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Referendum, magistrati in festa per il “miracolo”. Il frontman del No Grosso: “Gli italiani salvano sempre se stessi”. Gratteri: “La società civile è viva”
Il “cauto ottimismo” di maniera che lascia spazio in fretta a occhi lucidi, abbracci e sorrisi. Dopo un’oretta di scaramanzia iniziale, appena i dati delle urne disegnano la vittoria del No, un’ondata di gioia mista a sollievo invade la sede nazionale di Libera a Roma, dove l’Associazione nazionale magistrati ha scelto di aspettare i risultati del referendum. “Abbiamo fatto un miracolo”, è il concetto che ripetuto in varie forme. Enrico Grosso, il giurista torinese scelto dalle toghe come frontman del “loro” comitato Giusto dire No, è emozionatissimo: “È stato un capolavoro collettivo”, dice parlando al Fatto dopo una decina di interviste tv. Se lo aspettava? “Devo dire di sì. Nella mia vita ho sempre scommesso su una ancestrale saggezza inconsapevole del popolo: gli italiani, senza saperlo, riescono sempre a salvare se stessi“, sorride. GROSSO: “HA PERSO CHI NON VOLEVA LEGGE UGUALE PER TUTTI” Prima, in conferenza stampa insieme al presidente del comitato Antonio Diella, Grosso aveva risposto così alla domanda del Fatto su vincitori e sconfitti del voto: “Ha vinto la Costituzione, ha perso chi la voleva cambiare per affievolire le garanzie di autonomia e di indipendenza della magistratura e quindi mettere a repentaglio quel principio scritto dietro gli scranni di ogni giudice nei tribunali: la legge è uguale per tutti. Se qualcuno ha voluto mettere in discussione quel principio, quel qualcuno oggi è stato sconfitto”, il giurista. Che esordisce ringraziando “tutti gli elettori per questa straordinaria prova di democrazia“: “Erano anni che non si vedevano così tante persone a votare, ci è stato detto che gli italiani avevano perso ogni affezione verso la cosa pubblica. L’idea che questo nuovo entusiasmo sia stato suscitato da una questione che ha direttamente a che fare con la Costituzione, lasciatemelo dire, da costituzionalista mi emoziona“, afferma. E sottolinea anche “il dato del voto giovanile”, in larghissima maggioranza per il No: “Il fatto che i giovani, che si diceva essere sempre meno interessati dalla politica, si siano così entusiasmati per la loro Costituzione mi ha davvero allargato il cuore“. E rivendica: “Abbiamo trattato gli elettori da adulti e gli elettori hanno saputo rispondere da persone adulte. La maggioranza degli italiani ci ha premiato per la nostra sincerità“. ANM: “UN BEL GIORNO PER IL NOSTRO PAESE” “Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutte le cittadine e i cittadini”, è invece il commento ufficiale dell’Anm, affidato a una nota firmata dalla Giunta esecutiva centrale. “Questo risultato”, affermano i vertici del “sindacato” dei magistrati, “tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia. Ringraziamo tutti coloro che si sono impegnati con noi in questi mesi a difesa della Costituzione. La relazione con la società civile”, prosegue il comunicato, “ha arricchito la magistratura e sapremo trovare gli strumenti perché questa ricchezza sia condivisa e vada a beneficio di tutto il Paese”. GRATTERI: “SOCIETÀ CIVILE VIVA, SCELTA IN DIFESA DELLA CARTA” Festeggia anche quello che è forse il volto più popolare del fronte del No, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. “La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo”, sottolinea. “La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie. Le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e rispetto dei diritti”. ZANON (COMITATO SÌ): “DAL NO MESSAGGI SCORRETTI” Dai comitati del Sì, invece, si maschera a fatica la delusione. I primi a presentarsi di fronte ai microfoni sono i vertici del comitato “Sì Riforma” voluto dal governo: “Viva la democrazia, grande successo di affluenza. Le persone sono state molto coinvolte con messaggi anche non corretti ma comunque c’è stata una partecipazione. Credo che i termini di analisi difficilmente possiamo andare oltre nel dire che ce l’abbiamo messa tutta”, abbozza il presidente, l’ex giudice costituzionale Nicolò Zanon. E il portavoce Alessandro Sallusti rivendica: “È stata una battaglia persa, ma che rifarei dall’inizio alla fine. La prima osservazione è che di riforma della giustizia se ne parlerà tra tanti e tanti anni e ancor più la stagione riformista non dico che viene archiviata, ma subisce un forte rallentamento”. L'articolo Referendum, magistrati in festa per il “miracolo”. Il frontman del No Grosso: “Gli italiani salvano sempre se stessi”. Gratteri: “La società civile è viva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Gratteri: “Governo prende Usa come modello? Io avrei paura a vivere lì, quello non è un sistema democratico”
“Mi spaventano gli esempi che fanno” gli esponenti politici a favore del sì. “Prendono come modello il processo degli Stati Uniti. Ma io avrei paura a vivere lì, quello non è un sistema democratico”. Lo ha detto il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, intervistato dalla vicedirettrice e dal direttore de il Fatto Quotidiano, Maddalena Oliva e Marco Travaglio, nel terzo appuntamento de “La settimana del no” al Caffè letterario a Roma, parlando della riforma voluta da Carlo Nordio, in merito al sistema giuridico Usa. Gratteri ha portato l’esempio dell’uccisione, da parte dell’Ice, lo scorso 7 gennaio, di Renée Nicole Good, “che aveva le mani sul volante della propria auto. Quella, a casa mia, si chiama esecuzione. E siccome lì c’è la discrezionalità dell’azione penale, il ministro ha detto che non avrebbero avviato le indagini”. L'articolo Referendum, Gratteri: “Governo prende Usa come modello? Io avrei paura a vivere lì, quello non è un sistema democratico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, il timore di Gratteri: “Il Csm costa 47 milioni di euro, con la riforma vanno considerati per tre. Da dove li prendono?”
Il referendum rischia di triplicare i costi della giustizia. È il timore del Procuratore di Napoli Nicola Gratteri che in occasione di un incontro pubblico a favore del ‘no’ al referendum intervistato dalla giornalista Carmen Lasorella si chiede come verranno coperti i costi della sostituzione del Consiglio Superiore della Magistratura in 2 CSM e un’Alta Corte Disciplinare. “Questo CSM costa 47 milioni di euro – dice Gratteri – ora dovete considerare 47 milioni per 3. Il bilancio del ministero della Giustizia è quello, vorrei sapere quei soldi da dove li prendono, se ci faranno fare meno intercettazioni, se non stabilizzeranno gli 11 mila assunti a tempo determinato per aiutare i giudici a scrivere le sentenze oppure se smetteranno di fare concorsi per cancelliere visto che già da 5 anni non si fanno. In tutto questo – conclude Gratteri – ci sono uffici in cui manca il 40% del personale ma nel frattempo il governo apre l’inutile tribunale di Bassano del Grappa in Veneto col parere contrario di tutti i procuratori del Veneto, di tutti i presidenti di tribunale veneti e di tutti gli avvocati. Nessuno lo voleva, solo il ministro Nordio e il sottosegretario leghista Andrea Ostellari”. L'articolo Referendum, il timore di Gratteri: “Il Csm costa 47 milioni di euro, con la riforma vanno considerati per tre. Da dove li prendono?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Gratteri: “Riforma blindata con l’arroganza del potere”. Il saggista Sales: “Vogliono umiliare i magistrati”. A Napoli il dibattito per il No
Gli effetti della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, i dubbi sull’introduzione di un’Alta Corte Disciplinare e i timori sul condizionamento della magistratura da parte della politica. Al Teatro Diana di Napoli magistrati, professori e saggisti hanno dato vita ad un lungo dibattito a favore del ‘No’ al Referendum sulla giustizia che chiamerà gli italiani alle urne il 22 e il 23 marzo. “Questo referendum è importante – spiega il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri – ma la parola chiave del mio approccio per contrastare la riforma è stata l’arroganza. C’è un pacchetto che il governo ha blindato, che è andato in Parlamento tra Camera e Senato, senza che fosse cambiata una sola virgola. Vogliono cambiare 7 articoli della Costituzione – prosegue Gratteri – come se fosse un decreto legge, come se fosse il decreto Caivano. In questi mesi ho voluto leggere le attività preparatorie dell’Assemblea Costituente e ho notato quante ore sono state dedicate alla discussione e quante energie gente del calibro di Costantino Mortati, Aldo Moro, Giovanni Leone, Luigi Einaudi e Giuseppe Dossetti abbiano dedicato alla delicata questione del bilanciamento dei poteri dello Stato. Ma loro – conclude Gratteri – erano dei giganti, monumenti viventi, pozzi di scienza nelle loro specializzazioni. Qua invece un terzo di chi vuole cambiare la Costituzione non è nemmeno laureato”. Dal palco del teatro partenopeo Gratteri non si limita a contestare l’iter parlamentare del quesito referendario ma entra nel merito dei vari punti della riforma, a partire dalla separazione delle carriere. “Togliere dalla cultura della giurisdizione il pubblico ministero è la cosa più grave – spiega il procuratore di Napoli – io ho iniziato facendo il giudice istruttore civile, poi quello del lavoro, poi sezione specializzata agraria, ho fatto 5 volte il Pretore in 5 province diverse, poi ho fatto il giudice istruttore penale e infine il pubblico ministero. Per me è importante fare prima il giudice e poi il pubblico ministero perché solo così capisci appieno cosa serve per arrivare alla prova, cosa serve nella fase istruttoria dibattimentale”. La riforma per l’attuale Procuratore Generale di Napoli Aldo Policastro non fa che indebolire su più fronti il potere giudiziario a favore del potere esecutivo. “Chi vuole difendere lo stato di diritto devo votare ‘no’ – dice il procuratore – chi invece vuole spazzare via la magistratura, come ha detto qualcuno, deve votare ‘si’ ”. Per il Rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari il rischio maggiore è quello di distruggere l’autonomia della magistratura. “Più che il rischio sembra l’obiettivo di questo governo – dice Montanari – la volontà è quella di impedire alla magistratura di governare se stessa, ma non ci sono vuoti di potere e se la magistratura non governa se stessa al suo posto ci sarà il governo, il ministro della giustizia di turno”. Una sorta di primato della politica sulla magistratura secondo il saggista Isaia Sales. “Il ministro Nordio e la destra – dice Sales – vogliono umiliare i magistrati e noi dobbiamo dire ‘no’ a questa umiliazione”. Altro argomento sul quale si è molto dibattuto nel corso dell’incontro è la sostituzione del Consiglio Superiore della Magistratura. “Ci saranno 2 CSM e un’Alta Corte Disciplinare – dice l’ex PG di Napoli Luigi Riello – il punto più critico a mio avviso è proprio la confusione istituzione che ne deriva. Poi c’è la questione del sorteggio che è francamente avvilente, perché non esiste al mondo un organo di governo autonomo della magistratura i cui componenti vengano estratti a sorte come una lotteria”. Sullo strumento dell’Alta Corte Disciplinare si esprime anche l’ex capo dell’anticorruzione (oggi Procuratore di Perugia, ndr) Raffaele Cantone. “È uno strumento che ha poca giustificazione razionale, tra l’altro non si spiega perché valga solo per la magistratura ordinaria. Inoltre – prosegue Cantone – è uno strumento che rischia di rappresentare un meccanismo attraverso il quale si rischia di incidere sull’attività dei singoli magistrati”. L'articolo Referendum, Gratteri: “Riforma blindata con l’arroganza del potere”. Il saggista Sales: “Vogliono umiliare i magistrati”. A Napoli il dibattito per il No proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Numeri verdi fasulli e finti poliziotti per svuotare i conti: ecco le truffe informatiche del clan Mazzarella
Il racconto di una delle truffe informatiche meglio riuscite del clan Mazzarella arriva dalla Toscana, da Lucca. Una mattina del marzo 2024 un signore si presenta ai carabinieri e spiega come lo hanno ripulito di 48.500 euro. In mattinata aveva ricevuto dal numero verde Bnl una telefonata di un sedicente dipendente, che gli chiedeva se era lui l’autore di un bonifico di quell’importo, e in caso contrario di correre in filiale a bloccarlo. Poco dopo, altra telefonata da un numero riferibile alla polizia postale: un sedicente “ispettore De Angelis” gli confermava che stavano provando a derubarlo. Immaginate il panico dell’uomo mentre riceve una terza telefonata, stavolta dal cellulare del finto dipendente Bnl, che gli suggerisce come salvare i suoi risparmi: andare in filiale, non dire nulla al dipendente ‘vero’ (“potrebbe essere un complice”) e spostare i risparmi verso conti correnti sicuri di un’altra filiale a Montecatini, sulle coordinate Iban che gli avrebbe fornito con un messaggio. “Metta in causale che è per l’acquisto di un casolare, così non desta sospetti”. L’uomo aveva prima riscontrato i numeri di telefono dai quali aveva ricevuto le chiamate, e avendoli trovati corrispondenti a quelli della Bnl e della polizia postale, si è fidato ed ha obbedito. Si è accorto della truffa quando si è recato a Montecatini e ha scoperto che il direttore era ignaro di tutto. Benvenuti della nuova frontiera del business della camorra: le truffe informatiche seriali. Dietro le quali c’è un’organizzazione scientifica. Tossicodipendenti ingaggiati per aprire i conti correnti sui quali veicolare i proventi. Informatici capaci di aprire siti bancari simili in tutto e per tutto a quelli veri coi quali carpire le password e i dati sensibili delle vittime. Uso massiccio della tecnica dello spoofing, che camuffa il numero di telefono di provenienza della chiamata per renderlo uguale a quello di una banca. Finti sportelli bancari aperti in zone periferiche, coi quali spennare il disgraziato di turno. Su questo affarone ha investito le sue migliori risorse il clan Mazzarella, che intorno al giro di affari ha fatto e disfatto alleanze, dialogando coi Licciardi e ottenendone l’ingaggio di un hacker di 25 anni, un genio dell’informatica. E, se in passato, in questi tipi di frode ci cascavano solo persone anziane, deboli e poco istruite, e facili da circuire, stavolta il livello era così alto che poteva trarre in inganno professionisti e persone dotate di buone conoscenze informatiche. Ne sa qualcosa l’impiegata di banca Bnl che ci stava cascando e si è salvata solo grazie al tempestivo intervento dell’ufficio antifrode del suo istituto di credito. Quello vero. Perché i truffatori in qualche caso si presentavano come ispettori antifrode alle vittime. In altri casi come funzionari di banca, carabinieri, agenti della Postale. In questo modo l’associazione a delinquere ha colpito correntisti di Bnl, Credem, Poste Italiane e Banca Intesa. C’è chi si è visto svuotare il conto di poche centinaia di euro, chi di somme superiori a 50.000 euro. E dietro a questa macchina da guerra c’erano i capi del clan, Ciro e Michele Mazzarella, e il convivente di sua figlia, Gennaro Brusco, tre delle 12 persone arrestate all’alba al culmine di una indagine del Nucleo investigativo dei carabinieri di Napoli, agli ordini del tenente colonnello Antonio Bagarolo e del generale Biagio Storniolo, con il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Amato. Sedici le misure cautelari eseguite. Il procuratore Nicola Gratteri ha sottolineato l’importanza di informare sull’esito di inchieste come questa, in modo da tenere all’erta le potenziali vittime. Ed infatti i truffatori ne erano frustrati, come dimostra il lamento captato in un’intercettazione: “Queste campagne di sensibilizzazione ci stanno penalizzando”. L’organizzazione colpiva in Italia e anche in Spagna, tra Madrid e Barcellona. Dall’inchiesta sono emerse le due modalità utilizzate dai truffatori, che hanno consentito di svuotare i conti correnti di una sessantina di vittime. La prima prevedeva la sottrazione delle carte bancomat, anche dal centro di smistamento Milano, e poi dei documenti delle vittime. Con una mail simile a quella della banca, inviata al titolare del conto corrente, lo si induceva a cambiare il pin e a questo punto il gioco era fatto. Gli hacker, che lavoravano esattamente negli stessi orari dei dipendenti bancari, eseguivano lo spostamento di denaro verso i loro conti. La seconda era invece più sofisticata ed è quella raccontata all’inizio. I telefonisti dei Mazzarella riuscivano, anche simulando gli accenti come quello milanese, a sapere prima quanto c’era sul conto corrente: se la cifra era cospicua, la telefonata andava avanti. Se si trattava di quale migliaio di euro si interrompeva. “Le mafie sono contemporanee, e lo è anche la camorra che ho visto molto evoluta nell’ambito informatico e nel dark web, sono una criminalità capace di commettere reati attraverso la tecnologia – ha detto Gratteri – Nella Procura di Napoli c’à una sezione specializzata in reati informatici che con Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza riescono a fare questo tipo di indagine e scoprono continuamente nuovi modi per commettere questa tipologia di reati. Noi cerchiamo di stare al passo e i miei colleghi, con le forze dell’ordine, oggi i carabinieri, sono riusciti a dimostrare reati che era difficile dimostrare”. 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Gratteri a La7: “Non mi hanno fermato le intercettazioni su come ammazzare me e i miei figli, figuriamoci la norma di FI contro i pm in tv”
“Secondo voi, ‘faremo i conti’ cosa vuol dire? Ma un magistrato cosa può intendere con questa frase?“. Così nella trasmissione In Onda, su La7, il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, risponde a una domanda di Marianna Aprile sulla bufera scatenata dalle sue parole al quotidiano Il Foglio, dove in una conversazione telefonica con una giornalista avrebbe dichiarato: “Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete”. Parole che il direttore Claudio Cerasa ha interpretato come un avvertimento inquietante, scatenando reazioni dure da parte del centrodestra, con Antonio Tajani in testa a denunciare una presunta lesione alla libertà di stampa. Gratteri ricostruisce il contesto: da mesi, è “bersaglio di 4, 5, 6 giornali ogni mattina”. “Una cosa è l’informazione, un’altra cosa è la diffamazione”, precisa il magistrato, ribadendo di stare “sempre dalla parte della stampa”. Il procuratore, a riguardo, ricorda di aver criticato la riforma Cartabia proprio perché limita la pubblicazione integrale delle ordinanze di custodia cautelare, imponendo solo commenti e riducendo il diritto dei cittadini a essere informati. E aggiunge: “Io sono stato quello che più ha parlato mentre i proprietari e i direttori dei giornali, sono stati timidi, al punto che in Commissione Giustizia non sono andati a essere auditi“. Alla domanda di Marianna Aprile su cosa si sentisse diffamato dal Foglio, Gratteri risponde: “Questa poi è una cosa che io guarderò dopo perché adesso dobbiamo concentrarci sul referendum sulla giustizia”. Il dibattito approda poi sulla cosiddetta “norma anti-Gratteri”, un emendamento presentato da deputati di Forza Italia (Maurizio D’Attis, Francesco Cannizzaro e Andrea Gentile) al decreto Pnrr, in discussione alla Camera. La proposta introduce sanzioni disciplinari per i magistrati che partecipano a trasmissioni televisive, convegni o dibattiti pubblici in modo da compromettere “l’indipendenza, la terzietà e l’imparzialità” del loro ruolo, anche sotto il profilo dell’apparenza. Qualcuno l’ha già ribattezzata “norma anti-Gratteri” per il timing e per il bersaglio implicito. Luca Telese chiede direttamente: “Ma è vera o no?”. Gratteri, sorridendo, replica: “E che ne so io, l’ho letta sui giornali. Ma io non è che mi posso intimorire e fermare se c’è questo emendamento. Toglietevelo dalla testa. Secondo voi, sono una persona che si ferma davanti a queste cose? Ma io non mi sono fermato davanti a intercettazioni telefoniche dove stavano discutendo di come mi dovevano ammazzare e di come dovevano uccidere i miei figli. E ora mi posso preoccupare di una cosa del genere? Ma state scherzando? Io continuerò a fare tranquillamente quello che facevo prima”. L'articolo Gratteri a La7: “Non mi hanno fermato le intercettazioni su come ammazzare me e i miei figli, figuriamoci la norma di FI contro i pm in tv” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il surreale dialogo tra Crozza-Nordio e Crozza-Gratteri: “Sei matto, capace che bevi solo acqua”. “Tutti i film in 3d li vedi senza occhiali perché con gli spritz ci vedi il triplo”
Nella seconda puntata della nuova stagione di Fratelli di Crozza, in onda il venerdì sera in prima serata sul Nove e in streaming su Discovery+, Maurizio Crozza porta in scena la coppia Gratteri–Nordio, con il magistrato che racconta la sua vita impegnativa, mentre discute con il ministro le difficoltà del sistema politico-giudiziario e del referendum sulla giustizia. L'articolo Il surreale dialogo tra Crozza-Nordio e Crozza-Gratteri: “Sei matto, capace che bevi solo acqua”. “Tutti i film in 3d li vedi senza occhiali perché con gli spritz ci vedi il triplo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Per le mie posizioni sono diventato una persona da abbattere, ma non sono pentito. Ancora più convinto del No”: Gratteri ad Accordi&Disaccordi (Nove)
“A causa delle mie posizioni mi sono creato molti nemici, ma non sono pentito: adesso sono ancora più convinto che bisogna votare No per il bene dell’Italia”. Così Nicola Gratteri ad Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi ogni sabato sul Nove, sugli attacchi subiti nelle ultime settimane. Il procuratore di Napoli e sostenitore del No al referendum sulla Giustizia, si è spesso trovato al centro della polemica, da ultimo quella che coinvolge il quotidiano Il Foglio. “A me non viene nulla – ha aggiunto il magistrato – se fossi stato zitto, sarei stato simpatico a più persone, più credibile. In questi giorni si parla anche dei miei errori giudiziari, si inventano numeri e storie perché bisogna delegittimare, perché Gratteri è la persona da abbattere“. L'articolo “Per le mie posizioni sono diventato una persona da abbattere, ma non sono pentito. Ancora più convinto del No”: Gratteri ad Accordi&Disaccordi (Nove) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Perché No, guida al referendum in poche semplici parole”. Marco Travaglio dialoga con Nicola Gratteri
“Se questa riforma fosse stata attiva quando ho iniziato questa carriera io oggi farei il giudice civile”, così il procuratore di Napoli Nicola Gratteri dialogando con Marco Travaglio spiega le ragioni della sua contrarietà alla separazione delle carriere. Secondo il magistrato si tratta di una riforma pessima, soprattutto per i più deboli: “Un poveraccio che fa fatica ad arrivare a fine mese e non si può permettere avvocati di grido, ha bisogno di un Pm imparziale che sia costretto a fare indagini anche a favore dell’indagato. Per i potenti non cambierà nulla, i poveracci hanno tutto da perdere”. L'articolo “Perché No, guida al referendum in poche semplici parole”. Marco Travaglio dialoga con Nicola Gratteri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Jebreal, Giordano, Gratteri e Bocchino ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 14 marzo. Con Travaglio e Scanzi
Nuova puntata sul Nove del talk di approfondimento “Accordi & Disaccordi”, condotto da Luca Sommi: in prima serata sabato 14 marzo alle 21:30. Ospiti della puntata i giornalisti Rula Jebreal e Mario Giordano, il procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nicola Gratteri, il direttore editoriale del Secolo d’Italia Italo Bocchino. Al centro della discussione le due settimane di guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran che hanno infiammato tutta la regione medio orientale. Spazio anche alle ragioni del no e del sì in vista del referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma che vorrebbe separare le carriere di giudici e pm. Come da tradizione, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e il giornalista Andrea Scanzi analizzano i fatti più importanti della settimana. L'articolo Jebreal, Giordano, Gratteri e Bocchino ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 14 marzo. Con Travaglio e Scanzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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