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“Giorgia Meloni non mi ha chiesto di usare ‘Per Sempre Sì’ per il Referendum. Mi ha fatto i complimenti e la telefonata è durata 30 secondi”: Sal Da Vinci fa chiarezza
Sal Da Vinci ha fatto chiarezza sulla telefonata intercorsa tra lui e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo la vittoria all’ultimo Festival di Sanremo 2026. All’ipotesi che la sua canzone vincitrice “Per sempre sì” possa essere utilizzata da Meloni per la campagna referendaria a sostegno del Sì, l’artista ha spiegato: “Non mi ha chiesto di usare la canzone per il referendum, sono parole che volano nel web e diventano gigantesche. La premier mi ha chiamato facendomi i complimenti per la vittoria a Sanremo ed è finita lì. È stata una telefonata durata 30 secondi perché aveva altre cose molto più importanti di cui occuparsi che della mia vittoria”. “Naturalmente – ha chiarito il concluso e napoletano – se quella canzone vuole essere usata per spot, chiunque deve poi rivolgersi alla casa discografica. Le canzoni sono il riassunto di possibilità, io ho scritto una canzone, insieme a un gruppo di lavoro straordinario, che parla d’amore, poi le canzoni diventano di tutti”. Le dichiarazioni sono state rilasciate a margine della cerimonia che si è tenuta oggi, 11 marzo, al Maschio Angioino, infatti il cantante ha ricevuto la medaglia della città dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. “C’è libertà di espressione per cui ognuno dice e pensa quello che vuole. Noi dobbiamo però tenere separato quella che è una canzone, perché come diceva Bennato ‘sono solo canzonette’, da quelle che sono interpretazioni politiche e sociali che lasciano il tempo che trovano”, ha detto il sindaco Manfredi, rispondendo a una domanda relativa alle polemiche scaturite dalle indiscrezioni giornalistiche secondo le quali la sua ‘Per sempre sì’ potrebbe essere utilizzata come colonna sonora a sostegno della campagna a favore del sì al referendum sulla giustizia. “Pensiamo alla musica – ha concluso Manfredi – e al messaggio positivo che Sal lancia: parlare d’amore significa anche parlare di una cosa positiva in un momento così complesso e difficile come quello che stiamo vivendo”. L'articolo “Giorgia Meloni non mi ha chiesto di usare ‘Per Sempre Sì’ per il Referendum. Mi ha fatto i complimenti e la telefonata è durata 30 secondi”: Sal Da Vinci fa chiarezza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bagnoli, partono le indagini: pool di pm al lavoro sugli esposti dei comitati cittadini ‘No America’s Cup’
C’è una indagine sui lavori a Bagnoli, l’ex area industriale di Napoli. L’ha aperta la Procura di Napoli dopo alcuni esposti dei comitati che si oppongono ai progetti e ai lavori preparatori all’arrivo dell’America’s Cup di vela. Nella giornata di ieri un pool di quattro pm ha effettuato un sopralluogo sull’area. Non ci sono indagati. Secondo quanto si è appreso le inchieste sarebbero due, per sciogliere i nodi sollevati dai diversi esposti preparati dagli avvocati Domenico Ciruzzi ed Elena Coccia a nome dei residenti di Bagnoli. Il primo è quello relativo ai presunti danni alla salute e all’ambiente. Il secondo riguarda le procedure di pubblica amministrazione relative a progetti ed appalti degli interventi di riqualificazione e di realizzazione dei Village per i team velici. Sul posto di Napoli ovest si sono recati i magistrati della V sezione (“Tutela ambiente e territorio”, procuratore aggiunto Antonio Ricci) dell’ufficio inquirente coordinato dal procuratore Nicola Gratteri. Tre giorni fa una delegazione di cittadini del quartiere, accompagnati dai propri avvocati, è stata ricevuta dai sostituti procuratori Domenico Luca Musto e Raffaele Barella cui sono stati manifestati timori sui rischi sanitari a cui sarebbe esposta la popolazione proprio a causa dei lavori per l’Americàs Cup del 2027. Il sopralluogo è avvenuto dopo le tensioni dei giorni scorsi, i numerosi blocchi stradali ai camion impegnati per rifornire i cantieri, la scritta offensiva apparsa contro il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Il sindaco, in qualità di commissario di governo, è intervenuto dopo aver appreso la notizia del sopralluogo: “Siamo pronti a collaborare con la Procura fornendo ogni chiarimento e documento utile, nell’ottica della massima trasparenza su tutte le attività in corso nel Sin di Bagnoli, riponendo piena fiducia nell’operato della magistratura”. Dove Sin è acronimo di Siti di Interesse Nazionale: aree geografiche estese e contaminate individuate dal Ministero dell’Ambiente che necessitano di interventi urgenti di bonifica. Zone a rischio sanitario e ambientale, la cui gestione è di competenza nazionale. L'articolo Bagnoli, partono le indagini: pool di pm al lavoro sugli esposti dei comitati cittadini ‘No America’s Cup’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Quale idea di città ha in mente Manfredi per Bagnoli e per Napoli? Il sindaco risponda pubblicamente
di Francesco Miragliuolo* Il servizio di Report dell’11 gennaio 2026 sulla bonifica e riqualificazione dell’area di Bagnoli-Coroglio ha riacceso interrogativi che non sono solo tecnici, ma anche di metodo e di trasparenza nella gestione pubblica del procedimento. Nel confronto con il giornalista, il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che opera anche come Commissario straordinario di Governo per Bagnoli, è apparso in difficoltà su alcuni punti di merito. Le questioni emerse, e riprese nel dibattito pubblico, si concentrano soprattutto su due profili. Il primo riguarda la direzione che sembra prendere il progetto, almeno per come appare dai rendering e dalle comunicazioni legate all’America’s Cup. Si intravede l’idea di un polo nautico e di un rafforzamento delle funzioni portuali. Il rischio è che questo venga percepito come uno spostamento rispetto ai capisaldi annunciati da anni: mare libero e gratuito, grande parco urbano e un parco dello sport realmente fruibile. Su questo punto il sindaco afferma che le opere previste sarebbero temporanee e che nel 2027 si potrà tornare a fare il bagno. Tuttavia, se nello stesso tempo si parla di un possibile rinnovo dell’evento anche nel 2029, è legittimo chiedersi quanto resterà davvero “provvisorio”. Perché se l’evento diventa stabile, anche le strutture nate per servirlo rischiano di stabilizzarsi, e ciò incide in modo permanente sul territorio e sulle promesse fatte alla città. Il secondo profilo riguarda le scelte di affidamento e i possibili conflitti di opportunità segnalati dal servizio. Qui il punto, anche quando non emergano profili di illegalità formale, è la fiducia pubblica: quando entrano in gioco soggetti economici con un ruolo rilevante e vicende pregresse sui suoli, la trasparenza non è un optional. Nel caso specifico, il servizio richiama il fatto che tra i soggetti coinvolti nell’affidamento compare Vanini, società riconducibile al gruppo Caltagirone, e che in passato lo stesso Caltagirone risultava legato alla proprietà dei suoli dell’area ex Cementir. È proprio questa sovrapposizione, tra storia dei suoli e affidamenti attuali, a sollevare un problema di opportunità politica: non basta dire “è tutto regolare”, bisogna anche rendere chiaro e verificabile perché si è scelto quel perimetro di operatori e quali garanzie sono state adottate. Per questo la domanda, alla fine, è semplice e decisiva: quali atti spiegano con chiarezza le ragioni delle scelte, le verifiche svolte e le misure di tutela adottate? Senza documenti accessibili e motivazioni comprensibili, qualunque decisione, anche corretta, diventa difficile da controllare e quindi difficile da accettare. A questo si collega un passaggio istituzionale che va chiarito bene. Anche se le gare vengono gestite operativamente da Invitalia come soggetto attuatore, il Commissario non è un soggetto “terzo” o distante. Invitalia attua, cioè mette in pratica e organizza le procedure; il Commissario indirizza e risponde politicamente della linea complessiva. In altre parole, Invitalia può curare la procedura, ma la responsabilità pubblica della coerenza del progetto, del controllo generale e della trasparenza verso la città resta in capo a chi guida la governance. È una responsabilità che non si può scaricare, perché riguarda la credibilità dell’intero processo. Su questi e altri punti, lo scorso dicembre, diverse associazioni hanno posto al sindaco nove domande chiedendo chiarezza, tra l’altro, sul perché, su richiesta dello stesso Manfredi, non si sia svolta alcuna Valutazione di Impatto Ambientale, sul perché gli atti legati all’America’s Cup risultino secretati, e soprattutto sulla tutela dei tre capisaldi: mare libero e gratuito, grande polmone verde e parco dello sport realmente fruibile. Qui si pone un problema di metodo, forse il più serio: mancano risposte e mancano luoghi pubblici dove porre queste domande in modo ordinato. In materia ambientale, la partecipazione non è un favore. La Convenzione di Aarhus impone un’idea chiara di democrazia ambientale: i cittadini devono poter accedere alle informazioni, partecipare alle decisioni che incidono sull’ambiente e avere strumenti reali di tutela. E, sul piano costituzionale, quando non si aprono spazi di confronto, si indebolisce anche il senso dell’art. 1 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo non solo nel voto, ma anche nella possibilità concreta di incidere, in modo trasparente, sulle scelte pubbliche che trasformano un territorio e la vita di una comunità. In questo contesto, nasce una domanda politica inevitabile: quale idea di città ha in mente Manfredi per Bagnoli e per Napoli? Perché Bagnoli non è un quartiere qualunque: è una ferita storica e un banco di prova per la credibilità delle istituzioni. Ed è qui che anche il ruolo del presidente della Municipalità diventa decisivo, perché dovrebbe essere un ponte tra cittadini e Comune, non un elemento di chiusura o di distanza. Il rischio, oggi, è che un’opera di risanamento e rigenerazione, attesa da decenni, venga percepita non come un progetto di diritti e di beni comuni, ma come una forma di speculazione mascherata: un’operazione dove l’evento e gli interessi economici diventano la leva per consolidare funzioni e strutture permanenti, restringendo progressivamente lo spazio del mare libero, del verde pubblico e dello sport accessibile. Per questo, al sindaco di Napoli non si chiede soltanto di rispondere a domande giornalistiche. Si chiede di rendere verificabili le scelte, con atti, motivazioni e criteri accessibili, e di riaprire spazi reali di confronto, a partire da un consiglio comunale monotematico a Bagnoli e da incontri pubblici periodici. Se il progetto cambia direzione, la città ha diritto di saperlo. Se resta fedele ai suoi capisaldi, la città ha diritto di vederlo dimostrato con fatti, tempi chiari e decisioni coerenti. Al sindaco di Napoli chiedo, dunque, non solo risposte puntuali, ma di assumere fino in fondo la responsabilità politica e morale delle decisioni che stanno orientando Bagnoli: davanti ai cittadini, nei luoghi pubblici, con documenti pubblici. * Studente di Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli e attivista politico L'articolo Quale idea di città ha in mente Manfredi per Bagnoli e per Napoli? Il sindaco risponda pubblicamente proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Napoli e Palermo unite in un gemellaggio mortale: perché noi medici per l’ambiente denunciamo i biossidi d’azoto
In occasione della presentazione al Gambrinus del libro Sipario siciliano, alla presenza del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’autore Giuseppe Cerasa traccia un parallelo: “Napoli e Palermo sono gemellate nel bene e nel male”. Lo scrittore Maurizio de Giovanni ha pienamente condiviso il concetto: “Ho ritrovato Napoli in ogni pagina, un libro sull’amore verso la propria terra”. Nei giorni scorsi, come Isde – Medici per l’ambiente, abbiamo reso nota la tragedia dei picchi record di inquinamento dell’aria registrati a Napoli e Palermo per il 2025, per cui esiste un terribile e micidiale “gemellaggio” tra le due città, quello del record nazionali di biossidi di azoto, che uccidono tantissimo soprattutto a Napoli. Sono ormai decine di anni che la città – per assenza di un minimo di decente prevenzione primaria e di dati sanitari, a Bagnoli e a Napoli est Porto, sull’eccezionale inquinamento industriale ancora del tutto irrisolto – registra picchi eccezionali (i peggiori di Italia) di patologie oncologiche ma anche di patologie cardiovascolari e infiammatore acute, conseguenza diretta di questo eccezionale inquinamento che mai chi (mal)governa la città ha neanche tentato di conoscere, se escludiamo lo studio Angir realizzato da noi Medici dell’Ambiente e dal sindaco De Magistris nel 2015. Non avere elettrificato le banchine del Porto di Napoli per una cifra attorno ai venti milioni di euro, all’epoca del sindaco Bassolino, in base al Progetto Aria di Isde Medici Ambiente significa avere provocato – e nessuno ce lo contesta – i dati peggiori di Italia di inquinamento dell’aria nel 2025, con la terribile ed ignorata conseguenza che registriamo oggi dell’eccesso di morti non evitate: ufficialmente, almeno il 30% in più rispetto a Milano (!), dai 2 ai 4 napoletani uccisi in maniera evitabile ogni giorno! Clamoroso che questo terribile “gemellaggio mortale” in atto tra Napoli e Palermo per eccesso di biossidi di azoto sia ancora del tutto ignorato dal nostro sindaco! A nostro parere esso è da attribuire innanzitutto ai traghetti Napoli-Palermo che coprono la tratta quotidianamente i cui terribili fumi ci fanno nutrire molto più che semplici dubbi sulla pessima qualità del carburante che alimenta le caldaie diesel di tali navi. Chi deve controllare e rassicurarci o punire? E ogni giorno, non una tantum? I dati ormai sono chiarissimi e non occasionali. Affinché ne arrivi adeguata conoscenza al sindaco di Napoli, nonché a tutta l’opinione pubblica, mi corre l’obbligo di riportare il mio commento ai nostri dati nel mio ruolo di epidemiologo e farmacoeconomista del Pascale, anticipando che specifica relazione scritta sarà consegnata direttamente nelle mani del Prefetto Michele di Bari nella riunione prevista con noi Medici dell’Ambiente in Prefettura in data 30 gennaio 2026: Ogni mattina che vengo al lavoro al Pascale vedo file sempre più lunghe e sempre più ammalati gravi che lottano per sopravvivere. I nostri dati, elaborati con intelligenza artificiale sulle ARPA regionali, mostrano per Napoli e Palermo un picco eccezionale non tanto di PM10 o PM2.5, ma di biossidi di azoto, chiaramente legati allo sviluppo del Porto senza adeguata sostenibilità ambientale. L’elettrificazione delle banchine, prevista da oltre vent’anni, non è mai stata realizzata. E ora i costi li paghiamo in salute: abbiamo stimato non meno di 4 morti evitabili al giorno a Napoli. Elettrificare le banchine del Porto costerebbe 30 milioni di euro: esattamente la metà dei farmaci ad alto costo che il Pascale spende in un anno per curare patologie tumorali causate anche dal biossido di azoto, che incide su ictus, infarti, asma, Parkinson, Alzheimer, autismo. Il dovere dei medici non è solo curare: è impedire che le persone si ammalino, imponendo la Prevenzione Primaria. Serve un Porto sostenibile e un turismo sostenibile. Senza questo, Napoli continuerà ad avere i peggiori dati sanitari d’Italia. Ci auguriamo che i nostri dati arrivino ai responsabili del governo della città di Napoli, ma non soltanto per ricordare le responsabilità evidenti dei precedenti sindaci, in particolare Bassolino, ma anche e soprattutto per assumersi le proprie oggi dal momento che continuiamo a registrare i peggiori dati sanitari di Italia. Adesso non abbiamo neanche i soldi per curarci! L'articolo Napoli e Palermo unite in un gemellaggio mortale: perché noi medici per l’ambiente denunciamo i biossidi d’azoto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La serata al Bellini di Napoli per gli studenti palestinesi è stata da brividi. Il sindaco? Assente
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De Luca contro tutti: “Fico? Campagna triste. Manfredi? Grande faccia di bronzo, gira come la Madonna Pellegrina. Fdi? Sciocchi”
A dieci giorni dall’apertura delle urne per le regionali in Campania, Vincenzo De Luca torna nella sua consueta diretta Facebook del venerdì e affonda i colpi su tutti i fronti. Nella penultima puntata del suo decennio alla guida della Regione, il governatore uscente, che non può correre per un terzo mandato, appare in video con un watermark che riproduce una scheda elettorale e una X sul simbolo A testa alta, la lista civica dei suoi fedelissimi schierata con il centrosinistra. Un segnale evidente della volontà di De Luca di restare dentro la contesa politica anche da “non candidato”. Ma se l’immagine cattura l’attenzione, è il tono della diretta a colpire: De Luca attacca a tutto campo, dal candidato del centrosinistra Roberto Fico al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, fino agli esponenti campani di Fratelli d’Italia. Nel mirino lo scontro istituzionale ormai esploso con Palazzo San Giacomo, acuito dai dossier più caldi degli ultimi mesi: la governance del Teatro San Carlo e la gestione dell’America’s Cup 2027. La prima frecciata è per Fico: “Non ho mai visto anche una campagna elettorale più triste, più demotivata e demotivante di quella che stiamo vivendo. Mi auguro ovviamente che i nostri concittadini vadano a votare, perché con questi chiari di luna ho la sensazione che andranno a votare meno della metà dei nostri concittadini. E davvero si fa fatica a trasmettere motivi di ottimismo per il futuro. Questo è il quadro – continua – ma a maggior ragione dobbiamo combattere, dobbiamo fare di tutto per difendere tutto quello che abbiamo conquistato in dieci anni di lavoro immenso”. Poi sbotta con Manfredi: “Mi capita mi capita di ascoltare stupidaggini vere e proprie e di vedere il sindaco di Napoli andare in giro, perché ormai sta girando come la Madonna Pellegrina da mesi, interessandosi della Regione anziché pensare a fare il sindaco. A Napoli faccio fatica a vedere una pattuglia di vigili urbani nelle strade più ingolfate. Passo la mattina a via De Gasperi: nessuno”. De Luca rinfaccia a Manfredi la vicenda dei fondi per Bagnoli e il mancato fronte comune nella difesa delle zone interne: “Con una grande faccia di bronzo va a parlare di aree interne, dopo che la Regione è stata derubata di un miliardo e duecento milioni di euro, a favore di Bagnoli. Bisognava invece fare una battaglia comune per fare arrivare i soldi a Bagnoli, ma intendo i soldi del Ministero, non i soldi sottratti alla Campania, cioè ai Comuni della Campania e soprattutto a quelli dell’area interna”. E rincara: “Ci vuole veramente una faccia di bronzo per parlare di aree interne o andare in giro nel resto della Regione. E vedo che ci sono vecchi notabili, che fanno finta di parlare di zone interne. Quando bisognava combattere per le zone interne, cioè per sbloccare i fondi di coesione, sei miliardi di euro, tutti zitti, tranne chi vi sta parlando che ha organizzato una manifestazione a Roma, con cinquemila persone a Piazza Santi Apostoli e cinquecento sindaci per difendere l’accordo di coesione e per fare arrivare queste risorse. Tutti latitanti, una vergogna“. Successivamente De Luca prende di mira i candidati campani di Fratelli d’Italia, definiti “sciocchi” e accusati di diffondere “stupidaggini” e “bestialità” sulle liste d’attesa dell’Istituto Pascale: “Ormai la quantità di stupidaggini che raccontano sulla sanità non ha limiti. Non vale neanche la pena perdere tempo. Nel frattempo, mentre questi producono idiozie, noi abbiamo aperto un altro cantiere per la realizzazione di case di comunità”. Il politico campano poi rivendica poi i cantieri avviati dalla Regione per la ricostruzione dello stadio Arechi di Salerno, i cui lavori, ricorda, “partono il 20 di questo mese”. Ed è qui che De Luca rilascia uno dei passaggi più coloriti della diretta, sempre contro il Comune di Napoli guidato da Manfredi: “Quello dello stadio Arechi è un progetto partito tre anni e mezzo fa. Lo dico perché c’è sempre qualche imbecille che a Napoli mette in contrapposizione quel progetto con altre richieste venute dal Comune di Napoli ad agosto di quest’anno. Bisogna ricordare a qualche imbecille che queste contrapposizioni volgari, demagogiche, è bene eliminarle. I grandi progetti non si inventano, non sono come le sfogliate di Scaturchio, vai la mattina, le ordini e te le porti”. E conclude: “Bisogna fare le persone serie. Se ci sarà la possibilità di avere in campagna gli eventi degli europei del 2032 è grazie a questo progetto partito tre anni e mezzo fa. Se partiamo adesso ci vogliono altri tre anni, solo per l’iter amministrativo, la raccolta dei pareri, la gara per la progettazione. Bisogna avere un fegato corazzato per sopportare questi elementi di demagogia che si ripetono con una stupidità che veramente non è più tollerabile”. L'articolo De Luca contro tutti: “Fico? Campagna triste. Manfredi? Grande faccia di bronzo, gira come la Madonna Pellegrina. Fdi? Sciocchi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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