Il grave incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Adamuz, in Andalusia,
ripropone con forza il tema della sicurezza ferroviaria non solo in Spagna, ma
in tutta Europa.
Il treno ad alta velocità Frecciarossa 1000, gestito dalla società ferroviaria
Iryo, controllata da Fs International che fa parte del Gruppo Ferrovie dello
Stato, era partito da Malaga ed era diretto a Madrid. Sono deragliati gli ultimi
tre vagoni del convoglio, che hanno invaso la linea adiacente sulla quale stava
transitando un treno delle ferrovie spagnole (Renfe) diretto a Huelva. L’impatto
tra i due convogli ha fatto precipitare alcune carrozze sotto un terrapieno a
circa quattro metri di profondità. Lo scontro ha causato, a tutt’oggi, 41 morti
e 150 feriti.
In attesa di un approfondimento delle indagini, questo incidente riporta alla
mente un’altra sciagura avvenuta in Grecia, a Tempe, in Tessaglia, dove un treno
Intercity, gestito da una società (TrainOSE, oggi Hellenic Train) controllata al
100% dal gruppo FS, provocò 57 vittime e oltre 85 feriti nello scontro con un
treno merci. È purtroppo così che l’opinione pubblica nazionale è venuta a
conoscenza dell’internazionalizzazione delle attività del gruppo ferroviario
italiano, solo in occasione di questi gravi incidenti. È da qui che oggi si può
prendere spunto per chiedersi se tali “operazioni imprenditoriali” siano
realmente profittevoli — economicamente, tecnologicamente e strategicamente —
per il nostro Paese.
Negli ultimi anni le FS hanno varato un piano di espansione dell’Alta velocità
che, con la liberalizzazione delle reti continentali, ha coinvolto non solo la
Spagna, ma anche Grecia, Francia, Germania, Austria e Svizzera. Oltre al
successo in termini di traffico dell’alta velocità italiana, va però ricordato
che i conti economici di questo segmento non risultano particolarmente positivi
per il gruppo FS e che il sistema si regge in larga parte grazie ai sussidi
statali. Un sistema che avrebbe bisogno di un vero “tagliando”, vista la
saturazione delle linee e gli effetti negativi — minore manutenzione, riduzione
degli spazi nei nodi — che hanno penalizzato il trasporto pendolare.
Il business dell’Alta velocità appare poco chiaro. Se in Italia può essere
compreso un consistente sostegno pubblico ai treni AV — anche se il “tagliando”
resta necessario, visto il peggioramento della puntualità — diventa invece
difficile spiegare il costo dell’aggiudicazione, nel 2017, della gara per i
treni ellenici, pari a 45 milioni di euro, in assenza di altri acquirenti. A ciò
vanno aggiunti, dal 2023, i costi legati all’incidente di Tempe, per il quale,
in occasione del suo secondo anniversario, i familiari delle vittime hanno
riempito di proteste le piazze greche, ancora in cerca di verità e di
indennizzi.
Per Iryo (51% FS, 25% Air Nostrum,24%Globalvia), nata nel 2021, FS ha investito
somme rilevanti per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza, mentre
recentemente la società ha stanziato un miliardo di euro per l’acquisto di 20
nuovi treni Frecciarossa 1000, prodotti in Italia da Hitachi e Alstom (aziende
che, tuttavia, non sono italiane).
Con una certa insistenza, a poche ore dal deragliamento, ha preso piede
l’ipotesi che la causa dell’incidente sia da ricercare in un cedimento
infrastrutturale, in particolare di una saldatura che teneva insieme due rotaie
lunghe. Una tipologia di incidente che riporta alla mente il caso di Pioltello,
dove otto anni fa la rottura di un giunto provocò il deragliamento di un treno
regionale diretto a Milano: tre donne persero la vita e si contarono oltre cento
feriti. RFI, solo dopo alcuni giorni di indagini, fece emergere l’ipotesi del
cedimento di un giunto usurato, ipotesi che venne poi confermata come causa del
disastro. Una gravissima ed evidente carenza manutentiva, anche perché il
problema era noto e l’intervento di riparazione era stato ripetutamente
rinviato. Tale responsabilità fu successivamente accertata anche in sede
processuale.
L'articolo Incidenti e sicurezza ferroviaria: l’espansione di Fs all’estero è
davvero un profitto per l’Italia? proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Ferrovie
Un pezzo di rotaia saltato via, all’altezza di una saldatura tra due tratti di
binario, potrebbe spiegare la dinamica del disastro ferroviario di Adamuz, in
Andalusia, nel quale si contano decine di morti. A causare il deragliamento di
un treno di Iryo, compagnia ferroviaria partecipata da Ferrovie dello Stato, che
ha provocato a sua volta la fuoriuscita dai binari di un convoglio di Renfe,
l’operatore statale spagnolo, sarebbe stata la rottura di una saldatura di due
rotaie.
C’è una frame di un video diffuso dalla Guardia Civil a testimoniare un vuoto di
circa una trentina di centimetri dell’infrastruttura. È lì che il convoglio Alta
Velocità di Ilyo, un treno con quattro anni di anzianità e revisionato solo
pochi giorni fa, è uscito dalla rotaia. Tre vagoni – dal sesto all’ottavo – sono
deragliati finendo nella “corsia” opposta dove, venti secondi dopo, è arrivato
il treno di Renfe provocando un devastante impatto a 200 chilometri orari.
A quanto apprende Ilfattoquotidiano.it, la saldatura tra due pezzi di binario
sarebbe saltata: il passaggio delle prime carrozze dell’Ilyo – sulle ruote ci
sarebbero dei segni – avrebbe allargato lo spazio fino a quando l’ottava non ha
più avuto un “appoggio”, deragliando e portando con sé anche la sesta e la
settima. Una dinamica che – per certi versi – ricorda quella dell’incidente di
Pioltello.
Quel vuoto di circa 30 centimetri tra i binari rappresenta il “punto zero” dal
quale è partita l’inchiesta degli investigatori spagnoli. Se l’innesco
dell’incidente verrà confermato bisognerà poi procedere a ritroso, anche perché
in quel tratto negli scorsi mesi sono stati segnalati diversi disguidi che
avevano costretto il gestore dell’infrastruttura Adif, cioè il corrispettivo
spagnolo di Rfi, a rallentare la marcia dei treni. L’ultimo risaliva al 23
dicembre, quando Adif aveva spiegato che tra Adamuz e Cordova c’era stato un
“guasto a uno degli scambi”.
Tutto ciò nonostante, come detto dal ministro dei Trasporti Oscar Puente, la
linea fosse stata interessata da lavori a maggio con un investimento da 700
milioni di euro. Un mese dopo, il Partito Popolare aveva presentato
un’interrogazione per chiedere chiarimenti riguardo ai guasti in quel tratto
lungo la linea dell’Alta Velocità. Non solo: sui social circola una lettera
dell’8 agosto firmata dal sindacato dei macchinisti Semaf.
Si dicono preoccupati le “vibrazioni” lungo quattro tratte dell’Alta Velocità,
compreso la Madrid-Siviglia-Malaga, cioè quella del deragliamento parlando di
una “degradazione profonda e veloce del materiale rotabile” a causa dell’alto
numero di treni di passaggio. E aggiungevano: “I nostri colleghi di diverse
compagnie ferroviarie lo hanno segnalato al Responsabile della circolazione di
Adif, senza ottenere alcuna misura” per ridurre i rischi. Al momento,
ovviamente, è prematuro collegare in via diretta l’allarme dei macchinisti alla
causa dell’incidente. Ma la segnalazione di agosto dimostra come quella tratta
fosse già stata oggetto di discussioni tra Adif, l’Agenzia per la sicurezza
ferroviaria spagnola e i lavoratori.
L'articolo Il binario rotto e l’allarme dei macchinisti per le vibrazioni: le
ipotesi sull’incidente dei treni in Andalusia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Grave incidente ferroviario lungo la linea dell’alta velocità che collega Madrid
e la regione meridionale dell’Andalusia, in Spagna. Due treni si sono scontrati
nei pressi della stazione di Adamuz, vicino Cordoba, provocando almeno ventuno
vittime confermate e un centinaio di feriti, dei quali 25 gravi, con alcuni
passeggeri che sono ancora intrappolati nei vagoni coinvolti, secondo la Guardia
Civil, i servizi di emergenza e testimoni.
Secondo una prima ricostruzione fornita da Adif, le infrastrutture ferroviarie
spagnole, l’incidente si è verificato alle 19:39, quando un treno della
compagnia Iryo in servizio tra Malaga e Madrid Puerta de Atocha, con 317 persone
a bordo, è deragliato nei deviatoi di ingresso alla via 1 della stazione di
Adamuz. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da ilfattoquotidiano.it, tutto è
successo in corrispondenza di uno scambio che potrebbe non aver funzionato
correttamente. Al momento, fanno sapere, è solo un’ipotesi. L’ottavo vagone del
treno Iryo è uscito dai binari e avrebbe fatto deragliare anche il sesto e il
settimo. Proprio in quel momento passava un treno dell’alta velocità della
statale Alvia (Renfe) nell’altra direzione – proveniente da Madrid e diretto a
Huelva – che ha travolto il convoglio Etr 1000 di fabbricazione italiana (era
entrato in servizio appena due anni fa) e gestito dalla società Iryo. Iryo è il
marchio dei treni operati da Ilsa, consorzio composto da Ferrovie dello Stato
International (51%), Air Nostrum e Globalvia. Come scrive El Pais, l’operatore
Iryo è il secondo per quota di mercato in Spagna e dispone di 20 treni di ultima
generazione ETR-1000 prodotti da Hitachi.
La circolazione ferroviaria fra Madrid e la regione Andalusia è stata
immediatamente sospesa, con pesanti disagi per migliaia di utenti per il rientro
domenicale, mentre le autorità della regione, che hanno attivato il livello 1 di
emergenza di Protezione Civile, parlano di un bilancio “molto grave” e ancora
provvisorio. “L’impatto è stato terribile provocando quindi il deragliamento dei
due primi vagoni del treno (Alvia) di Renfe”, ha dichiarato il ministro dei
Trasporti, Oscar Puente, in un messaggio su X. “Il numero di vittime non può
essere confermato in questo momento”, ha detto.
Intorno alle 23 del 18 gennaio, il responsabile dei vigili del fuoco di Adamuz
ha detto all’emittente pubblica Tve: “Stiamo dando priorità alle persone vive,
lavoriamo nei vagoni cercando superstiti sotto un ammasso di poltrone, lamiere e
bagagli”. A raccontare le scene di panico e caos numerosi testimoni, tra cui il
giornalista di Radio Nacional de Espana (Rne), Salvador Jimenez, che viaggiava
sul treno partito da Malaga e ha testimoniato in diretta l’accaduto. “Siamo
partiti da Malaga alle 18:40 in orario. Alle 19:45 c’è stato un impatto, è
sembrato un terremoto che ha scosso tutti i vagoni. Io ero nel primo”, ha
raccontato Jimenez. Il personale ha utilizzato martelli di emergenza per rompere
i finestrini, per cercare di far evacuare i passeggeri.
L'articolo Spagna, incidente tra due treni in Andalusia: almeno 21 morti. A
deragliare il convoglio Iryo, operatore partecipato dall’italiana Fs proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Per le categorie dei pendolari e degli studenti, il 2026 si apre con gli
scioperi di venerdì 9 e sabato 10 gennaio. Il primo fronte critico è quello dei
trasporti. Il 9 gennaio si ferma il trasporto aereo con mobilitazioni nazionali
dei lavoratori di Vueling Airlines (dalle ore 10 alle 18), EasyJet (dalle 00:00
alle 23:59) e Assohandler (dalle 13:00 alle 17:00). A Milano la Filt Cgil ha
promosso lo sciopero di Swissport Italia per 24 ore, con possibili disagi ai
check-in, imbarchi e gestione bagagli.
La protesta proseguirà anche sul fronte ferroviario. Dalle ore 21 di venerdì 9
alle ore 21 di sabato 10 gennaio 2026 è stato proclamato uno sciopero nazionale
da alcune sigle sindacali autonome che interesserà il gruppo Fs italiane, con
possibili effetti su cancellazioni e ritardi anche al di fuori dell’orario
ufficiale. Per il trasporto regionale sono garantite fasce essenziali (dalle 6
alle 9 e dalle 18 alle 21 di sabato 10 gennaio). Parallelamente, è previsto uno
sciopero nazionale di 8 ore del personale Rfi, sempre tra le 21 del 9 e le 21
del 10, che potrebbe influire ulteriormente su servizi e collegamenti.
I disagi dei trasporti sono anticipati già l’8 gennaio da alcune mobilitazioni a
livello locale: ad esempio, uno sciopero del settore aereo a Venezia e Treviso
(dalle 11:30 alle 15:30), uno del trasporto pubblico locale a Bolzano (dalle
16:00 alle 20:00), l’astensione del trasporto pubblico locale EAV a Napoli per
24 ore nel rispetto delle fasce di garanzia e iniziative simili in Abruzzo.
Parallelamente, le agitazioni investiranno il mondo della scuola, con possibili
sospensioni delle lezioni o funzionamento ridotto delle attività didattiche nei
nidi, scuole dell’infanzia, elementari, medie e superiori. Docenti e personale
ATA di istituti pubblici, comunali e privati, di ogni ordine e grado, sono
chiamati a fermarsi in entrambe le giornate: lo sciopero è stato promosso dalle
organizzazioni sindacali FLP e CONALPE e le confederazioni sindacali CONFSAI e
CSLE. Sciopererà anche il personale del ministero dell’Istruzione e del merito.
L'articolo Sciopero di trasporti e scuole il 9 e 10 gennaio: tutti i settori
coinvolti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Almeno tredici persone hanno perso la vita in un incidente ferroviario in
Messico. Un treno interoceanico con a bordo 250 persone è deragliato nel comune
di Asunción Ixtaltepec, nei pressi della città di Nizanda, nello Stato
meridionale di Oaxaca. Secondo gli ultimi aggiornamenti, 139 persone sono fuori
pericolo e 98 sono rimaste ferite, di cui 36 in attesa di assistenza medica. Il
fatto è avvenuto su una linea ferroviaria che è strategica per le infrastrutture
del Paese: il corridoio interoceanico dell’istmo di Tehuantepec, infatti,
collega il Golfo del Messico all’Oceano Pacifico.
Su X, il governatore dell’Oaxaca, Salomon Jara Cruz, ha pubblicato un messaggio
per esprimere solidarietà alle vittime: “Siamo profondamente addolorati per
l’incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Nizanda [. . . ] Il Governo dello
Stato esprime le sue più sentite condoglianze alle famiglie di coloro che hanno
perso la vita in questo tragico incidente. Offriamo il nostro pieno sostegno e
impegno alle famiglie di coloro che viaggiavano sul treno interoceanico”.
Le operazioni di ricerca e soccorso delle vittime sono state condotte dalla
Marina messicana, che ha schierato 360 militari, venti veicoli, quattro
ambulanze terrestri, tre aeroambulanze e un drone. Intanto, la Procura generale
del Messico ha avviato le indagini sull’incidente, fa sapere la Procuratrice
generale Ernestina Godoy Ramos in un post sui social media.
L'articolo Treno interoceanico con 250 persone a bordo deraglia in Messico:
almeno 13 morti e 98 feriti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un indescrivibile ingorgo olimpico sta per abbattersi sulle ultime settimane che
precedono l’accensione del braciere prevista per il 6 febbraio 2026 nello stadio
di San Siro a Milano. È arrivato il momento di fare i conti con i
cronoprogrammi, stiracchiati fino al giorno prima delle gare. La dead-line è
implacabile, perché non si possono tenere i cantieri aperti con gli atleti in
pista, ma siccome i costruttori delle opere cercano di fare bella figura a
dispetto dei ritardi, ecco che in un arco di tempo ridottissimo vengono al
pettine molti nodi infrastrutturali. Si tratta di 16 opere su 98 totali, pari al
16,3 per cento, entrate nel pacchetto di Società Infrastrutture Milano Cortina
(Simico). In realtà i lotti complessivi sono una trentina, considerando che due
degli interventi contengono l’eliminazione di 6 passaggi a livello e lavori in
sei stazioni ferroviarie, tutti in Lombardia, sulla tratta Lecco-Tirano. Si
aggiungono, poi, due annose varianti stradali del Cadore, che avrebbero dovuto
essere pronte per i Mondiali di Cortina del 2021, la cui apertura è stata
annunciata per il 26 gennaio prossimo.
APPUNTAMENTI DI CAPODANNO. La contabilità dell’affanno è molto varia. Cominciamo
con il 31 dicembre che prevede la conclusione di tre opere. Innanzitutto il
fine-lavori ante-Olimpiadi della riqualificazione degli accessi all’Arena di
Verona che verrà utilizzata per la cerimonia conclusiva dei Giochi e per
l’inaugurazione delle Paralimpiadi. Si tratta di un importo di 19 milioni di
euro, speso solo in minima parte, visto che gli interventi di accessibilità sono
ancora parziali (agibilità interna con passerella, sistemazione non definitiva
del tragitto dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova). C’è poi l’annunciata
conclusione dell’adeguamento del deposito bus di Cavalese (19 milioni di euro)
con la realizzazione di un nuovo polo intermodale. Il terzo intervento a carico
di Rfi (ma inserito nel piano olimpico) comprende lavori in sei stazioni
ferroviarie della linea Milano-Tirano: Mandello del Lario, Lierna, Ardenno
Masino, San Pietro Berbenno, Colico e Tirano. L’importo totale è di 33,7 milioni
di euro.
STAZIONI DEL CADORE. Quattro stazioni ferroviarie nel Bellunese sono interessate
ai lavori. Solo quella di Feltre ha mantenuto la scadenza di metà dicembre
(importo 3 milioni di euro). È invece slittato di un mese e mezzo il
cronoprogramma delle altre tre (31 gennaio 2026), che si avvicina
pericolosamente all’inizio delle Olimpiadi. A Belluno il restyling è impegnativo
(ascensore, sottopasso, scale, accessibilità…) e vale 14,5 milioni di euro. A
Longarone (spesa 12 milioni) gli ascensori sono due e c’è un sottopasso
ferroviario, mentre in prospettiva c’è anche un collegamento con il centro
paese. A Ponte nelle Alpi con 6,2 milioni vengono sistemati anche la trazione
elettrica e il piazzale. Una quinta stazione, Calalzo, ha subito interventi
molto prima delle Olimpiadi ed è già addobbata con la cartellonistica di
accoglienza per atleti e spettatori. Peccato che sia desolatamente vuota, con
gli uffici, la biglietteria e il locale-bar ormai dismessi. Sulle pareti anche
un cartellone pubblicitario che annunciava il nuovo Espresso Cadore, ovvero “Da
Roma alle Dolomiti in una notte da sogno”. L’hanno già soppresso.
PASSAGGI A LIVELLO IN LOMBARDIA. Cantieri infiniti per la soppressione di sei
passaggi a livello che insistono sulla strada statale 38 in provincia di Sondrio
e interessano la linea ferroviaria Milano-Tirano. La fine dei lavori
ante-Olimpiadi è stata fissata il 31 gennaio 2026. Si tratterà in buona parte di
un gioco di illusionismo infrastrutturale visto che gli interventi eseguiti da
Rfi si concluderanno solo nell’ottobre 2027, fra due anni. In ogni caso i lotti
sono 6: Colorina, Montagna in Valtellina-Poggiridenti, Chiuro-Teglio, Ponte in
Valtellina-Chiuro e Bianzone. Il costo complessivo è di 66 milioni di euro.
LA CABINOVIA SULLA FRANA. La tratta Apollonio-Socrepes, dalla zona cimitero di
Cortina fino alle piste del versante Tofane, è diventata la sfida più
controversa, dopo la pista da bob “Eugenio Monti”. Servirà a portare in quota
2.400 persone all’ora. Si tratta, per esplicita dichiarazione di Simico, degli
spettatori delle gare di sci alpino femminile. L’architetto Fabio Saldini
continua a dire che ce la farà. Si lavora anche di notte per innalzare i piloni.
Si tratta di un avvicinamento a stralci continui. I nulla osta di Ansfisa,
l’Agenzia che si occupa della sicurezza degli impianti a fune, non sono ancora
definitivi. Si è cominciato a costruire le stazioni di arrivo a Socrepes (dove
si è prodotto un vistoso cedimento del terreno) e di partenza. In un secondo
tempo la stazione intermedia. I piloni sono una decina, dotati di slitte per
consentire alle strutture di adattarsi allo scivolamento verso valle della
frana. L’opera da 35 milioni di euro sarà in ogni caso provvisoria. Lo stop dei
lavori ante-Olimpiadi è fissato per l’1 febbraio, cinque giorni prima delle
gare, ma poi il cantiere continuerà ancora per mesi.
SCI & BUS IN TRENTINO ALTO ADIGE. Gennaio impegnativo anche in Trentino Alto
Adige. Fine lavori della casa culturale ad Anterselva di Mezzo rifatta
completamente fissato per il 9 gennaio (4,5 milioni di euro). Il 15 gennaio,
dovrebbe terminare appena in tempo per le gare l’adeguamento dello stadio del
Biathlon di Anterselva (37 milioni di euro), anche se i cantieri post-Olimpiadi
proseguiranno fino al marzo 2028. In Trentino si chiuderanno per un soffio i
lavori di sistemazione del deposito bus di Cavalese (15 gennaio) per un importo
di 11 milioni di euro e in quello di Penia-Canazei (2 febbraio) per un valore di
due milioni di euro.
ALL’ULTIMO RESPIRO PER IL BOB DA 131 MILIONI. Segnatevi sul calendario due date,
mercoledì 4 e giovedì 5 febbraio 2026, perché l’inaugurazione delle Olimpiadi
avviene il 6 febbraio. Ormai Simico sta vivendo i lavori come una gara. Non si
spiega altrimenti come abbia previsto una parziale conclusione del trampolino di
Zuel per il 4 febbraio. Servirà per presentare almeno un restyling estetico
della struttura, mentre sono da ultimare (luglio 2026) tutte le opere
accessorie, tra cui un ristorante e un centro mostre. Il 5 febbraio arriva a
conclusione il recupero della Cabina S della vecchia pista da bob Eugenio Monti,
rifatta completamente in cemento e che dovrà essere ricoperta dalle vecchie assi
restaurate. In ogni caso il costo ufficiale della pista da bob arriverà a 131,7
milioni di euro: 118,4 milioni per la nuova pista, 3,8 per lo strip out della
vecchia, 2,1 per un memoriale storico, 2,6 per la Cabina S e 4,8 milioni per una
Guest House per atleti.
LE VARIANTI-LUMACA DEI MONDIALI. Arrivare a Cortina nei giorni olimpici sarà un
calvario, a causa del traffico. Anas ha dato l’annuncio che dieci giorni prima,
il 26 gennaio, apriranno due varianti strategiche, a Tai di Cadore (1,5
chilometri, di cui un chilometro in galleria naturale) e Valle di Cadore (800
metri di nuovo tracciato). Dovevano essere pronte per i Mondiali di Sci di
Cortina 2021. Altre due, però, si sono smarrite. Quella di San Vito di Cadore è
ancora un cantiere, mentre l’accesso a Cortina da sud è un’opera olimpica senza
ancora un cronoprogramma.
L'articolo Dalle stazioni ferroviarie all’Arena di Verona fino alla pista da
bob: per le Olimpiadi Milano-Cortina la vera gara è finire in tempo. Il
cronoprogramma dei lavori proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ambizione è forte, oltretutto benedetta dal governo Meloni. Ma di traverso
alla possibilità che Fs conquisti le opere ferroviare di Pizzarotti, il terzo
general contractor italiano, si è messa l’Ance. L’Associazione nazionale dei
costruttori, per mano della sua presidente Federica Brancaccio, ha inviato una
segnalazione di otto pagine alla Commissione Ue e a Palazzo Chigi segnalando
“dubbi di legittimità” sulla possibile acquisizione e cinque profili critici, a
partire dal fatto che Fs è la principale stazione appaltante nazionale con un
piano di investimenti da 100 miliardi da realizzare in cinque anni che vale il
25% del totale italiano delle opere civili.
Secondo Brancaccio e Ance un’eventuale acquisizione di Pizzarotti da parte di Fs
violerebbe il codice degli appalti, distruggerebbe la concorrenza nelle opere
ferroviarie con una integrazione verticale che avrebbe effetti strutturali e
permanenti sugli appalti, aggraverebbe il rischio patrimoniale assunto
dall’erario per la commistione dei ruoli di committente ed esecutore dei
contratti, potrebbe sollevare l’attenzione dell’Antitrust Ue rischiando di
essere percepita come aiuto di Stato. Ma soprattutto costituirebbe una “torsione
delle finalità tipiche dell’in-house providing, che perde il suo carattere di
modulo organizzativo scelto per il suo più favorevole rapporto costi-benefici e
assume i connotati di strumento per imprimere una svolta dirigistica al
mercato”.
Dietro la decisione di Ance di scrivere a governo e Ue ci sono le preoccupazioni
di molti piccoli contractor del settore delle costruzioni ferroviarie, che
temono di essere spazzati via da un nuovo colosso delle costruzioni in house
targato Ferrovie. Per contro, Fs cerca spazi per velocizzare i cantieri legati
al Pnrr e non vuol rischiare blocchi in caso di stop dei lavori dovuti alla
crisi dell’azienda, mentre le banche premono per rientrare dei loro crediti.
Il gruppo delle costruzioni di Parma da inizio anno è entrato nella procedura di
composizione negoziata della crisi d’impresa a fronte di una crisi di liquidità.
Nei conti al 31 dicembre 2023 Pizzarotti aveva fatturato di 1,2 miliardi, un
ebitda di 71 milioni e una perdita di 56. Il 2024 si è chiuso con una produzione
di 1,5 miliardi (+25% sul 2023), un ebitda di 115 milioni (+62%). I debiti con
le banche ammontano a circa 300 milioni, il portafoglio ordini a 7,5 miliardi,
con 900 milioni acquisiti nel primo semestre del 2025 e 3mila dipendenti.
L’accelerazione del dibattito sulle sorti di Pizzarotti è avvenuta a settembre.
Al Forum di Cernobbio, il 6 del mese a chi gli chiedeva cosa ne pensasse delle
indiscrezioni di stampa secondo cui Fs sarebbe in trattative per acquisire
Pizzarotti il ministro delle imprese Adolfo Urso rispondeva “il settore delle
costruzioni ha bisogno di consolidarsi e di competere al meglio nel realizzare
le grandi opere, alcune delle quali sono finanziate con Pnrr e quindi hanno
tempi molto stringenti. E’ giusto che le aziende a controllo pubblico si
occupino anche di come poter raggiungere questi obiettivi”. Di fatto una luce
verde del governo ai piani di Fs.
Dieci giorni dopo, in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore il 17 settembre,
l’ad di Fs Stefano Donnarumma aveva precisato che la sua società stava guardando
il dossier Pizzarotti anche se aveva spiegato che “noi non abbiamo preso alcun
impegno vincolante con nessuno e non abbiamo ancora deciso se fare o meno queste
operazioni. Siamo ancora in fase esplorativa. Ci sono più operazioni al vaglio,
ma siamo ancora in fase esplorativa. Non faremo alcun salvataggio di Stato”.
L’interesse però era lanciato: “Le costruzioni sono un settore strategico per il
Paese ma presentano alcune criticità strutturali, come l’elevata frammentazione
degli operatori, che rischiano di impattare significativamente e ostacolare la
messa a terra efficace degli investimenti del nostro gruppo. Il nostro interesse
è fare in modo che gli investimenti siano realizzati perché non c’è niente di
peggio di cantieri che si fermano perché l’appaltatore non è in grado di
portarli avanti. E in questa fase storica per il Paese e per le Ferrovie non ci
possiamo permettere questi ritardi”, aveva detto Donnarumma.
Oltre a Fs, su Pizzarotti si sono accesi i fari di Webuild e di Saipem. Sempre a
settembre le due società hanno presentato una manifestazione di interesse per la
società, senza però aver definito né il perimetro di una eventuale acquisizione
né l’eventuale quota (maggioranza o minoranza) di ingresso nel capitale. A fare
gola sono i cantieri strategici in cui il gruppo delle costruzioni è impegnato.
Secondo l’agenzia Radiocor, l’eventuale interesse di Saipem sarebbe focalizzato
su uno specifico ramo di azienda di Pizzarotti, quelle che si occupa di appalti
ferroviari tra i quali il passante ferroviario e stazione AV/AC di Firenze
(Firenze Belfiore), l’ingresso ovest del nodo di Verona sulla Milano – Brescia –
Verona – Venezia e il raddoppio ferroviario della tratta Piadena – Mantova della
Milano Mantova. Webuild, il colosso nazionale delle costruzioni, a settembre
invece non era ancora entrato nella fase di due diligence, con focus sempre sui
lavori ferroviari del lotto Battipaglia-Romagnano per l’alta velocità
Salerno/Reggio Calabria, del lotto Lercara-Caltanissetta Xirbi per l’alta
velocità Palermo-Catania, oltre alle tratte B2 e C dell’autostrada Pedemontana
lombarda.
Ma il 26 settembre, sempre al Sole, il presidente del gruppo Paolo Pizzarotti ha
spiegato che “Pizzarotti è controllata dalla nostra famiglia al 100% e non è in
vendita. Abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse da importanti gruppi per
un ramo aziendale”, quello ferroviario italiano che ha contratti con Rete
ferroviaria italiana (Rfi) del gruppo Fs. Pizzarotti spiegava che la famiglia
proprietaria potrebbe “valutare nel futuro di aprire il capitale a partner
industriali e/o finanziari che entrino con una quota di minoranza”.
La mossa dell’Ance arriva in extremis: domani 5 dicembre scade il termine per la
presentazione dell’offerta vincolante nell’asta indetta dal Tribunale di
Bologna, nell’ambito della procedura di composizione della crisi, sul ramo
d’azienda delle costruzioni ferroviarie di Pizzarotti, con condizioni di prezzo
molto elevate, visto che la base d’asta si situa nell’ordine dei 180 milioni. Se
Fs presentasse una offerta, sarebbe un passo decisivo verso la conclusione
dell’operazione. In molti puntano a un rinvio, ma la decisione finale spetta al
Tribunale di Bologna che ha autorizzato l’asta.
L'articolo Costruzioni, l’Ance scrive a governo e Ue: “No alla vendita di
Pizzarotti a Fs” proviene da Il Fatto Quotidiano.