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FS cambia il logo dei Frecciarossa ma non spiega ritardi e inaffidabilità
Il Gruppo FS ha presentato nei giorni scorsi il nuovo logo Frecciarossa e annunciato l’accelerazione del rinnovo della flotta con l’arrivo di 46 nuovi convogli. All’evento, svoltosi a Milano Centrale, era esposto anche un Frecciarossa 1000 con la “Effe” rinnovata sul muso e il nuovo marchio applicato su fiancate e interni. Sorprende questo cambio di logo le anche perché le FFS (svizzere) hanno lo stesso logo dal 1972 e le DB (tedesche) il loro dal 1955 (con leggere modifiche nel 1994). Le FS evidentemente sentono la necessità di cambiare qualcosa per motivi non meglio specificati. Solitamente il marketing non cambia un logo di ottima fama. “Il nuovo logo Frecciarossa rappresenta un’evoluzione coerente con il percorso industriale che stiamo portando avanti – ha dichiarato Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia – ed è il simbolo di un rinnovamento che accompagna la crescita del brand, puntando su innovazione e qualità del servizio”. Il marchio sarà progressivamente esteso a tutta la flotta e ai principali spazi e supporti Trenitalia, a partire dalle FRECCIALounge di Roma Termini e Milano Centrale, per poi raggiungere gli altri touchpoint. Alle dichiarazioni di principio si sono però affiancati dati difficilmente percepibili dai passeggeri, che registrano rincari tariffari nelle giornate e negli orari di punta e un aumento dei treni in ritardo. Sul fronte ambientale è stato evidenziato un tasso di riciclabilità della flotta del 97,1% e un recupero dei materiali del 98,2%, anche grazie a motori elettrici di nuova concezione. Molti utenti si attendevano però indicazioni più concrete sulle performance operative: nel 2025, in media, un Frecciarossa su tre ha registrato ritardi rilevanti. Dall’evento non sono emersi impegni specifici per migliorare regolarità e puntualità nel 2026, né valutazioni sul livello di saturazione dei principali nodi ferroviari o su eventuali rimodulazioni dell’offerta. Nessun dato è stato fornito sul load factor (coefficiente di riempimento) né sull’andamento economico del segmento Alta Velocità. L’elevata frequenza dei treni AV, in particolare sulla Roma–Napoli, ha inoltre effetti negativi sulla circolazione dei treni pendolari e merci. Da tempo l’offerta appare superiore alla capacità dei nodi ferroviari. Se la competizione tra Frecciarossa (Gruppo FS) e Italo (Gruppo MSC) ha inizialmente favorito l’aumento delle frequenze e la riduzione delle tariffe, oggi l’offerta risulta molto elevata mentre i prezzi non mostrano più la stessa dinamica ribassista. Sulla Milano–Napoli circolano circa 160 treni al giorno, con punte di una corsa ogni 20 minuti. L’offerta complessiva è di circa 75.200 posti quotidiani (470 per treno). In Spagna, tra Madrid e Barcellona, i collegamenti sono circa 90 al giorno, numero analogo alla Parigi–Lione; in Francia, tuttavia, i convogli possono trasportare oltre 1.000 passeggeri, per un’offerta superiore a 90mila posti giornalieri, nonostante un minor numero di treni. Una possibile soluzione per decongestionare i nodi di Bologna, Firenze e Roma potrebbe essere l’impiego sistematico di convogli in doppia composizione (400 metri complessivi), mantenendo invariata la capacità ma riducendo il numero delle tracce orarie e migliorando la puntualità. Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la crescita del traffico aereo sulla Milano Linate–Roma Fiumicino nonostante la crescita del numero di treni sulla stessa tratta. Se nel 2021 solo il 9% dei viaggiatori tra Milano e Roma sceglieva l’aereo, nel 2024 la quota è salita al 18%, con 1.053.000 passeggeri e un incremento del 21% rispetto al 2023. Le ragioni sono principalmente due: il prezzo e l’affidabilità. Un viaggio andata e ritorno in aereo può costare mediamente poco meno di 100 euro (con aumenti nei weekend), mentre per l’Alta Velocità si superano mediamente i 200 euro per un biglietto Standard Trenitalia e poco meno per una tariffa Smart di Italo. Inoltre, per chi viaggia frequentemente per lavoro, la puntualità resta un fattore decisivo: la certezza dell’orario di arrivo rappresenta oggi un elemento competitivo cruciale. L'articolo FS cambia il logo dei Frecciarossa ma non spiega ritardi e inaffidabilità proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cade su un Frecciarossa per una frenata improvvisa: Trenitalia dovrà risarcirla con 15mila euro
Stava viaggiando, non tanto comodamente, a bordo del Frecciarossa nella tratta Roma-Bologna per far ritorno a casa, nel capoluogo emiliano. Le era stato assegnato un sedile traballante e aveva chiesto di cambiare posto, o che le venisse aggiustato. Ma, mentre il capotreno provava a sistemare la poltroncina, il treno ha frenato bruscamente facendo sbattere la donna, una 60enne emiliana, in quel momento in piedi, con violenza a terra e contro i sedili del vagone. Il fatto, accaduto nel dicembre del 2022, provocò alla signora diverse lesioni personali e la frattura di due costole. Ricoverata al Sant’Orsola dopo l’arrivo a Bologna e non prima di aver contribuito alla compilazione di un verbale stilato dal capotreno con tutte le testimonianze, l’accaduto costò alla donna oltre un mese di convalescenza. A recupero avvenuto, però, la sessantenne non aveva dimenticato la disavventura e chiese i danni a Trenitalia. Danni che – nonostante l’apertura della pratica e i passaggi corretti – non le sono mai stati riconosciuti e quindi mai risarciti. Fino ad ora. Impugnando il verbale del capotreno, che descriveva precisamente la dinamica dell’incidente, la donna si è poi rivolta al Tribunale civile di Bologna. Che nei giorni scorsi, tramite la giudice Alessandra Cardarelli, ha stabilito – come riporta il Corriere della Sera – che Trenitalia dovrà pagarle circa 15mila euro come risarcimento per i danni subiti. “D’altro canto – dicono i giudici – nessuna inosservanza, da parte del viaggiatore, cioè di vigilare sulla propria incolumità appare ravvisabile in questo caso, in ragione delle concrete modalità del fatto”. L'articolo Cade su un Frecciarossa per una frenata improvvisa: Trenitalia dovrà risarcirla con 15mila euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Da Venezia a Taranto, i miei occhi sull’Italia solcata dal Frecciarossa (con un’ora di ritardo)
di Francesca Carone Si viaggia in un timido e freddo mattino d’autunno con gli alberi ormai spogli e orfani delle foglie. Si parte dal Nord-Est traghettatore del benessere; dalla città conosciuta dai più come la sorella brutta di Venezia, Mestre: paesone interculturale e intelligente dalla tristezza agghiacciante. Nella stazione tutto sembra normale, a parte le flotte di studenti in uscita didattica che affollano spensierati e sorridenti gli spazi della stazione Ore 10.38: si parte in orario con il Frecciarossa o “Crocerossa” a seconda dei ritardi inesorabili e infiniti, resi accettabili solo dal parziale rimborso del biglietto. I vagoni sono gremiti, tra i viaggiatori anche qualche inglese che sonnecchia sognando Londra. Ore 12.45: fermata alla stazione di Bologna per la coincidenza al binario 6, invaso dai numerosi viaggiatori in preda all’ansia “da ritardo” con gli occhi puntati al tabellone delle partenze/arrivi. Qui il sole fa capolinea con un tepore che accarezza l’anima, allontanando la paura dei ritardi. Si attende: il treno è in ritardo di 15 minuti. Inizia pian piano la metamorfosi del Frecciarossa in “Crocerossa”. Così, nell’attesa come una “Sherlock Holmes”, senza Watson, con la mia lente di ingrandimento inizio a scrutare ed osservare un pezzo d’Italia… Nei paraggi due bambine si esercitano nel ballo più famoso di Michael Jackson, il Moonwalk, celebre in tutto il mondo che consiste nello spostarsi all’indietro dando l’illusione di camminare in avanti. Nulla di male se non fosse che lo fanno lungo la striscia gialla che delimita “l’off limits” per i viaggiatori. E un eventuale passo falso o un movimento fatto male potrebbe diventare fatale. La madre richiama le bambine seduta su una valigia “animalier” con il telefonino all’orecchio e la sigaretta elettronica. La mia lente si ferma poi su un padre e sua figlia: il papà ha il viso sofferente debilitato da una paresi: sua figlia lo guarda con meravigliosa delicatezza e lo protegge dagli sguardi dei cretini. Gli sorride e ascolta le sue parole con un’espressione filiale di protezione materna. Non posso non orientare la lente verso un fantomatico e pittoresco uomo d’affari che passeggia e “spasseggia” lungo la striscia gialla declinando espressioni e linguaggio presi in prestito da qualche film americano. Depongo la lente perché il ritardo di un quarto d’ora è passato e intravedo all’orizzonte le luci del mio Frecciarossa. Si parte. Anche qui i vagoni sono pieni, ci sono studenti che tornano a casa e coppie di anziani che si perdono tra il panorama sfuggente dei finestrini e la loro pennichella. Al bar, situato nel vagone centrale del treno, chiedo un caffè lungo e approfitto per fare due passi. A servirlo è Eden (lo leggo dal suo pass identificativo attaccato al camice), un signore che sembra di origine indiana, ma parla bene l’italiano. È preciso e professionale nella preparazione dei caffè e scambia perfino qualche battuta con altri due viaggiatori. Torno al mio posto, nella speranza che il Frecciarossa non continui la sua metamorfosi trasformandosi nell’incubo dei viaggiatori: un treno in ritardo. Non mi resta che abbandonarmi al destino di quasi tutti i viaggiatori: lo scrollo del telefonino per ammazzare il tempo e il ritardo. Si viaggia e ormai è sera. Le luci accese nei vagoni fanno un po’ “effetto casa”. Il tepore del riscaldamento fa il resto. Una giovane viaggiatrice si siede di fronte, neanche il tempo di recarmi al bar del simpatico Eden per una bottiglia di acqua, quando, al ritorno, mi rendo conto che la giovane viaggiatrice ha già usurpato il mio spazio, allungando le sue gambe, toccando quasi la mia poltrona. Allungo un po’ anche le mie gambe, senza invadere il suo spazio. Ma la giovane non molla di un millimetro: rimane con le sue gambe che toccano le mie. Rimango in silenzio, indecisa se urlare il mio disprezzo o starmene zitta. Decido per la seconda opzione, anche per essere d’esempio. E vengo ripagata perché la viaggiatrice maleducata lascia il treno, il suo viaggio è terminato. Ore 18.27: mi abbandono alle luci del paesaggio serale che corre insieme al treno verso il Sud dello Stivale, nella speranza di recuperare i 45 minuti di ritardo, restituendo così al mezzo la dignità di un treno ad alta velocità. Nell’ attesa mi perdo tra le grigie sfumature della sera e il chiaroscuro di un’ Italia sommessa e frastornata. Ore 20.00: ad una fermata il vagone antistante viene assalito dalle urla vigorose di un giovane che al cellulare si abbandona ad una rabbia furibonda con il suo interlocutore/interlocutrice, con tono e parole che destano tutti i presenti. Inizialmente si pensa ad un litigio, particolarmente acceso, tra due persone. Poi il giovane esce dal treno (ancora in sosta) e continua indisturbato la sua accesa cavalcata oratoria; non posso fare a meno di ascoltare le sue parole in cui rabbia e risentimento si mescolano a vissuti e tragedie del giovane. La scena è da film: gli spettatori sono i viaggiatori della stazione che assistono al movimentato monologo. L’attore è esso stesso un viaggiatore “arrabbiato” da cui viene fuori la parte umana e animale. Dal treno altri spettatori sbirciano dai finestrini alla pièce teatrale. Noncuranti del fatto che il protagonista li osserva. E dovrà rientrare sul treno. Una volta dentro ognuno lo osserva con la coda dell’occhio o con un libro davanti (magari messo al contrario). È davvero tanto arrabbiato. Ma non parla più al telefono. Un dubbio mi assale subito dopo: che quella del “viaggiatore arrabbiato” sia stata una messa in scena solo per evitare di farsi beccare senza il biglietto: nessun controllore si sarebbe avvicinato ad una persona così in preda all’ira. Se così fosse il giovane è stato all’altezza della sua parte: incazzato e pericoloso al punto da allontanare tutti, perfino i controllori. Come nelle migliori tradizioni della commedia all’ italiana, il viaggio si conclude con l’abbraccio solenne e intenso tra una mamma e suo figlio. E così i titoli di coda scorrono alla stazione di arrivo, Taranto, con la scritta “The END”. E quasi un’ora di ritardo! L'articolo Da Venezia a Taranto, i miei occhi sull’Italia solcata dal Frecciarossa (con un’ora di ritardo) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Treni in tilt verso Roma, Milano e Torino per un investimento: Frecciarossa con ritardi fino a 6 ore
Un investimento sui binari tra Maratea e Praia a Mare sta mandando in tilt la circolazione dei treni su tutta la dorsale tirrenica con ripercussioni nelle stazioni di Roma Termini, Milano Centrale, Venezia Santa Lucia e Torino. La circolazione permane sospesa tra le due stazioni calabresi per accertamenti dell’Autorità Giudiziaria in seguito all’investimento di una persona. Sei Frecciarossa e due Frecciargento hanno raggiunto maxi-ritardi con il Reggio Calabria-Venezia delle 11.35 che ha toccato i 360 minuti. Sei ore. Ritardi superiori ai 300 minuti anche per due treni diretti a Torino Porta Nuova, un Frecciarossa e l’Italo 8134. Il Frecciargento 8333 partito da Roma Termini alle 7.30 e diretto a Reggio Calabria è cancellato tra Sapri e la destinazione finale, mentre l’8868 che sarebbe dovuto partire alle 15.29 dal capoluogo calabrese in direzione di Roma, con arrivo alle 21.33, inizierà il suo viaggio direttamente da Sapri. Tre Intercity hanno invece subito cancellazioni parziali e il 553 Roma Termini-Reggio Calabria delle 12.26 è stato soppresso. Tra i treni coinvolti c’è anche un’Intercity Notte, partito da Milano Centrale alle 20.10 di mercoledì e diretto a Siracusa: sarebbe dovuto arrivare alle 15.48 nella città siciliana, ma è attualmente fermo dopo oltre 19 ore di viaggio. La linea è tuttora bloccata tra Maratea e Praia a Mare per le attività investigative in corso da parte dell’autorità giudiziaria. L'articolo Treni in tilt verso Roma, Milano e Torino per un investimento: Frecciarossa con ritardi fino a 6 ore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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