Il “cauto ottimismo” di maniera che lascia spazio in fretta a occhi lucidi,
abbracci e sorrisi. Dopo un’oretta di scaramanzia iniziale, appena i dati delle
urne disegnano la vittoria del No, un’ondata di gioia mista a sollievo invade la
sede nazionale di Libera a Roma, dove l’Associazione nazionale magistrati ha
scelto di aspettare i risultati del referendum. “Abbiamo fatto un miracolo”, è
il concetto che ripetuto in varie forme. Enrico Grosso, il giurista torinese
scelto dalle toghe come frontman del “loro” comitato Giusto dire No, è
emozionatissimo: “È stato un capolavoro collettivo”, dice parlando al Fatto dopo
una decina di interviste tv. Se lo aspettava? “Devo dire di sì. Nella mia vita
ho sempre scommesso su una ancestrale saggezza inconsapevole del popolo: gli
italiani, senza saperlo, riescono sempre a salvare se stessi“, sorride.
GROSSO: “HA PERSO CHI NON VOLEVA LEGGE UGUALE PER TUTTI”
Prima, in conferenza stampa insieme al presidente del comitato Antonio Diella,
Grosso aveva risposto così alla domanda del Fatto su vincitori e sconfitti del
voto: “Ha vinto la Costituzione, ha perso chi la voleva cambiare per affievolire
le garanzie di autonomia e di indipendenza della magistratura e quindi mettere a
repentaglio quel principio scritto dietro gli scranni di ogni giudice nei
tribunali: la legge è uguale per tutti. Se qualcuno ha voluto mettere in
discussione quel principio, quel qualcuno oggi è stato sconfitto”, il giurista.
Che esordisce ringraziando “tutti gli elettori per questa straordinaria prova di
democrazia“: “Erano anni che non si vedevano così tante persone a votare, ci è
stato detto che gli italiani avevano perso ogni affezione verso la cosa
pubblica. L’idea che questo nuovo entusiasmo sia stato suscitato da una
questione che ha direttamente a che fare con la Costituzione, lasciatemelo dire,
da costituzionalista mi emoziona“, afferma. E sottolinea anche “il dato del voto
giovanile”, in larghissima maggioranza per il No: “Il fatto che i giovani, che
si diceva essere sempre meno interessati dalla politica, si siano così
entusiasmati per la loro Costituzione mi ha davvero allargato il cuore“. E
rivendica: “Abbiamo trattato gli elettori da adulti e gli elettori hanno saputo
rispondere da persone adulte. La maggioranza degli italiani ci ha premiato per
la nostra sincerità“.
ANM: “UN BEL GIORNO PER IL NOSTRO PAESE”
“Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutte
le cittadine e i cittadini”, è invece il commento ufficiale dell’Anm, affidato a
una nota firmata dalla Giunta esecutiva centrale. “Questo risultato”, affermano
i vertici del “sindacato” dei magistrati, “tuttavia non è un punto di arrivo, ma
un punto di partenza. Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e
l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini
hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre
indicazioni sui problemi reali della giustizia. Ringraziamo tutti coloro che si
sono impegnati con noi in questi mesi a difesa della Costituzione. La relazione
con la società civile”, prosegue il comunicato, “ha arricchito la magistratura e
sapremo trovare gli strumenti perché questa ricchezza sia condivisa e vada a
beneficio di tutto il Paese”.
GRATTERI: “SOCIETÀ CIVILE VIVA, SCELTA IN DIFESA DELLA CARTA”
Festeggia anche quello che è forse il volto più popolare del fronte del No, il
procuratore di Napoli Nicola Gratteri. “La vittoria del No al referendum
rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e
pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una
scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle
istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo”, sottolinea. “La
giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e
migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le
garanzie. Le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e
rispetto dei diritti”.
ZANON (COMITATO SÌ): “DAL NO MESSAGGI SCORRETTI”
Dai comitati del Sì, invece, si maschera a fatica la delusione. I primi a
presentarsi di fronte ai microfoni sono i vertici del comitato “Sì Riforma”
voluto dal governo: “Viva la democrazia, grande successo di affluenza. Le
persone sono state molto coinvolte con messaggi anche non corretti ma comunque
c’è stata una partecipazione. Credo che i termini di analisi difficilmente
possiamo andare oltre nel dire che ce l’abbiamo messa tutta”, abbozza il
presidente, l’ex giudice costituzionale Nicolò Zanon. E il portavoce Alessandro
Sallusti rivendica: “È stata una battaglia persa, ma che rifarei dall’inizio
alla fine. La prima osservazione è che di riforma della giustizia se ne parlerà
tra tanti e tanti anni e ancor più la stagione riformista non dico che viene
archiviata, ma subisce un forte rallentamento”.
L'articolo Referendum, magistrati in festa per il “miracolo”. Il frontman del No
Grosso: “Gli italiani salvano sempre se stessi”. Gratteri: “La società civile è
viva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi spaventano gli esempi che fanno” gli esponenti politici a favore del sì.
“Prendono come modello il processo degli Stati Uniti. Ma io avrei paura a vivere
lì, quello non è un sistema democratico”. Lo ha detto il procuratore capo di
Napoli, Nicola Gratteri, intervistato dalla vicedirettrice e dal direttore de il
Fatto Quotidiano, Maddalena Oliva e Marco Travaglio, nel terzo appuntamento de
“La settimana del no” al Caffè letterario a Roma, parlando della riforma voluta
da Carlo Nordio, in merito al sistema giuridico Usa.
Gratteri ha portato l’esempio dell’uccisione, da parte dell’Ice, lo scorso 7
gennaio, di Renée Nicole Good, “che aveva le mani sul volante della propria
auto. Quella, a casa mia, si chiama esecuzione. E siccome lì c’è la
discrezionalità dell’azione penale, il ministro ha detto che non avrebbero
avviato le indagini”.
L'articolo Referendum, Gratteri: “Governo prende Usa come modello? Io avrei
paura a vivere lì, quello non è un sistema democratico” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il referendum rischia di triplicare i costi della giustizia. È il timore del
Procuratore di Napoli Nicola Gratteri che in occasione di un incontro pubblico a
favore del ‘no’ al referendum intervistato dalla giornalista Carmen Lasorella si
chiede come verranno coperti i costi della sostituzione del Consiglio Superiore
della Magistratura in 2 CSM e un’Alta Corte Disciplinare. “Questo CSM costa 47
milioni di euro – dice Gratteri – ora dovete considerare 47 milioni per 3. Il
bilancio del ministero della Giustizia è quello, vorrei sapere quei soldi da
dove li prendono, se ci faranno fare meno intercettazioni, se non
stabilizzeranno gli 11 mila assunti a tempo determinato per aiutare i giudici a
scrivere le sentenze oppure se smetteranno di fare concorsi per cancelliere
visto che già da 5 anni non si fanno. In tutto questo – conclude Gratteri – ci
sono uffici in cui manca il 40% del personale ma nel frattempo il governo apre
l’inutile tribunale di Bassano del Grappa in Veneto col parere contrario di
tutti i procuratori del Veneto, di tutti i presidenti di tribunale veneti e di
tutti gli avvocati. Nessuno lo voleva, solo il ministro Nordio e il
sottosegretario leghista Andrea Ostellari”.
L'articolo Referendum, il timore di Gratteri: “Il Csm costa 47 milioni di euro,
con la riforma vanno considerati per tre. Da dove li prendono?” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Gli effetti della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, i
dubbi sull’introduzione di un’Alta Corte Disciplinare e i timori sul
condizionamento della magistratura da parte della politica. Al Teatro Diana di
Napoli magistrati, professori e saggisti hanno dato vita ad un lungo dibattito a
favore del ‘No’ al Referendum sulla giustizia che chiamerà gli italiani alle
urne il 22 e il 23 marzo.
“Questo referendum è importante – spiega il procuratore capo di Napoli Nicola
Gratteri – ma la parola chiave del mio approccio per contrastare la riforma è
stata l’arroganza. C’è un pacchetto che il governo ha blindato, che è andato in
Parlamento tra Camera e Senato, senza che fosse cambiata una sola virgola.
Vogliono cambiare 7 articoli della Costituzione – prosegue Gratteri – come se
fosse un decreto legge, come se fosse il decreto Caivano. In questi mesi ho
voluto leggere le attività preparatorie dell’Assemblea Costituente e ho notato
quante ore sono state dedicate alla discussione e quante energie gente del
calibro di Costantino Mortati, Aldo Moro, Giovanni Leone, Luigi Einaudi e
Giuseppe Dossetti abbiano dedicato alla delicata questione del bilanciamento dei
poteri dello Stato. Ma loro – conclude Gratteri – erano dei giganti, monumenti
viventi, pozzi di scienza nelle loro specializzazioni. Qua invece un terzo di
chi vuole cambiare la Costituzione non è nemmeno laureato”.
Dal palco del teatro partenopeo Gratteri non si limita a contestare l’iter
parlamentare del quesito referendario ma entra nel merito dei vari punti della
riforma, a partire dalla separazione delle carriere. “Togliere dalla cultura
della giurisdizione il pubblico ministero è la cosa più grave – spiega il
procuratore di Napoli – io ho iniziato facendo il giudice istruttore civile, poi
quello del lavoro, poi sezione specializzata agraria, ho fatto 5 volte il
Pretore in 5 province diverse, poi ho fatto il giudice istruttore penale e
infine il pubblico ministero. Per me è importante fare prima il giudice e poi il
pubblico ministero perché solo così capisci appieno cosa serve per arrivare alla
prova, cosa serve nella fase istruttoria dibattimentale”.
La riforma per l’attuale Procuratore Generale di Napoli Aldo Policastro non fa
che indebolire su più fronti il potere giudiziario a favore del potere
esecutivo. “Chi vuole difendere lo stato di diritto devo votare ‘no’ – dice il
procuratore – chi invece vuole spazzare via la magistratura, come ha detto
qualcuno, deve votare ‘si’ ”.
Per il Rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari il
rischio maggiore è quello di distruggere l’autonomia della magistratura. “Più
che il rischio sembra l’obiettivo di questo governo – dice Montanari – la
volontà è quella di impedire alla magistratura di governare se stessa, ma non ci
sono vuoti di potere e se la magistratura non governa se stessa al suo posto ci
sarà il governo, il ministro della giustizia di turno”.
Una sorta di primato della politica sulla magistratura secondo il saggista Isaia
Sales. “Il ministro Nordio e la destra – dice Sales – vogliono umiliare i
magistrati e noi dobbiamo dire ‘no’ a questa umiliazione”.
Altro argomento sul quale si è molto dibattuto nel corso dell’incontro è la
sostituzione del Consiglio Superiore della Magistratura. “Ci saranno 2 CSM e
un’Alta Corte Disciplinare – dice l’ex PG di Napoli Luigi Riello – il punto più
critico a mio avviso è proprio la confusione istituzione che ne deriva. Poi c’è
la questione del sorteggio che è francamente avvilente, perché non esiste al
mondo un organo di governo autonomo della magistratura i cui componenti vengano
estratti a sorte come una lotteria”.
Sullo strumento dell’Alta Corte Disciplinare si esprime anche l’ex capo
dell’anticorruzione (oggi Procuratore di Perugia, ndr) Raffaele Cantone. “È uno
strumento che ha poca giustificazione razionale, tra l’altro non si spiega
perché valga solo per la magistratura ordinaria. Inoltre – prosegue Cantone – è
uno strumento che rischia di rappresentare un meccanismo attraverso il quale si
rischia di incidere sull’attività dei singoli magistrati”.
L'articolo Referendum, Gratteri: “Riforma blindata con l’arroganza del potere”.
Il saggista Sales: “Vogliono umiliare i magistrati”. A Napoli il dibattito per
il No proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il racconto di una delle truffe informatiche meglio riuscite del clan Mazzarella
arriva dalla Toscana, da Lucca. Una mattina del marzo 2024 un signore si
presenta ai carabinieri e spiega come lo hanno ripulito di 48.500 euro. In
mattinata aveva ricevuto dal numero verde Bnl una telefonata di un sedicente
dipendente, che gli chiedeva se era lui l’autore di un bonifico di
quell’importo, e in caso contrario di correre in filiale a bloccarlo. Poco dopo,
altra telefonata da un numero riferibile alla polizia postale: un sedicente
“ispettore De Angelis” gli confermava che stavano provando a derubarlo.
Immaginate il panico dell’uomo mentre riceve una terza telefonata, stavolta dal
cellulare del finto dipendente Bnl, che gli suggerisce come salvare i suoi
risparmi: andare in filiale, non dire nulla al dipendente ‘vero’ (“potrebbe
essere un complice”) e spostare i risparmi verso conti correnti sicuri di
un’altra filiale a Montecatini, sulle coordinate Iban che gli avrebbe fornito
con un messaggio. “Metta in causale che è per l’acquisto di un casolare, così
non desta sospetti”. L’uomo aveva prima riscontrato i numeri di telefono dai
quali aveva ricevuto le chiamate, e avendoli trovati corrispondenti a quelli
della Bnl e della polizia postale, si è fidato ed ha obbedito. Si è accorto
della truffa quando si è recato a Montecatini e ha scoperto che il direttore era
ignaro di tutto.
Benvenuti della nuova frontiera del business della camorra: le truffe
informatiche seriali. Dietro le quali c’è un’organizzazione scientifica.
Tossicodipendenti ingaggiati per aprire i conti correnti sui quali veicolare i
proventi. Informatici capaci di aprire siti bancari simili in tutto e per tutto
a quelli veri coi quali carpire le password e i dati sensibili delle vittime.
Uso massiccio della tecnica dello spoofing, che camuffa il numero di telefono di
provenienza della chiamata per renderlo uguale a quello di una banca. Finti
sportelli bancari aperti in zone periferiche, coi quali spennare il disgraziato
di turno.
Su questo affarone ha investito le sue migliori risorse il clan Mazzarella, che
intorno al giro di affari ha fatto e disfatto alleanze, dialogando coi Licciardi
e ottenendone l’ingaggio di un hacker di 25 anni, un genio dell’informatica. E,
se in passato, in questi tipi di frode ci cascavano solo persone anziane, deboli
e poco istruite, e facili da circuire, stavolta il livello era così alto che
poteva trarre in inganno professionisti e persone dotate di buone conoscenze
informatiche. Ne sa qualcosa l’impiegata di banca Bnl che ci stava cascando e si
è salvata solo grazie al tempestivo intervento dell’ufficio antifrode del suo
istituto di credito. Quello vero. Perché i truffatori in qualche caso si
presentavano come ispettori antifrode alle vittime. In altri casi come
funzionari di banca, carabinieri, agenti della Postale. In questo modo
l’associazione a delinquere ha colpito correntisti di Bnl, Credem, Poste
Italiane e Banca Intesa.
C’è chi si è visto svuotare il conto di poche centinaia di euro, chi di somme
superiori a 50.000 euro. E dietro a questa macchina da guerra c’erano i capi del
clan, Ciro e Michele Mazzarella, e il convivente di sua figlia, Gennaro Brusco,
tre delle 12 persone arrestate all’alba al culmine di una indagine del Nucleo
investigativo dei carabinieri di Napoli, agli ordini del tenente colonnello
Antonio Bagarolo e del generale Biagio Storniolo, con il coordinamento del
procuratore aggiunto Sergio Amato. Sedici le misure cautelari eseguite.
Il procuratore Nicola Gratteri ha sottolineato l’importanza di informare
sull’esito di inchieste come questa, in modo da tenere all’erta le potenziali
vittime. Ed infatti i truffatori ne erano frustrati, come dimostra il lamento
captato in un’intercettazione: “Queste campagne di sensibilizzazione ci stanno
penalizzando”. L’organizzazione colpiva in Italia e anche in Spagna, tra Madrid
e Barcellona. Dall’inchiesta sono emerse le due modalità utilizzate dai
truffatori, che hanno consentito di svuotare i conti correnti di una sessantina
di vittime.
La prima prevedeva la sottrazione delle carte bancomat, anche dal centro di
smistamento Milano, e poi dei documenti delle vittime. Con una mail simile a
quella della banca, inviata al titolare del conto corrente, lo si induceva a
cambiare il pin e a questo punto il gioco era fatto. Gli hacker, che lavoravano
esattamente negli stessi orari dei dipendenti bancari, eseguivano lo spostamento
di denaro verso i loro conti. La seconda era invece più sofisticata ed è quella
raccontata all’inizio.
I telefonisti dei Mazzarella riuscivano, anche simulando gli accenti come quello
milanese, a sapere prima quanto c’era sul conto corrente: se la cifra era
cospicua, la telefonata andava avanti. Se si trattava di quale migliaio di euro
si interrompeva. “Le mafie sono contemporanee, e lo è anche la camorra che ho
visto molto evoluta nell’ambito informatico e nel dark web, sono una criminalità
capace di commettere reati attraverso la tecnologia – ha detto Gratteri – Nella
Procura di Napoli c’à una sezione specializzata in reati informatici che con
Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza riescono a fare questo tipo di
indagine e scoprono continuamente nuovi modi per commettere questa tipologia di
reati. Noi cerchiamo di stare al passo e i miei colleghi, con le forze
dell’ordine, oggi i carabinieri, sono riusciti a dimostrare reati che era
difficile dimostrare”.
L'articolo Numeri verdi fasulli e finti poliziotti per svuotare i conti: ecco le
truffe informatiche del clan Mazzarella proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Secondo voi, ‘faremo i conti’ cosa vuol dire? Ma un magistrato cosa può
intendere con questa frase?“. Così nella trasmissione In Onda, su La7, il
procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, risponde a una
domanda di Marianna Aprile sulla bufera scatenata dalle sue parole al quotidiano
Il Foglio, dove in una conversazione telefonica con una giornalista avrebbe
dichiarato: “Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti,
tireremo su una rete”. Parole che il direttore Claudio Cerasa ha interpretato
come un avvertimento inquietante, scatenando reazioni dure da parte del
centrodestra, con Antonio Tajani in testa a denunciare una presunta lesione alla
libertà di stampa.
Gratteri ricostruisce il contesto: da mesi, è “bersaglio di 4, 5, 6 giornali
ogni mattina”. “Una cosa è l’informazione, un’altra cosa è la diffamazione”,
precisa il magistrato, ribadendo di stare “sempre dalla parte della stampa”. Il
procuratore, a riguardo, ricorda di aver criticato la riforma Cartabia proprio
perché limita la pubblicazione integrale delle ordinanze di custodia cautelare,
imponendo solo commenti e riducendo il diritto dei cittadini a essere informati.
E aggiunge: “Io sono stato quello che più ha parlato mentre i proprietari e i
direttori dei giornali, sono stati timidi, al punto che in Commissione Giustizia
non sono andati a essere auditi“.
Alla domanda di Marianna Aprile su cosa si sentisse diffamato dal Foglio,
Gratteri risponde: “Questa poi è una cosa che io guarderò dopo perché adesso
dobbiamo concentrarci sul referendum sulla giustizia”.
Il dibattito approda poi sulla cosiddetta “norma anti-Gratteri”, un emendamento
presentato da deputati di Forza Italia (Maurizio D’Attis, Francesco Cannizzaro e
Andrea Gentile) al decreto Pnrr, in discussione alla Camera. La proposta
introduce sanzioni disciplinari per i magistrati che partecipano a trasmissioni
televisive, convegni o dibattiti pubblici in modo da compromettere
“l’indipendenza, la terzietà e l’imparzialità” del loro ruolo, anche sotto il
profilo dell’apparenza. Qualcuno l’ha già ribattezzata “norma anti-Gratteri” per
il timing e per il bersaglio implicito.
Luca Telese chiede direttamente: “Ma è vera o no?”.
Gratteri, sorridendo, replica: “E che ne so io, l’ho letta sui giornali. Ma io
non è che mi posso intimorire e fermare se c’è questo emendamento. Toglietevelo
dalla testa. Secondo voi, sono una persona che si ferma davanti a queste cose?
Ma io non mi sono fermato davanti a intercettazioni telefoniche dove stavano
discutendo di come mi dovevano ammazzare e di come dovevano uccidere i miei
figli. E ora mi posso preoccupare di una cosa del genere? Ma state scherzando?
Io continuerò a fare tranquillamente quello che facevo prima”.
L'articolo Gratteri a La7: “Non mi hanno fermato le intercettazioni su come
ammazzare me e i miei figli, figuriamoci la norma di FI contro i pm in tv”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nella seconda puntata della nuova stagione di Fratelli di Crozza, in onda il
venerdì sera in prima serata sul Nove e in streaming su Discovery+, Maurizio
Crozza porta in scena la coppia Gratteri–Nordio, con il magistrato che racconta
la sua vita impegnativa, mentre discute con il ministro le difficoltà del
sistema politico-giudiziario e del referendum sulla giustizia.
L'articolo Il surreale dialogo tra Crozza-Nordio e Crozza-Gratteri: “Sei matto,
capace che bevi solo acqua”. “Tutti i film in 3d li vedi senza occhiali perché
con gli spritz ci vedi il triplo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“A causa delle mie posizioni mi sono creato molti nemici, ma non sono pentito:
adesso sono ancora più convinto che bisogna votare No per il bene dell’Italia”.
Così Nicola Gratteri ad Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi ogni
sabato sul Nove, sugli attacchi subiti nelle ultime settimane. Il procuratore di
Napoli e sostenitore del No al referendum sulla Giustizia, si è spesso trovato
al centro della polemica, da ultimo quella che coinvolge il quotidiano Il
Foglio. “A me non viene nulla – ha aggiunto il magistrato – se fossi stato
zitto, sarei stato simpatico a più persone, più credibile. In questi giorni si
parla anche dei miei errori giudiziari, si inventano numeri e storie perché
bisogna delegittimare, perché Gratteri è la persona da abbattere“.
L'articolo “Per le mie posizioni sono diventato una persona da abbattere, ma non
sono pentito. Ancora più convinto del No”: Gratteri ad Accordi&Disaccordi (Nove)
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Se questa riforma fosse stata attiva quando ho iniziato questa carriera io oggi
farei il giudice civile”, così il procuratore di Napoli Nicola Gratteri
dialogando con Marco Travaglio spiega le ragioni della sua contrarietà alla
separazione delle carriere. Secondo il magistrato si tratta di una riforma
pessima, soprattutto per i più deboli: “Un poveraccio che fa fatica ad arrivare
a fine mese e non si può permettere avvocati di grido, ha bisogno di un Pm
imparziale che sia costretto a fare indagini anche a favore dell’indagato. Per i
potenti non cambierà nulla, i poveracci hanno tutto da perdere”.
L'articolo “Perché No, guida al referendum in poche semplici parole”. Marco
Travaglio dialoga con Nicola Gratteri proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nuova puntata sul Nove del talk di approfondimento “Accordi & Disaccordi”,
condotto da Luca Sommi: in prima serata sabato 14 marzo alle 21:30.
Ospiti della puntata i giornalisti Rula Jebreal e Mario Giordano, il procuratore
capo della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nicola Gratteri, il
direttore editoriale del Secolo d’Italia Italo Bocchino.
Al centro della discussione le due settimane di guerra tra Stati Uniti, Israele
e Iran che hanno infiammato tutta la regione medio orientale. Spazio anche alle
ragioni del no e del sì in vista del referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma
che vorrebbe separare le carriere di giudici e pm.
Come da tradizione, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e il
giornalista Andrea Scanzi analizzano i fatti più importanti della settimana.
L'articolo Jebreal, Giordano, Gratteri e Bocchino ospiti di Sommi ad
Accordi&Disaccordi sabato 14 marzo. Con Travaglio e Scanzi proviene da Il Fatto
Quotidiano.