoc rileva un “allarme tra gli scaffali” e chiede al
governo di “abbandonare la logica dei ‘pannicelli caldi’: misure temporanee come
i bonus o la carta Dedicata a te non bastano più a contenere un’emorragia di
risparmi così profonda. Servono riforme strutturali urgenti: uno stop deciso
alla speculazione, il contrasto al fenomeno della shrinkflation, la
rimodulazione dell’Iva sui beni di prima necessità e lo scorporo immediato delle
accise sui carburanti”.
La dem Anna Ascani, vicepresidente della Camera, denuncia una perdita continua
del potere d’acquisto: “Non si arresta la perdita del potere d’acquisto, le
cittadine e i cittadini sono sempre più in difficoltà e faticano a far fronte a
spese minime. Il lavoro è povero e precario. Esiste una gigantesca questione
salariale che questo governo, preso dai vani e vuoti trionfalismi, fa finta di
non vedere. Inutile celebrare la stabilità dei conti, se si condanna il Paese
all’immobilismo. L’esecutivo metta da parte la propaganda e intervenga
seriamente a sostegno degli italiani”.
Critiche analoghe arrivano dal Movimento 5 Stelle, che parla di una “bomba
sociale” legata all’impennata dei prezzi dei beni essenziali. I parlamentari
pentastellati delle commissioni Attività produttive di Camera e Senato accusano
l’esecutivo di immobilismo, ricordando come salari e pensioni restino diversi
punti sotto l’inflazione e come le misure annunciate contro il caro-energia non
abbiano ancora trovato attuazione concreta. “Mentre la grancassa meloniana
rivendica le pacche sulle spalle delle agenzie di rating e brinda allo spread in
picchiata”, attaccano, “gli italiani masticano amaro alle casse dei
supermercati”.
Sulla stessa linea Alleanza Verdi e Sinistra. Il senatore Tino Magni “condanna
senza appello” per le politiche economiche del governo: “Pane, latte e bollette
stanno diventando beni di lusso, mentre salari e pensioni restano fermi e non si
interviene sugli extra-profitti. Il costo dell’inflazione viene scaricato ancora
una volta su chi vive di reddito fisso”.
L'articolo Per il carrello della spesa aumenti del 24% dal 2021. Le opposizioni:
“Rincari drammatici e il governo è immobile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
A novembre torna a crescere la produzione industriale. L’Istat registra un
incremento dell’1,5% su base mensile e dell’1,4% su base annua dopo il calo di
ottobre. L’aumento su base mensile coinvolge in particolare l’energia (+3,9%), i
beni strumentali (+2,1%) e i beni di consumo (+1,1%). Su base annua, invece, si
registrano variazioni positive per i beni strumentali (+3,3%), l’energia (+2,0%)
e i beni intermedi.
Mese su mese l’aumento è trainato dalla farmaceutica (+7,5%), da un rimbalzo
delle Industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+3,1). Gli incrementi
tendenziali – cioè anno su anno – maggiori si registrano per prodotti
farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+8,7%), la fabbricazione di
computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali,
apparecchi di misurazione e orologi (+5,8%) e la fabbricazione di
apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche
(+5,1%).
Il recupero è stato “assai più marcato del previsto” secondo Paolo Mameli,
economista del Research department di Intesa Sanpaolo. “La variazione annua
segna un massimo da quasi tre anni. La crescita congiunturale è diffusa a tutti
i raggruppamenti principali di industrie con l’eccezione dei beni intermedi,
sostanzialmente fermi, e dei beni di consumo durevoli (categoria che comprende
apparecchi per uso domestico, mobili, motocicli ecc, ndr). Proprio l’ampia
flessione dei durevoli lascia i beni di consumo in calo su base annua, a
differenza degli altri gruppi”. “Non si vede ancora alcuna luce in fondo al
tunnel nel quale le nostre industrie sono entrate nel febbraio del 2023”, dice
invece il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona.
Aggiornamenti arrivano anche sul fronte del commercio estero. Il surplus
commerciale cresce a novembre a 5,078 miliardi di euro, in deciso rialzo
rispetto ai 3,38 miliardi di euro del novembre 2024. Il risultato arriva
sfruttando un aumento dell’export pari allo 0,4% su mese e un calo dell’import
pari al 3,2%, in un contesto di riduzione del deficit energetico e dell’aumento
del surplus relativo allo scambio di beni non energetici. L’aumento dell’export
è relativo sia all’Ue (+0,5%) che a quella extra-Ue (+0,4%). Su base annua,
invece, l’export è di fatto stazionario (-0,1%), mentre l’import registra un
calo del 3,5%.
A livello di destinazioni la Turchia (-40,5%) è il paese che fornisce il
contributo negativo maggiore all’export nazionale, mentre diminuiscono anche le
esportazioni verso Regno Unito (-16,2%), area Asean (-21,5%), Stati Uniti
(-2,9%) e Paesi Bassi (-9,7%). In crescita invece quelle verso paesi Opec
(+18,9%), Svizzera (+12,2%), Belgio (+9,4%), Spagna (+4,9%) e Austria (+12,1%).
L'articolo Produzione industriale in recupero a novembre: +1,5%. Bene
farmaceutica e chimica proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per Giorgia Meloni la crescita, insieme alla sicurezza, è il grande “focus” del
2026. Ma i numeri non vanno nella direzione sperata dalla premier. L’Istat,
nella nuova nota sull’andamento dell’economia italiana, rileva che in Italia i
dati più recenti “segnalano un indebolimento generalizzato” a ottobre dopo la
ripresa nel mese precedente e “un quadro di crescita debole rispetto alla media
dell’area euro, con andamenti differenziati tra i diversi settori”. Questo
nonostante, negli ultimi mesi del 2025, “l’attenuazione delle tensioni
commerciali e il taglio dei tassi d’interesse” abbiano “ridotto l’incertezza e
favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla
crescita dell’economia mondiale”. Prima che l’anno nuovo iniziasse con “nuovi
focolai di instabilità che supportano le previsioni di un rallentamento
dell’attività economica a livello internazionale per l’anno in corso”.
La produzione industriale a ottobre ha subito una flessione dell’1% rispetto al
mese precedente, seguita da una riduzione generalizzata anche nel settore delle
costruzioni, che ha visto una diminuzione congiunturale di -0,1%. Performance
negative in contrasto con le speranze in una ripresa sostenuta dalla minore
incertezza commerciale e dal calo dei tassi.
Nel frattempo, il mercato del lavoro ha mostrato un quadro contrastante.
Nonostante una lieve crescita dell’occupazione (+0,3% congiunturale), i dati di
novembre hanno evidenziato un calo delle persone occupate, soprattutto tra le
donne e le classi di età più giovani, e un preoccupante aumento degli inattivi.
In ambito commerciale, l’Italia ha registrato un aumento delle esportazioni
(+3,4%) nei primi dieci mesi dell’anno, con un notevole contributo del settore
farmaceutico, che ha visto le vendite crescere del 33,7%. Ma, a livello
complessivo, gli scambi commerciali sono risultati deboli, con una crescita
modesta delle esportazioni (+0,3%) e delle importazioni (+0,2%) tra agosto e
ottobre. Questo rallentamento riflette la debolezza della domanda globale e le
difficoltà che le imprese italiane continuano a incontrare nei mercati esteri.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione ha mostrato una lieve accelerazione a
dicembre (+1,2%), ma è rimasta inferiore alla media dell’area euro.
Rallentamento dovuto in gran parte alla flessione dei prezzi dei beni
energetici, che ha compensato l’aumento dei prezzi alimentari e dei servizi.
Nonostante la crescita del settore farmaceutico, che ha dato un impulso positivo
alle esportazioni, l’economia italiana deve fare i conti con un quadro di
crescita debole, aggravato da difficoltà strutturali del mercato del lavoro e da
un contesto internazionale che continua a essere incerto. Le previsioni per il
2026 sono tutt’altro che rosee: l’Italia rischia di trovarsi intrappolata nella
stagnazione, con una crescita ben al di sotto della media dell’area euro.
L'articolo Istat: indebolimento generalizzato dell’economia italiana, industria
e costruzioni in calo. E nel 2026 tutto il mondo rallenterà proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’Alleanza contro la povertà, coordinamento di una trentina di organizzazioni
sociali, sindacati e istituzioni, torna a criticare la legge di Bilancio 2026
appena approvata dal Parlamento. “In un Paese sempre più povero, il governo
riduce in modo consistente il fondo per il sostegno alla povertà e
all’inclusione attiva, uno degli strumenti centrali per il funzionamento delle
politiche sociali sui territori”, l’accusa. Il riferimento è al Fondo povertà
(ufficialmente Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale), che
dopo l’abolizione del reddito di cittadinanza finanzia l’assegno di inclusione.
Il taglio è pesante: solo nel 2026, è stato ridotto di circa 267 milioni di
euro. “Si tratta di un taglio strutturale che incide direttamente sulla capacità
dei Comuni e degli ambiti territoriali di garantire servizi sociali, presa in
carico delle persone in difficoltà, percorsi di inclusione e accompagnamento”.
Incluso l’assegno di inclusione, che “rischia di ridursi a mero sussidio
finanziario, destinato a una platea molto ridotta”.
Un’altra novità negativa riguarda il mese di sospensione tra un ciclo di
erogazione e l’altro: quel periodo di limbo è stato eliminato, ma in compenso il
governo ha dimezzato la prima mensilità dopo il rinnovo della misura. Ergo, come
denuncia Alleanza contro la povertà, “lo Stato guadagna così un centinaio di
milioni di euro, ma a farne le spese sono, ancora una volta, i più fragili del
Paese”.
Il portavoce dell’Alleanza, Antonio Russo, dichiara: “In un Paese in cui milioni
di persone faticano a soddisfare i bisogni essenziali, servirebbero investimenti
stabili e una strategia di lungo periodo, non tagli che colpiscono i servizi più
vicini alle persone”. Secondo gli ultimi dati Istat, quasi 2,2 milioni di
famiglie e oltre 5,7 milioni di persone in Italia vivono in condizioni di
povertà assoluta. Tagliare le misure di sostegno alla povertà significa colpire
i minori, le famiglie numerose e le persone sole.
L'articolo Alleanza contro la povertà: “Il governo taglia il Fondo povertà.
Comuni senza risorse per garantire i servizi sociali” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un’iniziativa rivolta a chi vive un momento di difficoltà, organizzata da “una
famiglia larga che prova a costruire dei legami di contrasto alla solitudine” in
un giorno di festa. Anche quest’anno, la Comunità di Sant’Egidio organizza il
pranzo di Natale. Nell’edizione scorsa, c’è stata la partecipazione di quasi
250mila persone in 71 Paesi, e quest’anno ne sono attese circa 80mila in Italia.
La prima volta fu nel 1982, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma:
da allora la tavola si è allargata e ha aggiunto sempre più posti, arrivando
anche nelle carceri. Si tratta quindi di un evento diffuso, affiancato da una
campagna di donazioni attiva dal primo al 27 dicembre.
Spesso, quando si parla di povertà, si tende a pensarla come una condizione
statica, ma è sbagliato: è un processo. Il coordinatore del servizio rom della
Comunità di Sant’Egidio di Milano, Stefano Pasta, racconta: “Le storie di
solitudine e di povertà sono molto diverse tra di loro. Forse il tratto che
accomuna povertà diverse è trovarsi isolati a un certo punto della vita.
Parliamo di famiglie, bambini, persone anziane e sole”. Un cambio di prospettiva
che aiuta a decostruire la narrazione sulle persone al margine, che spesso
vengono deumanizzate: “I poveri non sono una categoria, ma persone con cui si
può vivere una familiarità anche nel giorno di Natale”.
Temi come la povertà e la marginalità sociale non trovano grande spazio
nell’agenda politica, nonostante siano di triste attualità visto che in Italia
il 10% dei residenti è in povertà assoluta secondo gli ultimi dati Istat.
Stefano Pasta racconta che i processi di impoverimento hanno diverse cause, tra
cui l’aumento del costo della vita, l’emergenza abitativa e le cure mediche. Non
a caso, la Comunità di Sant’Egidio ha anche lanciato un appello per mettere in
luce le dinamiche di esclusione sociale in grandi città come Roma e Milano.
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In situazioni simili, ricorrenze come il giorno di Natale hanno un significato
diverso, un peso diverso: “Le giornate di festa rischiano di essere le più
tristi a causa dei ricordi oppure del peso sociale, magari perché il Natale è
uguale a tutti gli altri giorni”. Ecco quindi lo scopo dell’iniziativa: “Il
pranzo di Natale è il pranzo di famiglia più importante dell’anno, e noi
decidiamo di passarlo con la famiglia di Sant’Egidio. Non è un unicum, è dentro
una storia di amicizia e familiarità che dura tutto l’anno”. Dei veri e propri
“legami” per contrastare la solitudine, come li chiama Pasta. I pranzi saranno
undici e vedranno la presenza di circa duemila persone, tra cui: le famiglie di
scuola della pace, persone senza fissa dimora, persone anziane dalle rsa e dagli
istituti, persone profughe, persone della comunità rom e persone iscritte alla
scuole di lingua e cultura italiana.
La Comunità di Sant’Egidio invita le persone a supportare l’iniziativa con il
gesto del dono, ma a una condizione: “Chiediamo di regalare una cosa nuova,
qualcosa che restituisca dignità alla persona: proprio come in famiglia”. Dopo
la raccolta, infatti, i regali verranno abbinati e distribuiti alle persone in
base ai loro bisogni.
Questo l’elenco degli oggetti che si possono donare: giochi per bambine e
bambini di tutte le età (preferibilmente non in scatola), gift card per
adolescenti, articoli sportivi come palloni da calcio o da pallavolo, indumenti
e accessori femminili e maschili, biancheria e casalinghi, plaid per le persone
anziane. Chi volesse partecipare a Milano, può consegnare i pacchi sabato 20
dicembre in via Olivetani 3, dalle 10 alle 18. Per ulteriori informazioni
sull’iniziativa basta visitare consultare questo link.
L'articolo La Comunità di Sant’Egidio raccoglie doni per il pranzo di Natale:
“Ci troveremo tutti insieme a tavola contro la solitudine” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
A novembre 2025 l’inflazione è rallentata. L’indice nazionale dei prezzi al
consumo per l’intera collettività registra una diminuzione dello 0,2% rispetto a
ottobre e una crescita dell’1,1% su base annua, in calo sia rispetto alla stima
preliminare (+1,2%) sia rispetto al mese precedente. Si tratta del livello più
basso da gennaio, rileva l’Istat. Rallenta anche il cosiddetto carrello della
spesa, cioè i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, che passa
da +2,1% a +1,5%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto scendono
lievemente da +2,1% a +2%. L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e
degli alimentari freschi, si attesta all’1,7%, in calo dall’1,9%, come anche
quella calcolata escludendo i soli beni energetici.
Incidono sulla dinamica complessiva soprattutto il rallentamento dei prezzi
degli alimentari non lavorati (+1,1% da +1,9%), il calo degli energetici
regolamentati (-3,2% da -0,5%) e la frenata di alcune tipologie di servizi, in
particolare i trasporti (+0,9% da +2%). Solo in parte questi effetti sono
compensati dalla minore flessione degli energetici non regolamentati (-4,3% da
-4,9%).
Nel dettaglio, i prezzi dei beni rallentano ulteriormente (+0,1% da +0,2%),
mentre quelli dei servizi scendono dal +2,6% al +2,3%. Il differenziale tra
servizi e beni si riduce così a 2,2 punti percentuali, dai 2,4 del mese prima.
La flessione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto il calo dei
prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,6%) e
dei servizi relativi ai trasporti (-1,3%), per effetti in larga parte
stagionali.
Sul fronte alimentare, l’Istat segnala un alleggerimento della spesa delle
famiglie: la crescita dei prezzi del comparto rallenta dal +2,3% al +1,8%. La
frenata riguarda sia gli alimentari lavorati (+2,1% da +2,5%) sia quelli non
lavorati (+1,1% da +1,9%). In particolare, i prezzi della frutta fresca o
refrigerata registrano un’inversione di tendenza, passando da +0,8% a -1,6%,
mentre quelli dei vegetali freschi diversi dalle patate accentuano la flessione,
da -6,4% a -8,2%.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) scende dello 0,2% su base
mensile e cresce dell’1,1% su base annua, in rallentamento dal +1,3% di ottobre.
L’indice FOI, al netto dei tabacchi, registra infine un -0,1% congiunturale e un
+1,0% tendenziale. L’inflazione acquisita per il 2025 è pari all’1,5% per
l’indice generale e all’1,8% per la componente di fondo.
L'articolo Inflazione in frenata a novembre. Il carrello della spesa rallenta,
ma sale comunque dell’1,5% anno su anno proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’industria italiana è alle corde. A ottobre l’indice destagionalizzato della
produzione industriale è diminuito ancora, dell’1% rispetto a settembre e dello
0,3% su base annua. E la media del trimestre agosto-ottobre segna un decremento
dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti, stando alle rilevazioni dell’Istat.
“Il rimbalzo di settembre era solo un effetto tecnico dovuto al crollo di
agosto: nulla ha interrotto la tendenza negativa”, commenta il segretario
confederale della Cgil Gino Giove. “La realtà è ben diversa dalla narrazione del
governo e del Ministro Urso, che restano assenti“.
“Dato pessimo”, aggiunge Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale
Consumatori. “Il ribasso maggiore si registra per i beni di consumo. Ennesima
prova del fatto che se le famiglie non hanno soldi, i commercianti non vendono e
le imprese non producono”. Il leader M5s Giuseppe Conte dal canto suo chiosa:
“Trentaduesimo crollo della produzione industriale su 36 mesi rilevati durante
il governo Meloni. Ci vuole talento!. Il presidente del Consiglio non ha niente
da dire su questo disastro? Hanno presentato una manovra che – per stessa
ammissione del Ministero dell’Economia – ha impatto nullo sulla già misera
crescita. Senza i 209 miliardi del Pnrr ora saremmo in recessione“.
I DATI ISTAT: CROLLI PER CHIMICA E TESSILE-ABBIGLIAMENTO
Su base annua, “anche l’indice corretto per gli effetti di calendario è in
flessione. Ad eccezione dei beni intermedi, tutti i principali settori di
attività mostrano riduzioni rispetto all’anno precedente”. Si registra un
aumento tendenziale solo per i beni intermedi (+1,1%) mentre mostrano un calo i
beni consumo (-2,0%), i beni strumentali (-0,7%) e l’energia (-0,2%). Le
flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di prodotti chimici (-6,6%),
nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5%), nella
fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-4,6%) e nei mezzi di
trasporto (-3,5%), mentre vanno bene l’attività estrattiva (+5,2%), la
metallurgia e fabbricazione di prodotto in metallo (+2,7%) e la fabbricazione di
articoli in gomma e materie plastiche (+2,1).
“GOVERNO ASSENTE SULLE CRISI INDUSTRIALI”
“Sulla chimica di base – denuncia Giova – il governo non ha semplicemente
sbagliato: ha scelto consapevolmente di non intervenire, lasciando depauperare
un settore strategico per tutte le filiere manifatturiere. Per quanto riguarda
l’acciaio, dopo anni di promesse, non c’è ancora una decisione seria. E
nell’automotive assistiamo a una totale sudditanza nei confronti delle imprese,
che decidono tagli, delocalizzazioni e riduzioni di volumi senza strategia
nazionale né alcun reale indirizzo pubblico”. Inoltre, aggiunge, “le tante crisi
aziendali vanno affrontate nel quadro di una più complessiva politica
industriale e non semplicemente con l’uso di ammortizzatori sociali“. “Se il
compito del Governo è quello di garantire stabilità, affidabilità e credibilità,
sarebbe opportuno cambiare rotta, a partire dalla legge di bilancio 2026. Per
questo la Cgil ha proclamato lo sciopero generale del 12 dicembre: in tutte le
piazze italiane i lavoratori e le lavoratrici chiederanno lavoro stabile,
investimenti, futuro”.
L'articolo Produzione industriale giù dell’1% a ottobre. “Disastro, è il
trentaduesimo crollo su 36 mesi di governo Meloni” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
A novembre, mentre dalle audizioni sulla manovra emergeva come gli italiani non
possano aspettarsi grande sollievo dalle misure di finanza pubblica messe in
campo dal governo, la fiducia dei consumatori è crollata. L’Istat ha rilevato
che l’indice è sceso da 97,6 a 95, il valore più basso da aprile. Un andamento
che stride con il progresso della fiducia delle imprese, in salita da 94,4 a
96,1. L’Unione nazionale consumatori paventa “una possibile gelata sui consumi
di Natale” e Federconsumatori attacca: “Non potrebbe essere diversamente in una
situazione in cui le condizioni delle famiglie peggiorano di giorno in giorno e
non c’è nessun provvedimento all’orizzonte per migliorarle”.
Tra i consumatori, l’istituto di statistica evidenzia un diffuso deterioramento
delle opinioni, ancora più marcato sulla situazione futura: il clima economico
cala da 99,3 a 96,5, il clima personale scende da 97 a 94,5, quello corrente
passa da 100,2 a 98,6 e quello futuro diminuisce da 94,1 a 90,2. Con riferimento
alle imprese, invece, l’indice aumenta nei servizi di mercato (da 95,1 a 97,7) e
nel commercio al dettaglio (da 105,2 a 107,3) e cresce anche nell’industria
manifatturiera (da 88,4 a 89,6), mentre cala nelle costruzioni da 103,2 a 102,6.
“Crollano sia il giudizio che le attese sulla situazione della famiglia,
rispettivamente di 3,5 e di 4,4 punti percentuali”, commenta Massimiliano Dona,
presidente dell’Unione nazionale consumatori. “Come se non bastasse, scendono
anche le opportunità attuali di acquistare beni durevoli, ossia proprio quei
prodotti che tipicamente si acquistano a Natale. Se a questo si aggiunge che a
novembre è scattato anche il bonus elettrodomestici, il quadro diventa
sconfortante e attesta la gravità della situazione, con i consumi al palo e la
crescita asfittica del Pil, tendenze contro le quali la manovra di bilancio di
quest’anno non fa nulla, dato che il 62,2% delle risorse aiuterà il 20% più
ricco della popolazione, come attestano i dati Istat”.
“È necessario un intervento deciso e immediato da parte del governo per arginare
questa situazione e dare risposte ai cittadini”, avvisa Federconsumatori, che
chiede misure per rimodulare l’Iva sui beni di largo consumo, creare un Fondo di
contrasto alla povertà energetica e alla povertà alimentare, risorse adeguate
per sanità pubblica e diritto allo studio e una riforma fiscale equa, che
sostenga i redditi bassi e medi.
L’Ufficio studi Confcommercio rincara: “Anche se le interviste si sono svolte
prima dell’inizio della Black Week, quindi senza incorporare pienamente la
percezione favorevole di apertura della più importante stagione degli acquisti –
dal Black Friday ai consumi di dicembre e, passando per il Natale, quelli legati
ai saldi invernali – il segnale proveniente dalle famiglie non è dei più
rassicuranti. Sensazioni, queste, in netta controtendenza con le indicazioni
degli imprenditori, in particolare di quelli operanti nel turismo e nel
commercio al dettaglio, che mostrano apprezzabili segnali di recupero della
fiducia con attese favorevoli per le dinamiche della domanda nei mesi finali
dell’anno”.
L'articolo A novembre crolla la fiducia dei consumatori. “Possibile gelata sui
consumi di Natale” proviene da Il Fatto Quotidiano.