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Che smacco per Malagò: perde la corsa a un posto nell’esecutivo del Cio, beffato in casa dal cileno Ilic
Sognava di essere eletto proprio in Italia, e poi di farsi le Olimpiadi di Milano-Cortina da presidente (del Comitato organizzatore) e pure da fresco membro dell’esecutivo Cio. Praticamente un trionfo. Invece è finita, se non proprio con un’umiliazione, certamente con una beffa: battuto – o come si suol dire in gergo “trombato” – per un solo voto e in casa propria nella corsa ad un posto prestigioso nel consiglio dei ministri dello sport mondiale. Giovanni Malagò coltiva da anni il progetto di una carriera internazionale, visto che la politica italiana fin qui non l’ha mai troppo attratto. È diventato membro Cio nel 2018, poi ha favorito l’elezione tra gli atleti della sua protetta Federica Pellegrini. In passato si era parlato addirittura di una possibile candidatura alla presidenza, ma all’ultimo giro in cui è stata eletta la sudafricana Kirsty Coventry i tempi erano decisamente prematuri. Proprio l’elezione di Coventry, però, ha liberato un posto nell’esecutivo Cio, il gruppo ristretto che prende le decisioni più importanti, direttamente sotto il presidente. L’occasione ideale per fare un ulteriore avanzamento, tanto più che il voto si teneva a Milano, nella sessione Cio che tradizionalmente precede l’inizio dei Giochi. Da padrone di casa, e con un solo rivale, Malagò si presentava da favorito. Invece è andata male. Anzi malissimo: Malagò ha perso di un’incollatura contro il cileno Neven Ilic: al primo giro avevano preso 48 voti a testa, al secondo è stata decisiva un’astensione. Ha pagato una serie di circostanze sfavorevoli. Nelle dinamiche della geopolitica sportiva, un cileno era comunque più adatto a prendere il posto di Coventry, donna sudafricana, tanto più che il Sudamerica ha soltanto un altro rappresentante nel board, dove invece l’Europa è in larga maggioranza e l’Italia può contare già su Ivo Ferriani (il n.1 mondiale del bob). E probabilmente lo stesso Malagò, che era molto vicino all’ex presidente Thomas Bach (che in passato lo ha spalleggiato nelle battaglie contro il governo italiano), sembra diventato più marginale nella nuova gestione Coventry. Malagò ostenta sportività: “Accetto con serenità l’esito del voto”, ha detto dopo la proclamazione del rivale. “Sono arrivato a pareggiare i suoi voti in pochi giorni di campagna”. Ma in realtà ci teneva tantissimo e ci lavorava da tempo. Lo smacco è clamoroso. Non è la prima volta che capita: c’è infatti l’illustre precedente di Mario Pescante, che proprio nella sessione di Torino 2006 non riuscì a diventare vicepresidente. Evidentemente le Olimpiadi di casa non portano bene ai nostri dirigenti, ma oltre la cabala ci dev’essere di più. La morale è che il prestigio che Malagò si è sempre (auto) riconosciuto a livello internazionale forse era stato un po’ sovrastimato. Ormai isolato in Italia, dove le continue polemiche contro politica e governo lo hanno portato a perdere consenso nel suo stesso mondo (vedi l’ultima batosta sulla scelta della governance delle Olimpiadi giovanili di Valtellina 2028). Irrilevante anche nel mondo. Gli restano i Giochi di Milano-Cortina da presidente, queste tre settimane ancora da protagonista. E poi un futuro da reinventare. L'articolo Che smacco per Malagò: perde la corsa a un posto nell’esecutivo del Cio, beffato in casa dal cileno Ilic proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ci sarà una sorpresa di Mattarella alla cerimonia d’apertura”: la gaffe di Bulbarelli (RaiSport) sulle Olimipiadi. Malagò smentisce subito
“Non posso anticipare ulteriori dettagli sulla cerimonia di apertura. Posso solo dirvi che ci sarà una sorpresa clamorosa del capo dello Stato, Sergio Mattarella, paragonabile a quanto avvenuto a Londra 2012 con la regina Elisabetta e James Bond“. Il vicedirettore delegato di Raisport Auro Bulbarelli, telecronista della serata inaugurale dei Giochi di Milano Cortina, il 6 febbraio a San Siro, ha rivelato una “sorpresa clamorosa” in vista dell’apertura delle Olimpiadi invernali. Ma era un annuncio da non fare. O meglio, avrebbe dovuto darlo il Quirinale. Motivo per cui Bulbarelli è stato smentito pubblicamente – e in tempi abbastanza rapidi – dal presidente del Coni Giovanni Malagò. “Le dichiarazioni sensazionalistiche rilasciate oggi dal giornalista Rai Auro Bulbarelli in merito alla partecipazione del Presidente della Repubblica alla cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 sono destituite di ogni fondamento“, ha esordito in una nota Malagò. Il Presidente della Repubblica – secondo quanto spiegato dal presidente del Coni nella nota ufficiale – sarà accolto venerdì 6 febbraio allo stadio San Siro dalla Presidente del Comitato Olimpico internazionale Kirsty Coventry e seguirà un protocollo già definito da tempo col Quirinale, ma “qualsiasi altra considerazione – con paragoni di cerimonie avvenute del passato – è frutto di fantasia“, ha concluso Malagò. Il riferimento è alla frase di Bulbarelli “paragonabile a quanto avvenuto a Londra 2012 con la regina Elisabetta e James Bond”, ovvero quando due stuntman impersonarono la regina e Daniel Craig mentre atterravano all’interno dell’Olympic Park con un paracadute. Dal Colle trapela la “forte irritazione” per l’anticipazione non concordata. L’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi, anche lui ignaro dell’annuncio, ha sentito Bulbarelli e il direttore di RaiSport Paolo Petrecca. Sempre secondo il quotidiano online, i vertici Rai valutano di togliere a Bulbarelli la telecronaca della cerimonia d’apertura “per ragioni di opportunità“. L'articolo “Ci sarà una sorpresa di Mattarella alla cerimonia d’apertura”: la gaffe di Bulbarelli (RaiSport) sulle Olimipiadi. Malagò smentisce subito proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La guerra per l’ultima poltrona dei Giochi: Manuela Di Centa eletta presidente di Valtellina 2028, l’unico voto contrario è di Malagò
Venerdì 6 febbraio, la grande cerimonia d’apertura dei Giochi di Milano-Cortina 2026. Ma da quelle parti si sono già portati avanti per prolungare il carrozzone olimpico di altri due anni con Valtellina 2028, i Giochi giovanili che pure si terranno in Italia. E adesso hanno anche un presidente: l’ex olimpionica Manuela Di Centa, con buona pace di Malagò. Gli Youth Olympics sono una manifestazione riservata a ragazzi tra i 15 e i 18 anni, che il Comitato olimpico internazionale (CIO) organizza da circa una decina d’anni sulla falsariga delle Olimpiadi dei grandi. Partecipano quasi tutti i Paesi, con oltre un migliaio di atleti. L’ultima edizione 2024 si è tenuta a Gangwon, Corea del Sud, sulla scia di Pyeongchang 2018. Ed è lo stesso motivo per cui l’Italia è stata candidata unica per il 2028. L’assegnazione è tardata per le ripetute figuracce e ritardi dell’Italia su Milano-Cortina, ma non è mai stata realmente in dubbio. Pochi onori e tanti oneri: l’evento non ha alcun appeal mediatico ma porta un sacco di rogne e spese, infatti il governo ha già stanziato 10 milioni di euro. Complessivamente il costo dovrebbe aggirarsi intorno ai 65 milioni, di cui una ventina messi dal Cio e il resto pubblici. Ma come insegna la lezione di Milano-Cortina c’è tutto il tempo per sforare il budget. Ciononostante, l’Italia li ha fortemente voluti per la cosiddetta “eredità olimpica”: formula elegante per dire che così si potranno tenere in vita per due anni in più i costosissimi ed inutili impianti costruiti per il 2026 (come la pista di bob), dare un contentino agli esclusi (il pattinaggio a Baselga di Pinè), e in generale mantenere il circo che ruota intorno ai Giochi, finanziamenti, personale, poltrone. La prima, la più importante, è stata appena assegnata. Come aveva anticipato Il Fatto, per il ruolo di presidente è stata scelta Manuela Di Centa, olimpionica di sci di fondo ed ex parlamentare di Forza Italia, pupilla del ministro Abodi (l’altro favorito, il leghista Antonio Rossi, potrebbe comunque avere un ruolo manageriale). A differenza di Milano-Cortina, stavolta la politica ha preteso per sé la guida del Comitato organizzatore: il Cio ha dato il via libera, purché il presidente fosse uno sportivo. E la Di Centa – che ha vinto sei medaglie ai Giochi, due d’oro a Lillehammer ’94, ed è pure membro onorario del Cio – rispetta certamente il requisito. Infatti la nomina è filata liscia: Di Centa è stata eletta all’unanimità dal Consiglio di Valtellina 2028, composto dal Coni e dai rappresentanti governativi, con una sola eccezione. L’unico a non votare per lei è stato Giovanni Malagò: l’ex numero uno dello sport italiano e oggi presidente della Fondazione Milano-Cortina si è astenuto formalmente in polemica con lo statuto del Comitato (peccato che l’abbia scritto proprio il Coni sotto la sua gestione). In realtà, non è un mistero che Malagò non abbia mai digerito la consulenza della Di Centa per i “nemici” di Sport e Salute. E i più maligni aggiungono che, sotto sotto, avrebbe voluto farlo proprio lui il presidente. Comunque sia, resta il paradosso di un membro Cio che non appoggia un altro membro Cio, alla vigilia dei Giochi italiani in cui tutto il mondo olimpico si ritroverà a Milano-Cortina. Una brutta figura, che certifica anche l’isolamento di Malagò. X: @lVendemiale L'articolo La guerra per l’ultima poltrona dei Giochi: Manuela Di Centa eletta presidente di Valtellina 2028, l’unico voto contrario è di Malagò proviene da Il Fatto Quotidiano.
Andrea Abodi
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La soluzione del governo per salvare il bilancio traballante del Coni? Una bella lotteria (in barba alla lotta alla ludopatia)
L’hanno chiamato “Win for Italia Team”, “Vinci per la nazionale italiana”. Ma il nome, neanche troppo accattivante, non cambia la sostanza: in manovra spunta l’ennesimo gioco d’azzardo di Stato, seppure pensato con un nobile (?) intento. Sistemare il bilancio traballante del Coni, che perde milioni ogni anno. È una delle misure previste nell’ultimo pacchetto di riformulazioni alla Legge di Bilancio arrivata in commissione al Senato. I dettagli dovranno essere regolati da un provvedimento direttoriale dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli entro 60 giorni dall’approvazione della legge. Intanto si può dire che si tratterà di un gioco numerico a totalizzatore, quindi sostanzialmente una lotteria, senza alcuna attinenza con i risultati sportivi. Dovrebbe sfruttare una licenza esistente di Sisal, che così potrà diventare una specie di “sponsor” del Coni, visto che saranno previste partnership e iniziative promozionali con le nazionali olimpiche. Il 65% della raccolta sarà destinato a montepremi (in linea con quanto previsto per i giochi simili), il 26,5% finirà nelle casse del Coni per il finanziamento dei progetti dell’Italia Team. Alla proposta hanno lavorato per mesi i tecnici del Coni, insieme a quelli del governo, in particolare del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia dei Monopoli. Per certi versi, si tratta di un ritorno all’antico: per decenni il Comitato olimpico e l’intero movimento si sono retti sui proventi del vecchio Totocalcio: una soluzione studiata nel dopoguerra dallo storico presidente Onesti e da niente di meno che un giovanissimo Giulio Andreotti, per superare il problema della dipendenza dalla politica dopo il fascismo. Un sistema che è andato avanti fino al 2003, quando dopo la riforma del settore si è tornati ad un finanziamento governativo, istituzionalizzato di recente dall’ex ministro Giorgetti nel 2018. E proprio l’esperienza del passato, evidentemente, ha fornito ispirazione per superare le difficoltà del presente. Come raccontato più volte di recente dal Fatto, il bilancio del Coni è diventato un colabrodo negli ultimi anni, dopo che la riforma di Giorgetti ha spostato soldi e potere alla partecipata Sport e Salute. Il Comitato semplicemente spende più di quanto possa permettersi, soprattutto nell’anno olimpico: i conti non stanno in piedi e il governo era costretto sistematicamente a rabboccare il finanziamento annuale per metterci una pezza. Era successo lo scorso anno, quando il governo aveva attinto dal tesoretto del 32% spettante allo sport, ma il problema si riproporrà anche nel 2026. Dunque, al netto di queste toppe, era necessario trovare una soluzione strutturale. Detto, fatto. L’addio di Malagò – che negli ultimi anni aveva creato per i suoi interessi personali un clima di conflittualità permanente con la politica – e la ripresa di un dialogo collaborativo col governo favorito dal nuovo presidente Buonfiglio, ha portato ad una soluzione al primo colpo, in questa manovra. Nella Legge di Bilancio erano già stati stanziati, a partire dal 2027, 10 milioni di euro in più all’anno per il Comitato. Adesso si aggiunge “Win for Italia Team”, col 26,5% della sua raccolta: chiaro che questi introiti – essendo il gioco ancora in fase di lancio – sono ancora tutti da quantificare. Ma comunque, tra gli uni e gli altri, il Coni (senza Malagò) dovrebbe aver risolto per anni i suoi problemi. Certo, qualcuno potrebbe far notare che questo non è nemmeno un gioco sullo sport, ma solo per lo sport. Chiedersi se le scommesse, senza alcuna componente di merito come invece poteva avere il caro vecchio Totocalcio, siano davvero lo strumento migliore per finanziare lo sport italiano. Obiettare che il gioco d’azzardo non è compatibile coi suoi valori, e con la lotta alla ludopatia sbandierata da tutti i politici. Però son sempre soldi. X: @lVendemiale L'articolo La soluzione del governo per salvare il bilancio traballante del Coni? Una bella lotteria (in barba alla lotta alla ludopatia) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milano-Cortina 2026, Malagò sulla tregua olimpica: “Buone premesse, siamo soddisfatti. Anche la Russia ha votato a favore”
“Non voglio dire che ci ha molto sorpresi, però sicuramente siamo usciti clamorosamente soddisfatti perché erano 165 i Paesi presenti – tra cui la Russia – e hanno tutti accettato la risoluzione”. Lo ha detto a Rtl 102.5 il presidente della Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò, a proposito della tregua olimpica in vista dei giochi invernali in Italia, tema sottolineato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante l’accensione del braciere olimpico. “Siamo andati due settimane fa al Palazzo delle Nazioni Unite come delegazione del Comitato Olimpico Internazionale con la Presidente Kirsty Coventry, un’ex atleta molto importante, bi-medagliata olimpica”, ha spiegato Malagò che ha poi proseguito: “Abbiamo portato avanti quello che è un elemento cardine del nostro mondo, la nostra carta statutaria, che poi è la carta olimpica, su cui partendo da quello che è la tradizione 780 a.C. dall’antica Grecia, da una settimana prima della cerimonia inaugurale a una settimana dopo la chiusura delle Paralimpiadi, quindi un lasso di tempo complessivamente di quasi due mesi, si devono fermare qualsiasi attività legate a conflitti bellici e la Russia ha votato a favore”. Non c’è ancora una decisione definitiva sulla tregua olimpica, ma dopo i voti, Malagò ha dichiarato che “oggi ci sono delle premesse per cui questo magari avvenga”. Il presidente della Fondazione Milano-Cortina ha proseguito: “Io non posso sbilanciarmi, certo è che se non ci fosse stato neanche il voto a favore, direi che la speranza già sarebbe stata molto più affievolita. Poi c’è tutta la dinamica sul fatto che gli atleti vengono comunque in forma individuale anche senza l’inno alla bandiera. Sarebbe un segnale fortissimo che durante le competizioni olimpiche nel nostro paese si potesse rispettare questo momento di pace e di tregua, che magari si parte così e si va avanti così”. Poi Malagò ha però precisato: “Però questo non fa parte del mio mestiere di dirigente sportivo, ma fa parte di chi si occupa di politica”. Il presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026 ha infine parlato anche del discorso legato ai biglietti: “Come al solito c’è un pizzico di verità ma c’è tanta disinformazione e poi c’è qualcuno che si diverte probabilmente a raccontare la favola solo da un punto di vista. C’è una quantità molto importante di biglietti, quasi il 50% che è sotto i 40 euro di tutte le manifestazioni, qualche una addirittura sotto i 20 euro”, ha concluso facendo riferimento sia ai giochi olimpici (dove i prezzi salgono notevolmente) e paralimpici. L'articolo Milano-Cortina 2026, Malagò sulla tregua olimpica: “Buone premesse, siamo soddisfatti. Anche la Russia ha votato a favore” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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