La pistola è puntata contro l’Iran e potrebbe presto diventare fumante: il
fattore Trump resta imprevedibile. L’escalation ha raggiunto livelli di massima
gravità mentre Mosca tenta di impedire che si chiuda definitivamente l’ultima
finestra negoziale. La macchina diplomatica del Cremlino è operativa per
scongiurare una nuova esplosione nella polveriera mediorientale mentre portaerei
e gruppi d’attacco statunitensi si avvicinano all’Iran, con l’obiettivo
dichiarato di provocare la caduta del regime degli ayatollah. Putin ha fatto
sapere di seguire con attenzione l’evolversi della situazione a Teheran –
l’alleato con cui ha stretto l’ultimo trattato di partenariato strategico
ventennale un anno fa, nel gennaio 2025 – riferendolo all’omologo emiratino
Mohammed bin Zayed Al Nahyan, con il quale intende discuterne durante colloqui.
“Dobbiamo concentrarci principalmente sui meccanismi negoziali”. Il portavoce
del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato ieri che il potenziale per i colloqui
tra Stati Uniti e Iran non si era ancora esaurito: poiché ogni intervento può
creare “caos” in tutto il Medio Oriente, conseguenze catastrofiche “in termini
di destabilizzazione del sistema di sicurezza in tutta la regione”, “Continuiamo
a chiedere a tutte le parti di dar prova di moderazione e di rinunciare a
qualsiasi uso della forza per risolvere i problemi”.
Ma il Cremlino lavora su un doppio binario, preparandosi ad ogni evenienza.
Alexei Likhachev, a capo del gigante nucleare statale russo, ha reso noto che la
Russia è pronta a evacuare il proprio personale dalla centrale nucleare iraniana
di Bushehr se necessario: centinaia di cittadini russi lavorano nella struttura
– l’unica centrale atomica operativa, costruita da Mosca, nel territorio degli
ayatollah. “Ci auguriamo sinceramente che le parti in conflitto rispettino i
loro impegni riguardo all’inviolabilità di questo territorio”. Likhachev già lo
scorso giugno aveva riferito che un attacco statunitense al sito avrebbe
innescato una catastrofe paragonabile a quella di Chernobyl del 1986 – un monito
che tutti ricordano ora, dopo che Trump ha avvertito le autorità iraniane che,
in assenza di colloqui e accordi, questo attacco sarà “molto peggiore” del
precedente. “Stiamo tenendo il polso della situazione e, in collaborazione con
il ministero degli Affari Esteri e il ministero della Difesa, saremo pronti a
mettere in atto misure di evacuazione se necessario” ha dichiarato Likhachev
all’agenzia statale Tass.
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centrale nucleare di Bushehr proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Nucleare Iran
Il Cremlino mette in guardia Trump sulla soluzione militare per risolvere il
dossier Iran e invita a proseguire con i negoziati diplomatici. Secondo Reuters,
la Casa bianca non esclude il cambio di regime con il rovesciamento della guida
suprema Ali Khamenei. Intanto l’Europa si prepara ad inserire i Pasdaran nella
lista delle organizzazioni terroristiche. L’Obiettivo occidentale è aumentare la
pressione sull’Iran per convincerlo a chiudere un accordo sull’energia nucleare.
Ma la Russia prova a frenare il pressing e a scongiurare l’intervento armato
degli Stati Uniti. Teheran reagisce con le minacciando “una risposta
schiacciante” in caso di attacco degli Stati Uniti, anche grazie a mille nuovi
droni. Citato dalla tv di Stato, il capo dell’Esercito iraniano, il generale
Amir Hatami ha ribadito le priorità di Teheran: “rafforzare le proprie risorse
strategiche in vista di una risposta rapida e schiacciante a qualsiasi invasione
e attacco”. I mille velivoli senza pilota a disposizione delle forze armate,
secondo Hatami sono la conseguenze delle “nuove minacce e degli insegnamenti
tratti dalla guerra di 12 giorni”, contro Israele a giugno.
TRUMP VALUTA IL CAMBIO DI REGIME, LA RUSSIA INVITA AI NEGOZIATI
Il Cremlino esorta a trattatare ancora con Teheran. Il “potenziale” affinché i
negoziati possano portare a risultati positivi è “lungi dall’essere esaurito”,
ha dichiarato il portavoce di Putin Dmitry Peskov: “Continuiamo a invitare tutte
le parti alla moderazione e ad astenersi dal ricorrere alla forza per risolvere
questa controversia. Qualsiasi azione coercitiva non farebbe altro che seminare
il caos nella regione”, ha concluso Peskov.
Secondo l’agenzia di stampa Reuters Donald Trump sta valutando diverse opzioni
contro l’Iran. Non sono esclusi attacchi mirati contro leader e forze di
sicurezza, per incoraggiare i manifestanti a non abbandonare il dissenso. Stando
ai funzionari Usa ascoltati dall’agenzia, il presidente Usa vorrebbe creare le
condizioni per un “cambio di regime”, per via della repressione contro il
movimento di protesta e l’uccisione di migliaia di persone. Per farlo, Trump
stava valutando la possibilità di colpire comandanti e istituzioni ritenuti
responsabili delle violenze, spronando i manifestanti ad invadere edifici
governativi e di sicurezza. Una delle fonti statunitensi citate da Reuters ha
affermato che le opzioni discusse dai collaboratori di Trump includevano anche
un attacco molto più ampio con effetti duraturi, per colpire i missili balistici
o i programmi di arricchimento nucleare. Ma Trump non avrebbe ancora preso una
decisione definitiva.
AXIOS: DELEGATI DI ISRAELE E ARABIA SAUDITA A WASHINGTON. TEL AVIV CONDIVIDE
DATI DI INTELLIGENCE, RIYAD FRENA L’INTERVENTO MILITARE
Secondo Axios funzionari della difesa e dell’intelligence di Israele e
dell’Arabia Saudita sono a Washington per il dossier iraniano, almeno da
martedì. Il capo della Casa Bianca ha ordinato il rafforzamento della presenza
militare Usa nel Golfo, ma non ha ancora preso una decisione finale. Se ieri ha
minacciato un attacco “peggiore” di quello di giugno, i suoi consiglieri
continuano a ipotizzare una soluzione diplomatica. Israele e Arabia Saudita,
come pure gli altri Paesi della regione, sono protagonisti interessati e da
giorni sono in allerta per possibili raid. Secondo la testata Usa, gli
israeliani sono arrivati a Washington per condividere intelligence su possibili
target all’interno dell’Iran. I sauditi, al contrario, sono preoccupati dal
rischio di una guerra regionale e spingono per una soluzione diplomatica. Il
sito americano ha rivelato che martedì e mercoledì il capo dell’intelligence
militare israeliana, il generale Shlomi Binder, ha avuto colloqui con funzionari
al Pentagono, alla Cia e alla Casa Bianca. Binder sarebbe a Washington per
collaborare con l’Amministrazione Trump, condividendo dati intelligence
sull’Iran richiesti dalla Casa Bianca.
L’EUROPA VALUTA DI INSERIRE I PASDARAN NELLA LISTA DELLE ORGANIZZAZIONI
TERRORISTICHE: SANZIONI PER I COLPEVOLI DELLA REPRESSIONE IN IRAN
Francia, Germania, Olanda, Italia e Spagna premono sull’inserimento dei Pasdaran
(i Guardiani della Rivoluzione) nella lista europei dei gruppi terroristici.
L’Alta rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas ha esortato a chiudere
l’intesa contro la milizia iraniana già oggi. “Mi aspetto che saremo d’accordo
sull’inserimento nella lista delle organizzazioni terroristiche”, ha dichiarato
il capo della diplomazia del Vecchio Continente entrando alla riunione del
Consiglio affari esteri a Bruxelles. La volontà dell’Ue è mettere i Pasdaran
“sullo stesso piano di Al Qaeda, Hamas, Daesh”, ha chiarito Kallas,
sottolineando il bilancio delle vittime dopo le proteste di piazza in Iran.
“Stiamo anche mandando un messaggio chiaro, la repressione delle persone ha un
prezzo”, ha avvisato l’esponente estone. Tuttavia “i canali diplomatici
rimarranno comunque aperti anche dopo l’inserimento della Guardia rivoluzionaria
nella lista”. Lo scopo infatti è anche premere per un’intesa sull’atomo: “Spero
che si possa giungere a un accordo positivo” sul nucleare iraniano, “perché
nessuno ha bisogno di un altro conflitto. Ma il regime deve sapere che non può
tornare ad agire come in passato”, ha dichiarato il ministro degli Esteri
tedesco, Johann Wadephul, all’arrivo alla riunione con gli omologhi europei.
Sull’inserimento dei Pasdaran nella lista europea dei gruppi terroristici, “ho
molta fiducia che troveremo un accordo oggi”, ha chiarito Wadephul. Sulla stessa
linea è Parigi: “la repressione insostenibile che si è abbattuta sulla protesta
pacifica del popolo iraniano non può restare senza risposta”, ha dichiarato il
ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot. Specificando la reazione:
“Adotteremo oggi delle sanzioni Ue contro responsabili della repressione:
procuratori, capi della Polizia, Pasdaran, più di venti individui ed entità che
si vedranno congelare i beni e non potranno entrare nell’Ue”. Anche i Paesi
bassi, la Spagna e l’Italia sono favorevoli al pugno duro contro i Pasdaran.
“Oggi ci sarà eventualmente una decisione politica, poi la decisione concreta
verrà nel giro di qualche settimana”, ha sottolineato il ministro degli Esteri
Antonio Tajani, lieto della “grande convergenza da parte di tutti i Paesi
europei”. Sulla lista dei membri dei Pasdaran che verranno sanzionati, “mi pare
che ci sia già un accordo politico”, ha aggiunto il forzista, e “credo che oggi
sarà assolutamente approvata questa lista”.
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rapida e schiacciante a ogni attacco” proviene da Il Fatto Quotidiano.