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America’s Cup, chi vincerà tra i 52mila ‘richiedenti posto barca’ e chi invece chiede la bonifica di Bagnoli?
L’idea che Ippodamo di Mileto e i pitagorici abbiano disegnato Neapolis (l’antica Napoli, fondata intorno al 470 a.C.) è una tesi affascinante e supportata da autorevoli studi di urbanistica greca, sebbene non esistano documenti autografi che ne certifichino la paternità diretta. Ippodamo è considerato il padre dell’urbanistica razionale, noto per il suo “piano a scacchiera” (impianto ippodameo) con strade ortogonali (che si incrociano a 90 gradi). Neapolis fu pianificata proprio secondo questo schema, con plateiai (strade larghe est-ovest) e stenopoi (strade strette nord-sud) che formavano isolati regolari. Alcuni studiosi hanno evidenziato anche che la struttura urbana di Neapolis presenta una precisa geometria, coerente con le conoscenze matematiche e filosofiche dei pitagorici, che erano molto influenti nella Magna Grecia in quel periodo. Studi recenti sulla Forma Urbis Neapolis suggeriscono che il tracciato viario incorpori calcoli basati sulla “sezione aurea” e sul quadrato, evidenziando un approccio teorico alla progettazione, tipico della scuola pitagorica. Ippodamo era noto per progettare città ideali basate su principi di equità e ordine, filosofia che si sposa bene con la struttura ordinata della “città nuova” (Neapolis) costruita dai Cumani. La Neapolis greca del 470 a C è stata progettata per essere la Città del Sole e di Partenope: la città dove vivere innanzitutto in un luogo salubre. La città di Napoli del 2026 d.C. è diventata invece la città con i dati sanitari peggiori di Italia perché è la metropoli italiana con la qualità di vita peggiore e l’ambiente più inquinato! Lo studio archeoastronomico dimostra che la griglia stradale di Neapolis fu progettata come un microcosmo ispirato dalla cosmologia di Pitagora basato sull’armonia della sezione aurea che metteva il sole divino al centro di un universo armonico di dieci sfere concentriche. Scampia ha molto più verde del Vomero e del Centro Storico di Napoli, oltre il 70% del verde complessivo di Napoli, ma a Scampia ancora oggi ci si ammala e si muore molto di più di dove – nella stessa Napoli – non esiste un metro quadro di verde pubblico, come nel centro storico. Quelli che nascono e vivono oggi a Posillipo (luogo che lenisce il dolore) e si affacciano sul golfo più bello del mondo guardano sotto di loro i fumi immensi del porto che uccidono i napoletani di Napoli est (Neapolis originale), mentre dall’altro lato pur con l’Italsider spenta da 30 anni i veleni interrati o accumulati nella colmata a mare a Bagnoli continuano ad uccidere ancora oggi i cittadini napoletani che ci vivono accanto. Incredibilmente, e accade soltanto a Napoli, tutti hanno ancora gli stessi dati di incidenza e mortalità per cancro di chi vive lontano, nell’isola di Capri, sullo sfondo di quel meraviglioso panorama del Golfo. Da solo e combattendo contro tutto e tutti sono riuscito nella riunione in Prefettura dello scorso 27 febbraio 2026 ad ottenere che la Asl 1 entro 60 giorni produca i dati suddivisi per distretto sanitario in grado di specificare finalmente quanto come e perché a Bagnoli e Napoli est ci si ammali e si muoia di cancro più che a Posillipo e al Vomero. Non lo doveva sapere nessuno! Nei soli ultimi dieci anni, data una concentrazione di auto di circa 61 auto/100 residenti (Parigi 49!) il peso delle sole auto che incombe sulle nostre strettissime strade ippodamee è aumentato di oltre 300mila tonnellate, con auto che si allargano sempre di più per i napoletani ricchi e invecchiano sempre di più per i napoletani poveri, con oltre 35mila auto targate Polonia. Quegli stessi napoletani che pesano sempre di più sulle strettissime strade greche del centro storico con auto sempre più grandi da centinaia di migliaia di euro, lavorando e incassando in nero da Posillipo a Chiaia al Vomero, hanno anche bisogno ufficialmente di circa 52mila posti barca su un totale di 950mila abitanti (mentre a Bagnoli oggi vivono in circa 35mila) e premono su chiunque governi Napoli per avere almeno 40mila posti barca tra Napoli est Porto, Mergellina e Bagnoli. Gioia infinita dunque, e accordo politico bipartisan immediato quando hanno saputo che dall’estero ci portano 1.2 miliardi di euro soltanto per veleggiare qualche mese nel Golfo con l’America’s Cup. Bagnoli viene quindi abbandonata al suo destino di “bonifica” e “riqualificazione urbana” ad horas, dopo che lo Stato italiano ha buttato, per nulla, sino ad oggi ben oltre 400 milioni di euro. Chi vincerà tra i 52mila “richiedenti posto barca” in gran parte evasori fiscali e i 35mila cittadini bagnolesi che rivendicano decine di anni di mancata bonifica a norma e rispetto dei patti per una spiaggia pubblica che deve sparire per fare spazio ai posti barca? L’esito sembra scontato. L'articolo America’s Cup, chi vincerà tra i 52mila ‘richiedenti posto barca’ e chi invece chiede la bonifica di Bagnoli? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bagnoli, partono le indagini: pool di pm al lavoro sugli esposti dei comitati cittadini ‘No America’s Cup’
C’è una indagine sui lavori a Bagnoli, l’ex area industriale di Napoli. L’ha aperta la Procura di Napoli dopo alcuni esposti dei comitati che si oppongono ai progetti e ai lavori preparatori all’arrivo dell’America’s Cup di vela. Nella giornata di ieri un pool di quattro pm ha effettuato un sopralluogo sull’area. Non ci sono indagati. Secondo quanto si è appreso le inchieste sarebbero due, per sciogliere i nodi sollevati dai diversi esposti preparati dagli avvocati Domenico Ciruzzi ed Elena Coccia a nome dei residenti di Bagnoli. Il primo è quello relativo ai presunti danni alla salute e all’ambiente. Il secondo riguarda le procedure di pubblica amministrazione relative a progetti ed appalti degli interventi di riqualificazione e di realizzazione dei Village per i team velici. Sul posto di Napoli ovest si sono recati i magistrati della V sezione (“Tutela ambiente e territorio”, procuratore aggiunto Antonio Ricci) dell’ufficio inquirente coordinato dal procuratore Nicola Gratteri. Tre giorni fa una delegazione di cittadini del quartiere, accompagnati dai propri avvocati, è stata ricevuta dai sostituti procuratori Domenico Luca Musto e Raffaele Barella cui sono stati manifestati timori sui rischi sanitari a cui sarebbe esposta la popolazione proprio a causa dei lavori per l’Americàs Cup del 2027. Il sopralluogo è avvenuto dopo le tensioni dei giorni scorsi, i numerosi blocchi stradali ai camion impegnati per rifornire i cantieri, la scritta offensiva apparsa contro il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Il sindaco, in qualità di commissario di governo, è intervenuto dopo aver appreso la notizia del sopralluogo: “Siamo pronti a collaborare con la Procura fornendo ogni chiarimento e documento utile, nell’ottica della massima trasparenza su tutte le attività in corso nel Sin di Bagnoli, riponendo piena fiducia nell’operato della magistratura”. Dove Sin è acronimo di Siti di Interesse Nazionale: aree geografiche estese e contaminate individuate dal Ministero dell’Ambiente che necessitano di interventi urgenti di bonifica. Zone a rischio sanitario e ambientale, la cui gestione è di competenza nazionale. L'articolo Bagnoli, partono le indagini: pool di pm al lavoro sugli esposti dei comitati cittadini ‘No America’s Cup’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Quale idea di città ha in mente Manfredi per Bagnoli e per Napoli? Il sindaco risponda pubblicamente
di Francesco Miragliuolo* Il servizio di Report dell’11 gennaio 2026 sulla bonifica e riqualificazione dell’area di Bagnoli-Coroglio ha riacceso interrogativi che non sono solo tecnici, ma anche di metodo e di trasparenza nella gestione pubblica del procedimento. Nel confronto con il giornalista, il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che opera anche come Commissario straordinario di Governo per Bagnoli, è apparso in difficoltà su alcuni punti di merito. Le questioni emerse, e riprese nel dibattito pubblico, si concentrano soprattutto su due profili. Il primo riguarda la direzione che sembra prendere il progetto, almeno per come appare dai rendering e dalle comunicazioni legate all’America’s Cup. Si intravede l’idea di un polo nautico e di un rafforzamento delle funzioni portuali. Il rischio è che questo venga percepito come uno spostamento rispetto ai capisaldi annunciati da anni: mare libero e gratuito, grande parco urbano e un parco dello sport realmente fruibile. Su questo punto il sindaco afferma che le opere previste sarebbero temporanee e che nel 2027 si potrà tornare a fare il bagno. Tuttavia, se nello stesso tempo si parla di un possibile rinnovo dell’evento anche nel 2029, è legittimo chiedersi quanto resterà davvero “provvisorio”. Perché se l’evento diventa stabile, anche le strutture nate per servirlo rischiano di stabilizzarsi, e ciò incide in modo permanente sul territorio e sulle promesse fatte alla città. Il secondo profilo riguarda le scelte di affidamento e i possibili conflitti di opportunità segnalati dal servizio. Qui il punto, anche quando non emergano profili di illegalità formale, è la fiducia pubblica: quando entrano in gioco soggetti economici con un ruolo rilevante e vicende pregresse sui suoli, la trasparenza non è un optional. Nel caso specifico, il servizio richiama il fatto che tra i soggetti coinvolti nell’affidamento compare Vanini, società riconducibile al gruppo Caltagirone, e che in passato lo stesso Caltagirone risultava legato alla proprietà dei suoli dell’area ex Cementir. È proprio questa sovrapposizione, tra storia dei suoli e affidamenti attuali, a sollevare un problema di opportunità politica: non basta dire “è tutto regolare”, bisogna anche rendere chiaro e verificabile perché si è scelto quel perimetro di operatori e quali garanzie sono state adottate. Per questo la domanda, alla fine, è semplice e decisiva: quali atti spiegano con chiarezza le ragioni delle scelte, le verifiche svolte e le misure di tutela adottate? Senza documenti accessibili e motivazioni comprensibili, qualunque decisione, anche corretta, diventa difficile da controllare e quindi difficile da accettare. A questo si collega un passaggio istituzionale che va chiarito bene. Anche se le gare vengono gestite operativamente da Invitalia come soggetto attuatore, il Commissario non è un soggetto “terzo” o distante. Invitalia attua, cioè mette in pratica e organizza le procedure; il Commissario indirizza e risponde politicamente della linea complessiva. In altre parole, Invitalia può curare la procedura, ma la responsabilità pubblica della coerenza del progetto, del controllo generale e della trasparenza verso la città resta in capo a chi guida la governance. È una responsabilità che non si può scaricare, perché riguarda la credibilità dell’intero processo. Su questi e altri punti, lo scorso dicembre, diverse associazioni hanno posto al sindaco nove domande chiedendo chiarezza, tra l’altro, sul perché, su richiesta dello stesso Manfredi, non si sia svolta alcuna Valutazione di Impatto Ambientale, sul perché gli atti legati all’America’s Cup risultino secretati, e soprattutto sulla tutela dei tre capisaldi: mare libero e gratuito, grande polmone verde e parco dello sport realmente fruibile. Qui si pone un problema di metodo, forse il più serio: mancano risposte e mancano luoghi pubblici dove porre queste domande in modo ordinato. In materia ambientale, la partecipazione non è un favore. La Convenzione di Aarhus impone un’idea chiara di democrazia ambientale: i cittadini devono poter accedere alle informazioni, partecipare alle decisioni che incidono sull’ambiente e avere strumenti reali di tutela. E, sul piano costituzionale, quando non si aprono spazi di confronto, si indebolisce anche il senso dell’art. 1 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo non solo nel voto, ma anche nella possibilità concreta di incidere, in modo trasparente, sulle scelte pubbliche che trasformano un territorio e la vita di una comunità. In questo contesto, nasce una domanda politica inevitabile: quale idea di città ha in mente Manfredi per Bagnoli e per Napoli? Perché Bagnoli non è un quartiere qualunque: è una ferita storica e un banco di prova per la credibilità delle istituzioni. Ed è qui che anche il ruolo del presidente della Municipalità diventa decisivo, perché dovrebbe essere un ponte tra cittadini e Comune, non un elemento di chiusura o di distanza. Il rischio, oggi, è che un’opera di risanamento e rigenerazione, attesa da decenni, venga percepita non come un progetto di diritti e di beni comuni, ma come una forma di speculazione mascherata: un’operazione dove l’evento e gli interessi economici diventano la leva per consolidare funzioni e strutture permanenti, restringendo progressivamente lo spazio del mare libero, del verde pubblico e dello sport accessibile. Per questo, al sindaco di Napoli non si chiede soltanto di rispondere a domande giornalistiche. Si chiede di rendere verificabili le scelte, con atti, motivazioni e criteri accessibili, e di riaprire spazi reali di confronto, a partire da un consiglio comunale monotematico a Bagnoli e da incontri pubblici periodici. Se il progetto cambia direzione, la città ha diritto di saperlo. Se resta fedele ai suoi capisaldi, la città ha diritto di vederlo dimostrato con fatti, tempi chiari e decisioni coerenti. Al sindaco di Napoli chiedo, dunque, non solo risposte puntuali, ma di assumere fino in fondo la responsabilità politica e morale delle decisioni che stanno orientando Bagnoli: davanti ai cittadini, nei luoghi pubblici, con documenti pubblici. * Studente di Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli e attivista politico L'articolo Quale idea di città ha in mente Manfredi per Bagnoli e per Napoli? Il sindaco risponda pubblicamente proviene da Il Fatto Quotidiano.
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America’s Cup, attivisti bloccano i camion diretti al cantiere: “Bagnoli non è in vendita” – Video
Alcuni attivisti del comitato ‘Mare Libero’ hanno bloccato per alcuni minuti il passaggio dei camion impegnati nel trasporto di materiale per i cantieri dell’America’s Cup. Il transito è stato bloccato intorno alle 6 di questa mattina in via Diocleziano all’incrocio con via Enea, nei pressi dell’area ex Italsider che sarà oggetto di importanti lavori in vista della competizione velica in programma nel 2027. Gli attivisti hanno esposto degli striscioni con le scritte “Bagnoli non è in vendita” e “Vogliamo bonifica, spiaggia e bosco” e hanno annunciato una manifestazione che si terrà sabato 7 febbraio alle ore 10 con partenza da piazza Cumana, sempre nel quartiere Bagnoli. Dopo alcuni minuti di blocco, i camion hanno ripreso il transito. Non si sono registrati problemi di ordine pubblico. “Ad oggi nessuno dà garanzie ufficiali sulla sicurezza e la salute degli abitanti – spiegano in una nota gli attivisti – d’altronde non c’è alcuna valutazione d’impatto ambientale, alcun progetto sulla successiva rimozione delle opere della Coppa America. Tutto questo con centinaia di camion tutti i giorni a complicare la viabilità in una zona rossa in crisi bradisismica”. L'articolo America’s Cup, attivisti bloccano i camion diretti al cantiere: “Bagnoli non è in vendita” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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