Il No ha vinto, viva la Costituzione: rivedi la diretta con Peter Gomez e i
giornalisti del Fatto Quotidiano. A partecipare alla live la vicedirettrice del
Fatto, Maddalena Oliva, il vicedirettore Marco Lillo, l’inviato Antonello
Caporale e i giornalisti Valeria Pacelli, Giuseppe Pipitone e Paolo Frosina.
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Oliva, Lillo e i giornalisti del Fatto Quotidiano proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Alla fine a salvare la Costituzione non sono stati i partiti politici, non sono
stati i palazzi del potere, ma sono stati gli italiani. Gli italiani che non si
sono fatti distrarre dal rumore di fondo, dalla propaganda, dalle parole che
venivano ripetute ogni sera in televisione. Gli italiani che hanno capito che
alla base di ogni democrazia c’è un principio semplice: non ci può essere potere
senza controllo. Il Fatto Quotidiano da sempre è stato schierato con la
Costituzione, l’ha difesa. Proprio per questo motivo, non si può essere in balìa
delle maggioranze di turno. Ci sono dei principi più alti che non possono essere
riscritti da Carlo Nordio, quando invece sono stati scritti da personaggi come
Costantino Mortati o Pietro Calamandrei. E qui arriviamo al punto: volevano le
mani libere. Questo sarebbe stato il primo passo per poter occupare totalmente
il potere senza che nessuno potesse dire state violando la legge. E allora hanno
vinto gli italiani, anzi ha vinto la nazione. Lo spirito di questo popolo che è
un popolo che ha 1000 difetti ma che riesce ancora a distinguere il giusto dallo
sbagliato, il bene dal male. I principi contenuti nella Carta sono dei principi
che non possono essere superati dal tempo.
La magistratura deve rimanere indipendente. I pubblici ministeri devono poter
indagare su chiunque. La legge deve essere uguale per tutti. Perché? Perché le
maggioranze cambiano. Oggi governa uno, domani governa l’altro. Ma la cosa
pubblica resta una cosa sola. I soldi che vengono spesi per la cosa pubblica
sono i soldi di tutti gli italiani, di chi ha votato la maggioranza o di chi ha
votato un’altra. E allora bisogna garantirli. E poi bisogna soprattutto
garantire ai nostri figli la possibilità di dare il buon esempio. Ci sono
comportamenti che non sono accettabili. Chiunque li commetta, qualunque casacca
abbia addosso, di qualunque colore politico. E allora questa Costituzione può
essere il nostro faro, perché la giustizia è davvero la cosa su cui si basa uno
Stato che funziona ed è democratico. Perché dà anche a chi è più povero, a chi
non è potente, la garanzia di essere protetto dai soprusi.
L'articolo “Gli italiani hanno salvato la Costituzione. Hanno capito che non ci
può essere potere senza controllo”: Peter Gomez commenta la vittoria del No al
Referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
Affluenza e primi dati: rivedi la diretta del Fatto Quotidiano sullo spoglio del
Referendum con il vicedirettore del Fattoquotidiano.it, Simone Ceriotti,
l’inviato Antonello Caporale, il giornalista Paolo Frosina collegato dalla sede
dell’Anm, e i giornalisti Manolo Lanaro e Giacomo Salvini collegati dalla sede
di Fratelli d’Italia.
L'articolo Dagli instant poll al trionfo del No, rivedi la diretta del Fatto
sullo spoglio del Referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giorgia Meloni è una bugiarda. Non che sia una novità, ma l’altra sera,
approfittando del non avere l’ultima parola prima del silenzio elettorale da
Mentana, ha esagerato. Oltre alle varie balle sulla riforma della giustizia,
tirato dentro anche me e Il Fatto Quotidiano nella sua indecente campagna
elettorale. Ha detto “molti di quelli oggi schierati per il NO in passato
sostenevano questa riforma”. Non ha spiegato come facevamo in passato a
sostenere una riforma che lei ha fatto in fretta e furia l’anno scorso e che
quindi prima dell’anno scorso nessuno poteva avere letto né condiviso né
osteggiato. E poi “il Pd era per la separazione delle carriere”. È vero. “I
Cinque Stelle e Gratteri sostenevano il sorteggio”. Vedremo se è vero. “Marco
Travaglio sosteneva tutti e due, cioè sia il sorteggio sia la separazione delle
cariche. Adesso sono tutti per il no”. Ora, io capisco che chi è abituato a
mentire ogni volta che respira (accise, blocco navale, tagli alle tasse, legge
Fornero asili nido gratis, rete Tim in Italia, ITA in Italia, governo in Europa
con i socialisti, mai patto di stabilità, spese militari, Putin, sanzioni alla
Russia, vittorie militari dell’Ucraina, Usa, Gaza, Israele, Arabia Saudita,
Qatar, Cina, Pnrr, dimissioni dei ministri degli altri, dazi zero, superbonus,
chiusure per il webtax, agenzie di rating, tasse sugli extraprofitti, trivelle
in mare, regioni, elezione diretta del Capo dello Stato, legge elettorale con le
preferenze e così via) ci prenda gusto e non capisca più la differenza fra la
verità e la menzogna. Ma finché i suoi elettori glielo permettono, meglio per
lei e peggio per noi.
Però Giorgia Meloni si rassegni. Noi non siamo bugiardi come lei, non sono tutti
bugiardi come lei e rarissime volte in cui le è capitato di avere ragione,
gliel’abbiamo data perché non siamo nemmeno in malafede e quindi non giudichiamo
le persone. I politici dalle appartenenze, li giudichiamo dai fatti. Però non si
deve permettere di dire che abbiamo cambiato idea sulla sua riforma, chiamiamola
così, solo perché l’ha proposta lei tanto Perché è falso e poi perché noi non ci
comportiamo così. I suoi e lei si comportano così. Il Fatto, da quando è nato,
nel 2019, è sempre stato contrario alla separazione delle carriere.Ogni volta
che ricevo articoli di collaboratori favorevoli lo precisano. In fondo, oltre ad
averlo scritto in decine e decine di pezzi, abbiamo proposto e continuiamo a
sostenere il sorteggio per i membri del Csm, a una condizione che valga per
tutti membri togati e membri laici o meglio ancora che si aboliscano i laici,
cioè gli emissari dei partiti, per fare un vero organo di autogoverno formato
solo da magistrati. E a quel punto sì, li si può sorteggiare.
Invece che cosa fa la riforma, lo sapete? Io non so più come spiegarlo.
Sorteggio vero per i togati magistrati estratti a sorte da un bussolotto dove ci
sono i nomi di tutti e 9400 gli attuali magistrati in servizio. Sorteggio truffa
per i politici. Il Parlamento si fa una lista di amici dei partiti della
maggioranza in gran parte o in toto vedremo dalla legge attuativa che farà la
Meloni e tra quelli estrae chi? Tutti amici dei partiti in gran parte o in toto
della maggioranza, possono fare anche una lista di 300 nomi, ma se sono tutti
amici loro chiunque tirino su sarà un amico. Loro. Quindi questo non è il
sorteggio che abbiamo proposto noi non è nemmeno quello dei cinque Stelle e
nemmeno quello di Gratteri, anche perché non ne avevamo quando parlavamo letto
questo finto sorteggio truffa che hanno inventato questi signori ma ancora di
più la Meloni mente sul fatto che io fossi favorevole alla separazione delle
carriere è sempre stato contrarissimo cominciato a scrivere contro questa idea
sciagurata di Gelli, Craxi e Berlusconi nel 94 sulla voce di Montanelli quando
lei era appena entrata in politica al seguito delle idee di Borsellino salvo poi
passare a quelle di Berlusconi di Gelli e scambiare e barattare Borsellino con
Nordio su Micromega, di Paolo Flores d’Arcais quando è nata la Bicamerale. E la
separazione non delle carriere ma delle funzioni. L’ha proposta il
centrosinistra insieme a Forza Italia 1997-98. Presidente D’Alema. Io ho
demolito la bozza che prevedeva la separazione delle funzioni tra pm, giudici e
un solo Csm, ma biforca in due sezioni per il Csm, per i pm, per i giudici.
Perché? Perché io sono per rendere obbligatori i passaggi fra pm e giudici
quindi è sempre stato contrario anche quando lo proponeva la sinistra insieme al
centrodestra se la Meloni vuole documentarsi c’è un. Tra i vari articoli che ho
scritto nella mia lunga carriera ce n’è uno intitolato la bozza Boato tradotta
in italiano che può trovare sul numero cinque di Micromega del 1997 così capisce
che sono sempre stato contrario alla separazione delle carriere chi era
contrario come me alla separazione delle carriere Gianfranco Fini il leader del
partito in cui la Meloni all’epoca militava. Che fu l’artefice della esplosione
della Bicamerale perché Berlusconi ha detto di trasformare la separazione delle
funzioni in separazione delle carriere e fu stoppato dal Presidente Scalfaro
dalla NM da Mattarella che all’epoca era capogruppo del PP e da Gianfranco Fini,
affiancato da Larussa e da Mantovano, che gli scrisse il discorso contro la
separazione delle carriere. Persino Delmastro è sempre stato contrario, come
tutti gli attuali separazione delle carriere, a cominciare da Nordio e da Di
Pietro. Quindi io, diversamente da tutti questi voltagabbana, non ho mai
cambiato idea.
Se la Meloni cerca dei voltagabbana prenda uno specchio, ci si guardi dentro e
poi guardi tutti quelli che la circondano. Quelli sono i voltagabbana. Sulla
separazione delle carriere, non Travaglio e non il Fatto, qui non ce ne sono. Ma
l’altra sera, sempre approfittando del fatto che aveva l’ultima parola prima del
silenzio elettorale, la signora Meloni ha sparato un’altra menzogna e cioè che
lo scandalo del suo amico e sottosegretario alla Giustizia del Delmastro, socio
della figlia del prestanome del clan camorristico senese, sia uscito sul nostro
giornale per una manina che dice tiriamo fuori la cosa peggiore sul governo.
Negli ultimi giorni di campagna sul Referendum. Qui l’unica manina, a parte
quella di Delmastro che ha firmato la società con la figlia del prestanome dei
Senese, è la firma di Alberto Nerazzini, giornalista investigativo che lavora a
un libro sui clan e la politica a Roma, e ha scoperto la società
Delmastro-Caroccia, i prestanome dei Senese. E la fuga un mese fa di Delmastro
da quella società fuori tempo massimo. Ha verificato la notizia ce l’ha
proposta, noi l’abbiamo pubblicata quando l’abbiamo avuta quindi noi non teniamo
dossier nei cassetti come fanno i giornalisti amici della Meloni, e soprattutto
pubblichiamo le notizie vere tant’è che questa notizia non ha avuto una virgola
di smentita. Ma la Meloni dice “i fatti che conosciamo ora io li conosco dalla
stampa”. Dal Fatto! Quindi dovrebbe ringraziare il Fatto e Nerazzini di averli
raccontati anche perché Delmastro non le aveva mica raccontato niente, non aveva
nemmeno segnalato nella dichiarazione delle proprietà che i parlamentari – e
tanto più i membri del Governo, tanto più se stanno alla giustizia, devono
depositare alla Camera e al Senato – quella società, quella figlia del
prestanome dei Senese. Quindi se la Meloni l’ha saputo è grazie a noi, e adesso
spetterebbe a lei prendere decisioni. Invece lei lascia Delmastro al suo posto e
ci fa la lezioncina di deontologia professionale. Forse ci dovremmo interrogare
su un certo modo di fare giornalismo atteso che io l’ho appreso dalla stampa.
Cioè siamo noi che dobbiamo spiegare a lei perché abbiamo pubblicato una notizia
vera anziché lei spiegare a noi perché Delmastro continua a stare al ministero
della Giustizia, con la Bartolozzi e con altri cinque dirigenti del ministero
della Giustizia che banchettano nel ristorante di Delmastro e della figlia del
prestanome dei Senesie Almeno fino a quando il prestanome dei Senese non è stato
condannato in Cassazione e l’hanno portato via. Dove adesso risiede, cioè nelle
carceri gestite da quei dirigenti del ministero della Giustizia che
parcheggiavano nel suo ristorante. Allora presto o tardi, anche in Italia i
bugiardi e i voltagabbana fanno una brutta fine. Comprereste una riforma usata
da gente così? Ecco, noi abbiamo un’ottima occasione per rispondere di No al
Referendum di domenica e lunedì. Andiamoci in massa a votare NO. Convinciamo più
gente possibile a votare no anche per dire no a chi prende, a chi pensa di
prenderci in giro con menzogne di questo livello dozzinale. Buon voto a tutti.
L'articolo “Cara bugiarda…”, la risposta di Marco Travaglio all’intervista di
Giorgia Meloni da Mentana proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Come siamo messi all’estero? I giornalisti stranieri non capiscono la storia di
Delmastro. Per loro è incredibile. A loro basterebbe la sua dichiarazione del
primo giorno, quella strepitosa e spocchiosa in cui si dice ‘simbolo
dell’antimafia’, e la foto che la smentisce dopo poche ore, per le dimissioni“.
Lo ha raccontato il giornalista Alberto Nerazzini, autore dello scoop su
Delmastro, durante la serata conclusiva del La settimana del No organizzata dal
Fatto Quotidiano. Intervistato dal direttore Marco Travaglio e dalla
vicedirettrice Maddalena Oliva, il cronista ha spiegato come è nata l’inchiesta
pubblicata dal Fatto e ha messo a confronto il panorama mediatico italiano,
caratterizzato da scarsa collaborazione e plagi tra testate, con il giornalismo
investigativo internazionale, dove simili notizie porterebbero a richieste di
dimissioni immediate.
L'articolo Nerazzini a Travaglio e Oliva: “All’estero non capiscono perché
Delmastro non si sia ancora dimesso, per i giornalisti stranieri è incredibile”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Siamo in prima linea per il NO al referendum costituzionale sulla riforma
Nordio perché il nostro giornale si fonda ed è nato sul rispetto della
Costituzione. Il problema non è che la Carta sia immodificabile, il problema è
capire perché e come la si voglia modificare. Abbiamo visto spesso i
sostenitori del Sì dire ‘voi siete malpensanti, vedete delle cose che non sono
indicate in realtà nel testo‘. Ma il sottotesto di questa riforma è il
tentativo da parte della politica di imbrigliare l’azione della magistratura e
in particolare il potere di controllo sulla politica medesima”. A sottolinearlo
Maddalena Oliva, vicedirettrice del Fatto Quotidiano, alla serata conclusiva de
“La Costituzione è NOstra“, al Caffè Letterario a Roma.
“Noi abbiamo un solo orizzonte, quello della Costituzione. E quindi è doveroso
che questo giornale si sia speso, sia nel 2016, sia nel 2026, per difendere la
Carta Costituzionale da due riforme, quella di Renzi e quella di Nordio, che
sono state fatte senza concertare, di corsa e sono state scritte coi piedi. E
sono, la prima, quella di Renzi, deleteria, la seconda, quella di Nordio, oltre
ad essere deleteria, anche ridicola, perché non tocca minimamente il sistema
giudiziario che avrebbe bisogno di riforme, ma non certo questa che è totalmente
inutile“, ha aggiunto anche il giornalista e conduttore di Accordi & Disaccordi,
Luca Sommi.
L'articolo “Il Fatto è nato sul rispetto della Carta, per questo noi in prima
linea per il No”, le voci di giornalisti e lettori proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Ultimo appuntamento con Marco Travaglio e tutta la redazione del Fatto per “la
settimana del No”: da lunedì a venerdì, quattro incontri e una grande
serata-evento per ribadire insieme le nostre ragioni del NO. Un’occasione per
informarsi e confrontarsi con i nostri giornalisti, tanti dei magistrati che ci
hanno accompagnato nell’impegno nella campagna referendaria di questi ultimi
mesi e ospiti che animeranno il dibattito. Dopo Davigo, Scarpinato, Gratteri e
la serata con artisti e intellettuali e la redazione del Fatto, si conclude con
l’ultimo appunto con la comunità de il Fatto Quotidiano.
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L'articolo Referendum, l’ultimo incontro de “La Costituzione è nostra”: la
serata con la comunità de il Fatto Quotidiano proviene da Il Fatto Quotidiano.
“In questi trent’anni c’è stato un muro di omertà. Tanta gente sapeva,
addirittura qualcuno ha denunciato, ma dobbiamo capire perché la Digos non ha
portato avanti le denunce che avevano ricevuto. Perché?”. A chiederselo è lo
scrittore Ezio Gavazzeni che giovedì a Milano ha presentato il suo nuovo libro
inchiesta “I cecchini del weekend” (ed. PaperFirst). Nelle testimonianze inedite
raccolte nel libro, viene ricostruito quello che avveniva in Bosnia durante
l’assedio di Sarajevo (92-96) quando ricchi stranieri, provenienti da tutti i
paesi occidentali pagavano somme ingenti per sparare a persone inermi insieme ai
cecchini dell’esercito serbo bosniaco.
“In base alle miei fonti, gli italiani coinvolti tra il 1992 e il 1996 sono 230,
gli altri che provenivano dai paesi occidentali sono altrettanti, perciò
dobbiamo pensare a un fenomeno che ha riguardato circa 500 persone, dove
purtroppo l’Italia ha il 50%” racconta Gavazzeni che fa riferimento anche a un
tariffario dei bersagli umani. “I bambini erano la preda più ambita, tutti i
cacciatori volevano il bambino e il bambino costava sui 100 milioni di lire di
allora, poi c’erano le ragazze giovani, le ragazze giovani tra i 15, 16, 17 anni
costavano come i bambini, poi c’erano le donne che costavano intorno ai 70
milioni e poi gli uomini che costavano sui 50 milioni, gli ultraanziani, gli
ultraottantenni costavano meno di 20 milioni. Ma la vera unità di misura di
questo macabro tariffario non erano i soldi, ma il dolore. Maggiore era il
dolore arrecato, maggiori erano i soldi”.
Il lavoro di Gavazzeni non ha portato solo alla pubblicazione di un libro.
Grazie alla consulenza dell’ex magistrato, oggi avvocato, Guido Salvini e al
legale Nicola Brigida, si è trasformato in un esposto alla Procura di Milano che
ha avviato un’indagine che è in pieno svolgimento. L’obiettivo è quello di
arrivare ad una verità anche giudiziaria su quello che sta accadendo provando a
diradare le nubi attorno a quello che è accaduto. “C’erano pezzi di Stato che
sapevano? Sì, noi sappiamo, dall’intelligence bosniaca, che a un certo punto i
militari dell’intelligence bosniaca nel 1993 avvertirono la locale sede del
Sismi che c’erano dei cacciatori italiani sulle colline intorno a Sarajevo –
conclude Gavazzeni – il Sismi risponde due mesi dopo dicendo che questi
cacciatori sono stati riconosciuti, sono stati intercettati e rimandati a casa
loro aggiungendo poi che questo traffico sarebbe stato interrotto, cosa non
vera, assolutamente no”.
L'articolo “I cecchini del weekend”. A Milano, la presentazione del libro
inchiesta sui safari umani di Sarajevo. Gavazzeni: “C’è stato un muro di omertà.
Pezzi di Stato sapevano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quarto appuntamento con “la settimana del No” organizzata dal Fatto. La
Costituzione è Nostra, una grande serata-evento con artisti, intellettuali e
giornalisti: tutti insieme per ribadire insieme le nostre ragioni del NO. Dopo
le serate con Davigo, Scarpinato e Gratteri che hanno dialogato con Marco
Travaglio dal Caffè Letterario di Roma, la serata speciale si tiene al teatro
Italia.
Qui sotto l’ultimo appuntamento dal Caffè Letterario di Roma, in streaming su
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Venerdì 20 marzo — La comunità del Fatto
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Costituzione è Nostra: la serata evento con artisti, intellettuali e giornalisti
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Terzo appuntamento con Marco Travaglio e tutta la redazione del Fatto per “la
settimana del No”: da lunedì a venerdì, quattro incontri e una grande
serata-evento per ribadire insieme le nostre ragioni del NO. Un’occasione per
informarsi e confrontarsi con i nostri giornalisti, tanti dei magistrati che ci
hanno accompagnato nell’impegno nella campagna referendaria di questi ultimi
mesi e ospiti che animeranno il dibattito. Dopo Davigo e Scarpinato si prosegue
con il dialogo tra il direttore del Fatto e Nicola Gratteri.
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E giovedì 19 dal teatro Italia, una serata speciale con artisti, intellettuali e
giornalisti: tutti insieme per ribadire perché voteremo no.
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serata con Marco Travaglio e Nicola Gratteri proviene da Il Fatto Quotidiano.