Una vicenda “preoccupante” che segna “l’ennesimo grave episodio” in una Rai che
“sta diventando una sorta di Radio del regime di tele Meloni”. È l’accusa dei
parlamentari del Pd della Commissione di Vigilanza Rai nei confronti dei
“comportamenti” di Annalisa Chirico. E ora i dem – come anche il Comitato di
redazione del Giornale Radio Rai – ne chiedono conto al direttore di Radio Rai
1, l’emittente che trasmette Ping Pong, la trasmissione della giornalista. Le
viene concesso, sostiene il Pd, di “esprimere opinioni politiche, sul
referendum, ergendosi a rappresentante della destra di governo, piuttosto che
giornalista e conduttrice radiofonica imparziale e democratica”.
Sulla vicenda – bollata come “doppiopesismo” da Fratelli d’Italia – è
intervenuto anche il Comitato di redazione del Giornale Radio Rai. Con un
documento approvato a maggioranza, il Cdr rimarca che il caso di Chirico e del
suo programma è “diventato lo specchio delle ipocrisie a cui la Rai sottopone i
suoi dipendenti”. Il “monitoraggio ossessivo dei tempi per il Sì e per il No al
referendum” e l’attenzione “all’equidistanza che tutti i colleghi applicano nei
propri programmi, che si tratti di politica, cronaca o esteri” valgono per tutti
“tranne” che per Chirico: “A lei è concesso dire in onda che voterà Sì al
referendum, andare ospite in programmi d’informazione a difendere il fronte del
Sì. È concesso, più in generale, essere una militante più che una giornalista
che collabora con la testata radiofonica del Servizio Pubblico”.
Ospite dell’ultima puntata di Piazzapulita, aveva ad esempio detto: “Separando
le carriere, creiamo due Csm separati, così evitiamo le commistioni, i
condizionamenti, che questi magistrati vadano alle stesse feste di compleanno o
che si prendano il caffè insieme”. Il Cdr rinfaccia alla direzione la
possibilità per la giornalista di “prendere posizione, sbilanciarsi a favore
dell’uno o dell’altro, non rispettare la completezza dell’informazione”. È
successo, sottolineano, “anche venerdì quando la puntata sul caso della famiglia
del bosco è diventato un florilegio di qualunquismo e opinionismo da quattro
soldi”. Quindi la richiesta: “Chiediamo al direttore di intervenire a tutela dei
colleghi e del lavoro che da anni Radio Uno porta avanti con serietà”. Una
posizione dalla quale si è dissociata la giornalista Maurelia Carafa: “Senza
entrare nel dettaglio dei nomi, anche giornalisti dipendenti della Rai, risulta
stiano facendo altrettanto, sostenendo le ragioni del No. Per quanto riguarda la
conduzione di Ping Pong e i suoi contenuti non risulta a tutt’oggi alcun
intervento dell’Agcom”.
Analisi simile a quella dei componenti di FdI in Commissione Vigilanza Rai,
secondo i quali si tratta di un “polemica strumentale e campata in aria” della
sinistra: “Non risulta, infatti, che dalle opposizioni si sia levata alcuna voce
critica quando ben altri giornalisti Rai e conduttori anche di programma di
punta, non quindi semplici collaboratori esterni, abbiano espresso le proprie
posizioni a favore del No al referendum. Senza contare quando questi hanno
addirittura partecipato ad iniziative in tal senso. Tutti in ossequioso
silenzio”. È, sostengono, “il solito doppiopesismo di questa sinistra che
interpreta a seconda delle proprie convenienze le libertà e i diritti. Peraltro,
non risulta a carico della trasmissione condotta dalla stessa Chirico alcun
rilievo dell’Agcom”.
L'articolo RadioRai, Annalisa Chirico nella bufera. Il Comitato di redazione:
“Militante per il Sì al Referendum” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Una violenza istituzionale”. Ospite del convegno sulla libertà di stampa
organizzato a Milano dall’eurodeputato Gaetano Pedullà (The Left – M5s), la
presidente della commissione di vigilanza Rai Barbara Floridia usa queste parole
per descrivere l’atteggiamento della maggioranza di governo che da oltre un anno
sta paralizzando l’attività della commissione. Ma per il Movimento 5 stelle non
sembra essere più l’ora di salire sui tetti in segno di protesta come accadeva
13 anni fa. “Una volta per fare sentire la nostra voce salivamo sui tetti –
commenta la presidente Floridia – adesso la rivoluzione sarebbe entrare in una
commissione per riuscire a lavorare”.
L'articolo Vigilanza Rai bloccata, Floridia (M5s): “Situazione mai vista. Salire
sui tetti? La rivoluzione sarebbe entrare in Aula per lavorare” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
La Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, i cui lavori sono bloccati
da oltre un anno dal boicottaggio della destra, tornerà a riunirsi l’11 marzo
per ascoltare in audizione l’amministratore delegato Giampaolo Rossi. Ad
annunciarlo è la presidente dell’organismo, la senatrice M5s Barbara Floridia,
che aveva convocato Rossi in audizione lo scorso 11 febbraio per superare “la
straordinarietà della situazione” e “l’assoluto immobilismo della Giunta per il
Regolamento”.
“Ho ricevuto risposta dall’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi,
alla convocazione in Vigilanza inviata la scorsa settimana. La sua audizione è
fissata per l’11 marzo alle ore 20. È certamente una buona notizia il fatto che
finalmente possa tenersi questa importante audizione, auspico che da quel
momento tutte le attività ordinarie della Commissione di Vigilanza possano
ripartire regolarmente“, ha scritto Floridia.
L'articolo Vigilanza Rai, dopo oltre un anno torna a riunirsi la Commissione:
l’11 marzo sarà ascoltato l’ad Giampaolo Rossi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Barbara Floridia, presidente della
Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, intitolato “C’era una volta la RAI” –
Cosa resta del servizio pubblico nell’epoca delle verità alternative; edizioni
Dedalo, prefazione di Luciano Canfora
Lo scandalo dei palinsesti
Vorrei tanto che la Rai tornasse a essere un punto di riferimento per cittadine
e cittadini. Oggi, purtroppo, non lo è più come prima, e questo costituisce per
me un motivo di frustrazione, oltre che di rabbia, soprattutto sapendo quanti
talenti, fra giornalisti e autori, vi lavorano. Ne cito solo alcuni come esempi:
mi vengono in mente Alberto Angela e Mario Tozzi, che dimostrano come la scienza
e l’ambiente, temi che nel contratto di servizio la Rai deve valorizzare,
possano essere raccontati in modo chiaro, appassionante e utile per tutti.
Sapiens di Mario Tozzi va in onda da anni il sabato sera trovandosi una
controprogrammazione davvero agguerrita, probabilmente meriterebbe una
collocazione migliore, ma di certo la Rai non potrebbe mai privarsi di un simile
prodotto, che la caratterizza davvero, ancora, come servizio pubblico. Non
servono effetti speciali, basta la competenza di chi sa spiegare le cose senza
annoiare. Perché non fare più programmi simili? All’estero, la BBC investe da
anni in canali e risorse per la divulgazione scientifica e ambientale, creando
contenuti di altissimo livello che formano e coinvolgono milioni di persone. In
Italia potremmo fare lo stesso, se solo ci fosse la volontà di puntare
maggiormente su qualità e conoscenza. Parlare di ambiente e scienza non è un
intrattenimento: è una necessità, soprattutto oggi. Ma per farlo bene servono
investimenti, idee chiare e professionisti preparati. Programmi come quelli di
Angela e Tozzi dimostrano che il pubblico ha voglia di capire, basta offrirgli
strumenti seri e interessanti. Non vale solo per la scienza: esistono momenti
mirabili di televisione, come quelli di Geppi Cucciari, che con intelligenza,
ironia e leggerezza sa creare un dialogo autentico con il pubblico affrontando
temi di attualità politica e sociale, come la parità di genere, un altro
elemento presente nel contratto di servizio. E’ un esempio prezioso di
televisione capace di dimostrare che qualità e popolarità non sono in
contraddizione, anzi possono andare di pari passo. E poi c’è la televisione
portata avanti ogni giorno da chi attraverso le storie racconta il Paese: penso
ad Alberto Matano e a Francesca Fialdini, due professionisti straordinari che
tengono alta la reputazione di Rai 1 in termini di qualità e ascolti. Di contro,
ci sono scelte che non comprendo e non condivido, apparentemente in contrasto
con il contratto di servizio. I vertici Rai, nei palinsesti per la stagione
2025-2026 presentati a Napoli il 27 giugno 2025, hanno deciso di tagliare
quattro puntate a Report e due a PresaDiretta, entrambe ottime trasmissioni di
giornalismo di inchiesta, oltre a cancellare realtà di altissimo valore come
Petrolio di Duilio Giammaria, Tango di Luisella Costamagna e Rebus di Giorgio
Zanchini. Del resto, ha scritto bene Giovanni Valentini in un articolo sul Fatto
Quotidiano:
Con il proditorio tentativo di reprimere il giornalismo d’inchiesta, per
ridimensionare o smantellare trasmissioni come Report, Petrolio o Rebus, il
vertice della Rai sta rischiando di compromettere la funzione e il ruolo del
servizio pubblico e di delegittimare la sua ragion d’essere, azzerando quel
tanto di autonomia e indipendenza che ancora gli resta. In nome di un’austerità
a senso unico che colpisce professionisti interni di provata capacità ed
esperienza, per beneficiare invece i celebrity-flop di collaboratori e appalti
esterni con contratti spropositati, s’indebolisce un’offerta di informazione
plurale che è il tratto identitario dell’azienda: una greppia di Stato su cui
farebbe bene a intervenire la Corte dei Conti. [ … ] L’inflazione di talk-show è
un altro sintomo dell’anomalia televisiva italiana, caratterizzata tuttora dal
duopolio Raiset; dalla politicizzazione del servizio pubblico; dalla
concentrazione editoriale e pubblicitaria instaurata da Silvio Berlusconi, con
il suo conseguente conflitto d’interessi. Tant’è che viene da chiedersi: non
sarà stato proprio il talk-show all’italiana ad ammorbare la nostra vita
politica? A renderla, allo stesso tempo, così insulsa e ‘”spettacolare” nel
senso deteriore del termine? E cioè, a far prevalere la polemica sul confronto,
l’apparenza sulla sostanza, le parole e gli slogan sui fatti e sui ragionamenti?
Ne risulta, alla fine, una messinscena che lascia poco o nulla al telespettatore
e spesso gli confonde ulteriormente le idee.
(G. VALENTINI, “Rai, il giornalismo d’inchiesta ora va in liquidazione”, Il
Fatto Quotidiano, 21 giugno 2025)
Si è trattato di chiudere alcune trasmissioni sottomettendosi, fintamente, alla
dittatura dell’ Auditel, usato peraltro in maniera strumentale, dopo averle
collocate in posizione di svantaggio: un approccio commerciale e disumanizzante.
Quello che ho imparato in questi anni è che, se vogliono fare fuori qualcuno, la
tecnica è quella dello stillicidio: picconare continuamente quel conduttore e
quella redazione attraverso continue e piccole contestazioni, continui problemi.
Modificano la collocazione nel palinsesto, fanno una controprogrammazione
ostile, riducono il budget. Tutte tecniche per sfiancare chi non è gradito. In
Rai la direzione scelta dai vertici non mi è sembrata adeguata, anzi l’ho
ritenuta pericolosa. Come ho già avuto modo di sottolineare in un comunicato,
«non possiamo permetterci che il servizio pubblico venga percepito come uno
strumento piegato a logiche politiche o utilizzato per depotenziare chi svolge
il proprio lavoro con rigore e coraggio. La Rai è di tutti, non di pochi. Questo
dovremmo ricordarlo sempre».
L’esperienza che, dai tempi di Angelo Guglielmi, ha saputo parlare al cuore
dell’Italia progressista, raccontandone le evoluzioni con programmi come
Telefono giallo di Corrado Augias, Milano, Italia di Gad Lerner e tutto il
comparto ironico e satirico di Serena Dandini e dei fratelli Guzzanti, è ormai
all’epilogo. Il problema è che per troppi, oggi più che mai, l’obiettivo non è
occuparsi di televisione ma andarci, semmai occupando tutti gli spazi e
coltivandosi le proprie nicchie di riferimento. E’ un problema antico che, prima
o poi, andrà preso di petto.
L'articolo Lo scandalo dei palinsesti – L’estratto esclusivo dal nuovo libro di
Barbara Floridia “C’era una volta la Rai” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ho deciso di scrivere questo libro per parlare di Rai, nella speranza che i
cittadini si innamorino di nuovo del servizio pubblico che, con tutti i suoi
difetti, è sempre meglio di avere solo tv gestite da privati o, peggio, di
sottostare agli algoritmi delle big tech”. Barbara Floridia, senatrice M5S e
presidente della commissione di Vigilanza Rai, ha da poco dato alle stampe
“C’era una volta la Rai. Cosa resta del servizio pubblico nell’epoca delle
verità alternative” (Edizioni Dedalo, con la prefazione di Luciano Canfora). La
presentazione avverrà il 21 febbraio a Palermo e poi il 6 marzo, a Roma, alla
libreria Mondadori di Via Cola di Rienzo.
Presidente Floridia, nel libro ripercorre le vicende del blocco della
commissione.
E’ un altro motivo per cui l’ho scritto, raccontare ai cittadini un gravissimo
vulnus democratico, ovvero l’impossibilità per una commissione parlamentare di
lavorare a causa di un ricatto politico della maggioranza di centrodestra.
Maggioranza che boicotta i lavori perché l’opposizione si rifiuta di votare la
loro candidata Simona Agnes alla presidenza della Rai. Ma si potrebbe lavorare
lo stesso?
Certo. Un esempio è quando il Parlamento rinnova i membri della Corte
Costituzionale: a volte la quadra sui nomi non si trova per mesi, ma non per
questo si bloccano i lavori del Parlamento. Sarebbe folle. La Vigilanza, invece,
è paralizzata dal novembre 2024.
Nel libro lei racconta di aver pensato anche alle dimissioni. Quando?
Ci sono stati dei momenti in cui l’impossibilità di svolgere il mio ruolo mi ha
gettato nello sconforto: lì ho pensato anche a dimettermi. Ma sarebbe stato un
segnale di resa. Invece non bisogna arrendersi e andare avanti.
Dice di aver subìto atti di ostracismo politico.
Beh, se prima arrivavano inviti a eventi o conferenze, ora accade molto meno. A
volte ho l’impressione che, dal punto di vista politico, la mia presenza dia
fastidio.
La maggioranza fa muro, ma alcuni di loro sarebbero disposti ad aperture?
Premesso che io cerco di avere buoni rapporti con tutti, anche con Maurizio
Gasparri che mi fa la guerra, sicuramente con Maurizio Lupi di Noi moderati e
con Roberto Rosso di Fi il dialogo è più proficuo e c’è un atteggiamento di
maggiore apertura. Anche se poi, alla prova dei fatti, non cambia nulla e lo
stallo continua.
Dall’8 agosto è in vigore Emfa e la riforma Rai chiesta dall’Europa ancora non
c’è. Rischiamo la procedura d’infrazione?
Sì, soprattutto da dicembre, quando nella legge di bilancio sono state tagliate
risorse alla tv pubblica, quando invece l’Emfa chiede risorse stabili e certe.
All’inizio di marzo la riforma arriverà nell’aula del Senato. Cosa accadrà?
Il testo della maggioranza è pessimo, perché non riceve nessuna delle
indicazioni europee, e addirittura ipotizza la riduzione del canone, la vendita
di pezzi della tv pubblica ai privati e una governance eletta dal Parlamento a
maggioranza semplice, quindi dal potere di turno. Mi auguro che gli emendamenti
dell’opposizione siano accolti e si possano discutere seriamente.
Non crede che spostare la nomina del vertice dal governo al Parlamento sia un
po’ poco? Alla fine a decidere saranno sempre i partiti.
Avere una tv pubblica totalmente libera dalla politica sarebbe meglio, ma ci si
arriverà per gradi, questo è un primo passaggio. Meglio avere come decisore il
Parlamento, piuttosto che il governo come avviene ora. Poi è importante la
trasparenza nella scelta e la richiesta di determinati requisiti a chi si
candida a governare la Rai: occorrono profili adeguati, personalità alte, non
legate direttamente alla politica. Proseguendo su questo percorso in futuro si
potrà anche immaginare una modifica del ruolo della Vigilanza o addirittura il
suo superamento.
Presidente, le pressioni dei partiti sulla Rai ci sono sempre state. Più nel
passato o più adesso?
Ora c’è meno pudore e più spregiudicatezza, come fa Donald Trump negli Usa, che
non si vergogna di nulla. In passato la politica influenzava la Rai con più
eleganza, scegliendo anche persone di qualità per non sfigurare davanti agli
altri. Oggi si va avanti come caterpillar, senza preoccuparsi di niente. Basti
vedere come la premier sia addirittura intervenuta sulla scaletta di Sanremo col
caso Pucci.
Cosa pensa della famosa telecronaca olimpica di Paolo Petrecca?
Rientra in quella spregiudicatezza di cui parlavo prima, per cui si è convinti
di poter fare tutto senza il minimo rispetto delle competenze e delle
professionalità che si hanno intorno. E così s’incappa nell’errore, com’è
accaduto a lui, che ora ne dovrà pagare le conseguenze. Ma sul futuro di Rai
Sport sarà l’ad Rossi in audizione a dirci cosa succederà.
Nel libro rivela di aver votato una volta per Silvio Berlusconi…
Sì, da ragazza, era forse il mio primo voto, alle Politiche del 1996. Rimasi
affascinata dall’imprenditore di successo che voleva mettersi al servizio del
Paese. Ma ne sono pentita quasi subito.
Presidente, cosa le resterà di questa esperienza alla Vigilanza Rai?
L’aver toccato con mano la fragilità del nostro sistema democratico, che può
dissolversi in un battito d’ali e per questo va sempre, strenuamente, difeso.
L'articolo Floridia (Vigilanza): “Da Petrecca al caso Pucci, l’influenza
politica sulla Rai oggi è spregiudicata” proviene da Il Fatto Quotidiano.
In questi giorni la 2P della Rai, Petrecca-Pucci, ha tenuto banco. Grande e
legittima indignazione per la telecronaca delle Olimpiadi del direttore di
RaiSport e per l’imposizione prima, l’auto-deposizione del comico, almeno così
lo presentano, Andrea Pucci. Per la verità Petrecca, prima in RaiNews e ora a
RaiSport, aveva già superato il record dei voti di sfiducia della redazione.
Resta memorabile l’assoluzione in diretta del fedelissimo di Meloni, Delmastro,
che qualche minuto dopo è diventata condanna.
Il criterio seguito, anche allora, fu quello della fedeltà “usi obbedir
tacendo”: in quel principio affonda le sue radici Paolo Petrecca, difeso sino
alla morte sempre e comunque. Ora sono previste iniziative sindacali, proteste,
denunce, giuste e opportune. Sarà il caso, tuttavia, oltre a protestare contro
la 2P, di contrastare anche il disegno della P2 più vivo e operante che mai,
dentro e fuori la Rai. Quel piano prevedeva e prevede presidenzialismo,
separazione delle carriere, leggi speciali contro il pensiero critico,
dissoluzione della Rai, serve altro?
La crisi ideativa, produttiva, editoriale della Rai non ha bisogno di commenti.
Il polo RaiSet sta contrastando in ogni modo le ragioni del No al referendum. Le
parole della presidente Meloni sulla presenza di un comico a Sanremo hanno
segnato uno dei punti più bassi della storia del servizio pubblico.
L’amministratore delegato si è subito accodato, hanno persino accusato gli
oppositori di aver censurato la libertà di satira. Per fortuna non sono arrivati
a denunciare il nuovo editto bulgaro contro i talenti della destra dominante.
Veniva da ridere anche a loro.
Nelle stesse ore, nelle quali andava in scena questa oscena farsa, la
maggioranza boicottava per la ennesima volta la convocazione della commissione
di Vigilanza. Ancora una volta hanno fatto mancare il numero legale, perché
vogliono che gli oppositori facciano eleggere la loro presidente: Simona Agnes.
Questo gesto eversivo non ha precedenti: non hanno raccolto neppure l’appello di
Mattarella a garantire il funzionamento delle istituzioni di vigilanza.
Altro che Pucci e Petrecca, la prossima consultazione si svolgerà senza la
Vigilanza in funzione.
Nel frattempo prosegue la caccia a Report e alle poche trasmissioni di inchiesta
sopravvissute. Gli interventi, sguaiati e violenti di questi giorni, certificano
anche la definita morte del Media freedom act in Italia: il controllo
dell’esecutivo sulla Rai è sempre più ferreo, le querele bavaglio aumentano, la
Commissione europea – stretta nell’abbraccio Merz-Meloni – finge di non vedere.
Il referendum rischia di essere travolto da una gigantesca truffa politica e
mediatica. La destra ha già pronto un piano per gli ultimi dieci giorni fatto di
provocazioni, appelli per l’ordine pubblico, propaganda contro i giudici,
fingendo di parlare di Garlasco o delle case nel bosco…
Se fossimo nelle opposizioni o nel comitato per il No, cominceremmo ad occupare
l’aula della vigilanza Rai, a presentare denunce contro le violazioni in atto, a
sollevare la questione davanti alle autorità di garanzia. Sarà bene farlo ora e
subito perché va bene indignarsi per la 2P, ma sarà bene non dimenticare i piani
della nuova loggia P2.
L'articolo Dalla 2P di Petrecca-Pucci alla P2: prosegue il disegno di
dissoluzione della Rai proviene da Il Fatto Quotidiano.
La presidente Barbara Floridia prova a superare lo stallo in Vigilanza Rai
convocando il amministratore delegato Giampaolo Rossi, tra fine febbraio e i
primi di marzo, dopo le proteste delle opposizioni e la burrascosa riunione
dell’ufficio di presidenza andata in scena il 10 febbraio, con l’ennesima fumata
nera. “Ho ricevuto la lettera delle opposizioni e vista la straordinarietà della
situazione, con lo stallo che perdura da oltre un anno e l’assoluto immobilismo
della Giunta per il Regolamento, ho deciso di procedere oggi stesso con la
convocazione dell’Amministratore delegato della RAI Giampaolo Rossi”, ha
dichiarato in una nota Floridia.
Da circa 12 mesi la pentastellata prova a convocare l’ad meloniano. Ma dopo il
No delle opposizioni alla nomina di Simona Agnes come presidente Rai, la
maggioranza la maggioranza ha paralizzato i lavori della presidenza. E senza il
via libera dell’ufficio, impossibile audire Rossi in Vigilanza. Floridia ha
chiesto un parere alla giunta per il regolamento del Senato, sulla possibilità
di ascoltare Rossi anche senza il semaforo verde. Nessuno risposta da Palazzo
Madama.
La presidente della Commissione di controllo sulla Rai ha indicato le date per
l’incontro in Vigilanza: l’audizione di Rossi “potrà tenersi nei giorni 18 o 19
febbraio oppure 3 o 5 marzo, a seconda delle sue disponibilità”. Floridia si è
appellata all’obbligo istituzionale di “garantire che la Commissione possa
finalmente svolgere le proprie funzioni, tanto più in un momento in cui c’è un
grande dibattito che attraversa l’opinione pubblica e la stampa su questioni
essenziali relative al Servizio Pubblico”. L’ultimo caso riguarda Paolo
Petrecca, il direttore di Rai Sport che ha inanellato più di una gaffe durante
la telecronaca della cerimonia d’apertura delle olimpiadi invernali a Cortina.
Tanto da meritare titoli della stampa internazionale, con articoli sul Guardian
e New York Times.
La lettera, inviata ieri a Floridia dai capigruppo delle opposizioni, accusa le
destre di sabotare da un anno i lavori in Commissione. I rappresentanti della
maggioranza, si legge, “ripetutamente hanno fatto mancare il prescritto numero
legale nelle sedute” riguardanti la nomina del presidente Rai, “impedendo di
svolgere le audizioni dei vertici aziendali e la verifica del rispetto del
contratto”. In sostanza, dicono le opposizioni, le destre non consentono alla
Commissione di Vigilanza di esercitare i suoi doveri di controllo verso viale
Mazzini. Un problema accentuato dalla consultazione referendaria sulla
separazione della carriere: “Tale vulnus risulta tanto più grave oggi, in vista
del referendum, che avrà luogo il 22 e 23 marzo”. Rossi dunque è convocato in
Vigilanza, ora si attende la reazione della maggioranza e del direttore
generale.
L'articolo Stallo in Rai, Floridia convoca il amministratore delegato Rossi.
Opposizioni: “Destra impedisce i controlli su viale Mazzini” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Stiamo subendo una ferita democratica gravissima, un vunlus mai visto. Da un
anno, la Commissione di Vigilanza Rai è bloccata per un ricatto della
maggioranza”. A parlare è la presidente della Commissione, la 5 stelle Barbara
Floridia, a margine del convegno ‘Le sfide dell’informazione’ organizzato dalla
stessa Floridia. “Questa non è più una questione politica, di maggioranza e
minoranza, del votare o non votare Agnes, cioè la presidente proposta da Forza
Italia come presidente della Rai, il Consiglio di amministrazione funziona, qui
il tema è istituzionale” conclude. Anche il presidente del Movimento 5 stelle,
Giuseppe Conte, è intervenuto, con i cronisti, sul tema. “La Vigilanza Rai è
bloccata e non riesce a lavorare. Ne va della qualità della nostra democrazia.
Peraltro adesso stiamo affrontando un referendum, una campagna referendaria dove
c’è il governo che vuole far passare una riforma a tutela della casta dei
politici, o meglio dei politici che sono al governo. Non lo possiamo accettare,
c’è un problema di qualità di informazione – e conclude – come facciamo a fare
dibatti di pubblici se addirittura giochiamo senza la vigilanza una partita
senza arbitro?”.
L'articolo Floridia (M5s): “Blocco Vigilanza Rai è problema istituzionale”.
Conte: “Sul referendum è come giocare partita senza arbitro” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Giovedì 29 gennaio alle 15, su iniziativa della senatrice Barbara Floridia,
presidente della Commissione di Vigilanza Rai, alla Camera si terrà l’incontro
“Le sfide dell’informazione”, sono previsti gli interventi di Gian Marco Chiocci
(Direttore TG1), Marco Travaglio (Direttore Il Fatto Quotidiano), Giovanni
Floris (Conduttore diMartedì, LA7), Veronica Gentili (Conduttore Le Iene, Italia
1), Giorgio Lauro (Conduttore Un Giorno da Pecora, Radio 1), Peter Gomez
(Conduttore La confessione, Rai 3), Francesco Oggiano (Giornalista e creator),
Francesca Fialdini (Conduttrice Da noi… a ruota libera, Rai 1) e Luisella
Costamagna (Giornalista, conduttrice, autrice)
L'articolo Le sfide dell’informazione: la diretta dalla Camera con Peter Gomez e
Marco Travaglio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una seduta straordinaria della Commissione di Vigilanza Rai, bloccata da oltre
un anno dal boicottaggio della destra, per approvare “No Peace No Panel“,
l’appello per garantire alle posizioni pacifiste spazi adeguati nelle
trasmissioni del servizio pubblico. A chiederla è la presidente dell’organismo,
la senatrice M5s Barbara Floridia, nei giorni in cui si apre un nuovo fronte di
instabililità mondiale in Venezuela dopo l’attacco Usa. “In un contesto mondiale
in cui il diritto internazionale viene sistematicamente calpestato e
l’escalation militare è spesso trattata come un fatto inevitabile, serve sempre
di più un’informazione del servizio pubblico che restituisca la complessità e
proponga riflessioni complete. Altrimenti significa accettare una narrazione
mutilata”, scrive Floridia. “Oggi nei media domina una logica binaria, azione e
reazione, attacco e contrattacco, mentre vengono sistematicamente esclusi chi
lavora sul campo umanitario, chi pratica la diplomazia, chi prova a immaginare
soluzioni diverse dalla forza, chi rivendica la necessità del rispetto del
diritto internazionale. Questo squilibrio non è neutro, educa alla guerra”,
afferma.
La campagna “No Peace No Panel”, lanciata dai giornalisti Rai, ha raccolto – tra
le altre – le adesioni di Federazione nazionale della stampa, Cgil e Rete
italiana pace e disarmo. L’appello è stato trasformato in un atto di indirizzo,
incardinato in Commissione proprio per iniziativa di Floridia, che chiede di
recepire nel contratto di servizio Rai il principio portato avanti dalla
campagna. E ora la presidente chiede alla maggioranza di scendere dall’Aventino
per votare il documento: “L’appello di No Peace No Panel ricorda una cosa
semplice e radicale: la pace non è un’opinione marginale, ma il necessario
contraddittorio della guerra. Integrare nel contratto di servizio un principio
come No Peace No Panel non significa censurare, ma allargare lo sguardo, rendere
l’informazione più completa e quindi più onesta. Chiedo ufficialmente alla
maggioranza di poter riavviare le attività almeno su questo atto. Riprendere i
lavori sulla pax condicio non è solo urgente, è doveroso”. Dai promotori
dell’iniziativa si esprime soddisfazione: “Grazie a Barbara Floridia per il suo
impegno, adesso tocca al resto della Commissione deporre le armi della polemica
politica per un momento di confronto su un bene superiore: la pace”, si legge
sui social di No Peace No Panel.
L'articolo “Sbloccare la Vigilanza Rai per approvare l’appello sul pacifismo nei
talk show”: la richiesta della presidente M5s Floridia proviene da Il Fatto
Quotidiano.