La riforma Nordio “non rende la giustizia più veloce” e il referendum sulla
separazione delle carriere è costruito su slogan e forzature. Nicola Gratteri,
ospite di Piazzapulita su La7, interviene nel dibattito sul voto del 22 e 23
marzo 2026, smontando due argomenti chiave del fronte del Sì: l’idea di una
giustizia più rapida e l’accusa di incoerenza rivolta allo stesso procuratore
capo di Napoli sul tema del sorteggio nel Csm.
A partire da uno slogan sulle “toghe rosse” e su una maggiore rapidità dei
processi con la riforma Nordio, Gratteri contesta il legame tra separazione
delle carriere e tempi dei processi: “E la velocità della giustizia dove
sarebbe? Che c’entra con la separazione delle carriere, se questi ogni 60 giorni
fanno un decreto dove introducono cinque o sei reati nuovi? La velocità di
cosa?”. E liquida l’argomento come propaganda: “Sono solo slogan. Di queste
sciocchezze ne ho lette tante”.
Il magistrato respinge quindi l’accusa di aver cambiato posizione sul sorteggio.
“È gente in malafede, l’ho detto almeno dieci volte, lo ripeto l’undicesima.
Anni fa, forse alla festa del Fatto Quotidiano, ho detto che ero favorevole al
sorteggio. Punto”.
Ma, chiarisce, “quello di oggi però è un sorteggio truccato”. All’epoca, spiega,
parlava di un solo Csm, mentre la riforma prevede due Consigli, uno per i
giudici e uno per i pm, più un’Alta Corte disciplinare. “Il Csm oggi costa 50
milioni di euro l’anno. Con due Csm e l’Alta Corte il costo sale a 150 milioni
di euro l’anno: sono tutte tasse dei cittadini”.
Gratteri ricorda che ogni Csm sarà costituito per 2/3 da componenti (togati)
estratti a sorte tra i magistrati della rispettiva categoria (giudici per il Csm
giudicante, pm per quello requirente) e per 1/3 da componenti (laici) estratti a
sorte da un elenco di professori universitari e avvocati compilato dal
Parlamento in seduta comune.
Ed è proprio su questo meccanismo che si consuma l’inganno. “La riforma Nordio –
spiega Gratteri – stabilisce che i magistrati vengano sorteggiati tra tutti i
magistrati d’Italia in servizio. Il sorteggio relativo ai laici, invece, lo
chiamano ‘temperato’. E qui c’è il trucco”.
Il magistrato entra nel dettaglio: “In un’urna metto cinquanta nomi scelti dalla
politica, poi sorteggio dieci di questi nomi. Ma non è un sorteggio, perché sono
dieci dei cinquanta che io già ho scelto. Chiunque esca è sempre un mio fedele e
risponde ai miei desiderata. E quindi dov’è il sorteggio? Io posso essere
d’accordo su una cosa del genere?”.
La conseguenza è una disparità che Gratteri definisce inaccettabile: “Perché i
magistrati sono sottoposti a un sorteggio secco mentre i politici si scelgono
tra professori universitari e avvocati che rispondono sempre alla loro fede
politica e poi piazzano dieci per il Csm dei giudici e dieci per quello dei
pm?”.
Alla fine, quando Formigli chiama in causa il ministro della Giustizia, la
chiusura è affidata all’ironia: “Sì, il ministro della Giustizia ci viene in
aiuto sempre”.
L'articolo Referendum, Gratteri smonta il fronte del Sì: “Gente in malafede,
chiama ‘sorteggio’ un elenco di prescelti della politica”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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Il 22 e 23 marzo ci sarà il referendum costituzionale sulla magistratura e la
politica. E sabato 31 gennaio uscirà il nuovo libro, edito da PaperFirst, del
direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, intitolato Perché no – Guida
al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole, coi
contributi del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, e l’introduzione del
giurista e costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. “Fino a 24 ore dal referendum,
dirò No a questa controriforma che apre la strada al controllo del governo sul
pm – ha detto Gratteri – Non è una battaglia di categoria, ma di democrazia.
Perché per noi magistrati dal lato pratico non cambia nulla: ciò che cambia, e
in peggio, è il servizio giustizia per i cittadini”. “Quella che è presentata
subdolamente come la riforma della giustizia è tutt’altra cosa: una rivalsa di
certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri
costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell’autonomia
dell’indipendenza della seconda” è l’analisi, in sintesi, di Zagrebelsky.
Le parole di Travaglio: “Il 22 e 23 di marzo ci sarà il referendum
costituzionale. Ma esattamente su cosa andiamo a votare? Per spiegarlo ho
scritto questo libro: ‘Perché NO. Guida al referendum su magistratura e
politica. In poche e semplici parole’. C’è una bellissima prefazione di Gustavo
Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale, e una chiacchierata
con il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che spiega le ragioni del no e le
proposte alternative a questa riforma. Una riforma che, come scoprirete leggendo
il libro, non c’entra assolutamente nulla con i veri problemi della giustizia:
la lentezza, la farraginosità, la complessità e la delusione che spesso il
processo penale genera in chi ha la fortuna o la sfortuna di imbattercisi. È un
libro di servizio, di pronto intervento, perché parliamo di una materia tecnica
che viene fatta passare come incomprensibile ai cittadini. Con uno strumento
come questo, invece, credo ci siano ottime possibilità di capire davvero su cosa
andiamo a votare e quali sono i moventi di questa riforma costituzionale che il
governo ha imposto al Parlamento. Dopo l’introduzione di Zagrebelsky c’è una
ricostruzione del referendum — quando, come e perché si vota — e poi una
spiegazione di come funziona la giustizia penale in Italia: chi è il pubblico
ministero, chi è l’avvocato difensore, chi è l’avvocato di parte civile, chi
sono i giudici e perché hanno ruoli e gradi diversi. E poi cosa cambia se passa
questa riforma, cioè se vince il sì, e perché secondo me conviene a noi
cittadini votare no. Le bugie raccontate da chi spinge per il sì, i modelli
stranieri spesso evocati e come funzionano davvero, gli errori giudiziari
continuamente chiamati in causa — che questa riforma non risolve affatto, anche
perché molti cosiddetti errori giudiziari non sono tali. E ancora: i
voltagabbana del sì e del no, quelli che fino a ieri dicevano una cosa e oggi
sostengono l’esatto opposto. Infine, la chiacchierata a cuore aperto con Nicola
Gratteri, che racconta perché è importante che chi fa il pubblico ministero
abbia fatto esperienza da giudice e viceversa.
Il libro è disponibile in edicola con il Fatto Quotidiano, oltre che in tutte le
librerie e negli store online.
L'articolo “Perché NO, guida al referendum su magistratura e politica”: il nuovo
libro di Travaglio coi contributi di Gratteri e Zagrebelsky proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’ex consigliere comunale di Castellammare di Stabia Gennaro Oscurato si sarebbe
messo a disposizione del clan d’Alessandro sino al 2024, l’anno delle
amministrative che lo videro eletto. Questo in sintesi il capo di imputazione
della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri –
notificato all’esponente della lista civica “Stabia Rialzati”, dimessosi
dall’aula il 15 gennaio quando erano note da due mesi le sue intercettazioni al
telefono con il cassiere del clan, Michele Abbruzzese – diverse conversazioni
avvenute nelle settimane immediatamente precedenti al voto, in una si dicevano
“dobbiamo fare grandi cose insieme” – ma non era ancora nota la notizia che era
indagato per concorso esterno in associazione camorristica.
È tutto scritto sull’avviso di garanzia ad Oscurato, con invito a comparire a
rendere interrogatorio, che si è svolto stamane alle 10.30 presso gli uffici del
nono piano della Procura di Napoli. Per quasi tre ore Oscurato, difeso
dall’avvocato Mariano Morelli, ha risposto alle domande del pm Cimmarotta,
spiegando la natura dei suoi rapporti con Abbruzzese: “È solo un paziente del
mio studio di odontotecnico”. Precisando di non avergli chiesto voti o sostegno
elettorale e di essersi dimesso da consigliere comunale “per recuperare
serenità”. Oscurato ha respinto tutte le accuse. E per rafforzare la propria
difesa, ha sottolineato la circostanza che Abbruzzese apprende della sua
elezione solo da un suo lontano parente, Giuseppe Oscurato (anche lui indagato
in altre vicende di clan). Se ci fosse stato un reale interesse del clan, è la
tesi difensiva, Abbruzzese avrebbe saputo attraverso un filo diretto col
politico.
I dettagli dell’avviso di garanzia all’ex consigliere comunale stabiese arrivano
in un momento delicatissimo della vita dell’amministrazione di centrosinistra,
retta dal sindaco di area Pd Luigi Vicinanza. Le indagini della Dda, oltre a
Oscurato, hanno lambito anche un altro consigliere comunale di maggioranza, Nino
Di Maio: il figlio ed il nipote sono indagati per associazione camorristica per
i loro rapporti con il boss Pasquale D’Alessandro. Anche Di Maio si è dimesso
dopo aver appreso le notizie che lo riguardavano. Anche lui doveva essere
sentito ieri dal pm, solo in qualità di teste. Si è avvalso della facoltà di non
rispondere, consentita dall’essere consanguineo degli indagati, ed ha fornito
dichiarazioni spontanee a difesa della sua famiglia.
Pressato da richieste di dimissioni provenienti dalla sua maggioranza e dal dem
Sandro Ruotolo, mentre la politica cittadina si interroga sui rischi dell’arrivo
di una commissione d’accesso e di secondo scioglimento per camorra dopo quello
del 2022, Vicinanza ha reagito convocando nei giorni scorsi un’affollata
assemblea pubblica al Supercinema. Un evento dal quale è uscito rafforzato nella
sua intenzione di andare avanti.
L'articolo Camorra e politica a Castellammare di Stabia, la Dda: “Il consigliere
Oscurato a disposizione del clan per le comunali 2024” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“I minori diventano carne da macello e utili idioti per il crimine” se il
contesto li indirizza verso quella direzione. Lo dice il procuratore di Napoli
Nicola Gratteri a margine di una conferenza stampa su 17 arresti della Dda a
Santa Maria Capua Vetere. Inchiesta da cui emerge che i ‘metodi’ di lavoro della
camorra del Casertano sono tornati ad essere simili a quelli dei clan del
napoletano: guerre armate per il controllo delle piazze di spaccio, stese, uso
di minorenni pronti a tutto, segnati dalla provenienza familiare, eredi di un
percorso tracciato dagli adulti della famiglia. “E’ il risultato di una serie di
concause – sostiene Gratteri – la carenza educativa, poco terzo settore e anche
perché dal punto di vista normativo il minore rischia meno, è meno strutturato
sul piano psicologico, quindi viene arruolato come carne da macello, come utile
idiota, per trasportare e vendere cocaina, per trasportare armi e andare ad
ammazzare. Il coinvolgimento dei minori è ormai un trend nazionale: costano di
meno, comportano meno rischi dal punto di vista penale e, infine, per
temperamento nascono e si nutrono della cultura mafiosa”.
I 17 arresti dell’ordinanza firmata dal Gip sono poi saliti a 19 con due casi di
flagranza di reato emersi durante le perquisizioni. Le catture sono state
eseguite stanotte da circa 120 poliziotti coordinati questura di Caserta diretta
da Andrea Grassi sul territorio di Santa Maria Capua Vetere e dintorni. Ed in
particolare nel rione Iacp dove il ras decideva a chi ‘assegnare’ le case e a
chi no. Era infatti Vincenzo Santone, attraverso la moglie legato da rapporti di
parentela con il clan Belforte di Marcianise, a designare chi doveva occupare le
abitazioni disponibili. “I pusher gli dovevano versare 200 euro al mese come
quota fissa, oppure acquistare la droga a costi maggiorati. A questo diktat
l’alternativa era la morte”, ha spiegato il capo della Mobile di Caserta
Massimiliano Russo.
Tre degli arrestati sono minorenni “ed uno di loro era così bravo da essere
conteso dagli adulti per le loro attività criminali”, ha sottolineato la
procuratrice dei minori Patrizia Imperato, rimarcandone “l’imprinting
familiare”, ovvero “la partecipazione in attività di spaccio portate avanti da
genitori e zii”. “Una volta i casalesi consideravano la droga una attività
residuale, ora esiste una camorra solida e strutturata e un’altra camorra che si
impone con le piazze di spaccio” ha spiegato il procuratore aggiunto Michele Del
Prete. I tre giovanissimi sono accusati di partecipazione all’associazione
dedita al traffico di stupefacenti: non solo erba, ma anche droghe pesanti come
crack, ketamina, cocaina. Tutti i reati contestati hanno l’aggravante del metodo
mafioso.
Le indagini sono partite da una stesa dell’ottobre 2023 e dall’omicidio di
Emanuele Nebbia, avvenuto la notte di Capodanno del 2024. Il culmine di una
faida tra le famiglie dei Santone e dei Nebbia per la conquista dei rioni della
droga.
L'articolo Camorra, 19 arresti a Caserta. Gratteri: “Minori arruolati dai clan
come carne da macello e utili idioti per il crimine” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Nicola Gratteri favorevole alla riforma sulla separazione delle carriere? È
questo quello che hanno potuto pensare alcuni utenti dopo aver visto un post
della pagina facebook di Fratelli d’Italia. Almeno secondo il procuratore di
Napoli che ha deciso di denunciare il partito della premier Giorgia Meloni. “La
Costituzione e la democrazia sono prioritarie. Non si toccano. Provvederò a
denunciare nelle sedi opportune quanto accaduto per chiedere gli accertamenti
del caso“, si legge nella nota diffusa dal capo dell’ufficio inquirente
partenopeo.
Il tema è ovviamente quello del referendum sulla giustizia. Il procuratore
Gratteri è tra i sostenitori del No, ma Fratelli d’Italia ha cercato di far
credere ai suoi follower come al contrario il magistrato sostenga le ragioni del
sì. Come? Pubblicando un video, senza contesto, di un vecchio intervento in cui
Gratteri critica le correnti della magistratura e auspica il sorteggio per il
Csm. Nel post si legge: “Sì, con il sorteggio metteremo la parola fine alle
correnti politicizzate in magistratura. Gratteri, sì. Riformiamola”.
Un’associazione che distorce il reale pensiero del procuratore di Napoli. Che
scrive: “Con riferimento alla diffusione di un mio vecchio intervento sulle
correnti, che un partito politico sta associando alle sue ragioni del sì al
referendum, tengo a precisare due cose: nessun partito è stato da me autorizzato
ad associare il mio nome a questa campagna referendaria; il testo proposto per
questo referendum per il sorteggio del Csm, temperato per i politici e secco per
i magistrati, è molto lontano da quella che era la mia idea”.
Gratteri quindi denuncia Fratelli d’Italia per l’uso di un suo video per
veicolare informazioni distorte e per minare la credibilità del suo pensiero, ma
sottolinea anche come il sorteggio inserito nella loro riforma sia distante
dalla sua idea. La nota poi si conclude con una ulteriore precisazione: “Ma
soprattutto a fronte della perdita di autonomia della magistratura e di un
indebolimento dell’equilibrio democratico tra i poteri dello Stato, sancito
dalla nostra costituzione – scrive Gratteri – ribadisco che sono contrario a
tutta la modifica proposta, compreso il sorteggio proposto”.
L'articolo Gratteri denuncia Fratelli d’Italia: “Usato un mio vecchio video per
associarlo alle ragioni del sì al referendum” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ospite di DiMartedì, su La7, il procuratore capo della Repubblica di Napoli,
Nicola Gratteri, affronta le recenti polemiche che dalla destra investono il
finanziamento della campagna del No al referendum sulla separazione delle
carriere dei magistrati, in programma il 22 e 23 marzo 2026.
Il nodo della discussione riguarda le accuse mosse da alcuni giornali di destra
secondo cui i magistrati che sostengono il No non avrebbero trasparenza sui
fondi raccolti. Gratteri risponde entrando subito nel merito dei finanziamenti:
“Intanto, allo stipendio dei magistrati ogni mese è detratta una quota per
l’iscrizione all’Associazione Nazionale dei Magistrati. Poi scusi, stasera io
sono qui. Lei, Floris, mi paga? No, non mi paga. Ma perché allora non facciamo
una commissione? Ci sono tante commissioni in Italia, facciamone una. Vediamo
come si finanzia chi cerca i voti per il No e come si finanzia chi cerca i voti
per il Sì”.
Il magistrato solleva un dubbio di opportunità etica sui finanziamenti alla
campagna per il Sì: “A me risulta che i magistrati hanno messo una quota di 20
euro a testa. Non so altri. Non so se ci sono, ad esempio, delle fondazioni che
fanno propaganda per il referendum“.
“Beh, sarebbe legittimo”, commenta il conduttore Giovanni Floris.
“Sì, ma se queste fondazioni ricevono soldi dai ministeri? – ribatte Gratteri –
Per lei sarebbe eticamente accettabile? Se ci sono delle fondazioni che prendono
soldi dai ministeri, non mi pare etico“.
“Magari sono delle fondazioni culturali”, rilancia Floris.
“Ma sono sempre le tasse della gente”, replica il magistrato.
Nel corso dell’intervista il dialogo si sposta poi sul contenuto del referendum
e sulle possibili conseguenze istituzionali della separazione delle carriere tra
giudici e pubblici ministeri. Gratteri avanza una visione critica, evocando
esempi internazionali: “Se vince il Sì, succede che ci avviciniamo a un sistema
come quello che c’è, ad esempio, negli Stati Uniti. Lei ha visto negli Stati
Uniti in questi giorni cosa sta accadendo? Gli Stati Uniti le sembrano un paese
democratico? Lei vivrebbe tranquillo lì? Il pm negli Stati Uniti non è un
magistrato di carriera. Sta lì otto anni, dieci anni, e poi pensa di essere
assunto in una multinazionale. Lei ha visto il pm in Svizzera? Il pm in Svizzera
non è un pm di professione. Non è uno che ha fatto un concorso”.
Gratteri ribadisce poi il rischio di un modello “all’americana”: “Stiamo vedendo
Trump come si sta scegliendo i magistrati. Per processare Maduro, non c’è un
giudice naturale di una certa Procura ma c’è il giudice federale di New York,
che è stato nominato da Trump. Le sembra questo un criterio, un livello di
democrazia?”.
Sul motivo per cui, secondo lui, la separazione delle carriere spingerebbe verso
modelli simili, Gratteri prosegue: “Come per tutti i paesi dove c’è la
separazione delle carriere, si arriverà a quello, perché normalmente il potere
non vuole essere controllato. Il manovratore non vuole essere disturbato”.
L'articolo Referendum giustizia, Gratteri mette in dubbio i finanziamenti del
Sì: “Fondazioni pagate coi soldi dei ministeri? Non è etico”. Su La7 proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Il giro per i cantieri di Castellammare di Stabia dura circa un’ora ed inizia a
Scanzano. “Questo era un edificio diroccato, il clan D’Alessandro, che risiede
fisicamente in questo quartiere, lo usava come poligono di tiro e ci allevava i
cani. E’ stato ristrutturato in nuova sede della scuola dell’obbligo, parco
urbano e palestra, da domani ci faranno lezione gli alunni di 32 classi”. Si
risale in auto, direzione zona industriale: “Questa invece era una ex discoteca,
il bene è stato confiscato, lo stiamo trasformando in centro di formazione
professionale per disabili”. L’intervista con il sindaco Luigi Vicinanza inizia
così, a bordo di un’automobile. “È o non è lotta alla camorra, questa? È o non è
lotta alla camorra recuperare dal degrado i beni comuni e restituirli alla città
e alla pubblica utilità?”.
Sono giorni difficili per un comune sciolto dal Viminale nel 2022. Una ferita
non cicatrizzata, un incubo che riemerge. Un’icona dell’anticamorra,
l’europarlamentare dem Sandro Ruotolo, si è dimesso dal consiglio comunale
sbattendo la porta, invitando il Pd ad uscire dalla maggioranza e chiedendo
all’ex direttore dell’Espresso di dimettersi da primo cittadino “perché
l’amministrazione non è stata argine alla camorra e le elezioni sono state
inquinate”. Si riferisce al coinvolgimento di due consiglieri comunali di liste
civiche, Nino Di Maio e Gennaro Oscurato, non indagati, nell’ultima inchiesta
della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri –
sugli interessi della cosca negli appalti cittadini.
Oscurato è stato intercettato mentre discute al telefono di incontri in campagna
elettorale con il cassiere del clan, Michele Abbruzzese, al quale avrebbe donato
una cassa di vino. Mentre figlio e nipote di Di Maio risultano indagati per
associazione camorristica, sono accusati di aver facilitato i summit del boss
Pasquale D’Alessandro mettendo a disposizione negozi sul corso e passaggi in
auto. Ruotolo fa menzione di uno studio dell’Osservatorio sulla camorra
stabiese, dal quale risulterebbe un anomalo boom di consensi nei seggi
roccaforte del clan.
Partiamo da qui: la sua elezione nel giugno 2024, avvenuta dopo lo scioglimento
di una giunta di centrodestra, fu inquinata come sostiene Ruotolo dal
“proliferare di liste civiche dell’ultimo minuto, veri e propri comitati
elettorali del ‘partito degli eletti’, dove la camorra prospera”?
Quel giorno l’affluenza ai seggi fu tre punti percentuale più alta rispetto alle
precedenti comunali del 2018, quando il centrosinistra prese al primo turno il
doppio dei voti del candidato di centrodestra ma si presentò spaccato in tre
candidati e perse. Quando si è tornati al voto fu quindi fatto un ragionamento
sulla necessità di federare uno schieramento ampio. Ricordo un’intervista in cui
il dirigente dem stabiese Nicola Corrado sosteneva la necessità di un candidato
che mettesse insieme la sinistra e i moderati. Il mio nome non era ancora stato
individuato.
Corrado è tra quelli oggi vicini alle tesi di Ruotolo.
Ricorderei loro che quelle liste civiche, i politici che le hanno dato vita, già
si riunivano coi partiti ai tavoli che solo dopo individuarono il mio nome.
Quattordici liste, il primo ‘campo largo’. Forse troppe.
A Napoli Manfredi fu appoggiato da 13 liste.
Napoli è una grande città, Castellammare un comune medio.
Sì ma anche a Napoli tante liste civiche rispetto ai partiti.
Ora pezzi della sua maggioranza dicono che lei fu messo in guardia dei pericoli
connessi a imbarcare troppe liste.
M5s e Pd mi sottoposero delle questioni e delle obiezioni, ma erano di natura
politica e non di legalità, in alcuni casi su singoli nomi e non sulla lista in
generale. Erano problemi loro, interni.
Il sospetto alimentato dalla lettera di dimissioni di Ruotolo è che lei abbia
vinto le elezioni grazie ai voti della camorra. È andata così?
No, ritengo di no. Altrimenti sarei stato il primo a denunciarlo. Io ho vinto
col 67% al primo turno e i dati elettorali dei seggi a rischio inquinamento
malavitoso sono simili agli altri, anzi: io ho vinto in tutte le sezioni tranne
che in due di periferia, ad alto rischio.
L’accusa più pesante forse è quella di non essere stato un argine alla camorra.
Un sindaco che interviene nei quartieri disagiati, che già dall’estate 2024 ha
attivato i servizi notturni di polizia municipale, che il 1 agosto 2024 tra i
suoi primissimi atti chiede un comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico,
che a gennaio successivo sostiene l’approvazione delle ‘zone rosse’ mentre la
sinistra nazionale si opponeva in polemica col governo Meloni, che sforna atti
amministrativi puliti, dialoga con le parrocchie e le associazioni, organizza
eventi culturali nel centro antico finora sempre escluso, salva recuperando 8
milioni di fondi comunali il progetto di riqualificazione del rione Savorito, la
nostra Caivano, nonostante la dispersione dei fondi Pnrr dovuti a precedenti
ritardi, è o non è un argine alla camorra?
C’è chi sostiene che le sue dimissioni impedirebbero l’arrivo di una commissione
d’accesso e un eventuale secondo scioglimento.
Se le mie dimissioni fossero un colpo ai clan non esiterei un attimo. Ma
l’instabilità amministrativa non è un regalo all’illegalità? Detto questo, le
iniziative della Dda vanno sostenute e devono essere l’occasione per una ampia
mobilitazione non solo giudiziaria contro la camorra stabiese, sul modello della
rivolta popolare degli anni ’90 nel Casertano contro il clan dei Casalesi.
Sul versante politico è stato sufficiente aver estromesso Di Maio e Oscurato
dalla maggioranza per allontanare ogni ombra? Si poteva fare di più?
Se fossero stati assessori li avrei revocati. Un sindaco non ha il potere di
imporre dimissioni ai consiglieri ma averli esclusi dalla maggioranza non è un
atto da poco.
Di Maio infine si è dimesso. Oscurato invece no ed ha partecipato al brindisi di
fine anno in Comune.
Era un invito del presidente del consiglio comunale Elefante, esteso a tutti i
consiglieri. Fino a quando sarà consigliere Oscurato ha diritto a frequentare
Palazzo Farnese ed esercitare il suo mandato. Non ha partecipato agli ultimi
consigli comunali, nemmeno a quello dell’approvazione del bilancio.
Lei ha compreso il Pd che posizione ha sulla sua amministrazione?
C’è la posizione di Ruotolo, c’è quella del segretario campano Piero De Luca che
mi sostiene e ora vuole incontrarmi, e quella del gruppo consiliare che intende
proseguire questa esperienza.
L'articolo Camorra e politica a Castellammare, parla il sindaco Vicinanza: “Non
mi dimetto, sarebbe un regalo all’illegalità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’europarlamentare Pd Sandro Ruotolo si dimette dal consiglio comunale di
Castellammare di Stabia e prova a rovinare il cenone di Capodanno del sindaco
Luigi Vicinanza, accusato di guidare una “amministrazione non all’altezza, che
non è stata argine alla camorra”. Vicinanza non ci sta, respinge al mittente e
contrattacca: “Ha commesso un errore politico, la mia amministrazione la sta
contrastando, le sue sono critiche esterne e prive di fondamento”.
Finisce, male, un rapporto politico tra due figure autorevoli del centrosinistra
nazionale. E pare anche incrinarsi un’amicizia antica, con radici che
affondavano nei comuni trascorsi giornalistici – Ruotolo firma di punta della
Rai e della militanza anticamorra, Vicinanza ex direttore dell’Espresso e di
quotidiani locali del gruppo Repubblica – perché l’ex consigliere usa parole
durissime, e il sindaco nel replicare non esita a mettere in piazza fatti e
circostanze finora sconosciute: “Gli avevo proposto di fare l’assessore alla
Legalità, non mi ha mai degnato di una risposta”. Volano stracci.
E’ la conseguenza di un legame che si era incrinato irrimediabilmente dopo la
lettera aperta dei giorni scorsi con cui Ruotolo invitava Vicinanza a dimettersi
perché la sua elezione “è stata inquinata dalla camorra”. Si riferiva agli scoop
de ilfattoquotidiano.it sull’inchiesta della Dda di Napoli – pm Giuseppe
Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri – che ha lambito due consiglieri
comunali di maggioranza, eletti in formazioni civiche aggregate alla maxi
coalizione di 13 liste che ha accompagnato Pd, M5s, Avs e il campo largo nella
larghissima vittoria di Vicinanza del giugno 2024. Vicinanza li ha estromessi
dalla maggioranza (“non ci devono essere ombre”), uno dei due si è dimesso,
l’altro non partecipa più ai consigli comunali, nemmeno a quello che il 22
dicembre ha approvato il bilancio. A Ruotolo, che ha votato il bilancio “per
senso di responsabilità”, questo non è bastato.
“Il sindaco Vicinanza ha dichiarato che con le sue dimissioni vincerebbe la
camorra. Io penso il contrario – sostiene Ruotolo – le sue dimissioni
imporrebbero ai partiti una riflessione seria sul ruolo delle liste civiche. La
camorra prospera dove la politica è debole e trova terreno fertile nel
cosiddetto civismo, nel proliferare di liste civiche dell’ultimo minuto, veri e
propri comitati elettorali del “partito degli eletti””. Secondo il responsabile
nazionale legalità del Pd “anche nell’ipotesi di uno scioglimento del Comune per
infiltrazioni camorristiche, esisterebbero tempo e spazio per ricostruire un
rapporto sano, trasparente e credibile tra politica e cittadini”. Ruotolo quindi
si dimette perché ritiene “di aver esaurito la funzione per la quale sono stato
eletto: quella di essere un presidio politico e civile nella battaglia per la
legalità e contro la camorra”.
Vicinanza ribatte ricordando “che la camorra esiste da quasi cinquant’anni in
città. Tuttavia non prospetta alcuna terapia, se non lo scioglimento del
Consiglio comunale. Da europarlamentare e da consigliere comunale avrebbe dovuto
dare un contributo alla ripartenza dopo anni di sfasciume. Invece si è limitato,
come ha dichiarato lui stesso nel corso di un Consiglio comunale, a dare il mio
numero di telefono al commissario europeo Fitto, che ovviamente non mi ha mai
chiamato”. Quando alle liste civiche “veicolo della camorra, se così fosse, lo
accerterà la magistratura. Sta di fatto che quelle liste civiche erano già
presenti al tavolo della trattativa del centrosinistra ben prima che io fossi
indicato come probabile candidato sindaco, e che le stesse liste e i loro
rappresentanti si riunivano intorno a un tavolo nella sede del Pd, il suo
partito”.
Il sindaco conclude con una domanda non da poco: “Se questa amministrazione
dovesse andare via, la camorra si sentirebbe più debole o più forte? Io credo
che la criminalità organizzata sia stata favorita per troppi anni anche dalla
debolezza della politica e dalla discontinuità amministrativa. Ruotolo tifa
ancora per un lungo commissariamento della città (già sciolta per camorra nel
febbraio 2022, giunta di centrodestra, ndr). Mi dispiace”.
L'articolo Castellammare, Ruotolo si dimette dal consiglio comunale: “Non c’è
stato argine alla camorra”. Il sindaco Vicinanza: “Da lui solo critiche
infondate” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La vicenda giudiziaria del delitto di Garlasco non c’entra assolutamente niente
con il referendum sulla separazione delle carriere. Ma non si era sempre detto
che fino a quando la sentenza non diventava definitiva tutti eravamo innocenti?
Vabbè che in tutte le reti, si dedica a Garlasco mezz’ora al giorno, però
dovremmo anche fare un processo”. Così a Dimartedì (La7) il procuratore capo
della repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, replica a distanza alla presidente
del Consiglio Giorgia Meloni, che ad Atreju ha invitato il pubblico a votare sì
al referendum sulla giustizia “perché non ci debba più essere una vergogna come
quella che stiamo vedendo a Garlasco”.
Al conduttore Giovanni Floris, che gli chiede perché tv e giornali danno
eccessiva attenzione mediatica al caso Garlasco, Gratteri risponde con toni
fermi: “Perché c’è prurigine, c’è la voglia di guardare nel buco della
serratura. Un processo di mafia o arresti di 30 persone per traffico
internazionale di cocaina dovrebbero interessare di più, sul piano della cronaca
giudiziaria”.
“Quindi – incalza Floris – lei pensa ci sia un piano politico dietro la
riproposizione dei temi di cronaca giudiziaria?”.
“Sì – risponde il magistrato – si parla di questi errori giudiziari sulle tv e
sui giornali in modo sistematico e continuo. Non è un complotto, è una precisa
strategia. Perché invece nessuno spiega che il sistema giudiziario, dove e se
non funziona, è anche perché non sono state fatte le riforme necessarie e non
sono stati attivati i mezzi che servivano?”.
Gratteri commenta poi un sondaggio di Dimartedì, dal quale risulta che, in caso
di obbligo di voto al referendum sula separazione delle carriere, il 49,7%
voterebbe no: un netto distacco dal 25% di diversi mesi fa. Il magistrato
spiega: “Chi è per il sì cerca di anticipare il più possibile, perché loro hanno
una macchina migliore. Numericamente parlando, hanno tante testate, tanti
giornalisti a supporto“.
Floris replica: “Però lei torna su questo punto: c’è un complotto di politica e
giornalisti?”.
“Non è un complotto – ribadisce Gratteri – Certo, ci sono dei giornalisti che
rispondono alla politica e anche al proprietario del giornale“.
“Parla di Angelucci?”, chiede il conduttore.
“Non lo so – risponde ironicamente il procuratore – So solo che su quei giornali
non ho mai visto un articolo elogiativo su un magistrato”.
“Ah beh, lo pensano così, sono liberi di esprimersi”, commenta Floris.
“Sì – chiosa Gratteri – ma io sono assolutamente per massima libertà e
democrazia, io sono per la pluralità assoluta. Purché si scrivano però cose
vere”.
L'articolo Gratteri a La7: “Garlasco non c’entra nulla col referendum giustizia.
Se ne parla ogni giorno in tv per una precisa strategia politica” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri non le manda a dire agli indagati per
le truffe agli anziani arrestati stamane dai carabinieri di Genova e di Napoli:
“Hanno abusato della loro fragilità, di gente malata, in difficoltà, sola in
casa e con i figli lontani, utilizzando le solite telefonate, fingendosi
carabinieri e chiedendo soldi per la cauzione. Non è essere bravi truffatori, ma
spregiudicati, delinquenti, anche se devo dire per legge che sono dei presunti
innocenti. Sono persone che abusano degli anziani. Sono reati estremamente
odiosi che riguardano la parte fragile della società. La gente deve sapere che i
carabinieri non chiamano mai a casa, se c’è necessità vengono di persona con il
tatto di sempre”.
Sono 21 le misure cautelari in tutta Italia al culmine di una indagine su una
centrale della truffa con base operativa a Napoli, come ha evidenziato il
procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, alla guida della settima sezione. “Le
anziane vittime di questi reati risultano devastate come fossero vittime di
stupro” ha detto Filippelli. Sono state ricostruite almeno trentatré truffe ai
danni di anziani con il recupero di circa 150mila euro dei 300mila calcolati
come giro d’affari. Nel corso delle operazioni sono stati recuperati oltre
120mila euro in contanti nascosti in uno scaldabagno.
Dai dati snocciolati in conferenza stampa, si è appreso che le accuse riguardano
complessivamente 33 truffe pluriaggravate, di cui 27 consumate e 6 tentate,
commesse tra maggio 2024 e gennaio 2025 in diverse regioni italiane. Gli
indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a truffe in
danno di anziani, ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio. Quindici persone
sono state portate in carcere, due agli arresti domiciliari e quattro sottoposte
all’obbligo di dimora con presentazione alla polizia giudiziaria.
Le truffe erano organizzate con ruoli definiti: “telefonisti” contattavano le
vittime, ‘‘trasfertisti” prelevavano denaro e gioielli e “corrieri”
trasportavano i proventi. Le vittime, tutte anziane, venivano convinte che un
familiare avesse provocato un incidente e che fosse necessario pagare una
cauzione per evitare l’arresto. Trucchi vecchi e noti agli addetti ai lavori,
peraltro oggetto di campagne mediatiche di sensibilizzazione. Ma molti non ne
sono a conoscenza, oppure non sono sufficientemente lucidi al momento del
contatto. L’organizzazione utilizzava appartamenti e un b&b a Napoli come “call
center” e comunicava tramite social e app di messaggistica.
Due indagati operavano anche in Sicilia, inviando i proventi delle truffe a
Napoli. Il gruppo si avvaleva di due orafi napoletani per smontare, valutare e
riciclare i gioielli. Parte del denaro è stato reinvestito in un immobile e in
un’agenzia di scommesse a Napoli. Sono stati sequestrati un laboratorio orafo
abusivo, un’abitazione a Poggioreale, un’agenzia di scommesse, tre autovetture,
un motociclo e contanti per oltre 160.000 euro.
La maxi inchiesta sulle truffe agli anziani “è partita a maggio 2024 da Genova,
dopo la denuncia di una vittima. Da qui sono partiti gli approfondimenti
tecnici, grazie al telefono utilizzato e siamo arrivati a Napoli”. Lo ha
spiegato il colonnello Marco Alesi del comando provinciale dei carabinieri di
Genova, reparto che ha condotto le indagini sulle truffe agli anziani insieme al
comando provinciale di Napoli. “Abbiamo individuato in ruoli ben definiti
nell’organizzazione – ha spiegato Alesi – con i trasfertisti che partivano da
Napoli, il nucleo dei telefonisti che restava alla base. Dopo il contatto con la
vittima, iniziavano i raggiri facendo leva sugli affetti familiari, fino ad
indurre la persona a cadere nella trappola e a consegnare 8-9mila euro, tra
soldi e oggetti in oro. Il trasfertista si faceva consegnare tutto e si dava
alla fuga. C’erano anche degli incaricati per portare soldi e oggetti preziosi
da mettere a disposizione dell’organizzazione”.
Il colonnello Antonio Bagarolo per il comando provinciale di Napoli ha spiegato
che è stato “importantissimo testare la perfetta sintonia tra noi e Genova. La
sintonia ha portato a scoprire questo odioso fenomeno. Il contrasto alle truffe
è fondamentale e l’Arma ritiene tra i principali reati da perseguire. Ci
auguriamo ci siano sempre più denunce e con questa operazione abbiamo dimostrato
di essere capaci di perseguire più soggetti anche in altre regioni”.
L'articolo “Vittime devastate come se fossero state stuprate”, presa la banda
delle truffe agli anziani: 21 arresti tra Genova e Napoli proviene da Il Fatto
Quotidiano.