Una vicenda “preoccupante” che segna “l’ennesimo grave episodio” in una Rai che
“sta diventando una sorta di Radio del regime di tele Meloni”. È l’accusa dei
parlamentari del Pd della Commissione di Vigilanza Rai nei confronti dei
“comportamenti” di Annalisa Chirico. E ora i dem – come anche il Comitato di
redazione del Giornale Radio Rai – ne chiedono conto al direttore di Radio Rai
1, l’emittente che trasmette Ping Pong, la trasmissione della giornalista. Le
viene concesso, sostiene il Pd, di “esprimere opinioni politiche, sul
referendum, ergendosi a rappresentante della destra di governo, piuttosto che
giornalista e conduttrice radiofonica imparziale e democratica”.
Sulla vicenda – bollata come “doppiopesismo” da Fratelli d’Italia – è
intervenuto anche il Comitato di redazione del Giornale Radio Rai. Con un
documento approvato a maggioranza, il Cdr rimarca che il caso di Chirico e del
suo programma è “diventato lo specchio delle ipocrisie a cui la Rai sottopone i
suoi dipendenti”. Il “monitoraggio ossessivo dei tempi per il Sì e per il No al
referendum” e l’attenzione “all’equidistanza che tutti i colleghi applicano nei
propri programmi, che si tratti di politica, cronaca o esteri” valgono per tutti
“tranne” che per Chirico: “A lei è concesso dire in onda che voterà Sì al
referendum, andare ospite in programmi d’informazione a difendere il fronte del
Sì. È concesso, più in generale, essere una militante più che una giornalista
che collabora con la testata radiofonica del Servizio Pubblico”.
Ospite dell’ultima puntata di Piazzapulita, aveva ad esempio detto: “Separando
le carriere, creiamo due Csm separati, così evitiamo le commistioni, i
condizionamenti, che questi magistrati vadano alle stesse feste di compleanno o
che si prendano il caffè insieme”. Il Cdr rinfaccia alla direzione la
possibilità per la giornalista di “prendere posizione, sbilanciarsi a favore
dell’uno o dell’altro, non rispettare la completezza dell’informazione”. È
successo, sottolineano, “anche venerdì quando la puntata sul caso della famiglia
del bosco è diventato un florilegio di qualunquismo e opinionismo da quattro
soldi”. Quindi la richiesta: “Chiediamo al direttore di intervenire a tutela dei
colleghi e del lavoro che da anni Radio Uno porta avanti con serietà”. Una
posizione dalla quale si è dissociata la giornalista Maurelia Carafa: “Senza
entrare nel dettaglio dei nomi, anche giornalisti dipendenti della Rai, risulta
stiano facendo altrettanto, sostenendo le ragioni del No. Per quanto riguarda la
conduzione di Ping Pong e i suoi contenuti non risulta a tutt’oggi alcun
intervento dell’Agcom”.
Analisi simile a quella dei componenti di FdI in Commissione Vigilanza Rai,
secondo i quali si tratta di un “polemica strumentale e campata in aria” della
sinistra: “Non risulta, infatti, che dalle opposizioni si sia levata alcuna voce
critica quando ben altri giornalisti Rai e conduttori anche di programma di
punta, non quindi semplici collaboratori esterni, abbiano espresso le proprie
posizioni a favore del No al referendum. Senza contare quando questi hanno
addirittura partecipato ad iniziative in tal senso. Tutti in ossequioso
silenzio”. È, sostengono, “il solito doppiopesismo di questa sinistra che
interpreta a seconda delle proprie convenienze le libertà e i diritti. Peraltro,
non risulta a carico della trasmissione condotta dalla stessa Chirico alcun
rilievo dell’Agcom”.
L'articolo RadioRai, Annalisa Chirico nella bufera. Il Comitato di redazione:
“Militante per il Sì al Referendum” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Separando le carriere, creiamo due Csm separati, così evitiamo le commistioni,
i condizionamenti, che questi magistrati vadano alle stesse feste di compleanno
o che si prendano il caffè insieme“. Con questa curiosa immagine, a Piazzapulita
(La7) la giornalista Annalisa Chirico ha tentato di illustrare il cuore della
riforma Nordio sulla separazione delle carriere, promossa dal referendum del
22-23 marzo.
Il collegamento con la prevenzione di “stupri o scontri di piazza”, chiesto dal
conduttore Corrado Formigli, è rimasto un po’ sospeso nell’aria, mentre in
studio la storica Michela Ponzani e l’ex magistrato Gianrico Carofiglio
scoppiavano a ridere.
Chirico ha poi menzionato quello che definisce ‘il terzo pilastro’ della riforma
Nordio, l’Alta corte disciplinare: “Noi vogliamo vivere in un paese dove il
magistrato taglia le gomme dell’auto della collega e viene promosso?“.
Il tono surreale ha raggiunto l’apice quando l’opinionista ha bollato come
“provinciali” le obiezioni secondo cui, nei paesi con separazione delle
carriere, il pm finisce sottoposto all’esecutivo: “Possiamo anche fare le
comparazioni, ma allora facciamole tutte”.
Formigli ha provato a riportare il discorso su un terreno più serio: “Tutta
questa criminalizzazione dell’associazionismo la trovo anche un po’ barbara. Si
parla dell’Anm come si parla della ’ndrangheta, della cupola mafiosa o della
Yakuza giapponese”.
Chirico ha replicato: “Le associazioni sono legittime, ma non devono entrare nei
tribunali. Le associazioni sono nate storicamente come associazioni culturali
nell’Italia post-fascista, abbiamo fatto con Il Foglio tante inchieste, queste
associazioni culturali nascono proprio in reazione al regime”.
Lo scivolone storico è stato immediatamente corretto da Ponzani, visto che
l’associazionismo giudiziario italiano affonda le radici nel primo Novecento
liberale, quando nel 1904 un gruppo di magistrati del distretto di Trani
pubblicò il “Proclama di Trani” per spingere riforme ordinamentali e nel 1906 si
organizzò il primo Congresso Nazionale della Magistratura (celebrato poi nel
1911 a Roma).
Le fa eco Carofiglio, che, rivolgendosi alla giornalista, ha chiosato:
“Esistevano molto prima. Diciamo, un po’ di studio di storia“.
L'articolo “Così giudici e pm non andranno più alle stesse feste di compleanno”:
l’obiettivo del Sì secondo Annalisa Chirico. Su La7 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Durissimo scontro a Piazzapulita (La7) tra la giornalista Annalisa Chirico e
l’ex maagistrato Gianrico Carofiglio sul referendum sulla giustizia, in
programma i prossimi 22 e 23 marzo.
Chirico, supporter del Sì, difende a spada tratta la riforma Nordio e le
bizzarre argomentazioni della premier Giorgia Meloni, ma quando la parola passa
all’ex senatore del Pd, che invece sostiene il No, non riesce a non
interromperlo sistematicamente.
Carofiglio osserva: “Non è un caso che i sostenitori del Sì evitino
accuratamente di affrontare il tema centrale di questa riforma: la nomina di due
organismi di rilievo costituzionale col sistema della lotteria. È bene chiarire
una volta per tutte che questo è un sistema che non esiste in nessun altro paese
del mondo. Chi dice che esiste anche in Grecia o è ignorante o in malafede“.
“Esiste in Italia coi giudici delle Corti di Assise, che sono estratti a sorte”,
insorge Chirico, bloccando più volte ogni tentativo di Carofiglio di completare
il suo intervento.
“Adesso le insegno qualcosa di diritto, materia sui cui evidentemente è poco
competente – replica lo scrittore – Volevo dire ai telespettatori che, quando la
dottoressa Chirico mi interrompe, è perché l’argomento le dà molto fastidio,
come a tutti loro dà fastidio quando si fa notare che quello del sorteggio è un
sistema barbaro e costituzionalmente inaccettabile“.
Chirico fa diverse smorfie, guadagnandosi il rimbrotto di Carofiglio: “Non
faccia queste smorfie, non è uno spettacolo decoroso in tv“.
“Sistema barbaro? – replica la giornalista – Capisco che lei era magistrato e
che per voi le correnti sono importanti”.
Carofiglio ignora le punzecchiature di Chirico e spiega che i giudici popolari
nelle Corti d’Assise (quelli estratti a sorte) non hanno un ruolo di “governo” o
di esercizio di potere statale come invece si potrebbe pensare per organi come
il Csm: servono a introdurre un elemento di partecipazione democratica popolare,
ma sempre sotto la guida tecnica dei magistrati professionisti, senza
stravolgere la natura specialistica del giudizio.
E aggiunge: “Sapete qual è l’unico organismo rappresentativo con sorteggio in
Italia? Quello dei detenuti. Io mi chiedo se l’hanno davvero pensata apposta
questa cosa oppure se è venuta per caso. È proprio una mossa geniale. Il
riferimento ai giudici della Corte d’Assise, poi, è un segno di analfabetismo
costituzionale“.
Chirico protesta, ripetendo i trascorsi di Carofiglio come magistrato e
riproponendo l’accusa sulla difesa delle correnti. L’ex parlamentare dem
ribadisce: “Il suo è analfabetismo costituzionale. Se uno studia il diritto
costituzionale comparato, si accorge che non esiste in nessun paese del mondo
questo sistema barbaro del sorteggio”.
La giornalista continua a interrompere: “Io mi sto addormentando, è tardi. Sono
stanca“.
“E se è stanca, non parli allora“, chiosa Carofiglio.
L'articolo Referendum, Carofiglio a La7: “Sorteggio magistrati? Sistema barbaro
e costituzionalmente inaccettabile”. Scontro con Chirico proviene da Il Fatto
Quotidiano.