di Francesco Miragliuolo*
Il servizio di Report dell’11 gennaio 2026 sulla bonifica e riqualificazione
dell’area di Bagnoli-Coroglio ha riacceso interrogativi che non sono solo
tecnici, ma anche di metodo e di trasparenza nella gestione pubblica del
procedimento. Nel confronto con il giornalista, il sindaco di Napoli, Gaetano
Manfredi, che opera anche come Commissario straordinario di Governo per Bagnoli,
è apparso in difficoltà su alcuni punti di merito. Le questioni emerse, e
riprese nel dibattito pubblico, si concentrano soprattutto su due profili.
Il primo riguarda la direzione che sembra prendere il progetto, almeno per come
appare dai rendering e dalle comunicazioni legate all’America’s Cup. Si
intravede l’idea di un polo nautico e di un rafforzamento delle funzioni
portuali. Il rischio è che questo venga percepito come uno spostamento rispetto
ai capisaldi annunciati da anni: mare libero e gratuito, grande parco urbano e
un parco dello sport realmente fruibile. Su questo punto il sindaco afferma che
le opere previste sarebbero temporanee e che nel 2027 si potrà tornare a fare il
bagno. Tuttavia, se nello stesso tempo si parla di un possibile rinnovo
dell’evento anche nel 2029, è legittimo chiedersi quanto resterà davvero
“provvisorio”. Perché se l’evento diventa stabile, anche le strutture nate per
servirlo rischiano di stabilizzarsi, e ciò incide in modo permanente sul
territorio e sulle promesse fatte alla città.
Il secondo profilo riguarda le scelte di affidamento e i possibili conflitti di
opportunità segnalati dal servizio. Qui il punto, anche quando non emergano
profili di illegalità formale, è la fiducia pubblica: quando entrano in gioco
soggetti economici con un ruolo rilevante e vicende pregresse sui suoli, la
trasparenza non è un optional.
Nel caso specifico, il servizio richiama il fatto che tra i soggetti coinvolti
nell’affidamento compare Vanini, società riconducibile al gruppo Caltagirone, e
che in passato lo stesso Caltagirone risultava legato alla proprietà dei suoli
dell’area ex Cementir. È proprio questa sovrapposizione, tra storia dei suoli e
affidamenti attuali, a sollevare un problema di opportunità politica: non basta
dire “è tutto regolare”, bisogna anche rendere chiaro e verificabile perché si è
scelto quel perimetro di operatori e quali garanzie sono state adottate.
Per questo la domanda, alla fine, è semplice e decisiva: quali atti spiegano con
chiarezza le ragioni delle scelte, le verifiche svolte e le misure di tutela
adottate? Senza documenti accessibili e motivazioni comprensibili, qualunque
decisione, anche corretta, diventa difficile da controllare e quindi difficile
da accettare.
A questo si collega un passaggio istituzionale che va chiarito bene. Anche se le
gare vengono gestite operativamente da Invitalia come soggetto attuatore, il
Commissario non è un soggetto “terzo” o distante. Invitalia attua, cioè mette in
pratica e organizza le procedure; il Commissario indirizza e risponde
politicamente della linea complessiva. In altre parole, Invitalia può curare la
procedura, ma la responsabilità pubblica della coerenza del progetto, del
controllo generale e della trasparenza verso la città resta in capo a chi guida
la governance. È una responsabilità che non si può scaricare, perché riguarda la
credibilità dell’intero processo.
Su questi e altri punti, lo scorso dicembre, diverse associazioni hanno posto al
sindaco nove domande chiedendo chiarezza, tra l’altro, sul perché, su richiesta
dello stesso Manfredi, non si sia svolta alcuna Valutazione di Impatto
Ambientale, sul perché gli atti legati all’America’s Cup risultino secretati, e
soprattutto sulla tutela dei tre capisaldi: mare libero e gratuito, grande
polmone verde e parco dello sport realmente fruibile.
Qui si pone un problema di metodo, forse il più serio: mancano risposte e
mancano luoghi pubblici dove porre queste domande in modo ordinato. In materia
ambientale, la partecipazione non è un favore. La Convenzione di Aarhus impone
un’idea chiara di democrazia ambientale: i cittadini devono poter accedere alle
informazioni, partecipare alle decisioni che incidono sull’ambiente e avere
strumenti reali di tutela. E, sul piano costituzionale, quando non si aprono
spazi di confronto, si indebolisce anche il senso dell’art. 1 della
Costituzione: la sovranità appartiene al popolo non solo nel voto, ma anche
nella possibilità concreta di incidere, in modo trasparente, sulle scelte
pubbliche che trasformano un territorio e la vita di una comunità.
In questo contesto, nasce una domanda politica inevitabile: quale idea di città
ha in mente Manfredi per Bagnoli e per Napoli? Perché Bagnoli non è un quartiere
qualunque: è una ferita storica e un banco di prova per la credibilità delle
istituzioni. Ed è qui che anche il ruolo del presidente della Municipalità
diventa decisivo, perché dovrebbe essere un ponte tra cittadini e Comune, non un
elemento di chiusura o di distanza.
Il rischio, oggi, è che un’opera di risanamento e rigenerazione, attesa da
decenni, venga percepita non come un progetto di diritti e di beni comuni, ma
come una forma di speculazione mascherata: un’operazione dove l’evento e gli
interessi economici diventano la leva per consolidare funzioni e strutture
permanenti, restringendo progressivamente lo spazio del mare libero, del verde
pubblico e dello sport accessibile.
Per questo, al sindaco di Napoli non si chiede soltanto di rispondere a domande
giornalistiche. Si chiede di rendere verificabili le scelte, con atti,
motivazioni e criteri accessibili, e di riaprire spazi reali di confronto, a
partire da un consiglio comunale monotematico a Bagnoli e da incontri pubblici
periodici. Se il progetto cambia direzione, la città ha diritto di saperlo. Se
resta fedele ai suoi capisaldi, la città ha diritto di vederlo dimostrato con
fatti, tempi chiari e decisioni coerenti.
Al sindaco di Napoli chiedo, dunque, non solo risposte puntuali, ma di assumere
fino in fondo la responsabilità politica e morale delle decisioni che stanno
orientando Bagnoli: davanti ai cittadini, nei luoghi pubblici, con documenti
pubblici.
* Studente di Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli e
attivista politico
L'articolo Quale idea di città ha in mente Manfredi per Bagnoli e per Napoli? Il
sindaco risponda pubblicamente proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Gaetano Manfredi
In occasione della presentazione al Gambrinus del libro Sipario siciliano, alla
presenza del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’autore Giuseppe Cerasa
traccia un parallelo: “Napoli e Palermo sono gemellate nel bene e nel male”. Lo
scrittore Maurizio de Giovanni ha pienamente condiviso il concetto: “Ho
ritrovato Napoli in ogni pagina, un libro sull’amore verso la propria terra”.
Nei giorni scorsi, come Isde – Medici per l’ambiente, abbiamo reso nota la
tragedia dei picchi record di inquinamento dell’aria registrati a Napoli e
Palermo per il 2025, per cui esiste un terribile e micidiale “gemellaggio” tra
le due città, quello del record nazionali di biossidi di azoto, che uccidono
tantissimo soprattutto a Napoli.
Sono ormai decine di anni che la città – per assenza di un minimo di decente
prevenzione primaria e di dati sanitari, a Bagnoli e a Napoli est Porto,
sull’eccezionale inquinamento industriale ancora del tutto irrisolto – registra
picchi eccezionali (i peggiori di Italia) di patologie oncologiche ma anche di
patologie cardiovascolari e infiammatore acute, conseguenza diretta di questo
eccezionale inquinamento che mai chi (mal)governa la città ha neanche tentato di
conoscere, se escludiamo lo studio Angir realizzato da noi Medici dell’Ambiente
e dal sindaco De Magistris nel 2015.
Non avere elettrificato le banchine del Porto di Napoli per una cifra attorno ai
venti milioni di euro, all’epoca del sindaco Bassolino, in base al Progetto Aria
di Isde Medici Ambiente significa avere provocato – e nessuno ce lo contesta – i
dati peggiori di Italia di inquinamento dell’aria nel 2025, con la terribile ed
ignorata conseguenza che registriamo oggi dell’eccesso di morti non evitate:
ufficialmente, almeno il 30% in più rispetto a Milano (!), dai 2 ai 4 napoletani
uccisi in maniera evitabile ogni giorno!
Clamoroso che questo terribile “gemellaggio mortale” in atto tra Napoli e
Palermo per eccesso di biossidi di azoto sia ancora del tutto ignorato dal
nostro sindaco! A nostro parere esso è da attribuire innanzitutto ai traghetti
Napoli-Palermo che coprono la tratta quotidianamente i cui terribili fumi ci
fanno nutrire molto più che semplici dubbi sulla pessima qualità del carburante
che alimenta le caldaie diesel di tali navi. Chi deve controllare e rassicurarci
o punire? E ogni giorno, non una tantum?
I dati ormai sono chiarissimi e non occasionali. Affinché ne arrivi adeguata
conoscenza al sindaco di Napoli, nonché a tutta l’opinione pubblica, mi corre
l’obbligo di riportare il mio commento ai nostri dati nel mio ruolo di
epidemiologo e farmacoeconomista del Pascale, anticipando che specifica
relazione scritta sarà consegnata direttamente nelle mani del Prefetto Michele
di Bari nella riunione prevista con noi Medici dell’Ambiente in Prefettura in
data 30 gennaio 2026:
Ogni mattina che vengo al lavoro al Pascale vedo file sempre più lunghe e sempre
più ammalati gravi che lottano per sopravvivere. I nostri dati, elaborati con
intelligenza artificiale sulle ARPA regionali, mostrano per Napoli e Palermo un
picco eccezionale non tanto di PM10 o PM2.5, ma di biossidi di azoto,
chiaramente legati allo sviluppo del Porto senza adeguata sostenibilità
ambientale. L’elettrificazione delle banchine, prevista da oltre vent’anni, non
è mai stata realizzata. E ora i costi li paghiamo in salute: abbiamo stimato non
meno di 4 morti evitabili al giorno a Napoli.
Elettrificare le banchine del Porto costerebbe 30 milioni di euro: esattamente
la metà dei farmaci ad alto costo che il Pascale spende in un anno per curare
patologie tumorali causate anche dal biossido di azoto, che incide su ictus,
infarti, asma, Parkinson, Alzheimer, autismo. Il dovere dei medici non è solo
curare: è impedire che le persone si ammalino, imponendo la Prevenzione
Primaria. Serve un Porto sostenibile e un turismo sostenibile. Senza questo,
Napoli continuerà ad avere i peggiori dati sanitari d’Italia.
Ci auguriamo che i nostri dati arrivino ai responsabili del governo della città
di Napoli, ma non soltanto per ricordare le responsabilità evidenti dei
precedenti sindaci, in particolare Bassolino, ma anche e soprattutto per
assumersi le proprie oggi dal momento che continuiamo a registrare i peggiori
dati sanitari di Italia. Adesso non abbiamo neanche i soldi per curarci!
L'articolo Napoli e Palermo unite in un gemellaggio mortale: perché noi medici
per l’ambiente denunciamo i biossidi d’azoto proviene da Il Fatto Quotidiano.
‹ ›
1 / 5
EVENTO "SENZA TREGUA" LIFE FOR GAZA NAPOLI
‹ ›
2 / 5
EVENTO "SENZA TREGUA" LIFE FOR GAZA NAPOLI
‹ ›
3 / 5
EVENTO "SENZA TREGUA" LIFE FOR GAZA NAPOLI
‹ ›
4 / 5
EVENTO "SENZA TREGUA" LIFE FOR GAZA NAPOLI
‹ ›
5 / 5
EVENTO "SENZA TREGUA" LIFE FOR GAZA NAPOLI
La Palestina sta scomparendo quasi del tutto dall’informazione. Vogliono
cancellare le prove dello sterminio ancora in atto. Intendono appropriarsi di
tutta la terra palestinese e soprattutto del mare. La finta tregua di Trump e
Netanyahu serviva per fermare le mobilitazioni di milioni di persone e crescenti
in maniera imponente nel mondo. Gli oligarchi politici e finanziari hanno temuto
la forza dei popoli e di perdere il controllo del potere. Quindi Trump, il
gangster con la divisa, ha imposto un cessate il fuoco piuttosto farlocco senza
una pace giusta nemmeno ad intravederla con un cannocchiale astronomico. Il loro
obiettivo è fare soldi e affari in Palestina e cancellare per sempre stato e
popolo.
In Palestina si continua a morire ogni giorno sotto il fuoco israeliano, a Gaza
si sopravvive in tende al freddo allagate, neonati e anziani muoiono per le
intemperie, scarseggia il cibo, i medicinali sono pochi e gli ospedali in gran
parte distrutti, i coloni avanzano con brutale violenza in Cisgiordania con la
copertura dell’esercito israeliano. Il governo Meloni permane sempre genuflesso
sulle posizioni di Trump e Netanyahu, altro che sovranismo meloniano,
l’opposizione parlamentare, tranne rarissime eccezioni, si è già dileguata nel
momento in cui la Palestina non era più questione di aumento dei “like” sui
social. Napoli, invece, nonostante un Sindaco assente e posizionato dalla parte
degli oppressori, ha risposto ancora una volta alla grande.
Con l’associazione Life for Gaza, di cui mi onoro di essere tra i promotori e
gli organizzatori, abbiamo realizzato un altro bellissimo evento culturale di
solidarietà, con sold out, lunedì scorso al Teatro Bellini, che abbiamo chiamato
“Senza tregua”. Perché non c’è tregua in Palestina e anche noi non diamo tregua
con l’impegno civile e sociale e la fratellanza verso i popoli oppressi. Grazie
alla infinita generosità dei napoletani e degli artisti siamo riusciti a
raccogliere fondi per garantire le spese per la permanenza in città di una
trentina di ragazze e ragazzi palestinesi che sono venuti a completare gli
studi, soprattutto universitari, a Napoli. In Palestina, infatti, tra i diritti
fondamentali soppressi, oltre quello alla vita, alla salute, alla libertà, vi è
anche l’eliminazione del diritto all’istruzione.
È stata una serata ricchissima di emozioni, di coinvolgimento collettivo, con un
senso di unione e comunità all’interno di un teatro bellissimo, con interventi
stupendi come quelli, tra i tanti, di Fiorella Mannoia, Fabrizio Gifuni, Daniele
Russo, Francesca Albanese e poi con canzoni e performance artistiche
straordinarie dedicate al popolo palestinese che ci hanno fatto venire i
brividi. Davanti alla barbarie umana, alla violazione sistematica del diritto
internazionale, di fronte a crimini di guerra e al genocidio, non si può
rimanere indifferenti e il silenzio e l’omissione puzzano di complicità.
Per noi il diritto vale sempre, le violazioni dei diritti umani vanno condannate
sempre ovunque consumate, il dritto non vale fino ad un certo punto come
sostiene il ministro degli esteri italiano, per noi il punto è la Costituzione e
i diritti sono diritti se sono per tutti altrimenti sono solo un privilegio. La
Costituzione e la nostra città, con la storia di liberazione dal nazifascismo
con le quattro giornate di Napoli del 1943, ci insegnano che bisogna stare dalla
parte della giustizia contro gli abusi dei poteri. Senza pensare se si vincerà o
meno. Ci tocca stare nel posto giusto nel momento giusto. Ora, come allora.
Bisogna essere partigiani, resistere e lottare, perché possano vincere la pace e
la giustizia, l’amore contro l’odio e la non violenza contro la violenza. Noi
abbiamo scelto ancora una volta, come sempre sarà, di stare con gli oppressi e
con i giusti, contro gli oppressori e i tiranni.
L'articolo La serata al Bellini di Napoli per gli studenti palestinesi è stata
da brividi. Il sindaco? Assente proviene da Il Fatto Quotidiano.
A dieci giorni dall’apertura delle urne per le regionali in Campania, Vincenzo
De Luca torna nella sua consueta diretta Facebook del venerdì e affonda i colpi
su tutti i fronti. Nella penultima puntata del suo decennio alla guida della
Regione, il governatore uscente, che non può correre per un terzo mandato,
appare in video con un watermark che riproduce una scheda elettorale e una X sul
simbolo A testa alta, la lista civica dei suoi fedelissimi schierata con il
centrosinistra. Un segnale evidente della volontà di De Luca di restare dentro
la contesa politica anche da “non candidato”.
Ma se l’immagine cattura l’attenzione, è il tono della diretta a colpire: De
Luca attacca a tutto campo, dal candidato del centrosinistra Roberto Fico al
sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, fino agli esponenti campani di Fratelli
d’Italia. Nel mirino lo scontro istituzionale ormai esploso con Palazzo San
Giacomo, acuito dai dossier più caldi degli ultimi mesi: la governance del
Teatro San Carlo e la gestione dell’America’s Cup 2027.
La prima frecciata è per Fico: “Non ho mai visto anche una campagna elettorale
più triste, più demotivata e demotivante di quella che stiamo vivendo. Mi auguro
ovviamente che i nostri concittadini vadano a votare, perché con questi chiari
di luna ho la sensazione che andranno a votare meno della metà dei nostri
concittadini. E davvero si fa fatica a trasmettere motivi di ottimismo per il
futuro. Questo è il quadro – continua – ma a maggior ragione dobbiamo
combattere, dobbiamo fare di tutto per difendere tutto quello che abbiamo
conquistato in dieci anni di lavoro immenso”.
Poi sbotta con Manfredi: “Mi capita mi capita di ascoltare stupidaggini vere e
proprie e di vedere il sindaco di Napoli andare in giro, perché ormai sta
girando come la Madonna Pellegrina da mesi, interessandosi della Regione anziché
pensare a fare il sindaco. A Napoli faccio fatica a vedere una pattuglia di
vigili urbani nelle strade più ingolfate. Passo la mattina a via De Gasperi:
nessuno”.
De Luca rinfaccia a Manfredi la vicenda dei fondi per Bagnoli e il mancato
fronte comune nella difesa delle zone interne: “Con una grande faccia di bronzo
va a parlare di aree interne, dopo che la Regione è stata derubata di un
miliardo e duecento milioni di euro, a favore di Bagnoli. Bisognava invece fare
una battaglia comune per fare arrivare i soldi a Bagnoli, ma intendo i soldi del
Ministero, non i soldi sottratti alla Campania, cioè ai Comuni della Campania e
soprattutto a quelli dell’area interna”.
E rincara: “Ci vuole veramente una faccia di bronzo per parlare di aree interne
o andare in giro nel resto della Regione. E vedo che ci sono vecchi notabili,
che fanno finta di parlare di zone interne. Quando bisognava combattere per le
zone interne, cioè per sbloccare i fondi di coesione, sei miliardi di euro,
tutti zitti, tranne chi vi sta parlando che ha organizzato una manifestazione a
Roma, con cinquemila persone a Piazza Santi Apostoli e cinquecento sindaci per
difendere l’accordo di coesione e per fare arrivare queste risorse. Tutti
latitanti, una vergogna“.
Successivamente De Luca prende di mira i candidati campani di Fratelli d’Italia,
definiti “sciocchi” e accusati di diffondere “stupidaggini” e “bestialità” sulle
liste d’attesa dell’Istituto Pascale: “Ormai la quantità di stupidaggini che
raccontano sulla sanità non ha limiti. Non vale neanche la pena perdere tempo.
Nel frattempo, mentre questi producono idiozie, noi abbiamo aperto un altro
cantiere per la realizzazione di case di comunità”.
Il politico campano poi rivendica poi i cantieri avviati dalla Regione per la
ricostruzione dello stadio Arechi di Salerno, i cui lavori, ricorda, “partono il
20 di questo mese”. Ed è qui che De Luca rilascia uno dei passaggi più coloriti
della diretta, sempre contro il Comune di Napoli guidato da Manfredi: “Quello
dello stadio Arechi è un progetto partito tre anni e mezzo fa. Lo dico perché
c’è sempre qualche imbecille che a Napoli mette in contrapposizione quel
progetto con altre richieste venute dal Comune di Napoli ad agosto di
quest’anno. Bisogna ricordare a qualche imbecille che queste contrapposizioni
volgari, demagogiche, è bene eliminarle. I grandi progetti non si inventano, non
sono come le sfogliate di Scaturchio, vai la mattina, le ordini e te le porti”.
E conclude: “Bisogna fare le persone serie. Se ci sarà la possibilità di avere
in campagna gli eventi degli europei del 2032 è grazie a questo progetto partito
tre anni e mezzo fa. Se partiamo adesso ci vogliono altri tre anni, solo per
l’iter amministrativo, la raccolta dei pareri, la gara per la progettazione.
Bisogna avere un fegato corazzato per sopportare questi elementi di demagogia
che si ripetono con una stupidità che veramente non è più tollerabile”.
L'articolo De Luca contro tutti: “Fico? Campagna triste. Manfredi? Grande faccia
di bronzo, gira come la Madonna Pellegrina. Fdi? Sciocchi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.